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Another Side Of

Vado abbastanza spesso al cinema.
Una delle poche cose positive di Vicenza è che a qualche chilometro dalla caserma americana chiamata Ederle c'è un multisala dove, dal lunedì al venerdì, gli studenti possono assitere agli spettacoli risparmiando qualche euro rispetto al prezzo pieno del biglietto.
Vista la programmazione infelice di quest'estate, pur di fare qualcosa ho visto film alluncinanti come Transformers.
Ma non è di questo ensemble fracassone di valori repubblicani e violenza gratuita che intendo parlare all'interno di questo post.
Vorrei invece concentrare la mia attenzione su alcuni aspetti di “Io non sono qui”, il nuovo film di Todd Haynes, già apprezzato qualche tempo fa per “Velvet Goldmine” e “Lontano dal Paradiso”.
Come probabilmente già saprete, il suo nuovo lavoro è costruito attorno alla figura di Bob Dylan ed ha una particolare struttura ad episodi.
i_m_not_there__todd_haines.jpgOgnuno di essi riguarda un particolare aspetto o periodo della vita di Dylan.
La genialità del film sta nel fatto che in ogni episodio Zimmerman viene intepretato da un attore diverso, dando in questo modo l'impressione che le storie siano scollegate tra di loro.
“Io non sono qui” è sicuramente un film imprescindibile per chiunque sia anche solo minimamente appassionato alla figura di Dylan. Io che non l'ho mai amato in modo viscerale non ho potuto fare a meno di apprezzare questa splendida pelliccola, così ricca di spunti, così poliedrica e al contempo saldamente sorretta da una sceneggiatura pressoché impeccabile.
L'unica critica che posso azzardare non è di certo rivolta al film in sé.
Mi duole dirlo, ma come spesso accade in Italia, è il doppiaggio a rovinare in maniera irrecuperabile i film.
In questo caso mi sento di consigliare a tutti voi amanti del cinema, di vedere “Io non sono qui” su di uno schermo di grandi dimensioni e poi scaricarlo in lingua originale. Io lo farò a breve.
Il film è condito da una serie di imbarazzanti errori nella traduzione dei dialoghi, così tragici da essere perfettamente individuabili da chiunque abbia un minimo di buon senso.
E' memorabile una scena in cui un giornalista si rivolge al Dylan di Cate Blanchett chiedendogli i motivi della sua svolta elettronica. A rendere ancora più evidente questo grossolano errore è il fatto che buona parte dell'episodio sia palesemente dedicato alla svolta elettrica del musicista di Duluth.
Posso dire di aver provato un breve ma considerevole dolore al cuore nell'udire queste oscenità.
Che dire poi della doppiatrice che si occupava del personaggio di Cate Blanchett? Udendo i suoi tentativi di costruire una sorta di voce maschile e rauca mi tornarono alla mente alcune interviste ad attori anglosassoni, in cui parlavano di quanto talvolta risultasse complesso trovare la giusta intonazione per determinati personaggi. Una volta uscita dal cinema ricordai anche di quando lessi dell'ira di Al Pacino dopo aver assistito alla versione italiana del suo “Mercante di Venezia”. In quell'occasione affermò che i doppiattori avevano rovinato praticamente tutto il film.

Non capisco perché in Italia ci sia una tale avversione nei confronti dei film in lingua originale con i sottotitoli. E' di certo un problema radicato nella nostra cultura, nella volontà di sforzarsi poco, il minimo indispensabile.
Ma è davvero così faticoso seguire i sottotitoli? Le persone con cui ho parlato di questo argomento mi hanno sempre detto di sì.
E allora perché all'estero ci sono così tanti paesi in cui il doppiaggio praticamente non esiste? Sono tutti pazzi?
Non credo proprio. Di certo ci guadagnano, perché hanno più possibilità di imparare le lingue straniere e di godere dei film in pienezza.
So che in Italia la situazione sarà la stessa anche tra cinquant'anni, perché noi siamo così cementicei e questo ci piace.
Sono a conoscenza del fatto che il dibattito sui sottotitoli è ormai fuori moda. Trovo solo che la cosa stia diventando imbarazzante, come nel recente caso delle puntate inedite in Italia dei Simpsons doppiate dai vip.
Perché, come tutti noi sappiamo, normalmente i vip recitano benissimo.

Concludendo, ribadisco il mio consiglio: andate a vedere “Io non sono qui” e guardatevi anche i titoli di coda. C'è una bellissima cover di “Knockin' on Heaven's door” interpretata da Antony and the Johnsons che tutti paiono perdersi.
E cercate di non vomitare pensando alla traduzione dal titolo originale “I'm not there”.
C'era proprio bisogno di storpiarlo, eh?

[Bob Dylan “I'm not there”]

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Comments (20)

la scusa ufficiale è che "noi italiani" abbiamo la migliore "scuola di doppiaggio" del mondo.
Ciò non toglie che gustarsi un film in lingua originale sia la "verità".

le cose non cambieranno mai, comunque, perchè in italia non si ragiona sui principi ma sugli interessi.

E credo proprio, purtroppo, che la priorità non sia l'integrità artistica di un'opera d'arte, ma bensì l'eterna perpetuazione della "scuola di doppiaggio migliore del mondo".

Buldra.

la piccola Grecia, il piccolo Portogallo (per non andare sempre a citare i paesi del nord Europa) da sempre sottotitolano i film e ridicolizzano l'uso degli italiani di rovinare i film col doppiaggio. e a latere ridicolizzano il maccheronico inglese del Bel Paese. mi pare di aver letto che il doppiaggio in Italia sia retaggio del regime fascista. poi pero' doppiano (persino peggio che da noi) anche in Francia, Spagna e Germania. la scusa che abbiamo la migliore scuola di doppiatori andrebbe forse sostituita con abbiamo la piu' potente lobby di doppiatori. il problema che ho io e che la maggior parte dei dvd adesso li sottotitolano solo in Greco. finche' sono film inglesi o spagnoli ci arriviamo, ma un film koreano col sottotitolo greco e' gia' parecchio piu' dura. fattosta che una volta abituatisi ai film in lingua originale e' asolutamente impossibile tornare indietro

kika:

Sono d'accordo con te, condivido ogni singola parola. Approfitto per chiederti la giusta traduzione di I'm not there, il mio inglese è più che arrugginito... potrebbe voler dire "non sono d'accordo"?

il problema della scuola di doppiaggio italiano purtroppo è destinata a durare... basti pensare che la generazione dei quindicenni di oggi conosce l'inglese meno della mia, che sono dell' 85, e che tanti dei miei coetanei sostengono che il doppiaggio sia meglio della lingua originale.

Anonymous:

divago un momento... i simpsons doppiati dai vip sono DAVVERO imbarazzanti..sto pensando anch'io di guardarli in lingua originale;)))

solo per puntualizzare che, comunque, anche in Grecia ed in Portogallo parlano un inglese assai di merda, nonostante i sottotitoli.

Buldra.

Cara Margherita,
ciao :-)
hai pienamente ragione, un dibattito che implicherebbe ore di discussione, e Raz Degan doppiato in centochiodi?
Ci vorrebbe un Blob e un Ghezzi concetrato mesi su questo dibattito...
Baci
davide fent
http://bloomsbury.blog.kataweb.it/
Ps Complimenti per il Blog

Pietro:

Ho visto "I'm not there" a Venezia e le voci della versione originale sono splendide. Che peccato!

Da cinefilo di vecchia data, mi permetto di andare controcorrente, non per spirito di contraddizione, che pure non mi manca, ma per sincera, espressione delle mie opinioni, talvolta lontane dal senso comune.
Il passaggio dal cinema muto (che in realtà proprio "muto" non era...) al sonoro ha creato l'annosa ma interessante questione dell'utilizzo del doppiaggio, con la perdita dell'universalità e dell'immediatezza del linguaggio cinematografico, rendendo il cinema più vicino al teatro e consentendo, inoltre, a molti sedicenti cineasti, di formazione prevalentemente letteraria o teatrale/attoriale (in questo i francesi sono imbattibili, salvando Truffaut e poco altro), di realizzare verbosissime e noiosissime opere intellettualoidi e lontane dallo "specifico filmico" (immagini + musica). Ammetto che il doppiaggio possa trasformare completamente il senso di alcune sequenze filmiche, e che sarebbe necessario evitare di doppiare almeno le canzoni delle colonne sonore. Devo, però, riconoscere che esso può rendere la fruizione dell'opera (ricordiamo che il cinema nasce come spettacolo "popolare") decisamente meno impegnativa per il grande pubblico, già spesso spaventato perfino dal bianco e nero dei classici.

un tempo il popolo non sapeva nemmeno leggere, se è per questo... è questione di abituare la gente. i passi in avanti si fanno con il sacrificio,a volte prendendosi dei rischi, non con il conservatorismo.

un tempo il popolo non sapeva nemmeno leggere, se è per questo... è questione di abituare la gente. i passi in avanti si fanno con il sacrificio,a volte prendendosi dei rischi, non con il conservatorismo.

Hazle Weatherfield:

Sono anch' io per i sottotitoli. Mi è capitato di vedere alcuni film portoghesi (peraltro bellissimi) in lingua originale con sottotitoli in inglese e da allora credo che il doppiaggio privi la pellicola dell' atmosfera originale.

problema annoso quello dei doppiaggi. Basta andare all'estero per rendersi conto con che facilità tedeschi, danesi, finlandesi (persone che raramente assistono a film doppiati) riescano a imparare una lingua straniera. Sono tutte queste piccole cose che rendono l'italia (insieme alla spagna) uno dei paesi dalle persone più ottuse (per quanto riguarda le lingue straniere) del mondo. Fortunatamente mi sto laureando in lingue e in quasi 4 anni di università ho avuto modo di vedere film in lingua (bellissima la rassegna gratuita organizzata dalla facoltà di lingue, rassegna RIGOROSAMENTE in lingua).

Per quanto riguarda il titolo come scordarci della traduzione "se mi lasci ti cancello?" Ne vogliamo parlareeeeeeeee? (i distributori pur di vendere un film stupendo come commerciale darebbero il culo... così si saranno fatti 4 conti e si saranno detti "ma il film se mi lasci ti sposo ha venduto parecchio, perché non preseguire sulla stessa scia?"

E comunque la traduzione del film su Dylan mi fa ricordare una canzone dei radiohead che adoro "I'm not here... this isn't happening" (Da How to disappear completely)

Sciao

C.

lo sapevo. lo sapevo che la persona la quale mi ha detto di non andare a vedere tale pellicola in quanto "non si capisce niente, non ha senso" si sbagliava...
grazie per aver dissipato ogni mio dubbio.
saluti
OscarOcchiappalla
p.s. terribile, non avevo notato il titolo originale

l'affaire sulla traduzione del titolo di An Eternal Sunshine of a Spotless Mind è peso.
tra amatori di tale pellicola lo citiamo solo in lingua originale.

sinceramente se uno vuole vedersi un film in lingua originale si può comprare il dvd.
comunque l'opzione dei sottotitoli non è proprio una buona idea in quanto uno è più concentrato a leggere il sottotitolo (se non riesce a capire il discorso in lingua originale).

La cover di Anthony & the Johnsons è bella davvero...

certo pette, ma io odio pagare il biglietto del cinema e vedere un film doppiato malissimo. certi film vanno visti al cinema per forza. in quel caso sorgono i problemi.
e poi i dvd costano un sacco.

ciao ciao,
ci vediamo domani sera.

buldra, sia in Grecia che in Portogallo il livello minimo medio di inglese e' nettamente superiore a quello parlato mediamente in Italia. Oltre la meta' dei quindicenni qui prende il proficiency, che e' un livello di inglese (certificato dal british council) che abilita all'insegnamento della lingua. Da quello che ricordo in Italia a 15 anni a stento parlano italiano. Altro che inglese di merda. A vent'anni parlano due lingue (oltre al greco)e non e' raro trovare benzinai o cassiere, pure di piccoli supermarket, che sappiano interagire tranquillamente in inglese. Fatti un giro in rete e vedrai tutte o quasi le webpage ".gr" con l'iconcina della versione in inglese. Se tu hai visto tutto questo in Italia, evidentemente vivevamo in paesi diversi

giulia:

non sono riuscita a vedere la pellicola sul grande schermo...uno dei motivi è che nella nostra cara provincia solo un cinema l'ha proiettata. l'ho comunque potuta vedere ieri, sul divano di casa mia. mi era stato detto che non aveva alcun senso. rasentava la noia. ed invece non ho trovato nulla di tutto questo. anzi è così affascinante per chi come me di bob dylan più che non esserne mai stata una grande amante lo ha sempre conosciuto così da lontano e superficialmente.

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