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27.07.07

Little Monsters

comaneci3big.jpgDi recente narrai di episodi drammatici della mia inutile e vacua esistenza, durante i quali mi sentii provinciale ed incompresa più che mai.
Il particolar modo il mio spirito s'intorpidì quando il collega Baldra ed io fummo accusati di essere privi di spirito d'iniziativa.
L'assurda teoria che udii era più o meno questa: se nelle vostre terre d'origine non succede mai un cazzo è colpa vostra. Se vi impegnaste e organizzaste qualche serata la gente ne sarebbe lieta e vi parteciperebbe.

Questa è più o meno l'accusa più offensiva che mi sia stata rivolta negli ultimi due anni, un periodo in cui fui sbeffeggiata e derisa con una frequenza significativa. Di per sé potrebbe sembrare una delle mie grandi Paranoie di Giovane Frustrata. In realtà affermare ciò è girare il coltello in una piaga che non si rimarginerà mai e che è negli ultimi tempi si è riempita di pus.
Come ben sapete, Vicenza è una di quelle cittadine che paiono paeselli.
Essa è in provincia di Padova, ha un'università invisibile fatta di sedi distaccate di poli stranieri, è nota per i suoi marmi palladiani e la leggenda secondo cui le persone come me sarebbero solite mangiare i gatti. Tutto qua.
Affermare che se io mi impegnassi in qualche modo la situazione cambierebbe è dunque spaventosamente falso. Avendo subìto l'ingerenza del cattolicesimo nella mia vita in modo tragico mi permetto di abusare di una terminologia che non mi appartiene: quella teoria è una bestemmia.

Per provare la veridicità della mia tesi e demolire una volta per tutte quelle assurde e riprovevoli seghe mentali da persona sovrastimolata culturalmente mi sono basata sulla pratica e ho raccolto dati.
L'evento che Baldra ed io decidemmo di utilizzare per stilare un report fu il concerto di ieri sera dei Comaneci, una pregevole band di Ravenna che tutti voi dovreste conoscere ed amare incondizionatamente. La loro visita in terra vicentina fu proverbiale. Avevano infatti suonato la sera stessa in cui io ed il collega fummo accusati di essere dei falsi. Ci trovavamo a Bologna, città nota per il mostruoso numero di concerti od eventi d'interesse generico che si sovrappongono quasi ogni sera.

La prima fase del progetto prevedeva la propaganda mediatica. Disponendo dell'utile e costosa Vodafone Summer Card io e il collega ci impegnammo ad inviare un sms contentente un'esaltatoria pubblicità dell'imminente concerto dei Comaneci a tutti i vicetini di nostra conoscenza. Per tutti intento anche persone deprecabili con cui non avevamo più rapporti da anni, gente che abbiamo visto una volta e di cui non ci ricordavamo più la faccia. Tutti.
Successivamente io ne scrissi sul mio blog, linkando il pregevole MySpace dei Comaneci, di modo che chiunque potesse udire una selezione dei loro brani.
Durante la seconda fase del progetto ci recammo presso il nostro centro d'aggregazione prediletto, lo spritz bar Cancelletto, situato nei pressi di Piazza dei Signori, all'interno in una zona assai ristretta dove risiedono tutti i più significativi e frequentati spritz bar di Vicenza. Essi tendono ad essere in voga a rotazione, anche se il Cancelletto rimane per noi il luogo presso cui lo spritz è più buono e più economico. Esso è frequentato da un buon gruppo di persone pregevoli, alcune delle quali (tre o quattro) hanno un sano interesse per la musica degna. Fu così che sbandierammo l'evento serale e chiacchierammo amabilmente brindando ai Comaneci.
La terza fase del progetto preveva il recarci in giro per la città a raccogliere le poche persone interessate all'evento e impossibilitate a muoversi per qualche motivo.
Ricapitolando:
1.Abbiamo fatto davvero un sacco di pubblicità al concerto mandando sms e scrivendone online.
2.Abbiamo inseguito i pochi ascoltatori di musica degna della città per avvisarli.
3.Abbiamo accompagnato chi non sarebbe potuto andare Perarolo con mezzi propri.
Risultato?
Al concerto c'erano quasi solo persone interessate a mangiare maiali e a bere vino.
Le persone che dimostrarono di aver apprezzato veramente l'evento erano all'incirca dieci.
C'era mio padre, Marta, Faso, Pette con un amico, Al3sim e pochi altri.
Molti di quelli che ad inizio concerto si erano seduti al suolo millantando espressioni facciali da grande intenditore di musica se n'erano già andati dopo quaranta minuti, a dimostrazione della loro incredibile passione per l'arte.
Qualche maledetto bastardo aveva lasciato i figli isterici sotto il palco che, essendo dei bimbi presumibilmente delle elementari, erano iperattivi e rompicazzo. C'era poi chi faceva amabilmente conversazione, comportandosi proprio come se le persone che stavano suonando per loro non esistessero.
A questo punto credo di poter affermare con certezza che noi non meritiamo tutto questo, come invece sosteneva la mente illuminata che ci insultò a Bologna.
A nulla valsero il nostro impegno e la nostra dedizione.
A Perarolo ci limitammo ad ignorare le urla isteriche degli infanti e dei vecchi ubriachi.
Oramai siamo pronti a tutto.

Tra le persone che non sono venute ricordiamo:
-Dada, che ha preferito andare a rinchiudersi al Sartea come un analfabeta arteriosclerotico perchè Perarolo è troppo distante da Vicenza (11km scarsi) e la musica (la musica in genere, non “la musica dei Comaneci”) non gli piace.
-le circa centocinquanta persone che non hanno risposto ai nostri messaggi ma che erano a Vicenza e che con ogni probabilità non avevano un cazzo da fare.

Grazie! E' anche per merito vostro se viviamo in una città edificata sul letame.
Ringraziamo inoltre la redazione di CityLights, il mensile cittadino su cui dovrebbero comparire le attività culturali della provincia, per aver bellamente ignoranto il concerto dei Comaneci.
Grazie!

Leggi la mia recensione del concerto dei Comaneci su Vitaminic
Leggi il pregevole post di Marta sul concerto di ieri
Leggi le elucubrazioni di Baldra sul concerto dei Comaneci e sulla vacuità berica
Guarda un video del concerto (sotto)



[Comaneci "I'll be back soon" (demo version)]

23.08.07

Paris is Burning

Immag002.jpgTra non molto sarò su uno splendido treno notturno che mi condurrà in quel di Parigi. Ad attendermi c'è il Rock en Seine.
Sono alquanto isterica poiché questo è il primo vero festival della mia vita, con tanto di tenda, probabile diluvio e via dicendo.
Una volta tornata ne parlerò sia qui sia su Vitaminic.
Se siete particolarmente interessati all'evento potrete bearvi con qualche aggiornamento in diretta qui.
Io torno martedì mattina. Nel frattempo saluti amorevoli a tutti.

Il cielo si sta incredibilmente rasserenando.
Forse perché sta accogliendo la mia amatissima Subaru M80.
Oggi pomeriggio infatti le ho detto addio.
Ho raccolto i tappettini con i teschi, i mille gadgets dell'Ikea e poco altro.
Ora Mater possiede una nuova macchina. Io mi limito a prenderla in prestito.

[St. Vincent “Paris is Burning”]

29.08.07

The Lazy Sunbathers

feat_schiele_306x400.jpgTalvolta mi fermo a riflettere e ricerco nella mia memoria il preciso istante in cui gettai le basi di quello che sono ora. Il momento di radicale mutamento in cui inconsapevolmente scelsi di martoriare il mio spirito fuori di casa e di nutrirlo di ambrosia entro i confini della mia collezione di libri e dischi.
Quando mi imbatto in una qualche giovine berica dallo sguardo brioso e osservo frasi di disprezzo per i libri e per la musica articolarsi sulle sue labbra provo smarrimento, terrore. In terra vicentina, come ben saprete, c'è ben poco da fare. Si può guardare la tv, andare a Sant'Andrea a non fare nulla, ascoltare cinquecento volte di seguito la stessa canzone di Rihanna e poco altro. D'estate poi, se non si è muniti di patente, è la morte.

Non molto tempo fa mi recai a Sant'Andrea e notai i cambiamenti nella fauna locale. Nuovi corpi bambineschi avevano gettato radici in quella che è in tutto e per tutto una prigione. Una volta che entri a Sant'Andrea ogni brama di vita esce dal tuo cervello e resti per sempre lì, sui gradini della chiesa, a parlare del nulla.
Tra la novella gioventù c'erano due bimbe. Erano bimbe dalle tettine infantili, dedite compulsivamente al fumo come espediente per sembrare grandi. Dicevano cose assurde, ridevano di cose assurde. Una delle due era una bimba apparentemente normale, biondina, carina. L'altra sfoggiava svariati piercing, indossava una maglietta fashion di Sid Vicious e millantava ardita conoscenza degli Stooges.
Le osservai per parecchio tempo, sconvolta dalla loro audacia, dai doppi sensi con cui farcivano le loro frasi, dal modo in cui si atteggiavano a “sono rincoglionita dunque dovresti scoparmi”.
Successivamente la mia amica Irene mi rivelò che quella sera, prima che io arrivvassi, le bimbe stavano parlando del mio libro.
Non osai approfondire.
Mi limitai a contemplare il vuoto che si stava librando attorno al mio stomaco, che si espandeva fino a fagocitarmi, che mi insonorizzava.
Spesso dubito della mia produzione. La chiamo produzione per non chiamarla opera. Sarebbe troppo.

Ma ci sono anche le bimbe che stanno tutto il tempo connesse a msn e cestinano i loro anni peggiori intrattenendo riprovevoli conversazioni con gente lontana centinaia di chilometri, con ogni probabilità boara.
Personcine leggiadre dalla ricettività nulla, che vedono la beltà sono in quello che viene proposto dal demiurgo mainstream.
Le osservo e mi domando come possano privarsi della sindrome di Stendhal, del sublime senso di smarrimento che ti assale quando finisci di leggere un grande libro.
Tutte le volte in cui, per qualche strano motivo, sono stata chiamata per andare a parlare con gli studenti di scuole medie e stuperiori non ho potuto fare a meno di insistere su questo punto: affermare che i libri sono noiosi, in quanto formato desueto, è assurdo.
Nei libri, così come nella musica, nel cinema e nell'arte in genere c'è una risposta alle esigenze di ogni singolo individuo presente sulla faccia della terra.
Internet rende tutto vicino, comodo, raggiungibile. Il punto è che molti quindicenni del 2007, che conoscono internet dall'infanzia, ne sono stati una vittima. Per qualche strano motivo si sono semplicemente rincoglioniti come dei pezzi granito anziché scaricare gratis qualche disco decente. Tutto ciò non è folle?
Mi osservo impazzire mentre cerco album dimenticati che non sono reperibili nemmeno online e nel frattempo c'è ancora chi scarica Rihanna e la ascolta in ripetizione, mentre la passano alla radio settecento volte al giorno, mentre i suoi video infestano la tv.
C'è qualcosa di sbagliato in tutto questo.
Allo stesso modo è sbagliata l'imminente riapertura del Totem, agorà per deficienti, su cui sparerei a volumi mortali le sublimi parole di Moz.
Che dire poi del programma di concerti proposti dal comitato No Dal Molin? Rivoltanti, come sempre in queste occasioni. Ma di questo parleremo un'altra volta.

“Ordinary boys, happy knowing nothing
Happy being no-one but themselves
Ordinary girls, supermarket clothes
Who think it's very clever to be cruel to you

For you were so different
You stood all alone
And you knew
That it had to be so
Avoiding ordinary boys
Happy going nowhere, just around here
In their rattling cars”

In conclusione consiglio la consultazione di questo pregevole ed illuminante post di Leonardo sulle cattive letture.

[Morrissey “The Ordinary Boys”]
[Rachel's “Family Portrait”]

03.09.07

You've got everything Now (1/2)

L'estate si è definitivamente chiusa, perché prima di uscire la sera ci portiamo dietro una felpina. Io sono così morta dentro che userei la mia gatta più affabile come sciarpa, ma ho paura che fugga e venga investita.

E' un periodo in tutto e per tutto straziante. Siamo stati dieci giorni ad Amsterdam e abbiamo goduto di ogni dettaglio. Poi altri quattro giorni a Parigi per il Rock en Seine, immersi nel fango.
Ora rimembro tutto ciò, bevendo succo alla pera, che è la mia droga, e per poco non cado a terra sibilando imprecazioni varie.
Baldra ed io abbiamo consolidato il nostro rapporto. Ora sappiamo con certezza che è necessario andarcene al più presto da qui. Fanculo l'università. Fanculo gli amici, o presunti tali. Fanculo tutto.
Da quando sono tornata sento rabbia allo stato puro dentro il mio stomaco.
Faccio a pezzi i giornali. Persino Repubblica.
Mi innamoro delle piante, ma non le so gestire.
Sono continuamente da scossa da istinti omicidi.
Tendo a stordirmi fin troppo frequentemente con l'alcol, cosa che sono arrivata a deplorare, perché a Vicenza è ancora paurosamente fashion, in quanto va a sostituire cose pregevoli come i concerti dei Comaneci.

Questa sera nella mia ridente città suonano gli Zero Assoluto.
Sento la puzza di eccitazione infantile nell'aria.
Qualche giorno fa invece ci recammo alla sagra di Sant'Andrea, senza sapere quale fosse il programma della serata. Poggiammo i nostri piedi sul noto asfalto e per poco non vomitammo.
C'erano i Vanilla Sky. Ovviamente tutte le giovini beriche che siamo soliti osservare in centro erano lì, in tenuta emo. Tutta la città era lì, dato che da noi in media c'è un "evento" a settimana. C'era addirittura chi osò dire: mi fanno schifo gli emo, però oggi mi sono vestita così per ridere. Ah Ah Ah.
Quanto sto ridendo!
La moda emo ha inebetito il mio popolo. Quest'estate pare si siano tutti tinti i capelli di nero, ma dubito fortemente che abbiano mai ascoltato il genere da cui proviene quel look.
Io odio gli emo. Rubano frammenti di mode da altre categorie umane. Mi impediscono di portare i miei vecchi vestiti. Infestano il mio bar, il mio quartiere, la mia biblioteca, la mia università.
Vedere degli adulti che pagavano la bellezza di cinque euro per assistere ad una tristissima performance dei Vanilla Sky mi ha quasi spinta alle lacrime.

Ieri volevo uccidere Baldra, forse perché lo amo e non voglio che soffra.
Forse perché tutta questa quiete mi disturba.

Non avrò pace finché non me ne sarò andata all'estero.

[The Flying Burrito Brothers “Down in the Churchyard”]
[The Slits “Typical Girls”]

04.09.07

Slint


In questi giorni cade l'anniversario della prima volta in cui ascoltaii gli Slint.
Fu alquanto traumatico, soprattutto se consideriamo il fatto che quella sera ero stata trascinata al mio primo ed ultimo concerto dei Derozer, la band (punk smarza) più celebre della città.
Ma non sono di certo qui per parlare di ciarpame.
Al contrario, sono qui per spingervi ad ascoltare gli Slint, sempre che voi non siate così pregevoli da averlo già fatto.

Gli Slint sono, ma per certi versi erano, una band di Louisville, un grosso centro industriale del Kentucky.
Padri di quello che Simon Reynolds chiamò post-rock, gli Slint provenivano da una formazione post-hardcore chiamata Squirrel Bait, dalle cui ceneri nacquero anche i godibilissimi Gastr del Sol.
Gli Slint realizzarono il primo album, Tweez, nel 1989. Si trattava di materiale decisamente rivoluzionario, una scossa elettrica in grado di frantumare le certezze di ogni serio ascoltatore di hardcore, grunge o più in generale di qualunque serio ascoltatore.
Personalmente posso affermare di essere stata traumatizzata dal suono degli Slint.
Il modo in cui il capelluto David Pajo e compagnia costruivano le loro trame melodiche, spesso intervallate da esplosioni sonore altamente distorte e da parti cantate che scomparivano per lasciar spazio a puri e semplici monologhi, è tutt'ora incredibile.

Se nel 1991 non avessi avuto quattro anni, con ogni probabilità non sarei impazzita per Nevermind. Avrei invece scelto la via di Spiderland.
Realizzo tutto ciò solo ora, in questo preciso istante.
Il grunge non è mai stato rivoluzionario.
Il grunge è stato semplicemente una figata.
Io adoro il grunge, ma di esso amo soprattutto la sua limitatezza. Mi fa sentire colta, perchè é un genere che ho studiato follemente e che ora posso dire di conoscere davvero.
Ma ribadisco, ora voto Spiderland, voto i confini illimitati post-rock, gli sguardi assenti del math-rock. Voto il vuoto emozionale che diventa veicolo per sentimenti nuovi, l'apertura di spazi mentali inesplorati.
Quando per la prima volta Spiderland si rivelò ai miei occhi in tutta la sua maestosità finii per ascoltarlo per tre volte di seguito.
Verso le quattro di mattina mi ritenni soddisfatta e tornai verso casa.
Fu Baldra a rivelarmi gli Slint. Successivamente scoprii che erano la stessa band che aveva suscitato il mio interesse qualche anno prima, quando avevo visto una foto della band, che poi è anche la copertina di Spiderland.
Ma non ero mai andata oltre, forse perché spaventata dal numero di album storici che mi capitavano tra le mani in quel periodo.
In un certo senso sapevo che quello che era un disco che avrebbe significato qualcosa per me, ma lo tralasciai, riservandolo per il futuro.
Quando Baldra mi fece ascoltare Spiderland non ci conoscevamo particolarmente bene. Passavamo le serate a Sant'Andrea a sconvolgerci, perchè avevamo un sacco di interessi in comune e mai prima di quel momento avevamo conosciuto qualcuno di Vicenza con cui riesumare così tante band amate.
Quella sera ci eravamo storditi di vino rosso mentre i Derozer suonavano alle nostre spalle. Ricordo sguardi accusatori; Nata e Cana che si illudevano di poter ancora manovrare la loro band, oggi ufficiosamente deceduta.
Non so per quale motivo finimmo ad ascoltare Spiderland. Ma so che fu una delle serate più sconvolgenti della mia vita.

[Squirrel Bait “Black Light Poster Child”]
[Slint “Carol”]
[Slint “Don, Aman”]

08.09.07

Non dire cazzate

Torno ora da un concerto in quello che voi chiamereste il culo del mondo. Per me quel culo è la terra dove nacque mio padre e dove io trascorsi tante estati gioiose, quando a sei anni mai nonna mi insegnava il significato della parola “coventrizzare”.
Il concerto in realtà non era un vero concerto. Era una giornata di quello che qualche psicotico ha pensato di denominare festival.
C'erano due gruppi sfigati di cui non è necessario che citi il nome, seguiti poi dai Tre Allegri Ragazzi Morti e dai Verdena.
C'è da dire quest'oggi me ne fregava ben poco dei Cicci Morti. Quest'anno hanno allietato fin troppe delle nostre serate.
Li abbiamo seguiti con lo sguardo, discutendo della oramai cementicea scaletta, della loro cover allucinante di “Ask”.
Nulla di che. Ero ubriaca al punto giusto.
Ad un'ora imprecisata ci recammo sotto il palco, guadagnando una dignitosa seconda fila e pregammo.
I Verdena uscirono e fin da subito notammo tracce di isteria sul volto provato di Alberto Ferrari, omonimo di mio zio.
La voce non si sentiva. La batteria si sentiva troppo.
Ma avremmo anche potuto sorvolare. Queste non sono altro che bazzecole da gente che talvolta ascolta musica.
Il volgo se ne fotte, ed è bene che sia così.
Avrebbe potuto essere un concerto più che degno, forse lontanamente paragonabile a quello dell'Estragon, vista la pregevole scaletta.
Ma le nostre speranze divennero ben presto cenere.
melvins04.jpgC'erano i nirvanici che assurdamente deprecavano “Creepy Smell”, ignorando forse il significativo fil rouge che legò la band del Kobain* e i Melvins, le solite ciccettine isteriche e molta gente che era lì per caso.
Baldra fu colpito mortalmente alla nuca da un eroinomane, cosa che mi spinse ad inseguirlo nel pogo urlando istericamente e per almeno quindici volte: “Che cazzo fai?”
Quando lo raggiunsi tentai di ucciderlo strizzando con le mie mani possenti svariate parti del suo corpo.
Questo finì solamente per renderlo ancora più violento.
Fu a quel punto che decisi di rivolgermi ai nerboruti uomini della security, che mi ignorarono bellamente.
Fecero lo stesso quando feci loro notare che gli eroinomani stringevano tra le mani mortali bottiglie di vetro.

Che altro dire?
Passai quasi tutto il concerto muovendomi languidamente con gli occhi chiusi, perché ero stanca e volevo solo vomitare il mio odio spietato su chi pretende di autodefinirsi un fan dei Verdena e poi conosce solo i singoli del primo album.
Io non mi definisco una fan dei Verdena. Io sono una estimatrice.
Amo un certo tipo di pogo, che in Veneto è andato perduto per sempre.

Questo è solo uno dei tanti motivi per cui odio il Veneto e i suoi abitanti.
Odio i boari orgogliosi di non aver mai letto un libro, le vecchiette oscurantiste, i forzisti, gli industriali evasori, i figli degli industriali, la gente che va al Totem, gli emo e soprattutto odio chi mi fa presente che il mio odio è privo di motivazioni.
Odio con tutto il mio spirito, le mie viscere e il mio cervello chi ha prostituito la sua dignità e ora è arrivato a credere fermamente che Vicenza sia una città in cui è possibile, se non piacevole vivere.
Non sto parlando dei menomati, di coloro che non hanno mai visto la luce.
Sto parlando di coloro che un tempo erano sani.

Odio il mio odio.
Odio scrivere questo post, ma ormai è quasi finito.
Non ho nessuno a cui regalarlo.

Amo la mancanza di logica di cui è gravida la produzione dei Verdena e amo il fatto che siano italiani.
Amo poggiare gli occhi su Luca Ferrari e vedere che indossa una maglietta degli Spaceman 3.
Chi altri lo farebbe nelle aspre terre che noi chiamiamo casa, a parte Baldra ovviamente?
Nessuno.
In tutta la mia esistenza ho visto solo tre magliette degli Smiths a Vicenza.
Una era mia, una era del Guru (che mi rivelò il verbo di Moz) e l'altra era di un tizio ignoto.

A quindici anni venivo spesso accusata di essere snob. Ora sono migliorata tantissimo e sorrido a tutti. Questo non toglie che dopo concerti come quello di questa sera non possa fare a meno di sentirmi una specie veneta in via di estinzione, un piccolo barlume di decenza nel marasma di coloro che paiono privi di curiosità.
Io bramo le fonti.
Sono le fonti che mi hanno dato una parvenza di credibilità.
Sono la mia arma contro l'idiozia dilagante.
Poco importa se le mie parole cadono inesorabilmente nel vuoto.
Mi conforta stare ad ascoltare la mia bruttissima voce e non vedere reazioni nel mio prossimo.
Quand'ero alle medie mi capitava spesso di parlare da sola, perché la gente mi interpellava e poi, non appena aprivo bocca, si girava dall'altra parte a parlare di scarpe.
Che grosso trauma!
Fortunatamente Mtv Made mi ha insegnato a comportarmi da idiota socievole. Ho conosciuto un sacco di gente simpatica in questo modo (almeno due persone).

Ora quasi quasi mi metto a piangere. Sono le quattro e mezza di mattina e ho paura di marcire qui per sempre.
Ma dubito che lo farò.
C'è tutto un mondo a qualche chilometro da qui.
Un mondo pieno di scoiattoli danzanti, di piante di canapa e di Alberto Ferrari che canta “Psycho killer”.


*questo non è un errore, è una citazione colta. Lo dico giusto per evitare inutili spargimenti di merda.

[Verdena "Il tramonto degli stupidi"]

29.09.07

Le Grandi Attività Culturali di Vicenza pt.4

Ci sono sere in cui, nonostante la totale assenza di eventi in terra berica, Baldra ed io decidiamo di sfidare il nulla e di uscire di casa.

Qualche settimana fa ci trascinammo alla sagra dell'Aracoeli.
Ciò che vedemmo, e che ho riportato qua sotto, è il quarto capitolo della sfortunata serie Le Grandi Attività Culturali di Vicenza, detto anche Quant'è bello deridere il tuo prossimo incompetente.



Ignoro il nome della band. Anche se dubito vi possa interessare.

04.10.07

Lost in the Supermarket*

Long distance callers make long distance calls
And the silence makes me lonely

Domenica scorsa il demone della vecchiaia è tornato a farmi visita.
Mi ha fatto presente che dovrei abbandonare parte del mio usuale registro linguistico, perché ormai non sono più una teenager.
Che strano. Pensavo sarei rimasta teenager per sempre.

Ho considerato l'ipotesi di scrivere un post sui primi vent'anni della mia vita, ma poi ho cambiato idea.
Lo farò dopo il mio ottantesimo compleanno, quando saremo tutti morti a causa di qualche disastro ambientale.

strummer1.jpgOggi però mi sento incredibilmente giovane perché, dopo aver constatato che, in un brano contenuto nel suo nuovo album "Kala", M.I.A. ha campionato il riff di Straight to Hell, ho sentito l'irrefrenabile bisogno di mangiare i miei tortellini ascoltando il primo album dei Clash.
Quand'ero piccola i Clash mi facevano schifo.
Mio padre ascoltava sempre "Sandinista!" e "Combat Rock" mentre andavamo in giro in macchina.
Ci sono voluti anni e decine di prese di coscienza musicali per spingermi ad ascoltare seriamente "London Calling".
Ciò che mi rendeva insopportabile il suono Clash era la loro passione per le contaminazioni. Tutt'ora tendo a rifiutare generi come il reggae e lo ska.
Nel migliore dei casi mi fanno venire voglia di spararmi.
Quando mi resi conto che White Man in Hammersmith Palais mi piaceva fui sconvolta da me stessa.

Oggi pongo il mio sguardo sui giovani concittadini muniti di creste ben costruite con il sapone di marsiglia e mi domando in che modo devono aver vissuto la morte di Joe Strummer. Soffrono ancora nel ricordare l'istante in cui presero coscienza di aver perso un uomo straordinario? Hanno pianto silenziosamente lacrime amare riascoltando con un'attitudine diversa la discografia dei Clash?
Non saprei dare una risposta certa, ma propendo per il no.

Nella mia terra l'old school punk è assimilato alle due derivazioni più monotone, cioè l'hardcore e l'oi. L'altra via, quella ben più degna di nota e soprattutto stimolante, del post-punk lampeggia nel buio. A tenerla in vita anche qui, dove persino i sassi desiderano la fuga, ci pensano persone diverse, che hanno ben poco in comune, ma che che tentano costantemente di non annegare nella vacuità, aggrappandosi alle dissonanze ignoranti della no wave o alla irripetibile dolcezza di "Colossal Youth" degli Young Marble Giants.

Chi commentò un vecchio post dicendo che do troppa importanza alla musica, che con il passare del tempo comprenderò che sono altre le cose importanti, probabilmente non ha mai superato la barriera che separa l'ascolto passivo da quello attivo.
La musica mi salvò dallo sfacelo. E lo stesso vale per la letteratura.
Non giudico la gente in base ai suoi gusti musicali. Però so che avrò problemi ad instaurare un rapporto umano davvero solido con una persona che finge di amare la musica, con chi è privo di quel tipo di sensibilità, con chi ad esempio ascolta emo di terza generazione.
Adoro parlare di musica, indagare il passato, scoprire generi nuovi. Non posso farne a meno. Dubito che in futuro le cose cambieranno.

Rimettere le mani sulla discografia del Clash, paradossalmente, mi fa sentire estranea alla scena punk inglese, tutta intenta a riprodurre sé stessa, schiava della filosofia “no future”.
Mi fa stare bene, in pace con me stessa.
Non so perché ci siano ancora così tante persone che fingono di vivere nel '77, imitando l'abbigliamento di John Lydon quando mentiva al mondo rimandosi Rotten (cosa che fa tutt'ora). Spero per loro che si tratti solo di finzione. In caso contrario sarebbe un qualcosa di troppo crudele da infliggere al proprio corpo.

*in memoria dei tempi dell'omonimo ed oramai defunto blog collettivo (quando i feed non esistevano e Splinder ospitava meno di 4000 blog)

[The Clash: Straight to Hell]
[Public Image Ltd.: Theme]
[M.I.A.: Paper Planes]

09.10.07

Every Artist Needs a Tragedy

Sabato scorso toccammo il fondo.
Ci lanciammo in un folle giro della città recandoci ovunque ci fosse una parvenza di vita.
Dopo aver ingoiato vaghe reminiscenze di terrore, ci recammo al Sabotage Bar, dove qualche mese fa un eroinomane distrusse un finestrino della mia indifesa Subaru piegando la portiera anteriore destra.
Suonavano gli OJM, una band di cui avevamo già sentito parlare da qualche parte.
Dopo due minuti di esibizione per poco non vomitai davanti al palco. Ma evitai di farlo, perché ero circondata da uomini nerboruti poco rassicuranti.
Per la cronaca: gli OJM sono una band di Treviso che a breve partirà per un mini tour negli States. Fanno una sorta di hard rock anni '70 che incontra lo stoner. Potrebbero sembrare dei Led Zeppelin vestiti male muniti di cantante bruttissimo e con una voce orripilante. O in alternativa dei Wolfmother con un cantante dello stesso tipo, tutti dediti al recupero di amplificatori valvolari ed ignari del buon gusto.
Dopo aver constatato che ci stavamo facendo solo del male, scappammo di corsa.
A differenza di quanto ci era stato precedentemente comunicato, il Capannone Sociale era chiuso. Il suo popolo ha posto radici al Presidio Permanente. Questo non è che uno dei fatti deleteri connessi all'imminente edificazione della Ederle 2.
Abbandonammo dunque la zona industriale e ci recammo in via Quadri, dove da qualche anno sorge lo sfortunato Lynx Club, ex Midian.
Lì scoprimmo che l'entrata costava sei euro, una cifra improponibile per vedere i Cut, una band totalmente inutile del catalogo Homesleep.
battles200.jpg
Tutto ciò che volevo era ballare in pace, possibilmente da ubriaca, perché il Lynx è sempre vuoto, come testimonia questa vecchia foto, e io tendo ad imbarazzarmi facilmente.
Sono troppo povera per pensare di investire soldi in qualcosa che mi fa venire voglia di spararmi.
Sono masochista perché voglio ballare i Battles e qui pare che nessuno li conosca.
Il Totem ha riaperto. E' rincominciata la stagione dello scazzo serale, dell'esodo di massa verso discoteche costosissime piene di gente di merda, degli spritz che ti congelano le mani fuori dal Cancelletto.
Nel fine settimana ci guardiamo negli occhi e pensiamo: “droga”.

Come se non bastasse è ricominciata l'università e nel primo periodo del semestre corrente mi trovo a dover affronare sei ore buca. Il mercoledì sette. Vivo sulla mia pelle la mancanza di rispetto per i pendolari.
Ieri sono stata insultata da un tizio di mezza età che non approvava il modo in cui avevo parcheggiato la mia bici fuori dalla stazione. Gli ho detto: “Sì” e ho pianto mentalmente. Era troppo buio perché potessi reagire diversamente.

Mi conforta la certezza che nei prossimi tre anni non riuscirò ad andarmene da qui.
Nel frattempo contemplo le fonde della mia pianta dell'Ikea. Non so che pianta sia, perché sono cresciuta sull'asfalto, però è bella.

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In chiusura vi segnalo una serie di band che a mio avviso dovreste ascoltare. Io l'ho fatto e guardate come sono leggiadra e gaudente!

No Age:
"Weirdo Rippers" è uscito quest'anno per la Fat Cat. Non è un album, ma una sorta di raccolta di tutti i brani contenuti negli (introvabili) ep che i No Age hanno pubblicato negli ultimi tempi per svariate etichette statunitensi.
Compariranno senza dubbio nella top 10 dei miei dischi dell'anno.
- "Every Artist Needs a Tragedy"

Asobi Seksu:
E' da poco uscita (per One Little Indian) la ristampa del primo album omonimo. Tra qualche giorno ne scriverò su Vitaminic.
E' probabile che non capiate alcuni dei testi. Sono in giapponese :)
- “I'm So Happy But You Don't Like Me

Nervous Cabaret:
Nusrat Fateh Ali Khan incontra i Clash, Captain Beefheart e i Kocani Orkestar. Ne ho scritto oggi su Vitaminic.
-“Instant Lady

Hella:
Gente dedita ad un rumore à la Cedric Blixer-Zavala ed apprentemente fatta di acidi che ci regala brani straordinari come “Anarchists Just Wanna Have Fun”. Qui ne ho scritto più approfonditamente.
-“Hand that Rocks the Cradle

Land of Talk:
Amo la loro sconvolgente inutilità. Da qualche giorno non faccio altro che ascoltarli ballando da sola. Baldra dice che ricordano i Cardigans.
-“Summer Special

Forse un giorno guarirò da questa malattia che mi fa odiare l'indie pop svedese. Non sono ancora riuscita ad ascoltare tutto “Night Falls Over Kortedala” di Jens Lekman. Al secondo brano mi viene voglia di distruggere tutto quello che mi circonda.

16.10.07

Restyled!

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Da questa mattina è online la nuova versione di Vitaminic, il sito su cui abitualmente scrivo di dischi in compagnia di Marina, Daniele, Tomm, Enzo, Stefano, Nur e Davide.

Questa settimana potete ascoltare in streaming esclusivo il nuovo album degli Animal Collective.

17.10.07

Stella Diana: La Favorita

stella.jpgHo capito fin dal primo istante che il disco degli Stella Diana mi avrebbe messa in ginocchio. L'ho stretto tra le mani e ho pensato: “Mille martellate sulle dita”.
Dato che la politica editoriale di Vitaminic, il noto sito musicale su cui scrivo mediamente tre volte ogni settimana, è di non ammorbare il nostro pubblico con mille stroncature, io mi sento un po' triste e spesso mi scopro intenta a ruggire malignamente contro i vicini di casa, le ciccettine isteriche e una vagonata di dischi di merda.
Ovviamente i principi su cui regge Vitaminic sono validi e sensati mentre io sono solo una giovane resa irosa da cose come Vicenza, le FS, la sociologia, i conservatori, il Vaticano e via dicendo.
Oramai sono abituata a vivere il mondo musicale come un assemblaggio di Arcaico*, Vecchio** e Nuovo***. Non mi sento più particolarmente stupida quando realizzo che il mio cervello è diviso a compartimenti stagni. Un tempo mi sarei presa a randellate.
Dato che su Vitaminic non potrò più uscire dal mio corpo e contemplare la catarsi, sappiate che da oggi L'odore dei pomeriggi (che, per chi non lo sapesse, è il mio blog) ospita una nuova categoria chiamata “Stroncature”.

Cominciamo dunque parlando degli Stella Diana, una band di Napoli che mi è capitata tra le mani durante le mie peregrinazioni discografiche. Dato che fino a non molte ore fa ero convinta di doverne scrivere su Vitaminic, avevo prontamente posto il cd nello stereo della macchina, in modo da costringermi ad ascoltarlo approfonditamente. Ora che gli ordini sono cambiati mi sempra antipatico gettare direttamente gli Stella nel cesso.
“Perchè non parlarne sul blog?” mi sono detta mentre preparavo la tavola.

Dunque, gli Stella Diana sono una band che rientra nelle demoniache categorie “Forse Era Meglio Scegliere un Altro Lavoro” e “Copiare Non Ha Senso: L'Originale è Sempre Meglio”.
Il loro primo album si chiama Supporto Colore ed è dotato di una copertina che forse definirei colta.
Il disco si compone di dieci canzoni. Ognuna di esse è dotata di una base chitarristica vagamente post-rock, che in alcuni casi nega sé stessa facendosi sostituire da piccoli inserti molto Joy Division.
Al di là del fatto che una simile mancanza di originalità potrebbe già di per sé causare la morte di gente fredda e distaccata come i Mogwai e il nostro idolo David Pajo, non è arduo individuare qual è il il problema su cui si regge questo piccolo ammasso di ciarpame.

Apro una parentesi:
Tutti noi sappiamo che il nuovo album dei Marlene Kuntz, intitolato semplicemente Uno, è un insulto a Cartatica e a Il Vile. Sappiamo inoltre che Godano, il nostro amato cantore delle parole desuete, non è più quello di una volta.
Lo abbiamo visto da vivo qualche mese fa e siamo stati costretti a drogarci di caffé per non collassare, mente stormi di trentenni isteriche ignoravano il concerto per raccontare di quella volta in cui per poco non si scoparono il tale musicista dei Marlene etc etc.
Siamo insomma giunti alla conclusione che un solo Godano è più che sufficiente.

Il fatto che gli Stella Diana si lancino molto frequentemente in sproloqui godaniani, pur non essendo in grado di farlo, ci fa riflettere.
Che senso ha scrivere testi che non significano assolutamente niente? Solo i Verdena hanno il diritto di farlo. E ricordiamo che i tre lombardi quest'anno ci hanno fatto dono di un disco pazzesco.
Perché non dedicarsi ad attività più costruttive? Perché non andare a rubare gli zerbini della gente danarosa? Perché non raccogliere vermi al parco?

Rinascono pensieri sparsi, come discorsi senza risposte
è ciò che ci rispondono gli Stella.
Non so quanto Godano sia orgoglioso di aver seminato il germe dell'idiozia verbale in Italia. Per non parlare di chi, come i nostri amici napoletani, tenta anche di imitare il suo modo di cantare.

Forse dovrei più essere più diplomatica e dire:
-”Gli Stella Diana hanno le capacità per fare di meglio” oppure “Gli Stella Diana sono molto eleganti. Mi piacciono le loro scarpe”.
Ma non avrebbe senso. Che ne sarebbe della mia catarsi?
Mi associo dunque ad Enrico Veronese che, sull'ultimo numero di Blow Up, demoliva Supporto Colore senza farsi grossi problemi.

Visita il MySpace degli Stella Diana
oppure scarica una canzone che mi sta facendo impazzire
[Amari “Manager nella nebbia”]


*per arcaico ovviamente intendiamo ciò che ascoltano i nostri nonni, i nostri genitori, il nostro negoziante di fiducia; ciò che ha segnato la storia della musica (ma anche no), ciò che compare nelle guide “Capire la Storia della Musica in 10 Minuti”, ciò che in qualche modo potrebbe essere equiparato al più grande disco di tutti i tempi, ovvero il White Album. Gli album seminali. O meglio: ciò che le ciccettine isteriche ignorano e ritengono fastidioso (come accadeva per gli Smiths, prima della terza ondata Emo, che noi deprechiamo addirittura più di Zeitgeist)
**per vecchio ovviamente intendiamo ciò che sta tra arcaico e nuovo
***per nuovo chiaramente intendiamo solo dischi usciti negli ultimi sei mesi

22.10.07

Un Dernier Verre (Pour La Route)

beirut.png
Se siete stanchi di avere a che fare con band composte da ventenni ignoranti e dediti al plagio, se provate l'irrefrenabile desiderio di uccidere chiunque si vesta come un debosciato post-Strokes (ex. Blondelle, Pigeon Detectives o più in generale buona parte delle band che finiscono sulla copertina di NME), allora esiste la possibilità che il giovane Beirut faccia per voi.
Il suo primo album, Gulag Orkestar, uscito l'anno scorso per Ba Da Bing!, ha messo a dura prova il mio cuore di cemento, giocando con atmosfere balcaniche à la A Hawk and a Hacksaw, un fiume ottoni e melodie strazianti.
The Flying Club Cup, il secondo lavoro di Zach Condon, è dedicato alla Francia. L'ho ascoltato parecchio, cercando di farmelo piacere quanto Gulag Orkestar.
Oggi pomeriggio, mentre studiavo tra le mura della biblioteca di Scienze Politiche, ho fatto un ulteriore tentativo, ma il risultato non è stato quello previsto. L'ho trovato molto meno immediato dell'esordio. Il battito del mio cuore non è cambiato.
Una volta tornata a casa ho letto l'ultimo post di Marina, ho guardato il video in presa diretta di “Nantes” che aveva segnalato e ho lasciato che i brividi mi abbracciassero.
Sul sito di Beirut potete trovare tutte le canzoni di The Flying Club Cup eseguite dal vivo, alleggerite di quella superficie plastica e di quelle rifiniture che paiono aver privato il disco di parte del suo potenziale.
Fate dunque un favore ai vostri irrequieti spiriti e guardate questi splendidi video.

Guarda “Guyamas Sonora” (sotto)


07.11.07

Cute Without The E*

(via Inkiostro)

Ho riso molto guardando questo video.
Poi mi sono resa conto che gli emo con cui ho a che fare in genere sono molto più ignoranti (musicalmente parlando) e modaioli di così.
Voi che dite? Gli emo sono davvero una delle espressioni più becere** del rincoglionimento globale? E la vostra città ne é forse infestata? La mia sì.
Ogni volta che ne vedo uno devo soffocare il desiderio di fermarlo e chiedergli:
1."Sai chi sono i Fugazi?"
2."Sai chi sono gli Smiths?"
3."Sai chi sono gli Smashing Pumpkins?"
4."Sai che se ti decolori continuamente i capelli diventerai presto calvo/a?"
5."Sai che la gente ti guarda e prova pietà per te?"
6."Sai che un giorno la moda degli emo scomparirà? A quel punto che ne sarà dei 25 piercing che hai in faccia?"

Se mai lo farò sarà per scopi puramente statistici.


*Esilarante titolo di una canzone dei Taking Back Sunday, una band vergognosamente emo di cui ho ascoltato mezzo brano oggi pomeriggio. Dire che meritano di essere puniti per l'ignoranza e il ciarpame che hanno sparso nel mondo è troppo poco. Personalmente scalfirei i loro volti puliti e sbarbati alla perfezione utilizzando i loro cd.

**Le bimbe che girano con una lametta nel portafoglio per tagliarsi anche fuori casa ed essere stilose esistono davvero. Sono le stesse che al posto del cervello hanno segatura, topi morti, caramelle gommose e dentifricio.

09.11.07

Cosa ho fatto Sabato Sera pt.3

Ulan Bator @ Shindy, Bassano del Grappa

12.11.07

Bigmouth Strikes Again (12/12/86)

13.11.07

Talibam!

"Ordination of the Globetrotting Conscripts"
Talibam!
MySpace

18.11.07

Voldemort Can't Stop the Rock!

Non sono mai stata una fan della saga di Harry Potter.
Trovo però molto divertente che alcune persone si siano scandalizzate quando Daniel Radcliffe recitò alcune scene in totale nudità all'interno del dramma teatrale “Equus”.
-”Harry Potter nudo!”- dicevano- “Cosa penseranno i bambini? Argh!”

Ad ogni modo devo ammettere che, dopo aver scelto di non proseguire con la lettura della saga, attendo sempre con piacere l'uscita dei film.
Ho apprezzato in particolare la svolta oscura degli ultimi due.

Questa è la dovuta premessa. Non vado pazza per Harry Potter.
Eppure credo che farei svariate decine di chilometri per vedere dal vivo questa improbabile band.
hp.jpg

Si chiamano Harry and the Potters. Musicalmente sono inutili come pochi, eppure m'ispirano.
Fatevi quattro risate sul loro myspace...

29.11.07

My Body is a Cage

In questo momento sono nel mio salotto, anziché a Padova.
In questo preciso istante sta iniziando il corso di inglese che dovrei seguire.
Non ho avuto la forza di andare in stazione.

Questa mattina sono andata a Schio a trovare la mia nonna materna. Mi ha detto che qualche giorno fa è morta la sua gatta. Aveva diciotto anni.
Tutto ciò mi rende incredibilmente triste. Ero molto affezionata a quella bestia.
Era una siamese. Quando avevo circa tre anni la vidi in un negozio di animali di Schio che ora non c'è più e supplicai mia nonna di prenderla.
Ce la regalarono perché nessuno la voleva. Qualcuno le aveva tagliato la coda ed era rimasto solo un moncherino.
Il fatto che sia morta mi suona strano, mi fa sentire come se da un momento all'altro la mia infanzia si fosse allontanata ancora di più dal mio insipido presente.

Sul mio divano giace invece la gatta della mia nonna paterna, che è in ospedale da qualche giorno. L'hanno operata ieri ed è viva per miracolo, anche se non credo che resterà su questa terra ancora per molto.
La sua gatta è stata investita da una macchina la settimana scorsa. Non riesce più a stare in piedi. Non so cosa fare, perché il veterinario ha detto solo di lasciarla nella sua cuccia.
Sono molto triste. Ho paura che mia nonna muoia, anche per certi versi una parte di lei se n'è gia andata qualche tempo fa.
Quand'ero piccola mi leggeva Oscar Wilde e mi riempiva la testa di storie su Gesù Cristo.

I due album che ho più amato negli ultimi mesi sembrano essere l'unico genere di musica accettato dal mio stomaco, in questi giorni di tiepida sofferenza.
North Star Deserter di Vic Chesnutt e Neon Bible degli Arcade Fire.
Il tema della morte come fil rouge.

Saziate di bellezza il vostro cuore guardando i loro video presenti sul sito francese La Blogothèque. Quello degli Arcade Fire lo trovate qui sotto. Per quello di Vic Chesnutt cliccate qui.

11.12.07

Pre

pre.jpgSento il cervello che chiede pietà. "Smetti di abusare di me", dice lui.
Studio troppo, penso troppo, scrivo troppo. Le mie letture rilassanti sono "I Fratelli Karamazov" e "Il Secondo Sesso" di Simone De Beauvoir.
Quando non leggo, non studio, non scrivo e non ragiono fino a farmi sanguinare le tempie mi sento in colpa.

Oggi Baldra mi ha detto di aver letto sull'Internazionale che il multitasking fa morire precocemente.
Probabile che non sia vero.
Ad ogni modo vorrei preservare la mia integrità cerebrale evitando di scrivere un vero post.

Vi segnalo dunque la mia recensione di Epic Fit, il primo album degli inglesi Pre, che questa settimana è disponibile in streaming completo su Vitaminic.
Ve lo consiglio soprattutto se amate la No Wave, le Riot Grrrl e i Melt Banana.

Personalmente dopo averlo ascoltato sono diventata iperattiva. Poi mi sono stordita con un semplice spritz patavino e mentre ero in treno ho tentato di uccidere Baldra.

21.12.07

Top 15 2007. I miei dischi dell'anno

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1. Vic Chesnutt “North Star Deserter”
2. Arcade Fire “Neon Bible”
3. M.I.A. “Kala”
4. Battles “Mirrored”
5. Verdena “Requiem”
6. P J Harvey “White Chalk”
7. Beirut “The Flying Club Cup”
8. Akron/Family “Love is Simple”
9. Zelienople “His/Hers”
10. The White Stripes “Icky Thump”
11. Talibam! “Ordination of the Globetrotting Conscripts”
12. Elegi “Sistereis”
13. Sleeping States “There The Open Spaces”
14. Hella “There's No 666 in Outer Space”
15. Comaneci “Volcano”

22.12.07

I Found That Essence Rare (o: Dischi Vecchi che hanno infuocato il mio 2007)

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Mesi fa ero intenta ad accarezzare le mie certezze rocciose. Sono sempre stata una grande amante delle cose vecchie. I dischi vecchi, i libri vecchi, i vestiti vecchi, le macchine vecchie e via dicendo.
Utilizzo il termine “vecchio” perché é semplice, poco cortese e può essere appiccicato a sostantivi di natura assai varia.
Quest'anno ho dedicato parte del mio tempo alla scoperta del nuovo, agevolata da accadimenti assai discutibili come la presunta reunion degli Smashing Pumpkins* e l'uscita di una vagonata di album inutili, generalmente incensati dal sempre più tragicomico New Musical Express.
Tra di essi non posso fare a meno di citare i lavori di Black Rebel Motorycle Club, Kings of Leon, Pigeon Detectives, Blondelle, Enter Shikari e Babyshambles. Escludo volutamente “Zeitgeist”, che occupa la posizione numero uno nella mia personale classifica dei dischi più imbarazzanti, orripilanti e deprecabili dell'anno.
In generale ho notato un progressivo regresso verso sonorità abusate da tempo. Albione pare infestata da band estremamente megalomani che amano plagiarsi a vicenda e ripescare materiale arcaico. Questo spiega l'autocitazionismo maniacale in salsa Kinks di Pete Doherty.
Non sono poi mancati gli album da Veri Uomini, come il pallossissimo “Baby 81”, su cui ho versato intere secchiate di lacrime. Mi sono chiesta più volte cosa possa spingere delle persone ispirate ad uscire di strada ed imboccare poi l'avverso vicolo che conduce alla morte, musicalmente parlando. I BRMC sono diventati dei pupazzi vestiti di nero, piatti, vuoti, adorati dalle bimbe rincoglionite e dagli uomini che amano sentirsi rassicurati.
Sì, se vi piace Baby 81 significa che siete virili. Lo stesso vale per i Kings of Leon, che sono comparsi in moltissime classifiche di fine anno causandomi brevi scosse d'isteria mista a panico.

Fortunatamente quest'anno non è uscito solo ciarpame. Ci sono stati i dischi che ho citato nel post precedente, qualche ep significativo e molte canzoni degne.
Eppure la necessità di indagare il passato non si é spenta.
Grazie a supporti assai validi, come lo straordinario “Post-Punk” di Simon Reynolds e “Post Rock e oltre” di Stefano Isidoro Bianchi ed Eddy Cilia, ho indagato in modo abbastanza approfondito questi due generi.
Insieme a Baldra ho passato ore ed ore tra negozi di dischi reali e store virtuali. Parlare di musica è per noi una delle poche via di fuga. Vicenza si sta sgretolando un po' per volta. Dopo aver appurato che dovremo stare qui ancora per un po', non resta che soffocare l'amarezza assordandoci con il comunismo dei Gang of Four o con i Fugazi, padri del tanto detestato emo di terza generazione.
All'interno di questo scenario estremamente deprimente, in cui lo studio è finalizzato alla disoccupazione e la mia città s'appresta a trasformarsi in un parco giochi per militari statunitensi, osservo il grigiore diffuso e fingo di essere a Louisville o a Manchester, luoghi infernali, votati alla produzione sfrenata, in cui la gente reagiva creando qualcosa di durevole.
A Vicenza non succede qualcosa di positivo da decenni. Ecco perché chiunque indossi abiti riconducibili alla scena oldschool punk, new wave o ai Devo viene automaticamente scambiato per un'idiota dai vecchi alcolizzati e bestemmiatori che stanno tutto il giorno al bar.
Personalmente ho scelto sperare, sfogando poi la mia frustrazione insultando gli emo-non-emo minorenni che osano deturpare il mio campo visivo. E' una scelta scontata, lo so.
Negli ultimi dodici mesi ho realizzato che vale la pena di vivere per vedere dal vivo gli Arcade Fire. Ho cambiato varie volte taglio e colore dei miei capelli, ho comprato un nuovo paio di anfibi, ho avuto splendide allucinazioni psichedeliche e ho amato incredibilmente un libro sulla Prima Guerra Mondiale.
Questi sono i dischi (ma c'è anche un cofanetto) che ho scoperto o riscoperto quest'anno, quelli che hanno dato un senso alla banalità della vita quotidiana, ai viaggi in treno, agli insulti ricevuti e donati, al mio ballare sempre e comunque da sola.

Dexy's Midnight Runners “Searching for the Young Soul Rebels” (1980)
Fugazi “Repeater” (1990)
Gang of Four “Entertainment!” (1980)
Gene “Olympian” (1995)
Plasticland “Wonder Wonderful Wonderland” (1986)
Rachel's “Music for Egon Schiele” (1996)
Rex “C” (1996)
Smashing Pumpkins “The Aeroplane Flies High” (1996)
Violent Femmes “s/t” (1983)
Young Marble Giants “Colossal Youth” (1979)
AA.VV. “No New York” (1978)
AA.VV. “Sci-Fi Lo-Fi, Vol. 1” (2007)

*ovvero un sempre-più-megalomane William Corgan accompagnato da tre pupazzi semoventi e dall'ombra di Chamberlain


(Dexy's Midnight Runners "Geno")


(Violent Femmes "Blister in the Sun")


(Gene "Sleep Well Tonight")

19.01.08

Margherita Ferrari Will Have Her Revenge on Vicenza

1.Se scrivo poco è perché sono sotto esami. Vi manco? Allora provate su Vitaminic.

2.-Pacci si è iscritto a Scienze Politiche. Quando lo scorgo mi sento come l'uomo hobbesiano allo Stato di Guerra.
-Baldra si è trasferito a Scienze Politiche, poiché Ingegneria in Italia è priva di lauree specialistiche salvifiche e dunque conduce inevitabilmente alla Sedimentazione Mentale.

3.Ieri sono andata a studiare presso la Bertoliana di Vicenza. Ho occupato una postazione strategica che mi permetteva di poggiare salturiamente sullo sguardo su qualche uomo affasciante. Ho poi scoperto che il tavolo prescelto era già stato colonizzato dal mio incubo adolescienziale, la nota Tutti Dieci, raggiunta poco dopo da Miss Ballo delle Debuttanti, altrimenti detta La Nobile.
La Tutti Dieci studia Giurisprudenza a Verona. Ignoro invece le derive della Nobile, che però pare essere entrata alla perfezione del ruolo di Segretaria dal Sorriso Smagliante.

nirvana_19.jpg4.In questo preciso istante sto ascoltando “Tourette's” dei Nirvana.
Mi mancano i tempi in cui le ragioni della mia asocialità latente si chiamavano “Bleach”, Suor Adriana e Grande Fratello 1.
Quest'ondata di nostalgia è riconducibile al revival grunge che presto spazzerà via i deprecabili rigurgiti dell'emo di terza generazione.
Lasciamo dunque spazio ai Pissed Jeans (usciti quest'anno con “Hope for Men”, ovviamente su Sub Pop), i nuovi Melvins.
A me interessano i nuovi Bivouac, i nuovi Afghan Whigs, i nuovi Pond e i nuovi Soundgarden (non oltre Superunknown). Li conoscete?

ST3277~Henry-Rollins-Posters.jpg5.Questa sera suonano al Capannone Sociale i coltissimi A Decadence History, band locale marcatamente emocore. Qualche tempo fa li insultai sul loro MySpace. Ora temo che il loro cantante, una sorta di giovane e poco attraente Henry Rollins privo d'inventiva, voglia uccidermi. Lo stesso vale per Baldra, che molto gentilmente mi difese, sfoggiando la sua significativa cultura post-hardcore.
Ci introdurremo dunque al Capanno in modo furtivo e poi fuggiremo al Vinile.
Dobbiamo chiedere notizie sul giorno in cui potremo finalmente mettere i dischi dopo qualche concerto, dimostrando così a questa città di morti che i Violent Femmes sono meglio di Manu Chao.

Se mi cercate sono tra gli scritti di Weber e Durkheim.

21.01.08

Police Story

Odio* la polizia. Detesto vedere un pulotto alla guida di un'Alfa 159. Prendendo coscienza del modo vergognoso e ridicolo in cui vengono trattati i ragazzi del Presidio Permanente anticipo di qualche anno il collasso del mio fegato.
Ecco perché ho trovato assolutamente esilaranti le pagine del libro "American Punk Hardcore" dedicate ai Millions of Dead Cops.

Per saperne di più vi propongo la lettura della mia recensione, reperibile su Vitaminic.

Amichevoli saluti a tutti.


*il mio odio non è campato in aria, bensì è giustificato da dati empirici ed esperienze personali.

01.02.08

Part Time Punks #2/Teenage Lobotomy/Imbarazzanti Lamenti

[Per qualche motivo i commenti hanno smesso di funzionare. Sono sommersa dallo spam e non ricevo i vostri interventi. Cercherò di risolvere il problema al più presto.]

Ho della pellicola trasparente in testa. Sto cercando di tingermi i capelli senza usare sostanze acide, per il bene del mio corpo e mio habitat.
Sono reduce da due esami e ne sto preparando un terzo.

Se fossi una di quelle bimbe che considerano il blog come un oggetto di tendenza, volto a costruire una determinata immagine della propria insipida esistenza, credo che mi sentirei legittimata a scrivere un post dedicato alla mia voglia di chiudere il mio blog, lo strumento che amplifica elegantemente la mia sofferenza.
Sfortunatamente ieri il mio antico contenitore di scritti adolescenziali avrebbe compiuto cinque anni. Questo significa che:
- ho già chiuso da tempo il mio blog.
- sono troppo vecchia per dedicare tempo alla stesura di post dai contenuti autodistruttivi.
Ad ogni modo quest'oggi ci terrei a rendervi partecipi dei miei turbamenti, in chiave demenziale, come si addice ad una persona che sta scoprendo il mondo grazie a Weber e Durkheim.
Come prima cosa dovreste sapere che sui muri della biblioteca di Vicenza sono comparse decine di scritte volte all'esaltazione dei deprecabili Tokio Hotel.
Questo fatto scatena in me intolleranza, pietà, senso di superiorità, furia omicida e soprattutto la voglia di dire a quella gente che decolorarsi i capelli alla lunga rende calvi.
In secondo luogo vorrei farvi presente che il mio portaborse Baldra ed io abbiamo finalmente messo in discussione la nostra proverbiale mancanza di fiducia nella provincia berica.

Avendo sofferto per anni a causa della cronica mancanza di eventi rilevanti a Vicenza, abbiamo deciso di rendere gioiosi i sabati sera dei nostri concittadini più giovani, proponendo il nostro primo (e speriamo non ultimo) dj set.
La nostra speranza è quella di poter proporre un'alternativa sana, divertente e culturalmente degna al Totem. Ovviamente siamo coscienti del fatto che tutto ciò è pura utopia, ma per il momento non ci siamo ancora dati all'alcol e alle droghe per alleviare la delusione.
Sabato 9 febbraio dunque metteremo i dischi al Capannone Sociale, dopo il concerto dei Dogma.
Se siete in zona venite a dirci ciao.

Come ultima cosa vi segnalo la seconda parte di Part Time Punks, la mia rubrica su Citylights.
Il pezzo riguarda gli amori maledetti.
Se avete qualcosa da dire a riguardo vi prego di lasciare un commento sul sito della rivista, non sul mio blog.

9febbrario.png

05.02.08

Un imperativo morale.

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Sabato 9 febbraio Baldra ed io mettiamo i dischi al Capannone Sociale.
Se siete di Vicenza e dintorni sappiate che la vostra presenza è obbligatoria.

Al momento la playlist è incerta, motivo per cui non ho ancora avuto modo di far sparire il casino che c'è nella mia camera. Ogni abbozzo di pulizia porterebbe inevitabilmente alla vanificazione della selezione dei dischi, che giacciono sparsi sull'intera superficie della scrivania, sul comodino e forse anche sul pavimento.

Vi basti sapere che esordiremo con del buon post-punk arcaico, in sintonia con il suono dei berici Dogma. Successivamente ci limiteremo a mettere quel genere di cose molto accattivanti che non sentirete mai al Totem.

N.B.: Non abbiate paura! Il Capannone Sociale non è il covo di comunisti puzzolenti di cui avete sentito parlare! E la musica indie non fa venire i brufoli!

06.02.08

You gotta love the Moz

Negli ultimi tempi ho smesso di stimare incondizionatamente Morrissey.
Mi limito ad amarlo con non poche perplessità.

Ci tengo comunque a segnalarvi tre voci di Urban Dictionary dedicate a lui:
- Moz
- Mozzer
- Mozfather
Leggendole ho riso un bel po'.


[Ho risolto il problema dei commenti. Ora funzionano.]

12.03.08

Teenage Lobotomy: Un Simpatico Contest

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Vicenza è una terra frammentata.
Conosco persone che frequentano il Presidio Permanente e che al contempo trovano disgustosa l'idea di mettere piede al Capannone Sociale, pur sapendo che i due luoghi sono gestiti dagli stessi individui.
Ci sono berici di sinistra che evitano il Capannone perché si considerano troppo puliti per quel genere di ambiente.
I giovani di destra ne stanno alla larga poiché temono di essere pestati a sangue.
Gli ignavi permangono nella loro immobilità, scegliendo luoghi tradizionalmente considerati normali.

Sabato 22 Baldra ed io metteremo i dischi al Capannone Sociale (prima e dopo il concerto dei bolognesi Settlefish), presentandoci sotto forma di Un Pezzo della Redazione di Vitaminic.
L'ultima volta la serata è andata molto bene, anche se siamo stati platealmente piantati in asso dalla gente che avevamo contattato.
Per incentivare la presenza di lettori veneti di questo instabile blog ed evitare l'insorgere di una crisi esistenziale, ho deciso di organizzare un Simpatico Contest.
Al primo essere umano che mi si presenterà al Capannone dicendo di aver letto questo post, io donerò una scarna compilation ad edizione limitata (una sola copia numerata!), che realizzerò nei prossimi giorni.

Vi attendo numerosi!

25.03.08

Offlaga Disco Pax @ CSC, S.Vito di Leguzzano (VI) (21/03/08) + Settlefish @ Capannone Sociale, Vicenza (22/03/08)

Vicenza è un luogo infernale in cui la musica indie viene immancabilmente presa a bastonate. La natura ignava del berico si scontra con la voce della sua Terra. I messaggi della Terra sono immancabilmente in dialetto e parlano di Lavoro, Impresa e Senso del Dovere.

Queste sono le prime righe del mio post relativo al ridente fine settimana musicale appena trascorso, che ha visto comparire in territorio vicentino addirittura due band rilevanti.
Quest'oggi lo trovate nella vetrina di Vitaminic. Da domani scivolerà nell'archivio.
Siete liberi di commentare qui sotto.

15.04.08

Part Time Punks #4: Amore Sfigato

Verrà il giorno in cui i miei post smetteranno di essere segnalazioni e tragici lamenti.
Per il momento mi limito a condividere con voi, Amati Lettori, questo melenso scritto sull'Amore Sfigato.
Come al solito vi invito a commentare sulla pagina di Citylights.

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Per farmi perdonare ho creato un account su Muxtape e vi ho fatto una compilation.
Contiene cose vecchie e cose nuove. In questo periodo non riesco ad ascoltare altro.
Se i brani vi piacciono e volete scaricarli vi consiglio di leggere questo post di Daniele e agire con rapidità. Molti sostengono che Muxtape avrà vita breve.

12.05.08

A Means To an End

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Da qualche tempo ho scoperto un buco nel mio spirito. Questo buco è di dimensioni considerevoli. Credo che sia dedicato alla fede e al senso di appartenenza. Sorvolando sulle questioni religiose, la cui persistenza nella mia coscienza sta frantumando molte cose che dovrebbero invece essere solide, ho notato una sempre più sentita richiesta di certezze da parte del mio animo.
Un tempo avrei cercato nella letteratura, in un disco chiave.
Oggi non posso fare a meno di tentare una via più semplice, che non implichi investimenti mentali troppo elevati.
Invidio segretamente i minorenni che lungo Corso Palladio fanno ciò che mi apparteneva quando ero solo una fatiscente fan degli Smiths al primo stadio. Hanno un sacco di tempo da cestinare con disincantato candore.
Attraverso la demenzialità di una corsa a perdifiato sembrano colmare un vuoto che io ero solita allargare chiedendo sempre e comunque risposte affermative. Le ottenevo molto di rado.
Il motivo per cui oggi mi scopro così disperatamente dipendente da Baldra risiede nella sua capacità di rispondermi come nessun'altro ha mai fatto.
Questa sera abbiamo guardato insieme “Control” di Anton Corbijn. Per mesi ho finto che sarebbe stato proiettato in un cinema della città. Oggi ho constatato che la mia cieca fiducia nel potenziale di queste terre pianeggianti ha generato solo delusione, privazioni e sempiterne incazzature.
Ci sono giorni in cui rimpiango i tempi della pochezza, quando i dischi su cui piangere erano solo una piccola torre. Sapevo come vestirmi, qualche parte interpretare. Ero in grado di fingere una conoscenza del post-punk che probabilmente non raggiungerò mai.
Spaziando tra generi che un tempo ero solita schifare credo di aver perso pezzi della mia capacità di trovare conforto in ciò che amo.
La sovrabbondanza di fonti ha cancellato il mio orgoglio identitario. Sono davvero qualcosa?
La visione di “Control” ha riportato a galla il ricordo dei tempi in cui scoprii i Joy Division.
Indossando cuffie che annullano il rumore del pianeta e tornando per necessità alla voce di Ian Curtis ho l'impressione che in questi anni non sia accaduto nulla. Nulla di ugualmente dilaniante.
A quindici anni amavo soffrire con la mia musica, per trarne una qualche forma di conforto. Oggi la sento scalpitare tra lo stridore di un treno in frenata ed auricolari che mi fanno venire la nausea.

La domanda é: perché non ho ancora appreso la sublime arte di sentirmi adeguata?
Non intendo sembrare una di quelle bimbe isteriche che si rivolgono polemicamente al Sistema. In mancanza di altri capri espiatori, accuso gli odierni emo.

Link: Il MySpace dei Joy Division

02.06.08

Altrove

Lo slittamento di un esame ha recentemente fatto da ponte tra il periodo delle prove intermedie e la sessione estiva. Tutto ciò si è tradotto in due mesi di studio continuo e folle, durante i quali ho raggiunto uno dei miei massimi picchi di bruttezza e antipatia.
La mia presenza online è stata inoltre molto scarsa. Alle persone che si ostinano a chiedermi un contatto su msn rispondo sempre e comunque negativamente, poiché la mia vita è altrove e sono già sufficientemente cieca e segregata presso sedie scomode. Non credo sia il caso di morirci, su una di quelle sedie.
Per porre un minimo d'ordine all'interno di questo blog, infestato da segnalazioni di scritti pubblicati altrove, ho deciso di postare mensilmente un sunto delle mie produzioni più recenti.
Comincio da oggi:

Su Citylights
- Amori Lontani

Su Vitaminic
- Rhys Chatham & His Guitar Trio All-Stars: “Guitar Trio is My Life!” (Table of the Elements)
- Mínus: The Great Northern Whalekill (One Little Indian)

30.06.08

Scritti pubblicati altrove #2

bulbul.png
Su Citylights/Informacittà:
Amori Estivi
All The Young Dudes (all'interno della Guida Informagiovani “Dr. House… ricetta per uscire di casa”; nella pagina segnalata trovate il pdf scaricabile. Il mio articolo è a pagina 8)

Su Vitaminic:
Melt Banana + Pissed Jeans @ Unwound, Padova (27/05/08)
Afterhours "I milanesi ammazzano il sabato"
Donvito e i Veleno "Hell Mundo!"
Bulbul "Bulbul 6"

20.07.08

Vacanze

soundlabs_logo.jpg
Posso contare sulla presenza di qualcuno di voi?

23.07.08

In a Different Light

gos.png
Quand'ero all'asilo i miei genitori decisero che dovevo fare un corso di danza.
Ai tempi delle elementari espressi il desiderio di giocare invece a calcio, ma la mia proposta fu cassata.
Fu così che, in occasione di uno di quei tristissimi saggi di fine anno cui partecipano solo parenti annoiati, mi presentai vestita da idiota, ma accompagnata da un brano delle Bangles, prontamente suggerito da mio padre.
Quando in seguito scoprii che la band in questione aveva registrato una cover di September Gurls dei Big Star rivalutai i tempi in cui saltavo sul divano ballando Manic Monday e Walk Like an Egyptian.

Le Bangles sono tornate a fare capolino nella mia vita due settimana fa, quando ho cominciato a guardare Gilmore Girls in inglese, ignorando il fatto che qualche tempo fa mia nonna mi rivelò cosa succede nell'ultima puntata della serie. Rivedere la prima stagione in ordine si sta rivelando un'esperienza estremamente piacevole, che supera le aspettative più paradisiache. Ero a conoscenza del fatto che la serie fosse deliziosamente gravida di citazioni musicali capaci di commuovere un pezzo di granito, ma anni fa avevo colto ben poco. L'apertura del pilota accompagnata da There She Goes dei La's, la successiva comparsa di un'effige degli Echo & the Bunnymen e la spiegazione dell'origine del nome di Rory Gilmore sono stati motivi più che sufficienti per farmi apprezzare inconzionatamente Gilmore Girls.

Tutto questo per dire che il clima estivo mi impedisce di godere delle sonorità spigolose che rendono invece pregevole il tedio autunnale. Oltre a Micah P.Hinson, cui rendo omaggio quotidianamente mentre studio in biblioteca, mi trovo spesso ad ascoltare album che avrebbero potuto accompagnare i miei balletti ai tempi dell'asilo, se solo i miei genitori ne avessero posseduto una copia.
Tra di essi spicca Beauty and the Beat delle Go-Go's, un disco del 1981 che ho scoperto pochi mesi fa. Dopo averlo ascoltato decine di volte ho constatato di avere una cotta adolescenziale per gli undici brani che lo compongono.
Quest'oggi, riprendendolo in mano, ho bramato un salto nei primi anni novanta per poter ripetere quel tragico saggio di danza accompagnata da How Much More o We Got The Beat. In ogni caso dubito sarebbe stato meno imbarazzante, ma l'idea di ballare un brano delle Go-Go's all'età di sei anni di fronte ad una platea deprimente non è male.

02.08.08

A Swimming Pool Down The Railway Track

sf.png
Sono rientrata a Vicenza qualche ora fa.
Spero di trovare la forza di narrarvi qualche episodio divertente delle mie vacanze a Roseto degli Abruzzi, prima che i ricordi di quest'ultimi vengano schiacciati dal libro di diritto che devo studiare entro fine mese.

Ci sono stati pochi momenti salienti. Complessivamente posso dire di aver passato buona parte del tempo dormendo e tentando di leggere La Certosa di Parma ed un interessante testo francese di sociologia dell'alimentazione reperito in biblioteca prima della partenza. Ho poi evitato il contatto con un gran numero di esseri umani, privilegiando invece i pesci dell'acquario presente nell'entrata dell'albergo.

Baldra ed io scriveremo a breve dei primi due giorni in un post sul Soundlabs Festival, che andrà online su Vitaminic.
Il momento più triste del Soundlabs è stato senza dubbio al termine della performance di Micah P. Hinson, quando ho versato un paio di lacrime che nessuno sembra aver notato. I momenti più ridicoli sono stati molti e hanno sempre viste coinvolte le forze dell'ordine. Siamo infatti stati perquisiti e privati dei tappi delle nostre bottiglie di plastica, che sono notoriamente delle armi pericolosissime. Alcuni avventori sono stati fermati perché in possesso di erba. La polizia però non ha avuto il buon senso di osservare con un minimo di attenzione dei giovani palesemente fatti di ecstasy che, dopo aver ondeggiato per il territorio del festival sorseggiando superalcolici, hanno poi avuto modo rovinare parte della serata a tutti, compreso il sopraccitato Micah P. Hinson.
Ad ogni modo conservo un ricordo non particolarmente tragico del Soundlabs. Ero pur sempre in buona compagnia...
Il secondo ed ultimo giorno, dopo l'esibizione dei Mogwai, Baldra ed io abbiamo avuto il piacere di parlare per qualche minuto con Max Collini degli Offlaga Disco Pax, cosa che ha ridestato la mia fiducia nell'umanità per almeno quarantotto ore.

Nei giorni successivi al festival il mio abbigliamento si é fatto sempre più ridicolo, forse a causa del clima di relax che aleggiava nei pressi dell'albergo. Vagare attorno al bordo della piscina con quello che, a Vicenza, è uno dei miei pigiami ha contribuito a farmi apparire molto fuori luogo. Per non parlare della serata in cui la cena ci è stata presentata sotto forma di costolette nonché pasta e fagioli.
Non mangio la carne perché cerco di ridurre al minimo la mia viltà. Ritengo inoltre che “pasta e fagioli” sia uno di quei piatti veneti che sarebbe meglio non esportare, soprattutto quando fuori dalle mura dell'albergo è estate.
Durante la serata in questione ho cercato seriamente di non sfottere/insultare parte delle gioiose famiglie che si stavano cibando in nostra compagnia. L'apice del mio odio è stato raggiunto quando un tizio malefico, che durante la settimana aveva fatto del proprio giovane figlio una sorta di maggiordomo, se ne é uscito con una discorso davvero allucinante in cui elencava ai vicini di tavolo tutti i lavori domestici che attendevano sua moglie, una volta tornati a casa. Le parole di quest'uomo si sono sovrapposte al ricordo di una lezione di Politica Sociale, durante la quale osservai una serie di grafici relativi ad una ricerca effettuata su un campione molto ampio di liceali di diciotto/diciannove anni. Più della metà dei soggetti di genere maschile affemavano che gli uomini hanno una minor capacità delle donne di fare i lavori di casa. Le conseguenze di quest'idea, ben salda nelle loro menti marchiate Mediaset, erano evidenti all'interno dell'intera ricerca e nel complesso facevano senso.
Ecco perché ho trovato molto consolante il vino con cui ho accompagnato la mia cena a base di pane, pomodori e pannocchie.

Nel complesso posso dire di aver passato una buona vacanza, anche se un tantino sedentaria.
Durante i primi giorni Baldra ha finito di leggere Dio non è grande di Christopher Hitchens, un testo assai pregevole, anche se un tantino estremo. Per questo motivo ogni occasione era buona per simpatiche battute anticlericali, che si sono rivelate il vero leitmotiv della vacanza, insieme alle soste di fronte all'acquario per salutare i pesci.

Il rientro in terra berica è stato simbolicamente segnato dall'incontro con una inedita volante di quella che immagino fosse la polizia della base NATO chiamata Ederle 1, cui ho avuto modo di tagliare la strada appena uscita dall'autostrada.

[per la foto grazie a miss naïve]

05.09.08

Here they come...

santa.jpgNel corso della mia breve esistenza ho imparato che non è il caso di farsi costantemente rosee aspettative. Ecco perché suppongo sempre che a Vicenza non accada mai nulla di divertente.
Immaginate dunque il mio stupore quando, qualche sera fa, mi recai alla sagra di S.Andrea e vi trovai un gran numero di volti noti. Notai ben presto la presenza di alcuni tizi che stavano sistemando degli strumenti su di un palco le cui dimensioni furono in seguito definite come “sufficienti per ospitare i Mogwai”.
L'anno scorso la sagra di S.Andrea vide la partecipazione dei deprecabili Vanilla Sky. Dato che lo spettacolo era a pagamento mi limitai ad ascoltare le canzoni gratis bevendo un buon vino portato da casa.
La possibilità di andare altrove non fu contemplata, poiché altrove c'era il nulla, il vuoto siderale.
Quest'anno andai a S.Andrea solo perché ero stata invitata dalla mia amica Giulia. Non appena giunti sul posto Baldra ed io sperperammo i nostri averi a causa di una invitante bottiglia da mezzo litro di recioto, che sibilava nel reparto vini dolci. L'aroma mellifluo della bevanda in questione mi ricordò che nonostante tutto sono una graziosa ragazza veneta. Una di quelle ragazze venete cui è stato insegnato che la vendetta non si serve fredda, bensì surgelata.
Anni fa qualcuno diffuse delle malefiche nonché ridicole voci sul mio conto. A causa di queste voci il mio ex morosetto Pacci mi odia e sostiene che io abbia disintegrato la sua capacità di amare. Come conseguenza di tutto ciò molte persone che sono state in compagnia con me mi trattano con una certa deferenza.
Dato che Pacci non ha mai voluto rivelarmi l'identità del fedifrago sputtanatore, io vivo sapendo che una delle persone che sono solita invitare alle mie feste di compleanno è un vile bastardo. Negli ultimi mesi sono giunta alla conclusione che il colpevole possa essere uno solo dei miei ospiti.

Mi trovavo dunque alla sagra di S.Andrea quando il Colpevole comparve alle mie spalle. Dopo averlo salutato gli offrii dell'orzo che mi ero portata da casa. Lui mi guardò e disse: “Bevi l'orzata?”.
Io risposi: “No, bevo orzo.”
Il Colpevole studia architettura a Venezia e qualche volta lo trovo in treno. In quelle situazioni non può fare a meno di sfottermi, criticando i miei capelli. La vivida immagine di quei momenti troneggiava nella mia testa mentre gli sorridevo con aria amabile.
Il Colpevole è uno di quei personaggi che tutti voi amate deridere: è orgoglioso di essere veneto, vota Lega Nord, fa squallide battute sui meridionali o più in generale su chiunque non sia veneto (compresi i tedeschi), canta Faccetta Nera pensando che sia una cosa divertente e per alcuni mesi mi ha fatto presente che ho fianchi adatti a mettere al mondo i suoi figli. Ai tempi in cui eravamo in compagnia insieme il Colpevole ed io eravamo i più vecchi del gruppo; bevevamo buon vino veneto e parlavamo di quando avremmo avuto la patente.
Il Colpevole era un raro esempio di veneto stereotipato. Ricordo quando indossava il cappello da alpino di suo padre, versava un buon vino della zona e serviva la sopressa.

Sorrisi dunque al Colpevole reggendo il mio buon vino veneto. Gli dissi: “è forse vero ciò che ho sentito? Sei diventato astemio, o pseudo-tale?” Egli rispose affermativamente, con un tono che mi era estraneo. Troppo quieto, troppo piatto. Gli chiesi il perché. Lui disse che non ama essere alterato. Fu a quel punto che gli servii la mia vendetta congelata, quella che serbavo da mesi per un'occasione del genere.
Dissi: “Ma come? Tu? Un veneto? I veri veneti apprezzano un buon vinetto!”

Talvolta basta poco per demolire i giovani uomini che vedono in te un forno per figli. Una parola desueta, una insinuazione ridicola basata su stereotipi idioti.
Per una volta ho vinto anch'io. L'espressione sul suo volto ha compensato parte dei motivi per cui voglio andarmene da qui.
Ad ogni modo voglio che sappiate che ho un piano di fuga. Non mi limito più a blaterare nel vuoto.

Il resto della serata fu ricca di eventi. Ben presto notai su di un manifesto che avrebbero suonato quattro band, tra cui i torinesi Arsenico. Per poco non caddi a terra. Raggiunsi allora la mia amica Giulia e le dissi: “Ma suonano gli Arsenico!”
Lei rispose: “Eh sì”.
Gli Arsenico sono una delle poche band che l'ex morosetto Pacci mi fece apprezzare. All'epoca mi facevano schifo l'hardcore e l'oi, così Pacci decise di istruirmi.
Ammetto che i suoi corsi furono alquanto inutili. Tutt'ora alzo lo sguardo al cielo quando mi capita di ascoltare buona parte delle canzoni che mi passò in un cd riscrivibile.
22.jpgGli Arsenico si salvarono, forse perché il loro hardcore era venato di pop e i tesi mi piacevano.
“Forti di incomprensioni instabili”, il loro secondo album, mi regalò non pochi momenti di gaudio.
Immaginate dunque il mio sconcerto quando scoprii che di lì a poco avrei visto quella gente dal vivo. Ero proprio contenta. Il fatto che di recente i torinesi abbiano pubblicato un ep vomitevole non scalfì la mia fiducia nella buona riuscita della serata.
Durante le esibizioni della altre band gustai il mio costosissimo vino, conversai con Baldra e mi guardai attorno.

Gli Arsenico comparvero sul palco e come prima pensai che erano vestiti in modo imbarazzante, come dei metallari nerd. Suonarono solo cinque o sei pezzi. I primi tre e l'ultimo erano del nuovo ep. Il nuovo ep è una creatura in cui coesistono tristissimi chitarroni metal e una componente pop che fa pensare un po' troppo a gente come i Finley. I due brani rimanenti erano tratti da “Forti di incomprensioni instabili”. Il mio preferito, “Fratello Servo”, fu cantato per metà da un idiota pseudo punk di S. Pio X che non sa neanche pronunciare il nome degli Agnostic Front.

Tutto questo per dire che a Vicenza è bene non farsi grandi aspettative.

Per informarvi sugli eventi berici (e non solo) di settembre vi invito a consultare la versione digitale di Citylights. La mia raccomandazione rimane sempre quella di segnare le serate interessanti sull'agenda e poi fingere che siano schifezze.
Dato che si siete date una letta alla mia rubrica.

14.09.08

In Accordance To Natural Law

Adoro gli articoli allarmisti che saturano i quotidiani. Leggendoli non posso fare a meno di immaginare le venature di terrore sui volti altrui. Ieri su Repubblica si parlava di alimentazione ed incertezza. A fondo pagina, in un angolino, si annunciava che a breve Anthony Giddens e Zygmund Bauman saranno a Roma per un convegno.

Studiare Giddens e Bauman mi ha fornito molti spunti utili per distruggere le argomentazioni del mio prossimo. Entrambi hanno dedicato molto spazio nei loro scritti ai temi della globalizzazione e dell'incertezza.
Sfogliando il nuovo libro di Tremonti nella Feltrinelli patavina ho notato che il nostro brillante ministro ha più volte saccheggiato le teorie dei due noti sociologi senza mai citarli, nemmeno nella bibliografia.

Viviamo dunque in un contesto di rischio, in cui il precariato non investe solamente il settore lavorativo, ma sembra invece permeare l'intera esistenza degli individui. L'unico soggetto esente dal fattore rischio sembra essere Tremonti, che può permettersi di plagiare gente ben più importante di lui senza che nessuno glielo faccia presente.

Ovviamente anche la mia vita è permeata dall'incertezza. Avendo studiato la questione ho imparato a conviverci. Come però spiega Giddens, studiare il rischio significa penetrarne più profondamente la natura. Ne consegue una maggiore percezione del rischio stesso, che in linea teorica potrebbe portare l'individuo all'isteria e all'implosione.

Ci sono però un paio di fattori su cui posso sempre contare. Uno di questi è l'idiozia del berico medio.

Qualcuno di voi ricorderà il fallimentare esperimento che vide la sottoscritta e il collega Baldra travestiti da dj entro le mura del Capannone Sociale, roccaforte della gioventù del No Dal Molin.
Negli ultimi mesi le cose non sono cambiate. Anzi, qualche settimana fa mi giunse un'email dal Centro Stabile di Cultura di S.Vito di Leguzzano in cui si avvisavano i tesserati che l'associazione è sulla via del collasso.

Durante l'estate il collega ed io abbiamo constatato che il Capannone non è il nostro ambiente e che conveniva tentare presso altri locali. Ecco perché qualche sera fa ci siamo recati fiduciosi al Sartea, luogo velleitario in cui un pompelmo aperol costa quattro euro.
Personalmente non amo molto il Sartea, nonostante si trovi a circa centocinquanta passi dalla mia dimora. Ritengo però che sia uno dei pochi luoghi berici in cui ogni tanto è possibile ascoltare musica accettabile, un elemento da non sottovalutare in questo mare di detriti.
Per fare una figura accettabile ho indossato abiti dignitosi e ho acconciato i miei capelli affinché non sembrassero una scopetta. Dopo aver consumato un costossimo fondo di moscato Baldra ed io ci siamo alzati e siamo andati da un tizio che lavora lì a chiedere con chi potevamo parlare relativamente a questioni musicali. L'uomo che ci è stato indicato ha reagito male quando gli abbiamo chiesto se potevamo mettere i dischi, realizzando solo in seguito che ciò che intendevamo era “fare un dj set”. Come prima cosa ci ha chiesto che genere avevamo in mente. Gli allora detto che preferiamo optare per cose indie, ma ci adattiamo alle serate. Il tizio ha brillantemente affermato: “Ah! Indie pop”.
Da quel momento in poi ha ignorato completamente la mia esistenza rivolgendosi solo a Baldra e ripetendo svariate volte: “Allora.... Io nei prossimi giorni do il tuo numero al collega che si occupa dei concerti e gli dico che c'è questo ragazzo che vuole fare un dj set...”
Ho guardato il tizio che parlava per cinque, forse dieci minuti; ho considerato la possibilità di andarmene. Sono poi rimasta immobile a fissarlo ed infine gli ho rivolto un saluto che non ha visto risposta.

Il fatto che la gente si ostini a supporre che io sia un'ignorante, musicalmente parlando, solo perché non posseggo degli attributi con cui ingravidare il mio prossimo sta cominciando ad irritarmi. Vicenza non è un buon metro, poiché non esiste una vera e propria scena musicale e la maggior parte della gente che sa distinguere un basso da una chitarra appartiene alla temuta categoria dei metallari. In questo contesto tragico, quando si tratta di conversare con gente della mia età, ma tante volte anche più vecchia, sono io quella che dimostra la conoscenza più approfondita per quanto riguarda gli ultimi decenni di uscite discografiche. Non lo dico per vantarmi, poiché non passa giorno senza che io mi senta ignorante ed affamata di nuove conoscenze. Vorrei solo che questi giovani uomini che ritengono di potermi incasellare alla voce “ignorante” solo perché appartengo al “sesso debole” venissero fatti a pezzi e dati in pasto ai vermi.

In conclusione cito un episodio che da tempo serbavo nel mio cuore per voi Amati Lettori.
Mi trovavo al Soundlabs Festival di Roseto degli Abruzzi. Da svariate ore ero attaccata ad una transenna; i miei piedi si stavano deformando e avevo le ginocchia a pezzi. Attendevo trepidante gli scozzesi Mogwai, una delle mie band preferite.
Uno dei problemi connaturati all'ascolto dei Mogwai è che pare del loro pubblico è composto da metallari che si esaltano solo in concomitanza con le esplosioni sonore che sono divenute il loro marchio di fabbrica. Alla mia destra c'era dunque un folto gruppo di soggetti di questo tipo, brutti e spregevoli. Alla mia destra c'erano invece alcune ragazze, per la maggior parte poco più vecchie di me.
Mentre aspettavamo che venisse allestito il palco mi trovai ad ascoltare i discorsi dei metallari, la maggior parte dei quali riguardavano cose da uomini, come la strumentazione e gli effetti che venivano poggiati a terra.
Ad un tratto uno di questi tizi disse: “Ah! Ci sono un sacco di ragazze! Sembra proprio di essere ad un concerto di Gigi D'Alessio.”
Sconvolta dalla deficienza di questo tizio non riuscii a trovare parole con cui apostrofarlo. Temevo che dalla mia bocca uscissero insulti lo avrebbero spinto a picchiarmi. Mi limitai allora a guardarlo con pietà.

22.11.08

Infinite Wisdom Tooth (o: Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare)

Non ho scritto per circa venti giorni. Non ho controllato questo blog per una settimana. Mi sono limitata alla visita poco frequente della casella di posta elettronica, dai deprecabili pc con Windows Vista della biblioteca della facoltà. Non ho ascoltato musica perché non avevo voglia di ricaricare l'iPod. Ho letto solo dispense, manuali, appunti e Peanuts.
E non è ancora finita, ma tendo a sottovalutare le prove intermedie dei lettorati di francese.

Questo per dire che non sono stata rapita dagli alieni e che ho ancora la mia lista degli argomenti da trattare.
Per provarvelo ci terrei a sprecarne uno, che in ogni caso non merita di certo un trattato di cinquecento pagine, per lo meno da queste parti.

Sto parlando ovviamente dei Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare.
Fino a qualche mese fa erano ovunque. Forse tendono a manifestarsi in estate. Oppure il fenomeno ha già cominciato a scemare.
In ogni caso, che senso hanno? Sono così poveri da non potersi permettere un hi-fi di bassa lega? Ne dubito, visti i cellulari che sfoggiano.
Dopo aver speso una cifra oggettivamente vergognosa per delle cuffie enormi che non uso più fuori di casa e dalle zone a traffico limitato perchè mi isolano dal mondo al punto da rischiare di continuo la morte, vedere della gente che ascolta musica truzza sotto forma di un generico Bbzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz è molto traumatico.
Inizialmente credevo che i responsabili di questo scempio fossero parte di quel gruppo umano chiamato Adolescenti Traumatizzati Perché Non In Possesso di un iPod Fosforescente. In seguito ho realizzato che le mie congetture erano del tutto insensate. Ascolare Musica con gli Altoparlanti del Cellulare è (od era) cool e soprattutto genera spazi di socialità in cui sfoggiare scarpe di tela piene di sostanze chimiche da centocinquanta euro.
La questione iPod Fosforescente merita invece un discorso a parte.

Il riflesso di ciò che era di tendenza in Inghilterra due anni fa si è ormai sedimentato persino della biblioteca di Vicenza. Durante le ultime due settimane ho avuto modo di cavarmi gli occhi e di fare qualche repentina dormita in quel territorio amabile, popolato prevalentemente da studenti di Giurisprudenza, Economia, e Psicologia. Adoro guardare la gente che passa ore ed ore ogni giorno in biblioteca indossando abiti scomodi e tonnellate di fondotinta. In particolar modo mi diletto osservando culi flaccidi fasciati da pantaloni a sigaretta verde pisello o da leggings che lasciano intravedere la sagoma delle mutande.
Queste sono persone che hanno superato la ventina. La loro mancanza di gusto non può che riflettersi sui minorenni che passano i pomeriggi in centro a coltivare carenza di senso critico ed amore per il capo firmato realizzato in Cina da operai sottopagati.
Com'è noto, la mancanza di gusto si radica facilmente ed è legittimata un po' ovunque. Ecco perché degli adolescenti che hanno a disposizione i mezzi per ascoltare gratuitamente pressoché tutti i dischi mai pubblicati si limitano a marcire su quel poco che propone la radio o il dj sfigato del locale per minorenni in cui sentono il dovere di recarsi.
Quand'ero più piccola e passavo il sabato pomeriggio in centro non potevo fare a meno di sentirmi impotente di fronte alle deprecabili mode del momento. Il mio accanimento nel perseguire uno stile che si discostasse da quello schifo si rivelò poi parzialmente fallimentare, eppure sono felice di non essere diventata prevedibile. All'epoca sopportavo i commenti poco fini dei coetanei truzzi che tentavano di demolire il mio uso sfrenato di abiti colorati o i miei disperati tentativi di ricostruire un look new wave senza avere a disposizione la materia prima.
Oggi posso insistere sul potere che deriva dal mio status, generato dalla mia età e dal fatto che ho la patente e che, volendo, sono in grado di demolire verbalmente tutti i minorenni che osino sfidarmi.
Per arrivare a questo punto ho dovuto sopportare molti suprusi, il più idiota dei quali fu probabilmente opera di un tizio della mia scuola superiore, classe 1986. Ero in quarta. Ricordo che a ricreazione entrò nella mia aula e si mise a fare delle battute deficienti e razziste con dei miei compagni affermando che la Repubblica Ceca è un paese sottosviluppato. Dopo aver ascoltato per un po' optai per un intervento con il quale smantellai la sua tesi. Anziché raccogliere consensi dai colleghi neutrali, come avevo sperato, fui chiamata “puttana” e per tutti il resto delle superiori quel tizio mi si rivolse usando l'appellativo “ONU”.
Il mondo è un luogo crudele.

Anziché vendicarmi sul mio prossimo ho optato per metodi più sottili, di cui non sono mai riuscita a verificare l'efficacia.
Uno di essi consiste nel fare del sarcasmo spietato nei pressi dei Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare.
Spero infatti che la mia discutibile maturità connessa al disprezzo per metodi d'ascolto così volgari assuma, per qualcuna delle mie vittime, la forma del dubbio.

* o meglio: coool.

26.11.08

Let's Go Die (o: Delle affermazioni idiote di XL sul "mondo emo")

Sono una appassionata non lettrice di XL, il mensile privo di senso che è possibile comprare con Repubblica per la modica cifra di un euro e novanta. Mio padre è solito acquistarlo, anche se poi lo sfoglia molto raramente. È una delle tante vittime inconsapevoli dell'oramai diffusissima tendenza da parte dei quotidiani ad uscire accompagnati da svariate tonnellate di allegati*.
Dicevo dunque che non leggo XL. Quando mi capita tra le mani e guarda caso sono in bagno mi diverto a scorrere le foto e a denigrare le poche recensioni che vi compaiono.
Da qualche tempo ho però notato che il “Mondo Emo” è divenuto uno degli argomenti prediletti della testata. Dico “Mondo Emo” perchè così è presentato sulla copertina del numero di novembre.
Il mese scorso ho dato un'occhiata ad un articolo apparentemente molto lungo sull'argomento, che in realtà era solo pieno di foto giganti. L'articolo non aveva alcun senso e consideva in un assemblamento di frasi che si suppone siano state pronunciate da alcuni “emo” durante una serie di interviste. Ciò che emerge parlando con questi fantomatici emo (o meglio, con questi fantomatici poser) e leggendo interviste sulle più svariate testate è una profonda incomprensione.
Quelli che io chiamo colloquialmente “emo”, cioè i bimbi che scaldano i gradini del vostro centro urbano e che sfoggiano capelli dai colori fasulli e retti da tonnellate di gel effetto estremo o piastrati ogni giorno, non amano farsi chiamare così. Allora come chiamarli? Io propendo per insistere sul termine emo, finchè qualcuno non troverà un modo per indicare il loro essere poseurs di un certo tipo.
Nell'articolo-inchiesta di XL di ottobre compaiono più o meno tutti i luoghi comuni sugli emo, ma non c'è traccia di riferimenti storici seri sulle radici del movimento. Comprensibilmente molte persone hanno mandato email alla redazione per commentare il contenuto del pezzo.
Nel numero di novembre alcune di esse sono state pubblicate, accompagnate dal titolo “Emo: musica, moda o esibizionismo?”.
La prima è opera di una quindicenne che si lamenta del taglio dato al pezzo, in cui la musica passa in secondo piano. Ella afferma che è riduttivo parlare di emo, perché esistono anche dei sottogeneri: “(emocore, emotional metalcore, screamo...)”; conclude poi dicendo: “Saremmo felici se scriveste dei veri gruppi emo moderni come i Bullet For My Valentine, Jimmy Eat World, Silverstein, Alexisonfire, Bring Me To Horizon ecc. che qui in Italia sono ignorati.”
La seconda email è di una tizia chiamata Vicky Moss, che compare nell'articolo uscito a ottobre su XL. Ella sostiene che il pezzo parla decisamente poco della “emo-scene, dalla quale sto cercando di discostarmi” e conclude con la sua proposta: “Essendo stata anche in televisione, a Scalo 76, credo di essere nel pieno dell'”onda”, come si dice, e quindi in grado di proporre una storia, un articolo, carino e anche divertente. Fatemi sapere.”
La terza ed ultima email è di una ragazza che critica la vacuità del movimento emo ed in particolar modo l'insistenza sul fatto di essere tutti depressi e tendenti al suicidio. Il senso del suo intervento è più o meno questo: anche se la vita può essere molto crudele, cerca di essere gioioso perché non esistono né la reincarnazione né l'Oltretomba.

Ciò che più mi irrita di XL è il suo microclima. La tendenza è sempre quella a proporre qualcosa di mainstream o al limite del mainstream come se fosse l'ultima trovata underground. fugazi2.jpgAllo stesso tempo movimenti come quello emo vengono stigmatizzati, mettendone in evidenza le incongruenze e la mancanza di fondamenta serie. Il punto è questo: se gli emo sono così deprecabili e stupidi perché continuare a parlarne insistendo sempre sugli stessi punti? Perché non cambiare registro? Perché non optare per un altro argomento?
Se il profitto è il solo obiettivo, la maschera da testata controcorrente è pura ipocrisia. Probabilmente sono semplicemente fuori dal target, ma mi preoccupa l'idea che chi invece ne fa parte subisca una influenza malefica.

L'aspetto più ridicolo di questa facenda è esplicitato nell'ultimo numero di XL, proprio all'interno della risposta alle tre email di cui parlavo sopra, in cui il lettore naturalmente stordito dalla divergenza dei vari punti di vista viene invitato a leggere l'intervista di Philopat (che pare essere l'addetto agli articoli pseudoalternativi) a Joe Lally, bassista dei Fugazi.
L'intento pare essere quello di far capire ai lettori ignoranti che l'emo non è un qualcosa di recente, ma nasce in tempi remoti. L'intervista a Joe Lally, che si riduce a poche battute del suddetto farcite da secchiate di inserti che non arrivano al punto, vuole essere un chiaro segnale, il cui senso è “i Fugazi sono il primo gruppo emo. Lo dice anche Wikipedia.”
Ma se i Fugazi sono davvero il primo gruppo emo, perché l'autore della risposta megalomane e paternalistica alle email dei lettori afferma “speriamo che [l'articolo di Philopat] aiuti a fare chiarezza e magari ad interessarsi a band come Hüsker Dü, Black Flag o Minor Threat che hanno ben altra profondità di gruppi come Alesana o Silverstein.”
Husker%20Du-MeatPuppets-Minu.jpgQuand'è che Black Flag e Hüsker Dü gli sono diventati emo? Ma soprattutto com'è possibile che i Minor Threat siano essi stessi emo se si sono sciolti nel 1983 e i Fugazi hanno invece visto la luce nel 1987? La presenza di Ian MacKaye nei Fugazi è forse sufficiente a trasformare retroattivamente tutto ciò ch'egli fece in passato in qualcosa di emo?

In conclusione: tutto ciò è estremamente comico e a tratti amaro. Mi turba un tantino il fatto che il post-harcore più sacro stia subendo tutte queste violenze.

Consoliamoci con qualche video gioioso:

* persino il Giornale di Vicenza ha finalmente proposto i dvd del Ventennio Fascista!

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