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Post-Rock Archives

04.09.07

Slint


In questi giorni cade l'anniversario della prima volta in cui ascoltaii gli Slint.
Fu alquanto traumatico, soprattutto se consideriamo il fatto che quella sera ero stata trascinata al mio primo ed ultimo concerto dei Derozer, la band (punk smarza) più celebre della città.
Ma non sono di certo qui per parlare di ciarpame.
Al contrario, sono qui per spingervi ad ascoltare gli Slint, sempre che voi non siate così pregevoli da averlo già fatto.

Gli Slint sono, ma per certi versi erano, una band di Louisville, un grosso centro industriale del Kentucky.
Padri di quello che Simon Reynolds chiamò post-rock, gli Slint provenivano da una formazione post-hardcore chiamata Squirrel Bait, dalle cui ceneri nacquero anche i godibilissimi Gastr del Sol.
Gli Slint realizzarono il primo album, Tweez, nel 1989. Si trattava di materiale decisamente rivoluzionario, una scossa elettrica in grado di frantumare le certezze di ogni serio ascoltatore di hardcore, grunge o più in generale di qualunque serio ascoltatore.
Personalmente posso affermare di essere stata traumatizzata dal suono degli Slint.
Il modo in cui il capelluto David Pajo e compagnia costruivano le loro trame melodiche, spesso intervallate da esplosioni sonore altamente distorte e da parti cantate che scomparivano per lasciar spazio a puri e semplici monologhi, è tutt'ora incredibile.

Se nel 1991 non avessi avuto quattro anni, con ogni probabilità non sarei impazzita per Nevermind. Avrei invece scelto la via di Spiderland.
Realizzo tutto ciò solo ora, in questo preciso istante.
Il grunge non è mai stato rivoluzionario.
Il grunge è stato semplicemente una figata.
Io adoro il grunge, ma di esso amo soprattutto la sua limitatezza. Mi fa sentire colta, perchè é un genere che ho studiato follemente e che ora posso dire di conoscere davvero.
Ma ribadisco, ora voto Spiderland, voto i confini illimitati post-rock, gli sguardi assenti del math-rock. Voto il vuoto emozionale che diventa veicolo per sentimenti nuovi, l'apertura di spazi mentali inesplorati.
Quando per la prima volta Spiderland si rivelò ai miei occhi in tutta la sua maestosità finii per ascoltarlo per tre volte di seguito.
Verso le quattro di mattina mi ritenni soddisfatta e tornai verso casa.
Fu Baldra a rivelarmi gli Slint. Successivamente scoprii che erano la stessa band che aveva suscitato il mio interesse qualche anno prima, quando avevo visto una foto della band, che poi è anche la copertina di Spiderland.
Ma non ero mai andata oltre, forse perché spaventata dal numero di album storici che mi capitavano tra le mani in quel periodo.
In un certo senso sapevo che quello che era un disco che avrebbe significato qualcosa per me, ma lo tralasciai, riservandolo per il futuro.
Quando Baldra mi fece ascoltare Spiderland non ci conoscevamo particolarmente bene. Passavamo le serate a Sant'Andrea a sconvolgerci, perchè avevamo un sacco di interessi in comune e mai prima di quel momento avevamo conosciuto qualcuno di Vicenza con cui riesumare così tante band amate.
Quella sera ci eravamo storditi di vino rosso mentre i Derozer suonavano alle nostre spalle. Ricordo sguardi accusatori; Nata e Cana che si illudevano di poter ancora manovrare la loro band, oggi ufficiosamente deceduta.
Non so per quale motivo finimmo ad ascoltare Spiderland. Ma so che fu una delle serate più sconvolgenti della mia vita.

[Squirrel Bait “Black Light Poster Child”]
[Slint “Carol”]
[Slint “Don, Aman”]

22.12.07

I Found That Essence Rare (o: Dischi Vecchi che hanno infuocato il mio 2007)

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Mesi fa ero intenta ad accarezzare le mie certezze rocciose. Sono sempre stata una grande amante delle cose vecchie. I dischi vecchi, i libri vecchi, i vestiti vecchi, le macchine vecchie e via dicendo.
Utilizzo il termine “vecchio” perché é semplice, poco cortese e può essere appiccicato a sostantivi di natura assai varia.
Quest'anno ho dedicato parte del mio tempo alla scoperta del nuovo, agevolata da accadimenti assai discutibili come la presunta reunion degli Smashing Pumpkins* e l'uscita di una vagonata di album inutili, generalmente incensati dal sempre più tragicomico New Musical Express.
Tra di essi non posso fare a meno di citare i lavori di Black Rebel Motorycle Club, Kings of Leon, Pigeon Detectives, Blondelle, Enter Shikari e Babyshambles. Escludo volutamente “Zeitgeist”, che occupa la posizione numero uno nella mia personale classifica dei dischi più imbarazzanti, orripilanti e deprecabili dell'anno.
In generale ho notato un progressivo regresso verso sonorità abusate da tempo. Albione pare infestata da band estremamente megalomani che amano plagiarsi a vicenda e ripescare materiale arcaico. Questo spiega l'autocitazionismo maniacale in salsa Kinks di Pete Doherty.
Non sono poi mancati gli album da Veri Uomini, come il pallossissimo “Baby 81”, su cui ho versato intere secchiate di lacrime. Mi sono chiesta più volte cosa possa spingere delle persone ispirate ad uscire di strada ed imboccare poi l'avverso vicolo che conduce alla morte, musicalmente parlando. I BRMC sono diventati dei pupazzi vestiti di nero, piatti, vuoti, adorati dalle bimbe rincoglionite e dagli uomini che amano sentirsi rassicurati.
Sì, se vi piace Baby 81 significa che siete virili. Lo stesso vale per i Kings of Leon, che sono comparsi in moltissime classifiche di fine anno causandomi brevi scosse d'isteria mista a panico.

Fortunatamente quest'anno non è uscito solo ciarpame. Ci sono stati i dischi che ho citato nel post precedente, qualche ep significativo e molte canzoni degne.
Eppure la necessità di indagare il passato non si é spenta.
Grazie a supporti assai validi, come lo straordinario “Post-Punk” di Simon Reynolds e “Post Rock e oltre” di Stefano Isidoro Bianchi ed Eddy Cilia, ho indagato in modo abbastanza approfondito questi due generi.
Insieme a Baldra ho passato ore ed ore tra negozi di dischi reali e store virtuali. Parlare di musica è per noi una delle poche via di fuga. Vicenza si sta sgretolando un po' per volta. Dopo aver appurato che dovremo stare qui ancora per un po', non resta che soffocare l'amarezza assordandoci con il comunismo dei Gang of Four o con i Fugazi, padri del tanto detestato emo di terza generazione.
All'interno di questo scenario estremamente deprimente, in cui lo studio è finalizzato alla disoccupazione e la mia città s'appresta a trasformarsi in un parco giochi per militari statunitensi, osservo il grigiore diffuso e fingo di essere a Louisville o a Manchester, luoghi infernali, votati alla produzione sfrenata, in cui la gente reagiva creando qualcosa di durevole.
A Vicenza non succede qualcosa di positivo da decenni. Ecco perché chiunque indossi abiti riconducibili alla scena oldschool punk, new wave o ai Devo viene automaticamente scambiato per un'idiota dai vecchi alcolizzati e bestemmiatori che stanno tutto il giorno al bar.
Personalmente ho scelto sperare, sfogando poi la mia frustrazione insultando gli emo-non-emo minorenni che osano deturpare il mio campo visivo. E' una scelta scontata, lo so.
Negli ultimi dodici mesi ho realizzato che vale la pena di vivere per vedere dal vivo gli Arcade Fire. Ho cambiato varie volte taglio e colore dei miei capelli, ho comprato un nuovo paio di anfibi, ho avuto splendide allucinazioni psichedeliche e ho amato incredibilmente un libro sulla Prima Guerra Mondiale.
Questi sono i dischi (ma c'è anche un cofanetto) che ho scoperto o riscoperto quest'anno, quelli che hanno dato un senso alla banalità della vita quotidiana, ai viaggi in treno, agli insulti ricevuti e donati, al mio ballare sempre e comunque da sola.

Dexy's Midnight Runners “Searching for the Young Soul Rebels” (1980)
Fugazi “Repeater” (1990)
Gang of Four “Entertainment!” (1980)
Gene “Olympian” (1995)
Plasticland “Wonder Wonderful Wonderland” (1986)
Rachel's “Music for Egon Schiele” (1996)
Rex “C” (1996)
Smashing Pumpkins “The Aeroplane Flies High” (1996)
Violent Femmes “s/t” (1983)
Young Marble Giants “Colossal Youth” (1979)
AA.VV. “No New York” (1978)
AA.VV. “Sci-Fi Lo-Fi, Vol. 1” (2007)

*ovvero un sempre-più-megalomane William Corgan accompagnato da tre pupazzi semoventi e dall'ombra di Chamberlain


(Dexy's Midnight Runners "Geno")


(Violent Femmes "Blister in the Sun")


(Gene "Sleep Well Tonight")

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