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27.07.07

Little Monsters

comaneci3big.jpgDi recente narrai di episodi drammatici della mia inutile e vacua esistenza, durante i quali mi sentii provinciale ed incompresa più che mai.
Il particolar modo il mio spirito s'intorpidì quando il collega Baldra ed io fummo accusati di essere privi di spirito d'iniziativa.
L'assurda teoria che udii era più o meno questa: se nelle vostre terre d'origine non succede mai un cazzo è colpa vostra. Se vi impegnaste e organizzaste qualche serata la gente ne sarebbe lieta e vi parteciperebbe.

Questa è più o meno l'accusa più offensiva che mi sia stata rivolta negli ultimi due anni, un periodo in cui fui sbeffeggiata e derisa con una frequenza significativa. Di per sé potrebbe sembrare una delle mie grandi Paranoie di Giovane Frustrata. In realtà affermare ciò è girare il coltello in una piaga che non si rimarginerà mai e che è negli ultimi tempi si è riempita di pus.
Come ben sapete, Vicenza è una di quelle cittadine che paiono paeselli.
Essa è in provincia di Padova, ha un'università invisibile fatta di sedi distaccate di poli stranieri, è nota per i suoi marmi palladiani e la leggenda secondo cui le persone come me sarebbero solite mangiare i gatti. Tutto qua.
Affermare che se io mi impegnassi in qualche modo la situazione cambierebbe è dunque spaventosamente falso. Avendo subìto l'ingerenza del cattolicesimo nella mia vita in modo tragico mi permetto di abusare di una terminologia che non mi appartiene: quella teoria è una bestemmia.

Per provare la veridicità della mia tesi e demolire una volta per tutte quelle assurde e riprovevoli seghe mentali da persona sovrastimolata culturalmente mi sono basata sulla pratica e ho raccolto dati.
L'evento che Baldra ed io decidemmo di utilizzare per stilare un report fu il concerto di ieri sera dei Comaneci, una pregevole band di Ravenna che tutti voi dovreste conoscere ed amare incondizionatamente. La loro visita in terra vicentina fu proverbiale. Avevano infatti suonato la sera stessa in cui io ed il collega fummo accusati di essere dei falsi. Ci trovavamo a Bologna, città nota per il mostruoso numero di concerti od eventi d'interesse generico che si sovrappongono quasi ogni sera.

La prima fase del progetto prevedeva la propaganda mediatica. Disponendo dell'utile e costosa Vodafone Summer Card io e il collega ci impegnammo ad inviare un sms contentente un'esaltatoria pubblicità dell'imminente concerto dei Comaneci a tutti i vicetini di nostra conoscenza. Per tutti intento anche persone deprecabili con cui non avevamo più rapporti da anni, gente che abbiamo visto una volta e di cui non ci ricordavamo più la faccia. Tutti.
Successivamente io ne scrissi sul mio blog, linkando il pregevole MySpace dei Comaneci, di modo che chiunque potesse udire una selezione dei loro brani.
Durante la seconda fase del progetto ci recammo presso il nostro centro d'aggregazione prediletto, lo spritz bar Cancelletto, situato nei pressi di Piazza dei Signori, all'interno in una zona assai ristretta dove risiedono tutti i più significativi e frequentati spritz bar di Vicenza. Essi tendono ad essere in voga a rotazione, anche se il Cancelletto rimane per noi il luogo presso cui lo spritz è più buono e più economico. Esso è frequentato da un buon gruppo di persone pregevoli, alcune delle quali (tre o quattro) hanno un sano interesse per la musica degna. Fu così che sbandierammo l'evento serale e chiacchierammo amabilmente brindando ai Comaneci.
La terza fase del progetto preveva il recarci in giro per la città a raccogliere le poche persone interessate all'evento e impossibilitate a muoversi per qualche motivo.
Ricapitolando:
1.Abbiamo fatto davvero un sacco di pubblicità al concerto mandando sms e scrivendone online.
2.Abbiamo inseguito i pochi ascoltatori di musica degna della città per avvisarli.
3.Abbiamo accompagnato chi non sarebbe potuto andare Perarolo con mezzi propri.
Risultato?
Al concerto c'erano quasi solo persone interessate a mangiare maiali e a bere vino.
Le persone che dimostrarono di aver apprezzato veramente l'evento erano all'incirca dieci.
C'era mio padre, Marta, Faso, Pette con un amico, Al3sim e pochi altri.
Molti di quelli che ad inizio concerto si erano seduti al suolo millantando espressioni facciali da grande intenditore di musica se n'erano già andati dopo quaranta minuti, a dimostrazione della loro incredibile passione per l'arte.
Qualche maledetto bastardo aveva lasciato i figli isterici sotto il palco che, essendo dei bimbi presumibilmente delle elementari, erano iperattivi e rompicazzo. C'era poi chi faceva amabilmente conversazione, comportandosi proprio come se le persone che stavano suonando per loro non esistessero.
A questo punto credo di poter affermare con certezza che noi non meritiamo tutto questo, come invece sosteneva la mente illuminata che ci insultò a Bologna.
A nulla valsero il nostro impegno e la nostra dedizione.
A Perarolo ci limitammo ad ignorare le urla isteriche degli infanti e dei vecchi ubriachi.
Oramai siamo pronti a tutto.

Tra le persone che non sono venute ricordiamo:
-Dada, che ha preferito andare a rinchiudersi al Sartea come un analfabeta arteriosclerotico perchè Perarolo è troppo distante da Vicenza (11km scarsi) e la musica (la musica in genere, non “la musica dei Comaneci”) non gli piace.
-le circa centocinquanta persone che non hanno risposto ai nostri messaggi ma che erano a Vicenza e che con ogni probabilità non avevano un cazzo da fare.

Grazie! E' anche per merito vostro se viviamo in una città edificata sul letame.
Ringraziamo inoltre la redazione di CityLights, il mensile cittadino su cui dovrebbero comparire le attività culturali della provincia, per aver bellamente ignoranto il concerto dei Comaneci.
Grazie!

Leggi la mia recensione del concerto dei Comaneci su Vitaminic
Leggi il pregevole post di Marta sul concerto di ieri
Leggi le elucubrazioni di Baldra sul concerto dei Comaneci e sulla vacuità berica
Guarda un video del concerto (sotto)



[Comaneci "I'll be back soon" (demo version)]

23.08.07

Paris is Burning

Immag002.jpgTra non molto sarò su uno splendido treno notturno che mi condurrà in quel di Parigi. Ad attendermi c'è il Rock en Seine.
Sono alquanto isterica poiché questo è il primo vero festival della mia vita, con tanto di tenda, probabile diluvio e via dicendo.
Una volta tornata ne parlerò sia qui sia su Vitaminic.
Se siete particolarmente interessati all'evento potrete bearvi con qualche aggiornamento in diretta qui.
Io torno martedì mattina. Nel frattempo saluti amorevoli a tutti.

Il cielo si sta incredibilmente rasserenando.
Forse perché sta accogliendo la mia amatissima Subaru M80.
Oggi pomeriggio infatti le ho detto addio.
Ho raccolto i tappettini con i teschi, i mille gadgets dell'Ikea e poco altro.
Ora Mater possiede una nuova macchina. Io mi limito a prenderla in prestito.

[St. Vincent “Paris is Burning”]

29.08.07

The Lazy Sunbathers

feat_schiele_306x400.jpgTalvolta mi fermo a riflettere e ricerco nella mia memoria il preciso istante in cui gettai le basi di quello che sono ora. Il momento di radicale mutamento in cui inconsapevolmente scelsi di martoriare il mio spirito fuori di casa e di nutrirlo di ambrosia entro i confini della mia collezione di libri e dischi.
Quando mi imbatto in una qualche giovine berica dallo sguardo brioso e osservo frasi di disprezzo per i libri e per la musica articolarsi sulle sue labbra provo smarrimento, terrore. In terra vicentina, come ben saprete, c'è ben poco da fare. Si può guardare la tv, andare a Sant'Andrea a non fare nulla, ascoltare cinquecento volte di seguito la stessa canzone di Rihanna e poco altro. D'estate poi, se non si è muniti di patente, è la morte.

Non molto tempo fa mi recai a Sant'Andrea e notai i cambiamenti nella fauna locale. Nuovi corpi bambineschi avevano gettato radici in quella che è in tutto e per tutto una prigione. Una volta che entri a Sant'Andrea ogni brama di vita esce dal tuo cervello e resti per sempre lì, sui gradini della chiesa, a parlare del nulla.
Tra la novella gioventù c'erano due bimbe. Erano bimbe dalle tettine infantili, dedite compulsivamente al fumo come espediente per sembrare grandi. Dicevano cose assurde, ridevano di cose assurde. Una delle due era una bimba apparentemente normale, biondina, carina. L'altra sfoggiava svariati piercing, indossava una maglietta fashion di Sid Vicious e millantava ardita conoscenza degli Stooges.
Le osservai per parecchio tempo, sconvolta dalla loro audacia, dai doppi sensi con cui farcivano le loro frasi, dal modo in cui si atteggiavano a “sono rincoglionita dunque dovresti scoparmi”.
Successivamente la mia amica Irene mi rivelò che quella sera, prima che io arrivvassi, le bimbe stavano parlando del mio libro.
Non osai approfondire.
Mi limitai a contemplare il vuoto che si stava librando attorno al mio stomaco, che si espandeva fino a fagocitarmi, che mi insonorizzava.
Spesso dubito della mia produzione. La chiamo produzione per non chiamarla opera. Sarebbe troppo.

Ma ci sono anche le bimbe che stanno tutto il tempo connesse a msn e cestinano i loro anni peggiori intrattenendo riprovevoli conversazioni con gente lontana centinaia di chilometri, con ogni probabilità boara.
Personcine leggiadre dalla ricettività nulla, che vedono la beltà sono in quello che viene proposto dal demiurgo mainstream.
Le osservo e mi domando come possano privarsi della sindrome di Stendhal, del sublime senso di smarrimento che ti assale quando finisci di leggere un grande libro.
Tutte le volte in cui, per qualche strano motivo, sono stata chiamata per andare a parlare con gli studenti di scuole medie e stuperiori non ho potuto fare a meno di insistere su questo punto: affermare che i libri sono noiosi, in quanto formato desueto, è assurdo.
Nei libri, così come nella musica, nel cinema e nell'arte in genere c'è una risposta alle esigenze di ogni singolo individuo presente sulla faccia della terra.
Internet rende tutto vicino, comodo, raggiungibile. Il punto è che molti quindicenni del 2007, che conoscono internet dall'infanzia, ne sono stati una vittima. Per qualche strano motivo si sono semplicemente rincoglioniti come dei pezzi granito anziché scaricare gratis qualche disco decente. Tutto ciò non è folle?
Mi osservo impazzire mentre cerco album dimenticati che non sono reperibili nemmeno online e nel frattempo c'è ancora chi scarica Rihanna e la ascolta in ripetizione, mentre la passano alla radio settecento volte al giorno, mentre i suoi video infestano la tv.
C'è qualcosa di sbagliato in tutto questo.
Allo stesso modo è sbagliata l'imminente riapertura del Totem, agorà per deficienti, su cui sparerei a volumi mortali le sublimi parole di Moz.
Che dire poi del programma di concerti proposti dal comitato No Dal Molin? Rivoltanti, come sempre in queste occasioni. Ma di questo parleremo un'altra volta.

“Ordinary boys, happy knowing nothing
Happy being no-one but themselves
Ordinary girls, supermarket clothes
Who think it's very clever to be cruel to you

For you were so different
You stood all alone
And you knew
That it had to be so
Avoiding ordinary boys
Happy going nowhere, just around here
In their rattling cars”

In conclusione consiglio la consultazione di questo pregevole ed illuminante post di Leonardo sulle cattive letture.

[Morrissey “The Ordinary Boys”]
[Rachel's “Family Portrait”]

03.09.07

You've got everything Now (1/2)

L'estate si è definitivamente chiusa, perché prima di uscire la sera ci portiamo dietro una felpina. Io sono così morta dentro che userei la mia gatta più affabile come sciarpa, ma ho paura che fugga e venga investita.

E' un periodo in tutto e per tutto straziante. Siamo stati dieci giorni ad Amsterdam e abbiamo goduto di ogni dettaglio. Poi altri quattro giorni a Parigi per il Rock en Seine, immersi nel fango.
Ora rimembro tutto ciò, bevendo succo alla pera, che è la mia droga, e per poco non cado a terra sibilando imprecazioni varie.
Baldra ed io abbiamo consolidato il nostro rapporto. Ora sappiamo con certezza che è necessario andarcene al più presto da qui. Fanculo l'università. Fanculo gli amici, o presunti tali. Fanculo tutto.
Da quando sono tornata sento rabbia allo stato puro dentro il mio stomaco.
Faccio a pezzi i giornali. Persino Repubblica.
Mi innamoro delle piante, ma non le so gestire.
Sono continuamente da scossa da istinti omicidi.
Tendo a stordirmi fin troppo frequentemente con l'alcol, cosa che sono arrivata a deplorare, perché a Vicenza è ancora paurosamente fashion, in quanto va a sostituire cose pregevoli come i concerti dei Comaneci.

Questa sera nella mia ridente città suonano gli Zero Assoluto.
Sento la puzza di eccitazione infantile nell'aria.
Qualche giorno fa invece ci recammo alla sagra di Sant'Andrea, senza sapere quale fosse il programma della serata. Poggiammo i nostri piedi sul noto asfalto e per poco non vomitammo.
C'erano i Vanilla Sky. Ovviamente tutte le giovini beriche che siamo soliti osservare in centro erano lì, in tenuta emo. Tutta la città era lì, dato che da noi in media c'è un "evento" a settimana. C'era addirittura chi osò dire: mi fanno schifo gli emo, però oggi mi sono vestita così per ridere. Ah Ah Ah.
Quanto sto ridendo!
La moda emo ha inebetito il mio popolo. Quest'estate pare si siano tutti tinti i capelli di nero, ma dubito fortemente che abbiano mai ascoltato il genere da cui proviene quel look.
Io odio gli emo. Rubano frammenti di mode da altre categorie umane. Mi impediscono di portare i miei vecchi vestiti. Infestano il mio bar, il mio quartiere, la mia biblioteca, la mia università.
Vedere degli adulti che pagavano la bellezza di cinque euro per assistere ad una tristissima performance dei Vanilla Sky mi ha quasi spinta alle lacrime.

Ieri volevo uccidere Baldra, forse perché lo amo e non voglio che soffra.
Forse perché tutta questa quiete mi disturba.

Non avrò pace finché non me ne sarò andata all'estero.

[The Flying Burrito Brothers “Down in the Churchyard”]
[The Slits “Typical Girls”]

04.09.07

Slint


In questi giorni cade l'anniversario della prima volta in cui ascoltaii gli Slint.
Fu alquanto traumatico, soprattutto se consideriamo il fatto che quella sera ero stata trascinata al mio primo ed ultimo concerto dei Derozer, la band (punk smarza) più celebre della città.
Ma non sono di certo qui per parlare di ciarpame.
Al contrario, sono qui per spingervi ad ascoltare gli Slint, sempre che voi non siate così pregevoli da averlo già fatto.

Gli Slint sono, ma per certi versi erano, una band di Louisville, un grosso centro industriale del Kentucky.
Padri di quello che Simon Reynolds chiamò post-rock, gli Slint provenivano da una formazione post-hardcore chiamata Squirrel Bait, dalle cui ceneri nacquero anche i godibilissimi Gastr del Sol.
Gli Slint realizzarono il primo album, Tweez, nel 1989. Si trattava di materiale decisamente rivoluzionario, una scossa elettrica in grado di frantumare le certezze di ogni serio ascoltatore di hardcore, grunge o più in generale di qualunque serio ascoltatore.
Personalmente posso affermare di essere stata traumatizzata dal suono degli Slint.
Il modo in cui il capelluto David Pajo e compagnia costruivano le loro trame melodiche, spesso intervallate da esplosioni sonore altamente distorte e da parti cantate che scomparivano per lasciar spazio a puri e semplici monologhi, è tutt'ora incredibile.

Se nel 1991 non avessi avuto quattro anni, con ogni probabilità non sarei impazzita per Nevermind. Avrei invece scelto la via di Spiderland.
Realizzo tutto ciò solo ora, in questo preciso istante.
Il grunge non è mai stato rivoluzionario.
Il grunge è stato semplicemente una figata.
Io adoro il grunge, ma di esso amo soprattutto la sua limitatezza. Mi fa sentire colta, perchè é un genere che ho studiato follemente e che ora posso dire di conoscere davvero.
Ma ribadisco, ora voto Spiderland, voto i confini illimitati post-rock, gli sguardi assenti del math-rock. Voto il vuoto emozionale che diventa veicolo per sentimenti nuovi, l'apertura di spazi mentali inesplorati.
Quando per la prima volta Spiderland si rivelò ai miei occhi in tutta la sua maestosità finii per ascoltarlo per tre volte di seguito.
Verso le quattro di mattina mi ritenni soddisfatta e tornai verso casa.
Fu Baldra a rivelarmi gli Slint. Successivamente scoprii che erano la stessa band che aveva suscitato il mio interesse qualche anno prima, quando avevo visto una foto della band, che poi è anche la copertina di Spiderland.
Ma non ero mai andata oltre, forse perché spaventata dal numero di album storici che mi capitavano tra le mani in quel periodo.
In un certo senso sapevo che quello che era un disco che avrebbe significato qualcosa per me, ma lo tralasciai, riservandolo per il futuro.
Quando Baldra mi fece ascoltare Spiderland non ci conoscevamo particolarmente bene. Passavamo le serate a Sant'Andrea a sconvolgerci, perchè avevamo un sacco di interessi in comune e mai prima di quel momento avevamo conosciuto qualcuno di Vicenza con cui riesumare così tante band amate.
Quella sera ci eravamo storditi di vino rosso mentre i Derozer suonavano alle nostre spalle. Ricordo sguardi accusatori; Nata e Cana che si illudevano di poter ancora manovrare la loro band, oggi ufficiosamente deceduta.
Non so per quale motivo finimmo ad ascoltare Spiderland. Ma so che fu una delle serate più sconvolgenti della mia vita.

[Squirrel Bait “Black Light Poster Child”]
[Slint “Carol”]
[Slint “Don, Aman”]

08.09.07

Non dire cazzate

Torno ora da un concerto in quello che voi chiamereste il culo del mondo. Per me quel culo è la terra dove nacque mio padre e dove io trascorsi tante estati gioiose, quando a sei anni mai nonna mi insegnava il significato della parola “coventrizzare”.
Il concerto in realtà non era un vero concerto. Era una giornata di quello che qualche psicotico ha pensato di denominare festival.
C'erano due gruppi sfigati di cui non è necessario che citi il nome, seguiti poi dai Tre Allegri Ragazzi Morti e dai Verdena.
C'è da dire quest'oggi me ne fregava ben poco dei Cicci Morti. Quest'anno hanno allietato fin troppe delle nostre serate.
Li abbiamo seguiti con lo sguardo, discutendo della oramai cementicea scaletta, della loro cover allucinante di “Ask”.
Nulla di che. Ero ubriaca al punto giusto.
Ad un'ora imprecisata ci recammo sotto il palco, guadagnando una dignitosa seconda fila e pregammo.
I Verdena uscirono e fin da subito notammo tracce di isteria sul volto provato di Alberto Ferrari, omonimo di mio zio.
La voce non si sentiva. La batteria si sentiva troppo.
Ma avremmo anche potuto sorvolare. Queste non sono altro che bazzecole da gente che talvolta ascolta musica.
Il volgo se ne fotte, ed è bene che sia così.
Avrebbe potuto essere un concerto più che degno, forse lontanamente paragonabile a quello dell'Estragon, vista la pregevole scaletta.
Ma le nostre speranze divennero ben presto cenere.
melvins04.jpgC'erano i nirvanici che assurdamente deprecavano “Creepy Smell”, ignorando forse il significativo fil rouge che legò la band del Kobain* e i Melvins, le solite ciccettine isteriche e molta gente che era lì per caso.
Baldra fu colpito mortalmente alla nuca da un eroinomane, cosa che mi spinse ad inseguirlo nel pogo urlando istericamente e per almeno quindici volte: “Che cazzo fai?”
Quando lo raggiunsi tentai di ucciderlo strizzando con le mie mani possenti svariate parti del suo corpo.
Questo finì solamente per renderlo ancora più violento.
Fu a quel punto che decisi di rivolgermi ai nerboruti uomini della security, che mi ignorarono bellamente.
Fecero lo stesso quando feci loro notare che gli eroinomani stringevano tra le mani mortali bottiglie di vetro.

Che altro dire?
Passai quasi tutto il concerto muovendomi languidamente con gli occhi chiusi, perché ero stanca e volevo solo vomitare il mio odio spietato su chi pretende di autodefinirsi un fan dei Verdena e poi conosce solo i singoli del primo album.
Io non mi definisco una fan dei Verdena. Io sono una estimatrice.
Amo un certo tipo di pogo, che in Veneto è andato perduto per sempre.

Questo è solo uno dei tanti motivi per cui odio il Veneto e i suoi abitanti.
Odio i boari orgogliosi di non aver mai letto un libro, le vecchiette oscurantiste, i forzisti, gli industriali evasori, i figli degli industriali, la gente che va al Totem, gli emo e soprattutto odio chi mi fa presente che il mio odio è privo di motivazioni.
Odio con tutto il mio spirito, le mie viscere e il mio cervello chi ha prostituito la sua dignità e ora è arrivato a credere fermamente che Vicenza sia una città in cui è possibile, se non piacevole vivere.
Non sto parlando dei menomati, di coloro che non hanno mai visto la luce.
Sto parlando di coloro che un tempo erano sani.

Odio il mio odio.
Odio scrivere questo post, ma ormai è quasi finito.
Non ho nessuno a cui regalarlo.

Amo la mancanza di logica di cui è gravida la produzione dei Verdena e amo il fatto che siano italiani.
Amo poggiare gli occhi su Luca Ferrari e vedere che indossa una maglietta degli Spaceman 3.
Chi altri lo farebbe nelle aspre terre che noi chiamiamo casa, a parte Baldra ovviamente?
Nessuno.
In tutta la mia esistenza ho visto solo tre magliette degli Smiths a Vicenza.
Una era mia, una era del Guru (che mi rivelò il verbo di Moz) e l'altra era di un tizio ignoto.

A quindici anni venivo spesso accusata di essere snob. Ora sono migliorata tantissimo e sorrido a tutti. Questo non toglie che dopo concerti come quello di questa sera non possa fare a meno di sentirmi una specie veneta in via di estinzione, un piccolo barlume di decenza nel marasma di coloro che paiono privi di curiosità.
Io bramo le fonti.
Sono le fonti che mi hanno dato una parvenza di credibilità.
Sono la mia arma contro l'idiozia dilagante.
Poco importa se le mie parole cadono inesorabilmente nel vuoto.
Mi conforta stare ad ascoltare la mia bruttissima voce e non vedere reazioni nel mio prossimo.
Quand'ero alle medie mi capitava spesso di parlare da sola, perché la gente mi interpellava e poi, non appena aprivo bocca, si girava dall'altra parte a parlare di scarpe.
Che grosso trauma!
Fortunatamente Mtv Made mi ha insegnato a comportarmi da idiota socievole. Ho conosciuto un sacco di gente simpatica in questo modo (almeno due persone).

Ora quasi quasi mi metto a piangere. Sono le quattro e mezza di mattina e ho paura di marcire qui per sempre.
Ma dubito che lo farò.
C'è tutto un mondo a qualche chilometro da qui.
Un mondo pieno di scoiattoli danzanti, di piante di canapa e di Alberto Ferrari che canta “Psycho killer”.


*questo non è un errore, è una citazione colta. Lo dico giusto per evitare inutili spargimenti di merda.

[Verdena "Il tramonto degli stupidi"]

29.09.07

Le Grandi Attività Culturali di Vicenza pt.4

Ci sono sere in cui, nonostante la totale assenza di eventi in terra berica, Baldra ed io decidiamo di sfidare il nulla e di uscire di casa.

Qualche settimana fa ci trascinammo alla sagra dell'Aracoeli.
Ciò che vedemmo, e che ho riportato qua sotto, è il quarto capitolo della sfortunata serie Le Grandi Attività Culturali di Vicenza, detto anche Quant'è bello deridere il tuo prossimo incompetente.



Ignoro il nome della band. Anche se dubito vi possa interessare.

04.10.07

Lost in the Supermarket*

Long distance callers make long distance calls
And the silence makes me lonely

Domenica scorsa il demone della vecchiaia è tornato a farmi visita.
Mi ha fatto presente che dovrei abbandonare parte del mio usuale registro linguistico, perché ormai non sono più una teenager.
Che strano. Pensavo sarei rimasta teenager per sempre.

Ho considerato l'ipotesi di scrivere un post sui primi vent'anni della mia vita, ma poi ho cambiato idea.
Lo farò dopo il mio ottantesimo compleanno, quando saremo tutti morti a causa di qualche disastro ambientale.

strummer1.jpgOggi però mi sento incredibilmente giovane perché, dopo aver constatato che, in un brano contenuto nel suo nuovo album "Kala", M.I.A. ha campionato il riff di Straight to Hell, ho sentito l'irrefrenabile bisogno di mangiare i miei tortellini ascoltando il primo album dei Clash.
Quand'ero piccola i Clash mi facevano schifo.
Mio padre ascoltava sempre "Sandinista!" e "Combat Rock" mentre andavamo in giro in macchina.
Ci sono voluti anni e decine di prese di coscienza musicali per spingermi ad ascoltare seriamente "London Calling".
Ciò che mi rendeva insopportabile il suono Clash era la loro passione per le contaminazioni. Tutt'ora tendo a rifiutare generi come il reggae e lo ska.
Nel migliore dei casi mi fanno venire voglia di spararmi.
Quando mi resi conto che White Man in Hammersmith Palais mi piaceva fui sconvolta da me stessa.

Oggi pongo il mio sguardo sui giovani concittadini muniti di creste ben costruite con il sapone di marsiglia e mi domando in che modo devono aver vissuto la morte di Joe Strummer. Soffrono ancora nel ricordare l'istante in cui presero coscienza di aver perso un uomo straordinario? Hanno pianto silenziosamente lacrime amare riascoltando con un'attitudine diversa la discografia dei Clash?
Non saprei dare una risposta certa, ma propendo per il no.

Nella mia terra l'old school punk è assimilato alle due derivazioni più monotone, cioè l'hardcore e l'oi. L'altra via, quella ben più degna di nota e soprattutto stimolante, del post-punk lampeggia nel buio. A tenerla in vita anche qui, dove persino i sassi desiderano la fuga, ci pensano persone diverse, che hanno ben poco in comune, ma che che tentano costantemente di non annegare nella vacuità, aggrappandosi alle dissonanze ignoranti della no wave o alla irripetibile dolcezza di "Colossal Youth" degli Young Marble Giants.

Chi commentò un vecchio post dicendo che do troppa importanza alla musica, che con il passare del tempo comprenderò che sono altre le cose importanti, probabilmente non ha mai superato la barriera che separa l'ascolto passivo da quello attivo.
La musica mi salvò dallo sfacelo. E lo stesso vale per la letteratura.
Non giudico la gente in base ai suoi gusti musicali. Però so che avrò problemi ad instaurare un rapporto umano davvero solido con una persona che finge di amare la musica, con chi è privo di quel tipo di sensibilità, con chi ad esempio ascolta emo di terza generazione.
Adoro parlare di musica, indagare il passato, scoprire generi nuovi. Non posso farne a meno. Dubito che in futuro le cose cambieranno.

Rimettere le mani sulla discografia del Clash, paradossalmente, mi fa sentire estranea alla scena punk inglese, tutta intenta a riprodurre sé stessa, schiava della filosofia “no future”.
Mi fa stare bene, in pace con me stessa.
Non so perché ci siano ancora così tante persone che fingono di vivere nel '77, imitando l'abbigliamento di John Lydon quando mentiva al mondo rimandosi Rotten (cosa che fa tutt'ora). Spero per loro che si tratti solo di finzione. In caso contrario sarebbe un qualcosa di troppo crudele da infliggere al proprio corpo.

*in memoria dei tempi dell'omonimo ed oramai defunto blog collettivo (quando i feed non esistevano e Splinder ospitava meno di 4000 blog)

[The Clash: Straight to Hell]
[Public Image Ltd.: Theme]
[M.I.A.: Paper Planes]

09.10.07

Every Artist Needs a Tragedy

Sabato scorso toccammo il fondo.
Ci lanciammo in un folle giro della città recandoci ovunque ci fosse una parvenza di vita.
Dopo aver ingoiato vaghe reminiscenze di terrore, ci recammo al Sabotage Bar, dove qualche mese fa un eroinomane distrusse un finestrino della mia indifesa Subaru piegando la portiera anteriore destra.
Suonavano gli OJM, una band di cui avevamo già sentito parlare da qualche parte.
Dopo due minuti di esibizione per poco non vomitai davanti al palco. Ma evitai di farlo, perché ero circondata da uomini nerboruti poco rassicuranti.
Per la cronaca: gli OJM sono una band di Treviso che a breve partirà per un mini tour negli States. Fanno una sorta di hard rock anni '70 che incontra lo stoner. Potrebbero sembrare dei Led Zeppelin vestiti male muniti di cantante bruttissimo e con una voce orripilante. O in alternativa dei Wolfmother con un cantante dello stesso tipo, tutti dediti al recupero di amplificatori valvolari ed ignari del buon gusto.
Dopo aver constatato che ci stavamo facendo solo del male, scappammo di corsa.
A differenza di quanto ci era stato precedentemente comunicato, il Capannone Sociale era chiuso. Il suo popolo ha posto radici al Presidio Permanente. Questo non è che uno dei fatti deleteri connessi all'imminente edificazione della Ederle 2.
Abbandonammo dunque la zona industriale e ci recammo in via Quadri, dove da qualche anno sorge lo sfortunato Lynx Club, ex Midian.
Lì scoprimmo che l'entrata costava sei euro, una cifra improponibile per vedere i Cut, una band totalmente inutile del catalogo Homesleep.
battles200.jpg
Tutto ciò che volevo era ballare in pace, possibilmente da ubriaca, perché il Lynx è sempre vuoto, come testimonia questa vecchia foto, e io tendo ad imbarazzarmi facilmente.
Sono troppo povera per pensare di investire soldi in qualcosa che mi fa venire voglia di spararmi.
Sono masochista perché voglio ballare i Battles e qui pare che nessuno li conosca.
Il Totem ha riaperto. E' rincominciata la stagione dello scazzo serale, dell'esodo di massa verso discoteche costosissime piene di gente di merda, degli spritz che ti congelano le mani fuori dal Cancelletto.
Nel fine settimana ci guardiamo negli occhi e pensiamo: “droga”.

Come se non bastasse è ricominciata l'università e nel primo periodo del semestre corrente mi trovo a dover affronare sei ore buca. Il mercoledì sette. Vivo sulla mia pelle la mancanza di rispetto per i pendolari.
Ieri sono stata insultata da un tizio di mezza età che non approvava il modo in cui avevo parcheggiato la mia bici fuori dalla stazione. Gli ho detto: “Sì” e ho pianto mentalmente. Era troppo buio perché potessi reagire diversamente.

Mi conforta la certezza che nei prossimi tre anni non riuscirò ad andarmene da qui.
Nel frattempo contemplo le fonde della mia pianta dell'Ikea. Non so che pianta sia, perché sono cresciuta sull'asfalto, però è bella.

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In chiusura vi segnalo una serie di band che a mio avviso dovreste ascoltare. Io l'ho fatto e guardate come sono leggiadra e gaudente!

No Age:
"Weirdo Rippers" è uscito quest'anno per la Fat Cat. Non è un album, ma una sorta di raccolta di tutti i brani contenuti negli (introvabili) ep che i No Age hanno pubblicato negli ultimi tempi per svariate etichette statunitensi.
Compariranno senza dubbio nella top 10 dei miei dischi dell'anno.
- "Every Artist Needs a Tragedy"

Asobi Seksu:
E' da poco uscita (per One Little Indian) la ristampa del primo album omonimo. Tra qualche giorno ne scriverò su Vitaminic.
E' probabile che non capiate alcuni dei testi. Sono in giapponese :)
- “I'm So Happy But You Don't Like Me

Nervous Cabaret:
Nusrat Fateh Ali Khan incontra i Clash, Captain Beefheart e i Kocani Orkestar. Ne ho scritto oggi su Vitaminic.
-“Instant Lady

Hella:
Gente dedita ad un rumore à la Cedric Blixer-Zavala ed apprentemente fatta di acidi che ci regala brani straordinari come “Anarchists Just Wanna Have Fun”. Qui ne ho scritto più approfonditamente.
-“Hand that Rocks the Cradle

Land of Talk:
Amo la loro sconvolgente inutilità. Da qualche giorno non faccio altro che ascoltarli ballando da sola. Baldra dice che ricordano i Cardigans.
-“Summer Special

Forse un giorno guarirò da questa malattia che mi fa odiare l'indie pop svedese. Non sono ancora riuscita ad ascoltare tutto “Night Falls Over Kortedala” di Jens Lekman. Al secondo brano mi viene voglia di distruggere tutto quello che mi circonda.

16.10.07

Restyled!

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Da questa mattina è online la nuova versione di Vitaminic, il sito su cui abitualmente scrivo di dischi in compagnia di Marina, Daniele, Tomm, Enzo, Stefano, Nur e Davide.

Questa settimana potete ascoltare in streaming esclusivo il nuovo album degli Animal Collective.

17.10.07

Stella Diana: La Favorita

stella.jpgHo capito fin dal primo istante che il disco degli Stella Diana mi avrebbe messa in ginocchio. L'ho stretto tra le mani e ho pensato: “Mille martellate sulle dita”.
Dato che la politica editoriale di Vitaminic, il noto sito musicale su cui scrivo mediamente tre volte ogni settimana, è di non ammorbare il nostro pubblico con mille stroncature, io mi sento un po' triste e spesso mi scopro intenta a ruggire malignamente contro i vicini di casa, le ciccettine isteriche e una vagonata di dischi di merda.
Ovviamente i principi su cui regge Vitaminic sono validi e sensati mentre io sono solo una giovane resa irosa da cose come Vicenza, le FS, la sociologia, i conservatori, il Vaticano e via dicendo.
Oramai sono abituata a vivere il mondo musicale come un assemblaggio di Arcaico*, Vecchio** e Nuovo***. Non mi sento più particolarmente stupida quando realizzo che il mio cervello è diviso a compartimenti stagni. Un tempo mi sarei presa a randellate.
Dato che su Vitaminic non potrò più uscire dal mio corpo e contemplare la catarsi, sappiate che da oggi L'odore dei pomeriggi (che, per chi non lo sapesse, è il mio blog) ospita una nuova categoria chiamata “Stroncature”.

Cominciamo dunque parlando degli Stella Diana, una band di Napoli che mi è capitata tra le mani durante le mie peregrinazioni discografiche. Dato che fino a non molte ore fa ero convinta di doverne scrivere su Vitaminic, avevo prontamente posto il cd nello stereo della macchina, in modo da costringermi ad ascoltarlo approfonditamente. Ora che gli ordini sono cambiati mi sempra antipatico gettare direttamente gli Stella nel cesso.
“Perchè non parlarne sul blog?” mi sono detta mentre preparavo la tavola.

Dunque, gli Stella Diana sono una band che rientra nelle demoniache categorie “Forse Era Meglio Scegliere un Altro Lavoro” e “Copiare Non Ha Senso: L'Originale è Sempre Meglio”.
Il loro primo album si chiama Supporto Colore ed è dotato di una copertina che forse definirei colta.
Il disco si compone di dieci canzoni. Ognuna di esse è dotata di una base chitarristica vagamente post-rock, che in alcuni casi nega sé stessa facendosi sostituire da piccoli inserti molto Joy Division.
Al di là del fatto che una simile mancanza di originalità potrebbe già di per sé causare la morte di gente fredda e distaccata come i Mogwai e il nostro idolo David Pajo, non è arduo individuare qual è il il problema su cui si regge questo piccolo ammasso di ciarpame.

Apro una parentesi:
Tutti noi sappiamo che il nuovo album dei Marlene Kuntz, intitolato semplicemente Uno, è un insulto a Cartatica e a Il Vile. Sappiamo inoltre che Godano, il nostro amato cantore delle parole desuete, non è più quello di una volta.
Lo abbiamo visto da vivo qualche mese fa e siamo stati costretti a drogarci di caffé per non collassare, mente stormi di trentenni isteriche ignoravano il concerto per raccontare di quella volta in cui per poco non si scoparono il tale musicista dei Marlene etc etc.
Siamo insomma giunti alla conclusione che un solo Godano è più che sufficiente.

Il fatto che gli Stella Diana si lancino molto frequentemente in sproloqui godaniani, pur non essendo in grado di farlo, ci fa riflettere.
Che senso ha scrivere testi che non significano assolutamente niente? Solo i Verdena hanno il diritto di farlo. E ricordiamo che i tre lombardi quest'anno ci hanno fatto dono di un disco pazzesco.
Perché non dedicarsi ad attività più costruttive? Perché non andare a rubare gli zerbini della gente danarosa? Perché non raccogliere vermi al parco?

Rinascono pensieri sparsi, come discorsi senza risposte
è ciò che ci rispondono gli Stella.
Non so quanto Godano sia orgoglioso di aver seminato il germe dell'idiozia verbale in Italia. Per non parlare di chi, come i nostri amici napoletani, tenta anche di imitare il suo modo di cantare.

Forse dovrei più essere più diplomatica e dire:
-”Gli Stella Diana hanno le capacità per fare di meglio” oppure “Gli Stella Diana sono molto eleganti. Mi piacciono le loro scarpe”.
Ma non avrebbe senso. Che ne sarebbe della mia catarsi?
Mi associo dunque ad Enrico Veronese che, sull'ultimo numero di Blow Up, demoliva Supporto Colore senza farsi grossi problemi.

Visita il MySpace degli Stella Diana
oppure scarica una canzone che mi sta facendo impazzire
[Amari “Manager nella nebbia”]


*per arcaico ovviamente intendiamo ciò che ascoltano i nostri nonni, i nostri genitori, il nostro negoziante di fiducia; ciò che ha segnato la storia della musica (ma anche no), ciò che compare nelle guide “Capire la Storia della Musica in 10 Minuti”, ciò che in qualche modo potrebbe essere equiparato al più grande disco di tutti i tempi, ovvero il White Album. Gli album seminali. O meglio: ciò che le ciccettine isteriche ignorano e ritengono fastidioso (come accadeva per gli Smiths, prima della terza ondata Emo, che noi deprechiamo addirittura più di Zeitgeist)
**per vecchio ovviamente intendiamo ciò che sta tra arcaico e nuovo
***per nuovo chiaramente intendiamo solo dischi usciti negli ultimi sei mesi

22.10.07

Un Dernier Verre (Pour La Route)

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Se siete stanchi di avere a che fare con band composte da ventenni ignoranti e dediti al plagio, se provate l'irrefrenabile desiderio di uccidere chiunque si vesta come un debosciato post-Strokes (ex. Blondelle, Pigeon Detectives o più in generale buona parte delle band che finiscono sulla copertina di NME), allora esiste la possibilità che il giovane Beirut faccia per voi.
Il suo primo album, Gulag Orkestar, uscito l'anno scorso per Ba Da Bing!, ha messo a dura prova il mio cuore di cemento, giocando con atmosfere balcaniche à la A Hawk and a Hacksaw, un fiume ottoni e melodie strazianti.
The Flying Club Cup, il secondo lavoro di Zach Condon, è dedicato alla Francia. L'ho ascoltato parecchio, cercando di farmelo piacere quanto Gulag Orkestar.
Oggi pomeriggio, mentre studiavo tra le mura della biblioteca di Scienze Politiche, ho fatto un ulteriore tentativo, ma il risultato non è stato quello previsto. L'ho trovato molto meno immediato dell'esordio. Il battito del mio cuore non è cambiato.
Una volta tornata a casa ho letto l'ultimo post di Marina, ho guardato il video in presa diretta di “Nantes” che aveva segnalato e ho lasciato che i brividi mi abbracciassero.
Sul sito di Beirut potete trovare tutte le canzoni di The Flying Club Cup eseguite dal vivo, alleggerite di quella superficie plastica e di quelle rifiniture che paiono aver privato il disco di parte del suo potenziale.
Fate dunque un favore ai vostri irrequieti spiriti e guardate questi splendidi video.

Guarda “Guyamas Sonora” (sotto)


07.11.07

Cute Without The E*

(via Inkiostro)

Ho riso molto guardando questo video.
Poi mi sono resa conto che gli emo con cui ho a che fare in genere sono molto più ignoranti (musicalmente parlando) e modaioli di così.
Voi che dite? Gli emo sono davvero una delle espressioni più becere** del rincoglionimento globale? E la vostra città ne é forse infestata? La mia sì.
Ogni volta che ne vedo uno devo soffocare il desiderio di fermarlo e chiedergli:
1."Sai chi sono i Fugazi?"
2."Sai chi sono gli Smiths?"
3."Sai chi sono gli Smashing Pumpkins?"
4."Sai che se ti decolori continuamente i capelli diventerai presto calvo/a?"
5."Sai che la gente ti guarda e prova pietà per te?"
6."Sai che un giorno la moda degli emo scomparirà? A quel punto che ne sarà dei 25 piercing che hai in faccia?"

Se mai lo farò sarà per scopi puramente statistici.


*Esilarante titolo di una canzone dei Taking Back Sunday, una band vergognosamente emo di cui ho ascoltato mezzo brano oggi pomeriggio. Dire che meritano di essere puniti per l'ignoranza e il ciarpame che hanno sparso nel mondo è troppo poco. Personalmente scalfirei i loro volti puliti e sbarbati alla perfezione utilizzando i loro cd.

**Le bimbe che girano con una lametta nel portafoglio per tagliarsi anche fuori casa ed essere stilose esistono davvero. Sono le stesse che al posto del cervello hanno segatura, topi morti, caramelle gommose e dentifricio.

09.11.07

Cosa ho fatto Sabato Sera pt.3

Ulan Bator @ Shindy, Bassano del Grappa

12.11.07

Bigmouth Strikes Again (12/12/86)

13.11.07

Talibam!

"Ordination of the Globetrotting Conscripts"
Talibam!
MySpace

18.11.07

Voldemort Can't Stop the Rock!

Non sono mai stata una fan della saga di Harry Potter.
Trovo però molto divertente che alcune persone si siano scandalizzate quando Daniel Radcliffe recitò alcune scene in totale nudità all'interno del dramma teatrale “Equus”.
-”Harry Potter nudo!”- dicevano- “Cosa penseranno i bambini? Argh!”

Ad ogni modo devo ammettere che, dopo aver scelto di non proseguire con la lettura della saga, attendo sempre con piacere l'uscita dei film.
Ho apprezzato in particolare la svolta oscura degli ultimi due.

Questa è la dovuta premessa. Non vado pazza per Harry Potter.
Eppure credo che farei svariate decine di chilometri per vedere dal vivo questa improbabile band.
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Si chiamano Harry and the Potters. Musicalmente sono inutili come pochi, eppure m'ispirano.
Fatevi quattro risate sul loro myspace...

29.11.07

My Body is a Cage

In questo momento sono nel mio salotto, anziché a Padova.
In questo preciso istante sta iniziando il corso di inglese che dovrei seguire.
Non ho avuto la forza di andare in stazione.

Questa mattina sono andata a Schio a trovare la mia nonna materna. Mi ha detto che qualche giorno fa è morta la sua gatta. Aveva diciotto anni.
Tutto ciò mi rende incredibilmente triste. Ero molto affezionata a quella bestia.
Era una siamese. Quando avevo circa tre anni la vidi in un negozio di animali di Schio che ora non c'è più e supplicai mia nonna di prenderla.
Ce la regalarono perché nessuno la voleva. Qualcuno le aveva tagliato la coda ed era rimasto solo un moncherino.
Il fatto che sia morta mi suona strano, mi fa sentire come se da un momento all'altro la mia infanzia si fosse allontanata ancora di più dal mio insipido presente.

Sul mio divano giace invece la gatta della mia nonna paterna, che è in ospedale da qualche giorno. L'hanno operata ieri ed è viva per miracolo, anche se non credo che resterà su questa terra ancora per molto.
La sua gatta è stata investita da una macchina la settimana scorsa. Non riesce più a stare in piedi. Non so cosa fare, perché il veterinario ha detto solo di lasciarla nella sua cuccia.
Sono molto triste. Ho paura che mia nonna muoia, anche per certi versi una parte di lei se n'è gia andata qualche tempo fa.
Quand'ero piccola mi leggeva Oscar Wilde e mi riempiva la testa di storie su Gesù Cristo.

I due album che ho più amato negli ultimi mesi sembrano essere l'unico genere di musica accettato dal mio stomaco, in questi giorni di tiepida sofferenza.
North Star Deserter di Vic Chesnutt e Neon Bible degli Arcade Fire.
Il tema della morte come fil rouge.

Saziate di bellezza il vostro cuore guardando i loro video presenti sul sito francese La Blogothèque. Quello degli Arcade Fire lo trovate qui sotto. Per quello di Vic Chesnutt cliccate qui.

11.12.07

Pre

pre.jpgSento il cervello che chiede pietà. "Smetti di abusare di me", dice lui.
Studio troppo, penso troppo, scrivo troppo. Le mie letture rilassanti sono "I Fratelli Karamazov" e "Il Secondo Sesso" di Simone De Beauvoir.
Quando non leggo, non studio, non scrivo e non ragiono fino a farmi sanguinare le tempie mi sento in colpa.

Oggi Baldra mi ha detto di aver letto sull'Internazionale che il multitasking fa morire precocemente.
Probabile che non sia vero.
Ad ogni modo vorrei preservare la mia integrità cerebrale evitando di scrivere un vero post.

Vi segnalo dunque la mia recensione di Epic Fit, il primo album degli inglesi Pre, che questa settimana è disponibile in streaming completo su Vitaminic.
Ve lo consiglio soprattutto se amate la No Wave, le Riot Grrrl e i Melt Banana.

Personalmente dopo averlo ascoltato sono diventata iperattiva. Poi mi sono stordita con un semplice spritz patavino e mentre ero in treno ho tentato di uccidere Baldra.

21.12.07

Top 15 2007. I miei dischi dell'anno

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1. Vic Chesnutt “North Star Deserter”
2. Arcade Fire “Neon Bible”
3. M.I.A. “Kala”
4. Battles “Mirrored”
5. Verdena “Requiem”
6. P J Harvey “White Chalk”
7. Beirut “The Flying Club Cup”
8. Akron/Family “Love is Simple”
9. Zelienople “His/Hers”
10. The White Stripes “Icky Thump”
11. Talibam! “Ordination of the Globetrotting Conscripts”
12. Elegi “Sistereis”
13. Sleeping States “There The Open Spaces”
14. Hella “There's No 666 in Outer Space”
15. Comaneci “Volcano”

22.12.07

I Found That Essence Rare (o: Dischi Vecchi che hanno infuocato il mio 2007)

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Mesi fa ero intenta ad accarezzare le mie certezze rocciose. Sono sempre stata una grande amante delle cose vecchie. I dischi vecchi, i libri vecchi, i vestiti vecchi, le macchine vecchie e via dicendo.
Utilizzo il termine “vecchio” perché é semplice, poco cortese e può essere appiccicato a sostantivi di natura assai varia.
Quest'anno ho dedicato parte del mio tempo alla scoperta del nuovo, agevolata da accadimenti assai discutibili come la presunta reunion degli Smashing Pumpkins* e l'uscita di una vagonata di album inutili, generalmente incensati dal sempre più tragicomico New Musical Express.
Tra di essi non posso fare a meno di citare i lavori di Black Rebel Motorycle Club, Kings of Leon, Pigeon Detectives, Blondelle, Enter Shikari e Babyshambles. Escludo volutamente “Zeitgeist”, che occupa la posizione numero uno nella mia personale classifica dei dischi più imbarazzanti, orripilanti e deprecabili dell'anno.
In generale ho notato un progressivo regresso verso sonorità abusate da tempo. Albione pare infestata da band estremamente megalomani che amano plagiarsi a vicenda e ripescare materiale arcaico. Questo spiega l'autocitazionismo maniacale in salsa Kinks di Pete Doherty.
Non sono poi mancati gli album da Veri Uomini, come il pallossissimo “Baby 81”, su cui ho versato intere secchiate di lacrime. Mi sono chiesta più volte cosa possa spingere delle persone ispirate ad uscire di strada ed imboccare poi l'avverso vicolo che conduce alla morte, musicalmente parlando. I BRMC sono diventati dei pupazzi vestiti di nero, piatti, vuoti, adorati dalle bimbe rincoglionite e dagli uomini che amano sentirsi rassicurati.
Sì, se vi piace Baby 81 significa che siete virili. Lo stesso vale per i Kings of Leon, che sono comparsi in moltissime classifiche di fine anno causandomi brevi scosse d'isteria mista a panico.

Fortunatamente quest'anno non è uscito solo ciarpame. Ci sono stati i dischi che ho citato nel post precedente, qualche ep significativo e molte canzoni degne.
Eppure la necessità di indagare il passato non si é spenta.
Grazie a supporti assai validi, come lo straordinario “Post-Punk” di Simon Reynolds e “Post Rock e oltre” di Stefano Isidoro Bianchi ed Eddy Cilia, ho indagato in modo abbastanza approfondito questi due generi.
Insieme a Baldra ho passato ore ed ore tra negozi di dischi reali e store virtuali. Parlare di musica è per noi una delle poche via di fuga. Vicenza si sta sgretolando un po' per volta. Dopo aver appurato che dovremo stare qui ancora per un po', non resta che soffocare l'amarezza assordandoci con il comunismo dei Gang of Four o con i Fugazi, padri del tanto detestato emo di terza generazione.
All'interno di questo scenario estremamente deprimente, in cui lo studio è finalizzato alla disoccupazione e la mia città s'appresta a trasformarsi in un parco giochi per militari statunitensi, osservo il grigiore diffuso e fingo di essere a Louisville o a Manchester, luoghi infernali, votati alla produzione sfrenata, in cui la gente reagiva creando qualcosa di durevole.
A Vicenza non succede qualcosa di positivo da decenni. Ecco perché chiunque indossi abiti riconducibili alla scena oldschool punk, new wave o ai Devo viene automaticamente scambiato per un'idiota dai vecchi alcolizzati e bestemmiatori che stanno tutto il giorno al bar.
Personalmente ho scelto sperare, sfogando poi la mia frustrazione insultando gli emo-non-emo minorenni che osano deturpare il mio campo visivo. E' una scelta scontata, lo so.
Negli ultimi dodici mesi ho realizzato che vale la pena di vivere per vedere dal vivo gli Arcade Fire. Ho cambiato varie volte taglio e colore dei miei capelli, ho comprato un nuovo paio di anfibi, ho avuto splendide allucinazioni psichedeliche e ho amato incredibilmente un libro sulla Prima Guerra Mondiale.
Questi sono i dischi (ma c'è anche un cofanetto) che ho scoperto o riscoperto quest'anno, quelli che hanno dato un senso alla banalità della vita quotidiana, ai viaggi in treno, agli insulti ricevuti e donati, al mio ballare sempre e comunque da sola.

Dexy's Midnight Runners “Searching for the Young Soul Rebels” (1980)
Fugazi “Repeater” (1990)
Gang of Four “Entertainment!” (1980)
Gene “Olympian” (1995)
Plasticland “Wonder Wonderful Wonderland” (1986)
Rachel's “Music for Egon Schiele” (1996)
Rex “C” (1996)
Smashing Pumpkins “The Aeroplane Flies High” (1996)
Violent Femmes “s/t” (1983)
Young Marble Giants “Colossal Youth” (1979)
AA.VV. “No New York” (1978)
AA.VV. “Sci-Fi Lo-Fi, Vol. 1” (2007)

*ovvero un sempre-più-megalomane William Corgan accompagnato da tre pupazzi semoventi e dall'ombra di Chamberlain


(Dexy's Midnight Runners "Geno")


(Violent Femmes "Blister in the Sun")


(Gene "Sleep Well Tonight")

19.01.08

Margherita Ferrari Will Have Her Revenge on Vicenza

1.Se scrivo poco è perché sono sotto esami. Vi manco? Allora provate su Vitaminic.

2.-Pacci si è iscritto a Scienze Politiche. Quando lo scorgo mi sento come l'uomo hobbesiano allo Stato di Guerra.
-Baldra si è trasferito a Scienze Politiche, poiché Ingegneria in Italia è priva di lauree specialistiche salvifiche e dunque conduce inevitabilmente alla Sedimentazione Mentale.

3.Ieri sono andata a studiare presso la Bertoliana di Vicenza. Ho occupato una postazione strategica che mi permetteva di poggiare salturiamente sullo sguardo su qualche uomo affasciante. Ho poi scoperto che il tavolo prescelto era già stato colonizzato dal mio incubo adolescienziale, la nota Tutti Dieci, raggiunta poco dopo da Miss Ballo delle Debuttanti, altrimenti detta La Nobile.
La Tutti Dieci studia Giurisprudenza a Verona. Ignoro invece le derive della Nobile, che però pare essere entrata alla perfezione del ruolo di Segretaria dal Sorriso Smagliante.

nirvana_19.jpg4.In questo preciso istante sto ascoltando “Tourette's” dei Nirvana.
Mi mancano i tempi in cui le ragioni della mia asocialità latente si chiamavano “Bleach”, Suor Adriana e Grande Fratello 1.
Quest'ondata di nostalgia è riconducibile al revival grunge che presto spazzerà via i deprecabili rigurgiti dell'emo di terza generazione.
Lasciamo dunque spazio ai Pissed Jeans (usciti quest'anno con “Hope for Men”, ovviamente su Sub Pop), i nuovi Melvins.
A me interessano i nuovi Bivouac, i nuovi Afghan Whigs, i nuovi Pond e i nuovi Soundgarden (non oltre Superunknown). Li conoscete?

ST3277~Henry-Rollins-Posters.jpg5.Questa sera suonano al Capannone Sociale i coltissimi A Decadence History, band locale marcatamente emocore. Qualche tempo fa li insultai sul loro MySpace. Ora temo che il loro cantante, una sorta di giovane e poco attraente Henry Rollins privo d'inventiva, voglia uccidermi. Lo stesso vale per Baldra, che molto gentilmente mi difese, sfoggiando la sua significativa cultura post-hardcore.
Ci introdurremo dunque al Capanno in modo furtivo e poi fuggiremo al Vinile.
Dobbiamo chiedere notizie sul giorno in cui potremo finalmente mettere i dischi dopo qualche concerto, dimostrando così a questa città di morti che i Violent Femmes sono meglio di Manu Chao.

Se mi cercate sono tra gli scritti di Weber e Durkheim.

21.01.08

Police Story

Odio* la polizia. Detesto vedere un pulotto alla guida di un'Alfa 159. Prendendo coscienza del modo vergognoso e ridicolo in cui vengono trattati i ragazzi del Presidio Permanente anticipo di qualche anno il collasso del mio fegato.
Ecco perché ho trovato assolutamente esilaranti le pagine del libro "American Punk Hardcore" dedicate ai Millions of Dead Cops.

Per saperne di più vi propongo la lettura della mia recensione, reperibile su Vitaminic.

Amichevoli saluti a tutti.


*il mio odio non è campato in aria, bensì è giustificato da dati empirici ed esperienze personali.

01.02.08

Part Time Punks #2/Teenage Lobotomy/Imbarazzanti Lamenti

[Per qualche motivo i commenti hanno smesso di funzionare. Sono sommersa dallo spam e non ricevo i vostri interventi. Cercherò di risolvere il problema al più presto.]

Ho della pellicola trasparente in testa. Sto cercando di tingermi i capelli senza usare sostanze acide, per il bene del mio corpo e mio habitat.
Sono reduce da due esami e ne sto preparando un terzo.

Se fossi una di quelle bimbe che considerano il blog come un oggetto di tendenza, volto a costruire una determinata immagine della propria insipida esistenza, credo che mi sentirei legittimata a scrivere un post dedicato alla mia voglia di chiudere il mio blog, lo strumento che amplifica elegantemente la mia sofferenza.
Sfortunatamente ieri il mio antico contenitore di scritti adolescenziali avrebbe compiuto cinque anni. Questo significa che:
- ho già chiuso da tempo il mio blog.
- sono troppo vecchia per dedicare tempo alla stesura di post dai contenuti autodistruttivi.
Ad ogni modo quest'oggi ci terrei a rendervi partecipi dei miei turbamenti, in chiave demenziale, come si addice ad una persona che sta scoprendo il mondo grazie a Weber e Durkheim.
Come prima cosa dovreste sapere che sui muri della biblioteca di Vicenza sono comparse decine di scritte volte all'esaltazione dei deprecabili Tokio Hotel.
Questo fatto scatena in me intolleranza, pietà, senso di superiorità, furia omicida e soprattutto la voglia di dire a quella gente che decolorarsi i capelli alla lunga rende calvi.
In secondo luogo vorrei farvi presente che il mio portaborse Baldra ed io abbiamo finalmente messo in discussione la nostra proverbiale mancanza di fiducia nella provincia berica.

Avendo sofferto per anni a causa della cronica mancanza di eventi rilevanti a Vicenza, abbiamo deciso di rendere gioiosi i sabati sera dei nostri concittadini più giovani, proponendo il nostro primo (e speriamo non ultimo) dj set.
La nostra speranza è quella di poter proporre un'alternativa sana, divertente e culturalmente degna al Totem. Ovviamente siamo coscienti del fatto che tutto ciò è pura utopia, ma per il momento non ci siamo ancora dati all'alcol e alle droghe per alleviare la delusione.
Sabato 9 febbraio dunque metteremo i dischi al Capannone Sociale, dopo il concerto dei Dogma.
Se siete in zona venite a dirci ciao.

Come ultima cosa vi segnalo la seconda parte di Part Time Punks, la mia rubrica su Citylights.
Il pezzo riguarda gli amori maledetti.
Se avete qualcosa da dire a riguardo vi prego di lasciare un commento sul sito della rivista, non sul mio blog.

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05.02.08

Un imperativo morale.

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Sabato 9 febbraio Baldra ed io mettiamo i dischi al Capannone Sociale.
Se siete di Vicenza e dintorni sappiate che la vostra presenza è obbligatoria.

Al momento la playlist è incerta, motivo per cui non ho ancora avuto modo di far sparire il casino che c'è nella mia camera. Ogni abbozzo di pulizia porterebbe inevitabilmente alla vanificazione della selezione dei dischi, che giacciono sparsi sull'intera superficie della scrivania, sul comodino e forse anche sul pavimento.

Vi basti sapere che esordiremo con del buon post-punk arcaico, in sintonia con il suono dei berici Dogma. Successivamente ci limiteremo a mettere quel genere di cose molto accattivanti che non sentirete mai al Totem.

N.B.: Non abbiate paura! Il Capannone Sociale non è il covo di comunisti puzzolenti di cui avete sentito parlare! E la musica indie non fa venire i brufoli!