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Impegno Radicale Archives

24.05.08

You Can't Walk in Your Sleep (If You Can't Sleep)

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Avrei molti motivi per definire deprimente il mio corso di laurea. Eppure da qualche tempo ho deciso di impormi una certa di quantità di fiducia sistemica settimanale.
Studiare sociologia a Padova significa avere a che fare con un buon numero di professori competenti e simpatici, cosa che per me rappresenta una sconvolgente novità.
Qualche tempo fa, durante una lezione di Mutamento Sociale, il mio professore interpellò la sua platea relativamente alle cosiddette Reazioni di Adattamento al Rischio teorizzate da Anthony Giddens*.
Ognuno di noi cementicei studenti doveva comprende il senso delle quattro reazioni e individuare quella più vicina alla propria percezione della questione.
Le reazioni sono:
1. Accettazione pragmatica: consiste nel “partecipare alla vita in modo pragmatico, concentrando l'attenzione sui problemi e sugli impegni quotidiani. (...) L'accettazione pragmatica non è priva di costi psicologici. Essa implica un'indifferenza che spesso riflette gravi stati di ansia che in alcuni individui affiorano ripetutamente a livello cosciente. (...) E' compatibile con un atteggiamento di fondo pessimistico o anche di speranza, entrambi possono coesistere in maniera ambivalente.”
2. Ottimismo sostenuto: “è costituito essenzialmente dal perdurare di di atteggiamenti illuministici: una prolungata fede nella ragione provvidenziale a dispetto dei pericoli che minacciano la nostra epoca.”
3. Pessimismo cinico: “presuppone un diretto coinvolgimento nelle ansie provocate dai pericoli che comportano gravi conseguenze. (...) Il pessimismo non è una formula d'azione e nella sua forma estrema sfocia solo in una depressione paralizzante. Congiunto al cinismo, tuttavia, offre una prospettiva non priva di implicazioni pratiche. Il cinismo attenua il pessimismo perché per sua natura spegne le emozioni e introduce una vena di humour.
4. Impegno radicale: “atteggiamento di contestazione pratica nei confronti delle fonti di pericolo riconosciute. (...) Si tratta di una posizione ottimistica ma legata a un'azione di protesta più che a una fede nell'analisi e nella discussione razionale. Il suo primo veicolo è costituito dai movimenti sociali.”
E' facile immaginare che gli studenti del corso di Scienze Sociologiche, presso la Facoltà di Scienze Politiche di Padova, si collochino naturalmente all'interno della categoria dell'impegno radicale, che in parole povere significa anche fare la raccolta differenziata con un minimo di criterio.
I dati hanno invece dimostrato che buona parte dei miei compagni di corso preferisco la via dell'accettazione pragmatica e dell'ottimismo sostenuto.
Come non restare sconvolti di fronte all'evidenza? Persino chi apprende quotidianamente come sviscerare i problemi e valutarne una possibile risoluzione si manifesta poi come uno sfrenato ottimista di stampo settecentesco o come individuo dedito esclusivamente a sé stesso.
Noi adepti dell'impegno radicale -una risicata minoranza- ci scambiammo occhiate di tumultuoso sconcerto.

Le conseguenze di queste Reazioni sono evidenti presso i bidoni della raccolta differenziata, situati fuori dall'aula magna di Dipartimento. Ogni giorno ne contemplo il contenuto, crogiolandomi nella disillusione e nella rabbia.
Se degli studenti universitari coscienti del fatto che esiste un problema ecologico non sono neanche capaci di gettare le bottiglie di plastica nell'apposito bidone, che cosa frulla nella mente dei sedicenni che venti minuti fa hanno avuto il coraggio di sfottermi perché indosso un collare ortopedico?
Viviamo effettivamente in un regime di idiozia diffusa o sono io che ho a che fare con la feccia della gioventù veneta?
Queste sono solo alcune delle domande che deturpano la mia serenità. Senza contare il fatto che dal giorno in cui Berlusconi ha vinto le elezioni non ho più avuto il coraggio di guardare un solo telegiornale per intero.

Per calmare la mia angoscia e convincermi che la mia esistenza non si traduce solamente in emissioni di anidride carbonica ed accumulo di rifiuti, ho deciso di sfruttare il mio angolo di pseudovisibilità (i miei turni di comunicazione al bar non sembrano avere conseguenze degne di nota) per condividere con voi una serie di accorgimenti apparentemente scontati, ma che molti dei coetanei con cui mi sono confrontata sembrano ignorare, talvolta deliberatamente.

Questa nuova categoria si chiamerà Impegno Radicale, in onore dei pochi colleghi che hanno scelto questa opzione.

[In conclusione vi invito a leggere il mio intervento di maggio su Citylights, prima che scompaia....]

*Giddens ne parla all'interno dell'opera “Le conseguenze della modernità”, edita da Il Mulino.

Update: Vi consiglio di fare un giretto su 50 Ways to Help the Planet (via Neve di Miele)

30.05.08

Good Friday

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Ci sono giorni in cui torno a casa da Padova stravolta, mezza cieca, ma con un minimo di brezzolina positiva in corpo.
Oggi, ad esempio, mentre mi trovavo in treno, ho parlato con Baldra dei primi post che intendo scrivere per la nuova “rubrica” chiamata Impegno Radicale. Discutere con una persona informata e coerente mi fa stare meglio.
L'illusione che ogni singolo gesto quotidiano abbia una qualche minima conseguenza abbandona così il suo stato nebbioso e per qualche ora si fa più nitida. Sono i momenti in cui il celebre motto di Ulrich Beck -poi adottato da Legambiente- “Pensare globalmente, agire localmente” riacquista un senso preciso all'interno della mia quotidianità.

Ma basta davvero poco per crollare nuovamente nella voragine del dubbio. Oggi mi sono limitata a leggere qualche feed.
Su Sorelle d'Italia in mattinata è comparso un link ad un articolo di Repubblica relativo alle conseguenze della cancellazione dell'Ici e degli aiuti ad Alitalia.
I tagli ai fondi interessano ambiti quali ambiente, sostegno delle donne vittime di violenza (e prevenzione), trasporti locali, ferrovie, tecnologie, sport, immigrati, università e cultura.
Con delle premesse di questo tipo diventa davvero difficile pensare di poter resistere per altri cinque anni sotto Berlusconi senza esplodere.

Il desiderio di prendere a martellate i poveri di spirito che l'hanno votato è diventato una costante delle mie giornate.
Sto cominciando a perdere il mio tradizionale autocontrollo. Qualche giorno fa ho avuto un attacco isterico durante una lezione di Mutamento Sociale a causa delle uscite irritanti di uno dei miei compagni di corso, un tizio che sembra vivere per Lega Nord.
Quest'individuo -che pare molto affascinato da “fenomeni emergenti” quali le ronde notturne- ha osato sostenere che, dal suo punto vista, dopo l'avvento del nuovo governo Berlusconi la fiducia nel Parlamento e nei partiti da parte dei giovani è aumentata considerevolmente.
Anziché imprecare in silenzio, come faccio di solito, non ho potuto fare a masticare un -”ma che cazzo dice questo qua?”, impersonando dunque il ruolo della vile analfabeta.
Non so più cosa fare e ho paura di me stessa. Voi come tenete a bada la voglia di ammazzare i berlusconiani/leghisti più festosi?
Attendo consigli.

[Why? "Good Friday"]

05.07.08

Impegno Radicale: Lush

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Tempo fa tra queste pagine non cartacee si parlò di Anthony Giddens e delle reazioni di adattamento al rischio da lui teorizzate. All'interno del post in questione espressi il mio desiderio di inaugurare una nuova sezione chiamata Impegno Radicale.
Vi presento dunque il primo intervento, con la speranza che possa esservi utile e gradito.

Ho deciso di esordire parlandovi di una catena di negozi chiamata Lush. Per molto tempo ho evitato di citare aziende e negozi (eccetto quelli di dischi) nei miei post, credendo che questa scelta attribuisse un carattere ultraterreno ai miei scritti giovanili. Ora ho cambiato idea, forse a causa della vecchiaia galoppante, che traspare sempre più sul mio volto perennemente crucciato.

Lush è una catena di botteghe di cosmetici. Nasce nel sud dell'Inghilterra nel 1995. L'idea di base su cui si fonda questo lodevole progetto è l'utilizzo di ingredienti a base di frutta, vegetariani o vegani, e il più rigoroso rifiuto di qualsiasi forma di sperimentazione sugli animali.
I motivi per cui adoro Lush moltissimi. Prima di scoprire la sede di Torri di Quartesolo, a qualche chilometro da Vicenza, ero spesso costretta ad usare prodotti testati sugli animali, perché quelli cruelty-free erano troppo costosi e spesso impossibili da trovare nei supermercati. Ricordiamo infatti che espressioni come “clinicamente testato”, “prodotto finito non testato sugli animali” e “dermatologicamente testato” indicano che quel particolare articolo è stato a tutti gli effetti testato sugli animali. Lo stesso vale per le confezioni su non c'è scritto niente.
Lush propone una vasta gamma di articoli profumatissimi e preparati con ingredienti freschi e biologici, che vanno dallo shampoo ai profumi solidi, passando per i deodoranti e creme per il viso.
Su ogni prodotto Lush compaiono chiaramente gli ingredienti utilizzati, scelti perché interamente biodegradabili e, quando possibile, provenienti dal circuito del commercio equo e solidale. Per questo motivo l'azienda è stata citata ben quattro volte con menzioni positive all'interno della "Guida al consumo critico" realizzata dal Centro di Sviluppo di Francesco Gesualdi.
eraglaciale.jpgMolto spesso i prodotti Lush (come shampoo, saponi, balsami, bagnoschiuma, deodoranti, profumi, detergenti, ecc) si presentano in forma solida. Questo significa che possono essere venduti in un semplice foglio di carta riciclata. L'azienda tenta infatti, quando possibile, di ridurre al minimo il confezionamento degli articoli in vendita, in modo da abbassarne drasticamente l'impatto ambientale. La plastica utilizzata per le bottigliette e i barattoli è interamente riciclata e non tossica. I sacchetti sono biodegradabili e possono essere smaltiti nei bidoni del compostaggio. Persino le confezioni regalo, al posto del polistirolo, contengono “chips” biodegradabili a base di amido e acqua.
Inoltre i prodotti Lush sono fatti a mano e da qualche tempo la totalità dell'energia utilizzata nei negozi e nei laboratori proviene da fonti esclusivamente rinnovabili.

Qualche mese fa su Internazionale comparve un articolo firmato da Beth Ditto, la spumeggiante cantante dei Gossip, nel quale raccontava del suo incontro con i prodotti cosmetici solidi e non testati sugli animali. La settimana successiva una lettrice inviò una lettera alla redazione sostenendo che gli articoli in questione sono molto costosi, motivo per cui aveva scelto di non provarli.
Personalmente posso dire che quest'affermazione è falsa.
limonami.jpgI prodotti Lush sono solo apparentemente più costosi delle schifezze vendute al supermercato. La differenza sta nel fatto che, ad esempio, una piccola formina di shampoo da 55 grammi, il cui costo è mediamente di 7 euro scarsi, dura mesi e mesi, anche se utilizzata molto spesso.
Uno shampoo Lush dura infatti come tre bottiglie da 250 grammi di shampoo liquido. Questo significa inoltre che per trasportare shampoo liquido utile per 800.000 lavaggi sono necessari quindici camion. Per quello Lush ne serve solo uno!
Le botteghe Lush sono sparse per tutto il territorio italiano. Qui trovate i luoghi in cui sono dislocate. In alternativa potete far uso del negozio online.
Vi invito caldamente a provare qualche prodotto. Ve ne innamorerete senza dubbio. Nel giro di qualche mese io sono diventata una vera e propria Lush-addict e ho provato un buon numero delle delizie disponibili.

Per chi non sapesse come muoversi tra le mille offerte mi permetto di offrire qualche consiglio:

Era Glaciale (Sapone/Bagnoschiuma)
Conosci la Terra dove i Limoni Profumano (Sapone/Bagnoschiuma)
I love me (profumatissimo olio da massaggio)
Frutti di Bosco (una delle tante maschere di bellezza. Sono tutte divine)
Skin Drink (l'unica crema idratante che sia stata in grado di dare pace alla mia faccia, costantemente spellata dalle intemperie invernali)
A Piede Libero (una crema alla menta per piedi martoriati. E' così profumata che viene voglia di mangiarla)
Acqua di sole (ottimo tonico non corrosivo)
Erbalibera (detergente solido pieno di erbette)
Jungle (balsamo profumatissimo. Da quando ho cominciato ad usarlo molte persone si sono complimentate per l'aroma divino dei miei capelli)
Karma Shampoo (vegano. Per lavaggi frequenti)
Belli capelli (una sorta di alternativa naturale al gel per capelli. Questo è per lisciarli. Ormai non posso vivere senza)
Come un sole rosso acceso (henné naturale. Prepararlo ed applicarlo è un po' complicato, ma i risultati sono ottimi. E soprattutto non provoca la cecità come le tinte chimiche)
Teodoro (ottimo deodorante)

grugno.jpgPer ulteriori informazioni circa la battaglia contro i test sugli animali vi invito a visitare il sito della Lega Anti Vivisezione. Oltre a trovare informazioni molto utili e significative potrete scegliere di adottare a distanza o con affidamento diretto alcuni animali sottratti al maltrattamento e ai combattimenti clandestini.
Uno dei miei sogni è quello di avere un maiale da compagnia. Se solo avessi lo spazio necessario farei di tutto per adottare questo bel porcello di nome Grugno.

10.07.08

Here I am, on my knees with nothing to blame but my curiosity

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A volte ho l'impressione che i miei genitori vogliano rinchiudermi in un loculo insonorizzato. Le altre persone che ho la fortuna di frequentare reagiscono in modo ambivalente ai miei discorsi colmi di disillusione e quella che mia madre chiamerebbe “negatività”. Molti reagiscono lasciandomi da sola con la mia conversazione, che diventa così un monologo idiota. Dovrei ormai essere abituata a questa pratica, ma in realtà non posso fare a meno di soffirne ogni volta.
Per voi mi limito, perché temo la solitudine.

Nelle ultime settimane ho sperimentato la sofferenza che si irradia attorno al bivio che separa sempre più radicalmente silenzio e denuncia.
Un sabato sera mi trovavo al Cancelletto, uno dei ritrovi prediletti dai giovani berici per il rituale collettivo dello spritz. Ad un tratto sono comparsi un tizio (vile studente di Scienze Politiche) e una tizia che, dopo aver affermato di voler realizzare una ricerca di marketing, hanno distribuito dei pacchetti di Marlboro Compact a chiunque avesse dichiarato di essere fumatore. Questo ha spinto chiunque fosse nei paraggi ad accendere una sigaretta. Nel giro di pochi secondi mi sono sentita male perché l'aria nella piazzetta si era fatta irrespirabile.
Mi sono forse lamentata con gli amici avventori? Ho espresso il mio disagio? Ovviamente no. Ho sopportato fino al sopraggiungere della nausea. A quel punto me ne sono andata e ho passato il resto della serata odiando l'universo.

Non amo irritare le persone. Considerando con quanta fatica ho imparato ad interagire con la gente, parrebbe stupido cestinare tutto questo lavoro parlando di mucche piene di ormoni e fertilizzanti biologici. Eppure non posso farne a meno.
Poi ci sono giorni in cui ho paura e allora parlo poco; non mi lamento del fumo in faccia perché non voglio dare fastidio.
Esiste una qualche forma di equilibrio? Ha senso tenere la bocca chiusa quando si ha una grande notizia che fa soffrire?

Dopo cena ho lavato i piatti. Avevo lasciato in un angolo una confezione vuota di curry. Il barattolo era i vetro, il tappo di plastica. Ho tentato di separarli per fare la raccolta differenziata. Dopo qualche tentativo ho constatato che non era possibile. Ho pensato a tutte le persone che devono essersi trovate nella mia situazione. Dubito che qualcuno abbia reagito come me, una giovane donna con una cisterna della sopportazione costantemente colma.
Ho tentato invano di sventrare il tappo con una forbice. Ho poi considerato al possibilità di rompere il vetro, ma ho temuto per la mia incolumità.
A quel punto mi sono incazzata in silenzio e ho odiato nuovamente l'universo.
Il problema è stato infine risolto fondendo la plastica con la fiamma di un fornello e sventrandola con la forbice.

Che senso ha passare mezz'ora della propria vita in questo modo? Personalmente ho sfogato la mia frustrazione. La puzza di bruciato è divenuta il mio urlo isterico. Le imprecazioni sussurrate sottendevano gli insulti che non ho mai avuto modo di rivolgere agli autisti di SUV che hanno rischiato di investirmi, alle vecchie rincoglionite del comitato Sì Dal Molin, ai coetanei berici che mi fanno vergognare di esistere.
Mi sento vuota, perché la lotta con l'essere inanimato è stata ardua.
So solo che impedirò a mia madre di comprare di nuovo quel curry maledetto, sulla cui confezione non compariva nemmeno il simbolo che incita il consumatore a riciclare l'imballaggio del prodotto in questione.
Fate lo stesso. Odiate con me il deprecabile Curry della Cannamela ed assillate vostra madre con racconti atroci sullo stato delle mucche piene di ormoni. Forse un giorno i nostri monologhi travolgenti si riveleranno utili.

[Sebadoh "Homemade"]

13.07.08

Chocolate Mint Chip Cupcakes

Senza il contatto con i blog di alcune adolescenti americane probabilmente oggi non sarei una blogger. Armandomi di html decisi di riprodurne la struttura. Solo in seguito constatai che quella cosa aveva un nome.
Amo i blog statunitensi al femminile di stampo alternativo perché mi infondono la voglia di fare.
La mia infatuazione più recente sono quelli dedicati interamente ai dolci. Da qualche tempo ho iniziato a preparare cupcakes con cui intossico mio padre; lui comunque sembra esserne felice.
Spesso però mancano ingredienti che, da quello che ho letto, sono tipici dei dolci americani. In Italia sembra necessario sostituirli con qualcosa di simile.
Molti di voi diranno: “In effetti è proprio così”.
Chi invece ha il piacere di vivere in una città infestata da una base militare americana potrebbe reagire diversamente. Per chi non lo sapesse, all'interno della base chiamata Ederle, situata nel quartiere di S. Pio X, a pochi passi dai marmi palladiani, ci sono gli Stati Uniti. Il problema è che possono accedervi solo i soldati ed un numero infimo di berici, che spesso sono sfruttati dai concittadini per l'acquisto di vestiti e ciarpame vario ad un prezzo molto molto conveniente.
Il fatto che della gente armata abbia trasformato un pezzo della mia terra nella succursale di Dallas* dovrebbe permettermi di acquistare una pirofila da forno in territorio americano senza dover pagare le spese di spedizione. Eppure non posso.
In quanto berica mi limito a subìre il teatrino infelice dei soldati in divisa che corrono attraverso corso Palladio di prima mattina. Subisco i loro SUV enormi, venduti in concessionarie riservate ai militari americani, e soprattutto sorrido sconvolta di fronte ai vicentini che si dicono favorevoli alla Ederle 2, perché i soldi contano più di un ecosistema devastato e di un'idea pacifista.

Nonostante tutto questo gli ultimi dolcetti che ho fatto sono venuti molto bene, anche se la glassa è risultata dolce in modo quasi stucchevole. La ricetta viene dal blog Life in a Peanut Shell (via Cupcakes Take the Cake).
Ho sostituito l'estratto di menta con frammenti di foglie di menta piperita proveniente dal mio “orto”. Tutti gli altri ingredienti sono biologici e in alcuni casi provengono dal circuito del commercio equo e solidale.
Il colore un po' più triste rispetto alla versione originale dipende dalla mancanza di schifezze chimiche e dall'uso di zucchero non raffinato.

Cup.jpg

"La scelta di prodotto alimentare piuttosto che un altro è un atto politico", disse un tizio qualche giorno fa in tv.

*in realtà non ricordo quale sia l'aspetto della base, perché quando la vidi ero troppo piccola. Dallas è un generico esempio.

01.08.08

Forest Love

Greenpeace mi informa che da qualche giorno è possibile firmare una petizione per mettere al bando il legno illegale.

Cito:
Il taglio illegale sta distruggendo le ultime foreste primarie del Pianeta e sta accelerando i cambiamenti climatici. La Commissione europea ha posticipato a settembre il voto per la proposta di legge contro il taglio illegale. Questa è una decisone scandalosa. Intanto che la Commissione si decide a votare, ogni giorno prodotti in legno di origine illegale provenienti da foreste come l’Amazzonia, il Congo e l’Indonesia continuano a entrare in Europa.

Accedendo a questa pagina potrete firmare la petizione e approfondire le vostre conoscenze sull'argomento.
Per essere sempre informati sulle nuove petizioni di Greenpeace iscrivetevi alla newsletter.

24.10.08

Impegno Radicale: Mooncup

Qualche tempo fa mi capitò tra le mani un volantino di un'erboristeria berica che pubblicizzava un prodotto chiamato Mooncup. mooncup_sacchettino.jpgLa foto che lo ritraeva scatenò in me una serie ricordi vaghi. Solo successivamente giunsi alla conclusione che ne avevo letto su qualche blog statunitense in un passato non troppo remoto.
Lessi in volantino mentre mi trovavo nel solito bar che frequento d'estate, quando ho bisogno di prendermi una pausa tra una sessione di studio e l'altra. Fin da subito compresi che quel pezzo di carta si era rivelato provvidenziale. Pareva proprio che la fantomatica Mooncup potesse evitarmi parte dei miei sensi di colpa legati a questioni ecologiche.

Mooncup è una coppetta in silicone anallergico che raccoglie il flusso mestruale invece che assorbirlo. Può essere riutilizzata per circa dieci anni. Non so se vi sia mai capitato di riflettere sulla quantità imbarazzante di assorbenti che vengono cestinati ogni anno nel mondo. Non conosco i dati precisi, ma quando ci penso nella mia mente compaiono immagini di distese infinite immondizia che potrebbe essere ridotta drasticamente.

Sfortunatamente mentre leggevo il volantino non mi trovavo da sola o in compagnia di sole donne. Fu così che per poco non vomitai nell'udire una serie di affermazioni ridicole e sessiste che si incentravano su tematiche che credevo ormai superate, almeno da parte di un determinato gruppo umano non più minorenne. Ci tengo dunque a precisare che:
-Mooncup non è utile ai fini della masturbazione.
-Mooncup non è utile per raccogliere il flusso mestruale in modo da poterlo poi riutilizzarlo in cucina.
-Se la vostra ragazza fa uso di Mooncup non avete motivo di essere gelosi.
-L'espressione mucosa vaginale fa ridere esattamente quanto un pezzo di granito poggiato per terra.
-Il ciclo mestruale non implica la necessità di un esorcismo.
-Avere una buona conoscenza del proprio corpo non dovrebbe essere motivo di scherno, specialmente se consideriamo il fatto che questo può prevenire problemi di salute.

Dopo aver letto parecchi commenti positivi online, ho provato Mooncup con la speranza che funzionasse bene anche su di me. A distanza di mesi ho deciso di scrivere questo post per condividere con voi quella che per me è stata una grande scoperta. Ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica in un Paese come l'Italia non è cosa semplice. I nostri sovraordinati votati democraticamente fanno finta di niente. Ricordo molto bene che circa due anni fa Berlusconi affermò che per quanto ne sapeva lui il surriscaldamento globale era solo un insieme di fandonie. Com'è noto il nostro premier ha la tendenza ha blaterare e a contraddirsi a distanza di giorni. Anche se in seguito si è corretto, ciò non toglie che osservando la sua faccia ci sia poco di che sperare.
Credo che il processo attraverso cui si prende coscienza di ciò che è giusto fare per il nostro pianeta e per chi/cosa lo abita non sia fatto di privazioni, come affermano in molti. La soddisfazione che si accompagna alla certezza di aver fatto qualcosa di buono per il bene comune compensa qualsiasi ipotetica nostalgia.
Invito dunque il pubblico femminile di questo blog a provare Mooncup. Se non siete convinte annotatevi il numero di assorbenti che usate ogni mese e moltiplicatelo per gli anni che vi separano dall'ipotetica menopausa.
Inoltre, al di là del contributo significativo per quanto riguarda la salvaguardia dell'ambiente, avrete fatto anche del bene al vostro portafoglio. Mooncup costa circa 35 euro e, come dicevo sopra, può essere riutilizzata per circa dieci anni. Il risparmio è non solo evidente, ma anche sufficiente a farvi svenire.

Link:
“Mooncup anch'io”; Vera racconta la sua esperienza.
Altre testimonianze
I commenti di alcune ginecologhe
Comprala online o guarda la lista dei rivenditori in Italia

01.11.08

Catarro

Un raffreddore fulminante mi costringe in casa. Accendo il computer per la prima volta dopo tre o quattro giorni; un'eternita.
Ricevo email generate automaticamente o scritte in preda all'isteria. Molte di esse sono richieste d'aiuto. C'è chi mi chiede di girare una petizione, qualcun'altro invece racconta di non sopportare più il contesto berico, indipendentemente dagli ultimi eventi che l'hanno riguardato.

Di questi tempi è facile ammalarsi.
Il decreto Gelmini viene convertito in legge. Nel frattempo ecco che sopraggiungono i crampi alla pancia. La prospettiva di poter tornare a casa con i treno delle cinque e cinque appare accattivante come mai prima d'ora. Invece alle sei e venti scopro di essere in Prato della Valle a manifestare, sotto un diluvio crudele e gelido. Solo in treno noto che i miei vestiti sono fradici.

Scrivo questo post indipendentemente dal mal di testa che mi sta menomando da qualche giorno.
Il senso di tutto ciò sta soprattutto nel mio desiderio di segnalarvi il mio ultimo articolo, uscito oggi su Citylights. Questo mese di parla di Amore Eterno.

Vi consiglio inoltre di dare un'occhiata al rapporto di Greenpeace "Energy [R]evolution 2008" e al video sottostante.

Chiedo perdono per la mancanza di logicità di questo intervento.
Saluti berici a tutti.

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