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Verdena Archives

08.09.07

Non dire cazzate

Torno ora da un concerto in quello che voi chiamereste il culo del mondo. Per me quel culo è la terra dove nacque mio padre e dove io trascorsi tante estati gioiose, quando a sei anni mai nonna mi insegnava il significato della parola “coventrizzare”.
Il concerto in realtà non era un vero concerto. Era una giornata di quello che qualche psicotico ha pensato di denominare festival.
C'erano due gruppi sfigati di cui non è necessario che citi il nome, seguiti poi dai Tre Allegri Ragazzi Morti e dai Verdena.
C'è da dire quest'oggi me ne fregava ben poco dei Cicci Morti. Quest'anno hanno allietato fin troppe delle nostre serate.
Li abbiamo seguiti con lo sguardo, discutendo della oramai cementicea scaletta, della loro cover allucinante di “Ask”.
Nulla di che. Ero ubriaca al punto giusto.
Ad un'ora imprecisata ci recammo sotto il palco, guadagnando una dignitosa seconda fila e pregammo.
I Verdena uscirono e fin da subito notammo tracce di isteria sul volto provato di Alberto Ferrari, omonimo di mio zio.
La voce non si sentiva. La batteria si sentiva troppo.
Ma avremmo anche potuto sorvolare. Queste non sono altro che bazzecole da gente che talvolta ascolta musica.
Il volgo se ne fotte, ed è bene che sia così.
Avrebbe potuto essere un concerto più che degno, forse lontanamente paragonabile a quello dell'Estragon, vista la pregevole scaletta.
Ma le nostre speranze divennero ben presto cenere.
melvins04.jpgC'erano i nirvanici che assurdamente deprecavano “Creepy Smell”, ignorando forse il significativo fil rouge che legò la band del Kobain* e i Melvins, le solite ciccettine isteriche e molta gente che era lì per caso.
Baldra fu colpito mortalmente alla nuca da un eroinomane, cosa che mi spinse ad inseguirlo nel pogo urlando istericamente e per almeno quindici volte: “Che cazzo fai?”
Quando lo raggiunsi tentai di ucciderlo strizzando con le mie mani possenti svariate parti del suo corpo.
Questo finì solamente per renderlo ancora più violento.
Fu a quel punto che decisi di rivolgermi ai nerboruti uomini della security, che mi ignorarono bellamente.
Fecero lo stesso quando feci loro notare che gli eroinomani stringevano tra le mani mortali bottiglie di vetro.

Che altro dire?
Passai quasi tutto il concerto muovendomi languidamente con gli occhi chiusi, perché ero stanca e volevo solo vomitare il mio odio spietato su chi pretende di autodefinirsi un fan dei Verdena e poi conosce solo i singoli del primo album.
Io non mi definisco una fan dei Verdena. Io sono una estimatrice.
Amo un certo tipo di pogo, che in Veneto è andato perduto per sempre.

Questo è solo uno dei tanti motivi per cui odio il Veneto e i suoi abitanti.
Odio i boari orgogliosi di non aver mai letto un libro, le vecchiette oscurantiste, i forzisti, gli industriali evasori, i figli degli industriali, la gente che va al Totem, gli emo e soprattutto odio chi mi fa presente che il mio odio è privo di motivazioni.
Odio con tutto il mio spirito, le mie viscere e il mio cervello chi ha prostituito la sua dignità e ora è arrivato a credere fermamente che Vicenza sia una città in cui è possibile, se non piacevole vivere.
Non sto parlando dei menomati, di coloro che non hanno mai visto la luce.
Sto parlando di coloro che un tempo erano sani.

Odio il mio odio.
Odio scrivere questo post, ma ormai è quasi finito.
Non ho nessuno a cui regalarlo.

Amo la mancanza di logica di cui è gravida la produzione dei Verdena e amo il fatto che siano italiani.
Amo poggiare gli occhi su Luca Ferrari e vedere che indossa una maglietta degli Spaceman 3.
Chi altri lo farebbe nelle aspre terre che noi chiamiamo casa, a parte Baldra ovviamente?
Nessuno.
In tutta la mia esistenza ho visto solo tre magliette degli Smiths a Vicenza.
Una era mia, una era del Guru (che mi rivelò il verbo di Moz) e l'altra era di un tizio ignoto.

A quindici anni venivo spesso accusata di essere snob. Ora sono migliorata tantissimo e sorrido a tutti. Questo non toglie che dopo concerti come quello di questa sera non possa fare a meno di sentirmi una specie veneta in via di estinzione, un piccolo barlume di decenza nel marasma di coloro che paiono privi di curiosità.
Io bramo le fonti.
Sono le fonti che mi hanno dato una parvenza di credibilità.
Sono la mia arma contro l'idiozia dilagante.
Poco importa se le mie parole cadono inesorabilmente nel vuoto.
Mi conforta stare ad ascoltare la mia bruttissima voce e non vedere reazioni nel mio prossimo.
Quand'ero alle medie mi capitava spesso di parlare da sola, perché la gente mi interpellava e poi, non appena aprivo bocca, si girava dall'altra parte a parlare di scarpe.
Che grosso trauma!
Fortunatamente Mtv Made mi ha insegnato a comportarmi da idiota socievole. Ho conosciuto un sacco di gente simpatica in questo modo (almeno due persone).

Ora quasi quasi mi metto a piangere. Sono le quattro e mezza di mattina e ho paura di marcire qui per sempre.
Ma dubito che lo farò.
C'è tutto un mondo a qualche chilometro da qui.
Un mondo pieno di scoiattoli danzanti, di piante di canapa e di Alberto Ferrari che canta “Psycho killer”.


*questo non è un errore, è una citazione colta. Lo dico giusto per evitare inutili spargimenti di merda.

[Verdena "Il tramonto degli stupidi"]

17.10.07

Stella Diana: La Favorita

stella.jpgHo capito fin dal primo istante che il disco degli Stella Diana mi avrebbe messa in ginocchio. L'ho stretto tra le mani e ho pensato: “Mille martellate sulle dita”.
Dato che la politica editoriale di Vitaminic, il noto sito musicale su cui scrivo mediamente tre volte ogni settimana, è di non ammorbare il nostro pubblico con mille stroncature, io mi sento un po' triste e spesso mi scopro intenta a ruggire malignamente contro i vicini di casa, le ciccettine isteriche e una vagonata di dischi di merda.
Ovviamente i principi su cui regge Vitaminic sono validi e sensati mentre io sono solo una giovane resa irosa da cose come Vicenza, le FS, la sociologia, i conservatori, il Vaticano e via dicendo.
Oramai sono abituata a vivere il mondo musicale come un assemblaggio di Arcaico*, Vecchio** e Nuovo***. Non mi sento più particolarmente stupida quando realizzo che il mio cervello è diviso a compartimenti stagni. Un tempo mi sarei presa a randellate.
Dato che su Vitaminic non potrò più uscire dal mio corpo e contemplare la catarsi, sappiate che da oggi L'odore dei pomeriggi (che, per chi non lo sapesse, è il mio blog) ospita una nuova categoria chiamata “Stroncature”.

Cominciamo dunque parlando degli Stella Diana, una band di Napoli che mi è capitata tra le mani durante le mie peregrinazioni discografiche. Dato che fino a non molte ore fa ero convinta di doverne scrivere su Vitaminic, avevo prontamente posto il cd nello stereo della macchina, in modo da costringermi ad ascoltarlo approfonditamente. Ora che gli ordini sono cambiati mi sempra antipatico gettare direttamente gli Stella nel cesso.
“Perchè non parlarne sul blog?” mi sono detta mentre preparavo la tavola.

Dunque, gli Stella Diana sono una band che rientra nelle demoniache categorie “Forse Era Meglio Scegliere un Altro Lavoro” e “Copiare Non Ha Senso: L'Originale è Sempre Meglio”.
Il loro primo album si chiama Supporto Colore ed è dotato di una copertina che forse definirei colta.
Il disco si compone di dieci canzoni. Ognuna di esse è dotata di una base chitarristica vagamente post-rock, che in alcuni casi nega sé stessa facendosi sostituire da piccoli inserti molto Joy Division.
Al di là del fatto che una simile mancanza di originalità potrebbe già di per sé causare la morte di gente fredda e distaccata come i Mogwai e il nostro idolo David Pajo, non è arduo individuare qual è il il problema su cui si regge questo piccolo ammasso di ciarpame.

Apro una parentesi:
Tutti noi sappiamo che il nuovo album dei Marlene Kuntz, intitolato semplicemente Uno, è un insulto a Cartatica e a Il Vile. Sappiamo inoltre che Godano, il nostro amato cantore delle parole desuete, non è più quello di una volta.
Lo abbiamo visto da vivo qualche mese fa e siamo stati costretti a drogarci di caffé per non collassare, mente stormi di trentenni isteriche ignoravano il concerto per raccontare di quella volta in cui per poco non si scoparono il tale musicista dei Marlene etc etc.
Siamo insomma giunti alla conclusione che un solo Godano è più che sufficiente.

Il fatto che gli Stella Diana si lancino molto frequentemente in sproloqui godaniani, pur non essendo in grado di farlo, ci fa riflettere.
Che senso ha scrivere testi che non significano assolutamente niente? Solo i Verdena hanno il diritto di farlo. E ricordiamo che i tre lombardi quest'anno ci hanno fatto dono di un disco pazzesco.
Perché non dedicarsi ad attività più costruttive? Perché non andare a rubare gli zerbini della gente danarosa? Perché non raccogliere vermi al parco?

Rinascono pensieri sparsi, come discorsi senza risposte
è ciò che ci rispondono gli Stella.
Non so quanto Godano sia orgoglioso di aver seminato il germe dell'idiozia verbale in Italia. Per non parlare di chi, come i nostri amici napoletani, tenta anche di imitare il suo modo di cantare.

Forse dovrei più essere più diplomatica e dire:
-”Gli Stella Diana hanno le capacità per fare di meglio” oppure “Gli Stella Diana sono molto eleganti. Mi piacciono le loro scarpe”.
Ma non avrebbe senso. Che ne sarebbe della mia catarsi?
Mi associo dunque ad Enrico Veronese che, sull'ultimo numero di Blow Up, demoliva Supporto Colore senza farsi grossi problemi.

Visita il MySpace degli Stella Diana
oppure scarica una canzone che mi sta facendo impazzire
[Amari “Manager nella nebbia”]


*per arcaico ovviamente intendiamo ciò che ascoltano i nostri nonni, i nostri genitori, il nostro negoziante di fiducia; ciò che ha segnato la storia della musica (ma anche no), ciò che compare nelle guide “Capire la Storia della Musica in 10 Minuti”, ciò che in qualche modo potrebbe essere equiparato al più grande disco di tutti i tempi, ovvero il White Album. Gli album seminali. O meglio: ciò che le ciccettine isteriche ignorano e ritengono fastidioso (come accadeva per gli Smiths, prima della terza ondata Emo, che noi deprechiamo addirittura più di Zeitgeist)
**per vecchio ovviamente intendiamo ciò che sta tra arcaico e nuovo
***per nuovo chiaramente intendiamo solo dischi usciti negli ultimi sei mesi

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