Stella Diana: La Favorita
Ho capito fin dal primo istante che il disco degli Stella Diana mi avrebbe messa in ginocchio. L'ho stretto tra le mani e ho pensato: “Mille martellate sulle dita”.
Dato che la politica editoriale di Vitaminic, il noto sito musicale su cui scrivo mediamente tre volte ogni settimana, è di non ammorbare il nostro pubblico con mille stroncature, io mi sento un po' triste e spesso mi scopro intenta a ruggire malignamente contro i vicini di casa, le ciccettine isteriche e una vagonata di dischi di merda.
Ovviamente i principi su cui regge Vitaminic sono validi e sensati mentre io sono solo una giovane resa irosa da cose come Vicenza, le FS, la sociologia, i conservatori, il Vaticano e via dicendo.
Oramai sono abituata a vivere il mondo musicale come un assemblaggio di Arcaico*, Vecchio** e Nuovo***. Non mi sento più particolarmente stupida quando realizzo che il mio cervello è diviso a compartimenti stagni. Un tempo mi sarei presa a randellate.
Dato che su Vitaminic non potrò più uscire dal mio corpo e contemplare la catarsi, sappiate che da oggi L'odore dei pomeriggi (che, per chi non lo sapesse, è il mio blog) ospita una nuova categoria chiamata “Stroncature”.
Cominciamo dunque parlando degli Stella Diana, una band di Napoli che mi è capitata tra le mani durante le mie peregrinazioni discografiche. Dato che fino a non molte ore fa ero convinta di doverne scrivere su Vitaminic, avevo prontamente posto il cd nello stereo della macchina, in modo da costringermi ad ascoltarlo approfonditamente. Ora che gli ordini sono cambiati mi sempra antipatico gettare direttamente gli Stella nel cesso.
“Perchè non parlarne sul blog?” mi sono detta mentre preparavo la tavola.
Dunque, gli Stella Diana sono una band che rientra nelle demoniache categorie “Forse Era Meglio Scegliere un Altro Lavoro” e “Copiare Non Ha Senso: L'Originale è Sempre Meglio”.
Il loro primo album si chiama Supporto Colore ed è dotato di una copertina che forse definirei colta.
Il disco si compone di dieci canzoni. Ognuna di esse è dotata di una base chitarristica vagamente post-rock, che in alcuni casi nega sé stessa facendosi sostituire da piccoli inserti molto Joy Division.
Al di là del fatto che una simile mancanza di originalità potrebbe già di per sé causare la morte di gente fredda e distaccata come i Mogwai e il nostro idolo David Pajo, non è arduo individuare qual è il il problema su cui si regge questo piccolo ammasso di ciarpame.
Apro una parentesi:
Tutti noi sappiamo che il nuovo album dei Marlene Kuntz, intitolato semplicemente Uno, è un insulto a Cartatica e a Il Vile. Sappiamo inoltre che Godano, il nostro amato cantore delle parole desuete, non è più quello di una volta.
Lo abbiamo visto da vivo qualche mese fa e siamo stati costretti a drogarci di caffé per non collassare, mente stormi di trentenni isteriche ignoravano il concerto per raccontare di quella volta in cui per poco non si scoparono il tale musicista dei Marlene etc etc.
Siamo insomma giunti alla conclusione che un solo Godano è più che sufficiente.
Il fatto che gli Stella Diana si lancino molto frequentemente in sproloqui godaniani, pur non essendo in grado di farlo, ci fa riflettere.
Che senso ha scrivere testi che non significano assolutamente niente? Solo i Verdena hanno il diritto di farlo. E ricordiamo che i tre lombardi quest'anno ci hanno fatto dono di un disco pazzesco.
Perché non dedicarsi ad attività più costruttive? Perché non andare a rubare gli zerbini della gente danarosa? Perché non raccogliere vermi al parco?
Rinascono pensieri sparsi, come discorsi senza risposteè ciò che ci rispondono gli Stella.
Non so quanto Godano sia orgoglioso di aver seminato il germe dell'idiozia verbale in Italia. Per non parlare di chi, come i nostri amici napoletani, tenta anche di imitare il suo modo di cantare.
Forse dovrei più essere più diplomatica e dire:
-”Gli Stella Diana hanno le capacità per fare di meglio” oppure “Gli Stella Diana sono molto eleganti. Mi piacciono le loro scarpe”.
Ma non avrebbe senso. Che ne sarebbe della mia catarsi?
Mi associo dunque ad Enrico Veronese che, sull'ultimo numero di Blow Up, demoliva Supporto Colore senza farsi grossi problemi.
Visita il MySpace degli Stella Diana
oppure scarica una canzone che mi sta facendo impazzire
[Amari “Manager nella nebbia”]
*per arcaico ovviamente intendiamo ciò che ascoltano i nostri nonni, i nostri genitori, il nostro negoziante di fiducia; ciò che ha segnato la storia della musica (ma anche no), ciò che compare nelle guide “Capire la Storia della Musica in 10 Minuti”, ciò che in qualche modo potrebbe essere equiparato al più grande disco di tutti i tempi, ovvero il White Album. Gli album seminali. O meglio: ciò che le ciccettine isteriche ignorano e ritengono fastidioso (come accadeva per gli Smiths, prima della terza ondata Emo, che noi deprechiamo addirittura più di Zeitgeist)
**per vecchio ovviamente intendiamo ciò che sta tra arcaico e nuovo
***per nuovo chiaramente intendiamo solo dischi usciti negli ultimi sei mesi
