Amo il contrasto tra ciò che l'amministrazione comunale tenta di rifilarci con l'etichetta "attività culturali" e ciò che poi finisco a fare pur di evitare quest'ultime.
Ieri sera, ad esempio, si è chiusa una rassegna di non meglio identificate cose di scarso interesse dal nome "Vie di fuga". I poster che la pubblicizzavano mi hanno fatta ridere ininterrottamente per due mesi, forse perché sembrava che sottolineassero il fatto che Vicenza è una città dalla quale la gente sogna di andarsene. In alternativa potevano riferirsi al fatto che, con la costruzione del nuovo aereoporto militare statunitense, la mia amata terra dei marmi palladiani vede aumentare sensibilmente le sue probabilità di essere colpita da un attacco terroristico e di caderci addosso ammazzandoci tutti.
Quindi, anziché mischiarmi ai berici velleitari, ho optato per una serata di scavi e messa a dimora di creature vegetali.
Come sempre, ringrazio Dio, o chi per lui, per non avermi fatta figlia di industriali.
[Le foto che seguono raccontano l'attacco e sono opera della mia amica Giulia. Le altre le trovate qui.]







