Ob-La-Di, Ob-La-Da
Voi non siete profondamente angosciati? Io sì.
Non faccio altro che angosciarmi.
La cosa è peggiorata sensibilmente nel corso degli ultimi dodici mesi, periodo durante il quale sono stata “primotta” a Scienze Politiche.
Mi angoscio e mi deprimo, preparando esami tristissimi, ascoltando dischi orripilanti da recensire e altri splendidi che non riesco a trovare nei negozi, contemplando il repentino decadimento di mia nonna.
Ho tentato la via delle letture umoristiche. Fortunatamente la mia soffitta straripa di opere di Wodehouse.
Eppure tutto ciò non è sufficiente.
Ogni tentativo di sorridere all'universo con aria ebete viene incenerito durante i miei rendez-vous serali con il Collega. Ci aggiorniamo sulle nostre disgrazie domestiche, sulle ultime notizie filtrate da Sky Tg24, da internet e dai quotidiani.
Egli mi narra di articoli e reportage letti sull'Internazionale, di cui è fiero abbonato. Io mi dilungo proferendo notizie reperite sui miei libri di testo.
Ci guardiamo negli occhi, discutiamo con movenze rassegnate, beviamo recioto.
Facciamo del nostro meglio per salvare il pianeta dal declino.
Attendiamo con ansia il giorno in cui avremo i soldi per dei pannelli solari.
Boicottiamo determinate aziende. Ci incazziamo perché quando finalmente ho avuto la possibilità di cambiare macchina, gli incentivi su quelle a metano non c'erano più e mio padre, già poco convinto, è andato sul sicuro optando per il gasolio.
Deprechiamo le sconvolgenti quantità di auto della polizia che circolano per il centro di Vicenza. Si tratta oramai quasi esclusivamente di Alfa 159, che vengono lasciate accesse e ferme mentre il pulotto di turno fa conversazione. E pensare che in centro storico ad Amsterdam la polizia gira in bicicletta.
Facciamo il lavaggio del cervello al nostro prossimo. Ci proponiamo di destrutturare le convinzioni pazze di molti dei nostri concittadini, che si riempiono la bocca di paroloni grandi come l'Altare della Patria. Chiamano Nemico l'esercito americano, il Pentagono, Bush Jr., convinti di poter fermare lo scempio che si sta consumando a pochi chilometri dalla mia scrivania.
E' giusto opporsi, ma forse con un pizzico in più di buon senso.

Ora come ora, per quanto io mi senta stuprata in quanto vicentina, non appenderei mai una bandiera “No Dal Molin” fuori da casa mia.
Non mi piace il modo in cui vengono gestite le cose al Presidio Permanente.
Non mi piace soprattutto il fatto che sia dia così poca importanza a internet per la diffusione delle informazioni. Tentare di sensibilizzare italiani e non solo, di far comprendere che a Vicenza le cose non funzionano come si dice in tv o sui giornali non è così difficile. Basta non affidarsi solo ai volantini, ai mezzi cartacei. E' così difficile? Pare di sì.
Mi guardo intorno, parlo con i miei amici. Molti di loro sono contrari alla Ederle 2. Altri ripetono come dei pappagalli le ragioni della Confcommercio, dei genitori berlusconiani, degli orafi o più in generale di chi non ha minimamente a cuore il futuro delle terre beriche e dei suoi abitanti.
Esistono addirittura comitati favorevoli al Dal Molin. Date un occhiata ai commenti di questo MySpace per farvi un'idea.
E' molto triste realizzare come a Vicenza un buon numero di abitanti conviva serenamente con i militari. Fin all'anno scorso, andando a scuola in bicicletta, li vedevo ogni mattina, mentre in tuta mimetica correvano lungo Corso Palladio. E' un qualcosa a cui mi sono abituata, anche se non hanno mai smesso di spaventarmi un po'. Qualche mese fa i miei sentimenti sono tornati a galla. Era accaduto lo stesso nel 2004, quando James Michael Brown, parà di 27 anni dell’Oregon, appena rientrato a Vicenza dall'Iraq, stuprò una coetanea nigeriana e lasciandola poi nuda, ammanettata e tramortita in mezzo alla strada.
Fu condannato, ma con una pena più lieve del previsto. Il tribunale stabilì che «vanno riconosciute le attenuanti generiche, perché appare verosimile che l’imputato, nella commissione dei reati, sia stato influenzato da atti di violenza cui ha assistito in Iraq e che nulla avevano a che fare con la necessaria violenza bellica». Tutto ciò è, non solo ingiusto, ma anche ragionevole.
Come scrivono Stéphane Audoin-Rouzeau e Annette Becker nello splendido saggio “La violenza, la crociata, il lutto”: “E' ormai risaputo, dopo la Seconda Guerra Mondiale e i conflitti posteriori, che un soldato impegnato sul campo di battaglia non può sperare di mantenere il proprio equilibrio psicologico per più di qualche mese.”

Da piccola qualche volta i miei genitori mi portavano alla Ederle per il 4 luglio. Ricordo quantità industriali di tacos al formaggio.
Ora so che tutta questa faccenda è controversa e puzza di marcio. La Ederle è diventata per molti vicentini parte integrante del paesaggio urbano. Ma è ora di smetterla di vedere negli Stati Uniti i nostri salvatori.
Al contempo è ugualmente sbagliato lasciar imputridire il proprio cervello al Presidio Permanente.
Non saremo certo noi, quattro gatti dalla cadenza veneta, a fermare questo scempio.
Non posso fare a meno di ridere amaramente quando sento la gente dire: “Noi riusciremo a fermarli!”
Come? Vorrei proprio saperlo.
E' giusto protestare, ma è bene informarsi preventivamente sulle dimensioni dell'esercito nemico, delle armi di cui dispone, su quali sono state le sue strategie in passato.
La mia impressione è che l'abbiano fatto in pochi. Di certo gli intellettuali, ma loro queste cose forse le sapevano già.
Dubito invece che i miei coetanei infervorati l'abbiano fatto. Perché costa fatica, perché è dura accettare la realtà.
Osservo il loro sconcerto, quando placidamente affermo che non abbiamo i mezzi per opporci al Pentagono.
Mi ricordano i tempi delle scuole medie, l'età in cui ci si innamora dell'anarchia e si sparano cagate tutto il tempo, ignorando la storia.
Dunque io non posso fare a meno di angosciarmi. Perché so che tra non molto la Ederle 2 verrà costruita. Non bastava la Ederle 1, con il filo spinato che confina con alcune delle abitazioni del quartiere di S.Pio X. Non bastava davvero.
Dovreste vedere quelle case. Per me sono uno dei più vividi simboli del declino berico. Della merda in cui siamo stati lasciati a marcire.
Negli Stati Uniti le basi sono a decine di chilometri dai centri urbani. Questo la nostra classe politica non riesce proprio a capirlo. E non mi riferisco a Prodi, che non ha potuto fare granché, dato che le carte erano già state firmate da Berlusconi.
Che dire poi dei miei concittadini accecati dalla brama di denaro?
Che possano perire bombardati.
Consiglio la lettura di questo lungo articolo di Michael T.Klare, intitolato
“Behold the Rise of Energy-Based Fascism”, in particolar modo ai giovani del Presidio.
Tra qualche minuto esco.