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Non mi è mai capitato di imbattermi in una tesi di laurea di un amico blogger. Evidentemente non si usa condividere le proprie produzioni accademiche con schiere più o meno folte di lettori.
Immagino che questa scelta dipenda almeno in parte dal timore di annoiare. In effetti sappiamo fin troppo bene quando intollerabile e rivoltante possa essere lo "stile accademico".

Quando cominciai a scrivere la mia tesi, ricordo che consultai una piccola guida redatta da uno dei miei docenti, che conteneva alcune indicazioni tratte dal noto manualetto di Umberto Eco, nonché altri suggerimenti che immagino fossero opera sua. Quello che mi è rimasto più impresso prescriveva che i paragrafi fossero più o meno tutti della stessa lunghezza.
Dopo aver scorso l'intero contenuto del file, decisi di non cestinarlo, ma di lasciarlo a marcire sul desktop del mio computer come monito.
Il monito in questione era ed è tutt'ora: "L'accademia ti vuole noiosa e scarsamente creativa. Cerca di scrivere forzando i limiti del tuo mezzo e sii divertente."
Fu così che la mia ricerca e la conseguente stesura della tesi divennero una sfida personale, moderatamente aliena alle strategie adottate da buona parte dei miei colleghi.
Per mesi ho osservato il susseguirsi di colleghe impegnate con le loro tesi speculative, dichiaratamente "copia e incolla", così insipide da essere meramente prosciuganti. Scrutandole pensavo: "Cosa ci fanno qui?"
Con questo non voglio proclamare la supremazia del mio lavoro, che per forza di cose è incompleto. Sto solo facendo notare che studiare sociologia per tre anni senza sviluppare un minimo di senso critico non è una bella cosa.
E non ha neanche senso investire mesi (o settimane, in alcuni casi) di lavoro in un qualcosa che finisce poi per essere anonimo e vuoto. Scrivere in modo impersonale fa male allo spirito, almeno stando alla mia esperienza.
Ovviamente buona parte del problema dipende dal modo in cui è gestita l'università italiana. Io ho semplicemente avuto la fortuna di imbattermi nel mio relatore, il cui modo di fare lezione ha poco o nulla a che fare con la barbosità accademica che i masochisti adorano. Quel genere di disgustosa barbosità di cui spesso parlano gli studenti di Giurisprudenza, ma che ho avuto modo di sperimentare anche Scienze Politiche.
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L'ultimo esame che ho fatto è stato una degna conclusione della mia carriera come studentessa presso l'Ateneo di Padova. Verso la fine di novembre mi sono tramutata in vaso. Per settimane mi sono ingozzata di nozioni che andavano imparate più o meno a memoria. Il libro su cui ho studiato era snello, eppure ho impiegato settimane a finirlo. Gli argomenti affrontati erano così astratti e criptici da costringermi a ricercare nei meandri del mio cervello degli esempi pieni di falle per memorizzarli. L'aspetto triste della questione è che i temi dell'esame mi interessavano, eppure giunsi ad odiarli. Avevo l'impressione di essere tra le mani stritolanti di un sadico.
Alle superiori non riuscivo quasi mai ad ottenere voti molto alti in filosofia e la mia professoressa mi diceva sempre che i miei ragionamenti erano impeccabili, ma c'erano lacune nella terminologia. Questo perché io odio imparare a memoria cose che poi dimenticherò di lì a poco.
Con quest'ultimo esame feci del mio meglio per mantenere vivide nella mia testa il maggior numero possibile di nozioni vuote. Se non l'avessi passato non avrei potuto laureami a marzo. Aspettai su di un pavimento sconnesso per qualche ora; poi mi accomodai di fronte al mio giudice e mi produssi in una sessione di vomito di nozioni, che oggi posso dire di aver in gran parte dimenticato. [La metafora del vaso e del vomito sfortunatamente non è opera mia, ma del mio relatore].
Per certi versi sono contenta che la mia carriera a Padova si sia chiusa con un miserevole 19, che sul mio libretto imbrattava una pagina di 30 e 30 e lode.
Vuol dire che in questi anni ho imparato a riconoscere il marcio nel nostro sistema scolastico e a riderne, entro i limiti del possibile.

Ho scritto la mia tesi consapevole del fatto che, se mi fossi attenuta alle regole, avrei lavorato esclusivamente per me stessa. Inoltre avrei annoiato il mio unico lettore.
Avanzando poco a poco, mi trovai tra le mani degli scritti che non avrei esitato a rivedere un minimo e a pubblicare poi sotto forma di post.
So di essere stata autoreferenziale. D'altronde il fatto di aver studiato un gruppo di cui faccio parte ha reso il lavoro quasi dissociante. Ci sono stati giorni in cui ho fatto veramente fatica a ripetermi che la Margherita ricercatrice e la Margherita guerrilla gardener erano solo due self tra tanti.

Tutto ciò per dire che vi consegno il frutto della mia consunzione. Spero di essere riuscita nel mio intento e di non aver annoiato troppo.
Le mie manchevolezze sul fronte sociologico dipendono dal fatto che non sono una dottoranda, bensì una miserimma vittima del 3+2.

La mia tesi è scaricabile qui sotto:
Guerrilla gardeners tra gli scarti urbani: nuovi attori del movimento ecologista?

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Guerrilla gardeners tra gli scarti urbani: nuovi attori del movimento ecologista? by Margherita Ferrari is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.
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Questo trafiletto è comparso su Il Vicenza (Epolis) di lunedì 8 febbraio.

Analizziamo ora ciò che gli esponenti locali del Partito Democratico ci stanno dicendo:
-l'assemblea dedicata alla presentazione del progetto del Bocciodromo ha dimostato che dietro alle quattro associazioni che hanno vinto il bando ci sono "persone vicine al Presidio, e non solo."
-gli attivisti del Presidio Permanente sono senza dubbio delle persone pericolose.
-il bando del Bocciodromo è stato probabilmente vinto in modo irregolare o sospetto

Perché gli esponenti locali del Partito Democratico sono ridicoli e masochisti?
-Durante l'assemblea è emerso -ma già si sapeva- che la volontà di realizzare questo progetto è partita dal Capannone Sociale e non da generiche "persone vicine al Presidio". Questo potrebbe essere stato un argomento ben più valido, considerando che il Capannone è emerso a seguito della demolizione del centro sociale Ya Basta nel 2001 e che per anni ne ha rappresentato una sorta di surrogato. Com'è noto a chiunque sia minimamente pratico delle subculture beriche, la componente più orientata all'azione diretta del Presidio è costituita in prevalenza da persone legate al Capannone Sociale.
Questo dettaglio potrebbe essere significativo per i benpensanti, i berlusconiani o per certi giovani vicentini attualmente legati al PD o a Sinistra e Libertà, che non hanno esistato a schierarsi contro i vincitori del bando e che non hanno mai avuto problemi a dire che la gente del Capannone "non si lavava".
Ciononostante si è preferito insistere sui legami con il Presidio Permanente.
-Ogni qual volta un esponente berico del PD se ne esce con insinuazioni sulla pericolosità degli attivisti del Presidio io mi domando: "Ma quanto allucinante è tutto ciò?"
Gli attivisti del Presidio sono persone estremamente varie legate dall'indignazione e dalla volontà di fermare la devastazione -che sta avvenendo mentre scrivo queste righe- della falda acquifera che alimenta gli acquedotti di Vicenza e Padova. Non si tratta di gente che vuole creare problemi e far perdere tempo a chi lavora nel cantiere per partito preso. Se così fosse il Presidio avrebbe cessato di esistere un bel po' di tempo fa. Chi ha resistito, continuando a dedicare moltissimo tempo a quella che, fin dal principio, è stata definita "una causa persa" lo ha fatto perché ha compreso l'importanza della parola cittadinanza. Le persone sulle cui spalle si regge il No Dal Molin avranno molti difetti, ma per lo meno non si limitano a subire le decisioni mortifere prese da altri per ragioni che nulla hanno a che fare con la sovranità popolare. Sono disposte a farsi denunciare e manganellare per difendere qualche diritto sancito dalla Costituzione e l'integrità di un luogo incontaminato a pochi passi dal centro città, che oggi è cantiere vergognoso e indegno.
L'attuale sindaco di Vicenza, Achille Variati (PD, ex DC), è stato eletto al ballottaggio solo grazie ai voti della Lista Civica No Dal Molin, che aveva ottenuto il 9% dei consensi. L'appoggio del Presidio è stato dovuto esclusivamente alla contrarietà di Variati alla Ederle 2. Questo significa che senza i voti di chi sostiene il No Dal Molin l'attuale sindaco avrebbe perso e oggi non occuperebbe la sua poltrona.
Mi aspetterei dunque un minimo di rispetto da parte degli esponenti berici del Partito Democratico, che invece non esitano ad uscirsene con sparate come quelle relative alla questione Bocciodromo.
-Tornando all'articolo, ciò che stupisce è la bassezza di chi lascia intendere che la vittoria del progetto delle quattro associazioni vicentine sia stata immeritata. Addirittura c'è chi chiede "un gesto di responsabilità all'ex assessore al Patrimonio". Perché non sia mai che il Bocciodromo finisca in mano ad un branco di facinorosi.
Il problema è che il progetto delle quattro associazioni (Aps Web-Lab, Aps Giovani dei Ferrovieri, Aps Pensionati per la Pace, Aps Polisportiva Jackie Tonawanda) ha vinto semplicemente perché era molto valido.
L'assemblea pubblica durante il quale è stato presentato non ha fatto altro che dimostrarlo.
Ci sono state addirittura persone -comuni cittadini- che hanno chiesto di intervenire solo per darne conferma. Uno di loro ha detto più o meno ciò che segue:
"Sono venuto stasera perché ero molto preoccupato. Il Giornale di Vicenza, la destra locale, ma anche l'altra parte politica, hanno detto cose inquietanti su questo progetto, scatenando la polemica. Ma ciò che ho sentito stasera non ha nulla a che fare con ciò che stato detto e scritto in questi giorni. Questo progetto è veramente magnifico."

Mi domando allora quale sia il reale obiettivo del Partito Democratico. Perdere? Bruciarsi l'intero elettorato pensante di Vicenza?
Un'ipotesi più plausibile è la seguente. Considerando che il progetto del Bocciodromo è innegabilmente pregevole e orientato al bene comune*, la sua conversione in qualcosa di concreto potrebbe dimostrare ciò che alcuni già sanno: la gente del Capannone/Presidio non è per niente malvagia, anzi, mentre i politici che hanno ammazzato culturalmente Vicenza se ne fregano della sanità mentale della gioventù o di chiunque senta il bisogno di luoghi di aggregazione diversi dal bar.
Quindi conviene evitare che il progetto diventi realtà.

* ad esempio il progetto prevede due palestre accessibili ed attrezzate per i disabili, aule studio con biblioteca dei testi scolastici, servizio ripetizioni a prezzi modici, sportello di consulenza per i migranti, luogo di ristoro con prodotti locali e biologici e via dicendo.

Amo il contrasto tra ciò che l'amministrazione comunale tenta di rifilarci con l'etichetta "attività culturali" e ciò che poi finisco a fare pur di evitare quest'ultime.
Ieri sera, ad esempio, si è chiusa una rassegna di non meglio identificate cose di scarso interesse dal nome "Vie di fuga". I poster che la pubblicizzavano mi hanno fatta ridere ininterrottamente per due mesi, forse perché sembrava che sottolineassero il fatto che Vicenza è una città dalla quale la gente sogna di andarsene. In alternativa potevano riferirsi al fatto che, con la costruzione del nuovo aereoporto militare statunitense, la mia amata terra dei marmi palladiani vede aumentare sensibilmente le sue probabilità di essere colpita da un attacco terroristico e di caderci addosso ammazzandoci tutti.

Quindi, anziché mischiarmi ai berici velleitari, ho optato per una serata di scavi e messa a dimora di creature vegetali.
Come sempre, ringrazio Dio, o chi per lui, per non avermi fatta figlia di industriali.

[Le foto che seguono raccontano l'attacco e sono opera della mia amica Giulia. Le altre le trovate qui.]

Bulbi davanti al Boscardin

Simpatia

Boots, love and bulbs

Abete

Bulbi davanti al Boscardin


Uno degli aspetti positivi dello studiare "cose inutili" è che ci si imbatte di sovente in scritti molto divertenti. In alcuni casi essi stimolano anche la riflessione nei confronti di tematiche che ci toccano in prima persona.

Ad esempio, io amo far notare al mio granitico prossimo che il concetto di famiglia non è per niente statico. Questa pratica diviene ancor più esilarante se l'interlocutore di cemento armato è un leghista, naturalmente costretto alla dissociazione dalle dichiarazioni contradditorie forniteci dai nordici leader di partito negli ultimi anni.
Prendiamo ad esempio un ipotetico veneto, diviso interiormente dal suo amore per Lega Nord e per la Chiesa Cattolica Romana. Egli sarà indubbiamente un sostenitore della moralità, della pudicizia e di tutte queste cose tristi. Al contempo dirà cose spregevoli sugli omosessuali, sulla gente che convive al di fuori del sacro vincolo del matrimonio e probabilmente anche sulle donne con un minimo di cervello.
Giustificherà le sue idee affermando che "è sempre stato così", che "quei maiali vogliono distruggere l'istituzione della famiglia", che "non c'è più religione", ma soprattutto che "la famiglia tradizionale è quella formata da marito e moglie con figli".
Ora, io non capisco proprio questa ostinazione nell'uso della parola tradizione.
Persino in Veneto sarebbe semplice raccogliere tonnellate di volumi che dimostrano l'insensatezza di quest'idea balorda di età dell'oro durante la quale i celti, o chi per loro, facevano le elementari, poi andavano a lavorare in fabbrica e poi si sposavano con una "brava ragassa", poi figliavano e soprattutto andavano sempre a messa.
Per dimostrare la profonda idiozia di quest'idea granitica di famiglia per bene che la nostra classe politica vuole appiopparci, faccio ricorso alle parole dell'amico Arnold Van Gennep, autore di uno scritto seminale intitolato "I riti di passaggio", che vi consiglio se siete amanti delle mutilazioni e delle pratiche sessuali che da noi sono considerate devianti*.

"L'efficacia magico-religiosa del coito con un animale risulta anche nelle prescrizioni seguenti, rilevate in Dalmazia dal dottor A. Mitrovics. [...] Per avere una vita felice in famiglia, bisogna copulare con una capra e si deve anche raccogliere lo sperma e con questo spalmare la porta di casa." (Van Gennep, I riti di passaggio, 1909, pg. 151)

Sbaglio, o questa è una pratica tradizionale diffusa un tempo presso i nostri amici confinanti? Che sia forse il caso di rivalutarla?

*io lo sto studiando per un esame, il ché significa che non si tratta di un testo sovversivo, sempre che il mio professore di antropologia non sia un periocoloso cospiratore.

Vista la mia tendenza ad associare il Natale alla parola morte, aggravata per altro dalla dipartita dell'amato Vic Chesnutt, aspettavo con ansia un evento che mi facesse sorridere con autentico piacere.

Non essendo una lettrice abituale del Giornale di Vicenza, che consulto solo quando mi concedo qualche ora da "pensionata veneta al bar", sono per lo più ignara della cronaca locale.
Grazie al cielo questa mattina mi sono imbattuta nell'ultimo post de il Boccale di Vicenza, senza il quale mi sarei persa l'ennesimo esempio di demenza berica.

."


I recognise that mystical air
It means: I'd like to see your underwear

The Smiths, Miserable Lie
Esaminiamo insieme i fatti.

- Da circa un mese sto ascoltando ossessivamente un solo artista. Le uniche eccezioni sono i Rodan, gli Shellac e gli Hüsker Dü, che mi concedo a volumi letali nei momenti in cui vorrei essere altrove. (A)
- Faccio grafici per la tesi e poi li sbatto in faccia alla gente per dimostrare che le mie turbe mentali hanno un fondamento (?)
- Faccio grafici e me ne vanto (V)
- Quando esco in un orario diverso da quello dello spritz prendo caffè corretto prugna o semplice prugna (V+ veneto)
- Ho sia gli occhiali per vedere da lontano sia quelli per vedere da vicino (V)
- Mi capita di passare ore intere accasciata sul divano a fissare il buio ascoltando la musica indicata al primo punto (A+)
- Sono stata malissimo per settimane perché il più antico e malvagio tra i miei amici -ovvero colui con cui mi ubriacavo a sedici anni, l'unico che non mi abbia ripudiata nel frattempo- non rispondeva ai miei messaggi (A++)
- Penso di aver accettato l'idea che il più antico e malvagio tra i miei amici -ovvero colui che questa mattina ha disegnato croci rovesciate e altre cose blasfeme sulla bozza della mia tesi e sui miei grafici- sia meno interessato alla mia salute mentale di quanto pensassi (V)
- Ho citato per la prima volta il più antico e malvagio tra i miei amici -colui che lasciò un unico commento ad uno dei miei post anni or sono e quel commento era una bestemmia- in uno dei miei scritti, anche se in realtà c'é anche nella mia tesi (?). Lì l'ho citato in quanto attivista del No Dal Molin. Gli ho fatto un'intervista qualche settimana fa e ho sbagliato un sacco di cose perché la situazione prescriveva che ci ubriacassimo di brandy subito dopo pranzo "come ai vecchi tempi"* (A). Poi abbiamo parlato di massimi sistemi nella semioscurità e guardato video del No Dal Molin e di gruppi hc su youtube finche non è tornata a casa mia mamma (A+)
- Ho fumato nascostamente una sigaretta seduta su un marciapiede (A) e sono stata sgamata dalla mia migliore amica (A+)
- In questo periodo riesco a leggere solo gialli. Tutto il resto non riesce a catturare la mia attenzione (V)
- Sono venuta meno al mio voto di sobrietà (V) tingendomi i capelli di un rosso che turba mia madre (A)
- Sono stata cattiva (A+) e non mi sono sentita in colpa (V)
- Ho usato lo slogan del No Dal Molin "resisteremo un minuto di più" parlando di relazioni sentimentali (V)
- Ho visto i Melvins dal vivo (A)
- La mia tesi si compone, tra le altre cose, di paragrafi molto poco sociologoci che il mio relatore ha definito "divertenti". Si tratta ovviamente di pseudo generalizzazioni senza fondamento in puro stile Underbreath (A)
- Penso che a breve mi farò un tatuaggio la cui stupidità vi lascerà basiti (A+). Vi do un indizio: è molto più stupido dei miei tatuaggi attuali (=un minotauro di radioheadiana memoria che piange e un ombrello)
- Due giovedì fa ero così depressa a causa dello stallo sul fronte tesi e del silenzio del mio amico malvagio che durante il dj set al Sabotage ho bevuto quattro prugne e ho messo i Suicide (A+++)
- Ho pagato per vedere un concerto dei Los Fastidios (?) e poi sono rimasta fuori dal locale per tutto il tempo a dire (cito testualmente): "Ma quando cazzo dura questa merda?" (V+)
- Mentre ponevo questa domanda una bottiglia di vino dal gusto spiacevole trafugata da casa faceva capolino dalla mia borsa (A) ed intorno a me trionfavano discorsi sessisti pronunciati da gente che si dipinge come di estrema sinistra. Ad un certo punto ho anche insultato un tizio perché le sue affermazioni erano nauseabonde (V).
- Penso di essere stata etichettata come "femminista #1" all'interno di una cerchia sociale che ho frequentato negli ultimi tempi perché la gente teme la mia ira e sa che ho i dati alla mano per dimostrare il contrario di qualsiasi boiata sessista venga detta in mia presenza (V).
- Qualche giorno fa ho spaccato uno specchietto della macchina (A as neopatentato o V as persona decrepita) uscendo dal cancello di casa. Poi ho pescato un cd a caso dal mucchio dei cd strisciati. Erano le Peel sessions degli Smiths. Ho guidato canticchiando e mentre ero ferma ad uno stop ho realizzato che erano almeno due anni che non pronunciavo quelle frasi trovando tracce dei loro contenuti sul mio corpo (A)

post scritto ieri notte mentre ero in preda all'insonnia

*in realtà prima di allora non avevo mai bevuto brandy subito dopo pranzo

La domanda è: "in un paese di merda come l'Italia è più probabile che trovi un lavoro dignitoso io* o questa tizia del nuovo ordinamento (classe 1988) che mostra apertamente le sue tette sulla piattaforma di e-learning della facoltà patavina di scienze politiche?"

*studentessa dotata di senso critico che non rivende i classici dopo aver fatto gli esami (classe 1987)

Negli ultimi tempi non passa settimana senza che io scopra il master della mia vita. Sfortunatamente gli istanti di trionfo sono spesso seguiti da insulti più o meno taciti all'università italiana.
La cosa che più di tutte mi fa ridere e piangere al contempo è questa: a marzo dovrei laurearmi in sociologia; nonostante questo i miei crediti in metodologia e statistica sono così pochi che pare debba fare delle integrazioni per qualsiasi master vagamente intelligente e orientato al lavoro sul campo. Sto parlando di master di matrice sociologica, ovviamente.
Il bello è che non posso lamentarmi o dedicarmi all'autocommiserazione, poiché questo scatena le ire dei miei parenti. I miei genitori mi ripetono incessantemente: "vedrai che troverai il master giusto", mentre i miei nonni sono ancora convinti che io sia un genio solo perché ho pubblicato un libro composto da meno di 150 pagine e stampato con carattere enorme. Dal loro punto di vista è strano che io non abbia una borsa di studio multimilionaria e non sia una studentessa di Harvard come Rory Gilmore. Per il momento cerco di solo di spiegare al parentame che in effetti avrei già trovato almeno venticinque master di mio gradimento; il punto è un altro.
Ad ogni modo, in questo istante me la passo egregiamente. Ho casa libera per due settimane, durante le quali dovrò preparare uno degli esami più disgustosi ed insormontabili del mio corso di laurea (Legislazione Minorile) e Scienza Politica. Il manuale di Scienza Politica mi fa rivoltare le budella solo a guardarlo. Pare sia aggiornato al 1996. Persino io, stupida studentessa di triennale, sono in grado di affermare che buona parte delle teorie ivi contenute non stanno in piedi.
Inoltre adoro i libri che recitano: "Ricerche recenti (Melucci, 1964) dimostrano che..."
A parte questo mi sono riprendendo dai due viaggetti che mi sono concessa durante agosto. Durante il fine settimana di ferragosto sono stata in Bretagna per la Route du Rock con Baldra, Anita e Michele; successivamente mi sono spostata ad Amsterdam, sempre in compagnia del Collega. Il tutto in treno, per un totale di cinquantotto ore di andate e ritorni.
Il viaggio migliore è stato il notturno da Monaco ad Amsterdam, durante il quale ho avuto il piacere di convivere con un gruppo di giovani tedeschi petomani. Ho inoltre apprezzato il tratto Brennero-Vicenza, durante il quale il mio scompartimento è stato invaso da un branco di studentesse patavine di Scienze della Formazione.
Sul treno Monaco-Vicenza
A volte mi faccio scrupoli ad affermare la superiorità morale di alcune categorie su altre, specialmente se io faccio parte dei "pregevoli". In questo caso credo di poter affermare senza indugio la superiorità morale dei pendolari sui "non pendolari che prendono un treno ogni tanto", specialmente se quest'ultimi ritengono sensato e divertente stappare una bottiglia di spumante altamente esplosivo in scompartimento, dimostrando inoltre di non saper svolgere neanche questa banale attività.
Al di là di questo posso dire di aver apprezzato molto la Route du Rock, in particolar modo le esibizioni di Saint Vincent, Andrew Bird e Peaches.
Ad Amsterdam, invece, Baldra ed io ci siamo limitati a visitare i posti che non avevamo visto due anni fa e a scegliere con grande accuratezza un singolo grammo di erba da farci durare per tutti e quattro i giorni della nostra permanenza. Dopo aver consultato la nostra guida alternativa siamo finiti al coffee shop De Dampkring, che vi consiglio caldamente.
In realtà, a differenza dei tanti giovani italiani che vanno ad Amsterdam per drogarsi, io mi sono limitata ad assumere sostanza stupefacenti perché mi sembrava uno spreco non farlo. Il mio obiettivo primario era invece tornare da Soup En Zo, il take-away delle minestrine.
Per due anni ho sognato di poter mettere le mani su quelle delizie, assillando Baldra e ripetendo "minestrine!" tra me e me. A riprova della mia ossessione, una volta giunta in città, ho perso totalmente il senso dell'orientamento, eppure sono riuscita ad individuare sulla cartina l'esatta collocazione di En Zo senza ricordarne l'indirizzo.
L'aiuola volante
Oltre ad aver mangiato divinamente spendendo relativamente poco, Baldra ed io abbiamo coronato il nostro viaggio con due concerti al Paradiso: Windsor for the Derby e Dinosaur Jr..
Il Paradiso è con ogni probabilità il locale per concerti più bello che abbia mai visto. Così bello che ci abiterei.

Ora non mi resta che passare i due esami, scrivere altre quattro righe di tesi, ampliare l'orto, piantare più di duemila bulbi con gli amici del gruppo di guerrilla gardening e capire che ne sarà di me.

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