C'è un'aiuola pubblica nel mio immediato sud-ovest. Sembra una banale aiuola pubblica del vicentino, una crepa nell'asfalto cui nessuno presta ascolto. Calpestandola e avvicinandosi al suolo si possono scorgere i residui delle piante che vi ponemmo a dimora, ma è necessario conoscerne gli ultimi due anni di vita per rendersene conto.
Seguo un percorso ormai automatico che fende le aree più brutte del mio quartiere e che costeggia le aiuole che ero solita tenere sott'occhio. Torno a controllarle una ad una pur non permettendomi la speranza che qualche nativo abbia colto il senso del nostro vangare notturno e si sia dato a sua volta al guerrilla gardening.
So che dovrei sentirmi a disagio di fronte alla palese inefficacia del mio entusiasmo nel quartiere che più di tutti speravo di poter scuotere. Eppure mi sembra di non provare nulla, di non avere più alcun legame con i letargici narcisi che vegetano sotto terra, lontano dalle mani ostili di chi ha raso al suolo tutte le perenni che avevamo ammassato in quello spazio.
Il centro storico racconta invece una storia molto diversa. In corso Fogazzaro c'è il presepe delle erbe aromatiche, che gli omini del Comune inaugurarono qualche mese fa, forse con l'intento di permettere alla cittadinanza di insaporire i propri arrosti con ingredienti freschi. Vicino al Teatro Astra c'è un'altra aiuola dalle dimensioni consistenti, ben tenuta e gradevole alla vista. É il risultato di un'azione di guerrilla gardening organizzata da un'associazione locale con cui si collaborò in passato, la quale dispone di fondi e quello che pare essere imperituro entusiasmo.
L'amministrazione comunale e alcuni gruppi dalla natura stabile hanno colto ciò che di gradevole andavamo propagandando. Questo mi fa piacere, anche se sullo sfondo restano le nostre conversazioni eversive, le velleità situazioniste e la sensazione che sia andato tutto perso quando abbiamo rinunciato alla costruzione del tanto millantato cubo d'erba.
Le tracce della Santa Alleanza dei Guerriglieri Verdi finiscono spesso per condurmi ad un'amara riflessione sulla natura effimera delle mie infatuazioni. Sono bastate una manciata di presentazioni pubbliche piegatesi al buonismo e ai complimenti gratuiti per farci sentire a disagio. Eravamo pur sempre degli sfigati. Le nostre aiuole ne erano la dimostrazione tangibile. Quindi perché la nostra tensione verso l'asimmetria e l'uso di piante malconce suscitava tanti sorrisi beati? E soprattutto: dov'erano tutti i ragazzi delle superiori che avevo previsto nel mio piano pro-svago?
Il presepe delle aromatiche rappresenta l'antitesi di ciò che avevo disegnato nella mia testa. É pensato per un consumo passivo, è collocato in una zona abitata da gente danarosa, è posizionato in modo tale da rendere difficile il piegarsi sulle piante per annusarle e prelevarne un rametto o una manciata di foglie.
Eppure quando lo lambisco, diretta verso uno spritz economico, l'unico pensiero nitido che mi attraversa è quello della mia inadeguatezza, della volatilità delle mie passioni.
Sono a casa da qualche giorno. Riconosco le buche nell'asfalto e i volti dei miei non-più-amici che mi salutano solo dopo essersi accertati che la prima a sventolare la mano destra sia stata io. Sento uno scostamento tra la familiarità dei luoghi che torno ad abitare e il senso di vuotezza che provo constatando che nell'immobilità tutto è cambiato, almeno per me.
Al contempo trovo pace nello stare da sola, nel potermi ripetere quello che voglio, senza dover dare spiegazioni o dimostrare una coerenza che non è propria degli esseri umani, nonostante siano in molti ad aspettarsela.
Fatico a leggere, fatico a scrivere, mi perdo in pensieri che sono vicoli ciechi. Mia madre mi telefona dal lavoro per sapere se sono ancora smorta come ieri sera, quando mi ha trovata seduta accanto allo stereo della mia camera, armata di cuffie giganti e persa nella composizione di un nastrone.
Mi limito a cambiare argomento, perché la faccenda del nastrone è complicata e non mi va di delineare i motivi che mi hanno spinta a sovrascrivere una cassetta di musica religiosa.
Temo l'agosto berico, la mancanza d'ispirazione, le altrui dipartite e il tempo che passerà prima di potermi sentire di nuovo come la seconda sera della maratona di Harry Potter, quando tutto sembrava funzionare e Trento era un parco giochi.



Alex Foti, portatore di un punto di vista disobbediente, afferma* che il guerrilla gardening è troppo moderato, soprattutto in ragione del fatto che nessuno potrebbe mai essere contrario ad una composizione floreale in uno spartitraffico.


