Il retrogusto erbaceo del cambiamento

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La neve si sta sciogliendo. I giacinti e i crochi cominciano a fare capolino tra i ciuffi d'erba umida.
Li osservo dalla finestra pregustandone la fioritura, progettando nuovi lavori in giardino.
Poi torno alle mie sudate carte, all'ultimo esame, al capitolo mancante della tesi, l'unico che consiste in mera elaborazione di scritti altrui.

Mi distraggo, scrivo un post di cui nessuno sentiva l'esigenza, cerco una citazione di Proust scoprendo che tutti la riportano tronca.
La colloco in apertura, prima dell'indice, fingendo che questa perdita di tempo conti come "lavoro".

Alle nove devo essere oltre il cavalcavia dei Ferrovieri per l'assemblea del Bocciodromo, il futuro centro sociale di Vicenza. Molti hanno polemizzato dicendo che non deve essere un centro sociale, bensì un centro giovanile. Poiché è noto che i primi sono immancabilmente governati dai bolscevichi, mentre i secondi sono apolitici.
Poco importa che il Bocciodromo fosse in origine il centro di aggregazione degli anziani del quartiere. A noi berici senza cervello piace fare polemica senza avere consapevolezza di cosa stiamo dicendo. "Sociale" e "socialità" sono parole comuniste, come è noto a chiunque sappia stare al mondo.

Poi -per carità- non posso dire di non condividere l'iniziale turbamento di chi ha scoperto che il popolo del Capannone Sociale era coinvolto della vicenda e si è poi visto decine di immagini tristi fluttuare davanti agli occhi.
Qualcuno ha creato un gruppo su Facebook con l'intento di esprimere il desiderio che il Bocciodromo non diventi come il defunto Capannone, ovvero un luogo rifuggito dai più.
Molte persone che conosco si sono iscritte a questo gruppo. So per certo che alcuni di essi non sono degli idioti. Semplicemente non hanno investito qualche minuto della loro vita per informarsi sulla questione. Si sono limitati a fare il pensiero che io faccio quasi sempre quando ho a che fare con agglomerati umani del Capannone (N.B. agglomerati, non singoli), ovvero: "Perché mi sento di merda? Perché ho l'impressione che tutti mi disprezzino?"
Il fatto è che senza la gente del Capannone il bando per il Bocciodromo non sarebbe stato vinto e la gioventù berica non avrebbe un luogo sul quale investire le proprie speranze.
Il progetto del centro sociale -perché del tipo più nobile di centro sociale si tratta- è così esaltante da sembrare finto. Lo leggo e lo rileggo strabuzzando gli occhi.

Berici, anziché nascondervi dietro al muro di un gruppo di Facebook, affrontate chi credete di disprezzare o temere. Fatevi avanti e siate propositivi. Al massimo sarete derisi e non penso che questo rappresenti un problema particolarmente grave.
Personalmente sono stata derisa così tante volte che ormai ho imparato a vedere il ridicolo in chi mi osserva con aria deprecante e dice: "Ma tu sei fuori!"
Basta rispondere: "Io sono fuori? E tu hai una cazzo di divisa addosso."

Tutto ciò per dire che stasera all'assemblea indosserò il costume da guerrilla gardener insieme ad alcuni colleghi e proporrò una seconda volta di dedicare una parte del giardino alle piante aromatiche, da usare eventualmente per le tisane biologiche del bar.

Potrà sembrare una stupidaggine insignificante, eppure poche cose scaldano il cuore come una tisana dal retrogusto erbaceo, aliena da ogni tipo di packing.
Lo so che sembro "fuori" quando faccio questi discorsi; quando contrappongo il pragmatismo dei vegetali alla volatilità della rivoluzione.
Lo faccio perché penso che tutti abbiano il diritto di assaggiare un pomodoro appena colto, tiepido e succoso, o di sorseggiare una tisana contemplando il giardino da cui vengono i suoi ingredienti. Io l'ho fatto solo di recente e da allora il mio modo di vedere le cose è cambiato.

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