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Cinema Archives

12.09.07

Another Side Of

Vado abbastanza spesso al cinema.
Una delle poche cose positive di Vicenza è che a qualche chilometro dalla caserma americana chiamata Ederle c'è un multisala dove, dal lunedì al venerdì, gli studenti possono assitere agli spettacoli risparmiando qualche euro rispetto al prezzo pieno del biglietto.
Vista la programmazione infelice di quest'estate, pur di fare qualcosa ho visto film alluncinanti come Transformers.
Ma non è di questo ensemble fracassone di valori repubblicani e violenza gratuita che intendo parlare all'interno di questo post.
Vorrei invece concentrare la mia attenzione su alcuni aspetti di “Io non sono qui”, il nuovo film di Todd Haynes, già apprezzato qualche tempo fa per “Velvet Goldmine” e “Lontano dal Paradiso”.
Come probabilmente già saprete, il suo nuovo lavoro è costruito attorno alla figura di Bob Dylan ed ha una particolare struttura ad episodi.
i_m_not_there__todd_haines.jpgOgnuno di essi riguarda un particolare aspetto o periodo della vita di Dylan.
La genialità del film sta nel fatto che in ogni episodio Zimmerman viene intepretato da un attore diverso, dando in questo modo l'impressione che le storie siano scollegate tra di loro.
“Io non sono qui” è sicuramente un film imprescindibile per chiunque sia anche solo minimamente appassionato alla figura di Dylan. Io che non l'ho mai amato in modo viscerale non ho potuto fare a meno di apprezzare questa splendida pelliccola, così ricca di spunti, così poliedrica e al contempo saldamente sorretta da una sceneggiatura pressoché impeccabile.
L'unica critica che posso azzardare non è di certo rivolta al film in sé.
Mi duole dirlo, ma come spesso accade in Italia, è il doppiaggio a rovinare in maniera irrecuperabile i film.
In questo caso mi sento di consigliare a tutti voi amanti del cinema, di vedere “Io non sono qui” su di uno schermo di grandi dimensioni e poi scaricarlo in lingua originale. Io lo farò a breve.
Il film è condito da una serie di imbarazzanti errori nella traduzione dei dialoghi, così tragici da essere perfettamente individuabili da chiunque abbia un minimo di buon senso.
E' memorabile una scena in cui un giornalista si rivolge al Dylan di Cate Blanchett chiedendogli i motivi della sua svolta elettronica. A rendere ancora più evidente questo grossolano errore è il fatto che buona parte dell'episodio sia palesemente dedicato alla svolta elettrica del musicista di Duluth.
Posso dire di aver provato un breve ma considerevole dolore al cuore nell'udire queste oscenità.
Che dire poi della doppiatrice che si occupava del personaggio di Cate Blanchett? Udendo i suoi tentativi di costruire una sorta di voce maschile e rauca mi tornarono alla mente alcune interviste ad attori anglosassoni, in cui parlavano di quanto talvolta risultasse complesso trovare la giusta intonazione per determinati personaggi. Una volta uscita dal cinema ricordai anche di quando lessi dell'ira di Al Pacino dopo aver assistito alla versione italiana del suo “Mercante di Venezia”. In quell'occasione affermò che i doppiattori avevano rovinato praticamente tutto il film.

Non capisco perché in Italia ci sia una tale avversione nei confronti dei film in lingua originale con i sottotitoli. E' di certo un problema radicato nella nostra cultura, nella volontà di sforzarsi poco, il minimo indispensabile.
Ma è davvero così faticoso seguire i sottotitoli? Le persone con cui ho parlato di questo argomento mi hanno sempre detto di sì.
E allora perché all'estero ci sono così tanti paesi in cui il doppiaggio praticamente non esiste? Sono tutti pazzi?
Non credo proprio. Di certo ci guadagnano, perché hanno più possibilità di imparare le lingue straniere e di godere dei film in pienezza.
So che in Italia la situazione sarà la stessa anche tra cinquant'anni, perché noi siamo così cementicei e questo ci piace.
Sono a conoscenza del fatto che il dibattito sui sottotitoli è ormai fuori moda. Trovo solo che la cosa stia diventando imbarazzante, come nel recente caso delle puntate inedite in Italia dei Simpsons doppiate dai vip.
Perché, come tutti noi sappiamo, normalmente i vip recitano benissimo.

Concludendo, ribadisco il mio consiglio: andate a vedere “Io non sono qui” e guardatevi anche i titoli di coda. C'è una bellissima cover di “Knockin' on Heaven's door” interpretata da Antony and the Johnsons che tutti paiono perdersi.
E cercate di non vomitare pensando alla traduzione dal titolo originale “I'm not there”.
C'era proprio bisogno di storpiarlo, eh?

[Bob Dylan “I'm not there”]

25.10.07

Oi! This is England

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Oggigiorno non è raro che i film sulla gioventù facciano schifo.
Trovo particolarmente irritante il fatto che, in tv come al cinema, gli adolescenti vengano spesso interpretati da venticinquenni barbuti e signorine dall'aria fin troppo matura.
L'Italia da questo punto di vista si spreca, facendoci continuamente dono di film patetici e saturi di luoghi comuni, che però paiono attirare non poco le bimbe, almeno a giudicare dagli incassi.

Personalmente sono molto preoccupata per i cervelli delle attuali quindicenni. La mia impressione è che il Progetto Rincoglionisci il Giovane messo in atto da Mediaset una ventina di anni fa stia finalmente funzionando come si deve. Il fatto che molti quindicenni italiani non siano in grado di parlare e scrivere è un tantino preoccupante. Dati empirici dimostrano che una significativa parte del campione analizzato passa il proprio tempo su MSN, guardando Disney Channel e fissando il vuoto.
Questa gente spesso può dire di non aver mai letto un libro. Quelli obbligatori durante le vacanze estive vengono smaltiti in dieci minuti con la ricerca dei riassunti su internet.

Qualche giorno fa ho guardato un film che s'intitola “This is England”.
Il mio primo pensiero è stato: “Questa cosa dovrebbe essere mostrata nelle scuole.” Poi però ho pensato ad una sedicenne di mia conoscenza che qualche giorno fa ha dimostrato di non conoscere la differenza tra Oriente e Occidente. La stessa sedicenne che qualche mese fa sosteneva di ignorare l'identità di Bill Clinton.
E' chiaro che per questa gente un film come quello di Shane Meadows potrebbe non significare assolutamente niente.
“This is England” racconta di un'Inghilterra martoriata da Margaret Tatcher e pone il suo sguardo sulla figura di Shaun, un undicenne magistralmente interpretato da Thomas Turgoose, che entra nelle fila del National Front. Credo che questa pellicola, premiata al British Independent Film Festival, possa essere significativa per qualsiasi adolescente, perché talvolta la parole di un genitore o di un insegnante non possono valere nulla di fronte al fascino di un'ideologia insensata. “This is England” invece mostra concretamente gli aspetti più deleteri della violenza gratuita e le conseguenze dell'abbandono della ragione.
Personalmente ho apprezzato molto questo film anche perché buona parte della musica che amo di più viene dall'Inghilterra degli anni '80. Ho letto qualche testo sull'argomento, ma in tempi recenti non mi era mai capitato di vedere un film del genere con una simile ambientazione.
Un altro innegabile merito di “This is England” è quello di parlare degli skinhead senza assimilarli automaticamente ai neo-nazi, cosa che mi risulta accada nel 95% dei film in cui si parla di questo argomento.

Consiglio dunque a tutti voi di visionare questa pellicola. Mi risulta che sia uscita anche in Italia, ma è molto difficile da reperire. Io alla fine l'ho scaricata in lingua originale e ho avuto un po' di problemi a capire tutti i dialoghi, ma credo che valga la pena di sforzarsi per apprezzare pienamente l'opera.
E' molto probabile che il doppiaggio italiano sia fuorviante ed imbarazzante.

Guarda il trailer di “This is England” (sotto)

[Dexys Midnight Runners: Geno]

16.11.07

La cultura non ha ritmo!

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Get Yourself an Education
M.I.A.

Ieri sera mi recai al cinema in compagnia del mio autista di nome Baldra (io sono la sua portaborse). Grazie ad una simpatica offerta, visionammo gratis il film “Come Tu Mi Vuoi”.
Per sopportarlo fino alla fine fui costretta a drogarmi di Pepsi e a sfottere più volte il pubblico pagante.
Ci sarebbero all'incirca un milione di critiche da muovere contro questa pellicola. Alcune di esse sono esplicitate da Baldra in questo post. Io ve ne presento solo una: la trama.

C'è questa tizia che chiameremo Capotondi, che studia Scienze della Comunicazione e che appare particolarmente unta e sfigata. Al contempo c'è anche questo tizio che chiameremo Il Figo (?) che vive alle spalle del padre facendo la bella vita tra culi, tette, ecc. Il Figo finge di studiare presso la facoltà di Scienze della Comunicazione, difatti si porta a casa una lunga serie di 18 e 19 solo sorridendo alle assistenti dei professori (?).
Capotondi è una povera pezzente, motivo per cui decide di dare ripetizioni di Economia Politica. Il Figo, messo alle strette dal padre, va a ripetizioni da Capotondi. Decide poi di sedurla per ottenere gratis il servizio.
Inizialmente Capotondi sembra resistere alle avances del Figo, dimostrando di avere dei saldi principi morali. Ella è difatti una fanciulla incredibilmente colta che detesta i figli di papà ed il loro mondo di apparenza, falsità e vacuità mentale.
Ma, per qualche inspiegabile motivo, dopo qualche minuto di proiezione il Figo riesce a scoparsi Capotondi. Accecata dal potere del Fallo, Capotondi crolla dunque ai piedi del Figo, rinnegando il suo credo.
A questo punto compare un altro personaggio, che chiameremo La Stronza.
La Stronza, un'amica del Figo, inebetisce Capotondi (che dunque si rivela a noi in tutta la sua stupidità) convincendola a mettere da parte i suoi brufoli e i suoi vestiti da nonna. La porta dunque da un amico stylist che la fa diventare figa nel giro di un paio d'ore.
A quel punto Capotondi scopre che mostrando le tette può ottenere quello che vuole. Diventa infatti assistente di uno dei suoi professori senza neanche aver ottenuto la laurea triennale (?!?). Nel frattempo scopriamo che per pagarsi i vestiti di Gucci e Richmond, Capotondi ruba tanti soldini nella trattoria dove lavorava per pagarsi gli studi.
Ma è un periodo molto triste per Capotondi, che sente la mancanza del Fallo e scopre di provare dei veri sentimenti per il Figo, che nel frattempo si è scopato tutta Roma.
Con l'aiuto della Stronza, che le insegna una serie di regole fondamentali per essere figa (tra cui: i discorsi intellettualodi fanno schifo! “La cultura non ha ritmo”), riesce quindi a riconquistarlo, presentandosi pressoché nuda e senza occhiali (!) ad una festa presenziata al Figo. A quel punto si ubriaca di Absolut Vodka e si impossessa nuovamente del Fallo.
Capotondi si innamora poi pazzamente del Figo.
Nel frattempo scopriamo che una tizia di nome Strafiga è molto incazzata perché aveva fallito nel suo tentativo di scoparsi il Figo. Egli infatti l'aveva offesa terribilmente facendo in modo che il Fallo non reagisse minimamente di fronte ai suoi strusciamenti.
Strafiga si vendica su Capotondi -povera innocente- invitandola ad una festa in discoteca, che si svolgeva a sua insaputa ogni giovedì, durante la quale il Figo si denudava e poggiava le sue mani sui culi e sulle tette di alcune tizie, che poi prontamente si scopava.
Per vendicarsi, Capotondi finge di essere svanita nel nulla e, durante l'esame di Economia Politica (che da anche lei) (!!!), non passa le risposte al Figo.
A quel punto scopriamo che Capotondi è diventata una sottospecie di troietta corrotta, pronta a tutto per sistemarsi. Il Figo invece fa le ramanzine al padre, lo umilia davanti alla madre e lo accusa di non aver mai guardato il frutto della sua creatività, ovvero delle foto piene di tette e culi (che all'inizio del film Capotondi aveva denigrato, definendole “vuote). Tutto questo accade perché il Figo ha scoperto di amare davvero Capotondi.
Qualche tempo dopo il Figo va a fare l'esame di Comunicazioni di Massa e viene interrogato da Capotondi (???), che lo trova preparato e gli da 30. Il Figo infila nelle risposte delle accuse violente e delle dichiarazioni d'amore. A quel punto Capotondi impazzisce e, durante l'interrogazione successiva, si mette a rincorrere il Figo. Nell'ultima scena i due si baciano con passione sotto il sole (che ha un ruolo fondamentale all'interno della sceneggiatura).

A questo punto, se non avete proprio niente di meglio fa fare, vi invito a leggere la seconda parte del post, contenente alcuni frammenti della storia della mia vita. Tra di essi: Del Perché E' Bene Essere Orgogliosi del Proprio Status di Sfigati.

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18.11.07

Voldemort Can't Stop the Rock!

Non sono mai stata una fan della saga di Harry Potter.
Trovo però molto divertente che alcune persone si siano scandalizzate quando Daniel Radcliffe recitò alcune scene in totale nudità all'interno del dramma teatrale “Equus”.
-”Harry Potter nudo!”- dicevano- “Cosa penseranno i bambini? Argh!”

Ad ogni modo devo ammettere che, dopo aver scelto di non proseguire con la lettura della saga, attendo sempre con piacere l'uscita dei film.
Ho apprezzato in particolare la svolta oscura degli ultimi due.

Questa è la dovuta premessa. Non vado pazza per Harry Potter.
Eppure credo che farei svariate decine di chilometri per vedere dal vivo questa improbabile band.
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Si chiamano Harry and the Potters. Musicalmente sono inutili come pochi, eppure m'ispirano.
Fatevi quattro risate sul loro myspace...

12.05.08

A Means To an End

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Da qualche tempo ho scoperto un buco nel mio spirito. Questo buco è di dimensioni considerevoli. Credo che sia dedicato alla fede e al senso di appartenenza. Sorvolando sulle questioni religiose, la cui persistenza nella mia coscienza sta frantumando molte cose che dovrebbero invece essere solide, ho notato una sempre più sentita richiesta di certezze da parte del mio animo.
Un tempo avrei cercato nella letteratura, in un disco chiave.
Oggi non posso fare a meno di tentare una via più semplice, che non implichi investimenti mentali troppo elevati.
Invidio segretamente i minorenni che lungo Corso Palladio fanno ciò che mi apparteneva quando ero solo una fatiscente fan degli Smiths al primo stadio. Hanno un sacco di tempo da cestinare con disincantato candore.
Attraverso la demenzialità di una corsa a perdifiato sembrano colmare un vuoto che io ero solita allargare chiedendo sempre e comunque risposte affermative. Le ottenevo molto di rado.
Il motivo per cui oggi mi scopro così disperatamente dipendente da Baldra risiede nella sua capacità di rispondermi come nessun'altro ha mai fatto.
Questa sera abbiamo guardato insieme “Control” di Anton Corbijn. Per mesi ho finto che sarebbe stato proiettato in un cinema della città. Oggi ho constatato che la mia cieca fiducia nel potenziale di queste terre pianeggianti ha generato solo delusione, privazioni e sempiterne incazzature.
Ci sono giorni in cui rimpiango i tempi della pochezza, quando i dischi su cui piangere erano solo una piccola torre. Sapevo come vestirmi, qualche parte interpretare. Ero in grado di fingere una conoscenza del post-punk che probabilmente non raggiungerò mai.
Spaziando tra generi che un tempo ero solita schifare credo di aver perso pezzi della mia capacità di trovare conforto in ciò che amo.
La sovrabbondanza di fonti ha cancellato il mio orgoglio identitario. Sono davvero qualcosa?
La visione di “Control” ha riportato a galla il ricordo dei tempi in cui scoprii i Joy Division.
Indossando cuffie che annullano il rumore del pianeta e tornando per necessità alla voce di Ian Curtis ho l'impressione che in questi anni non sia accaduto nulla. Nulla di ugualmente dilaniante.
A quindici anni amavo soffrire con la mia musica, per trarne una qualche forma di conforto. Oggi la sento scalpitare tra lo stridore di un treno in frenata ed auricolari che mi fanno venire la nausea.

La domanda é: perché non ho ancora appreso la sublime arte di sentirmi adeguata?
Non intendo sembrare una di quelle bimbe isteriche che si rivolgono polemicamente al Sistema. In mancanza di altri capri espiatori, accuso gli odierni emo.

Link: Il MySpace dei Joy Division

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