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Su Soft Revolution ho scritto:
- Poche farine raffinate, ma via libera al cioccolato fondente! - La storia delle ragazze che si affamarono a novembre per abbuffarsi a Natale. Questo pezzo è andato a formarsi nella mia mente mentre maneggiavo il numero del 28 novembre di Grazia. Parla di diete, disturbi alimentari, riviste "femminili" ed empowerment.

Su Terrible Kids in Trento ho scritto:
- Il nuovo fenomeno locale, secondo l'Adige, è la rottamazione delle mutande. Questo nuovo blog curato da alcuni amichetti è dedicato alle notizie assurde e demenziali che compaiono giornalmente sul Trentino e sull'Adige, i quotidiani locali di Trento.

Riots and Revolution. Il nastrone della settimana è stato ispirato dalle parole poco illuminate che Rampini ha pronunciato durante un intervento a Servizio Pubblico. E ho detto tutto.

Which is scarier - Lust or temptation? "Blankets" di Craig Thompson e la vulnerabilità del lettore. In qui parlo di quella che credo sia la mia graphic novel preferita e dei versi caustici di Morrissey che sono stati la mia corazza.

Affinità-divergenze tra la compagna Rookie e noi nella definizione del tema del mese. L'editoriale di dicembre.



Vi invito poi a festeggiare il mio visto per gli Stati Uniti. Sta arrivando. La lotta con la burocrazia è finita. Sono libera.

Dopo un mese dedicato alla correzione delle altrui bozze e all'intenso rimuginare, ho prodotto qualche nuovo post.

- Good Porn, in cui troverete qualche notizia sulla pornografia femminista, in particolar modo sul lavoro della regista svedese Erika Lust.

- Come un animale, il nastrone della settimana, con annesso resoconto del mio più recente incontro con una coppia di volpi depresse.

- Plain Jane. Come farsi cambiare la vita da un paio di scarpe e da una sbruffona inglese. Ovvero: la mia analisi del omonimo programma di makeover marchiato TheCW e mandato in onda da Mtv Italia.

Ricordo ai lettori e alle lettrici di questo mesto blog che siamo ancora alla ricerca di collaboratrici. Sono benvenute anche fotografe e illustratrici. Fatevi vive scrivendo a softrevzine [at] gmail.com.

Settimane fa scherzavamo dicendo che poteva aver senso inaugurare il nuovo sito di Soft Revolution in concomitanza con l'inizio dell'anno scolastico, ovvero in lieve ritardo rispetto ai piani che avevamo fatto a luglio.
Poco importava che avessimo finito le superiori da un bel po' di tempo. Soft Revolution era ed è pur sempre, tra le altre cose, la nostra risposta agli input che ci giunsero durante gli anni della scuola dell'obbligo; una versione post-adolescenziale e squisitamente radicata nella provincia padana del verso tratto dal Riot Grrrl Manifesto che recita "Because we are angry at a society that tells us Girl = Dumb, Girl = Bad, Girl = Weak".
Ripartiamo dunque lunedì 12 settembre con un sito rinnovato e io non posso far altro che dirmi soddisfatta di ciò che abbiamo tenuto nascosto fino a ieri.
Spero che il nuovo sito vi piaccia e soprattutto che piaccia a chi la scuola dell'obbligo la frequenta ancora.

Divertitevi, commentate e aggiornate i feed rss!

Avevo scritto un post lungo e articolato da pubblicare quest'oggi verso ora di pranzo.
Giaceva in bozza in attesa di essere formattato.
Ora che i server di Aruba hanno finalmente ricominciato a funzionare scopro che il suddetto post è sparito nel nulla.
Certo, sono stata stupida a non salvarlo altrove, ma d'altronde non mi aspettavo un secondo blackout nel giro di un mese.

Mi limito dunque a rimpiangere il post che avevo scritto e che non vedevo l'ora di pubblicare nonché ad invitarvi a deprecare pubblicamente Aruba e a non acquistare i suoi servizi.

Mentre gli studenti di tutta Italia tornano mestamente alle loro scomode sedie e panche di proprietà dello Stato, io permango sul mio divano. Niente treni questa settimana per la vostra blogger berica preferita. Niente uccelli che defecano sui miei vestiti stesi al sole.
Sono stata omaggiata con i titoli di house sitter e cat sitter. Devo controllare che le gatte si nutrano regolarmente, che non si deprimano, che non si sentano abbandonate. Nel frattempo mi dedico ad una delle attività più amate dai sociologi, ovvero lo sbobinamento.
In realtà non si tratta di vero sbobinamento, poiché l'attività non implica la presenze di vere bobine. Ma quest'anacronismo mi piace e lo uso spesso per evocare romantici scenari hanno a che fare solo in parte con le ore di snervante trascrizione cui devo dedicarmi in questi giorni.
Sto trascrivendo materiali di due diversi tipi:
1. interviste da me svolte con professoresse di lettere del Trentino
2. telefonate al 113 di Verona svoltesi mentre io stavo "facendo osservazione" in Questura.
Questo lavoro apparentemente insensato è in realtà molto utile, nonché parte fondante di due corsi che sto seguendo. Due corsi tutto sommato apprezzabili, cui dedico con piacere il mio tempo.
Il problema è che lo sbobinamento manda fuori di testa la gente. Specialmente se non si tratta di trascrizioni blande e approssimative. Nelle telefonate al 113, ad esempio, vanno indicate anche le sovrapposizioni tra i parlanti, la durata delle pause e i sospiri. Detta così non sembra una cosa così difficile da fare, ma vi assicuro che impiegare quaranta minuti per trascrivere una telefonata di due può essere un po' frustrante.

Oltre alle trascrizioni e allo stato catatonico che le accompagna, il mio tempo libero tende ad esaurirsi per lo più dando da bere ai pomodori dell'orto vicentino, leggendo quel poco che riesco a leggere e scrivendo o occupandomi della gestione di Soft Revolution.
Qualche giorno fa c'è stata la prima riunione ufficiale della redazione. Ammetto di essere stata molto soddisfatta del pomeriggio, non tanto per la lista di idee più o meno balzane che abbiamo prodotto insieme, quanto per il fatto di aver conosciuto di persona anche le colleghe che mi erano note solo attraverso testi da loro prodotti e qualche foto sparuta.
Prima di scrivere il post attraverso il quale speravo di reclutare collaboratrici, più di qualcuno mi aveva detto che ero senza speranze. Che la mia proverbiale ossessione per i traumi adolescenziali mi stava conducendo al fallimento, ad imbarcarmi per un'impresa vana. L'argomentazione dei miei interlocutori, per quanto carica d'umorismo, tendeva a combaciare con un leitmotiv vecchio quanto l'umanità: "I giovani d'oggi sono smorti; non sono come eravamo noi alle superiori".
Ecco, io questo leitmotiv lo adoro, perché lo si trova ovunque; dalle tavolette marcate con caratteri cuneiformi alla cavità orale di ragazzi di vent'anni. Ogni volta che lo sento o lo leggo da qualche parte vengo assalita da una ridarola interiore, non tanto perché trovi ridicola quest'affermazione o le persone che ritengono sensato estrinsecarla, ma perché sono una sociologa e noi sociologi tendiamo a sembrare fuori di testa.
"Deformazione professionale", dico sempre, quando ritengo necessario giustificare il mio comportamento da guardona o da problematizzatrice di micro-interazioni della durata di due secondi.
Di fronte al leitmotiv sopraccitato mi sono limitata a dire - in base ai dati raccolti nel corso degli ultimi quattro anni - che quand'ero alle superiori esistevano altri berici con cui sarei andata d'accordo, se solo li avessi conosciuti. Alcuni di questi berici - umoristi, sfigati ma nel senso bello del termine, ascoltatori di musica pregevole, avidi consumatori di libri - erano addirittura lettori del mio blog. Ciononostante ho passato anni ed anni sentendomi un pesce fuor d'acqua, convinta com'ero che i miei interessi non fossero condivisi dagli abitanti delle aride terre sulle quali ho consumato tante suole e tante lacrime. Per questo bramavo la fuga e passavo moltissimo tempo guardano fuori dalla finestra. Speravo che oltre i colli berici ci fosse un'altra persona come me. Ero, insomma, un personaggio dei Peanuts.

Dal mio miserrimo punto di vista Soft Revolution si sta dimostrando un artefatto fruttuoso, poiché la sua esistenza agisce proprio su questi meccanismi autosegreganti, che portano i ragazzi (o le ragazze, in questo caso) a sentirsi destinati all'isolamento. Alla riunione eravamo in poche, per carità, però è stato chiaro fin da subito che eravamo strette attorno a quei due tavolini perché condividevamo un passato ed un presente stonato rispetto ad una melodia sparata ad un volume più forte della nostra.
E' stato veramente strano trovarmi così bene con un gruppo di persone semi-sconosciute, proprio perché sono abituata a dare per scontato che i miei interlocutori non condividano le mie esperienze e le mie passioni. So che in parte è colpa mia. Sono consapevole del male che mi faccio aspettandomi sempre e solo incomprensione, per lo meno a Trento. Il fatto è che talvolta mi sembra davvero di vivere su un altro pianeta. Questo non perché io pratichi una religione minoritaria o mi vesta solo di lamiere fucsia, ma - a conti fatti - perché so sfruttare le opportunità che internet offre e perché mi annoio facilmente.
Al contempo, sarebbe ridicolo credere che non ci siano altre persone attraversate dagli stessi pensieri. Lo sapevo già a tredici anni che c'erano altre ragazze "sfigate" come me, perché leggevo i loro blog. Solo che mi ci sono voluti anni per arrivare alla conclusione che poteva aver senso creare uno spazio per mettere in relazione queste ragazze "sfigate".
Ecco, magari Soft Revolution come webzine sarà una mezza calzetta, però mi sembra che il fatto di esserci trovate in sette a ridere della nostra presunta sfiga sia già una grande conquista.

Per concludere, se questo post incredibilmente autoreferenziale (ma quando mai Margherita Ferrari non è autoreferenziale?) vi ha fatto venir voglia di leggere qualcosa di più serio (per modo di dire), vi consiglierei di proseguire con gli ultimi due articoli che ho scritto per SR: il primo è sul reality show di Mtv "I Used to Be Fat" mentre il secondo inaugura una nuova rubrica sulla young adult literature e contiene una presentazione del bel libro di Laurie Halse Anderson "Wintergirls".

Come dicevo ieri sul mio muro della non-amicizia, la vita accademica trentina ha influito pesantemente sulla mia scrittura.
Un tempo ero prolifica come un Georges Simenon incompetente. Ora riesco a malapena a produrre un paio di post di mio gusto al mese.
Questo avviene perché al momento sto cercando di impegnarmi in una lunga serie di attività finalizzate al mio trasferimento presso altre lande. Poco importa che si tratti di fare domanda per passare sei mesi negli Stati Uniti, progettare una tesi di ricerca che - anche nel caso in cui dovessi restare a Trento - mi permetta di immergermi in un'altra cultura o semplicemente laurearmi in corso. Il punto è che quando non ho il tempo di scrivere o di riflettere sto male.

Ieri pomeriggio, tra una lezione di analisi della conversazione e il testing di un questionario CATI (=quelli che si fanno al telefono) sul quale il mio gruppo di lavoro ha sprecato giorni interi di vita, ho trovato il tempo di stordirmi ascoltando un disco di mio gusto e scrivendo un post per Soft Revolution.
Credo sia il mio post degno del mese di aprile, quindi vi invito a leggerlo. Tratta della fanzine La Lotta Armata al Bar, alla quale avevo già accennato sulle presenti pagine. Il pezzo include anche un'intervista ai tre fondatori.

Colgo l'occasione per segnalare il fatto che, nonostante la redazione di Soft Revolution stia andando strutturandosi, siamo ancora cercando collaboratrici.
Rimando al mio vecchio post sull'argomento per chiunque fosse solleticata dall'idea.
Per proporvi scrivete a softrevzine[at]gmail.com inviando una vostra breve presentazione e un pezzo che sia vagamente indicativo del vostro stile.

Sì, lo so. Negli ultimi tempi trascurato un tantino il mio amato blog, dedicandomi ad attività completamente diverse. In breve: ho scritto qualche post e dedicato ore ed ore alla gestione della nuova webzine Soft Revolution, ho passato quasi tutti i pomeriggi dell'ultimo mese riscrivendo i primi capitoli del *romanzo* al quale accennai già mesi fa e, giusto per compromettere ulteriormente la mia salute psicofisica, ho deciso che devo vincere il bando dell'Università di Trento per passare qualche mese presso la Barnard University (il che implica aggiungere un corso serale di inglese C1b agli altri obbligatori).
Ho inoltre cominciato a lavorare come somministratrice di questionari nelle scuole superiori di Trento. Il lavoro in sé è abbastanza divertente e stimolante perché mi permette di avere a che fare con gli studenti e di imparare a gestire gruppi di minorenni esaltati (poiché spesso i professori si eclissano quando i somministratori bussano alla porta della loro classe).
Nelle scuole professionali e negli istituti tecnici, dove ho avuto a che fare prevalentemente con ragazzi di quarta e quinta, ho sperimentato una nuova forma di imbarazzo. Molti degli studenti erano stati bocciati una o più volte e io sono una di quelle ventitreenni che non si truccano e che vengono sistematicamente scambiate per neodiplomate et similia. Mentre esplicavo il contenuto del questionario o il significato della magica espressione "segreto statistico", ho avuto più volte l'impressione di aver adottato un atteggiamento da "simpatica supplente" con gente della mia età, anche se il realtà avevano quasi tutti tre o quattro anni meno di me.
Per quanto ridicolo sia tutto ciò, lo straniamento appena descritto mi ricorda quello di cui mi raccontava mia nonna, che cominciò ad insegnare nelle scuole superiori prima di laurearsi, perché durante la guerra c'era carenza di docenti. Mi diceva sempre che l'aspetto più strano della faccenda era il dover spiegare la letteratura a "giovanotti" che avevano due o tre anni meno di lei.
Vagare per le scuole alla ricerca delle classi assegnatemi dalla mia capa si sta inoltre rivelando molto utile per il lavoro di riscrittura della prima parte del *romanzo*. Spesso noto modi di fare, piccoli tic e "forme dell'abitare" la scuola che avevo dimenticato di aver vissuto.
Mai avrei pensato che mi sarei ritrovata a fare questo lavoro (e a guadagnarci anche qualche soldino), ma sono molto felice di aver cominciato.

Spero di poter riprendere al più presto ad aggiornare il blog con una discreta frequenza. Nel frattempo mi scuso e vi invito a leggere il recente prodotto del mio ruminare su Soft Revolution (nonché l'intero blog, dato che le mie colleghe hanno cose molto interessanti da dire).
Per il momento ho scritto del libro "All Known Metal Bands" di Dan Nelson (edizioni McSweeney's), degli skater vicentini e ho intervistato il titolare del negozio di dischi Joy Records e Nur, una delle organizzatrici del RomaPopFest.

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