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Emo Archives

07.11.07

Cute Without The E*

(via Inkiostro)

Ho riso molto guardando questo video.
Poi mi sono resa conto che gli emo con cui ho a che fare in genere sono molto più ignoranti (musicalmente parlando) e modaioli di così.
Voi che dite? Gli emo sono davvero una delle espressioni più becere** del rincoglionimento globale? E la vostra città ne é forse infestata? La mia sì.
Ogni volta che ne vedo uno devo soffocare il desiderio di fermarlo e chiedergli:
1."Sai chi sono i Fugazi?"
2."Sai chi sono gli Smiths?"
3."Sai chi sono gli Smashing Pumpkins?"
4."Sai che se ti decolori continuamente i capelli diventerai presto calvo/a?"
5."Sai che la gente ti guarda e prova pietà per te?"
6."Sai che un giorno la moda degli emo scomparirà? A quel punto che ne sarà dei 25 piercing che hai in faccia?"

Se mai lo farò sarà per scopi puramente statistici.


*Esilarante titolo di una canzone dei Taking Back Sunday, una band vergognosamente emo di cui ho ascoltato mezzo brano oggi pomeriggio. Dire che meritano di essere puniti per l'ignoranza e il ciarpame che hanno sparso nel mondo è troppo poco. Personalmente scalfirei i loro volti puliti e sbarbati alla perfezione utilizzando i loro cd.

**Le bimbe che girano con una lametta nel portafoglio per tagliarsi anche fuori casa ed essere stilose esistono davvero. Sono le stesse che al posto del cervello hanno segatura, topi morti, caramelle gommose e dentifricio.

22.12.07

I Found That Essence Rare (o: Dischi Vecchi che hanno infuocato il mio 2007)

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Mesi fa ero intenta ad accarezzare le mie certezze rocciose. Sono sempre stata una grande amante delle cose vecchie. I dischi vecchi, i libri vecchi, i vestiti vecchi, le macchine vecchie e via dicendo.
Utilizzo il termine “vecchio” perché é semplice, poco cortese e può essere appiccicato a sostantivi di natura assai varia.
Quest'anno ho dedicato parte del mio tempo alla scoperta del nuovo, agevolata da accadimenti assai discutibili come la presunta reunion degli Smashing Pumpkins* e l'uscita di una vagonata di album inutili, generalmente incensati dal sempre più tragicomico New Musical Express.
Tra di essi non posso fare a meno di citare i lavori di Black Rebel Motorycle Club, Kings of Leon, Pigeon Detectives, Blondelle, Enter Shikari e Babyshambles. Escludo volutamente “Zeitgeist”, che occupa la posizione numero uno nella mia personale classifica dei dischi più imbarazzanti, orripilanti e deprecabili dell'anno.
In generale ho notato un progressivo regresso verso sonorità abusate da tempo. Albione pare infestata da band estremamente megalomani che amano plagiarsi a vicenda e ripescare materiale arcaico. Questo spiega l'autocitazionismo maniacale in salsa Kinks di Pete Doherty.
Non sono poi mancati gli album da Veri Uomini, come il pallossissimo “Baby 81”, su cui ho versato intere secchiate di lacrime. Mi sono chiesta più volte cosa possa spingere delle persone ispirate ad uscire di strada ed imboccare poi l'avverso vicolo che conduce alla morte, musicalmente parlando. I BRMC sono diventati dei pupazzi vestiti di nero, piatti, vuoti, adorati dalle bimbe rincoglionite e dagli uomini che amano sentirsi rassicurati.
Sì, se vi piace Baby 81 significa che siete virili. Lo stesso vale per i Kings of Leon, che sono comparsi in moltissime classifiche di fine anno causandomi brevi scosse d'isteria mista a panico.

Fortunatamente quest'anno non è uscito solo ciarpame. Ci sono stati i dischi che ho citato nel post precedente, qualche ep significativo e molte canzoni degne.
Eppure la necessità di indagare il passato non si é spenta.
Grazie a supporti assai validi, come lo straordinario “Post-Punk” di Simon Reynolds e “Post Rock e oltre” di Stefano Isidoro Bianchi ed Eddy Cilia, ho indagato in modo abbastanza approfondito questi due generi.
Insieme a Baldra ho passato ore ed ore tra negozi di dischi reali e store virtuali. Parlare di musica è per noi una delle poche via di fuga. Vicenza si sta sgretolando un po' per volta. Dopo aver appurato che dovremo stare qui ancora per un po', non resta che soffocare l'amarezza assordandoci con il comunismo dei Gang of Four o con i Fugazi, padri del tanto detestato emo di terza generazione.
All'interno di questo scenario estremamente deprimente, in cui lo studio è finalizzato alla disoccupazione e la mia città s'appresta a trasformarsi in un parco giochi per militari statunitensi, osservo il grigiore diffuso e fingo di essere a Louisville o a Manchester, luoghi infernali, votati alla produzione sfrenata, in cui la gente reagiva creando qualcosa di durevole.
A Vicenza non succede qualcosa di positivo da decenni. Ecco perché chiunque indossi abiti riconducibili alla scena oldschool punk, new wave o ai Devo viene automaticamente scambiato per un'idiota dai vecchi alcolizzati e bestemmiatori che stanno tutto il giorno al bar.
Personalmente ho scelto sperare, sfogando poi la mia frustrazione insultando gli emo-non-emo minorenni che osano deturpare il mio campo visivo. E' una scelta scontata, lo so.
Negli ultimi dodici mesi ho realizzato che vale la pena di vivere per vedere dal vivo gli Arcade Fire. Ho cambiato varie volte taglio e colore dei miei capelli, ho comprato un nuovo paio di anfibi, ho avuto splendide allucinazioni psichedeliche e ho amato incredibilmente un libro sulla Prima Guerra Mondiale.
Questi sono i dischi (ma c'è anche un cofanetto) che ho scoperto o riscoperto quest'anno, quelli che hanno dato un senso alla banalità della vita quotidiana, ai viaggi in treno, agli insulti ricevuti e donati, al mio ballare sempre e comunque da sola.

Dexy's Midnight Runners “Searching for the Young Soul Rebels” (1980)
Fugazi “Repeater” (1990)
Gang of Four “Entertainment!” (1980)
Gene “Olympian” (1995)
Plasticland “Wonder Wonderful Wonderland” (1986)
Rachel's “Music for Egon Schiele” (1996)
Rex “C” (1996)
Smashing Pumpkins “The Aeroplane Flies High” (1996)
Violent Femmes “s/t” (1983)
Young Marble Giants “Colossal Youth” (1979)
AA.VV. “No New York” (1978)
AA.VV. “Sci-Fi Lo-Fi, Vol. 1” (2007)

*ovvero un sempre-più-megalomane William Corgan accompagnato da tre pupazzi semoventi e dall'ombra di Chamberlain


(Dexy's Midnight Runners "Geno")


(Violent Femmes "Blister in the Sun")


(Gene "Sleep Well Tonight")

12.05.08

A Means To an End

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Da qualche tempo ho scoperto un buco nel mio spirito. Questo buco è di dimensioni considerevoli. Credo che sia dedicato alla fede e al senso di appartenenza. Sorvolando sulle questioni religiose, la cui persistenza nella mia coscienza sta frantumando molte cose che dovrebbero invece essere solide, ho notato una sempre più sentita richiesta di certezze da parte del mio animo.
Un tempo avrei cercato nella letteratura, in un disco chiave.
Oggi non posso fare a meno di tentare una via più semplice, che non implichi investimenti mentali troppo elevati.
Invidio segretamente i minorenni che lungo Corso Palladio fanno ciò che mi apparteneva quando ero solo una fatiscente fan degli Smiths al primo stadio. Hanno un sacco di tempo da cestinare con disincantato candore.
Attraverso la demenzialità di una corsa a perdifiato sembrano colmare un vuoto che io ero solita allargare chiedendo sempre e comunque risposte affermative. Le ottenevo molto di rado.
Il motivo per cui oggi mi scopro così disperatamente dipendente da Baldra risiede nella sua capacità di rispondermi come nessun'altro ha mai fatto.
Questa sera abbiamo guardato insieme “Control” di Anton Corbijn. Per mesi ho finto che sarebbe stato proiettato in un cinema della città. Oggi ho constatato che la mia cieca fiducia nel potenziale di queste terre pianeggianti ha generato solo delusione, privazioni e sempiterne incazzature.
Ci sono giorni in cui rimpiango i tempi della pochezza, quando i dischi su cui piangere erano solo una piccola torre. Sapevo come vestirmi, qualche parte interpretare. Ero in grado di fingere una conoscenza del post-punk che probabilmente non raggiungerò mai.
Spaziando tra generi che un tempo ero solita schifare credo di aver perso pezzi della mia capacità di trovare conforto in ciò che amo.
La sovrabbondanza di fonti ha cancellato il mio orgoglio identitario. Sono davvero qualcosa?
La visione di “Control” ha riportato a galla il ricordo dei tempi in cui scoprii i Joy Division.
Indossando cuffie che annullano il rumore del pianeta e tornando per necessità alla voce di Ian Curtis ho l'impressione che in questi anni non sia accaduto nulla. Nulla di ugualmente dilaniante.
A quindici anni amavo soffrire con la mia musica, per trarne una qualche forma di conforto. Oggi la sento scalpitare tra lo stridore di un treno in frenata ed auricolari che mi fanno venire la nausea.

La domanda é: perché non ho ancora appreso la sublime arte di sentirmi adeguata?
Non intendo sembrare una di quelle bimbe isteriche che si rivolgono polemicamente al Sistema. In mancanza di altri capri espiatori, accuso gli odierni emo.

Link: Il MySpace dei Joy Division

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