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26.07.07

Take me Somewhere Nice

s856.jpgQuesta è una settimana che abbiamo voluto dedicare agli studi sociologici, all'autocommiserazione e ai progetti vacanzieri.
Presto ci sposteremo nello scenario acquatico di Amsterdam e con ogni probabilità non riusciremo a gestirlo. Già mi vedo delirante al suolo, travolta da un numero inaudito di possibili cose cui dedicarsi.

Di recente mi sono recata in quel di Bologna per un giocoso party domestico e ho scoperto un sacco di cose incredibili sul senso della vita.
La cosa più rilevante è questa, e in un certo senso la sapevo già: mai e poi mai io, Baldra e le persone con il nostro background culturale riusciranno ad integrarsi realmente con una qualche categoria umana pregevole/non pregevole.
Sabato mi sono divertita, ho conosciuto e rivisto delle persone adorabili, ma sotto sotto, nonostante il grado di alcol in corpo che cresceva, ho capito che io sono solo Margherita la lamentosa, che depreca l'indie pop acustico troppo allegro, che non può fare a meno di sbandierare le sue origini beriche, fatte di pianura, ignoranza diffusa, assoluta mancanza di curiosità.
Vicenza è il mio fardello e so che non me ne libererò mai.
Qui non riesco mai a fare i discorsi che mi premono. Se tento di abozzarne uno finisco per fare la figura dell'idiota.
A Bologna mi sono sentita accolta e protetta da alcune persone, ma guardando negli occhi qualcun'altro ho visto in me stessa quanto di più becero sia mai stato partorito negli ultimi tre secoli. Perché ho un approccio alla vita da provinciale, perché non ce la faccio ad ascoltare tutti i dischi che escono ogni giorno, perché alla fin fine non mi interessano queste cose.
Tornare a casa con il cervello saturo e un caffé orribile in corpo mi ha permesso di far fluire i pensieri, senza farci troppo caso. Ho capito che né lì né qui sarò mai a casa. E' irrilevante il fatto che da anni mi sia impossibile perdermi a Vicenza, che veda in essa il mio appiglio e la mia rovina intellettuale. Essa è il mio espediente narrativo, la mia principale fonte di frustrazione. Odio i turisti che vengono a visitarla, che restano un paio d'ore e poi scappano verso Padova, Verona o Venezia. Rimirano il marmo palladiano, il palazzo dove mia madre ogni giorno fa le veci del Ministero delle Finanze. Vicenza piace ai turisti. E' inspiegabilmente accogliente. Le case non sono troppo alte, McDonald's occupa il centro nevralgico di Corso Palladio.
Il centro si attraversa in dieci minuti. Poi è già periferia.

Siamo nati qui e abbiamo già perso.
Meritiamo di essere emarginati perché spendiamo tutti i nostri in benzina per spostarci il più possibile.
Ieri dicevamo: “Milano non è poi così lontana. Sono solo 205 chilometri da Vicenza Est”.
Ormai andare e tornare da Bologna è diventato uno scherzo.

[Mogwai Christmas Steps (J.Peel Sessions)]

11.08.07

What Would the Community Think

Amstlavandino1.jpgVerso mezzanotte e mezza ho poggiato la schiena sul mio letto.
Mater è ancora invalida, motivo per cui si è dedicata a tempo pieno alla pulizie domestiche e a letture di vario genere. So che ha buttato via qualcosa di molto rilevante, ma non ho il coraggio di guardare. Mater non fa altro che cestinare le mie cose. Non riesce a farne a meno.
La mia camera è vuota e guardarla mi fa rimpiangere lo schifo entro cui Baldra ed io nuotavamo nel nostro tugurio di Amsterdam.

La nostra casa era il simpatico l'Hotel Brian (una stella). Esso si compone di quattordici stanze le cui dimensioni sono assai limitate. I muri hanno una colorazione che varia dal grigio al giallo, le lenzuola sono ravvivate da immensi buchi, i materassi sono poco invitanti.
Baldra aveva paura di camminare scalzo.
Quello che avrebbe dovuto essere un letto matrimoniale erano in realtà due singoli, di cui uno appeso a mezz'aria. Vista la situazione precaria io e il collega optammo per una scelta revivalistica e, come siamo soliti fare in terra berica, dormimmo per nove giorni schiacciati come sardine nel letto poggiato a terra, evitando di toccare il muro e di cadere a terra.

Visitammo il visitabile, con la nostra guida del Corriere e Amsterdam – L'altra guida tra le mani, rifuggendo gli italiani, mangiando macedonie fuori dai supermercati e beandoci di ogni dettaglio.
Ci scalfimmo i piedi con un sorriso maldestro stampato in faccia, consapevoli della volatilità del piacere da poco conquistato. Scegliemmo con cura i coffee shop più quotati, soffermandoci ad osservare le tecniche con cui i team di giovani connazionali si atteggiavano da esperti, odorando i vari di tipi di erba, quasi fossero stati vino. Ci perdemmo per varie ore nella dolce legalità del funghetti allucinogeni, che spalancarono la nostra mente permettendoci di visualizzare sotto forma di colori le Peel Sessions dei Mogwai.
Ci imbattemmo nel negozio di dischi dei nostri sogni, pieno di vinili accatastati ovunque. Lì trovai il 45 giri di “Sleep Well Tonight” dei Gene, mentre Baldra impazziva stringendo tra le mani una decina di oggetti di culto post-rock.
I musei furono quelli che potete immaginare, tutti splendidi, privi di quella pesantezza che spesso ristagna nella nostra amabile penisola.

Per sfatare il triste mito italico secondo cui ad Amterdam non c'è niente e due giorni di permanenza sono più che sufficienti, fummo travolti da una tristezza sterminata quando i nostri dieci giorni di vacanza si conclusero.
Entrare una seconda volta a contatto con gli olandesi mise nuovamente in crisi il mio sistema di valori e credenze, facendomi desiderare ardentemente la deflagrazione di Vicenza, di tutto ciò che, pur essendo spaventosamente deleterio, è ormai radicato nelle nostre vite di italici.

Di recente lessi un commento di origine semianonima posto ai piedi dell'ultimo post di Baldra.
Nel commento Tekla lamentava l'indifferenza di tanti vicentini per la questione Dal Molin, ponendola sul piedistallo della Cosa Più Importante in Assoluto per la Città.
Ovviamente è vero, il fatto che della gente alquanto potente stia violentando la nostra terra dovrebbe spingermi a passare il mio tempo in presidio. Eppure non me la sento proprio di dedicarmi anima e corpo a quella che è solo una causa persa. Mi dispiace dirlo, ma i vicentini non riusciranno mai a fermare il governo degli Stati Uniti. Per questo il discorso si discosta in modo radicale da quello relativo alla TAV. Il “nemico” è un altro, il bacino d'utenza dei due prodotti finiti è diverso.
Vicenza non è mai stata nostra. E' degli imprenditori, di Berlusconi, dei leghisti, dei militari americani.
Non credo che la soluzione sia lasciare che questa gente ci tolga la voglia di vivere. La Ederle 2 verrà edificata ed inaugurata. Il nostro odio per coloro che entrano nell'esercito USA per ignoranza crescerà, così come quello per la pula, per la gente che si compra i SUV e via dicendo.
Il nostro fegato esploderà comunque, ma almeno potrò dire di non aver passato la mia giovinezza battendomi per qualcosa che non mi riguarda più da un pezzo.
Alla manifestazione nazionale contro il Dal Molin, quella che tutti avete visto in tv, c'erano pochissimi vicentini. Mancavano i giovani, li stessi giovani che non muoverebbero un dito per fare qualcosa che abbia un minimo di valore. Questo significa che loro lo vogliono il piede straniero sul cuore. Allora io non posso fare a meno di pensare che loro se la meritano la Ederle 2, che dovrebbero costruirla di fronte alla loro porta di casa.
L'unica soluzione è andarsene, magari ad Amsterdam. Mi dispiace solo per Palladio, che di qui non può muoversi.

[Cat Power “What Would the Community Think”]
[Coldplay “Amsterdam”]

23.08.07

Paris is Burning

Immag002.jpgTra non molto sarò su uno splendido treno notturno che mi condurrà in quel di Parigi. Ad attendermi c'è il Rock en Seine.
Sono alquanto isterica poiché questo è il primo vero festival della mia vita, con tanto di tenda, probabile diluvio e via dicendo.
Una volta tornata ne parlerò sia qui sia su Vitaminic.
Se siete particolarmente interessati all'evento potrete bearvi con qualche aggiornamento in diretta qui.
Io torno martedì mattina. Nel frattempo saluti amorevoli a tutti.

Il cielo si sta incredibilmente rasserenando.
Forse perché sta accogliendo la mia amatissima Subaru M80.
Oggi pomeriggio infatti le ho detto addio.
Ho raccolto i tappettini con i teschi, i mille gadgets dell'Ikea e poco altro.
Ora Mater possiede una nuova macchina. Io mi limito a prenderla in prestito.

[St. Vincent “Paris is Burning”]

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