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I vivai stanno diventando di plastica. Lo avete notato?
A Vicenza ce n'è uno che vende addirittura i tappeti erbosi sintetici e poi li piazza nelle rotatorie commissionate dal Comune.
E' l'idiozia da mall statunitense che si fonde con lo spirito masochista e gradasso del berico leghista.
Per mesi siamo passanti accanto a quella rotatoria dicendo: "Mai dai! Non possono essere stati così idioti da mettere l'erba finta." Poi un giorno siamo scesi dalle bici, incuranti del rischio di farci ammazzare dal SUV di turno, e abbiamo toccato con mano lo schifo.
Io sogno un'amministrazione comunale che dica no a queste perversioni e che la smetta di proporci manifestazioni e rassegne culturali che sono soporifere già dal nome. O addirittura controproducenti, come l'ilare "Vie di fuga".
Sogno anche dei vivai a misura d'uomo, ma soprattutto di pianta, come quelli che a volte si trovano fotografati nei libri di giardinaggio biologico anglofoni.

A volte mi domando da dove sia spuntata questa mia brama botanica, quest'irrefrenabile desiderio di ampliare la mia collezione di piante. Fino a non molti mesi fa, quand'ero giù di morale, mi concedevo qualche nuovo capo d'abbigliamento. Oggi prediligo creature viventi, anche se non disprezzo la nuova collezione ecologica di H&M.

Come ho già scritto altre volte, in questo periodo non posso dire di essere una buona ascoltatrice delle ultime novità musicali. Macino tutto con una lentezza che ricorda i tempi in cui compravo i cd senza prima averli scaricati.
Sono diventata pigra. Ho gli stessi dischi masterizzati in macchina da una vita.
Che ne è stato del mio fanatismo per i negozi di dischi? Quello che frequentavo anni fa ha smesso di esaltarmi. Di rado riesco a trovare qualcosa di audace. D'altronde è ciò che il berico vuole: la Pausini, Vasco e Tiziano Ferro. I più raffinati optano invece per Peter Gabriel. Eppure io voglio bene a quel negozio, che nel frattempo ha anche cambiato sede. Sfoglio i dischi sapendo che il problema è mio. Gli avventori più giovani, nei quali un po' mi rivedo, comprano una copia di "OK computer" e sono più che soddisfatti.
Oppure transito verso piazzale Mutilato e mi dirigo presso il negozio di dischi che un tempo mi incuteva timore. Faccio due chiacchiere con il proprietario, a volte gli ordino qualcosa, controllo che i vinili siano sempre gli stessi. Una volta comprai un 7" degli Arcade Fire su vinile trasparente, che era rimasto lì a fare la polvere per quasi un anno. In quel momento ricordo di essermi sentita molto sola. Com'era possibile che un oggetto così appetibile fosse rimasto invenduto per tutti quei mesi?

A volte penso che sia Vicenza a spingermi all'apatia musicale. Basta cambiare città per qualche ora ed ecco che la brama ritorna.
Qui non faccio altro che scavare nicchie, perché le cosiddette "scene", che scene poi non sono, mi lasciano per lo più indifferente. Il fatto stesso che certi concittadini usino questo termine per definire quel poco che accade in terra berica mi fa venire voglia di prenderli a sberle. Se appartenere ad una "scena" qui significa mettersi le braghe corte mentre fuori gela, porre i vestiti prima della musica, allora preferisco coltivare la mia apatia altrove.
Ovunque mi giri c'è un susseguirsi ininterrotto ed uniforme di hardcore di pessimo livello, cover band seguitissime, rap normalizzato, serate dark (che sono il meno peggio) e cose aventi a che fare con il reggae.
Continuo a stupirmi che ci sia gente che ascolta sempre le solite cose, sempre i soliti generi, magari snobbando chi propone una serata un po' diversa, una volta tanto.
So che dovrei smetterla, ma mi dà fastidio il fatto che al mio sforzo di ascoltare musica che non mi dice niente non corrispondano spiragli nei gusti o per lo meno nelle abitudini altrui. Dico questo perché ho visto fin troppi concerti oi e il mio cuore si è indurito.

Poi c'è il fatto che molte tra le persone di cui sto parlando non hanno la minima idea di cosa mi piaccia ascoltare concretamente. Conservo con gelosia il ricordo di un gran numero di episodi che testimoniano queste falle, alcune comiche, altre dolorose.
Dico dolorose perché per me la musica non è solo un qualcosa da millantare, qualcosa di statico e certo, come dire: "Ascolto HC". Perché il più delle volte lo vedo già dai tuoi vestiti che ascolti HC; e dalle bestemmie che svolazzano fuori dalla tua bocca.
Così capita che io stia ascoltando quel disco che avevo lasciato a far polvere per un anno, perché mentre era sul piatto avevo ricevuto la notizia che mio nonno era morto. Il fatto stesso che possegga quel disco su vinile dovrebbe essere un indizio, dovrebbe suggerire a te, vile monolita, l'importanza che quei suoni hanno per me. Eppure tu non esiti un secondo e mi fai notare che, dall'alto della tua conoscenza non enciclopedica, quei suoni sono merda e che non ci vuole niente per scrivere della musica del genere.
Per la cronaca, l'artista in questione era Colleen.

Così sabato sera, dopo aver adorato la perfomance di Sleeping States al Centro Stabile di Cultura, ho detto a Baldra che quello sarebbe stato il concerto ideale da portare come esempio ai miei conoscenti di granito. Come a dire: "non siete mai venuti ai concerti che proponevo io. Sleeping States al CSC potrebbe essere la summa di ciò che amo vedere dal vivo in terra berica." A dir la verità non avrei mai pensato di poter contemplare le terga di Markland Starkie senza dover uscire dal territorio della provincia di Vicenza.
Ma i casi della vita sono imprevedibili.
Quando vado al CSC bevo quasi sempre la cedrata e penso che è bello che esista un posto del genere nell'alto vicentino, tra i capannoni e le frazioni dove hanno vissuto i miei antenati del ramo materno. E' bello anche il fatto che Sleeping States abbia fatto un tour con i Githead, band di scarso interesse derivata dai Wire. A Vicenza c'è un sacco di gente che ama questo genere di cose; il popolo delle serate dark. Le carcasse della new wave attirano molto pubblico. Così a vedere l'apertura di Sleeping States per i Githead c'erano un po' di persone, quasi tutte sulla quarantina e vestite di nero.
Io non so se Markland Starkie sia un appassionato di giardinaggio, però sicuramente ne sa qualcosa di paesaggi e spazio. Basta scorrere la track list e i titoli dei suoi album per rendersene conto (Gardens in the South, There the Open Spaces, Breathing Space, The Cartographer).
Con il tempo ho scoperto di non essere brava a scrivere di musica. Riesco solo a vedere me stessa nelle composizioni altrui. Faccio una fatica incredibile a trovare le parole giuste per descrivere i generi musicali lambiti dai dischi che mi piacciono.
Ecco. Sleeping States mi piace perché è composito; ascoltandolo si capisce che c'è un brulicare caotico di cose apparentemente inconciliabili dietro ad ogni canzone.
Tempo fa, quando recensii uno dei suoi dischi, lessi che si era formato nella musica elettronica e che poi aveva deviato verso la quiete lo-fi che troviamo oggi nelle composizioni. Sulla sua pagina di MySpace, c'è una lista delle sue influenze, tra cui compaiono Robbie Basho, il lavoro a maglia, le stagioni, "Our Band Could Be Your Life", David Grubbs, Burt Bacharach e molte altre cose interessanti.
Insomma, io voglio bene a Markland Starkie e penso che, se il vostro cuore non è stato corroso dalla musica cattiva, potrebbe piacere anche a voi.


Negli ultimi tempi non passa settimana senza che io scopra il master della mia vita. Sfortunatamente gli istanti di trionfo sono spesso seguiti da insulti più o meno taciti all'università italiana.
La cosa che più di tutte mi fa ridere e piangere al contempo è questa: a marzo dovrei laurearmi in sociologia; nonostante questo i miei crediti in metodologia e statistica sono così pochi che pare debba fare delle integrazioni per qualsiasi master vagamente intelligente e orientato al lavoro sul campo. Sto parlando di master di matrice sociologica, ovviamente.
Il bello è che non posso lamentarmi o dedicarmi all'autocommiserazione, poiché questo scatena le ire dei miei parenti. I miei genitori mi ripetono incessantemente: "vedrai che troverai il master giusto", mentre i miei nonni sono ancora convinti che io sia un genio solo perché ho pubblicato un libro composto da meno di 150 pagine e stampato con carattere enorme. Dal loro punto di vista è strano che io non abbia una borsa di studio multimilionaria e non sia una studentessa di Harvard come Rory Gilmore. Per il momento cerco di solo di spiegare al parentame che in effetti avrei già trovato almeno venticinque master di mio gradimento; il punto è un altro.
Ad ogni modo, in questo istante me la passo egregiamente. Ho casa libera per due settimane, durante le quali dovrò preparare uno degli esami più disgustosi ed insormontabili del mio corso di laurea (Legislazione Minorile) e Scienza Politica. Il manuale di Scienza Politica mi fa rivoltare le budella solo a guardarlo. Pare sia aggiornato al 1996. Persino io, stupida studentessa di triennale, sono in grado di affermare che buona parte delle teorie ivi contenute non stanno in piedi.
Inoltre adoro i libri che recitano: "Ricerche recenti (Melucci, 1964) dimostrano che..."
A parte questo mi sono riprendendo dai due viaggetti che mi sono concessa durante agosto. Durante il fine settimana di ferragosto sono stata in Bretagna per la Route du Rock con Baldra, Anita e Michele; successivamente mi sono spostata ad Amsterdam, sempre in compagnia del Collega. Il tutto in treno, per un totale di cinquantotto ore di andate e ritorni.
Il viaggio migliore è stato il notturno da Monaco ad Amsterdam, durante il quale ho avuto il piacere di convivere con un gruppo di giovani tedeschi petomani. Ho inoltre apprezzato il tratto Brennero-Vicenza, durante il quale il mio scompartimento è stato invaso da un branco di studentesse patavine di Scienze della Formazione.
Sul treno Monaco-Vicenza
A volte mi faccio scrupoli ad affermare la superiorità morale di alcune categorie su altre, specialmente se io faccio parte dei "pregevoli". In questo caso credo di poter affermare senza indugio la superiorità morale dei pendolari sui "non pendolari che prendono un treno ogni tanto", specialmente se quest'ultimi ritengono sensato e divertente stappare una bottiglia di spumante altamente esplosivo in scompartimento, dimostrando inoltre di non saper svolgere neanche questa banale attività.
Al di là di questo posso dire di aver apprezzato molto la Route du Rock, in particolar modo le esibizioni di Saint Vincent, Andrew Bird e Peaches.
Ad Amsterdam, invece, Baldra ed io ci siamo limitati a visitare i posti che non avevamo visto due anni fa e a scegliere con grande accuratezza un singolo grammo di erba da farci durare per tutti e quattro i giorni della nostra permanenza. Dopo aver consultato la nostra guida alternativa siamo finiti al coffee shop De Dampkring, che vi consiglio caldamente.
In realtà, a differenza dei tanti giovani italiani che vanno ad Amsterdam per drogarsi, io mi sono limitata ad assumere sostanza stupefacenti perché mi sembrava uno spreco non farlo. Il mio obiettivo primario era invece tornare da Soup En Zo, il take-away delle minestrine.
Per due anni ho sognato di poter mettere le mani su quelle delizie, assillando Baldra e ripetendo "minestrine!" tra me e me. A riprova della mia ossessione, una volta giunta in città, ho perso totalmente il senso dell'orientamento, eppure sono riuscita ad individuare sulla cartina l'esatta collocazione di En Zo senza ricordarne l'indirizzo.
L'aiuola volante
Oltre ad aver mangiato divinamente spendendo relativamente poco, Baldra ed io abbiamo coronato il nostro viaggio con due concerti al Paradiso: Windsor for the Derby e Dinosaur Jr..
Il Paradiso è con ogni probabilità il locale per concerti più bello che abbia mai visto. Così bello che ci abiterei.

Ora non mi resta che passare i due esami, scrivere altre quattro righe di tesi, ampliare l'orto, piantare più di duemila bulbi con gli amici del gruppo di guerrilla gardening e capire che ne sarà di me.

Le ultime due settimane sono state dense di eventi.
Il mio scenario amicale ha visto il rientro della giovine di cui parlai non molto tempo fa. Felicità su questo fronte.
Inoltre buona parte delle mie energie sono state concentrate nel disperato tentativo di non distruggere la casa mentre i miei erano via e prenotare le vacanze.
Quest'ultima attività, di cui parlerò a breve -poiché merita di essere condivisa- si è conclusa meno di un'ora fa.
Gioia anche su questo fronte.

Passando ad altro e giurando a me stessa che scriverò presto un post dotato di senso, vi segnalo un evento che ho avuto il coraggio di condividere anche su Facebook.
Per i berici in ascolto, sabato 1° agosto Baldra ed io metteremo i dischi al Sabotage. Questa volta non ci dedicheremo ad un artista in particolare, ma metteremo indie rock e simili dalle nove e mezza alle due. L'idea è quella di portare il ballo in un luogo pregevole, ma che tradizionalmente non associa quest'attività ai dj set.
Vi invito inoltre a contemplare la locandina, tenendo presente che il disco ivi rappresentato fu donato dalla sottoscritta a Baldra. Quand'egli aprì il pacchetto che avevo fatto per poco non collassò a terra dalla gioia.
Questo perché siamo gente umile e il nostro saldo orgoglio indie berico si staglia maestoso di fronte alle prese per il culo di Gianluca De Rubertis de Il Genio*.

*Il Genio ha suonato recentemente al Perarock di Perarolo (Vi). Suppongo che l'atteggiamento altezzoso e poco cordiale sia una prerogativa della band, che ha perfettamente senso e non merita insulti o cose simili. La situazione problematica concretizzatasi al Perarock è stata però dovuta alla chiara incongruenza tra il suddetto atteggiamento -tollerabile o addirittura auspicabile in un club o in un locale frequentato da un pubblico selezionato- e la fauna presente in quella che a tutti gli effetti è una sagra di buon livello, piena di famiglie e gente che non va oltre la Pausini o Baglioni.
Sfortunatamente le battutine stronze di Gianluca De Rubertis, che filtrai di tanto in tanto mentre cercavo di non farmi schiacciare da un conoscente chimicamente alterato, non furono colte correttamente, ma parvero piuttosto come generici insulti rivolti ad un pubblico di agricoltori fuori dal mondo. Questo perchè Perarolo è sui colli berici e per arrivarci bisogna fare qualche tornante.

Sarà che sto attraversando un triste periodo sul fronte uditivo, sarà che non riesco più a studiare ascoltando dischi. Sarà che sto imparando ad immergermi nei rumori ambientali, ad apprezzare di più la musica ponendomi di fronte ad essa in tutta la mia ignoranza e la mia lentezza nel trovare le influenze, identificare i generi, attribuire un giudizio.

Ai concerti di band che attraggono un pubblico misto, che tra l'indie e il metallaro, ci sono sempre quei tizi che si esaltano osservando l'abilità tecnica dei musicisti, la strumentazione e i mille effetti delle pedaliere.
Io sono alquanto negata su quel fronte e in realtà non penso di avere molto orecchio, al di là delle periodiche fasi di semisordità che mi affligono.
Penso sia per questo motivo che, le due volte in cui ho visto i Mogwai dal vivo, ho avuto l'impressione che la musica non venisse dagli amplificatori, ma dal cielo, o da un vortice suono di ignota origine, e che i Mogwai stessi fossero degli sciamani muniti di strumenti muti.

Mogwai - Mogwai Fear Satan from La Blogotheque on Vimeo.


Grazie a Baldra per la segnalazione.

Non riesco a trovare il termometro, quindi non sono in grado di determinare se la mia sia febbre o semplicemente un raffreddore letale.
Ciò che so con certezza è che mi sembra di avere una palude in gola e che la mia faccia si sta sgretolando.

Se non altro mercoledì sera, poche ore prima di collassare, ho visto Micah P. Hinson all'Unwound. Sono tutt'ora commossa dall'esperienza.
Il fatto che qualcuno abbia tentato di rubare la mia macchina verde rompendo la serratura e lasciandomi potenzialmente a piedi mentre mi stavo sciogliendo sarà per sempre una pecca nel ricordo della serata. Ma non importa.
In un modo o nell'altro sono riuscita a tornare a casa verso le tre, per svegliarmi poi alle sei ed accompagnare i miei genitori alla corriera che li ha condotti in gita con un branco di pensionati.

Avere casa libera ed essere al contempo uno zombie è strepitoso.

[Micah P. Hinson: I Keep Havin' These Dreams]

pavin.jpgIn genere l'unico modo per reperire notizie sulle attività del No Dal Molin è andare alla ricerca di qualche attivista del presidio e chiedere. Vagare tra siti e blog del movimento spesso significa perdere parecchio tempo e ritrovarsi di fronte a comunicati stampa che non dicono nulla di nuovo rispetto a quello che si sa già.
Ecco perché ho esultato nel notare che qualcuno aveva messo un volantino del festival di settembre nella mia cassetta delle lettere.

L'anno scorso ho presenziato ad alcune serate del No Dal Molin Festival perché in giro non c'era niente da fare e dunque tanto valeva fare numero. Il programma sembrava fatto apposta per gettare cemento sullo status quo. Fortunatamente nel frattempo alcune cose sono cambiate.
La lista civica del No Dal Molin è stata responsabile del risicato trionfo del candidato del PD Achille Variati in occasione dell'elezione del nuovo sindaco. Chi afferma il contrario mente a sé stesso.
La consultazione popolare, richiesta dal No Dal Molin e promessa da Variati in campagna elettorale, volta a definire quale sia nel concreto l'opinione dei vicentini circa la Ederle 2, si terrà il 5 ottobre. Molti politici del centro-destra hanno criticato questa scelta, insistendo sul fatto che tutte le decisioni sono state prese. Non è difficile immaginarli vestiti da bravi, con baffi impomatati e una mano pronta sullo spadino.
Per quanto ne dicano quella consultazione ha un grande valore. Come i bravi in doppiopetto ben sanno, se dai risultati dovesse emergere che più della metà dei votanti è contrario all'ampliamento, non sarebbe più possibile intorpidire i cervelli dei pensionati e degli adolescenti affermando che Vicenza adora i militari americani. Ecco perché da qualche giorno vari personaggi del centro-destra hanno chiesto che le schede vengano mandate al macero e hanno insistito affinché la popolazione diserti la consultazione, insistendo sul fatto che quest'ultima è stata organizzata a spese dei cittadini.
teatro.jpgSi tratta di una brillante presa di posizione, soprattutto se consideriamo che a pochi passi dal luogo in cui scrivo si erge un enorme teatro, voluto dalla precedente amministrazione, che i vicentini non avevano richiesto. Non solo ci è costato ben più di una consultazione popolare, ma è addirittura più brutto delle banche che lo circondano. Le serate proposte sono vomitevoli (es. balletto della gente di Amici di Maria De Filippi, Crepet che dice cose ovvie) e i biglietti costano in media quaranta euro.
Inoltre sembra che abbiamo dimenticato di considerare quanto ci costerà la Ederle 2. Ma queste sono solo bazzecole, vero?

Al di fuori del territorio berico le notizie che circolano sull'ampliamento della base, sulle manifestazioni e sul presidio sono poche, spesso tendenziose. Il motivo per cui non posso fare a meno di criticare la disorganizzazione del movimento è proprio questo. Dovrebbero essere loro i primi a raccontare dei fatti che li hanno visti coinvolti su internet, perché il formato cartaceo ha dei limiti intriseci.
Non ha senso lasciare che siano gli altri a scrivere di quello che ci sta succedendo. Solo noi vicentini sappiamo cosa significa uscire per uno spritz e trovare la piazza invasa da militari statunitensi potenzialmente fuori di testa. Di certo non Berlusconi o Galan. Solo noi dobbiamo sopportare sapendo che presto la situazione potrebbe diventare doppiamente tragica, sotto molti punti di vista.

Sono dunque molto felice che il calendario del No Dal Molin Festival di quest'anno sia degno di nota. Spero che vengano molti non-berici e che questo spinga il popolo del presidio a fare qualcosa per migliorare il settore della comunicazione.

Io probabilmente ci sarò il giovedì 4 (concerto degli Zen Circus), martedì 9 (Wu Ming 2 legge un testo tratto da Manituana) e mercoledì 10 (concerto dei pregevoli vicentini Sarah Schuster).
Trovate il programma completo sul sito di Radio Sherwood.

sf.png
Sono rientrata a Vicenza qualche ora fa.
Spero di trovare la forza di narrarvi qualche episodio divertente delle mie vacanze a Roseto degli Abruzzi, prima che i ricordi di quest'ultimi vengano schiacciati dal libro di diritto che devo studiare entro fine mese.

Ci sono stati pochi momenti salienti. Complessivamente posso dire di aver passato buona parte del tempo dormendo e tentando di leggere La Certosa di Parma ed un interessante testo francese di sociologia dell'alimentazione reperito in biblioteca prima della partenza. Ho poi evitato il contatto con un gran numero di esseri umani, privilegiando invece i pesci dell'acquario presente nell'entrata dell'albergo.

Baldra ed io scriveremo a breve dei primi due giorni in un post sul Soundlabs Festival, che andrà online su Vitaminic.
Il momento più triste del Soundlabs è stato senza dubbio al termine della performance di Micah P. Hinson, quando ho versato un paio di lacrime che nessuno sembra aver notato. I momenti più ridicoli sono stati molti e hanno sempre viste coinvolte le forze dell'ordine. Siamo infatti stati perquisiti e privati dei tappi delle nostre bottiglie di plastica, che sono notoriamente delle armi pericolosissime. Alcuni avventori sono stati fermati perché in possesso di erba. La polizia però non ha avuto il buon senso di osservare con un minimo di attenzione dei giovani palesemente fatti di ecstasy che, dopo aver ondeggiato per il territorio del festival sorseggiando superalcolici, hanno poi avuto modo rovinare parte della serata a tutti, compreso il sopraccitato Micah P. Hinson.
Ad ogni modo conservo un ricordo non particolarmente tragico del Soundlabs. Ero pur sempre in buona compagnia...
Il secondo ed ultimo giorno, dopo l'esibizione dei Mogwai, Baldra ed io abbiamo avuto il piacere di parlare per qualche minuto con Max Collini degli Offlaga Disco Pax, cosa che ha ridestato la mia fiducia nell'umanità per almeno quarantotto ore.

Nei giorni successivi al festival il mio abbigliamento si é fatto sempre più ridicolo, forse a causa del clima di relax che aleggiava nei pressi dell'albergo. Vagare attorno al bordo della piscina con quello che, a Vicenza, è uno dei miei pigiami ha contribuito a farmi apparire molto fuori luogo. Per non parlare della serata in cui la cena ci è stata presentata sotto forma di costolette nonché pasta e fagioli.
Non mangio la carne perché cerco di ridurre al minimo la mia viltà. Ritengo inoltre che “pasta e fagioli” sia uno di quei piatti veneti che sarebbe meglio non esportare, soprattutto quando fuori dalle mura dell'albergo è estate.
Durante la serata in questione ho cercato seriamente di non sfottere/insultare parte delle gioiose famiglie che si stavano cibando in nostra compagnia. L'apice del mio odio è stato raggiunto quando un tizio malefico, che durante la settimana aveva fatto del proprio giovane figlio una sorta di maggiordomo, se ne é uscito con una discorso davvero allucinante in cui elencava ai vicini di tavolo tutti i lavori domestici che attendevano sua moglie, una volta tornati a casa. Le parole di quest'uomo si sono sovrapposte al ricordo di una lezione di Politica Sociale, durante la quale osservai una serie di grafici relativi ad una ricerca effettuata su un campione molto ampio di liceali di diciotto/diciannove anni. Più della metà dei soggetti di genere maschile affemavano che gli uomini hanno una minor capacità delle donne di fare i lavori di casa. Le conseguenze di quest'idea, ben salda nelle loro menti marchiate Mediaset, erano evidenti all'interno dell'intera ricerca e nel complesso facevano senso.
Ecco perché ho trovato molto consolante il vino con cui ho accompagnato la mia cena a base di pane, pomodori e pannocchie.

Nel complesso posso dire di aver passato una buona vacanza, anche se un tantino sedentaria.
Durante i primi giorni Baldra ha finito di leggere Dio non è grande di Christopher Hitchens, un testo assai pregevole, anche se un tantino estremo. Per questo motivo ogni occasione era buona per simpatiche battute anticlericali, che si sono rivelate il vero leitmotiv della vacanza, insieme alle soste di fronte all'acquario per salutare i pesci.

Il rientro in terra berica è stato simbolicamente segnato dall'incontro con una inedita volante di quella che immagino fosse la polizia della base NATO chiamata Ederle 1, cui ho avuto modo di tagliare la strada appena uscita dall'autostrada.

[per la foto grazie a miss naïve]

Vicenza è un luogo infernale in cui la musica indie viene immancabilmente presa a bastonate. La natura ignava del berico si scontra con la voce della sua Terra. I messaggi della Terra sono immancabilmente in dialetto e parlano di Lavoro, Impresa e Senso del Dovere.

Queste sono le prime righe del mio post relativo al ridente fine settimana musicale appena trascorso, che ha visto comparire in territorio vicentino addirittura due band rilevanti.
Quest'oggi lo trovate nella vetrina di Vitaminic. Da domani scivolerà nell'archivio.
Siete liberi di commentare qui sotto.

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