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A volte guardo Baldra e mi preoccupo. Lo vedo fuori di sé, carico di fotocopie e testi accademici inquietanti.
Ora che sono sola in casa scruto quelle montagne di carta stampata e vi riconosco le stesse montagne di carta stampata che per mesi hanno invaso il salotto, la mia camera, la mia scrivania, i davanzali e i pavimenti. Tonnellate di fotocopie inutili e di libri presi a prestito a causa di un capitolo dal titolo fuorviante e di una tesi la cui forma mi era ancora ignota.
Dovrei pulire il fornello, ma ho ancora un paio di giorni prima che i miei tornino.

Baldra differisce dai miei amori passati sotto molti punti di vista.
Pacci, il mio più recente ex, ad esempio, stava simpatico a tutti. Anche quando fece i test per entrare nell'Aeronautica Militare. Era il periodo dell'esplosione della questione Dal Molin a Vicenza. Ciononostante tutti continuarono ad amarlo e ho motivo per credere che quella fase della sua vita sia stata ormai dimenticata. Il suo nuovo gruppo rap tanto seguito dai miei giovani concittadini ha insabbiato il suo passato. Basta citare Luttazzi e Travaglio in un testo per assurgere allo status di artisti politicamente attivi.
Baldra, al contrario, fa fatica a suscitare questo genere di sentimenti.
Parla lentamente, beve acqua calda, non ha l'abitudine di picchiare la gente e pinza i quotidiani.

Baldra ed io siamo quelli che raggiungono gli amici al bar e, pur sforzandosi di non fare discorsi "pallosi", finiscono sempre per sbagliare qualcosa.
Recentemente mi è capitato di provare sentimenti di vergogna e brama di fuga mentre stavo tessendo le lodi di Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson.
Tutto è crollato mentre stavo dicendo: "La colonna sonora è deliziosa".
Questo genere di situazione è una tale costante nella mia vita da aver ormai minato alla base la mia capacità di fingere interesse o condiscendenza per cose che mi disgustano o che ritengo idiote.
Un tempo non avrei riso con sarcasmo di fronte all'affermazione: "Il biglietto per i Prodigy allo Sherwood costerà 40 euro."
Al contrario, avrei detto: "Ah sì?"

Baldra ed io facciamo dell'ironia su questo genere di cose. Sui Prodigy odierni, sui Prodigy di dieci anni fa, sulla gente che spende 40 euro per andare a vedere i Prodigy, sulla gente convinta che i Prodigy abbiano una qualche rilevanza.
Goffman direbbe che siamo un'équipe di rappresentazione e che questo nostro accanirci sui nostri detrattori prende il nome di denigrazione del pubblico.
Molti tendono a sottovalutare rapporti interpersonali come il nostro. Se quattro anni fa non ci fossimo conosciuti, forse a quest'ora saremmo disposti a spendere quei 40 euro pur di avere una parvenza di vita sociale.
Forse ci saremmo buttati nel Bacchiglione. Forse avremmo abbandonato la società umana per entrare in quella delle nutrie.
Forse Baldra avrebbe continuato a fallire ad Ingegneria Gestionale e si sarebbe suicidato. Forse gli avrebbero fatto un funerale cattolico.
Forse non avremmo comprato i biglietti per andare a sentire i Pavement a Bologna.
Forse non avrei mai imparato a ruttare [devono avermi fatto un discreto lavaggio del cervello, perché ho imparato a ruttare solo l'anno scorso]*
Forse non avremmo costruito un instabile edificio teorico secondo il quale noi giovani sociologi indie abbiamo capito tutto, mentre i neuropsicologi tanto amati dalla redazione di Internazionale sono il nemico.
E la società ha bisogno di edifici teorici come questo, di miti, di nemesi, di capri espiatori.

Io dico che è giunta l'ora di porre fine alla denigrazione dei giovani sociologi che non si limitano ad incrociare i dati e di individuare nei neuropsicologi il nuovo obiettivo contro cui scagliarsi.
Non è corretto prendersela con chi non ha neanche uno stupido albo cui iscriversi. I neuropsicologi, invece, stanno tentando di farci credere di aver trovato ogni risposta nel cervello umano. Quasi vivessimo totalmente isolati. Come se non ci influenzassimo in alcun modo tra di noi.
Come se i calvinisti fossero portatori del genere capitalista. Anzi; come se alcune persone fossero portatrici del gene calvinista. Come se il capitalismo e il calvinismo fossero stati calati dall'alto.
Bah.

Gli articoli dei neuropsicologi che escono di continuo su Internazionale mi lasciano spesso molto perplessa. C'era bisogno di un tizio con i camice bianco e trenta lauree per arrivare alla conclusione che i bambini sono più creativi degli adulti?
Ma soprattutto, era necessario etichettare come visionario un neuropsicologo fuori di testa che sostiene di aver scoperto che il cervello maschile prescrive il conflitto e quello femminile il lavoro di cura? (vedi Beautiful Minds su Current tv).
Procedendo in tal senso propongo di lasciare tutte le donne a casa, di bruciare i libri di Simone de Beauvoir, di bombardare la Svezia e la Norvegia, di impiccare i più raffinati teorici del Welfare State e di far precipitare anche le famiglie che ancora se la cavano nella povertà più nera.
L'aspetto geniale della teoria di questo neuropsicologo fuori di testa è, che secondo il suo punto di vista, il cervello maschile è "superato", perché oggigiorno per sopravvivere l'uomo non ha più bisogno di picchiare i suoi simili e di andare a caccia di mufloni.
Questo lo porta a sostenere che l'uomo contemporaneo, per vivere all'interno della società, deve sviluppare competenze "eminentemente femminili" e, almeno in parte, farsi donna.
Questo discorso mi fa accapponare la pelle perché mi ricorda di quando lessi che fino a non molti decenni fa, in alcuni contesti, era diffusa l'idea che le lesbiche non esistessero e, conseguentemente, che le donne che amavano altre donne fossero in realtà uomini in un corpo femminile.

Tutto ciò potrebbe sembrare irrilevante così come la mia apparente incapacità di fare battute di successo. Al contrario, propongo di smetterla di parlare del nulla e di focalizzarci invece su questioni chiave; questioni cui nessun neuropsicologo ha dato una risposta convincente.
Ad esempio: "Perché sembra impossibile parlare di Fantastic Mr. Fox con un disobbediente? Perché i disobbedienti non guardano film come Fantastic Mr. Fox?"
Ma soprattutto: "Perché mi viene voglia di urlare quando sento l'odore di una chiesa se sono portatrice del gene cattolico?"

* perdonate la volgarità

Per qualche motivo ero convinta che, una volta divenuta disoccupata, avrei avuto un sacco di tempo di libero per scrivere tutti i post arretrati che ho accumulato nelle ultime settimane.
In realtà ho realizzato che, tra ricerca di un'occupazione, attività connesse al gruppo di guerrilla gardening, riunioni del Bocciodromo, orti ed insostenibile leggerezza dell'essere, il tempo scarseggia.
E come se non bastasse, ora che sono a tutti gli effetti una dottora in sociologia, devo subire i motteggiamenti di Mater, che fin dai tempi del mio abbandono del corso di laurea in Politica ed Integrazione Europea, sostenne l'insensatezza occupazionale di un titolo di studio come quello che oggi detengo.
D'altronde, così va la vita. Avrei potuto scegliere tra almeno un centinaio di corsi di laurea presso facoltà di suo gradimento (Giurisprudenza, Economia, tutti i corsi di Scienze Politiche eccetto Scienze Sociologiche, Psicologia, Statistica e via dicendo), invece sono approdata sulle spiagge di una delle discipline meno legittimate, per lo meno in Italia.
E' quindi una gioia imbattersi di continuo in offerte di lavoro presso cooperative che sembrano volere solo laureati in discipline che uno dei miei professori preferiti ha indicato fin dal principio come "il Nemico".
L'unico antidoto alla disperazione pare concretizzarsi nella gente che mi dice: "Tu sei Margherita? La scrittrice?" e nelle forme più deliranti di creatività botanica (e non solo).
Inoltre la visione di un film pregevole può aiutare nell'imperitura ricerca della catarsi.

Di recente mi sono recata all'Odeon per la proiezione settimanale dei film in lingua originale. Ho così visionato "The Lovely Bones", avendo ben a mente che, durante le svariate presentazioni della pellicola, i membri del cast avevano più volte usato la parola "uplifting".

Ora, io non capisco cosa ci sia di così "uplifting" in un film del genere, pieno di personaggi che sembrano buttati lì a caso (es. la tizia "che vede la gente morta") e di effetti speciali che alla lunga fanno venire voglia di prendere a calci lo schermo.
Considerando che nei due giorni successivi alla visione del film sono stata pervasa da una sorta di odio per l'umanità e dal desiderio irrefrenabile di guardare "Dexter", temo che "The Lovely Bones" abbia fallito nel suo intento di farmi apprezzare le gioie del trapasso.
Detto ciò, ritengo sia doveroso segnalarvi un altro film, che ho visionato presso le lodevoli mura del Deposito 95, uno spazio relativamente nuovo che ha contribuito non poco ad alzare il livello culturale di Vicenza.
L'opera in questione si chiama "Sita Sings the Blues". Si tratta di un musical d'animazione ad opera di Nina Paley, che ripropone in chiave femminista le vicende narrate nel Ramayana, uno dei più grandi poemi epici della mitologia induista.
Vi consiglio di recuperare questo film perché è un qualcosa di assolutamente anomalo rispetto a quanto siamo abituati a vedere, sia che si tratti di opere d'animazione sia di musical. Oltre a trattarsi di un'opera deliziosa e punteggiata da una colonna sonora anni '20 che vi farà squagliare il cuore, "Sita Sings the Blues" ha un altro pregio che pochi altri film del genere possono vantare: esso è infatti distribuibile e proiettabile liberamente, in quanto coperto da una licenza Creative Commons del tipo "Share Alike".
Lo potete scaricare o visionare sul sito ufficiale. I sottotitoli in italiano, invece, li trovate qui.

N.B. Questo post non particolarmente dotato di senso è rimasto a fare la muffa sul mio desktop per qualche giorno. A voi!

Talvolta l'assenza di eventi è tale da spingerti a fare cose che reputi stupide.
Recentemente mi sono recata al cinema per assistere ad una proiezione di "Angeli e Demoni". La scelta era tra il suddetto e "Transformers 2".
L'anno scorso e l'anno precedente mi sono trovata in situazioni analoghe. È stato così che ho visto capolavori d'inutilità come "Transformers" e "Miami Vice".
Quest'anno Baldra ed io abbiamo resistito a lungo prima di cedere, anche se sapevamo che prima o poi sarebbe accaduto.
Di "Angeli e Demoni" dirò solo che non mi sono vergognata di scartare delle caramelle durante la proiezione. Da un lato posso capire che sia apprezzato da un pubblico americano che ignori totalmente il sistema burocratico su cui si regge la Chiesa Cattolica o l'esistenza di un tizio chiamato Bernini.
Trovo però agghiacciante la sola idea che sia stato distribuito in Italia così come l'ho visto. Ma dato che nessuno si è lamentato evidentemente il problema non sussiste.
Ciò su cui vorrei soffermarmi non è il ridicolo film che mi ha tenuto compagnia durante una serata afosa, bensì sui trailer che ho visto prima dell'inizio della proiezione.
Vedere i trailer in un cinema dove il volume è costantemente altissimo mi piace molto. Ad esempio l'altro giorno sono rimasta colpita da due film. Il primo è "Il Messaggero", un horror basato sull'usuale formula arraffa-idioti che tutti noi conosciamo. Il secondo è "2012", l'ennesima scempiaggine apocalittica, direttamente dal regista di "The Day After Tomorrow" (che comunque aveva un suo senso) e "Independence Day".
Questi due film rappresentano l'ennesimo disperato tentativo di spaventare e al contempo far godere il pubblico sfruttando due temi -i morti viventi e l'Apocalisse- che dall'alba dei tempi scatenano terrore atavico nel cervello umano.

Oggi pomeriggio sono tornata a riflettere su tale questione mentre stavo schematizzando uno dei libri che devo preparare per l'esame di scienza politica.
Fin dagli anni delle superiori nutro una particolare passione per un'opera -che non ho mai letto- del carissimo Thomas Hobbes.
L'opera in questione è il Leviatano. Anni fa, non ricordo né come né quando, ebbi una visione. Tale visione consisteva in un trailer fracassone sullo stile di quelli dei vari "Transformers", solo che l'opera ivi rappresentata era un certo LEVIATHAN - THE MOVIE.
Oggi ho scoperto che esiste già un film che porta questo nome, solo che il titolo fa riferimento al mostro marino biblico, non allo Stato hobbesiano.

La mia proposta di oggi, che spero raggiunga qualche produttore di Hollywood e che sono lieta di condividere con voi, consiste nel porre fine allo scempio rappresentato dalle migliaia di film inutili ed oggettivamente senza senso che ogni settimana occupano sale cinematografiche che potrebbero ospitare ben altro. Anziché farci martellare il cervello od adattarci a stare a stare inevitabilmente a casa con i nostri film scaricati, perché non godere invece di una pellicola sanguinolenta, piena di effetti speciali, ma soprattutto tratta da una delle opere più importanti che siano mai state scritte?
Il film potrebbe aprirsi su uno scenario accattivante, che di certo soddisferà gli amanti delle pellicole piene di esplosioni e combattimenti all'ultimo sangue. Sto parlando ovviamente della trasposizione banalizzata di una serie espressioni di memoria hobbesiana, quali "homo homini lupus" e "bellum omnium contra omnes". Fiumi di sangue e paura agghiacciante, dunque.
Come tutti voi saprete, Hobbes afferma che per uscire dallo stato di natura sia necessario stipulare un patto con il quale gli uomini cedono i loro diritti naturali ad un sovrano. Citando Wikipedia:
"Hobbes nega decisamente la possibilità dell'insurrezione. Definisce legittima la resistenza del suddito al sovrano nell'unico caso in cui questi non minacci l'incolumità fisica del suddito; tuttavia, nel momento in cui il suddito resiste al sovrano, anche legittimamente, il sovrano ha ancora il diritto di combattere contro il suddito che gli resiste, e di ucciderlo: difatti la resistenza del suddito al sovrano non è altro che una riproposizione dello stato di natura, all'interno del quale tutti hanno diritto a tutto, e la vittoria è del più forte.
Da notare inoltre che Hobbes assegna al sovrano la possibilità di stabilire cosa sia omicidio, furto o minaccia alla sicurezza: per questo il sovrano può legittimamente ordinare ai sudditi di uccidere un altro suddito, o di andare in guerra, nel momento in cui lo ritenga necessario alla sicurezza dello Stato. Per quanto riguarda la forma dello Stato, Hobbes afferma che il sovrano può essere un individuo solo (un monarca) o un'assemblea. Tuttavia, esprime chiaramente la sua preferenza per la monarchia, in quanto un'assemblea può più facilmente dividersi in fazioni e giungere alla guerra civile. La guerra civile, in cui una parte dello Stato avoca a sé il potere del sovrano, è definita da Hobbes come una ricaduta nello stato di natura, e dunque nel peggiore dei mali. Se Hobbes afferma che il suo Stato assoluto può degenerare in una tirannide, tuttavia ripete a più riprese che questa situazione sarà sempre migliore e più sopportabile della guerra civile."
Devo aggiungere altro? Qui abbiamo il materiale per un film estremamente rumoroso, pieno di personaggi di buon cuore schiacchiati dalla tirannide e pronti a tutto per sovvertire il malvagio Leviathan, chiunque egli sia.
Poniamo fine una volta per tutte ai film basati sul vuoto siderale. Cominciamo a sfruttare le opere dei grandi pensatori del passato!

Domani ho il primo esame della sessione estiva. Non riesco a concentrarmi sullo studio, per cui faccio cose geniali come fissare il giardino progettando i prossimi lavori da fare, controllare ripetutamente la cassetta della posta per vedere se è passato il postino e aggiornare google reader.
Stavo per farmi sopraffare dalla noia, quando mi sono imbattuta nell'ultimo post di Junkiepop, che inviatava a guardare il video che vi incollo qui sotto. Si tratta di un filmato che raccoglie le reazioni isteriche di alcuni esemplari di adolescenti alla visione del trailer di "New Moon".

Se non l'avete già fatto, vi invito a visionare personalmente il trailer del film, per rendere l'esperienza ancor più allucinante.
Concludo poi ricordandovi che il vampiro-figo protagonista di "Twilight" guida una Volvo. Quando vidi il film al cinema (del Patronato di Vicenza) non ero in grado di intendere e di volere, fuori nevicava tantissimo e la sala era piena di vecchiotti. Intendo ripetere l'esperienza quando uscirà il seguito, anche se ammetto che vorrei avere otto euro da cestinare per andarlo a vedere in qualche multisala pieno di gioventù urlante, per poter toccare con mano l'idiozia incarnata.

sdarko.pngInterrompo per qualche frazione di secondo lo studio di diritto pubblico per annunciare una tragica notizia.
Forse qualcuno di voi ne sarà già a conoscenza.
Per tutti gli altri: assicuratevi di essere seduti.

Ad aprile uscirà il seguito di Donnie Darko.

Sì, proprio di Donnie Darko, quel film del 2001 che riuscì a traumatizzarci con la sua bellezza nonostante fossimo fino troppo granitici per reazioni di quel tipo.
Quel film incredibilmente predisposto per divenire materiale emo, ma che fortunatamente sembra essere stato graziato dalla furia barbara dei bimbi che si sono appropriati degli abiti a righe rosse e nere, impedendomi così di indossare parte del mio guardaroba faticosamente accumulato prima ch'essi tornassero di moda.
Donnie Darko: il film di cui mai e poi mai avremmo immaginato qualcosa di lontanamente paragonabile ad un sequel.

L'oscenità in questione porta il titolo di S. Darko. Ovviamente non si tratta di una pellicola sulla vita di Santo Darko, bensì di un qualcosa su cui non intendo indagare relativo alla sorella di Donnie, Samantha, e ambientato sette anni dopo quella fantomatica notte di Halloween.
Fortunatamente negli Stati Uniti le folle hanno reagito con sconcerto a questa oscenità, motivo per cui il film uscirà direttamente in home video. YouTube pullula già di video autoprodotti da giovini che invitano a boicottare il film o che esprimono la loro opinione sulla schifezza di questione.

Nel frattempo vi invito a deridere chiunque abbia concepito S. Darko e prendere visione del teaser trailer.

(la notizia mi è stata segnalata telefonicamente da Baldra, che ha dichiarato come fonte Junkiepop)

twi.png

(...)

Emerge dunque nella mente del giovane berico il desiderio di spiccare un salto e di sollevarsi dalla pianura, dimenticando per qualche ora i temi più gettonati durante il pranzo di Natale (parenti/vicini di casa morti o sul punto di morire, case di riposo, 2^ Guerra Mondiale, crisi economica) e l'insofferenza che ne consegue.

La sera del venticinque il g. b. nota l'insorgere della tormenta.
Quando raggiunge il parcheggio del cinema sottocosto di gestione clericale che risponde al nomignolo di Patronato, egli assapora per qualche istante il gusto solleticante della profanazione.
[Anni di educazione cattolica forniscono ai più svegli non solo traumi e ricordi idioti, ma anche raffinati strumenti per trarre da piccoli gesti apparentemente privi di senso la forza necessaria per far detonare il piccolo gesuita che ti si è insediato nel cranio.]

L'aroma dolciastro di sostanze psicoattive accarezza gli abiti del g.b. mentre acquista due biglietti.
-”Che sia così anche in luoghi più avanzati?” si domanda. “Andare a vedere Twilight da alterati la sera del 25 dicembre è segno di involuzione, di disperazione o si semplice giocosità?”
Gesti patetici consumati in solitudine pressoché assoluta costruiscono il self romanzato del post-adolescente nostalgico. Il solo fatto di definirsi post-adolescente si traduce in boati ed urla isteriche che solo il g. b. può sentire.

(...)

Il g. b. ama guardare film per un pubblico poco esigente dopo essersi magicamente tramutato a sua volta in pubblico poco esigente. Farlo al cinema rende l'esperienza a dir poco elettrizzante.
In primo luogo il pubblico poco esigente tende a ridere delle battute più becere, talvolta persino delle non-battute. Ritrovarsi nelle condizioni di pubblico non esigente snob* permette di apprezzare aspetti del film e del pubblico con cui si divide la sala che solitamente tenderebbero a sfuggire, forse a causa dell'eccesso di razionalità che permea ogni istante della vita del berico traumatizzato dalla bericità.

Parliamone:
-I berici poco esigenti, come da manuale, ridono a vuoto. Il tipo di risata denota la presenza di un gran numero di soggetti di mezza età, probabilmente convinti che i personaggi del film ricalchino la gioventù reale.
-Il fatto che i vampiri in incognito siano pallidi come cadaveri è la prova lampante delle cattive intenzioni delle menti che si nascondono dietro al film. Perché rendere tutto così facile?
-Perchè in questo genere di film tutti gli attori devono essere bellissimi? Perché il tizio dalla mascella squadrata dotato di forza sovraumana riesce a trasmettere i suoi poteri magici anche alla sua Volvo? Perché nel film, ambientato nello stato di Washington, non ci sono persone obese? Perché Bella, la tizia che appare pseudoalternativa, non ha in realtà nulla di pseudoalternativo, a parte forse le proverbiali All Star e il broncio? Era troppo difficile farle indossare una maglietta delle Sleater-Kinney? Perché ogni singolo personaggio, compresi i protagonisti, appare parziale?

Il g. b. guarda lo schermo scaldandosi le orecchie nel cappuccio della felpa. Il piacevole stordimento cui si è sottoposto gli permette di seguire gli sviluppi di Twilight senza trasalire di fronte alle sue mancanze. È sempre più convinto che il sottotitolo dell'opera in questione dovrebbe essere Sadomasochismo per Fanciulle pt.1.
Un uccellino gli aveva fatto presente che in rete molti uomini avevano commentato il film affermando che all'epoca delle riprese la protagonista femminile era minorenne, e che conseguentemente il fatto di bramarne le carni durante la fruizione della pellicola li aveva fatti sentire viscidi.
Il g. b. si scopre influenzato da questa osservazione nel momento in cui realizza di aver atteso per tutta la durata film una scena spinta (che ovviamente non c'è) e di aver interpretato in chiave sadomasochista praticamente tutti i dialoghi tra Bella La Pseudoalternativa e Figo il Vampiro.

(...)

*snob rispetto al berico medio

sellout.png
Accanto al mio pc domestico giace da qualche giorno una lista di argomenti che ho intenzione di sviluppare a breve tra queste pagine. Un tempo mi sarei lasciata trasportare dalla foga creativa allagando le stanze da cui gentilmente mi leggete. Ora che ho ventun'anni* e posso vantare tra le mie proprietà un paio di occhiali dalla montatura tartarugata pare che la stanchezza si faccia sentire più frequentemente. In genere arrivo al tardo pomeriggio con un mal di testa assai persistente e la sensazione di aver agrottato la fronte per tutta la giornata. Temo che alla base del mio sfinimento cronico ci sia il tono di voce del mio professore di Lettorato Francese. Ieri mi sono seduta in secondo banco e per poco non mi sono esplosi i timpani.

Uno degli argomenti che intendo trattare potrebbe disgustare alcuni di voi. Lo so per certo poiché negli ultimi mesi ho tentato di parlarne con qualche conoscente, che ha reagito con battute infelici e sessiste. Intendo dunque aspettare qualche altra settimana, in modo da pormi nella giusta prospettiva.
Sappiate dunque che i miei post sconclusionati e dedicati in gran parte alla Questione Berica e al collasso dell'università italiana non sono sintomo di carenza d'idee, quanto piuttosto di isteria e panico.

Oggi avevo intenzione di starmene sul divano dedicando l'intera giornata alla lettura di Weber. Dato che la divisione patavina di Scienze Politiche dispone di un numero insufficiente di aule, nei giorni in cui cadono le sessioni di laurea tutti noi briosi studenti possiamo starcene a casa, poiché non c'è spazio per le lezioni. In data odierna ho dunque letto svariate decine di pagine de L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, mossa da una brama di conoscenza a dir poco paranormale. Quando il mio cervello ha dato i primi segni di cedimento ho optato per un giretto di ricognizione in giardino. È stato a quel punto che la mia vocazione di blogger si è fatta sentire sotto forma di una melodia trascinante, sbucata chissà come da un angolo della mia memoria.

Lunedì sera sono stata al cinema perché una volta all'anno, in svariate sale venete, vengono proiettati gratuitamente dei film, cosiddetti “di qualità”, selezionati tra quelli che sono stati presentati all'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
L'anno scorso vidi una pellicola di cui non ricordo né il nome né la provenienza in cui una serie di personaggi disadattati davano mostra della loro incapacità di vivere su questo pianeta. Quest'anno optai invece per una doppietta presso il cinema Odeon.
Alle otto e venti cominciò la proiezione di L'apprenti, un deprimentissimo film francese, proposto in lingua originale con sottotitoli. Pur avendo studiato la lingua in questione per otto anni ammetto di aver compreso ben poco di ciò che i personaggi si stavano dicendo. Temo che il problema non fosse mio, quanto piuttosto del loro background montanaro. In ogni caso non credo di poter affermare che L'apprenti sia un film deprecabile, anche se ve ne sconsiglio la visione. Personalmente fui colpita in particolar modo dalla scena in cui uno dei protagonisti prende a mazzate il capo di un giocoso suino e lo sventra discutendo del più e del meno.

Successivamente vidi $€11.0u7!, altimenti detto Sell Out!, un delizioso musical malese che scatenò in me una brama di vita che mai avrei creduto possibile dopo aver sopportato le tragiche atmosfere de L'Apprenti.
Ammetto che adoro i musical venati di demenza. Credo che questa mia inclinazione sia dovuta ad fatto che da piccola vidi svariate decine di volte la prima parte di Tutti insieme appassionatamente -fino alla scena del ballo con le tende e poco prima dell'avvento dei nazisti, per intenderci. La seconda parte del nastro era rovinata. Non ne ho mai sentito la mancanza.
Dicevo dunque che alcuni tipi di musical mi fanno impazzire. Per citare un caso recente, durante la visione di Across The Universe, ben cosciente delle recensioni tiepide comparse su blog e giornali in quei giorni, credo di essermi commossa svariate volte.
La prospettiva di assistere ad una proiezione in inglese di Sell Out! mi solleticava dunque non poco. Ne avevo letto su Memorie di un giovane cinefilo e per poco i miei capelli non erano diventati fucsia dall'esaltazione.
Affrontai dunque il film carica di aspettative altissime ed uscii dalla sala con un sorriso enorme stampato in faccia. Non saprei dire cosa mi sia piaciuto di più di questa pellicola. Forse le canzoni geniali, forse le scene di puro surrealismo macchiato di divertita demenza. Probabilmente l'insieme di elementi che compongono una lista in costante aggiornamento nella mia testa.
Fate dunque un piacere al vostro spirito martoriato. Guardate questo film al più presto possibile.

Inoltre: qualcuno di voi sa se per caso uscirà mai la colonna sonora? Cercando online non ho trovato notizie a riguardo.

*la sola idea mi ripugna

DIG!

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IMDB
The Brian Jonestown Massacre / Official Site / MySpace
The Dandy Warhols / Official Site / MySpace

Un bel documentario con cui abbiamo ammazzato il tempo.

Una breve trasferta in auto accompagnata da una playlist fin troppo casuale di Radio Sherwood e da domande cui non ha molto senso rispondere dopo mezzanotte.
Per la prima volta dopo mesi e mesi riesco a fingere di essere qualcun'altro, in una città diversa dalla mia. Quest'illusione mi fa stare bene. Assaporo il vento scacciando la sonnolenza.
Le strade sono deserte.
I campi carichi di granoturco mi circondano come una cornice onirica ed odorosa. Mi appendo ad un braccio e cammino per un po', lasciando che l'oscurità mi avvolga.

Quando rimetto la macchina in garage noto che ho scritto mentalmente un post.
Un post che non dovrei pubblicare. Perché non ha senso. Perché non è il mio stile. Perché sono nel pieno delle mie facoltà mentali e dunque non potrei poi giustificarmi millantando dell'ubriachezza molesta.

Domani mattina devo andare dal dentista.
Ovviamente non mi sono ancora ripresa dal trauma causato dagli anni della tortura ortodontica e temo molto il revival.


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