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Idiozia Diffusa Archives

27.07.07

Little Monsters

comaneci3big.jpgDi recente narrai di episodi drammatici della mia inutile e vacua esistenza, durante i quali mi sentii provinciale ed incompresa più che mai.
Il particolar modo il mio spirito s'intorpidì quando il collega Baldra ed io fummo accusati di essere privi di spirito d'iniziativa.
L'assurda teoria che udii era più o meno questa: se nelle vostre terre d'origine non succede mai un cazzo è colpa vostra. Se vi impegnaste e organizzaste qualche serata la gente ne sarebbe lieta e vi parteciperebbe.

Questa è più o meno l'accusa più offensiva che mi sia stata rivolta negli ultimi due anni, un periodo in cui fui sbeffeggiata e derisa con una frequenza significativa. Di per sé potrebbe sembrare una delle mie grandi Paranoie di Giovane Frustrata. In realtà affermare ciò è girare il coltello in una piaga che non si rimarginerà mai e che è negli ultimi tempi si è riempita di pus.
Come ben sapete, Vicenza è una di quelle cittadine che paiono paeselli.
Essa è in provincia di Padova, ha un'università invisibile fatta di sedi distaccate di poli stranieri, è nota per i suoi marmi palladiani e la leggenda secondo cui le persone come me sarebbero solite mangiare i gatti. Tutto qua.
Affermare che se io mi impegnassi in qualche modo la situazione cambierebbe è dunque spaventosamente falso. Avendo subìto l'ingerenza del cattolicesimo nella mia vita in modo tragico mi permetto di abusare di una terminologia che non mi appartiene: quella teoria è una bestemmia.

Per provare la veridicità della mia tesi e demolire una volta per tutte quelle assurde e riprovevoli seghe mentali da persona sovrastimolata culturalmente mi sono basata sulla pratica e ho raccolto dati.
L'evento che Baldra ed io decidemmo di utilizzare per stilare un report fu il concerto di ieri sera dei Comaneci, una pregevole band di Ravenna che tutti voi dovreste conoscere ed amare incondizionatamente. La loro visita in terra vicentina fu proverbiale. Avevano infatti suonato la sera stessa in cui io ed il collega fummo accusati di essere dei falsi. Ci trovavamo a Bologna, città nota per il mostruoso numero di concerti od eventi d'interesse generico che si sovrappongono quasi ogni sera.

La prima fase del progetto prevedeva la propaganda mediatica. Disponendo dell'utile e costosa Vodafone Summer Card io e il collega ci impegnammo ad inviare un sms contentente un'esaltatoria pubblicità dell'imminente concerto dei Comaneci a tutti i vicetini di nostra conoscenza. Per tutti intento anche persone deprecabili con cui non avevamo più rapporti da anni, gente che abbiamo visto una volta e di cui non ci ricordavamo più la faccia. Tutti.
Successivamente io ne scrissi sul mio blog, linkando il pregevole MySpace dei Comaneci, di modo che chiunque potesse udire una selezione dei loro brani.
Durante la seconda fase del progetto ci recammo presso il nostro centro d'aggregazione prediletto, lo spritz bar Cancelletto, situato nei pressi di Piazza dei Signori, all'interno in una zona assai ristretta dove risiedono tutti i più significativi e frequentati spritz bar di Vicenza. Essi tendono ad essere in voga a rotazione, anche se il Cancelletto rimane per noi il luogo presso cui lo spritz è più buono e più economico. Esso è frequentato da un buon gruppo di persone pregevoli, alcune delle quali (tre o quattro) hanno un sano interesse per la musica degna. Fu così che sbandierammo l'evento serale e chiacchierammo amabilmente brindando ai Comaneci.
La terza fase del progetto preveva il recarci in giro per la città a raccogliere le poche persone interessate all'evento e impossibilitate a muoversi per qualche motivo.
Ricapitolando:
1.Abbiamo fatto davvero un sacco di pubblicità al concerto mandando sms e scrivendone online.
2.Abbiamo inseguito i pochi ascoltatori di musica degna della città per avvisarli.
3.Abbiamo accompagnato chi non sarebbe potuto andare Perarolo con mezzi propri.
Risultato?
Al concerto c'erano quasi solo persone interessate a mangiare maiali e a bere vino.
Le persone che dimostrarono di aver apprezzato veramente l'evento erano all'incirca dieci.
C'era mio padre, Marta, Faso, Pette con un amico, Al3sim e pochi altri.
Molti di quelli che ad inizio concerto si erano seduti al suolo millantando espressioni facciali da grande intenditore di musica se n'erano già andati dopo quaranta minuti, a dimostrazione della loro incredibile passione per l'arte.
Qualche maledetto bastardo aveva lasciato i figli isterici sotto il palco che, essendo dei bimbi presumibilmente delle elementari, erano iperattivi e rompicazzo. C'era poi chi faceva amabilmente conversazione, comportandosi proprio come se le persone che stavano suonando per loro non esistessero.
A questo punto credo di poter affermare con certezza che noi non meritiamo tutto questo, come invece sosteneva la mente illuminata che ci insultò a Bologna.
A nulla valsero il nostro impegno e la nostra dedizione.
A Perarolo ci limitammo ad ignorare le urla isteriche degli infanti e dei vecchi ubriachi.
Oramai siamo pronti a tutto.

Tra le persone che non sono venute ricordiamo:
-Dada, che ha preferito andare a rinchiudersi al Sartea come un analfabeta arteriosclerotico perchè Perarolo è troppo distante da Vicenza (11km scarsi) e la musica (la musica in genere, non “la musica dei Comaneci”) non gli piace.
-le circa centocinquanta persone che non hanno risposto ai nostri messaggi ma che erano a Vicenza e che con ogni probabilità non avevano un cazzo da fare.

Grazie! E' anche per merito vostro se viviamo in una città edificata sul letame.
Ringraziamo inoltre la redazione di CityLights, il mensile cittadino su cui dovrebbero comparire le attività culturali della provincia, per aver bellamente ignoranto il concerto dei Comaneci.
Grazie!

Leggi la mia recensione del concerto dei Comaneci su Vitaminic
Leggi il pregevole post di Marta sul concerto di ieri
Leggi le elucubrazioni di Baldra sul concerto dei Comaneci e sulla vacuità berica
Guarda un video del concerto (sotto)



[Comaneci "I'll be back soon" (demo version)]

29.08.07

The Lazy Sunbathers

feat_schiele_306x400.jpgTalvolta mi fermo a riflettere e ricerco nella mia memoria il preciso istante in cui gettai le basi di quello che sono ora. Il momento di radicale mutamento in cui inconsapevolmente scelsi di martoriare il mio spirito fuori di casa e di nutrirlo di ambrosia entro i confini della mia collezione di libri e dischi.
Quando mi imbatto in una qualche giovine berica dallo sguardo brioso e osservo frasi di disprezzo per i libri e per la musica articolarsi sulle sue labbra provo smarrimento, terrore. In terra vicentina, come ben saprete, c'è ben poco da fare. Si può guardare la tv, andare a Sant'Andrea a non fare nulla, ascoltare cinquecento volte di seguito la stessa canzone di Rihanna e poco altro. D'estate poi, se non si è muniti di patente, è la morte.

Non molto tempo fa mi recai a Sant'Andrea e notai i cambiamenti nella fauna locale. Nuovi corpi bambineschi avevano gettato radici in quella che è in tutto e per tutto una prigione. Una volta che entri a Sant'Andrea ogni brama di vita esce dal tuo cervello e resti per sempre lì, sui gradini della chiesa, a parlare del nulla.
Tra la novella gioventù c'erano due bimbe. Erano bimbe dalle tettine infantili, dedite compulsivamente al fumo come espediente per sembrare grandi. Dicevano cose assurde, ridevano di cose assurde. Una delle due era una bimba apparentemente normale, biondina, carina. L'altra sfoggiava svariati piercing, indossava una maglietta fashion di Sid Vicious e millantava ardita conoscenza degli Stooges.
Le osservai per parecchio tempo, sconvolta dalla loro audacia, dai doppi sensi con cui farcivano le loro frasi, dal modo in cui si atteggiavano a “sono rincoglionita dunque dovresti scoparmi”.
Successivamente la mia amica Irene mi rivelò che quella sera, prima che io arrivvassi, le bimbe stavano parlando del mio libro.
Non osai approfondire.
Mi limitai a contemplare il vuoto che si stava librando attorno al mio stomaco, che si espandeva fino a fagocitarmi, che mi insonorizzava.
Spesso dubito della mia produzione. La chiamo produzione per non chiamarla opera. Sarebbe troppo.

Ma ci sono anche le bimbe che stanno tutto il tempo connesse a msn e cestinano i loro anni peggiori intrattenendo riprovevoli conversazioni con gente lontana centinaia di chilometri, con ogni probabilità boara.
Personcine leggiadre dalla ricettività nulla, che vedono la beltà sono in quello che viene proposto dal demiurgo mainstream.
Le osservo e mi domando come possano privarsi della sindrome di Stendhal, del sublime senso di smarrimento che ti assale quando finisci di leggere un grande libro.
Tutte le volte in cui, per qualche strano motivo, sono stata chiamata per andare a parlare con gli studenti di scuole medie e stuperiori non ho potuto fare a meno di insistere su questo punto: affermare che i libri sono noiosi, in quanto formato desueto, è assurdo.
Nei libri, così come nella musica, nel cinema e nell'arte in genere c'è una risposta alle esigenze di ogni singolo individuo presente sulla faccia della terra.
Internet rende tutto vicino, comodo, raggiungibile. Il punto è che molti quindicenni del 2007, che conoscono internet dall'infanzia, ne sono stati una vittima. Per qualche strano motivo si sono semplicemente rincoglioniti come dei pezzi granito anziché scaricare gratis qualche disco decente. Tutto ciò non è folle?
Mi osservo impazzire mentre cerco album dimenticati che non sono reperibili nemmeno online e nel frattempo c'è ancora chi scarica Rihanna e la ascolta in ripetizione, mentre la passano alla radio settecento volte al giorno, mentre i suoi video infestano la tv.
C'è qualcosa di sbagliato in tutto questo.
Allo stesso modo è sbagliata l'imminente riapertura del Totem, agorà per deficienti, su cui sparerei a volumi mortali le sublimi parole di Moz.
Che dire poi del programma di concerti proposti dal comitato No Dal Molin? Rivoltanti, come sempre in queste occasioni. Ma di questo parleremo un'altra volta.

“Ordinary boys, happy knowing nothing
Happy being no-one but themselves
Ordinary girls, supermarket clothes
Who think it's very clever to be cruel to you

For you were so different
You stood all alone
And you knew
That it had to be so
Avoiding ordinary boys
Happy going nowhere, just around here
In their rattling cars”

In conclusione consiglio la consultazione di questo pregevole ed illuminante post di Leonardo sulle cattive letture.

[Morrissey “The Ordinary Boys”]
[Rachel's “Family Portrait”]

03.09.07

You've got everything Now (1/2)

L'estate si è definitivamente chiusa, perché prima di uscire la sera ci portiamo dietro una felpina. Io sono così morta dentro che userei la mia gatta più affabile come sciarpa, ma ho paura che fugga e venga investita.

E' un periodo in tutto e per tutto straziante. Siamo stati dieci giorni ad Amsterdam e abbiamo goduto di ogni dettaglio. Poi altri quattro giorni a Parigi per il Rock en Seine, immersi nel fango.
Ora rimembro tutto ciò, bevendo succo alla pera, che è la mia droga, e per poco non cado a terra sibilando imprecazioni varie.
Baldra ed io abbiamo consolidato il nostro rapporto. Ora sappiamo con certezza che è necessario andarcene al più presto da qui. Fanculo l'università. Fanculo gli amici, o presunti tali. Fanculo tutto.
Da quando sono tornata sento rabbia allo stato puro dentro il mio stomaco.
Faccio a pezzi i giornali. Persino Repubblica.
Mi innamoro delle piante, ma non le so gestire.
Sono continuamente da scossa da istinti omicidi.
Tendo a stordirmi fin troppo frequentemente con l'alcol, cosa che sono arrivata a deplorare, perché a Vicenza è ancora paurosamente fashion, in quanto va a sostituire cose pregevoli come i concerti dei Comaneci.

Questa sera nella mia ridente città suonano gli Zero Assoluto.
Sento la puzza di eccitazione infantile nell'aria.
Qualche giorno fa invece ci recammo alla sagra di Sant'Andrea, senza sapere quale fosse il programma della serata. Poggiammo i nostri piedi sul noto asfalto e per poco non vomitammo.
C'erano i Vanilla Sky. Ovviamente tutte le giovini beriche che siamo soliti osservare in centro erano lì, in tenuta emo. Tutta la città era lì, dato che da noi in media c'è un "evento" a settimana. C'era addirittura chi osò dire: mi fanno schifo gli emo, però oggi mi sono vestita così per ridere. Ah Ah Ah.
Quanto sto ridendo!
La moda emo ha inebetito il mio popolo. Quest'estate pare si siano tutti tinti i capelli di nero, ma dubito fortemente che abbiano mai ascoltato il genere da cui proviene quel look.
Io odio gli emo. Rubano frammenti di mode da altre categorie umane. Mi impediscono di portare i miei vecchi vestiti. Infestano il mio bar, il mio quartiere, la mia biblioteca, la mia università.
Vedere degli adulti che pagavano la bellezza di cinque euro per assistere ad una tristissima performance dei Vanilla Sky mi ha quasi spinta alle lacrime.

Ieri volevo uccidere Baldra, forse perché lo amo e non voglio che soffra.
Forse perché tutta questa quiete mi disturba.

Non avrò pace finché non me ne sarò andata all'estero.

[The Flying Burrito Brothers “Down in the Churchyard”]
[The Slits “Typical Girls”]

You've got everything Now (2/2)

Come ai bei vecchi tempi:
As merry as the days were long
I was right and you were wrong

Post Rimosso.

But did I ever tell you, by the way ? I never did like your face

But you've got everything now
You've got everything now
And what a terrible mess I've made of my life
Oh, what a mess I've made of my life


[Gang of Four “Not Great Men”]
[Neutral Milk Hotel “Communist Daughter”]

08.09.07

Non dire cazzate

Torno ora da un concerto in quello che voi chiamereste il culo del mondo. Per me quel culo è la terra dove nacque mio padre e dove io trascorsi tante estati gioiose, quando a sei anni mai nonna mi insegnava il significato della parola “coventrizzare”.
Il concerto in realtà non era un vero concerto. Era una giornata di quello che qualche psicotico ha pensato di denominare festival.
C'erano due gruppi sfigati di cui non è necessario che citi il nome, seguiti poi dai Tre Allegri Ragazzi Morti e dai Verdena.
C'è da dire quest'oggi me ne fregava ben poco dei Cicci Morti. Quest'anno hanno allietato fin troppe delle nostre serate.
Li abbiamo seguiti con lo sguardo, discutendo della oramai cementicea scaletta, della loro cover allucinante di “Ask”.
Nulla di che. Ero ubriaca al punto giusto.
Ad un'ora imprecisata ci recammo sotto il palco, guadagnando una dignitosa seconda fila e pregammo.
I Verdena uscirono e fin da subito notammo tracce di isteria sul volto provato di Alberto Ferrari, omonimo di mio zio.
La voce non si sentiva. La batteria si sentiva troppo.
Ma avremmo anche potuto sorvolare. Queste non sono altro che bazzecole da gente che talvolta ascolta musica.
Il volgo se ne fotte, ed è bene che sia così.
Avrebbe potuto essere un concerto più che degno, forse lontanamente paragonabile a quello dell'Estragon, vista la pregevole scaletta.
Ma le nostre speranze divennero ben presto cenere.
melvins04.jpgC'erano i nirvanici che assurdamente deprecavano “Creepy Smell”, ignorando forse il significativo fil rouge che legò la band del Kobain* e i Melvins, le solite ciccettine isteriche e molta gente che era lì per caso.
Baldra fu colpito mortalmente alla nuca da un eroinomane, cosa che mi spinse ad inseguirlo nel pogo urlando istericamente e per almeno quindici volte: “Che cazzo fai?”
Quando lo raggiunsi tentai di ucciderlo strizzando con le mie mani possenti svariate parti del suo corpo.
Questo finì solamente per renderlo ancora più violento.
Fu a quel punto che decisi di rivolgermi ai nerboruti uomini della security, che mi ignorarono bellamente.
Fecero lo stesso quando feci loro notare che gli eroinomani stringevano tra le mani mortali bottiglie di vetro.

Che altro dire?
Passai quasi tutto il concerto muovendomi languidamente con gli occhi chiusi, perché ero stanca e volevo solo vomitare il mio odio spietato su chi pretende di autodefinirsi un fan dei Verdena e poi conosce solo i singoli del primo album.
Io non mi definisco una fan dei Verdena. Io sono una estimatrice.
Amo un certo tipo di pogo, che in Veneto è andato perduto per sempre.

Questo è solo uno dei tanti motivi per cui odio il Veneto e i suoi abitanti.
Odio i boari orgogliosi di non aver mai letto un libro, le vecchiette oscurantiste, i forzisti, gli industriali evasori, i figli degli industriali, la gente che va al Totem, gli emo e soprattutto odio chi mi fa presente che il mio odio è privo di motivazioni.
Odio con tutto il mio spirito, le mie viscere e il mio cervello chi ha prostituito la sua dignità e ora è arrivato a credere fermamente che Vicenza sia una città in cui è possibile, se non piacevole vivere.
Non sto parlando dei menomati, di coloro che non hanno mai visto la luce.
Sto parlando di coloro che un tempo erano sani.

Odio il mio odio.
Odio scrivere questo post, ma ormai è quasi finito.
Non ho nessuno a cui regalarlo.

Amo la mancanza di logica di cui è gravida la produzione dei Verdena e amo il fatto che siano italiani.
Amo poggiare gli occhi su Luca Ferrari e vedere che indossa una maglietta degli Spaceman 3.
Chi altri lo farebbe nelle aspre terre che noi chiamiamo casa, a parte Baldra ovviamente?
Nessuno.
In tutta la mia esistenza ho visto solo tre magliette degli Smiths a Vicenza.
Una era mia, una era del Guru (che mi rivelò il verbo di Moz) e l'altra era di un tizio ignoto.

A quindici anni venivo spesso accusata di essere snob. Ora sono migliorata tantissimo e sorrido a tutti. Questo non toglie che dopo concerti come quello di questa sera non possa fare a meno di sentirmi una specie veneta in via di estinzione, un piccolo barlume di decenza nel marasma di coloro che paiono privi di curiosità.
Io bramo le fonti.
Sono le fonti che mi hanno dato una parvenza di credibilità.
Sono la mia arma contro l'idiozia dilagante.
Poco importa se le mie parole cadono inesorabilmente nel vuoto.
Mi conforta stare ad ascoltare la mia bruttissima voce e non vedere reazioni nel mio prossimo.
Quand'ero alle medie mi capitava spesso di parlare da sola, perché la gente mi interpellava e poi, non appena aprivo bocca, si girava dall'altra parte a parlare di scarpe.
Che grosso trauma!
Fortunatamente Mtv Made mi ha insegnato a comportarmi da idiota socievole. Ho conosciuto un sacco di gente simpatica in questo modo (almeno due persone).

Ora quasi quasi mi metto a piangere. Sono le quattro e mezza di mattina e ho paura di marcire qui per sempre.
Ma dubito che lo farò.
C'è tutto un mondo a qualche chilometro da qui.
Un mondo pieno di scoiattoli danzanti, di piante di canapa e di Alberto Ferrari che canta “Psycho killer”.


*questo non è un errore, è una citazione colta. Lo dico giusto per evitare inutili spargimenti di merda.

[Verdena "Il tramonto degli stupidi"]

26.09.07

Ob-La-Di, Ob-La-Da

Voi non siete profondamente angosciati? Io sì.
Non faccio altro che angosciarmi.
La cosa è peggiorata sensibilmente nel corso degli ultimi dodici mesi, periodo durante il quale sono stata “primotta” a Scienze Politiche.

Mi angoscio e mi deprimo, preparando esami tristissimi, ascoltando dischi orripilanti da recensire e altri splendidi che non riesco a trovare nei negozi, contemplando il repentino decadimento di mia nonna.
Ho tentato la via delle letture umoristiche. Fortunatamente la mia soffitta straripa di opere di Wodehouse.
Eppure tutto ciò non è sufficiente.

Ogni tentativo di sorridere all'universo con aria ebete viene incenerito durante i miei rendez-vous serali con il Collega. Ci aggiorniamo sulle nostre disgrazie domestiche, sulle ultime notizie filtrate da Sky Tg24, da internet e dai quotidiani.
Egli mi narra di articoli e reportage letti sull'Internazionale, di cui è fiero abbonato. Io mi dilungo proferendo notizie reperite sui miei libri di testo.
Ci guardiamo negli occhi, discutiamo con movenze rassegnate, beviamo recioto.
Facciamo del nostro meglio per salvare il pianeta dal declino.
Attendiamo con ansia il giorno in cui avremo i soldi per dei pannelli solari.
Boicottiamo determinate aziende. Ci incazziamo perché quando finalmente ho avuto la possibilità di cambiare macchina, gli incentivi su quelle a metano non c'erano più e mio padre, già poco convinto, è andato sul sicuro optando per il gasolio.
Deprechiamo le sconvolgenti quantità di auto della polizia che circolano per il centro di Vicenza. Si tratta oramai quasi esclusivamente di Alfa 159, che vengono lasciate accesse e ferme mentre il pulotto di turno fa conversazione. E pensare che in centro storico ad Amsterdam la polizia gira in bicicletta.
Facciamo il lavaggio del cervello al nostro prossimo. Ci proponiamo di destrutturare le convinzioni pazze di molti dei nostri concittadini, che si riempiono la bocca di paroloni grandi come l'Altare della Patria. Chiamano Nemico l'esercito americano, il Pentagono, Bush Jr., convinti di poter fermare lo scempio che si sta consumando a pochi chilometri dalla mia scrivania.
E' giusto opporsi, ma forse con un pizzico in più di buon senso.

ederle.jpg
Ora come ora, per quanto io mi senta stuprata in quanto vicentina, non appenderei mai una bandiera “No Dal Molin” fuori da casa mia.
Non mi piace il modo in cui vengono gestite le cose al Presidio Permanente.
Non mi piace soprattutto il fatto che sia dia così poca importanza a internet per la diffusione delle informazioni. Tentare di sensibilizzare italiani e non solo, di far comprendere che a Vicenza le cose non funzionano come si dice in tv o sui giornali non è così difficile. Basta non affidarsi solo ai volantini, ai mezzi cartacei. E' così difficile? Pare di .

Mi guardo intorno, parlo con i miei amici. Molti di loro sono contrari alla Ederle 2. Altri ripetono come dei pappagalli le ragioni della Confcommercio, dei genitori berlusconiani, degli orafi o più in generale di chi non ha minimamente a cuore il futuro delle terre beriche e dei suoi abitanti.
Esistono addirittura comitati favorevoli al Dal Molin. Date un occhiata ai commenti di questo MySpace per farvi un'idea.
E' molto triste realizzare come a Vicenza un buon numero di abitanti conviva serenamente con i militari. Fin all'anno scorso, andando a scuola in bicicletta, li vedevo ogni mattina, mentre in tuta mimetica correvano lungo Corso Palladio. E' un qualcosa a cui mi sono abituata, anche se non hanno mai smesso di spaventarmi un po'. Qualche mese fa i miei sentimenti sono tornati a galla. Era accaduto lo stesso nel 2004, quando James Michael Brown, parà di 27 anni dell’Oregon, appena rientrato a Vicenza dall'Iraq, stuprò una coetanea nigeriana e lasciandola poi nuda, ammanettata e tramortita in mezzo alla strada.
Fu condannato, ma con una pena più lieve del previsto. Il tribunale stabilì che «vanno riconosciute le attenuanti generiche, perché appare verosimile che l’imputato, nella commissione dei reati, sia stato influenzato da atti di violenza cui ha assistito in Iraq e che nulla avevano a che fare con la necessaria violenza bellica». Tutto ciò è, non solo ingiusto, ma anche ragionevole.
Come scrivono Stéphane Audoin-Rouzeau e Annette Becker nello splendido saggio “La violenza, la crociata, il lutto”: “E' ormai risaputo, dopo la Seconda Guerra Mondiale e i conflitti posteriori, che un soldato impegnato sul campo di battaglia non può sperare di mantenere il proprio equilibrio psicologico per più di qualche mese.”

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Da piccola qualche volta i miei genitori mi portavano alla Ederle per il 4 luglio. Ricordo quantità industriali di tacos al formaggio.
Ora so che tutta questa faccenda è controversa e puzza di marcio. La Ederle è diventata per molti vicentini parte integrante del paesaggio urbano. Ma è ora di smetterla di vedere negli Stati Uniti i nostri salvatori.
Al contempo è ugualmente sbagliato lasciar imputridire il proprio cervello al Presidio Permanente.
Non saremo certo noi, quattro gatti dalla cadenza veneta, a fermare questo scempio.
Non posso fare a meno di ridere amaramente quando sento la gente dire: “Noi riusciremo a fermarli!”
Come? Vorrei proprio saperlo.
E' giusto protestare, ma è bene informarsi preventivamente sulle dimensioni dell'esercito nemico, delle armi di cui dispone, su quali sono state le sue strategie in passato.
La mia impressione è che l'abbiano fatto in pochi. Di certo gli intellettuali, ma loro queste cose forse le sapevano già.
Dubito invece che i miei coetanei infervorati l'abbiano fatto. Perché costa fatica, perché è dura accettare la realtà.
Osservo il loro sconcerto, quando placidamente affermo che non abbiamo i mezzi per opporci al Pentagono.
Mi ricordano i tempi delle scuole medie, l'età in cui ci si innamora dell'anarchia e si sparano cagate tutto il tempo, ignorando la storia.

Dunque io non posso fare a meno di angosciarmi. Perché so che tra non molto la Ederle 2 verrà costruita. Non bastava la Ederle 1, con il filo spinato che confina con alcune delle abitazioni del quartiere di S.Pio X. Non bastava davvero.
Dovreste vedere quelle case. Per me sono uno dei più vividi simboli del declino berico. Della merda in cui siamo stati lasciati a marcire.
Negli Stati Uniti le basi sono a decine di chilometri dai centri urbani. Questo la nostra classe politica non riesce proprio a capirlo. E non mi riferisco a Prodi, che non ha potuto fare granché, dato che le carte erano già state firmate da Berlusconi.
Che dire poi dei miei concittadini accecati dalla brama di denaro?
Che possano perire bombardati.


Consiglio la lettura di questo lungo articolo di Michael T.Klare, intitolato
“Behold the Rise of Energy-Based Fascism”, in particolar modo ai giovani del Presidio.

[The Beatles "Ob-La-Di, Ob-La-Da"]

29.09.07

Le Grandi Attività Culturali di Vicenza pt.4

Ci sono sere in cui, nonostante la totale assenza di eventi in terra berica, Baldra ed io decidiamo di sfidare il nulla e di uscire di casa.

Qualche settimana fa ci trascinammo alla sagra dell'Aracoeli.
Ciò che vedemmo, e che ho riportato qua sotto, è il quarto capitolo della sfortunata serie Le Grandi Attività Culturali di Vicenza, detto anche Quant'è bello deridere il tuo prossimo incompetente.



Ignoro il nome della band. Anche se dubito vi possa interessare.

25.10.07

Oi! This is England

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Oggigiorno non è raro che i film sulla gioventù facciano schifo.
Trovo particolarmente irritante il fatto che, in tv come al cinema, gli adolescenti vengano spesso interpretati da venticinquenni barbuti e signorine dall'aria fin troppo matura.
L'Italia da questo punto di vista si spreca, facendoci continuamente dono di film patetici e saturi di luoghi comuni, che però paiono attirare non poco le bimbe, almeno a giudicare dagli incassi.

Personalmente sono molto preoccupata per i cervelli delle attuali quindicenni. La mia impressione è che il Progetto Rincoglionisci il Giovane messo in atto da Mediaset una ventina di anni fa stia finalmente funzionando come si deve. Il fatto che molti quindicenni italiani non siano in grado di parlare e scrivere è un tantino preoccupante. Dati empirici dimostrano che una significativa parte del campione analizzato passa il proprio tempo su MSN, guardando Disney Channel e fissando il vuoto.
Questa gente spesso può dire di non aver mai letto un libro. Quelli obbligatori durante le vacanze estive vengono smaltiti in dieci minuti con la ricerca dei riassunti su internet.

Qualche giorno fa ho guardato un film che s'intitola “This is England”.
Il mio primo pensiero è stato: “Questa cosa dovrebbe essere mostrata nelle scuole.” Poi però ho pensato ad una sedicenne di mia conoscenza che qualche giorno fa ha dimostrato di non conoscere la differenza tra Oriente e Occidente. La stessa sedicenne che qualche mese fa sosteneva di ignorare l'identità di Bill Clinton.
E' chiaro che per questa gente un film come quello di Shane Meadows potrebbe non significare assolutamente niente.
“This is England” racconta di un'Inghilterra martoriata da Margaret Tatcher e pone il suo sguardo sulla figura di Shaun, un undicenne magistralmente interpretato da Thomas Turgoose, che entra nelle fila del National Front. Credo che questa pellicola, premiata al British Independent Film Festival, possa essere significativa per qualsiasi adolescente, perché talvolta la parole di un genitore o di un insegnante non possono valere nulla di fronte al fascino di un'ideologia insensata. “This is England” invece mostra concretamente gli aspetti più deleteri della violenza gratuita e le conseguenze dell'abbandono della ragione.
Personalmente ho apprezzato molto questo film anche perché buona parte della musica che amo di più viene dall'Inghilterra degli anni '80. Ho letto qualche testo sull'argomento, ma in tempi recenti non mi era mai capitato di vedere un film del genere con una simile ambientazione.
Un altro innegabile merito di “This is England” è quello di parlare degli skinhead senza assimilarli automaticamente ai neo-nazi, cosa che mi risulta accada nel 95% dei film in cui si parla di questo argomento.

Consiglio dunque a tutti voi di visionare questa pellicola. Mi risulta che sia uscita anche in Italia, ma è molto difficile da reperire. Io alla fine l'ho scaricata in lingua originale e ho avuto un po' di problemi a capire tutti i dialoghi, ma credo che valga la pena di sforzarsi per apprezzare pienamente l'opera.
E' molto probabile che il doppiaggio italiano sia fuorviante ed imbarazzante.

Guarda il trailer di “This is England” (sotto)

[Dexys Midnight Runners: Geno]

07.11.07

Cute Without The E*

(via Inkiostro)

Ho riso molto guardando questo video.
Poi mi sono resa conto che gli emo con cui ho a che fare in genere sono molto più ignoranti (musicalmente parlando) e modaioli di così.
Voi che dite? Gli emo sono davvero una delle espressioni più becere** del rincoglionimento globale? E la vostra città ne é forse infestata? La mia sì.
Ogni volta che ne vedo uno devo soffocare il desiderio di fermarlo e chiedergli:
1."Sai chi sono i Fugazi?"
2."Sai chi sono gli Smiths?"
3."Sai chi sono gli Smashing Pumpkins?"
4."Sai che se ti decolori continuamente i capelli diventerai presto calvo/a?"
5."Sai che la gente ti guarda e prova pietà per te?"
6."Sai che un giorno la moda degli emo scomparirà? A quel punto che ne sarà dei 25 piercing che hai in faccia?"

Se mai lo farò sarà per scopi puramente statistici.


*Esilarante titolo di una canzone dei Taking Back Sunday, una band vergognosamente emo di cui ho ascoltato mezzo brano oggi pomeriggio. Dire che meritano di essere puniti per l'ignoranza e il ciarpame che hanno sparso nel mondo è troppo poco. Personalmente scalfirei i loro volti puliti e sbarbati alla perfezione utilizzando i loro cd.

**Le bimbe che girano con una lametta nel portafoglio per tagliarsi anche fuori casa ed essere stilose esistono davvero. Sono le stesse che al posto del cervello hanno segatura, topi morti, caramelle gommose e dentifricio.

16.11.07

La cultura non ha ritmo!

ctmv.png

Get Yourself an Education
M.I.A.

Ieri sera mi recai al cinema in compagnia del mio autista di nome Baldra (io sono la sua portaborse). Grazie ad una simpatica offerta, visionammo gratis il film “Come Tu Mi Vuoi”.
Per sopportarlo fino alla fine fui costretta a drogarmi di Pepsi e a sfottere più volte il pubblico pagante.
Ci sarebbero all'incirca un milione di critiche da muovere contro questa pellicola. Alcune di esse sono esplicitate da Baldra in questo post. Io ve ne presento solo una: la trama.

C'è questa tizia che chiameremo Capotondi, che studia Scienze della Comunicazione e che appare particolarmente unta e sfigata. Al contempo c'è anche questo tizio che chiameremo Il Figo (?) che vive alle spalle del padre facendo la bella vita tra culi, tette, ecc. Il Figo finge di studiare presso la facoltà di Scienze della Comunicazione, difatti si porta a casa una lunga serie di 18 e 19 solo sorridendo alle assistenti dei professori (?).
Capotondi è una povera pezzente, motivo per cui decide di dare ripetizioni di Economia Politica. Il Figo, messo alle strette dal padre, va a ripetizioni da Capotondi. Decide poi di sedurla per ottenere gratis il servizio.
Inizialmente Capotondi sembra resistere alle avances del Figo, dimostrando di avere dei saldi principi morali. Ella è difatti una fanciulla incredibilmente colta che detesta i figli di papà ed il loro mondo di apparenza, falsità e vacuità mentale.
Ma, per qualche inspiegabile motivo, dopo qualche minuto di proiezione il Figo riesce a scoparsi Capotondi. Accecata dal potere del Fallo, Capotondi crolla dunque ai piedi del Figo, rinnegando il suo credo.
A questo punto compare un altro personaggio, che chiameremo La Stronza.
La Stronza, un'amica del Figo, inebetisce Capotondi (che dunque si rivela a noi in tutta la sua stupidità) convincendola a mettere da parte i suoi brufoli e i suoi vestiti da nonna. La porta dunque da un amico stylist che la fa diventare figa nel giro di un paio d'ore.
A quel punto Capotondi scopre che mostrando le tette può ottenere quello che vuole. Diventa infatti assistente di uno dei suoi professori senza neanche aver ottenuto la laurea triennale (?!?). Nel frattempo scopriamo che per pagarsi i vestiti di Gucci e Richmond, Capotondi ruba tanti soldini nella trattoria dove lavorava per pagarsi gli studi.
Ma è un periodo molto triste per Capotondi, che sente la mancanza del Fallo e scopre di provare dei veri sentimenti per il Figo, che nel frattempo si è scopato tutta Roma.
Con l'aiuto della Stronza, che le insegna una serie di regole fondamentali per essere figa (tra cui: i discorsi intellettualodi fanno schifo! “La cultura non ha ritmo”), riesce quindi a riconquistarlo, presentandosi pressoché nuda e senza occhiali (!) ad una festa presenziata al Figo. A quel punto si ubriaca di Absolut Vodka e si impossessa nuovamente del Fallo.
Capotondi si innamora poi pazzamente del Figo.
Nel frattempo scopriamo che una tizia di nome Strafiga è molto incazzata perché aveva fallito nel suo tentativo di scoparsi il Figo. Egli infatti l'aveva offesa terribilmente facendo in modo che il Fallo non reagisse minimamente di fronte ai suoi strusciamenti.
Strafiga si vendica su Capotondi -povera innocente- invitandola ad una festa in discoteca, che si svolgeva a sua insaputa ogni giovedì, durante la quale il Figo si denudava e poggiava le sue mani sui culi e sulle tette di alcune tizie, che poi prontamente si scopava.
Per vendicarsi, Capotondi finge di essere svanita nel nulla e, durante l'esame di Economia Politica (che da anche lei) (!!!), non passa le risposte al Figo.
A quel punto scopriamo che Capotondi è diventata una sottospecie di troietta corrotta, pronta a tutto per sistemarsi. Il Figo invece fa le ramanzine al padre, lo umilia davanti alla madre e lo accusa di non aver mai guardato il frutto della sua creatività, ovvero delle foto piene di tette e culi (che all'inizio del film Capotondi aveva denigrato, definendole “vuote). Tutto questo accade perché il Figo ha scoperto di amare davvero Capotondi.
Qualche tempo dopo il Figo va a fare l'esame di Comunicazioni di Massa e viene interrogato da Capotondi (???), che lo trova preparato e gli da 30. Il Figo infila nelle risposte delle accuse violente e delle dichiarazioni d'amore. A quel punto Capotondi impazzisce e, durante l'interrogazione successiva, si mette a rincorrere il Figo. Nell'ultima scena i due si baciano con passione sotto il sole (che ha un ruolo fondamentale all'interno della sceneggiatura).

A questo punto, se non avete proprio niente di meglio fa fare, vi invito a leggere la seconda parte del post, contenente alcuni frammenti della storia della mia vita. Tra di essi: Del Perché E' Bene Essere Orgogliosi del Proprio Status di Sfigati.

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25.03.08

Offlaga Disco Pax @ CSC, S.Vito di Leguzzano (VI) (21/03/08) + Settlefish @ Capannone Sociale, Vicenza (22/03/08)

Vicenza è un luogo infernale in cui la musica indie viene immancabilmente presa a bastonate. La natura ignava del berico si scontra con la voce della sua Terra. I messaggi della Terra sono immancabilmente in dialetto e parlano di Lavoro, Impresa e Senso del Dovere.

Queste sono le prime righe del mio post relativo al ridente fine settimana musicale appena trascorso, che ha visto comparire in territorio vicentino addirittura due band rilevanti.
Quest'oggi lo trovate nella vetrina di Vitaminic. Da domani scivolerà nell'archivio.
Siete liberi di commentare qui sotto.

04.04.08

Grunggae

Cari Lettori,
stavo per andarmene a dormire quando sono stata assalita da un'ondata di quella che oserei chiamare Crisi Esistenziale. Mi conosco ormai da circa vent'anni e so bene che in queste situazioni ho difficoltà ad addormentarmi.
Ho dunque deciso di non spostarmi dalla mia sedia ergonomica, gentile dono della genitrice, per raccontarvi qualche novità o pseudo tale.
Negli ultimi tempi ho scritto poco su questo triste blog. Mi sono limitata a segnalare cose varie.
Il motivo di questa mia deplorevole assenza di costanza è riconducibile al fatto che non sono più alle superiori, dunque mi manca il tempo per vivere.
Inoltre sono sempre più spesso vittima di crisi esistenziali particolarmente tragiche, che mi fanno ricordare i tempi in cui aprii Underbreath. L'unica differenza rispetto al 2003 è che nel frattempo ho esaurito gli argomenti morbosi, anche se so di non aver mai parlato più di tanto della mia vita sessuale. Se la memoria non m'inganna credo di non aver scritto più di cinque post in cui comparivano riferimenti di questo tipo.
Sfortunatamente la mia educazione cattolica mi impedisce di essere disinibita, motivo per cui credo che parlerò d'altro.

All'università sto studiando una serie di cose molto interessanti ma anche molto deprimenti. Dato che non sono una povera di spirito con il culo all'aria come molte delle mie giovani compagne di corso, non ho la capacità di cancellare queste tragiche informazioni dalla mia mente nel momento stesso in cui esco dal Dipartimento di Sociologia. Le lascio sedimentare accanto alla cosiddetta Paura Ontologica, che ho studiato proprio oggi.

Recentemente ho anche scoperto di aver perso il 90% dei miei amichetti, faticosamente accumulati dal giorno in cui decisi di comportarmi come gli adolescenti che partecipano al programma Mtv Made. Tutto ciò credo sia dovuto al fatto che molti ormai mi considerano una persona di merda, in parte a causa di un individuo a me ignoto che mi sputtanò qualche mese fa. Questa persona affermò che avevo fornicato in sua compagnia, tradendo in quel modo Pacci (il mio ex, che molti ricordano come la persona più felice del mondo).
Il fatto che io ignori l'identità di questo vile non è stato sufficiente a debellare questo gossip fasullo. Vicenza, una città notoriamente di merda, si offre alla circolazione rapida dei pettegolezzi. La totale assenza di intrattenimento spinge i Giovani a drogarsi, ad ubriacarsi durante i pranzi domenicali e a godere delle disgrazie altrui.
Vorrei tanto fare nuove amicizie, ma sono una pendolare costantemente esausta.
La compagnia di Baldra è la mia unica consolazione. Il suo fisico debilitato dallo stress e da un'alimentazione sana è lo specchio di un tacito accumulo d'ira, che in parte invidio.
Nei suoi enormi occhi vedo una maturità forgiata da un'educazione che ha molti punti in comune con quella subìta da mio nonno, che fu mandato in collegio in giovane età e poi fu costretto a rimborsare le rette.

Le mie ormai frequentissime crisi esistenziali mi impediscono di vivere in questo luogo infernale, popolato da un numero sconvolgente di gente deliberatamente stronza.
Non trovo nessun tipo di conforto nella vita universitaria, che immaginavo rosea e stimolante.
L'infinito susseguirsi di esami da pochi crediti rappresenta un vero e proprio ostacolo all'apprendimento ragionato. L'approfondimento risulta pressoché impossibile per questioni di tempo.
Studiare in questo modo è uno spreco.

Per uscire da questo vortice di depressione mi sono data dal giardinaggio. Ho piantato della lavanda e sono riuscita a salvare da morte certa dei cactus e una pianta dell'Ikea.
Ho poi comprato una forsizia, che a breve clonerò e userò per coprire i buchi nella siepe.
Inoltre ho cominciato ad ascoltare compulsivamente la colonna sonora di Juno, perché è allegra e tragica allo stesso tempo e mi fa stare bene.

In conclusione, vi mando un bacio, o Amati Lettori.

P.S. Sappiate che questo non è un vero post, perché non ho impiegato tre ore e mezza per scriverlo, ma solo un'ora e quaranta.

04.05.08

The Triumph of Our Tired Eyes/Have You Seen The Little Piggies?

piggies1.png
Dicono che un buon metodo per spegnere il cervello sia affidarsi ad un istruttore di yoga.
Ricordo il giorno in cui una mia ex compagna di classe, la Nobile, riuscì a radunare un piccolo pubblico raccontando della sua prima lezione di Yoga.
All'epoca ero una giovane problemativa, ma capace di reprimere il mio istinto polemico. Fu così che, dopo aver ascoltato le sue storielle da donna vissuta ed incapace di tacere sulla nobilitante professione di suo padre, mi limitai ad un urlo liberatorio immaginario.
Tutt'ora ho difficoltà a relazionarmi con chi crede di fare quel tipo di Yoga e frequenta invece un corso bislacco di Hatha Yoga volto a rassodare natiche e cuori troppo gonfi di sentimenti inutili.

I miei altri significativi mi consigliano molto soventemente di abbandonare la via della tortura autoinflitta, poiché un singolo individuo non può cambiare il mondo.
Non ricordo il giorno in cui devo aver affermato di voler cambiare il mondo. Ricordo però le mie frequenti crisi isteriche. Tra un singhiozzo e l'altro trovano posto il senso di colpa, lo sconcerto ed ancora una volta il senso di colpa.
Come siamo giunti ad un punto in cui raccontare a tavola che la Philip Morris possiede la Kraft Foods significa essere fastidiosi?
Perché trasmettere una notizia oggettivamente terribile fa di te un deprecabile massimalista?
Schiavitù, guerre, sfrenata idiozia. Ha senso ignorarle, lasciare che prolifino?

Sto raggiungendo un limite oltre cui trova posto solo l'apatia, in attesa di una fuga post lauream. Ogni sacrificio, ogni scelta critica continua a sembrarmi un inutile granello di polvere se paragonato alla silente accettazione dello status quo che sperimento ogni giorno, persino tra i miei compagni di Scienze Sociologiche.
Mi consolo fingendo che i maiali che non ho mangiato negli ultimi due anni siano ancora in vita, liberi di giocare ad acchiapparella su una graziosa collina in fiore. A questo aggiungo una pratica che avevo abbandonato, ovvero lo sfrenato stordimento alcolico del sabato sera, che per molti veneti, compresa la sottoscritta, fa del Momento Spritz un attività ludica che comincia verso le sei e si dilunga per quattro deliziose ore.
In quei preziosi istanti l'Aperol cessa di essere canceroso e la cena diviene una degna sostituta di veri e propri eventi notturni.

[The Zen Circus & Brian Ritchie: Vent'anni]
[Patrick Wolf: A Boy Like Me]
[A Silver Mt. Zion: Take These Hands and Throw Them in the River]
[Sleeping States: The Devil is in the Detail]

30.05.08

Good Friday

mammamia.png
Ci sono giorni in cui torno a casa da Padova stravolta, mezza cieca, ma con un minimo di brezzolina positiva in corpo.
Oggi, ad esempio, mentre mi trovavo in treno, ho parlato con Baldra dei primi post che intendo scrivere per la nuova “rubrica” chiamata Impegno Radicale. Discutere con una persona informata e coerente mi fa stare meglio.
L'illusione che ogni singolo gesto quotidiano abbia una qualche minima conseguenza abbandona così il suo stato nebbioso e per qualche ora si fa più nitida. Sono i momenti in cui il celebre motto di Ulrich Beck -poi adottato da Legambiente- “Pensare globalmente, agire localmente” riacquista un senso preciso all'interno della mia quotidianità.

Ma basta davvero poco per crollare nuovamente nella voragine del dubbio. Oggi mi sono limitata a leggere qualche feed.
Su Sorelle d'Italia in mattinata è comparso un link ad un articolo di Repubblica relativo alle conseguenze della cancellazione dell'Ici e degli aiuti ad Alitalia.
I tagli ai fondi interessano ambiti quali ambiente, sostegno delle donne vittime di violenza (e prevenzione), trasporti locali, ferrovie, tecnologie, sport, immigrati, università e cultura.
Con delle premesse di questo tipo diventa davvero difficile pensare di poter resistere per altri cinque anni sotto Berlusconi senza esplodere.

Il desiderio di prendere a martellate i poveri di spirito che l'hanno votato è diventato una costante delle mie giornate.
Sto cominciando a perdere il mio tradizionale autocontrollo. Qualche giorno fa ho avuto un attacco isterico durante una lezione di Mutamento Sociale a causa delle uscite irritanti di uno dei miei compagni di corso, un tizio che sembra vivere per Lega Nord.
Quest'individuo -che pare molto affascinato da “fenomeni emergenti” quali le ronde notturne- ha osato sostenere che, dal suo punto vista, dopo l'avvento del nuovo governo Berlusconi la fiducia nel Parlamento e nei partiti da parte dei giovani è aumentata considerevolmente.
Anziché imprecare in silenzio, come faccio di solito, non ho potuto fare a masticare un -”ma che cazzo dice questo qua?”, impersonando dunque il ruolo della vile analfabeta.
Non so più cosa fare e ho paura di me stessa. Voi come tenete a bada la voglia di ammazzare i berlusconiani/leghisti più festosi?
Attendo consigli.

[Why? "Good Friday"]

30.06.08

Small Town (o: Un post scritto a rate)

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Una volta terminati gli esami restano parecchie ore al giorno per marcire di fronte alla pagina web su cui dovrebbero comparire i voti.
La notizia dell'anno è che ho passato Statistica (otto crediti) al primo tentativo. Come conseguenza di tutto ciò mi colloco a pieno titolo in una categoria oggetto d'invidia di molti iscritti al mio corso di laurea.
Sto ovviamente parlando di coloro che hanno passato gli esami della Triade Infernale, lo spauracchio di Scienze Sociologiche, che secondo la maggior parte dei colleghi con cui ho parlato si compone di Statistica, Inglese, Inglese Avanzato, Economia Politica I ed Economia Politica II.
Ora che ho oltrepassato questo ambito traguardo posso finalmente vantarmi di qualcosa.

AIdan-I-Can-Hear-COVER.jpgDopo aver terminato gli esami ho passato due giorni dal retrogusto infelice, durante i quali ho guardato schifezze in tv e ho badato alle mie piante. Avendo trascorso gli ultimi sette mesi della mia vita contemplando con trasognato ardore le copertine dei libri che non avevo modo di leggere, sto cercando di recuperare il tempo perduto con un testo minore di Tahar Ben Jelloun.
Ho molta voglia di prendere a sberle le persone che, ai tempi delle superiori, mi illusero dicendo che l'università è meravigliosa e che tra un esame e l'altro c'è un sacco di tempo per leggere e aggiornare il proprio cervello. Nulla di più falso.
Negli ultimi mesi ho preso seriamente in considerazione l'idea di procurarmi degli audiolibri da ascoltare in treno e camminando, per concedere un minimo di tregua ai miei occhi sempre più stanchi.
Ho poi optato per un ascolto compulsivo di “I Can Hear Your Heart” di Aidan John Moffat.

Ora non so cosa fare. Ieri, l'altroieri e il giorno precedente sono andata a Festambiente, una specie di sagra che si svolge ogni anno in quartiere abbastanza vicino alla mia dimora.

Mercoledì sono entrata nel parco del Retrone e camminando nella folla mi sono quasi schiantata addosso ad una serie di personaggi con cui uscivo anni fa e che hanno cominciato a snobbarmi dopo la mia tragica rottura con Pacci. Da quel giorno sono diventata un soggetto malefico agli occhi di molti. La persona che mi detesta di più ha giocato sarcasticamente con i miei capelli per un po', facendomi notare che sono brutta con qualsiasi taglio. Questo non ha scalfito il mio spirito. Ho smesso di prenderlo in considerazione dal giorno in cui mi ha fatto presente che non avrebbe più bevuto vino. Come si può essere dei veneti con simpatie per la Lega, nonché ossessionati dal corpo degli Alpini, senza bere vino?

Giovedì Baldra ed io abbiamo vagato tra gli stand e abbiamo passato parecchio tempo nei pressi di quello di AltroMercato, dove era stata allestita una presentazione sulle multinazionali più malefiche del settore alimentare. Ho letto svariate cose traumatiche. Alcune le sapevo già. Altre hanno arricchito la mia collezione di aneddoti tragici che generalmente utilizzo per turbare le persone.

Venerdì sono arrivata in compagnia della mia adorabile amica Giulia e del suo consorte detto Spera.
Spera ha ventisette anni e millanta una gestualità curiosamente retrò. Ponendo sul tavolo la sua anzianità è fuggito alla ricerca di qualcosa a bere. E' tornato dopo qualche minuto con vino rosso e succo d'arancia equo e solidale, lamentando la mancanza di bevande corrosive come la Fanta.
A quel punto ci ha preparato un mix prelibato chiamato rabaltà, di cui ignoravo l'esistenza, forse perché quand'ero piccola il mio nonno veneto non era solito ubriacarmi per verificare la mia virilità. Tutt'ora mi impedisce di bere più di mezzo bicchiere di vinetto quando vado a trovarlo a Schio perché teme che possa schiantarmi facendo manovra.
Quando siamo stati raggiunti da Baldra, che aveva appena finito di lavorare, mi ero già fatta rumorosa e molesta. Questo non mi ha impedito di intavolare una discussione sul vergognoso sessismo che permea Love Bugs, il programma che avevamo guardato dopo cena. Non ricordo le derive di questa fase della serata. So solo che dopo un po' ho dovuto abbandonare i periodi troppo lunghi e limitarmi a frasi brevi, perché ero troppo stordita per ricordarmi cosa volevo dire.
Ovviamente mi sono divertita molto e ho maledetto i tempi in cui, durante le ore scolastiche di religiose, un messaggero di Dio faceva presente alla mia classe che stordirsi è Male. Non dimenticherò mai il giorno in cui ci ricordò che annegare nell'alcol la propria timidezza è un segno di grande debolezza. Disse che solo le persone forti riescono a superare i piccoli problemi dell'adolescenza senza bere. Dio è dalla loro parte. Li sostiene e infonde nei loro corpi la forza per agire lucidamente.
All'epoca mi arrabbiai molto, anche se scelsi di stare zitta. Una mossa molto furba considerando quello che fui costretta a passare in seguito, grazie ai miei post su Underbreath.
Oggi ripenso ai quei tempi con un certo orrore misto a nostalgia. Mi mancano in particolar modo i poster antiabortisti sparsi nei corridoi e nella “bacheca degli studenti”.
Carezzo da tempo l'idea di scrivere qualcosa di definitivo sulla mia esperienza tra le mura cattoliche, anche perché spero che questo possa finalmente liberarmi dal peso di certi ricordi. Al momento però credo di avere altre priorità, come imparare a trattenere la mia ira di fronte a chi fa battute razziste di rara crudeltà.
Negli ultimi tempi ho scoperto che sono ancora vulnerabile e che una vita tra i leghisti non è mi stata sufficiente a forgiare un muro d'acciaio contro la demenza altrui. Persino mio padre mi ha fatto presente che dovrei fuggire da qui prima che sia troppo tardi.
Per troppo tardi intendo “quando sarò priva di autocontrollo e insulterò chiunque si vanti di essere un boaro (senza offesa per chi alleva le mucche permettendo loro di vivere in tranquillità e non stipate come sardine)”.

[Mirah "Small Town"]
[The Go-Go's "Tonite"]
[Hefner "God Is On My Side"]

10.07.08

Here I am, on my knees with nothing to blame but my curiosity

sebadohbes.png
A volte ho l'impressione che i miei genitori vogliano rinchiudermi in un loculo insonorizzato. Le altre persone che ho la fortuna di frequentare reagiscono in modo ambivalente ai miei discorsi colmi di disillusione e quella che mia madre chiamerebbe “negatività”. Molti reagiscono lasciandomi da sola con la mia conversazione, che diventa così un monologo idiota. Dovrei ormai essere abituata a questa pratica, ma in realtà non posso fare a meno di soffirne ogni volta.
Per voi mi limito, perché temo la solitudine.

Nelle ultime settimane ho sperimentato la sofferenza che si irradia attorno al bivio che separa sempre più radicalmente silenzio e denuncia.
Un sabato sera mi trovavo al Cancelletto, uno dei ritrovi prediletti dai giovani berici per il rituale collettivo dello spritz. Ad un tratto sono comparsi un tizio (vile studente di Scienze Politiche) e una tizia che, dopo aver affermato di voler realizzare una ricerca di marketing, hanno distribuito dei pacchetti di Marlboro Compact a chiunque avesse dichiarato di essere fumatore. Questo ha spinto chiunque fosse nei paraggi ad accendere una sigaretta. Nel giro di pochi secondi mi sono sentita male perché l'aria nella piazzetta si era fatta irrespirabile.
Mi sono forse lamentata con gli amici avventori? Ho espresso il mio disagio? Ovviamente no. Ho sopportato fino al sopraggiungere della nausea. A quel punto me ne sono andata e ho passato il resto della serata odiando l'universo.

Non amo irritare le persone. Considerando con quanta fatica ho imparato ad interagire con la gente, parrebbe stupido cestinare tutto questo lavoro parlando di mucche piene di ormoni e fertilizzanti biologici. Eppure non posso farne a meno.
Poi ci sono giorni in cui ho paura e allora parlo poco; non mi lamento del fumo in faccia perché non voglio dare fastidio.
Esiste una qualche forma di equilibrio? Ha senso tenere la bocca chiusa quando si ha una grande notizia che fa soffrire?

Dopo cena ho lavato i piatti. Avevo lasciato in un angolo una confezione vuota di curry. Il barattolo era i vetro, il tappo di plastica. Ho tentato di separarli per fare la raccolta differenziata. Dopo qualche tentativo ho constatato che non era possibile. Ho pensato a tutte le persone che devono essersi trovate nella mia situazione. Dubito che qualcuno abbia reagito come me, una giovane donna con una cisterna della sopportazione costantemente colma.
Ho tentato invano di sventrare il tappo con una forbice. Ho poi considerato al possibilità di rompere il vetro, ma ho temuto per la mia incolumità.
A quel punto mi sono incazzata in silenzio e ho odiato nuovamente l'universo.
Il problema è stato infine risolto fondendo la plastica con la fiamma di un fornello e sventrandola con la forbice.

Che senso ha passare mezz'ora della propria vita in questo modo? Personalmente ho sfogato la mia frustrazione. La puzza di bruciato è divenuta il mio urlo isterico. Le imprecazioni sussurrate sottendevano gli insulti che non ho mai avuto modo di rivolgere agli autisti di SUV che hanno rischiato di investirmi, alle vecchie rincoglionite del comitato Sì Dal Molin, ai coetanei berici che mi fanno vergognare di esistere.
Mi sento vuota, perché la lotta con l'essere inanimato è stata ardua.
So solo che impedirò a mia madre di comprare di nuovo quel curry maledetto, sulla cui confezione non compariva nemmeno il simbolo che incita il consumatore a riciclare l'imballaggio del prodotto in questione.
Fate lo stesso. Odiate con me il deprecabile Curry della Cannamela ed assillate vostra madre con racconti atroci sullo stato delle mucche piene di ormoni. Forse un giorno i nostri monologhi travolgenti si riveleranno utili.

[Sebadoh "Homemade"]

02.08.08

A Swimming Pool Down The Railway Track

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Sono rientrata a Vicenza qualche ora fa.
Spero di trovare la forza di narrarvi qualche episodio divertente delle mie vacanze a Roseto degli Abruzzi, prima che i ricordi di quest'ultimi vengano schiacciati dal libro di diritto che devo studiare entro fine mese.

Ci sono stati pochi momenti salienti. Complessivamente posso dire di aver passato buona parte del tempo dormendo e tentando di leggere La Certosa di Parma ed un interessante testo francese di sociologia dell'alimentazione reperito in biblioteca prima della partenza. Ho poi evitato il contatto con un gran numero di esseri umani, privilegiando invece i pesci dell'acquario presente nell'entrata dell'albergo.

Baldra ed io scriveremo a breve dei primi due giorni in un post sul Soundlabs Festival, che andrà online su Vitaminic.
Il momento più triste del Soundlabs è stato senza dubbio al termine della performance di Micah P. Hinson, quando ho versato un paio di lacrime che nessuno sembra aver notato. I momenti più ridicoli sono stati molti e hanno sempre viste coinvolte le forze dell'ordine. Siamo infatti stati perquisiti e privati dei tappi delle nostre bottiglie di plastica, che sono notoriamente delle armi pericolosissime. Alcuni avventori sono stati fermati perché in possesso di erba. La polizia però non ha avuto il buon senso di osservare con un minimo di attenzione dei giovani palesemente fatti di ecstasy che, dopo aver ondeggiato per il territorio del festival sorseggiando superalcolici, hanno poi avuto modo rovinare parte della serata a tutti, compreso il sopraccitato Micah P. Hinson.
Ad ogni modo conservo un ricordo non particolarmente tragico del Soundlabs. Ero pur sempre in buona compagnia...
Il secondo ed ultimo giorno, dopo l'esibizione dei Mogwai, Baldra ed io abbiamo avuto il piacere di parlare per qualche minuto con Max Collini degli Offlaga Disco Pax, cosa che ha ridestato la mia fiducia nell'umanità per almeno quarantotto ore.

Nei giorni successivi al festival il mio abbigliamento si é fatto sempre più ridicolo, forse a causa del clima di relax che aleggiava nei pressi dell'albergo. Vagare attorno al bordo della piscina con quello che, a Vicenza, è uno dei miei pigiami ha contribuito a farmi apparire molto fuori luogo. Per non parlare della serata in cui la cena ci è stata presentata sotto forma di costolette nonché pasta e fagioli.
Non mangio la carne perché cerco di ridurre al minimo la mia viltà. Ritengo inoltre che “pasta e fagioli” sia uno di quei piatti veneti che sarebbe meglio non esportare, soprattutto quando fuori dalle mura dell'albergo è estate.
Durante la serata in questione ho cercato seriamente di non sfottere/insultare parte delle gioiose famiglie che si stavano cibando in nostra compagnia. L'apice del mio odio è stato raggiunto quando un tizio malefico, che durante la settimana aveva fatto del proprio giovane figlio una sorta di maggiordomo, se ne é uscito con una discorso davvero allucinante in cui elencava ai vicini di tavolo tutti i lavori domestici che attendevano sua moglie, una volta tornati a casa. Le parole di quest'uomo si sono sovrapposte al ricordo di una lezione di Politica Sociale, durante la quale osservai una serie di grafici relativi ad una ricerca effettuata su un campione molto ampio di liceali di diciotto/diciannove anni. Più della metà dei soggetti di genere maschile affemavano che gli uomini hanno una minor capacità delle donne di fare i lavori di casa. Le conseguenze di quest'idea, ben salda nelle loro menti marchiate Mediaset, erano evidenti all'interno dell'intera ricerca e nel complesso facevano senso.
Ecco perché ho trovato molto consolante il vino con cui ho accompagnato la mia cena a base di pane, pomodori e pannocchie.

Nel complesso posso dire di aver passato una buona vacanza, anche se un tantino sedentaria.
Durante i primi giorni Baldra ha finito di leggere Dio non è grande di Christopher Hitchens, un testo assai pregevole, anche se un tantino estremo. Per questo motivo ogni occasione era buona per simpatiche battute anticlericali, che si sono rivelate il vero leitmotiv della vacanza, insieme alle soste di fronte all'acquario per salutare i pesci.

Il rientro in terra berica è stato simbolicamente segnato dall'incontro con una inedita volante di quella che immagino fosse la polizia della base NATO chiamata Ederle 1, cui ho avuto modo di tagliare la strada appena uscita dall'autostrada.

[per la foto grazie a miss naïve]

09.08.08

Let's Make This a Moment To Remember pt.2

Dopo aver dato una scorsa veloce al piano studi del nuovo ordinamento di Scienze Sociologiche sono stata colta da nausea e panico. Il fatto che i miei genitori si ostinino a chiedermi se la sociologia è utile non fa altro che scatenare in me isteria ed ostilità.
Avere un milione di esami da quattro crediti è una spiacevole maledizione, perché implica dover dare un numero inumano di esami a sessione e non poter approfondire.
Il nuovo ordinamento godrà invece di plurimi esami da nove crediti e di un percorso palesemente più organico e utile, in cui trovano posto ben due corsi corposi di Metodologia e Tecniche della Ricerca Sociale nonché un laboratorio di Statistica.
Un vero e proprio sogno.

Al momento sono in preda al risentimento e alla disperazione. Non so cosa fare. Da quello che ho letto sul sito Università di Padova chi risulta iscritto al vecchio ordinamento D.M. 509 potrà poi accedere alla solita laurea specialistica e non a quella magistrale, ovvero la novità dell'anno.
Posso farvi una domanda? Qualcuno di voi sa se é possibile tentare la via della specialistica in paesi in cui la sociologia ha una dignità (es. Francia, Stati Uniti, Germania...)? Una triennale vale qualcosa agli occhi di burocrate travestito da gatekeeper?

12.08.08

Viva la Persistence

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Capita talvolta di essere a Vicenza durante la settimana di Ferragosto. Durante il pomeriggio si studia diritto in biblioteca e si fa la sauna. Un giorno faceva così caldo che mi sono sentita male e sono dovuta tornare a casa.

La biblioteca d'estate è un luogo romantico, fatto di vecchietti dallo sguardo perverso che si avvicinano alla sottoscritta e al povero Baldra chiedendo: "Ma voi tra quanto vi sposate? Cinque, sei anni?"
Come rispondere ad una domanda simile senza offendere o scatenare dell'ira del soggetto in questione? Da tempo avevamo notato i suoi sguardi, che andavano a collocarsi sul nostro angolo di tavolo e lì giacevano per ore intere. Ridevamo dicendo: "Ah! Fa osservazione etnografica! Ecco perché prende appunti... Sembra proprio che si scriva quello che stiamo facendo..."
Poi venne il giorno in cui colui che in seguito chiamammo il Cattolico si rivolse a Baldra dicendo: “Come puoi leggere e ascoltare la musica contemporaneamente? È una perversione dell'ascolto! Senza contare che sei continuamente disturbato da lei!”
La lei della situazione ero proprio io. All'epoca spalancai gli occhi e non dissi nulla. Solo in seguito compresi che ero stata collocata nella casella “meretrice parlante e seminuda”, come se il caldo dipendesse dal mio desiderio di mostrare la mercanzia a quello che per altro è il mio ragazzo.
Qualche giorno dopo ci trovavamo al nostro solito tavolo. Il pallido collega si mosse verso lo scaffale dei codici e lì si imbatté nel Cattolico, che gli chiese se per caso faceva la quarta superiore. Baldra rispose che faceva il quarto anno di università.
Dopo qualche minuto ci trovavamo nuovamente ai nostri posti, intenti a studiare delle schifezze, quando il Cattolico comparve teatralmente alle nostre spalle con un libro in mano. Quando lo vidi pensai: “Toh! Quel libro è identico al mio dizionario di italiano...”
Ecco perché rimasi un tantino sconcertata quando il tizio disse: “Questo è il libro per voi!”
Dopo qualche secondo lo misi a fuoco: era la Bibbia.

Il Cattolico non sembra un soggetto fuori di testa. Pare piuttosto un fanatico religioso, di quelli gestibili. Il giorno in cui ci chiese quando avevamo intenzione di sposarci eravamo entrambi stanchi e in vena di silenzio. Ci stavamo dirigendo verso la strada, per fare una piccola pausa. Quando lo incontrammo fui colta dal terrore. Temevo che ci avrebbe sciolto il cervello tentando di indottrinarci e che ci sarebbe poi stato alle costole per tutta la breve durata della pausa.
Gli rispondemmo in modo da evitare polemiche, ma senza tradire il nostro credo.
Fu inutile.
Il Cattolico comprese i nostri pensieri. Disse: “Non credete nell'istituzione del matrimonio? Ma è gravissimo! Forse i vostri genitori non sono sposati?”.
Come ogni cattolico che si rispetti affermò che eravamo stati fuorviati dall'università e che di certo non avevamo letto il Vangelo. Con grande soddisfazione gli risposi presentando il mio curriculum scolastico, fatto di metodo Montessori e suore, e affermando che conosco fin troppo bene il Vangelo, al punto che ho cominciato a dubitare ben prima dell'università.
Il tizio se ne andò sconfitto.

Dopo un paio d'ore ce lo trovammo nuovamente fra i piedi. Ignorando ciò che gli avevamo appena fatto presente, ci disse: “Voi siete giovani! Non potete perdervi così presto. Permettete che vi dedichi il mio tempo per spiegarvi il Vangelo...”
A quel punto la scritta fluorescente “maniaco sessuale” presente sulla sua fronte cominciò a lampeggiare.
Quando rifiutammo la proposta ci disse di frequentare qualche corso presso la nostra parrocchia.

È dunque questo l'ambiente in cui ci troviamo a studiare diritto. Il libro che dobbiamo portare per l'esame ci fa sanguinare gli occhi e, procedendo con la lettura, ci appare sempre più filo-berlusconiano.

La città è pressoché deserta. I giovani rimasti in città non sembrano interessati ad uscire.
Ieri sera abbiamo fatto due passi in centro perché l'idea di andare a Bassano suonava troppo faticosa. Con una birra australiana da mezzo litro abbiamo fatto un giro guardando le vetrine. Scarpe Brutte a Vicenza Abbiamo giocato a “Quali sono le scarpe più brutte della vetrina?”, un passatempo idiota che tiene in esercizio il cervello. La seconda parte del gioco consiste nel guardare il prezzo delle scarpe. Il risultato è a dir poco comico.
L'introduzione di questo gioco all'interno delle nostre serate è una diretta conseguenza del clima berico, della programmazione vomitevole del cinema all'aperto e del barattolo di noia che ci portiamo sempre in tasca.
Per contemplare le foto delle scarpe finaliste visitate la mia pagina su flickr.

Kimya Dawson "Viva la Persistence"

[La foto dello scoiattolo è di Bake & Destroy]

27.08.08

Brain Burner

Studiando diritto ogni insetto diventa una pregevole distrazione. Per qualche giorno ho retto dei ritmi di apprendimento poco consoni al clima equatoriale del mio giardino che, a giudicare dagli stormi di zanzare che vi banchettano, credo si regga su di una palude.
Oggi sono crollata e ho fissato il vuoto fino allo sfinimento, cercando un valido aiuto nel mix di caffé e orzo solubile sempre disponibile in cucina. Dopo averne bevute circa quattro tazze ho constatato l'inutilità di tale gesto.

Riflettendo sulla natura deprecabile del mio manuale di diritto pubblico -un chiaro atto di megalomania da parte degli autori- mi è tornata alla mente l'immagine di una confezione di ginseng coreano puro, che da mesi giace nel mio frigorifero. Mia madre ritiene si tratti di un valido sostituto del caffé. L'unico problema, al di là del gusto spiacevole, è che alla lunga diventa incredibilmente intossicante. Come resistere alla tentazione?

Eccomi dunque drogata di caffeina e ginseng, il mix malefico per eccellenza. Gli schemi di diritto mi invocano con voce stridula e nonostante tutto ho sonno.

01.09.08

No More Keeping My Feet On The Ground

pavin.jpgIn genere l'unico modo per reperire notizie sulle attività del No Dal Molin è andare alla ricerca di qualche attivista del presidio e chiedere. Vagare tra siti e blog del movimento spesso significa perdere parecchio tempo e ritrovarsi di fronte a comunicati stampa che non dicono nulla di nuovo rispetto a quello che si sa già.
Ecco perché ho esultato nel notare che qualcuno aveva messo un volantino del festival di settembre nella mia cassetta delle lettere.

L'anno scorso ho presenziato ad alcune serate del No Dal Molin Festival perché in giro non c'era niente da fare e dunque tanto valeva fare numero. Il programma sembrava fatto apposta per gettare cemento sullo status quo. Fortunatamente nel frattempo alcune cose sono cambiate.
La lista civica del No Dal Molin è stata responsabile del risicato trionfo del candidato del PD Achille Variati in occasione dell'elezione del nuovo sindaco. Chi afferma il contrario mente a sé stesso.
La consultazione popolare, richiesta dal No Dal Molin e promessa da Variati in campagna elettorale, volta a definire quale sia nel concreto l'opinione dei vicentini circa la Ederle 2, si terrà il 5 ottobre. Molti politici del centro-destra hanno criticato questa scelta, insistendo sul fatto che tutte le decisioni sono state prese. Non è difficile immaginarli vestiti da bravi, con baffi impomatati e una mano pronta sullo spadino.
Per quanto ne dicano quella consultazione ha un grande valore. Come i bravi in doppiopetto ben sanno, se dai risultati dovesse emergere che più della metà dei votanti è contrario all'ampliamento, non sarebbe più possibile intorpidire i cervelli dei pensionati e degli adolescenti affermando che Vicenza adora i militari americani. Ecco perché da qualche giorno vari personaggi del centro-destra hanno chiesto che le schede vengano mandate al macero e hanno insistito affinché la popolazione diserti la consultazione, insistendo sul fatto che quest'ultima è stata organizzata a spese dei cittadini.
teatro.jpgSi tratta di una brillante presa di posizione, soprattutto se consideriamo che a pochi passi dal luogo in cui scrivo si erge un enorme teatro, voluto dalla precedente amministrazione, che i vicentini non avevano richiesto. Non solo ci è costato ben più di una consultazione popolare, ma è addirittura più brutto delle banche che lo circondano. Le serate proposte sono vomitevoli (es. balletto della gente di Amici di Maria De Filippi, Crepet che dice cose ovvie) e i biglietti costano in media quaranta euro.
Inoltre sembra che abbiamo dimenticato di considerare quanto ci costerà la Ederle 2. Ma queste sono solo bazzecole, vero?

Al di fuori del territorio berico le notizie che circolano sull'ampliamento della base, sulle manifestazioni e sul presidio sono poche, spesso tendenziose. Il motivo per cui non posso fare a meno di criticare la disorganizzazione del movimento è proprio questo. Dovrebbero essere loro i primi a raccontare dei fatti che li hanno visti coinvolti su internet, perché il formato cartaceo ha dei limiti intriseci.
Non ha senso lasciare che siano gli altri a scrivere di quello che ci sta succedendo. Solo noi vicentini sappiamo cosa significa uscire per uno spritz e trovare la piazza invasa da militari statunitensi potenzialmente fuori di testa. Di certo non Berlusconi o Galan. Solo noi dobbiamo sopportare sapendo che presto la situazione potrebbe diventare doppiamente tragica, sotto molti punti di vista.

Sono dunque molto felice che il calendario del No Dal Molin Festival di quest'anno sia degno di nota. Spero che vengano molti non-berici e che questo spinga il popolo del presidio a fare qualcosa per migliorare il settore della comunicazione.

Io probabilmente ci sarò il giovedì 4 (concerto degli Zen Circus), martedì 9 (Wu Ming 2 legge un testo tratto da Manituana) e mercoledì 10 (concerto dei pregevoli vicentini Sarah Schuster).
Trovate il programma completo sul sito di Radio Sherwood.

05.09.08

Here they come...

santa.jpgNel corso della mia breve esistenza ho imparato che non è il caso di farsi costantemente rosee aspettative. Ecco perché suppongo sempre che a Vicenza non accada mai nulla di divertente.
Immaginate dunque il mio stupore quando, qualche sera fa, mi recai alla sagra di S.Andrea e vi trovai un gran numero di volti noti. Notai ben presto la presenza di alcuni tizi che stavano sistemando degli strumenti su di un palco le cui dimensioni furono in seguito definite come “sufficienti per ospitare i Mogwai”.
L'anno scorso la sagra di S.Andrea vide la partecipazione dei deprecabili Vanilla Sky. Dato che lo spettacolo era a pagamento mi limitai ad ascoltare le canzoni gratis bevendo un buon vino portato da casa.
La possibilità di andare altrove non fu contemplata, poiché altrove c'era il nulla, il vuoto siderale.
Quest'anno andai a S.Andrea solo perché ero stata invitata dalla mia amica Giulia. Non appena giunti sul posto Baldra ed io sperperammo i nostri averi a causa di una invitante bottiglia da mezzo litro di recioto, che sibilava nel reparto vini dolci. L'aroma mellifluo della bevanda in questione mi ricordò che nonostante tutto sono una graziosa ragazza veneta. Una di quelle ragazze venete cui è stato insegnato che la vendetta non si serve fredda, bensì surgelata.
Anni fa qualcuno diffuse delle malefiche nonché ridicole voci sul mio conto. A causa di queste voci il mio ex morosetto Pacci mi odia e sostiene che io abbia disintegrato la sua capacità di amare. Come conseguenza di tutto ciò molte persone che sono state in compagnia con me mi trattano con una certa deferenza.
Dato che Pacci non ha mai voluto rivelarmi l'identità del fedifrago sputtanatore, io vivo sapendo che una delle persone che sono solita invitare alle mie feste di compleanno è un vile bastardo. Negli ultimi mesi sono giunta alla conclusione che il colpevole possa essere uno solo dei miei ospiti.

Mi trovavo dunque alla sagra di S.Andrea quando il Colpevole comparve alle mie spalle. Dopo averlo salutato gli offrii dell'orzo che mi ero portata da casa. Lui mi guardò e disse: “Bevi l'orzata?”.
Io risposi: “No, bevo orzo.”
Il Colpevole studia architettura a Venezia e qualche volta lo trovo in treno. In quelle situazioni non può fare a meno di sfottermi, criticando i miei capelli. La vivida immagine di quei momenti troneggiava nella mia testa mentre gli sorridevo con aria amabile.
Il Colpevole è uno di quei personaggi che tutti voi amate deridere: è orgoglioso di essere veneto, vota Lega Nord, fa squallide battute sui meridionali o più in generale su chiunque non sia veneto (compresi i tedeschi), canta Faccetta Nera pensando che sia una cosa divertente e per alcuni mesi mi ha fatto presente che ho fianchi adatti a mettere al mondo i suoi figli. Ai tempi in cui eravamo in compagnia insieme il Colpevole ed io eravamo i più vecchi del gruppo; bevevamo buon vino veneto e parlavamo di quando avremmo avuto la patente.
Il Colpevole era un raro esempio di veneto stereotipato. Ricordo quando indossava il cappello da alpino di suo padre, versava un buon vino della zona e serviva la sopressa.

Sorrisi dunque al Colpevole reggendo il mio buon vino veneto. Gli dissi: “è forse vero ciò che ho sentito? Sei diventato astemio, o pseudo-tale?” Egli rispose affermativamente, con un tono che mi era estraneo. Troppo quieto, troppo piatto. Gli chiesi il perché. Lui disse che non ama essere alterato. Fu a quel punto che gli servii la mia vendetta congelata, quella che serbavo da mesi per un'occasione del genere.
Dissi: “Ma come? Tu? Un veneto? I veri veneti apprezzano un buon vinetto!”

Talvolta basta poco per demolire i giovani uomini che vedono in te un forno per figli. Una parola desueta, una insinuazione ridicola basata su stereotipi idioti.
Per una volta ho vinto anch'io. L'espressione sul suo volto ha compensato parte dei motivi per cui voglio andarmene da qui.
Ad ogni modo voglio che sappiate che ho un piano di fuga. Non mi limito più a blaterare nel vuoto.

Il resto della serata fu ricca di eventi. Ben presto notai su di un manifesto che avrebbero suonato quattro band, tra cui i torinesi Arsenico. Per poco non caddi a terra. Raggiunsi allora la mia amica Giulia e le dissi: “Ma suonano gli Arsenico!”
Lei rispose: “Eh sì”.
Gli Arsenico sono una delle poche band che l'ex morosetto Pacci mi fece apprezzare. All'epoca mi facevano schifo l'hardcore e l'oi, così Pacci decise di istruirmi.
Ammetto che i suoi corsi furono alquanto inutili. Tutt'ora alzo lo sguardo al cielo quando mi capita di ascoltare buona parte delle canzoni che mi passò in un cd riscrivibile.
22.jpgGli Arsenico si salvarono, forse perché il loro hardcore era venato di pop e i tesi mi piacevano.
“Forti di incomprensioni instabili”, il loro secondo album, mi regalò non pochi momenti di gaudio.
Immaginate dunque il mio sconcerto quando scoprii che di lì a poco avrei visto quella gente dal vivo. Ero proprio contenta. Il fatto che di recente i torinesi abbiano pubblicato un ep vomitevole non scalfì la mia fiducia nella buona riuscita della serata.
Durante le esibizioni della altre band gustai il mio costosissimo vino, conversai con Baldra e mi guardai attorno.

Gli Arsenico comparvero sul palco e come prima pensai che erano vestiti in modo imbarazzante, come dei metallari nerd. Suonarono solo cinque o sei pezzi. I primi tre e l'ultimo erano del nuovo ep. Il nuovo ep è una creatura in cui coesistono tristissimi chitarroni metal e una componente pop che fa pensare un po' troppo a gente come i Finley. I due brani rimanenti erano tratti da “Forti di incomprensioni instabili”. Il mio preferito, “Fratello Servo”, fu cantato per metà da un idiota pseudo punk di S. Pio X che non sa neanche pronunciare il nome degli Agnostic Front.

Tutto questo per dire che a Vicenza è bene non farsi grandi aspettative.

Per informarvi sugli eventi berici (e non solo) di settembre vi invito a consultare la versione digitale di Citylights. La mia raccomandazione rimane sempre quella di segnare le serate interessanti sull'agenda e poi fingere che siano schifezze.
Dato che si siete date una letta alla mia rubrica.

14.09.08

In Accordance To Natural Law

Adoro gli articoli allarmisti che saturano i quotidiani. Leggendoli non posso fare a meno di immaginare le venature di terrore sui volti altrui. Ieri su Repubblica si parlava di alimentazione ed incertezza. A fondo pagina, in un angolino, si annunciava che a breve Anthony Giddens e Zygmund Bauman saranno a Roma per un convegno.

Studiare Giddens e Bauman mi ha fornito molti spunti utili per distruggere le argomentazioni del mio prossimo. Entrambi hanno dedicato molto spazio nei loro scritti ai temi della globalizzazione e dell'incertezza.
Sfogliando il nuovo libro di Tremonti nella Feltrinelli patavina ho notato che il nostro brillante ministro ha più volte saccheggiato le teorie dei due noti sociologi senza mai citarli, nemmeno nella bibliografia.

Viviamo dunque in un contesto di rischio, in cui il precariato non investe solamente il settore lavorativo, ma sembra invece permeare l'intera esistenza degli individui. L'unico soggetto esente dal fattore rischio sembra essere Tremonti, che può permettersi di plagiare gente ben più importante di lui senza che nessuno glielo faccia presente.

Ovviamente anche la mia vita è permeata dall'incertezza. Avendo studiato la questione ho imparato a conviverci. Come però spiega Giddens, studiare il rischio significa penetrarne più profondamente la natura. Ne consegue una maggiore percezione del rischio stesso, che in linea teorica potrebbe portare l'individuo all'isteria e all'implosione.

Ci sono però un paio di fattori su cui posso sempre contare. Uno di questi è l'idiozia del berico medio.

Qualcuno di voi ricorderà il fallimentare esperimento che vide la sottoscritta e il collega Baldra travestiti da dj entro le mura del Capannone Sociale, roccaforte della gioventù del No Dal Molin.
Negli ultimi mesi le cose non sono cambiate. Anzi, qualche settimana fa mi giunse un'email dal Centro Stabile di Cultura di S.Vito di Leguzzano in cui si avvisavano i tesserati che l'associazione è sulla via del collasso.

Durante l'estate il collega ed io abbiamo constatato che il Capannone non è il nostro ambiente e che conveniva tentare presso altri locali. Ecco perché qualche sera fa ci siamo recati fiduciosi al Sartea, luogo velleitario in cui un pompelmo aperol costa quattro euro.
Personalmente non amo molto il Sartea, nonostante si trovi a circa centocinquanta passi dalla mia dimora. Ritengo però che sia uno dei pochi luoghi berici in cui ogni tanto è possibile ascoltare musica accettabile, un elemento da non sottovalutare in questo mare di detriti.
Per fare una figura accettabile ho indossato abiti dignitosi e ho acconciato i miei capelli affinché non sembrassero una scopetta. Dopo aver consumato un costossimo fondo di moscato Baldra ed io ci siamo alzati e siamo andati da un tizio che lavora lì a chiedere con chi potevamo parlare relativamente a questioni musicali. L'uomo che ci è stato indicato ha reagito male quando gli abbiamo chiesto se potevamo mettere i dischi, realizzando solo in seguito che ciò che intendevamo era “fare un dj set”. Come prima cosa ci ha chiesto che genere avevamo in mente. Gli allora detto che preferiamo optare per cose indie, ma ci adattiamo alle serate. Il tizio ha brillantemente affermato: “Ah! Indie pop”.
Da quel momento in poi ha ignorato completamente la mia esistenza rivolgendosi solo a Baldra e ripetendo svariate volte: “Allora.... Io nei prossimi giorni do il tuo numero al collega che si occupa dei concerti e gli dico che c'è questo ragazzo che vuole fare un dj set...”
Ho guardato il tizio che parlava per cinque, forse dieci minuti; ho considerato la possibilità di andarmene. Sono poi rimasta immobile a fissarlo ed infine gli ho rivolto un saluto che non ha visto risposta.

Il fatto che la gente si ostini a supporre che io sia un'ignorante, musicalmente parlando, solo perché non posseggo degli attributi con cui ingravidare il mio prossimo sta cominciando ad irritarmi. Vicenza non è un buon metro, poiché non esiste una vera e propria scena musicale e la maggior parte della gente che sa distinguere un basso da una chitarra appartiene alla temuta categoria dei metallari. In questo contesto tragico, quando si tratta di conversare con gente della mia età, ma tante volte anche più vecchia, sono io quella che dimostra la conoscenza più approfondita per quanto riguarda gli ultimi decenni di uscite discografiche. Non lo dico per vantarmi, poiché non passa giorno senza che io mi senta ignorante ed affamata di nuove conoscenze. Vorrei solo che questi giovani uomini che ritengono di potermi incasellare alla voce “ignorante” solo perché appartengo al “sesso debole” venissero fatti a pezzi e dati in pasto ai vermi.

In conclusione cito un episodio che da tempo serbavo nel mio cuore per voi Amati Lettori.
Mi trovavo al Soundlabs Festival di Roseto degli Abruzzi. Da svariate ore ero attaccata ad una transenna; i miei piedi si stavano deformando e avevo le ginocchia a pezzi. Attendevo trepidante gli scozzesi Mogwai, una delle mie band preferite.
Uno dei problemi connaturati all'ascolto dei Mogwai è che pare del loro pubblico è composto da metallari che si esaltano solo in concomitanza con le esplosioni sonore che sono divenute il loro marchio di fabbrica. Alla mia destra c'era dunque un folto gruppo di soggetti di questo tipo, brutti e spregevoli. Alla mia destra c'erano invece alcune ragazze, per la maggior parte poco più vecchie di me.
Mentre aspettavamo che venisse allestito il palco mi trovai ad ascoltare i discorsi dei metallari, la maggior parte dei quali riguardavano cose da uomini, come la strumentazione e gli effetti che venivano poggiati a terra.
Ad un tratto uno di questi tizi disse: “Ah! Ci sono un sacco di ragazze! Sembra proprio di essere ad un concerto di Gigi D'Alessio.”
Sconvolta dalla deficienza di questo tizio non riuscii a trovare parole con cui apostrofarlo. Temevo che dalla mia bocca uscissero insulti lo avrebbero spinto a picchiarmi. Mi limitai allora a guardarlo con pietà.

20.09.08

Baby, We'll Be Fine

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Ho sempre apprezzato il pranzo del sabato perché fungeva da riunione familiare. Durante l'infanzia raccontavo ciò che la mia timidezza mi impediva di condividere con il mondo. Alle superiori ho cominciato a dare sfogo alla mia vena polemica. Le periodiche sgridate dovute ai miei comportamenti idioti o ai voti in matematica non sono riuscite a cancellare l'aroma piacevole di quel momento.

In questo istante dovrei essere a tavola con i miei genitori. Invece bevo un numero imprecisato di litri di acqua ascoltando i National, poiché mia madre è da qualche parte con la gente della Giovane Montagna e mio padre sta lavorando nel leggendario open space patavino.
Sono un po' affranta. Che sia la vecchiaia incombente?

Negli ultimi giorni ho introdotto David Foster Wallace in ognuno dei miei discorsi pubblici e ho ripreso in mano Infine Jest, che avevo abbandonato tre o quattro anni fa perché non riuscivo a infilarlo in borsa e perché l'odore dell'edizione Fandango non mi piaceva per niente.
Ieri ho riletto i primi due capitoli tra le mura consunte della Biblioteca Bertoliana mentre il mio stomaco affogato nel caffé mi malediva e bestemmiava il dio dei succhi gastrici. Avendoli letti più volte li ricordavo molto bene, così come ricordavo l'esaltazione provata soffermandomi su una certa espressione od incontrando la prima nota a pié pagina.
Ieri è stato diverso, anche se non saprei dire in che senso.
Forse il fatto di avere accanto qualcuno cui far annusare a fondo quelle pagine, il cui odore è in parte sbiadito, in un bar pieno di vecchietti mi ha fatto apprezzare nuovi aspetti dell'esperienza Infinite Jest.
Il suicidio di David Foster Wallace mi ha spinta a sostituire i miei proverbiali discorsi deprimenti con frammenti di quel quadro gioioso che ha in parte sconvolto il mio rapporto con la lingua.
Mi è stato chiesto -”Come va?” e io ho risposto che avevo ricominciato a leggere Infinite Jest, mostrandone poi la mole. Deliziosa mole.

Non mi capita quasi mai di discutere di letteratura, nonostante io lo desideri moltissimo. Non la studio all'università, mio nonno è morto, mia nonna qualche tempo fa ha riportato dei danni cerebrali (anche se questo non le impedisce di parlarmi dei Buddenbrook e di Manzoni), inoltre l'argomento emerge assai di rado quando mi trovo con i miei amici.
Il dolore lieve ma insidioso che si è aggrappato alla mia schiena dal momento in cui ho letto questo pezzo sul New York Times non sembra volersene andare. Lo uso allora per legittimare la mia cieca insistenza sul mezzo cartaceo. Potrà sembrare idiota, ma i miei periodici pianti di insoddisfazione sono spesso dovuti all'assenza di quelle tre o quattro persone con cui da piccola credevo avrei stretto un'amicizia salda e con cui avrei potuto parlare di libri in tranquillità, senza dover dosare le parole, senza divenire noiosa nel giro di trenta secondi.

Quando nella tua città c'è poco o niente da fare, quando il percepire un accento americano lungo Corso Fogazzaro scatena in te una rabbia che non credevi di poter contenere senza esplodere, quando Berlusconi spara l'ennesima cazzata, cosa ha senso fare?
Io ho sempre pensato che l'opzione più intelligente fosse leggere, perché è una di quelle attività che si possono svolgere ovunque e che può cancellare ogni singola traccia di ciò che ti circonda.
Dunque quando mi scopro intenta a raccontare che cerco sempre di leggere almeno cinquanta libri all'anno, perché le statistiche italiane mi terrorizzano, non lo faccio perché sono stupida e mi piace sfoggiare le mie paranoie. Lo faccio perché sono frustrata, perché sono stanca della gente che parla di un argomento (talvolta critico) senza saperne assolutamente nulla, ma soprattutto perché spero che i miei interlocutori mi spieghino come fanno a sopravvivere a Vicenza senza trovare rifugio nei libri.

23.10.08

I Keep Havin' These Dreams

Il motivo per cui ho ricominciato a scrivere poco è semplice: sono stata travolta dagli eventi e dalle tonnellate di libri (per altro assai piacevoli) da studiare. Come se non bastasse ho notato che passare buona parte della mia settimana in uno stato di profonda tensione non è più fattibile. L'anno scorso riuscivo a controllare la mia rabbia. Nelle ultime settimane sono invece stata vittima di sentimenti nuovi e di un inedito senso di impotenza, legato ad una lunga serie di fattori.
Dopo la morte di mio nonno ho scoperto la presenza di un buco nel mio spirito. Ogni tanto mi rendo conto che di certe cose varrebbe la pena di parlare solo con lui. È a quel punto che tendo ad assumere la mia tipica espressione affranta.
Mio nonno è morto poco prima dell'esame di diritto che non ho passato. Successivamente è cominciata di nuovo l'università, accompagnata da tante notizie gradevoli relative ai tagli operati dal Governo e da un'isteria assai diffusa tra studenti, ricercatori e docenti.
Sto progettando una fuga all'estero da attuare dopo la triennale. Eppure questo non serve a calmarmi. Ogni giornata viene ricoperta da notizie di politica interna capaci di farmi tremare dal nervoso. I miei tentativi di restare calma si fanno sempre più vani.

Ieri avevo lezione di Sociologia Avanzata in aula magna a Scienze Politiche. L'ho trovata piena di idioti del collettivo studentesco che pretendevano di occupare lo spazio in questione per una delle loro futili assemblee dove l'unica opinione esprimibile è quella del collettivo stesso. Ovviamente non ho potuto fare a meno irritarmi. Ecco perché mi sono ritrovata ad urlare contro le loro pretese “democratiche” al punto da suscitare l'attenzione di un nullafacente bardato con stemmi anti-fascisti che si è sentito in dovere di dirmi di stare calma con un tono da mazzate in faccia.
Naturalmente la durata della lezione è stata ridotta drasticamente nel momento in cui siamo stati costretti a cambiare due aule.
Oggi a Padova ci sono state assemblee in tutte le facoltà con tanto di partecipazione dei presidi, dei docenti, dei ricercatori, del personale tecnico-amministrativo e ovviamente degli studenti. Ciò che ho potuto constatare è che i tizi del collettivo sono una minoranza del tutto marginare rispetto al numero corposo degli studenti di Scienze Politiche. Eppure, a causa della loro socializzazione secondaria e dell'indottrinamento cui sono stati sottoposti, si esprimono urlando, sempre e comunque. Pretendono di parlare per tutti e sparano scemenze clamorose affermando, ad esempio, che la nostra è una generazione inedita, in cui la partecipazione politica non è di tipo ideologico. Loro dovrebbero esserne l'esempio lampante. Come non ridere di fronte a tali idiozie? Come non ridere di fronte ad un tizio che ti insulta perché vai a lezione anziché recarti ad un'assemblea in giardinetto?
Fortunatamente l'incontro di oggi ha visto emergere la volontà di agire in modo diverso rispetto al passato. Si è detto di abolire le vecchie espressioni cariche di fantasmi, come “occupazione”. Da oggi infatti la facoltà patavina di Scienze Politiche è “università aperta” perché, come giustamente suggeriva uno dei nostri professori, l'università appartiene agli studenti, che la vivono quotidianamente. Non ha senso occupare qualcosa che è gia nostro. Inoltre, probabilmente già da domani, si tenterà di spostare alcune lezioni dalle aule alle piazze, in modo da stimolare il senso critico dei padovani e fare della controinformazione sensata.
Spero davvero che le iniziative di cui si è parlato vadano in porto e vengano attuate con serietà. I tizi del collettivo non fanno altro che parlare a caso pretendendo di comandare. Chi ha partecipato all'assemblea di oggi l'ha visto chiaramente.
A questo punto mi limito a sperare che facoltà ed atenei trovino degli accordi in tempo utile e che la gente si indigni.

Studio dunque con l'amarezza nel cuore. Mi capita spesso di scoprirmi in lacrime senza una ragione apparente, perché non riesco a gestire la pressione. Corro in giro per Padova fino a tardi e prendo treni dall'aspetto disgustoso, su cui realizzo che mi mancano persino le forze per mangiare.
Vedo persone che conosco molto bene e colgo il disprezzo nel loro sguardo. Per quanto mi sforzi non riesco più a parlare. Le uniche persone con cui riesco a sorridere sinceramente sono alcuni dei miei compagni di corso, conoscenze internautiche e pochi altri.
Negli ultimi due anni è sorto un muro attorno al mio corpo. Per quanto questa città si sia rivelata grandiosa negli ultimi mesi sul fronte della partecipazione popolare, non sono riuscita a calmarmi. Sono costantemente agitata od esausta; mi sento fuori posto. Il carico di tragicità altrui che volente o nolente mi sono caricata sulle spalle mi sta schiacciando. Credevo di essere più forte. Il dolore e la disillusione continuano a tornare a galla, indipendemente dalla mia volontà di vivere serenamente giorno per giorno. Da un lato so che questo dipende dal fatto che sto finalmente cominciando acquisire quello “sguardo sociologico” di cui si parla tanto agli studenti del primo anno del mio corso. Dall'altro c'è semplicemente un guazzabuglio notizie, saggi, filmati, racconti, speranze calpestate e discorsi gettati nel vuoto che popolano le mie giornate.
So che se raccontassi ad alcune conoscenze di questa mia incapacità di sopportare ciò che mi circonda e permea la mia vita riceverei risposte come: “C'è chi sta peggio di te.”
Infatti a colpirmi, al di là del fatto che ci terrei a studiare come si deve fino al conseguimento della laurea, sono proprio le problematiche altrui.
Qualche giorno fa ho letto un articolo che si trovava all'interno di una dispensa di Sociologia del Lavoro relativo al lavoro coatto in alcuni paesi del mondo. Il contenuto di quello scritto ha sconvolto le mie viscere.
Leggere di situazioni di quel tipo viste in chiave sociologica mi spinge a studiare sempre di più per sviluppare competenze che, tra qualche anno, possano permettermi di agire in qualche modo per migliorare la situazione. Lo stato attuale dell'università pare però indicarmi una strada alternativa, fatta di conoscenze ammassate nello stomaco e “vomitate” durante gli esami, come dice uno dei miei professori. La mancanza di tempo per approfondire e talvolta persino per studiare profondamente i programmi mi fa dubitare di molte cose, tra cui la possibilità di potermi un giorno considerare una sociologa.
Non mi stupisco dunque se l'agitazione che si annusa nella mia facoltà mi sta facendo impazzire. Studiare con calma e serenità pare sempre più un sogno.

06.11.08

Fotocopie

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Ci sono pomeriggi in cui tutto sembra possibile; cammini per inerzia e ti sembra di essere in un sogno poco accattivante. Pomeriggi in cui il tuo zaino straripa di libri pregevoli che non hai modo di studiare, indipendentemente dal fatto che manchino pochi giorni agli esami.

Sei un po' triste perché è finito il corso di Sociologia dell'Organizzazione I. Il professore tendeva a non fare lezione, parlando comunque fino alle sette di sera. Tu fuggivi alle sei e qualcosa per prendere un treno che ti evitasse di cenare dormendo.
Durante il corso hai raccolto una lista assai corposa di pregevoli ed inusuali libri consigliati dal professore.
Tra di essi compare “Ruba questo libro” di Abbie Hoffman.
Lo prenoti e lo fai arrivare in Bertoliana dalla biblioteca di Malo. Noti che nel giro di dieci anni il suo prezzo è aumentato considerevolmente.
Discutendo con il Collega consideri l'ipotesi di fotocopiarlo. In fondo è nello spirito del libro stesso.

Raccogli poi il tuo zaino straripante, gravido di una nuova grammatica francese, e ti dirigi in solitudine verso casa. Passando per Piazza S.Lorenzo noti la presenza di un banchetto di libri scontati e istintivamente ti fermi di fronte al reparto Scienza Politica. Dopo pochi istanti una voce stridula attira la tua attenzione. È la classica signora di mezza età dal fare isterico che ti chiede cosa stai facendo. Rispondere con cortesia che stai dando solo un'occhiata è inutile. Il suo sguardo parla chiaro. Indipendentemente dal tuo aspetto serio, dagli occhiali tartatugati, dallo zaino rivelatore e dalla camicia color lilla, tu sei una ladra.
Girando l'angolo ti accorgi che dal tendone pende un cartello intimidatorio. Dice che è proibito toccare i libri. La cosa ti sembra molto interessante. Vaghi per qualche istante tra un reparto e l'altro frenando istinti brutali. Nel tuo cuore auguri alla signora isterica un pronto fallimento, derogando per qualche minuto il tuo spontaneo rispetto per chiunque venda libri non totalmente idioti.

Torni a casa riflettendo sull'accaduto e buttando un occhio, di tanto in tanto, alla copia di “Ruba questo libro” che giace gioiosa nel cestino della bici.
Uno dei motivi per cui ti sei scoperta ad apprezzare un professore che fa lezione fino alle sette è che nel corso delle ultime settimane ha risposto implicitamente a molte delle tue domande sul senso della vita.
Oltre a fornire titoli di libri capaci di destrutturare il tuo cervello, egli ha affermato che il sociologo è tendenzialmente portato alla schizofrenia.
Le motivazioni di questo fatto combaciano con le cause del tuo turbamento.
Per quanto triste possa sembrare, questo ti consola.

22.11.08

Infinite Wisdom Tooth (o: Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare)

Non ho scritto per circa venti giorni. Non ho controllato questo blog per una settimana. Mi sono limitata alla visita poco frequente della casella di posta elettronica, dai deprecabili pc con Windows Vista della biblioteca della facoltà. Non ho ascoltato musica perché non avevo voglia di ricaricare l'iPod. Ho letto solo dispense, manuali, appunti e Peanuts.
E non è ancora finita, ma tendo a sottovalutare le prove intermedie dei lettorati di francese.

Questo per dire che non sono stata rapita dagli alieni e che ho ancora la mia lista degli argomenti da trattare.
Per provarvelo ci terrei a sprecarne uno, che in ogni caso non merita di certo un trattato di cinquecento pagine, per lo meno da queste parti.

Sto parlando ovviamente dei Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare.
Fino a qualche mese fa erano ovunque. Forse tendono a manifestarsi in estate. Oppure il fenomeno ha già cominciato a scemare.
In ogni caso, che senso hanno? Sono così poveri da non potersi permettere un hi-fi di bassa lega? Ne dubito, visti i cellulari che sfoggiano.
Dopo aver speso una cifra oggettivamente vergognosa per delle cuffie enormi che non uso più fuori di casa e dalle zone a traffico limitato perchè mi isolano dal mondo al punto da rischiare di continuo la morte, vedere della gente che ascolta musica truzza sotto forma di un generico Bbzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz è molto traumatico.
Inizialmente credevo che i responsabili di questo scempio fossero parte di quel gruppo umano chiamato Adolescenti Traumatizzati Perché Non In Possesso di un iPod Fosforescente. In seguito ho realizzato che le mie congetture erano del tutto insensate. Ascolare Musica con gli Altoparlanti del Cellulare è (od era) cool e soprattutto genera spazi di socialità in cui sfoggiare scarpe di tela piene di sostanze chimiche da centocinquanta euro.
La questione iPod Fosforescente merita invece un discorso a parte.

Il riflesso di ciò che era di tendenza in Inghilterra due anni fa si è ormai sedimentato persino della biblioteca di Vicenza. Durante le ultime due settimane ho avuto modo di cavarmi gli occhi e di fare qualche repentina dormita in quel territorio amabile, popolato prevalentemente da studenti di Giurisprudenza, Economia, e Psicologia. Adoro guardare la gente che passa ore ed ore ogni giorno in biblioteca indossando abiti scomodi e tonnellate di fondotinta. In particolar modo mi diletto osservando culi flaccidi fasciati da pantaloni a sigaretta verde pisello o da leggings che lasciano intravedere la sagoma delle mutande.
Queste sono persone che hanno superato la ventina. La loro mancanza di gusto non può che riflettersi sui minorenni che passano i pomeriggi in centro a coltivare carenza di senso critico ed amore per il capo firmato realizzato in Cina da operai sottopagati.
Com'è noto, la mancanza di gusto si radica facilmente ed è legittimata un po' ovunque. Ecco perché degli adolescenti che hanno a disposizione i mezzi per ascoltare gratuitamente pressoché tutti i dischi mai pubblicati si limitano a marcire su quel poco che propone la radio o il dj sfigato del locale per minorenni in cui sentono il dovere di recarsi.
Quand'ero più piccola e passavo il sabato pomeriggio in centro non potevo fare a meno di sentirmi impotente di fronte alle deprecabili mode del momento. Il mio accanimento nel perseguire uno stile che si discostasse da quello schifo si rivelò poi parzialmente fallimentare, eppure sono felice di non essere diventata prevedibile. All'epoca sopportavo i commenti poco fini dei coetanei truzzi che tentavano di demolire il mio uso sfrenato di abiti colorati o i miei disperati tentativi di ricostruire un look new wave senza avere a disposizione la materia prima.
Oggi posso insistere sul potere che deriva dal mio status, generato dalla mia età e dal fatto che ho la patente e che, volendo, sono in grado di demolire verbalmente tutti i minorenni che osino sfidarmi.
Per arrivare a questo punto ho dovuto sopportare molti suprusi, il più idiota dei quali fu probabilmente opera di un tizio della mia scuola superiore, classe 1986. Ero in quarta. Ricordo che a ricreazione entrò nella mia aula e si mise a fare delle battute deficienti e razziste con dei miei compagni affermando che la Repubblica Ceca è un paese sottosviluppato. Dopo aver ascoltato per un po' optai per un intervento con il quale smantellai la sua tesi. Anziché raccogliere consensi dai colleghi neutrali, come avevo sperato, fui chiamata “puttana” e per tutti il resto delle superiori quel tizio mi si rivolse usando l'appellativo “ONU”.
Il mondo è un luogo crudele.

Anziché vendicarmi sul mio prossimo ho optato per metodi più sottili, di cui non sono mai riuscita a verificare l'efficacia.
Uno di essi consiste nel fare del sarcasmo spietato nei pressi dei Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare.
Spero infatti che la mia discutibile maturità connessa al disprezzo per metodi d'ascolto così volgari assuma, per qualcuna delle mie vittime, la forma del dubbio.

* o meglio: coool.

26.11.08

Let's Go Die (o: Delle affermazioni idiote di XL sul "mondo emo")

Sono una appassionata non lettrice di XL, il mensile privo di senso che è possibile comprare con Repubblica per la modica cifra di un euro e novanta. Mio padre è solito acquistarlo, anche se poi lo sfoglia molto raramente. È una delle tante vittime inconsapevoli dell'oramai diffusissima tendenza da parte dei quotidiani ad uscire accompagnati da svariate tonnellate di allegati*.
Dicevo dunque che non leggo XL. Quando mi capita tra le mani e guarda caso sono in bagno mi diverto a scorrere le foto e a denigrare le poche recensioni che vi compaiono.
Da qualche tempo ho però notato che il “Mondo Emo” è divenuto uno degli argomenti prediletti della testata. Dico “Mondo Emo” perchè così è presentato sulla copertina del numero di novembre.
Il mese scorso ho dato un'occhiata ad un articolo apparentemente molto lungo sull'argomento, che in realtà era solo pieno di foto giganti. L'articolo non aveva alcun senso e consideva in un assemblamento di frasi che si suppone siano state pronunciate da alcuni “emo” durante una serie di interviste. Ciò che emerge parlando con questi fantomatici emo (o meglio, con questi fantomatici poser) e leggendo interviste sulle più svariate testate è una profonda incomprensione.
Quelli che io chiamo colloquialmente “emo”, cioè i bimbi che scaldano i gradini del vostro centro urbano e che sfoggiano capelli dai colori fasulli e retti da tonnellate di gel effetto estremo o piastrati ogni giorno, non amano farsi chiamare così. Allora come chiamarli? Io propendo per insistere sul termine emo, finchè qualcuno non troverà un modo per indicare il loro essere poseurs di un certo tipo.
Nell'articolo-inchiesta di XL di ottobre compaiono più o meno tutti i luoghi comuni sugli emo, ma non c'è traccia di riferimenti storici seri sulle radici del movimento. Comprensibilmente molte persone hanno mandato email alla redazione per commentare il contenuto del pezzo.
Nel numero di novembre alcune di esse sono state pubblicate, accompagnate dal titolo “Emo: musica, moda o esibizionismo?”.
La prima è opera di una quindicenne che si lamenta del taglio dato al pezzo, in cui la musica passa in secondo piano. Ella afferma che è riduttivo parlare di emo, perché esistono anche dei sottogeneri: “(emocore, emotional metalcore, screamo...)”; conclude poi dicendo: “Saremmo felici se scriveste dei veri gruppi emo moderni come i Bullet For My Valentine, Jimmy Eat World, Silverstein, Alexisonfire, Bring Me To Horizon ecc. che qui in Italia sono ignorati.”
La seconda email è di una tizia chiamata Vicky Moss, che compare nell'articolo uscito a ottobre su XL. Ella sostiene che il pezzo parla decisamente poco della “emo-scene, dalla quale sto cercando di discostarmi” e conclude con la sua proposta: “Essendo stata anche in televisione, a Scalo 76, credo di essere nel pieno dell'”onda”, come si dice, e quindi in grado di proporre una storia, un articolo, carino e anche divertente. Fatemi sapere.”
La terza ed ultima email è di una ragazza che critica la vacuità del movimento emo ed in particolar modo l'insistenza sul fatto di essere tutti depressi e tendenti al suicidio. Il senso del suo intervento è più o meno questo: anche se la vita può essere molto crudele, cerca di essere gioioso perché non esistono né la reincarnazione né l'Oltretomba.

Ciò che più mi irrita di XL è il suo microclima. La tendenza è sempre quella a proporre qualcosa di mainstream o al limite del mainstream come se fosse l'ultima trovata underground. fugazi2.jpgAllo stesso tempo movimenti come quello emo vengono stigmatizzati, mettendone in evidenza le incongruenze e la mancanza di fondamenta serie. Il punto è questo: se gli emo sono così deprecabili e stupidi perché continuare a parlarne insistendo sempre sugli stessi punti? Perché non cambiare registro? Perché non optare per un altro argomento?
Se il profitto è il solo obiettivo, la maschera da testata controcorrente è pura ipocrisia. Probabilmente sono semplicemente fuori dal target, ma mi preoccupa l'idea che chi invece ne fa parte subisca una influenza malefica.

L'aspetto più ridicolo di questa facenda è esplicitato nell'ultimo numero di XL, proprio all'interno della risposta alle tre email di cui parlavo sopra, in cui il lettore naturalmente stordito dalla divergenza dei vari punti di vista viene invitato a leggere l'intervista di Philopat (che pare essere l'addetto agli articoli pseudoalternativi) a Joe Lally, bassista dei Fugazi.
L'intento pare essere quello di far capire ai lettori ignoranti che l'emo non è un qualcosa di recente, ma nasce in tempi remoti. L'intervista a Joe Lally, che si riduce a poche battute del suddetto farcite da secchiate di inserti che non arrivano al punto, vuole essere un chiaro segnale, il cui senso è “i Fugazi sono il primo gruppo emo. Lo dice anche Wikipedia.”
Ma se i Fugazi sono davvero il primo gruppo emo, perché l'autore della risposta megalomane e paternalistica alle email dei lettori afferma “speriamo che [l'articolo di Philopat] aiuti a fare chiarezza e magari ad interessarsi a band come Hüsker Dü, Black Flag o Minor Threat che hanno ben altra profondità di gruppi come Alesana o Silverstein.”
Husker%20Du-MeatPuppets-Minu.jpgQuand'è che Black Flag e Hüsker Dü gli sono diventati emo? Ma soprattutto com'è possibile che i Minor Threat siano essi stessi emo se si sono sciolti nel 1983 e i Fugazi hanno invece visto la luce nel 1987? La presenza di Ian MacKaye nei Fugazi è forse sufficiente a trasformare retroattivamente tutto ciò ch'egli fece in passato in qualcosa di emo?

In conclusione: tutto ciò è estremamente comico e a tratti amaro. Mi turba un tantino il fatto che il post-harcore più sacro stia subendo tutte queste violenze.

Consoliamoci con qualche video gioioso:

* persino il Giornale di Vicenza ha finalmente proposto i dvd del Ventennio Fascista!

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