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Uno degli aspetti positivi dello studiare "cose inutili" è che ci si imbatte di sovente in scritti molto divertenti. In alcuni casi essi stimolano anche la riflessione nei confronti di tematiche che ci toccano in prima persona.

Ad esempio, io amo far notare al mio granitico prossimo che il concetto di famiglia non è per niente statico. Questa pratica diviene ancor più esilarante se l'interlocutore di cemento armato è un leghista, naturalmente costretto alla dissociazione dalle dichiarazioni contradditorie forniteci dai nordici leader di partito negli ultimi anni.
Prendiamo ad esempio un ipotetico veneto, diviso interiormente dal suo amore per Lega Nord e per la Chiesa Cattolica Romana. Egli sarà indubbiamente un sostenitore della moralità, della pudicizia e di tutte queste cose tristi. Al contempo dirà cose spregevoli sugli omosessuali, sulla gente che convive al di fuori del sacro vincolo del matrimonio e probabilmente anche sulle donne con un minimo di cervello.
Giustificherà le sue idee affermando che "è sempre stato così", che "quei maiali vogliono distruggere l'istituzione della famiglia", che "non c'è più religione", ma soprattutto che "la famiglia tradizionale è quella formata da marito e moglie con figli".
Ora, io non capisco proprio questa ostinazione nell'uso della parola tradizione.
Persino in Veneto sarebbe semplice raccogliere tonnellate di volumi che dimostrano l'insensatezza di quest'idea balorda di età dell'oro durante la quale i celti, o chi per loro, facevano le elementari, poi andavano a lavorare in fabbrica e poi si sposavano con una "brava ragassa", poi figliavano e soprattutto andavano sempre a messa.
Per dimostrare la profonda idiozia di quest'idea granitica di famiglia per bene che la nostra classe politica vuole appiopparci, faccio ricorso alle parole dell'amico Arnold Van Gennep, autore di uno scritto seminale intitolato "I riti di passaggio", che vi consiglio se siete amanti delle mutilazioni e delle pratiche sessuali che da noi sono considerate devianti*.

"L'efficacia magico-religiosa del coito con un animale risulta anche nelle prescrizioni seguenti, rilevate in Dalmazia dal dottor A. Mitrovics. [...] Per avere una vita felice in famiglia, bisogna copulare con una capra e si deve anche raccogliere lo sperma e con questo spalmare la porta di casa." (Van Gennep, I riti di passaggio, 1909, pg. 151)

Sbaglio, o questa è una pratica tradizionale diffusa un tempo presso i nostri amici confinanti? Che sia forse il caso di rivalutarla?

*io lo sto studiando per un esame, il ché significa che non si tratta di un testo sovversivo, sempre che il mio professore di antropologia non sia un periocoloso cospiratore.

Oggigiorno si potrebbe pensare che le suore di un liceo come quello in cui ho avuto il piacere di trascorrere molte ore della mia vita non rappresentino più un pericolo per la società. Pare che l'epoca delle randellate come strumento educativo si sia conclusa e i poster antiabortisti appesi nei corridoi non sono che un ultimo disperato tentativo di fare il lavaggio del cervello a gente che in seconda superiore ha già più volte fornicato nei bagni posti di fronte alla cappella del primo piano.
Sfortunatamente però non tutti riescono a uscire sani da un contesto del genere, che nella mia testa assume oggi le forme di un microclima sigillato ermeticamente, oltre il quale c'è il reale fluire della vita quotidiana.
Nel mio ex liceo ho avuto a che fare con persone che riuscivano a prendere voti altissimi pur non capendo niente. In alcuni casi era sufficiente imparare a memoria, in altri dimostrare di essere totalmente devoti allo studio. Specialmente ai tempi della dominazione ecclesiastica, conclusasi in concomitanza con la mia dipartita per le lande universitarie, era semplice incasellare gli studenti all'interno di alcune categorie.
Ho realizzato uno schema per aiutarvi a capire.

Noterete come i seminaristi siano una categoria che trascende l'essere figli di qualcuno o di nessuno. Probabilmente perché i seminaristi sono più figli di Dio degli altri.
All'interno di ogni singola casella troviamo situazioni specifiche che avrei difficoltà a descrivere con un solo post. Mi soffermerò sugli "studiosi e quieti", indipendentemente dal loro collocarsi in una delle categorie "figli di...". Gli studiosi e quieti sono tutt'ora uno dei miei temi prediletto quando mi trovo a narrare del mio passato. Nel mio ex liceo essere studiosi e quieti raramente significava essere veramente studiosi e quieti. Il caso esemplare è rappresentato dalla Tutti Dieci, che alcuni di voi ricorderanno. Tutti Dieci era considerata dalle detentrici del potere come una persona disponibile, irreprensibile, intelligentissima, onesta, virtuosa e dedita allo studio. La prima della classe, insomma. Tutto ciò continua a non avere senso ai miei occhi.
La prima prova a sostegno della mia tesi è questa; io non mi sono limitata a fare le superiori nel fantomatico istituto cattolico. Ho trascorso anche gli anni delle medie entro quelle mura. Anche durante quei tre anni tumultuosi sono stata compagna di classe della Tutti Dieci. Solo che all'epoca io ottenevo risultati mediocri e lei al massimo poteva vantare di essere la terza più brava della classe. Questo perché c'erano altre due ragazze che avevano molta memoria come lei, ma che erano inoltre dotate di senso critico.
Considerando che bene o male le suore sanno tutto di tutti, com'è possibile che di punto in bianco Tutti Dieci sia divenuta il genio della situazione? D'accordo, le altre due ragazze hanno cambiato scuola, il ché lasciava ampie possibilità di manovra alla nostra beniamina.
Tutti Dieci comprese probabilmente fin dai primi giorni quale fosse la strategia ottimale con cui emergere. Dubito che inizialmente ella fosse una persona fanatica, fuori dal mondo e soprattutto una fan dei seminaristi come la ricordo ora, mentre mi appunto queste poche righe.
Se sostenessi questo mi limiterei a fare la psicologa comportamentista da strapazzo. A posteriori posso affermare senza dubbio alcuno come Tutti Dieci sia stata sapientemente plasmata per divenire una caricaturale maniaca del successo, alla pari di quelle tizie represse che compaiono spesso nei teen movies americani.

Ecco perché ho amato così tanto scrivere di lei in questi anni. Il materiale cui attingere senza inesauribile, anche se sono passati tre anni dal mio esame di maturità.
Tutti Dieci è, ai miei occhi, il perfetto esempio di persona che non prende mai posizione prima che l'abbiano fatto tutti gli altri, da un lato perché collocarsi può non essere facile, dall'altro perché è bene seguire sempre e comunque il vincente.
Durante le ore di religione apriva i suoi interventi che volevano essere dissacranti e che in realtà erano sentimentale poltiglia religiosa dicendo: "Sì... perché io sono cattolica, ma....".
Come avevo previsto fin dalla minore età, le persone come Tutti Dieci, una volta uscite dal bozzolo beato dell'ex liceo cattolico, hanno difficoltà ad ambientarsi.
Questo perché pare che nel triste mondo della vita quotidiana un quaderno ordinato in modo maniacale e pieno di cornicette colorate non ti faccia guadagnare la stima dei tuoi docenti.
Credo che Tutti Dieci abbia potuto saggiare il trauma che l'attendeva oltre il cancello maneggiato dalla suora della portineria proprio tre anni fa, quando fu sottilmente sbeffeggiata da una delle mie prof preferite, che per la cronaca è anche una suora. Poi uscì con 99/100.
In teoria durante gli anni delle superiori dovresti imparare a decifrare gli eventi e le situazioni. Ad esempio si apprende generalmente a non piangere se si è preso 7 e mezzo e a non sputtanare tutti i compagni di classe solo per fare bella figura.
Io alle superiori ho appreso che chi rientra nella categoria "figli di nessuno" deve farsi il culo più degli altri e che alcuni articoli della Costituzione non valgono nelle scuole cattoliche, quasi si trattasse di territorio vaticano.
Tornando al discorso con cui avevo esordito, molti pensano che oggigiorno i rappresentanti del Vaticano sparsi sul territorio nazionali siano innocui.
Anche mia mamma lo pensa. Però è lei che l'altro giorno mi ha intimato di non scrivere della mia simpatica scoperta relativa a Trenitalia, affermando "poi ci mettono una bomba in casa."
Questo perché mia madre associa ogni mio ipotetico post relativo a persone e cose a quelli che scrivevo in quarta superiore.
All'epoca fummo entrambe convocate in Presidenza con una scusa alquanto deprimente. La scusa era: "Margherita, hai pubblicato sul tuo blog un'immagine del Beato fondatore di questa scuola. Sai che è illegale vero? Posso farti parlare con degli avvocati che ti mostrerebbero senza indugio le leggi che lo dicono." Personalmente ricordo che pensai: "Ecco, sono fregata. Questa suora mi sta dicendo delle cazzate immani. Ciononostante d'ora in poi la mia vita qui dentro sarà un incubo."
Mia madre pensò varie cose. Prima di tutto che ero una deficiente. Poi somatizzò il trauma dell'essere convocata in Presidenza per una cosa così stupida (che sottendeva altro) vedendo potenziale pericolo nella mia saltuaria attività di blogger.
A quattro anni di distanza mi lancia ancora occhiate di monito quando racconto episodi come quello di Trenitalia, a testimonianza del fatto che alcune suore riescono ancora a marchiarti a vita, magari senza che tu te ne accorga.
Volete sapere qual'era il contenuto del fantomatico aneddotto?
Durante le ultime due settimane Baldra ed io siamo letteralmente impazziti per riuscire a prenotare i biglietti ferroviari con cui arrivare a Saint Malo e ad Amsterdam.
Questo perché il sito di Trenitalia è una merda e in stazione ottenere queste informazioni può essere problematico. All'ufficio informazioni forniscono solo le tratte dei treni, mentre in biglietteria è possibile ottenere solo i costi dei singoli biglietti. Per combinare questi due elementi è stato necessario fare la spola tra biglietteria e informazioni fino alla nausea, perdendo ore ed ore ed ore in coda, senza contare le volte in cui ci siamo imbattutti nel ferroviere stronzo, che ci ha denigrati o che ha dimostrato di non saper fare il proprio lavoro.
La svolta nelle nostre ricerche è avvenuta quando ci siamo recati per la terza volta in una singola mattinata presso l'ufficio informazioni. Lì, sfibrati e pieni di odio, abbiamo chiesto all'omino di turno se non esisteva un fottuttissimo modo per controllare quelle banali informazioni online, senza perdere ore di vita come degli idioti. È stato a quel punto che l'omino ha girato verso di noi lo schermo nel suo pc, mostrandoci la Luce.
Le stupidaggini sparse sulla homepage del sito di Trenitalia non avevano nulla a che fare con quella semplice e funzionale schermata. Era una pagina del sito di DB Bahn, il sito delle ferrovie tedesche.
Ebbene sì, poi sono stati altri a confermarcelo: i ferrovieri italiani usano il sito dei colleghi tedeschi per fare il loro lavoro. Il solo motivo per cui all'ufficio informazioni non è possibile sapere quali sono i prezzi dei biglietti per andare a Saint Malo e ad Amsterdam è perché essi non compaiono sul sito di DB Bahn.
Ecco un altro motivo per sbandierare il proprio orgoglio italico.
Grazie Paese di merda! Grazie infrastrutture risalenti al fascismo! Grazie Trenitalia! Ma soprattutto, grazie Chiesa Cattolica!

Le manifestazioni del No Dal Molin non mi hanno mai fatto paura, anche quando c'era tanta polizia.
Ieri sera, invece, allo Sherwood Festival di Padova, ho trovato un amico attivista del Presidio Permanente e dalla sua faccia ho capito che c'era di che preoccuparsi.
Questa mattina, mentre mi trovavo in autostrada, ho visto le auto della polizia che si muovevano verso Vicenza.
Fa uno strano effetto attraversare la propria città e vedere camionette antisommossa e forze dell'ordine ad ogni singolo incrocio. Le strade che mano a mano di svuotano, la tensione che si fa palpabile.
Sono uscita di casa per andare alla manifestazione e ho corso sulle strade chiuse al traffico con la mia bici, pensando al peggio.
Non avevo mai visto così tanta polizia tutta nello stesso posto, così tante camionette. Come mi hanno confermato poi altre persone, l'immagine che tornava alla mente era quella della manifestazione contro il G8 di Genova.
All'altezza della via che porta a Rettorgole e al presidio ho aspettato Baldra.
Davanti a me c'erano due enormi camionette antisommossa che bloccavano la strada deserta. Sembravano molto fuori luogo.

La partenza del corteo era prevista alle tre e mezza. Non saprei dire quante persone ci fossero. Probabilmente meno di quelle previste. Posso però riferire del mio sconcerto di fronte al dispiego immenso ed inutile di circa duemila soggetti in divisa. Non se ne erano mai visti così tanti, neanche durante la gloriosa manifestazione che radunò circa 150.000 persone.
Oggi non saremmo stati più di 10-15.000.
Dopo essere partiti abbiamo capito ben presto che qualcosa non andava. Procedevamo molto lentamente, facendo pause lunghissime.
Una volta arrivati all'altezza del Presidio Permanente abbiamo saputo che i corpi antisommossa avevano bloccato il passaggio della testa del corteo creando una sorta di strettoia che ha intralciato i ragazzi che occupavano la prima fila. A quel punto gli attivisti hanno reagito per cercare di passare, poiché il percorso era stato concordato ed approvato. La polizia ha reagito lanciando lacrimogeni e prendendo a manganellate indiscriminatamente chiunque capitasse a tiro.
Da quel momento ci è stato impedito di transitare lungo il percorso previsto. Siamo stati fermi sotto il sole per circa tre ore, tollerando la calura solo grazie alle pompe dell'acqua messe a disposizione dagli abitanti di Rettorgole.
L'intento era chiaramente quello di disperdere i manifestanti, di impedirci di esprimere il nostro dissenso. Ma nonostante il caldo spietato non ci siamo mossi.

Sapere di essere in strada per reclamare dei diritti sacrosanti e trovarsi circondati da dipendenti pubblici armati di tutto punto pronti ad entrare in azione è molto surreale e tragico al contempo.
Checché se ne dica, il No Dal Molin è un movimento incredibilmente pacifico. Credo che questa sua caratteristica possa essere ben rappresentata dalle immagini del presidio permanente circondato da gruppetti di girasoli e profumati cespugli di menta. Un'oasi e pochi passi dal cantiere dell'aereoporto militare.

Oggi uno Stato che ha smesso da tempo di rappresentarci ha cercato di porre fine agli entusiasmi e all'indignazione dei vicentini con la violenza e una marea di minacce implicite. Non per niente molti sono rimasti a casa perché erano terrorizzati.
Quando finalmente ci hanno fatti passare il cielo si stava già rabbuiando e di lì a breve è cominciato un temporale fortissimo che ha allagato le strade.

In tv ripeteranno le frasi con cui è stata anticipata la manifestazione. Ci chiameranno con nomi che non ci appartengono. Ci faranno passare per violenti.
Io non ho visto vicentini violenti. Al massimo ho visto vicentini incazzati neri, vicentini che rivendicano ciò che è loro.
La violenza è venuta dallo Stato, che si conferma repressivo ed incapace di ascoltare la straordinaria vitalità dei suoi cittadini attivi.

edit: giusto per farvi un'idea della straordinaria qualità del Giornale di Vicenza -unica fonte d'informazione cartacea di molti concittadini- date un'occhiata a questo articolo del 3 luglio. (via Tiesse)

Info:
No Dal Molin
Global Project


(via Desperate Youth, associato alla lettura del post di Anita)

Non riesco a capire quali siano i loro intenti. Vogliono spingere in massa i giovani -"il futuro del Paese"- all'alcolismo? Vogliono mandarci fuori di testa? Personalmente ho grosse difficoltà a tollerare la sola idea di dover dormire a Vicenza, soprattutto a seguito delle mazzate emotive di cui ho scritto di recente. Dopo aver letto il post di Anita sono stata assalita dalla stessa rabbia lancinante e fine a sé stessa che associo ormai alla questione Dal Molin.
Questi provvedimenti, queste decisioni che cadono dal cielo e che pesano come macigni sulla schiena non hanno niente di razionale, di calcolato al millimetro. Serviranno per raccogliere voti, ma mi sembra assurdo che questa sia l'unica ragione.
La cosa difficile è spiegarlo ai nostri vecchi, far entrare nelle loro teste consunte che, di questi tempi, non puoi semplicemente rinchiudere la gente in casa, non puoi prendere uno studente già terrorizzato e sfiduciato di per sé e segregarlo in uno scantinato.
E' così che la gente va fuori di testa, che comincia ad odiare indistintamente chiunque appartenga alle forze dell'ordine, pur sapendo che è stupido.

In conclusione: poi non lamentatevi se vi spariscono le madonne abusive di pietruzzo dalle rotatorie...

Domanda: Qual è il drappo di terra ferma che può vantare la più alta concentrazione di capitelli di tutto il mondo?
Risposta: il Veneto.

Pomodori in rotatoriaL'ateismo sfrenato dei berici con cui riesco ad avere conversazioni dotate di senso potrebbe colpire l'ignaro straniero, ma esso si spiega semplicemente notando quando disgustosamente cattolica possa essere Vicenza. Sabato stavo piantando ortaggi in una rotatoria insieme ad alcuni esponenti del gruppo di guerrilla gardening Santa Alleanza dei Guerriglieri Verdi, quando siamo stati assaliti da un anziano rompicoglioni che ci ha chiesto autorizzazioni bollate e, quando gli abbiamo spiegato che volevamo solo abbellire la rotatoria, lui ci ha rispostdo dicendo che a quello provvedeva già la Madonna di gesso situata a pochi passi da noi. Alquanto presuntuoso da parte sua.
Come se non bastasse ogni anno dobbiamo sorbirci il riprovevole Festival Biblico. Quand'ero ancora una studentessa delle superiori presso un istituto cattolico sono stata costretta a partecipare ad una conferenza all'interno della suddetta manifestazione. Ricordo che il tutto consistette in due ore di dicerie già note e comunque basate su traduzioni fasulle dei primi dieci o quindici versetti della Genesi. Un incubo. Devo ancora riprendermi dall'esperienza. Durante la stessa giornata fui trascinata a Parco Querini con la mia classe e costretta a realizzare una scultura di pongo che avesse a che fare con le Sacre Scritture. Un'impresa ardua.
Fu così che buona parte dei miei compagni poco furbi realizzarono infelici crocefissi ornati di fiori di campo, il cui significato era "un crocefisso ornato di fiori di campo". La sottoscritta invece realizzò una superficie tortuosa e delle specie di biglie. Il significato, che inventai di sana pianta quando me lo chiesero, era "la superificie tortuosa è la Parola di Dio, le biglie siamo noi comuni mortali, che dobbiamo sforzarci di camminare sulla retta via". Il trucco che molti colleghi non hanno mai imparato sta nell'apprendere e rielaborare il gergo degli ecclesiastici o filo-ecclesiastici, per poterli poi fregare nei momenti più opportuni.
Ad ogni modo il Festival Biblico, così come VicenzaJazz e tutto il ciarpame che trova posto in Fiera (vedi VicenzaOro ecc) si colloca nel filone delle finte attività culturali, che fanno tanto piacere a chi non capisce niente della vita. Ne consegue che i giovani berici si trovano comunque a non avere niente da fare, ma vengono inoltre insultati dai più senili, che dicono loro: "non siete mai contenti! Ai miei tempi ci spaccavamo la schiena! Voi avete tutto comodo!".



Il programma del festival biblico di quest'anno [alcuni estratti]:

I volti della Scrittura nelle opere di Jacopo Dal Ponte
Il volto amicale delle Scritture. Giovani amici e amiche di Dio
Il volto delle Scritture nei canti liturgici delle varie religioni
I volti nelle icone russe (le icone russe sono ormai un vero e proprio e proprio incubo a Vicenza. Da qualche anno ce ne sono svariate centinaia esposte a Palazzo Leoni Montanari e tutti sembrano amarle alla follia. Personalmente sono stata contretta a visitare la mostra almeno tre volte e sono giunta ad odiarle visceralmente).
Il volto del Padre Creatore: i giorni della settimana
Le donne nella Bibbia (Laboratorio teatrale degli studenti dell'Istituto Paritario "Farina") (argh)
Il codice di Tarso
I volti di Maria nelle tavolette degli Ex-voto
I mille volti dello Spirito Veglia di Pentecoste (presiede: Cesare Nosiglia, arcivescovo)
Camminando con San Paolo (Il percorso della Fede tra i giovani,oggi)
Your FACE in The BOOK (Il volto di Cristo nel volto dei giovani) (!!!!)
Inchiesta sulla Sindone
Ester, donna sola (Meditazione e preghiera del mattino)
Credere nello sport (La fede nelle interviste ai campioni) (argh)

Berlusconi: "Ogni sforzo per non farla morire. Eluana potrebbe fare figli"

(via Outsiders)

Potremmo parlare dell'idiozia e della crudeltà di quest'affermazione per i prossimi due anni, se non oltre, tante sono le cose da dire a riguardo.
Nel mio piccolo mi limito a sognare uno spazio quotidiano, come l'oramai defunto "Great Moments in Presidential Speeches" del David Letterman Show, all'interno del quale raccogliere le sparate più idiote di Berlusconi.
Il problema è che, nel caso del nano malefico, esse sono volute e si tratterebbe comunque di una magra -e probabimente ben poco comica- consolazione.

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Ieri si è concluso quello che, con ogni probabilità, finirà per essere il corso più pregevole della mia carriera universitaria. Sono triste, ma se non altro ho un quaderno pieno di appunti e divagazioni degne di nota, su cui tornerò nei momenti di sconforto.
In un oceano di spunti capaci di mettere in crisi chiunque, ieri il mio professore ci ha indicato una pista per certi versi meno spettacolare, che a qualcuno non suonerà nuova.

Molti si domandano perché l'Italia sia piena di bifolchi che, in risposta alla domanda -”Perché non legge neanche un libro all'anno?”, se ne escono con delle scuse pietose quali “Non ho tempo” e “Ho problemi di vista”.
Al di là delle pregevoli statistiche che ogni anno mi fanno venire voglia di prendere a sassate una vasta gamma di soggetti, dalle sedicenni isteriche semi-analfabete (nonché felici di esserlo) agli idioti che regalano i libri di Vespa a Natale, c'è altro su cui soffermarsi.
Il problema dell'Orgoglio Analfabeta non è una novità e di certo non dipende solo da Berlusconi, anche se fa comodo dare sempre la colpa a lui.
In Veneto, ad esempio, capita spessissimo imbattersi in vecchiotti che, vantandosi affermano: “Parché noialtri non saremo boni a parlar, ma semo boni a lavorar!”
Molto banalmente verrebbe da rispondere: “Certo, ma le due cose sono forse incompatibili?” Il problema è che questa retorica d'accatto non pare destinata a scemare. Tutt'ora il vicentino è pieno di soggetti palesemente dannosi per l'umanità/per l'universo, nonché di genitori che, in modo più o meno manifesto, non apprezzano il fatto che i propri figli “sprechino” tempo e denaro studiando ed andando all'università.
Che dire di questo fenomeno?

Nel 1534 vide la luce la Bibbia tradotta in tedesco da Lutero, sulla quale, com'è noto, una moltitudine di germanici impararono a leggere.
Tra il 1545 il 1563 si tenne il Concilio di Trento (N.B. È sempre simpatico ricordare che la prima scelta era stata Vicenza, scartata in seguito per questioni pratiche) durante il quale si insistette sull'uso della Bibbia nella traduzione latina. Nel 1559 Papa Paolo IV istituì l'Indice dei Libri Proibiti, in cui rientravano quarantacinque versioni del mattonazzo in volgare. La linea vaticana divenne dunque dichiaratamente iconofila, privilegiando l'immagine sacra rispetto alla parola scritta, interpretabile da chiunque. Nel frattempo l'analfabetismo continuava a dilagare.

Questo dovrebbe spiegare, almeno in parte, il fantomatico “gusto” degli italiani in fatto di estetica e le statistiche di cui si parlava sopra.
Se quest'idea non vi convince, provate a pensare ai nordici e fare due conti.
Se quest'idea continua a non convincervi pensate a Vicenza, “città bianca”, dove negli ultimi anni tutte le librerie indipendenti hanno chiuso, ad eccezione di Librarsi, che è stata inglobata da Galla (=il Male).
Vicenza, una città dove una fondazione di preti gestisce parte della biblioteca pubblica e che di recente ha deciso tagliare i fondi, riducendo l'orario di apertura di tre ore al giorno nonché durante le mattinate del sabato e della domenica.

Il fatto che non esistano aule studio o più in generale luoghi silenziosi dove poter leggere è irrilevante, perché non si tratta di un problema sentito dalla cittadinanza. È una questione privata, come sempre.

La mia terra si atteggia a centro culturale perché, del tutto casualmente, Palladio l'ha preferita alla sua nativa Padova. Oggi bastano poche migliaia di stranieri in visita alla Fiera dell'Oro e tutti i problemi passano in secondo piano, perché questo significa che contiamo, che siamo dei gran lavoratori.
Poco importa se le strade sono così devastate che è praticamente impossibile girare in bici. Poco importa se la città è invasa da una massa di adolescenti così profondamente ignare della complessità di questo mondo, così inconsapevoli di ciò che potrebbero fare se la smettessero di comportarsi da oche, che quasi mi fanno stare male.
“Le lingue straniere non sono importanti, la storia non è importante, saper leggere e scrivere correttamente non è importante... Mi basta trovare un lavoro qualunque”. Poco importa se sei così rincoglionita che tutti si prenderanno sempre gioco di te, se non sei neanche in grado di ammettere a te stessa che gli interessi del tuo ragazzo troglodita non coincidono con i tuoi. In ogni caso, hai degli interessi? Davvero trovi affascinante il fatto che i tuoi amici interagiscano minacciandosi?

A volte preferisco ignorare tali questioni, rifugiandomi tra saltuari angoli di sensatezza e lo studio. Poi un giorno capita di andare alla ricerca di silenzio in biblioteca. Ed è lì, entro quelle mura sacre, che per un periodo di tempo apparentemente interminabile il Collega ed io udiamo un chiacchiericcio insistente, fastidioso, futile. I responsabili sono un tizio, che chiameremo il Tamarro, e tre giovinette bisbetiche dall'aspetto curato.
L'incazzoso invito a smettere di parlare, che Baldra rivolge loro quando ormai è al limite della sopportazione, pare inutile.
Dopo circa un'ora l'allegro gruppetto raccoglie i libri intonsi e fa per andarsene. È a quel punto che il Tamarro, il cui abbigliamento sconvolge il mio spirito come una secchiata d'acqua gelida, si piazza di fronte al nostro tavolo guardandoci con aria di sfida. Dentro di sé sta dicendo: “Quel tizio biondo vestito di stracci è la persona che ha osato zittirmi! RISSA!”
Non dimenticherò mai quegli istanti. Mentre il Tamarri fissava Baldra con aria brutale e violenta, segno di una mente brillante, quest'ultimo si è limitato a fargli un grande sorriso, salutarlo con la manina e mandargli un bel bacio.
A quel punto abbiamo potuto assistere allo spiazzamento totale del Tamarro che, non solo è stato demolito da un gesto sarcastico di rara bellezza, ma che inoltre non ha più potuto reggere la facciata da duro che stava mostrando alle tre bimbe isteriche nonché seminude.
Qual è la morale di questa fiaba? É molto semplice amici miei: mai sfidare un sociologo in erba. Egli troverà sempre un modo per umiliarti e farti fare una figura di merda davanti ai tuoi amici*.

* questo compensa, almeno in parte, la mancanza di sbocchi professionali sensati (in Italia) per i sociologi

[l'immagine in alto rappresenta lo sguardo incattivito dell'amico Max Weber, di cui apprezzammo, tra le altre opere, "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo"]

Frugando tra i miei averi ho rinvenuto questa cartolina, recapitatami per errore qualche mese fa.
Non trovate anche voi che sia straordinaria?

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[Beirut: Postcards From Italy]

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