Recently in Politica & co Category

Riots and Revolution. Il nastrone della settimana è stato ispirato dalle parole poco illuminate che Rampini ha pronunciato durante un intervento a Servizio Pubblico. E ho detto tutto.

Which is scarier - Lust or temptation? "Blankets" di Craig Thompson e la vulnerabilità del lettore. In qui parlo di quella che credo sia la mia graphic novel preferita e dei versi caustici di Morrissey che sono stati la mia corazza.

Affinità-divergenze tra la compagna Rookie e noi nella definizione del tema del mese. L'editoriale di dicembre.



Vi invito poi a festeggiare il mio visto per gli Stati Uniti. Sta arrivando. La lotta con la burocrazia è finita. Sono libera.

Documentari, libri, articoli scientifici, canzoni e testimonianze che punteggiano la rete. Quando l'oggetto ricercato è il movimento riot grrrl, l'immagine che esce dall'incastro e dalla sovrapposizione di queste fonti sembra chiara, per quanto controversa e tutt'ora dibattuta.
Detrattori e nostalgici, se ben informati, tendono a proporre osservazioni che non di rado convergono, per lo meno sul fronte del "cosa è stato". Ciò stupisce, soprattutto se si considera che la storia del movimento è stata scritta in primo luogo dalle ragazze che ne erano il sangue e le ossa. E le ragazze, stando alla cultura popolare e al comune sentire, non sono molto attendibili. Nonostante i tentativi esterni (per lo più da parte dei media mainstream: USA Today, Spin, Seventeen e via dicendo) di raccontare ciò che stava accadendo nel periodo in cui il movimento era ancora sconosciuto in diverse aree degli Stati Uniti e in quasi tutta Europa, oggi le fonti che contano non sono quegli articoli sensazionalistici, quanto i resoconti di chi era e si sentiva parte del network riot grrrl.
In Italia l'espressione riot grrrl è associata esclusivamente ad una manciata di dischi e ad un'idea di suono che poco ha a che fare con la varietà di registri delle band che sono diventate simbolo del movimento. Si sa poco o nulla delle idee politiche di quelle ragazze, così come della forma di femminismo che articolarono e dell'efficace network che riuscirono a costruire, mettendo in contatto giovani donne in tutti gli Stati Uniti e persino in Inghilterra. Le comunicazioni tra i diversi gruppi e tra singole ragazze avvenivano soprattutto attraverso lo scambio di lettere e di fanzine. La ricostruzione in cui mi sono imbattuta dei resoconti orali e documentali che raccontano questi scambi trasmette calore. Le interviste che ho ascoltato (ad esempio quella a Sara Marcus in cui viene presentato Girls to the Front, su Bitch Media) convergono nel proporre un'immagine degli scambi come di un appiglio salvifico all'interno di una quotidianità alienante, spesso segnata da forme di violenza più o meno simbolica, consumatasi a scuola o all'interno delle mura domestiche. Per molte ragazze le lettere e le fanzine ricevute per posta erano l'unica prova tangibile che là fuori c'erano altre persone come loro. I dischi e i concerti sono venuti dopo.

Ciò che non ho trovato nei resoconti sopraccitati e che invece tendo sempre più ad aspettarmi è una traccia, per quanto vaga, di quello che le ragazze provavano nei giorni in cui la cassetta delle lettere era vuota e in cui un pezzo di carta coperto di parole e disegni pareva non bastare. Certo, questo tipo di racconti sarebbe forse marginale nell'articolazione di un discorso collettivo più ampio a proposito del movimento riot grrrl, ma la natura dialogica, orale, riflessiva e diaristica dello stesso cozza con questa mancanza.
Sono abbastanza convinta che, se mi sarà concesso di passare qualche ora alla Fales Library di New York per visionare la Riot Grrrl Collection, troverò delle fanzine in cui lo smarrimento e le cassette delle lettere vuote di cui sopra emergeranno in qualche modo.

Sempre più spesso mi scopro intenta a lamentare la mancanza di letteratura convincente e sensata su specifici argomenti di mio interesse. La parola letteratura assume significati diversi a seconda delle situazioni in cui la dispiego, perché sono un animale ambiguo. Il più delle volte significa semplicemente "letteratura scientifica", come quando fui colta dallo riot-girl-zine--google-images.jpgsconforto e blaterai a vuoto nel constatare che non esistevano articoli sociologici sul guerrilla gardening o quando, più di recente, approcciai la letteratura sulle fanzine, solo per scoprire che gli articoli più coerenti con il mio progetto di ricerca per la tesi suonavano accattivanti, ma a livello metodologico lasciavano molto a desiderare (tra di essi ne trionfa uno scritto da una tipa che attualmente insegna alla University of Chicago, in cui il processo di campionamento è descritto più o meno così: "ho usato le fanzine che avevo già in casa").
Più di rado uso la parola letteratura per parlare di grande narrativa; quella che ti porta all'estasi e al contempo ti fa passare attraverso un tritacarne. Quella che si regge su frasi che ti fanno sentire analfabeta anche se le capisci perfettamente.
Parlando di riot grrrl, cassette delle lettere, solitudine e suburbia, la mancanza di letteratura è pressante e palese su entrambi i fronti. In parallelo, ciò di cui credo nessuno abbia ancora scritto con cognizione di causa e risvolti salvifici è una situazione che riguarda in prima persona me e alcuni dei miei amici, così come molte altre persone.

Dieci anni fa aprii un blog collettivo molto scarno che si chiamava Lost in the Supermarket, come la canzone dei Clash. All'epoca avevo già un'idea abbastanza chiara di cosa significasse sentirsi più vicini ad una persona conosciuta online che a coetanei che vedevo tutti i giorni e che pensavano che fossi strana, nel senso brutto del termine. Conoscevo i tormenti della corrispondenza cartacea, così come il fugace senso di quiete che si accompagnava alla lettura di un post che esprimeva esattamente quello che provavo, ma con parole diverse da quelle che avrei scelto io. Internet era l'unico luogo in cui riuscissi a trovare tutte le risposte di cui avevo bisogno, per quanto la connessione 56k rallentasse la loro scoperta.
Mi piacerebbe poter dire che il senso di sradicamento che provavo allora sia venuto meno, poco a poco. Che le amicizie sorte in seguito abbiano tacciato la mia brama di contatto umano, ove esso è trasformato - arricchito e al contempo impoverito - dalla mediazione di una macchina. Ma non è così.
Il fluire del tempo e gli incontri che ci sono stati mi hanno dimostrato che il mio struggimento non era immotivato, che il legame che sentivo non era una mera illusione. Alcune delle persone che amo di più non sono che ombre. Sono in grado di leggermi come se fossi trasparente e di raccontarsi fino a convincermi che la vera illusione sia quella della distanza, non della vicinanza. Eppure non sono che ombre. Non ricordo il loro odore, la forma delle loro unghie, il colore della loro casa, perché ho trascorso in loro compagnia solo una manciata di ore distribuite nell'arco di qualche anno. Ci sono tante cose che ignoro della loro vita, eppure non riesco a scacciare la sensazione che ciò che di importante doveva essere reso noto sia stato presentato fin da subito, accanto alle generalità.
Nessuno mi aveva preparata a questo. Quando ero alle superiori sono certa di aver cercato storie che fossero simili alla mia, nelle librerie. La letteratura epistolare forniva suggestioni alle quali mi sono aggrappata, ma in essa era sempre presente uno squilibrio. Non c'erano libri in grado di fornirmi indizi sul modo migliore per affrontare la situazione. C'era però il chiacchiericcio vuoto e paternalistico di chi credeva di avere il diritto di sminuire i miei amici lontani, i miei amici immaginari. Ero pur sempre una ragazzina che teneva un diario. Sembrava che tutti si aspettassero che venissi adescata da qualche maniaco, perché notoriamente le ragazzine non hanno buon senso. Le ragazzine dei primi anni zero non sapevano usare internet. Si fidavano degli estranei. Ho sempre avuto cura di spiegare che sapevo quello che stavo facendo, ma ci sono voluti anni prima che la mia competenza venisse riconosciuta. Nel frattempo la distanza dai miei amici nascosti nell'ombra è aumentata. Qualcuno è andato all'estero. Poi anche i miei amici in carne ed ossa sono andati all'estero. La redazione berica della webzine che ho contribuito a fondare è andata ampliandosi e distribuendosi su due continenti, con il risultato che ora ci sono più autrici che scrivono da Londra che da Vicenza.
Tra un mese sparirò anch'io.

La notte scrivo mail in cui cerco di concentrare conversazioni di ore ed ore, perché non riesco ad accettare che i chilometri mi privino dei miei simili. A volte taglio i convenevoli e mi lancio nella stesura di paragrafi cui - mi è stato detto - è difficile rispondere.
Chi risponde dopo settimane, chi butta giù qualche riga dicendo, appunto, che è difficile articolare frasi che non siano schiacciate dal peso delle mie, è un amico in carne ed ossa che si è allontanato. Chi è abituato a raccontarsi e a raccogliere racconti per assicurarsi la sopravvivenza trova sempre il modo per rispondere, per condividere la giusta dose di aneddoti e complicare la comunicazione. La complicazione della comunicazione è un'esigenza imprescindibile.
Quando qualcuno non mi risponde o riporta la conversazione su un piano di ricercata banalità ci resto male, perché sono convinta che ognuno abbia dentro di sé un narratore; perché sento di essermi prosciugata invano. Naturalmente so che le mie abitudini epistolari sono e sono state considerate inopportune da qualcuno, ma io ho paura di morire senza aver detto certe cose alle persone che mi sembrano cariche di una certa sensibilità, anche se magari non se ne rendono conto. Quindi scrivo e aspetto.

Nel frattempo continua a non esistere letteratura sulla delocalizzazione del proprio cuore e delle proprie stampelle che rifletta il mutamento tecnologico degli ultimi due decenni. Come se nessuno avesse mai scritto come ci sente a crescere così, a parte noi.

Comma 29

Comma 29  | No TrackBacks

Da Valigia Blu:

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l'istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i "siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica", e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per "sito" in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell'ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell'ottenere la "correzione" di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con "le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono", ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Se io scrivo sul mio blog "Tizio è un ladro", sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia "lesivi della loro dignità o contrari a verità". Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E' possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?

La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l'obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?

Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all'estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

Qui trovate qualche dettaglio in più.

E' confortante sapere che, per quanto io mi distragga o dedichi ad altro, Elena Donazzan continuerà a fare dichiarazioni ridicole o a redarguire colleghi e colleghe colpevoli di tutti i mali del mondo.
E' di un paio di giorni fa la notizia (già segnalata da Loredana Lipperini) di un botta e risposta tra Elena Donazzan (appoggiata da Morena Martini, assessore alla Scuola del comune di Bassano del Grappa) e la concittadina Annalisa Toniolo, assessore alle Pari Opportunità e alla Pubblica Istruzione.
A quanto pare il nostro amato assessore regionale ha fatto nuovamente ricorso alla via epistolare per bacchettare la "strumentalizzazione" operata dalla Toniolo, colpevole aver trasmesso una nota informativa ai presidi delle scuole superiori della sua città.
Il testo della nota è questo:
"Egregi dirigenti scolastici,
vi comunico che il 13 febbraio p.v. si discuterà nelle piazze del problema dell'immagine femminile come appare sui mass media. Vi trasmetto il documento allegato, affinchè tale iniziativa non venga politicizzata o strumentalizzata, ma vi sia l'occasione per parlarne in classe con i ragazzi. L'Assessore alle Pari Opportunità, Annalisa Toniolo".
L'allegato sarebbe, stando all'articolo di Bassanonet, "il documento "Se non ora, quando" senza alcun commento e senza alcuna immagine".

Ammetto di aver pensato, mentre leggevo per la prima volta di questa notizia, che il gesto della Toniolo sia stato forse un po' azzardato, visto il clima politico da caccia alle streghe (n.b. dove per streghe intendiamo i potenziali detrattori di sua santità Silvio Berlusconi) che domina in Veneto da (non) poco tempo a questa parte.
Ciò non toglie che la mia prima reazione sia stata pesantemente influenzata da quello che definirei istinto di autoconservazione. Con il senno di poi non ho potuto far a meno di riflettere sull'idiozia di una classe politica che, quando fa comodo, si attacca alla Costituzione e demonizza i docenti colpevoli di "aver fatto politica in classe".
Poco importa che questa regola valga solo per chi viene etichettato come comunista, terrorista e nemico di Berlusconi, mentre nel frattempo viene inaugurata una scuola ricoperta da tetto a zerbini di simboli di partito.
Una scuola in cui non si dedichi qualche spazio alla discussione dei fatti d'attualità è una scuola monca. Una scuola che si permetta di ignorare le notizie che ci martellano in testa da mesi, anzi da anni, è una scuola isolata, priva di contatto con la realtà.
Infine, trovo come sempre riprovevoli le sparate della Donazzan, che hanno come focus un'idea degli studenti delle scuole superiori come di creature prive di idee, fragili, costantemente attaccate da pericolose ideologie di stampo marxista e anarchico. Mi sembra sia un'immagine che ha poco a che fare con la realtà, nonostante i tanti problemi che oggi affliggono le nostre scuole. Non a caso le manifestazioni del 13 hanno visto una forte partecipazione anche dei ragazzi più giovani, il cui entusiasmo palpabile non era certo eterodiretto dai "pericolosi partiti della sinistra".
Ostinarsi a sostenere il contrario non fa altro che rinsaldare un'immagine deleteria dei ragazzi italiani; immagine che, alla lunga, ricade sui ragazzi stessi come richiamo all'inazione, al lasciare che siano gli altri ad occuparsi della politica.

Il sito americano CareerCast.com ha recentemente pubblicato la classifica del 2010 delle dieci professioni meno stressanti. (via @chiaraland)
Tra di esse troneggia senza clamore alcuno la figura in tweed-vestita del bibliotecario.

In circostanze normali ci saremmo dette: "Ok. Ha senso".
Stavolta, invece, la sopraccitata classifica americana (inapplicabile quindi al nostro mesto Paese) ci rabbuia.
"Perché?", domanderete voi, Amati Lettori, che per tanti anni avete condiviso con noi il mito della vita tranquilla e odorosa di carta del bibliotecario.
La risposta è molto semplice. La trovate nell'ultimo post di Loredana Lipperini.

edit: Scrittori contro il #rogodilibri

Aspettavamo con ansia l'ennesima edificante dichiarazione di Elena Donazzan, che molti di voi ricorderanno come assessore all'istruzione della Regione Veneto. E la bassanese non si è fatta attendere più di un paio di giorni.
Dopo lo scandalo del libercolo sull'Europa delle Nazioni pagato con denaro pubblico (ma copiato spudoratamente, come è poi emerso) e la deliziosa promessa di donare una Bibbia ad ogni bambino iscritto ad una scuola elementare veneta, Donazzan raccoglie il testimone abbandonato da Speranzon e annuncia di voler scrivere una lettera a tutti gli istituti superiori della mia ridente regione per esortare "insegnanti e bibliotecari a non diffondere tra i ragazzi i libri di questi autori".
"Sono diseducativi", dice. Aggiunge poi che questa è "una censura morale".
Forse nel tentativo di mettere le mani avanti, come altri suoi colleghi hanno fatto negli ultimi giorni, Donazzan precisa che tale censura consiste solo in un indirizzo politico. "Nessun obbligo", afferma "voglio [solo] evitare che i ragazzi vengano a contatto con le idee di chi difende a spada tratta un furfante, un delinquente, un assassino conclamato".

Cosa dovremmo fare a questo punto? Ringraziare forse questa donna piena di spirito d'iniziativa, che tanto ama i ragazzi veneti, al punto da impedir loro di leggere gli avvincenti romanzi dei Wu Ming, gli istruttivi saggi di Loredana Lipperini o le deliziose opere di Daniel Pennac? I seguaci di Luca Zaia, che come sempre ha appoggiato le sparate fasciste di Donazzan, direbbero che l'assessore ha ragione e che forse sarebbe il caso di mandarle una pianta o un cesto di bigoli, tagliatella e teste di comunisti.
D'altronde è noto che le giovani menti sono malleabili come il pongo e che le opere degli autori presenti nella famigerata lista nera trasformerebbero tanti potenziali cittadini responsabili (nonché elettori dell'asse PDL-Lega Nord) in pericolosi terroristi.

Come altri prima di me hanno fatto notare, andando avanti di questo passo ci troveremo a difendere non solo gli scrittori contemporanei presenti nella lista nera di Speranzon, ma anche le opere capitali della nostra letteratura, che a scuola si studiano da sempre. Personalmente, oltre ai tanto citati Dante, Manzoni e Fogazzaro, prefiguro la censura del Parini e della sua satira della nobilità decaduta e corrotta, che tanto amai alle scuole superiori.
Di fronte a tanta ignoranza e sprezzo della decenza non resta che alzare la voce ed opporsi allo scempio che si sta consumando sotto i nostri occhi.

Per quanto riguarda la deprecabile figura di Elena Donazzan, infine, mi limito a condividere con i lettori che dell'assessore veneto hanno solo sentito parlare di sfuggita il suo curriculum politico.
* Iscritta al Fronte della Gioventù nel 1989
* Presidente provinciale di Vicenza del movimento giovanile del MSI Fronte della Gioventù e poi Dirigente Nazionale di Azione Giovani dal 1996 al 2005
* Membro dell'Assemblea Nazionale di Alleanza Nazionale - partecipa al congresso di fondazione di AN - Fiuggi 1995
* Membro della Commissione nazionale di AN per l'Agricoltura
* Responsabile del Dipartimento di Pari Opportunità per il Veneto di AN
* Consigliere Particolare del Ministro Alemanno
* Membro della Fondazione Triveneto "Più società meno Stato"
* Promotrice della rete Identità e Libertà (rete degli under 40 presente nel nord Italia)
[consiglio di dare un'occhiata al link per farvi quattro risate]
* Rappresentante della Regione nel CdA della Fondazione Studi Universitari di Vicenza
[permettetemi una crassa risata alla voce Fondazione Studi Universitari di Vicenza ai tempi della riforma Gelmini]

C'è altro da aggiungere al nostro grazioso quadretto fascista? Non credo.

Ogni volta pare di aver toccato il fondo, non è vero? Ce lo ripetiamo come pappagalli induriti dal dolore e dall'indignazione. Guardiamo i telegiornali, interloquiamo irati con i personaggi che occupano lo schermo, sapendo che il nostro fiato è sprecato. Abbiamo ripetuto quelle frasi già molte altre volte e le persone che ci hanno prestato attenzione non hanno certo bisogno di essere sottoposte all'ennesimo lamento post-prandiale.
Le notizie rivoltanti si scagliano perpetuamente contro il nostro cranio. Talvolta le andiamo addirittura a cercare e poi ci sentiamo in dovere di riferirle ad altri.
I nostri genitori, che vediamo ormai solo di tanto in tanto, ci fanno presente che stiamo precipitando in un vortice di negatività. Ci dicono che parlare con noi è terribile.

Essi evitano sistematicamente le notizie di cui sopra. E' comprensibile. C'è già tanto fango nel quale sguazzare nel corso della giornata.
Quando ci avviciniamo dicendo: "Sai la notizia sconcertante del giorno?" non è certo entusiasmo quello che compare sui loro volti.

Parliamo pur sapendo che il nostro messaggio genererà conflitto. Non possiamo farne a meno, forse perché conviviamo da tempo con la sensazione che la storia della nostra passione privata per la politica sia indelebilmente segnata dal marchio dell'assurdo. Parliamo di ciò che ci fa rivoltare le budella per trovare un senso alla bassezza di chi pretende di rappresentarci. Ricerchiamo una logica sottostante le trovate bestiali di cui leggiamo su blog e giornali, a costo di apparire catastrofisti, incapaci di ignorare provvedimenti che magari non ci riguardano in prima persona.
Il fatto è che siamo stanchi di sentirci dire che non dovremmo preoccuparci per il nostro prossimo.

Da veneti dotati di buon senso, siamo perpetuamente afflitti dalla consapevolezza d'essere associati ai leghisti che hanno assunto il comando della Regione. Per questo riteniamo necessario prendere le distanze, far presente che certi provvedimenti ci fanno schifo. L'abbiamo fatto di recente con l'ennesima trovata della signora Donazzan. Lo rifacciamo oggi, pregandovi di leggere e condividere l'ultimo post dei Wu Ming, di cui anticipiamo qualche riga:

"L'assessore alla cultura della provincia di Venezia, l'ex-missino-oggi-berlusconiano Speranzon, ha accolto il suggerimento di un suo collega di partito e intimerà alle biblioteche del veneziano di:
1) rimuovere dagli scaffali i libri di tutti gli autori che nel 2004 firmarono un appello dove si chiedeva la scarcerazione di Cesare Battisti
[tra cui gli stessi Wu Ming, Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari e molti altri.];
2) rinunciare a organizzare iniziative con tali scrittori (vanno dichiarati "persone sgradite", dice).
Il bibliotecario che non accetterà il diktat "se ne assumerà la responsabilità".
Si allude forse al congelamento di fondi, al mancato patrocinio delle iniziative, al mobbing, a campagne stampa ostili?
La proposta ha avuto il plauso del COISP, un sindacato di polizia. Così il bibliotecario ci pensa due volte, prima di mettersi contro l'ente locale e le forze dell'ordine.
Una cricca di "sinceri democratici" si sta già muovendo per estendere la cosa a tutto il Veneto, ed è probabile che l'iniziativa venga emulata oltre i confini regionali"

edit: La lettera con cui si chiede la rimozione dei libri dalle biblioteche veneziane (grazie a Ivan per la segnalazione)

Ci piace pensare a Lega Nord come a quel partito di tizi barbuti amanti del lancio del tronco. Ci rincuora crederli fermi ai loro esordi, fatti di luganega, riti celtici e voglia di secessione. Duole constatare che, invece, quei tempi sono stati progressivamente rimossi, per lo meno nelle nostre aride terre.
Il lavorìo cui abbiamo assistito negli ultimi anni ha visto il partito del "Forgiati un set di armi ed elimina fisicamente il terrone" tramutarsi in un enorme Quid. In Veneto esso raccoglie i consensi di personaggi assai disparati; dall'autoproclamatosi fascista con le foto di Borghezio nel cellulare allo studente di Scienze Politiche che sembra un becchino. C'è poi il piccolo problema dell'elettorato della defunta Democrazia Cristiana che, a quanto pare, ha trovato nella Lega Nord un interlocutore adeguato.
A sconcertarci non è tanto il fatto che Lega Nord esista e il suo vertice sia tutt'ora dominato dal non più carismatico Umberto Bossi. Ciò che fatichiamo ad accettare è il fatto di essere finiti nel regno di Zaia che, dopo aver lasciato il Ministero dell'Agricoltura nelle viscide ed impreparate mani di Galan, ha deciso di indossare le vesti del catechista stronzo.
Noi Veneti in polemica con la Santa Sede dobbiamo dunque patire una dominazione doppiamente penosa: oltre al tradizionale pacchetto Lega Nord ("i cinesi puzzano; noi mangiatori di maiale siamo meglio di chiunque altro; mio figlio ha sposato una terrona cattivissima che pretende di dividere i lavori domestici") abbiamo avuto in omaggio anche il cofanetto "Quanto ci piacciono le nostre radici cristiane".

L'esempio che siamo lietissimi di presentarvi è fresco fresco (ringraziamo Francesco G. per la segnalazione).
A quanto pare, Elena Donazzan, il nostro poco competente assessore regionale all'Istruzione ha recentemente spedito una lettera a tutti i dirigenti scolastici delle scuole primarie venete. Tale lettera anticipa una pioggia di doni, offerti dalla Regione, che si abbatterà sulle teste dei bambini delle elementari sotto forma di Bibbie e tedio. Ciascun bambino riceverà infatti la sua personale copia del libro più venduto al mondo. Ma non solo.
La Donazzan, aizzata da Zaia e da tutti i fanatici del Consiglio Regionale, scrive infatti che i suddetti volumi andrebbero letti, magari in classe.
"Leggere la Bibbia - esplica (mettendo la punteggiatura un po' a caso) la sadica donna - dare la possibilita' ai bambini di commentarla in classe, trovare dei momenti di discussione su tematiche che possano diventare stimolo di ragionamento e riflessione, crediamo fermamente siano un'occasione importante per gli studenti; magari in occasione delle prossime festivita' natalizie attorno ad un presepe, simbolo della nostra tradizione popolare piu' vera e profonda".

Ci piace credere che i bambini non siano degli automi senza cervello, bensì persone come noi. Persone che non hanno alcuna voglia di farsi ammorbare da qualche adulto pieno di risposte preconfezionate ed interpretazioni inscalfibili della Bibbia. Persone che magari in Gesù ci credono anche e che, nonostante ciò, non hanno alcun bisogno dell'ennesima lezioncina sul fatto che il paradiso è lì in cielo e l'inferno è sotto terra. E, nello scrivere tutto ciò, tralasciamo volutamente gli altri cinquemila argomenti problematici che insorgono; dalla mancanza di rispetto nei confronti dei bambini non cattolici, alla palese volontà di raggirare le regole, nel tentativo indottrinare le nuove generazioni con tanto di volume approvato dalla CEI eletto ad un Unico Vero Testo Sacro.
Scrive poi l'assessore: "Siamo convinti che la deriva laicista, spesso ancorata ai dettami del relativismo e del nichilismo, non possa essere una risposta efficace in un mondo in continua evoluzione, pur nel doveroso riconoscimento del patrimonio di valori in cui si riconoscono le nostre Istituzioni, compreso ovviamente il mondo scolastico".
L'espressione "la deriva laicista" ci piace oltremisura. È splendida. Sopraffina. Piena di senso, soprattutto.

La decisione di regalare una Bibbia ad ogni bambino iscritto alle elementari in Veneto è, indubbiamente, un gesto politico degno d'interesse.
A dominare i nostri pensieri è però soprattutto la sorte delle persone che riceveranno questi libri e che, con ogni probabilità, si sentiranno dire tante cose demagogiche dopo l'avvenuta consegna. Il problema, chiaramente, non sta nella Bibbia in sé, ma nel fatto ch'essa sia elevata a simbolo di una comunità nella quale siamo confinati a forza fin da piccoli. Ci turba la leggerezza di questo gesto. Ci turba la pressione che la Chiesa Cattolica esercita sulle nostre vite, anche quando abbiamo l'impressione di essere fuggiti dal recinto.
Soprattutto ci fa paura l'abissale contrasto tra l'insegnante cattolica di inglese, che ci insegnò i nomi delle diverse parti del corpo usando disegni di persone nude, ma prive di organi genitali e la scolaresca di bambini olandesi (avvistata nel 2007), che già alle elementari andavano in uscita didattica nel noto negozio specializzato in preservativi di Amsterdam (La Condomerie), per ascoltare una lezione sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.

Alla luce di tutto ciò, alcuni direbbero che i veneti sono arretrati. Noi crediamo invece che il problema stia nel fatto che siamo masochisti, perché concetti come quelli di sviluppo e progresso non ci convincono. Ci divertiamo a perpetuare le regole che ci hanno mandato in tilt il cervello in passato. Ci piace continuare a parlare di sesso, dicendo però che è sbagliato. Ci sembra splendido che gli stereotipi di genere non vengano sfatati. Godiamo pazzamente di fronte al dogma dell'infallibilità del Papa.

In conclusione, la nostra proposta è quella di non spendere i soldi dei contibuenti per comprare Bibbie. Suggeriamo invece di investire risorse affinché tutti i bambini possano avere un orto scolastico, oltre che a scuole degne di questo nome. Inoltre, ci piacerebbe che in futuro il Veneto fosse pieno di ragazze che suonano in una band, perché ci siamo rotti le scatole di beccare sempre i soliti tizi che si sentono in dovere di proporre musica muscolare e magari anche priva di senso. Per questo consigliamo di diffondere nelle scuole una traduzione italiana del mai desueto manifesto Riot Grrrl, che qui sotto trovate letto dalla zia Kim Gordon.

About this Archive

This page is an archive of recent entries in the Politica & co category.

Dio, Chiesa & Co. is the previous category.

Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.