Ricordo che qualche anno fa andai al cinema a vedere "Primo Amore", un film di Matteo Garrone sceneggiato da Vitaliano Trevisan.
All'epoca andavo spesso al cinema da sola e il più delle volte potevo scegliere il posto che preferivo, dato che la sala era vuota.
"Primo Amore" non è esattamente un film rilassante, motivo per cui rimasi sconvolta nel constatare che un sacco di vecchine avevano avuto la mia stessa idea.
Perchè lo avevano fatto? Cosa ci facevano lì?
La risposta non tardò ad emergere. Dato che Vicenza è, ironicamente, un posto più o meno dimenticato da Dio, le anziane signore erano emozionate all'idea che parte del film fosse stato girato proprio nella città del Palladio. Credo l'avessero letto sul nostro amato quotidiano locale di destra. Potevo cogliere la loro esaltazione quando riconoscevano un luogo noto. Alcune confabulavano dicendo: "Ma sì, Marisa, quel palazzo è vicino a casa di mia nuora".
Poi passarono il resto del tempo insultando il sadico personaggio incarnato da Vitaliano Trevisan, il quale costringe la sua amata all'anoressia.
Vitaliano Trevisan è una delle nostre celebrità locali e credo viva a Sandrigo. A volte mi è capitato di avvistarlo in giro, magari in stazione o mentre contemplava la vetrina di una libreria. Vitaliano Trevisan ha un'aria abbastanza inquietante. Non so se questo dipenda esclusivamente dal suo aspetto o dal fatto che quando lo vedo penso ai suoi libri e al suo personaggio in "Primo Amore". Ovviamente non gli ho mai rivolto la parola.
Cosa potrei dirgli?
"Salve, mi chiamo Margherita Ferrari. Anch'io ho pubblicato un libro per Stile Libero, solo che il mio non è molto serio e ha smesso di esistere nelle librerie un paio d'anni fa. I miei complimenti per avermi fatto fare degli incubi terribili".
Credo che i miei sentimenti nei suoi confronti sarebbero rimasti stabili fino alla mia o alla sua morte, se solo non fosse accaduto ciò che segue.
Qualche mese fa mia madre tornò a casa dal lavoro dicendo: "Ma tu sai chi è Vitaliano Trevisan?"
Naturalmente risposi di sì, mentre nella mia testa cominciavano a formarsi nebbie d'inquietudine.
"Beh - aggiunse Mater - oggi è venuto nel mio ufficio per una pratica."
Mater è una dipendente del Ministero delle Finanze e parte del suo lavoro consiste nell'avere a che fare con persone terrorizzate. Il terrore è in genere scatenato dalla ricezione di una lettera che invita il Gentile Contribuente a recarsi nell'ufficio xy per un controllo fiscale. Da quanto ho capito queste lettere non vengono mandate a caso; i destinatari risultano essere quelli che hanno qualche irregolarità o incoerenza sui modelli 730 o Unico o come si chiama.
Mater odia il fatto che il più delle volte le persone che ricevono queste lettere siano miseri lavoratori dipendenti o migranti, mentre i ricconi berici sono molto più rari.
Mater odia i ricconi berici che si dichiarano nullatenenti o quelli che intestano tutte le loro diciassette ville alla madre inferma. Mater odia inoltre i condoni fiscali e ogni volta che ne viene approvato uno nuovo torna a casa imbestialita. Questo per dire che tali deprecabili manovre hanno conseguenze spiacevoli anche sulla mia vita privata.
Ad ogni modo, ciò che volevo dire è che, da quel giorno, Mater ha ricevuto Vitaliano Trevisan nel suo ufficio altre due o tre volte. Non ho idea di qualche fosse il problema, ma pare che si sia risolto senza problemi.
Da allora Vitaliano Trevisan è diventato per me il personaggio inquietante che scrive della tendenza dei vicentini a suicidarsi utilizzando la tecnica dell'impiccagione, nonché il Contribuente di mia mamma*.
Pare che la sua carriera letteraria sia diventata interessante quanto la mia, entro le mura di casa Ferrari.
Oggi, ad esempio, mi ha riferito di aver visto un nuovo libro del suo contribuente in vetrina da Traverso, la libreria di corso Palladio.
Magari un giorno anch'io diventerò l'inquietante contribuente di qualcuno.
* Mater chiama tutte le persone con cui ha a che fare in ufficio "i contribuenti" o "i miei contribuenti".
Ho fatto un'eccezione per 

Onde inseguire quest'ombra di potenzialità, ho azzardato l'acquisto di un sacchetto di semi di amaranto, di cui mi sono innamorata osservando le fotografie del libro "
Tra qualche mese sarò detentrice di una laurea triennale in sociologia. Se dovessi iscrivermi alla magistrale a Padova mi troverei a dover seguire una serie di corsi che ricalcano quelli già fatti, il più delle volte con gli stessi professori. Inoltre proseguirei i miei studi con la consapevolezza di essere sempre più vecchia e rincoglionita giorno dopo giorno e soprattutto segregata in un luogo in cui molti dei docenti sembrano odiare/disprezzare gli studenti. C'è poi l'annosa questione della qualità degli insegnamenti e della loro effettiva utilità per un eventuale impiego professionale. Dopo aver visionato i programmi di alcune lauree triennali e quadriennali inglesi simili per nome alla mia sono stata colta da plurime ondate di sconforto che tutt'ora riemergono di tanto in tanto. 




