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Idiozia Diffusa Archives

27.07.07

Little Monsters

comaneci3big.jpgDi recente narrai di episodi drammatici della mia inutile e vacua esistenza, durante i quali mi sentii provinciale ed incompresa più che mai.
Il particolar modo il mio spirito s'intorpidì quando il collega Baldra ed io fummo accusati di essere privi di spirito d'iniziativa.
L'assurda teoria che udii era più o meno questa: se nelle vostre terre d'origine non succede mai un cazzo è colpa vostra. Se vi impegnaste e organizzaste qualche serata la gente ne sarebbe lieta e vi parteciperebbe.

Questa è più o meno l'accusa più offensiva che mi sia stata rivolta negli ultimi due anni, un periodo in cui fui sbeffeggiata e derisa con una frequenza significativa. Di per sé potrebbe sembrare una delle mie grandi Paranoie di Giovane Frustrata. In realtà affermare ciò è girare il coltello in una piaga che non si rimarginerà mai e che è negli ultimi tempi si è riempita di pus.
Come ben sapete, Vicenza è una di quelle cittadine che paiono paeselli.
Essa è in provincia di Padova, ha un'università invisibile fatta di sedi distaccate di poli stranieri, è nota per i suoi marmi palladiani e la leggenda secondo cui le persone come me sarebbero solite mangiare i gatti. Tutto qua.
Affermare che se io mi impegnassi in qualche modo la situazione cambierebbe è dunque spaventosamente falso. Avendo subìto l'ingerenza del cattolicesimo nella mia vita in modo tragico mi permetto di abusare di una terminologia che non mi appartiene: quella teoria è una bestemmia.

Per provare la veridicità della mia tesi e demolire una volta per tutte quelle assurde e riprovevoli seghe mentali da persona sovrastimolata culturalmente mi sono basata sulla pratica e ho raccolto dati.
L'evento che Baldra ed io decidemmo di utilizzare per stilare un report fu il concerto di ieri sera dei Comaneci, una pregevole band di Ravenna che tutti voi dovreste conoscere ed amare incondizionatamente. La loro visita in terra vicentina fu proverbiale. Avevano infatti suonato la sera stessa in cui io ed il collega fummo accusati di essere dei falsi. Ci trovavamo a Bologna, città nota per il mostruoso numero di concerti od eventi d'interesse generico che si sovrappongono quasi ogni sera.

La prima fase del progetto prevedeva la propaganda mediatica. Disponendo dell'utile e costosa Vodafone Summer Card io e il collega ci impegnammo ad inviare un sms contentente un'esaltatoria pubblicità dell'imminente concerto dei Comaneci a tutti i vicetini di nostra conoscenza. Per tutti intento anche persone deprecabili con cui non avevamo più rapporti da anni, gente che abbiamo visto una volta e di cui non ci ricordavamo più la faccia. Tutti.
Successivamente io ne scrissi sul mio blog, linkando il pregevole MySpace dei Comaneci, di modo che chiunque potesse udire una selezione dei loro brani.
Durante la seconda fase del progetto ci recammo presso il nostro centro d'aggregazione prediletto, lo spritz bar Cancelletto, situato nei pressi di Piazza dei Signori, all'interno in una zona assai ristretta dove risiedono tutti i più significativi e frequentati spritz bar di Vicenza. Essi tendono ad essere in voga a rotazione, anche se il Cancelletto rimane per noi il luogo presso cui lo spritz è più buono e più economico. Esso è frequentato da un buon gruppo di persone pregevoli, alcune delle quali (tre o quattro) hanno un sano interesse per la musica degna. Fu così che sbandierammo l'evento serale e chiacchierammo amabilmente brindando ai Comaneci.
La terza fase del progetto preveva il recarci in giro per la città a raccogliere le poche persone interessate all'evento e impossibilitate a muoversi per qualche motivo.
Ricapitolando:
1.Abbiamo fatto davvero un sacco di pubblicità al concerto mandando sms e scrivendone online.
2.Abbiamo inseguito i pochi ascoltatori di musica degna della città per avvisarli.
3.Abbiamo accompagnato chi non sarebbe potuto andare Perarolo con mezzi propri.
Risultato?
Al concerto c'erano quasi solo persone interessate a mangiare maiali e a bere vino.
Le persone che dimostrarono di aver apprezzato veramente l'evento erano all'incirca dieci.
C'era mio padre, Marta, Faso, Pette con un amico, Al3sim e pochi altri.
Molti di quelli che ad inizio concerto si erano seduti al suolo millantando espressioni facciali da grande intenditore di musica se n'erano già andati dopo quaranta minuti, a dimostrazione della loro incredibile passione per l'arte.
Qualche maledetto bastardo aveva lasciato i figli isterici sotto il palco che, essendo dei bimbi presumibilmente delle elementari, erano iperattivi e rompicazzo. C'era poi chi faceva amabilmente conversazione, comportandosi proprio come se le persone che stavano suonando per loro non esistessero.
A questo punto credo di poter affermare con certezza che noi non meritiamo tutto questo, come invece sosteneva la mente illuminata che ci insultò a Bologna.
A nulla valsero il nostro impegno e la nostra dedizione.
A Perarolo ci limitammo ad ignorare le urla isteriche degli infanti e dei vecchi ubriachi.
Oramai siamo pronti a tutto.

Tra le persone che non sono venute ricordiamo:
-Dada, che ha preferito andare a rinchiudersi al Sartea come un analfabeta arteriosclerotico perchè Perarolo è troppo distante da Vicenza (11km scarsi) e la musica (la musica in genere, non “la musica dei Comaneci”) non gli piace.
-le circa centocinquanta persone che non hanno risposto ai nostri messaggi ma che erano a Vicenza e che con ogni probabilità non avevano un cazzo da fare.

Grazie! E' anche per merito vostro se viviamo in una città edificata sul letame.
Ringraziamo inoltre la redazione di CityLights, il mensile cittadino su cui dovrebbero comparire le attività culturali della provincia, per aver bellamente ignoranto il concerto dei Comaneci.
Grazie!

Leggi la mia recensione del concerto dei Comaneci su Vitaminic
Leggi il pregevole post di Marta sul concerto di ieri
Leggi le elucubrazioni di Baldra sul concerto dei Comaneci e sulla vacuità berica
Guarda un video del concerto (sotto)



[Comaneci "I'll be back soon" (demo version)]

29.08.07

The Lazy Sunbathers

feat_schiele_306x400.jpgTalvolta mi fermo a riflettere e ricerco nella mia memoria il preciso istante in cui gettai le basi di quello che sono ora. Il momento di radicale mutamento in cui inconsapevolmente scelsi di martoriare il mio spirito fuori di casa e di nutrirlo di ambrosia entro i confini della mia collezione di libri e dischi.
Quando mi imbatto in una qualche giovine berica dallo sguardo brioso e osservo frasi di disprezzo per i libri e per la musica articolarsi sulle sue labbra provo smarrimento, terrore. In terra vicentina, come ben saprete, c'è ben poco da fare. Si può guardare la tv, andare a Sant'Andrea a non fare nulla, ascoltare cinquecento volte di seguito la stessa canzone di Rihanna e poco altro. D'estate poi, se non si è muniti di patente, è la morte.

Non molto tempo fa mi recai a Sant'Andrea e notai i cambiamenti nella fauna locale. Nuovi corpi bambineschi avevano gettato radici in quella che è in tutto e per tutto una prigione. Una volta che entri a Sant'Andrea ogni brama di vita esce dal tuo cervello e resti per sempre lì, sui gradini della chiesa, a parlare del nulla.
Tra la novella gioventù c'erano due bimbe. Erano bimbe dalle tettine infantili, dedite compulsivamente al fumo come espediente per sembrare grandi. Dicevano cose assurde, ridevano di cose assurde. Una delle due era una bimba apparentemente normale, biondina, carina. L'altra sfoggiava svariati piercing, indossava una maglietta fashion di Sid Vicious e millantava ardita conoscenza degli Stooges.
Le osservai per parecchio tempo, sconvolta dalla loro audacia, dai doppi sensi con cui farcivano le loro frasi, dal modo in cui si atteggiavano a “sono rincoglionita dunque dovresti scoparmi”.
Successivamente la mia amica Irene mi rivelò che quella sera, prima che io arrivvassi, le bimbe stavano parlando del mio libro.
Non osai approfondire.
Mi limitai a contemplare il vuoto che si stava librando attorno al mio stomaco, che si espandeva fino a fagocitarmi, che mi insonorizzava.
Spesso dubito della mia produzione. La chiamo produzione per non chiamarla opera. Sarebbe troppo.

Ma ci sono anche le bimbe che stanno tutto il tempo connesse a msn e cestinano i loro anni peggiori intrattenendo riprovevoli conversazioni con gente lontana centinaia di chilometri, con ogni probabilità boara.
Personcine leggiadre dalla ricettività nulla, che vedono la beltà sono in quello che viene proposto dal demiurgo mainstream.
Le osservo e mi domando come possano privarsi della sindrome di Stendhal, del sublime senso di smarrimento che ti assale quando finisci di leggere un grande libro.
Tutte le volte in cui, per qualche strano motivo, sono stata chiamata per andare a parlare con gli studenti di scuole medie e stuperiori non ho potuto fare a meno di insistere su questo punto: affermare che i libri sono noiosi, in quanto formato desueto, è assurdo.
Nei libri, così come nella musica, nel cinema e nell'arte in genere c'è una risposta alle esigenze di ogni singolo individuo presente sulla faccia della terra.
Internet rende tutto vicino, comodo, raggiungibile. Il punto è che molti quindicenni del 2007, che conoscono internet dall'infanzia, ne sono stati una vittima. Per qualche strano motivo si sono semplicemente rincoglioniti come dei pezzi granito anziché scaricare gratis qualche disco decente. Tutto ciò non è folle?
Mi osservo impazzire mentre cerco album dimenticati che non sono reperibili nemmeno online e nel frattempo c'è ancora chi scarica Rihanna e la ascolta in ripetizione, mentre la passano alla radio settecento volte al giorno, mentre i suoi video infestano la tv.
C'è qualcosa di sbagliato in tutto questo.
Allo stesso modo è sbagliata l'imminente riapertura del Totem, agorà per deficienti, su cui sparerei a volumi mortali le sublimi parole di Moz.
Che dire poi del programma di concerti proposti dal comitato No Dal Molin? Rivoltanti, come sempre in queste occasioni. Ma di questo parleremo un'altra volta.

“Ordinary boys, happy knowing nothing
Happy being no-one but themselves
Ordinary girls, supermarket clothes
Who think it's very clever to be cruel to you

For you were so different
You stood all alone
And you knew
That it had to be so
Avoiding ordinary boys
Happy going nowhere, just around here
In their rattling cars”

In conclusione consiglio la consultazione di questo pregevole ed illuminante post di Leonardo sulle cattive letture.

[Morrissey “The Ordinary Boys”]
[Rachel's “Family Portrait”]

03.09.07

You've got everything Now (1/2)

L'estate si è definitivamente chiusa, perché prima di uscire la sera ci portiamo dietro una felpina. Io sono così morta dentro che userei la mia gatta più affabile come sciarpa, ma ho paura che fugga e venga investita.

E' un periodo in tutto e per tutto straziante. Siamo stati dieci giorni ad Amsterdam e abbiamo goduto di ogni dettaglio. Poi altri quattro giorni a Parigi per il Rock en Seine, immersi nel fango.
Ora rimembro tutto ciò, bevendo succo alla pera, che è la mia droga, e per poco non cado a terra sibilando imprecazioni varie.
Baldra ed io abbiamo consolidato il nostro rapporto. Ora sappiamo con certezza che è necessario andarcene al più presto da qui. Fanculo l'università. Fanculo gli amici, o presunti tali. Fanculo tutto.
Da quando sono tornata sento rabbia allo stato puro dentro il mio stomaco.
Faccio a pezzi i giornali. Persino Repubblica.
Mi innamoro delle piante, ma non le so gestire.
Sono continuamente da scossa da istinti omicidi.
Tendo a stordirmi fin troppo frequentemente con l'alcol, cosa che sono arrivata a deplorare, perché a Vicenza è ancora paurosamente fashion, in quanto va a sostituire cose pregevoli come i concerti dei Comaneci.

Questa sera nella mia ridente città suonano gli Zero Assoluto.
Sento la puzza di eccitazione infantile nell'aria.
Qualche giorno fa invece ci recammo alla sagra di Sant'Andrea, senza sapere quale fosse il programma della serata. Poggiammo i nostri piedi sul noto asfalto e per poco non vomitammo.
C'erano i Vanilla Sky. Ovviamente tutte le giovini beriche che siamo soliti osservare in centro erano lì, in tenuta emo. Tutta la città era lì, dato che da noi in media c'è un "evento" a settimana. C'era addirittura chi osò dire: mi fanno schifo gli emo, però oggi mi sono vestita così per ridere. Ah Ah Ah.
Quanto sto ridendo!
La moda emo ha inebetito il mio popolo. Quest'estate pare si siano tutti tinti i capelli di nero, ma dubito fortemente che abbiano mai ascoltato il genere da cui proviene quel look.
Io odio gli emo. Rubano frammenti di mode da altre categorie umane. Mi impediscono di portare i miei vecchi vestiti. Infestano il mio bar, il mio quartiere, la mia biblioteca, la mia università.
Vedere degli adulti che pagavano la bellezza di cinque euro per assistere ad una tristissima performance dei Vanilla Sky mi ha quasi spinta alle lacrime.

Ieri volevo uccidere Baldra, forse perché lo amo e non voglio che soffra.
Forse perché tutta questa quiete mi disturba.

Non avrò pace finché non me ne sarò andata all'estero.

[The Flying Burrito Brothers “Down in the Churchyard”]
[The Slits “Typical Girls”]

You've got everything Now (2/2)

Come ai bei vecchi tempi:
As merry as the days were long
I was right and you were wrong

Post Rimosso.

But did I ever tell you, by the way ? I never did like your face

But you've got everything now
You've got everything now
And what a terrible mess I've made of my life
Oh, what a mess I've made of my life


[Gang of Four “Not Great Men”]
[Neutral Milk Hotel “Communist Daughter”]

08.09.07

Non dire cazzate

Torno ora da un concerto in quello che voi chiamereste il culo del mondo. Per me quel culo è la terra dove nacque mio padre e dove io trascorsi tante estati gioiose, quando a sei anni mai nonna mi insegnava il significato della parola “coventrizzare”.
Il concerto in realtà non era un vero concerto. Era una giornata di quello che qualche psicotico ha pensato di denominare festival.
C'erano due gruppi sfigati di cui non è necessario che citi il nome, seguiti poi dai Tre Allegri Ragazzi Morti e dai Verdena.
C'è da dire quest'oggi me ne fregava ben poco dei Cicci Morti. Quest'anno hanno allietato fin troppe delle nostre serate.
Li abbiamo seguiti con lo sguardo, discutendo della oramai cementicea scaletta, della loro cover allucinante di “Ask”.
Nulla di che. Ero ubriaca al punto giusto.
Ad un'ora imprecisata ci recammo sotto il palco, guadagnando una dignitosa seconda fila e pregammo.
I Verdena uscirono e fin da subito notammo tracce di isteria sul volto provato di Alberto Ferrari, omonimo di mio zio.
La voce non si sentiva. La batteria si sentiva troppo.
Ma avremmo anche potuto sorvolare. Queste non sono altro che bazzecole da gente che talvolta ascolta musica.
Il volgo se ne fotte, ed è bene che sia così.
Avrebbe potuto essere un concerto più che degno, forse lontanamente paragonabile a quello dell'Estragon, vista la pregevole scaletta.
Ma le nostre speranze divennero ben presto cenere.
melvins04.jpgC'erano i nirvanici che assurdamente deprecavano “Creepy Smell”, ignorando forse il significativo fil rouge che legò la band del Kobain* e i Melvins, le solite ciccettine isteriche e molta gente che era lì per caso.
Baldra fu colpito mortalmente alla nuca da un eroinomane, cosa che mi spinse ad inseguirlo nel pogo urlando istericamente e per almeno quindici volte: “Che cazzo fai?”
Quando lo raggiunsi tentai di ucciderlo strizzando con le mie mani possenti svariate parti del suo corpo.
Questo finì solamente per renderlo ancora più violento.
Fu a quel punto che decisi di rivolgermi ai nerboruti uomini della security, che mi ignorarono bellamente.
Fecero lo stesso quando feci loro notare che gli eroinomani stringevano tra le mani mortali bottiglie di vetro.

Che altro dire?
Passai quasi tutto il concerto muovendomi languidamente con gli occhi chiusi, perché ero stanca e volevo solo vomitare il mio odio spietato su chi pretende di autodefinirsi un fan dei Verdena e poi conosce solo i singoli del primo album.
Io non mi definisco una fan dei Verdena. Io sono una estimatrice.
Amo un certo tipo di pogo, che in Veneto è andato perduto per sempre.

Questo è solo uno dei tanti motivi per cui odio il Veneto e i suoi abitanti.
Odio i boari orgogliosi di non aver mai letto un libro, le vecchiette oscurantiste, i forzisti, gli industriali evasori, i figli degli industriali, la gente che va al Totem, gli emo e soprattutto odio chi mi fa presente che il mio odio è privo di motivazioni.
Odio con tutto il mio spirito, le mie viscere e il mio cervello chi ha prostituito la sua dignità e ora è arrivato a credere fermamente che Vicenza sia una città in cui è possibile, se non piacevole vivere.
Non sto parlando dei menomati, di coloro che non hanno mai visto la luce.
Sto parlando di coloro che un tempo erano sani.

Odio il mio odio.
Odio scrivere questo post, ma ormai è quasi finito.
Non ho nessuno a cui regalarlo.

Amo la mancanza di logica di cui è gravida la produzione dei Verdena e amo il fatto che siano italiani.
Amo poggiare gli occhi su Luca Ferrari e vedere che indossa una maglietta degli Spaceman 3.
Chi altri lo farebbe nelle aspre terre che noi chiamiamo casa, a parte Baldra ovviamente?
Nessuno.
In tutta la mia esistenza ho visto solo tre magliette degli Smiths a Vicenza.
Una era mia, una era del Guru (che mi rivelò il verbo di Moz) e l'altra era di un tizio ignoto.

A quindici anni venivo spesso accusata di essere snob. Ora sono migliorata tantissimo e sorrido a tutti. Questo non toglie che dopo concerti come quello di questa sera non possa fare a meno di sentirmi una specie veneta in via di estinzione, un piccolo barlume di decenza nel marasma di coloro che paiono privi di curiosità.
Io bramo le fonti.
Sono le fonti che mi hanno dato una parvenza di credibilità.
Sono la mia arma contro l'idiozia dilagante.
Poco importa se le mie parole cadono inesorabilmente nel vuoto.
Mi conforta stare ad ascoltare la mia bruttissima voce e non vedere reazioni nel mio prossimo.
Quand'ero alle medie mi capitava spesso di parlare da sola, perché la gente mi interpellava e poi, non appena aprivo bocca, si girava dall'altra parte a parlare di scarpe.
Che grosso trauma!
Fortunatamente Mtv Made mi ha insegnato a comportarmi da idiota socievole. Ho conosciuto un sacco di gente simpatica in questo modo (almeno due persone).

Ora quasi quasi mi metto a piangere. Sono le quattro e mezza di mattina e ho paura di marcire qui per sempre.
Ma dubito che lo farò.
C'è tutto un mondo a qualche chilometro da qui.
Un mondo pieno di scoiattoli danzanti, di piante di canapa e di Alberto Ferrari che canta “Psycho killer”.


*questo non è un errore, è una citazione colta. Lo dico giusto per evitare inutili spargimenti di merda.

[Verdena "Il tramonto degli stupidi"]

26.09.07

Ob-La-Di, Ob-La-Da

Voi non siete profondamente angosciati? Io sì.
Non faccio altro che angosciarmi.
La cosa è peggiorata sensibilmente nel corso degli ultimi dodici mesi, periodo durante il quale sono stata “primotta” a Scienze Politiche.

Mi angoscio e mi deprimo, preparando esami tristissimi, ascoltando dischi orripilanti da recensire e altri splendidi che non riesco a trovare nei negozi, contemplando il repentino decadimento di mia nonna.
Ho tentato la via delle letture umoristiche. Fortunatamente la mia soffitta straripa di opere di Wodehouse.
Eppure tutto ciò non è sufficiente.

Ogni tentativo di sorridere all'universo con aria ebete viene incenerito durante i miei rendez-vous serali con il Collega. Ci aggiorniamo sulle nostre disgrazie domestiche, sulle ultime notizie filtrate da Sky Tg24, da internet e dai quotidiani.
Egli mi narra di articoli e reportage letti sull'Internazionale, di cui è fiero abbonato. Io mi dilungo proferendo notizie reperite sui miei libri di testo.
Ci guardiamo negli occhi, discutiamo con movenze rassegnate, beviamo recioto.
Facciamo del nostro meglio per salvare il pianeta dal declino.
Attendiamo con ansia il giorno in cui avremo i soldi per dei pannelli solari.
Boicottiamo determinate aziende. Ci incazziamo perché quando finalmente ho avuto la possibilità di cambiare macchina, gli incentivi su quelle a metano non c'erano più e mio padre, già poco convinto, è andato sul sicuro optando per il gasolio.
Deprechiamo le sconvolgenti quantità di auto della polizia che circolano per il centro di Vicenza. Si tratta oramai quasi esclusivamente di Alfa 159, che vengono lasciate accesse e ferme mentre il pulotto di turno fa conversazione. E pensare che in centro storico ad Amsterdam la polizia gira in bicicletta.
Facciamo il lavaggio del cervello al nostro prossimo. Ci proponiamo di destrutturare le convinzioni pazze di molti dei nostri concittadini, che si riempiono la bocca di paroloni grandi come l'Altare della Patria. Chiamano Nemico l'esercito americano, il Pentagono, Bush Jr., convinti di poter fermare lo scempio che si sta consumando a pochi chilometri dalla mia scrivania.
E' giusto opporsi, ma forse con un pizzico in più di buon senso.

ederle.jpg
Ora come ora, per quanto io mi senta stuprata in quanto vicentina, non appenderei mai una bandiera “No Dal Molin” fuori da casa mia.
Non mi piace il modo in cui vengono gestite le cose al Presidio Permanente.
Non mi piace soprattutto il fatto che sia dia così poca importanza a internet per la diffusione delle informazioni. Tentare di sensibilizzare italiani e non solo, di far comprendere che a Vicenza le cose non funzionano come si dice in tv o sui giornali non è così difficile. Basta non affidarsi solo ai volantini, ai mezzi cartacei. E' così difficile? Pare di .

Mi guardo intorno, parlo con i miei amici. Molti di loro sono contrari alla Ederle 2. Altri ripetono come dei pappagalli le ragioni della Confcommercio, dei genitori berlusconiani, degli orafi o più in generale di chi non ha minimamente a cuore il futuro delle terre beriche e dei suoi abitanti.
Esistono addirittura comitati favorevoli al Dal Molin. Date un occhiata ai commenti di questo MySpace per farvi un'idea.
E' molto triste realizzare come a Vicenza un buon numero di abitanti conviva serenamente con i militari. Fin all'anno scorso, andando a scuola in bicicletta, li vedevo ogni mattina, mentre in tuta mimetica correvano lungo Corso Palladio. E' un qualcosa a cui mi sono abituata, anche se non hanno mai smesso di spaventarmi un po'. Qualche mese fa i miei sentimenti sono tornati a galla. Era accaduto lo stesso nel 2004, quando James Michael Brown, parà di 27 anni dell’Oregon, appena rientrato a Vicenza dall'Iraq, stuprò una coetanea nigeriana e lasciandola poi nuda, ammanettata e tramortita in mezzo alla strada.
Fu condannato, ma con una pena più lieve del previsto. Il tribunale stabilì che «vanno riconosciute le attenuanti generiche, perché appare verosimile che l’imputato, nella commissione dei reati, sia stato influenzato da atti di violenza cui ha assistito in Iraq e che nulla avevano a che fare con la necessaria violenza bellica». Tutto ciò è, non solo ingiusto, ma anche ragionevole.
Come scrivono Stéphane Audoin-Rouzeau e Annette Becker nello splendido saggio “La violenza, la crociata, il lutto”: “E' ormai risaputo, dopo la Seconda Guerra Mondiale e i conflitti posteriori, che un soldato impegnato sul campo di battaglia non può sperare di mantenere il proprio equilibrio psicologico per più di qualche mese.”

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Da piccola qualche volta i miei genitori mi portavano alla Ederle per il 4 luglio. Ricordo quantità industriali di tacos al formaggio.
Ora so che tutta questa faccenda è controversa e puzza di marcio. La Ederle è diventata per molti vicentini parte integrante del paesaggio urbano. Ma è ora di smetterla di vedere negli Stati Uniti i nostri salvatori.
Al contempo è ugualmente sbagliato lasciar imputridire il proprio cervello al Presidio Permanente.
Non saremo certo noi, quattro gatti dalla cadenza veneta, a fermare questo scempio.
Non posso fare a meno di ridere amaramente quando sento la gente dire: “Noi riusciremo a fermarli!”
Come? Vorrei proprio saperlo.
E' giusto protestare, ma è bene informarsi preventivamente sulle dimensioni dell'esercito nemico, delle armi di cui dispone, su quali sono state le sue strategie in passato.
La mia impressione è che l'abbiano fatto in pochi. Di certo gli intellettuali, ma loro queste cose forse le sapevano già.
Dubito invece che i miei coetanei infervorati l'abbiano fatto. Perché costa fatica, perché è dura accettare la realtà.
Osservo il loro sconcerto, quando placidamente affermo che non abbiamo i mezzi per opporci al Pentagono.
Mi ricordano i tempi delle scuole medie, l'età in cui ci si innamora dell'anarchia e si sparano cagate tutto il tempo, ignorando la storia.

Dunque io non posso fare a meno di angosciarmi. Perché so che tra non molto la Ederle 2 verrà costruita. Non bastava la Ederle 1, con il filo spinato che confina con alcune delle abitazioni del quartiere di S.Pio X. Non bastava davvero.
Dovreste vedere quelle case. Per me sono uno dei più vividi simboli del declino berico. Della merda in cui siamo stati lasciati a marcire.
Negli Stati Uniti le basi sono a decine di chilometri dai centri urbani. Questo la nostra classe politica non riesce proprio a capirlo. E non mi riferisco a Prodi, che non ha potuto fare granché, dato che le carte erano già state firmate da Berlusconi.
Che dire poi dei miei concittadini accecati dalla brama di denaro?
Che possano perire bombardati.


Consiglio la lettura di questo lungo articolo di Michael T.Klare, intitolato
“Behold the Rise of Energy-Based Fascism”, in particolar modo ai giovani del Presidio.

[The Beatles "Ob-La-Di, Ob-La-Da"]

29.09.07

Le Grandi Attività Culturali di Vicenza pt.4

Ci sono sere in cui, nonostante la totale assenza di eventi in terra berica, Baldra ed io decidiamo di sfidare il nulla e di uscire di casa.

Qualche settimana fa ci trascinammo alla sagra dell'Aracoeli.
Ciò che vedemmo, e che ho riportato qua sotto, è il quarto capitolo della sfortunata serie Le Grandi Attività Culturali di Vicenza, detto anche Quant'è bello deridere il tuo prossimo incompetente.



Ignoro il nome della band. Anche se dubito vi possa interessare.

25.10.07

Oi! This is England

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Oggigiorno non è raro che i film sulla gioventù facciano schifo.
Trovo particolarmente irritante il fatto che, in tv come al cinema, gli adolescenti vengano spesso interpretati da venticinquenni barbuti e signorine dall'aria fin troppo matura.
L'Italia da questo punto di vista si spreca, facendoci continuamente dono di film patetici e saturi di luoghi comuni, che però paiono attirare non poco le bimbe, almeno a giudicare dagli incassi.

Personalmente sono molto preoccupata per i cervelli delle attuali quindicenni. La mia impressione è che il Progetto Rincoglionisci il Giovane messo in atto da Mediaset una ventina di anni fa stia finalmente funzionando come si deve. Il fatto che molti quindicenni italiani non siano in grado di parlare e scrivere è un tantino preoccupante. Dati empirici dimostrano che una significativa parte del campione analizzato passa il proprio tempo su MSN, guardando Disney Channel e fissando il vuoto.
Questa gente spesso può dire di non aver mai letto un libro. Quelli obbligatori durante le vacanze estive vengono smaltiti in dieci minuti con la ricerca dei riassunti su internet.

Qualche giorno fa ho guardato un film che s'intitola “This is England”.
Il mio primo pensiero è stato: “Questa cosa dovrebbe essere mostrata nelle scuole.” Poi però ho pensato ad una sedicenne di mia conoscenza che qualche giorno fa ha dimostrato di non conoscere la differenza tra Oriente e Occidente. La stessa sedicenne che qualche mese fa sosteneva di ignorare l'identità di Bill Clinton.
E' chiaro che per questa gente un film come quello di Shane Meadows potrebbe non significare assolutamente niente.
“This is England” racconta di un'Inghilterra martoriata da Margaret Tatcher e pone il suo sguardo sulla figura di Shaun, un undicenne magistralmente interpretato da Thomas Turgoose, che entra nelle fila del National Front. Credo che questa pellicola, premiata al British Independent Film Festival, possa essere significativa per qualsiasi adolescente, perché talvolta la parole di un genitore o di un insegnante non possono valere nulla di fronte al fascino di un'ideologia insensata. “This is England” invece mostra concretamente gli aspetti più deleteri della violenza gratuita e le conseguenze dell'abbandono della ragione.
Personalmente ho apprezzato molto questo film anche perché buona parte della musica che amo di più viene dall'Inghilterra degli anni '80. Ho letto qualche testo sull'argomento, ma in tempi recenti non mi era mai capitato di vedere un film del genere con una simile ambientazione.
Un altro innegabile merito di “This is England” è quello di parlare degli skinhead senza assimilarli automaticamente ai neo-nazi, cosa che mi risulta accada nel 95% dei film in cui si parla di questo argomento.

Consiglio dunque a tutti voi di visionare questa pellicola. Mi risulta che sia uscita anche in Italia, ma è molto difficile da reperire. Io alla fine l'ho scaricata in lingua originale e ho avuto un po' di problemi a capire tutti i dialoghi, ma credo che valga la pena di sforzarsi per apprezzare pienamente l'opera.
E' molto probabile che il doppiaggio italiano sia fuorviante ed imbarazzante.

Guarda il trailer di “This is England” (sotto)

[Dexys Midnight Runners: Geno]

07.11.07

Cute Without The E*

(via Inkiostro)

Ho riso molto guardando questo video.
Poi mi sono resa conto che gli emo con cui ho a che fare in genere sono molto più ignoranti (musicalmente parlando) e modaioli di così.
Voi che dite? Gli emo sono davvero una delle espressioni più becere** del rincoglionimento globale? E la vostra città ne é forse infestata? La mia sì.
Ogni volta che ne vedo uno devo soffocare il desiderio di fermarlo e chiedergli:
1."Sai chi sono i Fugazi?"
2."Sai chi sono gli Smiths?"
3."Sai chi sono gli Smashing Pumpkins?"
4."Sai che se ti decolori continuamente i capelli diventerai presto calvo/a?"
5."Sai che la gente ti guarda e prova pietà per te?"
6."Sai che un giorno la moda degli emo scomparirà? A quel punto che ne sarà dei 25 piercing che hai in faccia?"

Se mai lo farò sarà per scopi puramente statistici.


*Esilarante titolo di una canzone dei Taking Back Sunday, una band vergognosamente emo di cui ho ascoltato mezzo brano oggi pomeriggio. Dire che meritano di essere puniti per l'ignoranza e il ciarpame che hanno sparso nel mondo è troppo poco. Personalmente scalfirei i loro volti puliti e sbarbati alla perfezione utilizzando i loro cd.

**Le bimbe che girano con una lametta nel portafoglio per tagliarsi anche fuori casa ed essere stilose esistono davvero. Sono le stesse che al posto del cervello hanno segatura, topi morti, caramelle gommose e dentifricio.

16.11.07

La cultura non ha ritmo!

ctmv.png

Get Yourself an Education
M.I.A.

Ieri sera mi recai al cinema in compagnia del mio autista di nome Baldra (io sono la sua portaborse). Grazie ad una simpatica offerta, visionammo gratis il film “Come Tu Mi Vuoi”.
Per sopportarlo fino alla fine fui costretta a drogarmi di Pepsi e a sfottere più volte il pubblico pagante.
Ci sarebbero all'incirca un milione di critiche da muovere contro questa pellicola. Alcune di esse sono esplicitate da Baldra in questo post. Io ve ne presento solo una: la trama.

C'è questa tizia che chiameremo Capotondi, che studia Scienze della Comunicazione e che appare particolarmente unta e sfigata. Al contempo c'è anche questo tizio che chiameremo Il Figo (?) che vive alle spalle del padre facendo la bella vita tra culi, tette, ecc. Il Figo finge di studiare presso la facoltà di Scienze della Comunicazione, difatti si porta a casa una lunga serie di 18 e 19 solo sorridendo alle assistenti dei professori (?).
Capotondi è una povera pezzente, motivo per cui decide di dare ripetizioni di Economia Politica. Il Figo, messo alle strette dal padre, va a ripetizioni da Capotondi. Decide poi di sedurla per ottenere gratis il servizio.
Inizialmente Capotondi sembra resistere alle avances del Figo, dimostrando di avere dei saldi principi morali. Ella è difatti una fanciulla incredibilmente colta che detesta i figli di papà ed il loro mondo di apparenza, falsità e vacuità mentale.
Ma, per qualche inspiegabile motivo, dopo qualche minuto di proiezione il Figo riesce a scoparsi Capotondi. Accecata dal potere del Fallo, Capotondi crolla dunque ai piedi del Figo, rinnegando il suo credo.
A questo punto compare un altro personaggio, che chiameremo La Stronza.
La Stronza, un'amica del Figo, inebetisce Capotondi (che dunque si rivela a noi in tutta la sua stupidità) convincendola a mettere da parte i suoi brufoli e i suoi vestiti da nonna. La porta dunque da un amico stylist che la fa diventare figa nel giro di un paio d'ore.
A quel punto Capotondi scopre che mostrando le tette può ottenere quello che vuole. Diventa infatti assistente di uno dei suoi professori senza neanche aver ottenuto la laurea triennale (?!?). Nel frattempo scopriamo che per pagarsi i vestiti di Gucci e Richmond, Capotondi ruba tanti soldini nella trattoria dove lavorava per pagarsi gli studi.
Ma è un periodo molto triste per Capotondi, che sente la mancanza del Fallo e scopre di provare dei veri sentimenti per il Figo, che nel frattempo si è scopato tutta Roma.
Con l'aiuto della Stronza, che le insegna una serie di regole fondamentali per essere figa (tra cui: i discorsi intellettualodi fanno schifo! “La cultura non ha ritmo”), riesce quindi a riconquistarlo, presentandosi pressoché nuda e senza occhiali (!) ad una festa presenziata al Figo. A quel punto si ubriaca di Absolut Vodka e si impossessa nuovamente del Fallo.
Capotondi si innamora poi pazzamente del Figo.
Nel frattempo scopriamo che una tizia di nome Strafiga è molto incazzata perché aveva fallito nel suo tentativo di scoparsi il Figo. Egli infatti l'aveva offesa terribilmente facendo in modo che il Fallo non reagisse minimamente di fronte ai suoi strusciamenti.
Strafiga si vendica su Capotondi -povera innocente- invitandola ad una festa in discoteca, che si svolgeva a sua insaputa ogni giovedì, durante la quale il Figo si denudava e poggiava le sue mani sui culi e sulle tette di alcune tizie, che poi prontamente si scopava.
Per vendicarsi, Capotondi finge di essere svanita nel nulla e, durante l'esame di Economia Politica (che da anche lei) (!!!), non passa le risposte al Figo.
A quel punto scopriamo che Capotondi è diventata una sottospecie di troietta corrotta, pronta a tutto per sistemarsi. Il Figo invece fa le ramanzine al padre, lo umilia davanti alla madre e lo accusa di non aver mai guardato il frutto della sua creatività, ovvero delle foto piene di tette e culi (che all'inizio del film Capotondi aveva denigrato, definendole “vuote). Tutto questo accade perché il Figo ha scoperto di amare davvero Capotondi.
Qualche tempo dopo il Figo va a fare l'esame di Comunicazioni di Massa e viene interrogato da Capotondi (???), che lo trova preparato e gli da 30. Il Figo infila nelle risposte delle accuse violente e delle dichiarazioni d'amore. A quel punto Capotondi impazzisce e, durante l'interrogazione successiva, si mette a rincorrere il Figo. Nell'ultima scena i due si baciano con passione sotto il sole (che ha un ruolo fondamentale all'interno della sceneggiatura).

A questo punto, se non avete proprio niente di meglio fa fare, vi invito a leggere la seconda parte del post, contenente alcuni frammenti della storia della mia vita. Tra di essi: Del Perché E' Bene Essere Orgogliosi del Proprio Status di Sfigati.

Continue reading "La cultura non ha ritmo!" »

25.03.08

Offlaga Disco Pax @ CSC, S.Vito di Leguzzano (VI) (21/03/08) + Settlefish @ Capannone Sociale, Vicenza (22/03/08)

Vicenza è un luogo infernale in cui la musica indie viene immancabilmente presa a bastonate. La natura ignava del berico si scontra con la voce della sua Terra. I messaggi della Terra sono immancabilmente in dialetto e parlano di Lavoro, Impresa e Senso del Dovere.

Queste sono le prime righe del mio post relativo al ridente fine settimana musicale appena trascorso, che ha visto comparire in territorio vicentino addirittura due band rilevanti.
Quest'oggi lo trovate nella vetrina di Vitaminic. Da domani scivolerà nell'archivio.
Siete liberi di commentare qui sotto.

04.04.08

Grunggae

Cari Lettori,
stavo per andarmene a dormire quando sono stata assalita da un'ondata di quella che oserei chiamare Crisi Esistenziale. Mi conosco ormai da circa vent'anni e so bene che in queste situazioni ho difficoltà ad addormentarmi.
Ho dunque deciso di non spostarmi dalla mia sedia ergonomica, gentile dono della genitrice, per raccontarvi qualche novità o pseudo tale.
Negli ultimi tempi ho scritto poco su questo triste blog. Mi sono limitata a segnalare cose varie.
Il motivo di questa mia deplorevole assenza di costanza è riconducibile al fatto che non sono più alle superiori, dunque mi manca il tempo per vivere.
Inoltre sono sempre più spesso vittima di crisi esistenziali particolarmente tragiche, che mi fanno ricordare i tempi in cui aprii Underbreath. L'unica differenza rispetto al 2003 è che nel frattempo ho esaurito gli argomenti morbosi, anche se so di non aver mai parlato più di tanto della mia vita sessuale. Se la memoria non m'inganna credo di non aver scritto più di cinque post in cui comparivano riferimenti di questo tipo.
Sfortunatamente la mia educazione cattolica mi impedisce di essere disinibita, motivo per cui credo che parlerò d'altro.

All'università sto studiando una serie di cose molto interessanti ma anche molto deprimenti. Dato che non sono una povera di spirito con il culo all'aria come molte delle mie giovani compagne di corso, non ho la capacità di cancellare queste tragiche informazioni dalla mia mente nel momento stesso in cui esco dal Dipartimento di Sociologia. Le lascio sedimentare accanto alla cosiddetta Paura Ontologica, che ho studiato proprio oggi.

Recentemente ho anche scoperto di aver perso il 90% dei miei amichetti, faticosamente accumulati dal giorno in cui decisi di comportarmi come gli adolescenti che partecipano al programma Mtv Made. Tutto ciò credo sia dovuto al fatto che molti ormai mi considerano una persona di merda, in parte a causa di un individuo a me ignoto che mi sputtanò qualche mese fa. Questa persona affermò che avevo fornicato in sua compagnia, tradendo in quel modo Pacci (il mio ex, che molti ricordano come la persona più felice del mondo).
Il fatto che io ignori l'identità di questo vile non è stato sufficiente a debellare questo gossip fasullo. Vicenza, una città notoriamente di merda, si offre alla circolazione rapida dei pettegolezzi. La totale assenza di intrattenimento spinge i Giovani a drogarsi, ad ubriacarsi durante i pranzi domenicali e a godere delle disgrazie altrui.
Vorrei tanto fare nuove amicizie, ma sono una pendolare costantemente esausta.
La compagnia di Baldra è la mia unica consolazione. Il suo fisico debilitato dallo stress e da un'alimentazione sana è lo specchio di un tacito accumulo d'ira, che in parte invidio.
Nei suoi enormi occhi vedo una maturità forgiata da un'educazione che ha molti punti in comune con quella subìta da mio nonno, che fu mandato in collegio in giovane età e poi fu costretto a rimborsare le rette.

Le mie ormai frequentissime crisi esistenziali mi impediscono di vivere in questo luogo infernale, popolato da un numero sconvolgente di gente deliberatamente stronza.
Non trovo nessun tipo di conforto nella vita universitaria, che immaginavo rosea e stimolante.
L'infinito susseguirsi di esami da pochi crediti rappresenta un vero e proprio ostacolo all'apprendimento ragionato. L'approfondimento risulta pressoché impossibile per questioni di tempo.
Studiare in questo modo è uno spreco.

Per uscire da questo vortice di depressione mi sono data dal giardinaggio. Ho piantato della lavanda e sono riuscita a salvare da morte certa dei cactus e una pianta dell'Ikea.
Ho poi comprato una forsizia, che a breve clonerò e userò per coprire i buchi nella siepe.
Inoltre ho cominciato ad ascoltare compulsivamente la colonna sonora di Juno, perché è allegra e tragica allo stesso tempo e mi fa stare bene.

In conclusione, vi mando un bacio, o Amati Lettori.

P.S. Sappiate che questo non è un vero post, perché non ho impiegato tre ore e mezza per scriverlo, ma solo un'ora e quaranta.

04.05.08

The Triumph of Our Tired Eyes/Have You Seen The Little Piggies?

piggies1.png
Dicono che un buon metodo per spegnere il cervello sia affidarsi ad un istruttore di yoga.
Ricordo il giorno in cui una mia ex compagna di classe, la Nobile, riuscì a radunare un piccolo pubblico raccontando della sua prima lezione di Yoga.
All'epoca ero una giovane problemativa, ma capace di reprimere il suo istinto polemico. Fu così che, dopo aver ascoltato le sue storielle da donna vissuta ed incapace di tacere sulla nobilitante professione di suo padre, mi limitai ad un urlo liberatorio immaginario.
Tutt'ora ho difficoltà a relazionarmi con chi crede di fare quel tipo di Yoga e frequenta invece un corso bislacco di Hatha Yoga volto a rassodare natiche e cuori troppo gonfi di sentimenti inutili.

I miei altri significativi mi consigliano molto soventemente di abbandonare la via della tortura autoinflitta, poiché un singolo individuo non può cambiare il mondo.
Non ricordo il giorno in cui devo aver affermato di voler cambiare il mondo. Ricordo però le mie frequenti crisi isteriche. Tra un singhiozzo e l'altro trovano posto il senso di colpa, lo sconcerto ed ancora una volta il senso di colpa.
Come siamo giunti ad un punto in cui raccontare a tavola che la Philip Morris possiede la Kraft Foods significa essere fastidiosi?
Perché trasmettere una notizia oggettivamente terribile fa di te un deprecabile massimalista?
Schiavitù, guerre, sfrenata idiozia. Ha senso ignorarle, lasciare che prolifino?

Sto raggiungendo un limite oltre cui trova posto solo l'apatia, in attesa di una fuga post lauream. Ogni sacrificio, ogni scelta critica continua a sembrarmi un inutile granello di polvere se paragonato alla silente accettazione dello status quo che sperimento ogni giorno, persino tra i miei compagni di Scienze Sociologiche.
Mi consolo fingendo che i maiali che non ho mangiato negli ultimi due anni siano ancora in vita, liberi di giocare ad acchiapparella su una graziosa collina in fiore. A questo aggiungo una pratica che avevo abbandonato, ovvero lo sfrenato stordimento alcolico del sabato sera, che per molti veneti, compresa la sottoscritta, fa del Momento Spritz un attività ludica che comincia verso le sei e si dilunga per quattro deliziose ore.
In quei preziosi istanti l'Aperol cessa di essere canceroso e la cena diviene una degna sostituta di veri e propri eventi notturni.

[The Zen Circus & Brian Ritchie: Vent'anni]
[Patrick Wolf: A Boy Like Me]
[A Silver Mt. Zion: Take These Hands and Throw Them in the River]
[Sleeping States: The Devil is in the Detail]

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