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In genere ripristino una parvenza di ordine nel caos dei miei pensieri scrivendo. Ora che non ho tempo di abbandonare le sudate carte e lasciare che le mia dita si muovano liberamente sulla tastiera, sono pervasa da inquietudine e dubbi amletici. La notte è la mia personale nemica. Non riesco ad addormentarmi. I miei incubi sono scevri dall'ombra degli imminenti esami che pesano, invece, sulle mie ore di veglia. Sogno in modo stupido e masochista, ignorando la morte e flirtando con ciò che la precede.
Gli esami, con le loro modalità insipide e spesso prive di senso, mi ricordano periodicamente che non so cosa sto facendo della mia vita. Che sono solo un individuo di genere femminile i cui stati mentali e desideri cozzano con l'appartente incompatibilità tra regime capitalistico e aglio egiziano*.

* questa ve la spiego la prossima volta

I feed on you
You feed on me
Sebadoh, Downmind

Caro Signor Compost,
è la ragazza con il badile che ti scrive.
Come forse ricorderai dalla nostra ultima conversazione, sono ora costretta a trascorrere buona parte del mio tempo nella remota città di Trient/Trento, lontana da te e da tutti gli organismi che ti popolano.
Trient/Trento differisce profondamente dal costrutto mentale della suddetta che sonnecchiava nel mio cranio fino a qualche settimana fa. Sono oramai passati due mesi dal mio trasferimento e non ho ancora avvistato un singolo esemplare di gatto, di cavallo cornuto o di orso delle foreste. A confronto Vicenza pare pullulare di vita felina. Tu stesso ne sei testimone: non è raro che Gatta Rossa ti scelga come giaciglio. Il suo mantello, la cui mutevolezza stagionale mi commuove anno dopo anno, si accosta con dolcezza al verde scuro della tua plastica corazza.
Mi manchi Signor Compost. Non posso fare a meno di urlarlo ai quattro venti.

Mi mancano i nostri periodici incontri sotto il cartello di via Giolitti e le fronde dell'acero rosso. Gli sguardi schifati dei vicini di casa, indirizzati forse alla putrescenza del tuo ventre o - non è da escludere - alle occhiate languide che ci scambiamo. Mi manca il tuo odore di bosco, il calore che emani anche durante i mesi invernali, il modo in cui trasformi scarti organici ammuffiti in fertile humus. Ti amo Signor Compost, anche quando aprendo il tuo coperchio scopro lumache grandi come un anacronistico iPod Mini, grasse come clementine sicule, bavose come maniaci sessuali.
Mi manca la quiete che provo nel ribaltare il tuo contenuto, onde evitare il ristagno di zone non ossigenate. Mi manca il vecchio badile di casa, con il quale ti rimescolo e, una volta all'anno, spargo le tue deiezioni nell'angolo in cui tenterò invano di coltivare delle zucche.
Qui a Trient/Trento non mi è dato possedere un compost. Vivo al terzo piano di un condominio il cui nome pare più adatto ad una cittadina balneare che ad un agglomerato urbano affossato in una valle montana. A Trient/Trento la raccolta differenziata viene presa molto sul serio dai fanatici che se ne occupano. Hanno ideato un modo per identificare i responsabili di sacchetti mal assemblati. L'immondizia incriminata non viene raccolta. Te la lasciano in cortile per umiliarti di fronte ai tuoi condomini che la settimana scorsa si sono quasi pestati e hanno distrutto la porta d'entrata. Poi devi riportarla in casa e fare dei nuovi sacchetti.
Trient/Trento è una città piena di persone isteriche. Guidare a Trient/Trento è terribile. Ti suonano qualsiasi cosa tu stia facendo, anche se sei palesemente forestiero. Pensavo che solo a Istanbul si potessero raggiungere tali livelli di inquinamento acustico ingiustificato. Invece Trient/Trento, dietro alla sua facciata di funzionalità e spettacoli teatrali in abbondanza (fino alla nausea, NdR), non è che una declinazione pseudoteutonica di Istanbul. Chi l'avrebbe mai detto?
Come tu ben sai, Signor Compost, io sono una grande fan della raccolta differenziata, principalmente perchè preferisco ignorare i dubbi che mi attanagliano ogni qual volta mi capita di constatare che ogni singolo comune del vicentino differenzia i rifiuti in modo diverso. Mi piace fare a pezzi i contenitori pensati per l'indifferenziata fino ad ottenere plastica bruciata e vetro. Ma soprattutto, mi piace avere te, Signor Compost. Qui a Trient/Trento sono costretta a donare alle aziende municipalizzate locali tutti i miei fondi di caffè, culi di carota e cibi ammuffiti delle coinquiline. La sensazione che provo gettando i fetidi sacchetti in mater-bi nei bidoni condominiali è quella di averti tradito, Signor Compost. Mentre io mi libero delle scorie domestiche nella terra dell'efficienza, tu piangi in solitudine degluetendo vecchie foglie di acero giapponese, ormai polverizzate.
Baldra, il mio infermiere erbivoro (n.b. dove per erbivoro non intendo vegano, bensì amante delle verdure a foglia larga scondite, come le vacche), mi deride quando canto le tue lodi in aramaico, quando preparo sacchetti di pane raffermo da portarti a Vicenza, quando mi dolgo pensando al fatto che nessuno degli umani con cui abito in terra berica ti ama al punto da riempirti in modo ragionato.
Capita così che io torni a casa e ti trovi pieno di foglie di magnolia, che impiegano circa tre anni per decomporsi, mentre il tuo ciclo normale è di circa dodici mesi.
Caro Signor Compost, domani mattina ci rivedremo.
Mi manchi tanto.

Un caro saluto,
La ragazza col badile

p.s. Ti ho preparato un sacchetto di pane raffermo. Mi dispiace di non avere altro cibo più gustoso, ma sfortunatamente non posso trasportare alimenti ammuffiti in treno.

Sovrappopolazione, eccesso di caffeina, i monologhi del professore filosofo ed oggetti inspiegabilmente rinvenuti nel mio astuccio del Piccolo Principe hanno generato questa rappresentazione semovente di Pacman.

Sperando che l'inverno finisca presto e che la primavera porti tanti adorabili roditori nei nostri giardini.

Come ben sapete, sono una grande amante della polemica sterile.
Si tratta senza dubbio di una delle poche cose che mi tengono in vita, considerando quanta poca soddisfazione mi dà questa città di morti.
Vista la scarsità di soggetti cui sottoporre le mie arringhe insensate e le soventi minacce di defenestrazione provenienti dai miei irati genitori, ho deciso di considividere parte delle mie riflessioni con voi, Amati Lettori.

Quest'oggi l'oggetto della mia analisi poco seria è il video di "Kings and Queens" dei 30 Seconds to Mars, una band che ho sempre ignorato, probabilmente perché costruita per rispondere alle esigenze di un target in cui non rientro. Quel genere di target che comprende gente che va in visibilio di fronte ad un video da svariati milioni di dollari e roba simile.
Quindi, premesso che l'unica cosa che so dei 30 Seconds to Mars è che il leader della band è Jared Leto, a me noto esclusivamente come attore, chiedo remore per l'incompletezza di ciò che segue.

Ma veniamo al dunque.
Cosa mi turba di questo video?

Quando lo vidi per la prima volta su Mtv mi lasciò dubbiosa.
Cos'erano tutti quei ciclisti? Perché alla fine del video sembra che vadano a suicidarsi giù dal molo? Che senso ha la vicenda del tizio che viene investito e che poi si rialza come se niente fosse? È forse un superuomo? Un dio? Un'incarnazione di Santa Caterina da Alessandria (protettrice dei ciclisti)? E il cavallo? Che senso ha il cavallo?
Il video è forse un riferimento alla pratica chiamata Critical Mass? Se sì, che senso ha se viene praticata di notte, con le strade deserte? Nessuno, ovviamente.
Quindi, se non è Critical Mass, che cos'è? Generico nulla? Qualcosa che vuole sembrare accattivante, cool, politicamente schierato?
Apparentemente sì, a giudicare dal trionfo di splendidi/e ciclicisti/e e dallo sfoggio di iconografia palesemente banksiana.

Per trovare una risposta a tutte queste attanaglianti domande, mi rivolsi a Wikipedia. In un'intervista citata nella pagina dedicata al singolo "Kings and Queens", il nostro amico Jared Leto, che è anche il regista del video, afferma:
"Ma l'idea della biciclettata notturna... Ho alcuni amici che stavano partecipando a Critical Mass, Crank Mob e People's Ride a Los Angeles ed è una di quelle cose scoperte per caso, quando alcune persone hanno cominciato a parlarmene. Poi un mio amico ha cominciato ad avere l'attrezzatura, poi un altro ancora... Ho pensato che il mondo fosse davvero interessante e che potesse essere un bellissimo sfondo per il nostro video."

D'accordo Jared, il video ha un certo impatto. Non per niente mi ha spinta a scrivere questo post.
Eppure non penso che delle motivazioni estetiche giustifichino l'uso che qui viene fatto di una pratica con un forte significato politico. Il modo in cui è stata trasposta la fa sembrare una semplice parata di gente in bici.
Soprattutto se facciamo riferimento ad un'altra dichiarazione di Jared Leto, che spiega la scelta di girare il video a Los Angeles:
"Penso che questa città sia un posto bellissimo di notte, le strade deserte. È come se fosse un paesaggio dimenticato... Molto sereno." (da Wikipedia)
Ora, che senso ha collocare una scena di critical mass in un posto dove non c'è traffico? Non ci vuole un genio per rispondere a questa domanda.
E non apro parentesi sul numero esponenziale di fixed bike che compaiono nel video, altrimenti potrei scrivere per altri due giorni.

In conclusione, pare proprio che il video di "Kings and Queens" millanti un'anima che non ha. E pensare che qui in redazione (=nel mio cervello) speravamo che si trattasse di un qualcosa di pregevole, di cui poter scrivere con gioia.

Pare che ci siano casini al magazzino delle Poste di Vicenza. Il penultimo numero di Internazionale mi è arrivato questa mattina. Ho finito per leggere il mio oroscopo online.

Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)

Rimango sempre sconcertato quando, parlando dell'influenza di Saturno, certi astrologi intonano il gospel del pessimismo cosmico. Secondo me il pianeta degli anelli ci fa il regalo più grande che possiamo immaginare: ci stimola a diventare quello che siamo destinati a essere. Ci aiuta a tenerci alla larga dagli obiettivi che non sono in sintonia con la nostra anima. Ci costringe a rinunciare a fantasie vuote che, anche se si realizzassero, non ci renderebbero felici. Di conseguenza, sono lieto di darti una buona notizia. Da ora fino all'ottobre del 2012, Saturno viaggerà per buona parte del tempo nel tuo segno. E ti spingerà a eliminare le distrazioni inutili che non ti fanno concentrare su quello che ti spetta di diritto. (di Rob Brezsny)

Spero che questo significhi che ad aprile andrò a zappare sull'isola di Inis Mor. Se così non fosse dovrò ripiegare su qualche progetto di fuga alternativo.
Come suggerivo qualche post fa, la terra berica sta facendo di me una dissociata. Per quanto mi sforzi di vedere la questione in termini goffmaniani, questo non mi solleva dalla tragicità del dato empirico. Il dato empirico dice che, onde evitare detonazioni emozionali poco consone ad una persona con gli occhiali, faccio l'equilibrista tra la senilità più sprezzante e l'etilica spensieratezza adolescenziale. Il bello di tutto ciò è che riesco a prendermi sul serio pur sapendo che sto ragionando per stereotipi.

Questi cazzo di anni zero -come li chiama la leggenda vivente Vasco Brondi- sono stati per me gli anni della pre-adolescenza/adolescenza/prima post-adolescenza. E chiedo scusa per l'uso di queste segmentazioni su cui ho costruito il mio status di ggggiovane osservatrice dei ggggiovani.
Che dire? Cosa racconterò io di questi cazzo di anni zero? Ma soprattutto a chi?
Al di là delle problematiche macro, sulle quali preferisco soprassedere, che ricordi conserverò di questo decennio?

Forse...
- Ero alle medie, seduta su una panchina dell'istituto cattolico con la mia migliore amica dell'epoca. Lei mi passò un auricolare e dal suo walkman tenuto insieme con lo scotch uscì Serve the Servants. Ovvero: il mio primo ascolto dei Nirvana.
- Il fatto che durante gli anni zero tutti i miei morosi si chiamassero Luca.
- Le suore
- Underbreath
- L'orgoglio isolazionista e i capelli tagliati sempre più corti, fino al giorno in cui Luca2 aka Pacci mi rasò con estrema ignoranza.
- Il mio Guru
- L'ubriachezza molesta e il quartiere di Laghetto
- Il fatto che ad un certo punto la gente abbia cominciato ad apprezzarmi. Alcuni dicono per l'intelligenza. Altri per il senso dell'umorismo. Io continuo a non spiegarmi queste affermazioni.
- Il giorno in cui mi fu comunicato che durante la ricreazione non potevo andare nel corridoio della mia amica Giulia perché "avevo una cattiva influenza su di lei."
- Il giorno in cui cominciai ad odiare il mio medico di base.
- Il giorno in cui mi tolsi l'apparecchio per i denti e festeggiai l'evento comprando "Rubber Soul".
- Il giorno in cui andai in tv e vidi centinaia di signore in pelliccia che facevano la coda per gelarsi il culo in un capannone senza riscaldamento. Pensai: "Wow. Questo è il male".
- La mia sbronza #1, che in realtà ricordo a pezzi e dalla quale mi ripresi tre giorni dopo.
- La sera in cui vidi il mio primo tardivo concerto dei Derozer e ascoltai per la prima volta Spiderland.
- I risvolti piacevoli dell'università: un certo numero di compagne sensate, il corso del mio relatore e quello del prof isterico, che corso non era.
- L'uso massivo della bici. In particolar modo in condizioni atmosferiche avverse.
- La perdita della faccia.
- I sabati al Cancelletto, le mille varianti dello spritz, la conquista dello status sotto forma di bicchiere di vetro.
- La settimana in quel di Meledo, con i miei amici di Laghetto, Luca1, Luca2 aka Pacci, Viola e il mio amico malvagio. In particolar modo: la gara dell'abuso di caffé, l'odore di perdizione, le porte chiuse a chiave, la birra onnipresente, le conversazioni a bordo piscina che trasudavano frustrazione sessuale, la monotonia del cibo che diveniva motivo di festa, gente in armatura handmade che correva tra gli alberi in piena notte.
- La prima manifestazione nazionale del No Dal Molin, in particolar modo il momento cui realizzai quanta gente c'era.
- Amsterdam parte I e parte II
- Il mio primo concerto degli Offlaga Disco Pax al Capannone, che era pieno di trentenni vestiti in modo pretenzioso.
- Il periodo in cui la Subaru M80 fu l'unica macchina a pois della città e i sedili cominciarono a staccarsi.
- Un collage di momenti in cui mi dissi: "Sono passata oltre." L'ultimo è stato ieri sera, mentre bevevo una prugna al Sartea.
- I primi segnali della mia passione per l'accumulo di libri.
- Un certo numero di schiene
- La prima volta che udii il verbo di Moz attraverso il mio Guru.
- Gli Arcade Fire al Rock en Seine
- Gli anfibi come insignificante punteggiatura del mio vestire. In particolar modo i miei primi anfibi, abbandonati quest'estate nel campeggio della Route du Rock.
- Il giorno in cui vidi per la prima volta Baldra con la sua maglietta di Goo e gli chiesi: "Ma come ti chiami veramente?"
- Il giorno in cui, tornando verso casa con la mia bici, mi trovai di fronte alla demolizione del centro sociale Ya Basta. Ero alle medie e non ci avevo mai messo piede.
- La provincia finita di significato Pacci, che include tutte le nostre interazioni dal giorno in cui mi portò una copia di Let it Bleed a quello in cui abbandonammo il campeggio delle esonazioni fognarie poco fuori Barcellona e tornammo a casa.
- I gelidi marmi palladiani di Piazza Matteotti e il fatto che avessimo tutti le stesse scarpe.
- La letteratura francese spiegata dalla mia prof delle superiori
- La cantina di Luca1 (i ricambi per auto, le coperte sporchissime, una copia di Meat is Murder su vinile, l'ubriachezza molesta, Pacci vestito da coniglio, i Crash Test, il voler forzare le cose, due capodanni di devastazione).
...

[So che molte delle cose che compaiono nella lista sono incomprensibili. L'ho stesa perché mi andava di farlo e penso che pubblicarla sia l'unico modo per non perderla.
Grazie per l'ascolto e buon rito di passaggio a tutti.]

I recognise that mystical air
It means: I'd like to see your underwear

The Smiths, Miserable Lie
Esaminiamo insieme i fatti.

- Da circa un mese sto ascoltando ossessivamente un solo artista. Le uniche eccezioni sono i Rodan, gli Shellac e gli Hüsker Dü, che mi concedo a volumi letali nei momenti in cui vorrei essere altrove. (A)
- Faccio grafici per la tesi e poi li sbatto in faccia alla gente per dimostrare che le mie turbe mentali hanno un fondamento (?)
- Faccio grafici e me ne vanto (V)
- Quando esco in un orario diverso da quello dello spritz prendo caffè corretto prugna o semplice prugna (V+ veneto)
- Ho sia gli occhiali per vedere da lontano sia quelli per vedere da vicino (V)
- Mi capita di passare ore intere accasciata sul divano a fissare il buio ascoltando la musica indicata al primo punto (A+)
- Sono stata malissimo per settimane perché il più antico e malvagio tra i miei amici -ovvero colui con cui mi ubriacavo a sedici anni, l'unico che non mi abbia ripudiata nel frattempo- non rispondeva ai miei messaggi (A++)
- Penso di aver accettato l'idea che il più antico e malvagio tra i miei amici -ovvero colui che questa mattina ha disegnato croci rovesciate e altre cose blasfeme sulla bozza della mia tesi e sui miei grafici- sia meno interessato alla mia salute mentale di quanto pensassi (V)
- Ho citato per la prima volta il più antico e malvagio tra i miei amici -colui che lasciò un unico commento ad uno dei miei post anni or sono e quel commento era una bestemmia- in uno dei miei scritti, anche se in realtà c'é anche nella mia tesi (?). Lì l'ho citato in quanto attivista del No Dal Molin. Gli ho fatto un'intervista qualche settimana fa e ho sbagliato un sacco di cose perché la situazione prescriveva che ci ubriacassimo di brandy subito dopo pranzo "come ai vecchi tempi"* (A). Poi abbiamo parlato di massimi sistemi nella semioscurità e guardato video del No Dal Molin e di gruppi hc su youtube finche non è tornata a casa mia mamma (A+)
- Ho fumato nascostamente una sigaretta seduta su un marciapiede (A) e sono stata sgamata dalla mia migliore amica (A+)
- In questo periodo riesco a leggere solo gialli. Tutto il resto non riesce a catturare la mia attenzione (V)
- Sono venuta meno al mio voto di sobrietà (V) tingendomi i capelli di un rosso che turba mia madre (A)
- Sono stata cattiva (A+) e non mi sono sentita in colpa (V)
- Ho usato lo slogan del No Dal Molin "resisteremo un minuto di più" parlando di relazioni sentimentali (V)
- Ho visto i Melvins dal vivo (A)
- La mia tesi si compone, tra le altre cose, di paragrafi molto poco sociologoci che il mio relatore ha definito "divertenti". Si tratta ovviamente di pseudo generalizzazioni senza fondamento in puro stile Underbreath (A)
- Penso che a breve mi farò un tatuaggio la cui stupidità vi lascerà basiti (A+). Vi do un indizio: è molto più stupido dei miei tatuaggi attuali (=un minotauro di radioheadiana memoria che piange e un ombrello)
- Due giovedì fa ero così depressa a causa dello stallo sul fronte tesi e del silenzio del mio amico malvagio che durante il dj set al Sabotage ho bevuto quattro prugne e ho messo i Suicide (A+++)
- Ho pagato per vedere un concerto dei Los Fastidios (?) e poi sono rimasta fuori dal locale per tutto il tempo a dire (cito testualmente): "Ma quando cazzo dura questa merda?" (V+)
- Mentre ponevo questa domanda una bottiglia di vino dal gusto spiacevole trafugata da casa faceva capolino dalla mia borsa (A) ed intorno a me trionfavano discorsi sessisti pronunciati da gente che si dipinge come di estrema sinistra. Ad un certo punto ho anche insultato un tizio perché le sue affermazioni erano nauseabonde (V).
- Penso di essere stata etichettata come "femminista #1" all'interno di una cerchia sociale che ho frequentato negli ultimi tempi perché la gente teme la mia ira e sa che ho i dati alla mano per dimostrare il contrario di qualsiasi boiata sessista venga detta in mia presenza (V).
- Qualche giorno fa ho spaccato uno specchietto della macchina (A as neopatentato o V as persona decrepita) uscendo dal cancello di casa. Poi ho pescato un cd a caso dal mucchio dei cd strisciati. Erano le Peel sessions degli Smiths. Ho guidato canticchiando e mentre ero ferma ad uno stop ho realizzato che erano almeno due anni che non pronunciavo quelle frasi trovando tracce dei loro contenuti sul mio corpo (A)

post scritto ieri notte mentre ero in preda all'insonnia

*in realtà prima di allora non avevo mai bevuto brandy subito dopo pranzo

Che ne è stato dei post relativi ai miei turbamenti, alle mie cazzate quotidiane? Li scrivo a mente e poi li lascio lì, perché la mia personalissima situazione geopolitica è mutata negli ultimi anni.
Ora potrei offendere qualcuno. Qualcuno che non merita di essere offeso.
Quando nessuno dei miei conoscenti pareva interessato a quello che scrivevo dovevo preoccuparmi solo delle suore e delle mie compagne di scuola.

Quindi sappiate che io continuo a scrivere a mente. Quasi quasi mi trasferisco su iobloggo e vi costringo tutti a chiedermi la password per poter filtrare il mio flusso di coscienza.

"Cosa stai combinando in questo periodo?", mi chiedete voi.
Bah. In questo periodo soffro d'insonnia, fingo di non essermi arenata sul fronte tesi, rifletto sul primo episodio secessionistico della Santa Alleanza dei Guerriglieri Verdi. Cos'altro? Progetto i prossimi tatuaggi da farmi, mi faccio prendere dal panico, leggo Goffman e la Arendt, osservo l'espansione delle mie occhiaie.
Ho tre interviste intatte che aspettano solo di essere sbobinate.
Stasera vado a mettere musica da uomini al Sabotage. La chiamo musica da uomini per denigrare gli uomini, sia chiaro.
Quando andai al Sabotage la prima volta ricordo che un metallaro disgustoso sulla quarantina mi urlò: "Ehi, rossa! Vieni a sederti qui [indicando le sue ginocchia]".
Queste sì che sono esperienze formative. Tra l'altro all'epoca non avevo neanche i capelli rossi.

Mio padre vuole farsi tatuare il logo del Chelsea. L'aspetto divertente della questione è che ha rivelato questa intenzione a mia madre un paio di mesi fa e io l'ho saputo del tutto collateralmente mentre stavo mangiando la mia minestra domenica scorsa. C'è mancato poco che non finisse sotto i ferri del batterista dei Derozer.
Un altro aspetto divertente della questione è che qualsiasi vicentino calciofilo che si rispetti dovrebbe avere poca simpatia per il Chelsea.
Possibile che io sia l'unica a scandalizzarmi?

A parte questo me la passo alla grande. Sono piegata su me stessa a causa del disfacimento ovarico mensile e bestemmio la categoria dei proibizionisti con passione ed inedito pathos.

A causa di qualche strana coincidenza astrale continuo ad imbattermi in articoli sul cancro all'utero e sui dolori premestruali.
La nonna di Baldra dice che quest'ultimi passano con il primo parto.
Poi ci sono quelli in camice bianco che consigliano di prendere ormoni e dicono: "c'è così tanta disinformazione! Se tutte queste giovini sapessero che basta riempirsi di merda per non stare più male, sarebbero molto più produttive e non ci sarebbe nulla di cui lamentarsi."
Durante le mie peregrinazioni internautiche ho scoperto che i preparati di calendula sono d'aiuto su questo fronte, solo che bisogna assumerli tutti i giorni e io non sono brava con questo genere di cose.
Per anni ho fatto affidamento sugli antidolorifici generici. Li prendevo anche per il mal di denti causato dall'apparecchio e per il mal di testa.
Ora ci mettono qualcosa come sei/otto ore per farmi effetto.
L'unica sostanza da me sperimentata che abbia calmato il dolore senza spiacevoli effetti collatorali (=gravidanza, dimenticanze letali, schifo nel sangue) sfortunatamente è illegale.
Peccato che sia il prodotto di una pianta. Una pianta che fino a qualche tempo fa cresceva rigogliosa in Veneto. Una pianta che, secondo me, ha anche un suo valore ornamentale.

Sono troppo seria per scrivere queste cose? Normalmente potrei esserlo.
Ma, come ho detto recentemente ad un amico, mi sento come avessi nuovamente diciassette anni, solo che ora la mia collezione di dischi tristi si è espansa a dismisura.

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