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[Questo post non è stato rimaneggiato, motivo per cui potrebbe apparire incoerente e scritto con i piedi]

Ieri mattina mi sono svegliata alle 5.15. Nel mentre ho tirato un pugno al mio telefono, che giaceva sul davanzale. Alle 5.30 ho chiuso la valigia e ho salutato Anita. Poi ho camminato per qualche minuto fino alla fermata della metropolitana.
All'aeroporto ho cominciato a sentirmi male. Era pieno di connazionali molesti. Un tizio indossava una maglietta tessente le lodi di Milano. Volevo fendere la folla, dagli una sberla e chiedere: "Why?".

Come mi era stato anticipato qualche giorno prima della mia partenza, a Berlino sono stata benissimo. Poi, una volta rientrata in terra berica, tutto mi ha fatto ancora più schifo del solito. Suppongo sia normale.
L'aspetto interessante della vicenda è che, a conti fatti, nel giro di cinque giorni e mezzo sono riuscita ad innamorarmi perdutamente di una città che mi suona incomprensibile. Ascoltavo tutte queste conversazioni in tedesco e leggevo trentacinque volte i cartelli stradali prima di riuscire a memorizzare il nome delle vie; pur capendo pochissimo non ero pervasa dall'angoscia che, in circostanze normali, infesta la mia quotidianità berica.
Ogni giorno trovavo qualcosa di nuovo da appuntare nel mio taccuino. Un pomeriggio, dopo aver vagato fino allo sfinimento tra musei e parchi, ho osservato il modo in cui lo schema che include trama e personaggi della "cosa" che sto scrivendo si ampliava poco per volta, fino a diventare due volte tanto ciò che avevo assemblato in due settimane di rimuginare a casa.
Credo di aver amato Berlino per un motivo abbastanza semplice; mi sentivo allineata e coerente con il paesaggio e con le persone. Ogni giorno vagavo da sola per ore facendo quello che mi andava di fare. Camminavo fino a non sentire più i piedi, fotografavo spazi marginali di mio gusto e trovavo di continuo la versione tangibile e smaccatamente reale dei miei sogni più improbabili. Ovunque mi girassi c'erano meravigliose aiuole incolte e rustici viali alberati che odoravano di giardinaggio informale. Pareva che lì tutti comprendessero il senso del prendersi cura di un quadratino di terra pubblica. Ai piedi degli alberi c'erano garofani, echinacee, calendule in procinto di fiorire, salvie, girasoli, gigli, tageti e deliziosi bossi lasciati liberi di crescere. Non c'era traccia del giardiniere dominatore, del fanatico dell'ordine. Alcuni locali erano addirittura decorati con piante di fagioli coltivate in vaso.

Martedì sera Anita ed io abbiamo preso la metropolitana e siamo scese a Kreuzberg, dove ci aspettava la Bongio. Poi siamo andate a ballare. Ogni tanto pensavo: "E' martedì sera e questo locale è pieno di gente". Assaporavo il mio sconcerto. Un'altra sera siamo andate a sentire un concerto che si è rivelato essere molto apprezzabile. Poi abbiamo rivangato quel momento di incredulità collettiva durante una delle ultime feste alla Casetta Lou Fai, quando Anita mise i Dirty Projectors e ovunque ci voltassimo c'era gente che ballava. Quindi abbiamo chiesto un pezzo della band suddetta al dj, che somigliava vagamente a Antony Hegarty. Ma quello era un dj cattivo; anziché ballare l'imballabile abbiamo contemplato l'inesorabile fluire di tamarrate anni ottanta per un periodo di tempo imprecisato. Gli Animal Collective ci avevano fatto credere che il tizio con gli stessi capelli di Antony fosse un collega nello spirito.
Non ricordo bene il resto della serata. So che abbiamo trovato questo barista che sapeva fare lo spritz Aperol ed è stato a quel punto che il continuo mischiare birra ed ingredienti dello spritz mi ha permesso di ignorare i miei errori di grammatica. Poi mi sono trovata in un posto dove il dj metteva musica che suonava vagamente russa e -non saprei dire come- dopo un po' stavo bevendo Fritz Cola e parlando di post-rock con una persona adorabile in mezzo al traffico della gente che entrava ed usciva dai bagni.

Come dicevo sopra, appena tornata a casa mi sono sentita di merda. Ero di nuovo nella terra delle lotte fratricide, dei poseur sputasentenze e delle sagre dove si va a devastarsi mentre un esercito di cover band rivoltanti ti fa sanguinare le orecchie. Ciononostante oggi sono stata colta un flusso creativo imprevisto che mi ha portata a realizzare un collage e a rimpirmi le mani e i vestiti di colla vinilica. Erano quasi cinque anni che non facevo un collage. Spero che questa parvenza di serenità permanga nel mio corpo ancora per un po'. Eppure temo che gli sguardi deprecanti dei miei concittadini possano corrompere questo stato di grazia.
Ai tempi delle superiori investivo molte energie nel trasformare lo scherno altrui in un qualcosa di fortificante. Ora -duole ammetterlo- mi faccio problemi ad uscire con le calze bucate. Qui solo le persone certificate come punk indossano le calze bucate. Anzi, le tizie punk comprano le calze e poi le bucano per assemblare un certo tipo di look. Io ho solo un numero imprecisato di calze bucate in un cassetto. Le ho rotte quasi tutte incastrandomi in qualche spigolo della macchina o della bici. Me le metterei tranquillamente se solo fossi preparata a sopportare con un sorriso stampato in faccia il chiacchiericcio isterico delle beriche della mia coorte.
"Hai visto che ha le calze bucate?"
"Sì, che schifo".
Cito questo esempio perché a Berlino era pieno di gente con calze, magliette e scarpe bucate e mi sembravano tutti molto sereni. Erano persone che non amano buttare via un vestito solo perché ha smesso di essere perfetto come il giorno in cui era stato comprato. Solo che lì evidentemente tutto ciò è considerato normale e non c'è gente ad ogni angolo pronta ad insultarti in ragione di qualche principio non universalmente valido.
Forse il motivo per cui continuo a sentirmi bene, indipendentemente dal luogo in cui mi trovo ora, è l'aver sperimentato di nuovo che la mia incapacità di adattamento alla viltà e allo spudorato materialismo berico non dipende da una mia presunta indole malvagia o asociale.
Tante persone, negli ultimi anni, mi hanno fatto notare che ciò che scrivo e dico potrebbe essere il risultato di una natura snob che rifiuto di accettare con pienezza. Ovviamente quest'affermazione lascia il tempo che trova. A Vicenza chiunque abbia una visione del mondo non totalmente plagiata potrebbe tranquillamente passare per snob. Non occorre uscire per strada e cominciare a parlare André Gide o dell'annesima serie tv che non passerà mai in Italia. Basta fingere di aver letto Marx, saper scaricare i torrent, aver una vaga idea di chi siano gli Strokes ed avere un hobby da cervellone sfigato come scrivere su di un blog. O, in alternativa, si può essere snob in virtù di ciò che si ignora o non si fa. Ad esempio, sono stata più volte finita in questa categoria perché evito sistematicamente alcuni programmi tv, perché sono vegetariana e perché non ho mai ascoltato i Derozer, nonostante la sede della Derotten Records sia a pochi numeri civici di distanza da casa mia.
Anche quando ascoltavo solo grunge la gente mi diceva che facevo l'intellettuale.

Negli ultimi tempi sono finita più volte incastrata in tristi discorsi su cosa sia giusto e sbagliato in termini di emigrazione in terre più felici. Non so mai cosa dire in queste occasioni, perché so che non è bello abbandonare Vicetia al suo destino fognario, anche se al contempo sono pienamente consapevole del fatto che stando qui sono diventata cinica, tendente all'autocommiserazione e probabilmente anche lievemente stronza. Il più delle volte quando esco devo stordirmi solo per riuscire a sopportare il clima da Amici di Maria De Filippi meets Chiesa Cattolica Romana che domina nel luogo dove vado a prendere lo spritz. Sono costantemente pervasa da un desiderio violento e brutale di ballare musica che qui quasi tutti ignorano; conseguentemente odio tutti i dj della città e apprezzo attività ricreative insensate come i silent rave organizzati da gente nata svariati anni dopo di me.
Oggi ho ascoltato un milione di volte il nuovo album di Wavves ad un volume molesto perché l'idea di fruirlo in cuffia mi sembrava l'ennesima trasposizione comportamentale del mio desiderio di non avere scazzi con i vicini di casa e con il mondo intero. Poi ho pensato che King of the Beach ha un'innegabile sensibilità pop e il pop piace ai miei vicini. Baglioni e Morandi sono i preferiti dalla gente che ha chiamato "discarica" il mio giardino.
Questo disco riesce a farmi sentire più o meno come quando ascoltavo quasi solo i Nirvana, anche se un po' meno di merda. In entrambi i casi troviamo un persisente strato di "rumore" che disgusta la gente per bene, canzoni che ti si ancorano in testa per settimane e soprattutto un riflesso emozionale ambiguo e difficile da descrivere a parole, perché composto dall'orgoglio dello sfigato e dal generico autolesionismo che ne deriva, il tutto all'intero di un qualcosa che è così bello e vero e viscerale che alla fine non sai più se sei terribilmente depresso o in estasi. E i testi parlano di quelle situazioni in cui vorremmo essere dei personaggi di un romanzo ed essere in grado di comportarci e di dire cose che poi nella realtà nessuno dice, o al massimo le dice non credendoci.
Ad esempio:
"I'm not like them, but I can pretend" (1994).
"My own friends hate me, but I don't give a shit" (2010).
Nel caso della opening line di Dumb mi vengono in mente centinaia di situazioni agghiaccianti durante le quali ho tentato di mimetizzare la mia alienazione in modo fallimentare. Non sto dicendo che sono speciale o chissà che. Semplicemente tendo ad impazzire se costretta a fare o dire alcune cose. Una volta tentai persino di mettermi alla prova. Per una settimana feci tutto quello che mi proponeva una mia compagna di classe/vicina di casa. Erano cose che in circostanze normali non avrei mai fatto, tra cui farmi una lampada della durata di ben due minuti e andare al Totem. La serata al Totem fu un incubo terribile. Ricordo che fui colta da panico più o meno un secondo dopo essere entrata e alla fine sfruttai un amico fumato per andarmene, dicendo che mi aveva chiesto un passaggio e che non potevo lasciarlo lì a marcire.
Questo per dire che ho tentato su me stessa lo stile di vita del berico medio della mia età e mi ha causato molteplici effetti collaterali. Potrei inoltre aprire una parentesi sul modo in cui mi sono finta cattolica per anni alle superiori, ma preferisco risparmiarvi. Il punto è che lo stesso uso del verbo to pretend ad opera del mio idolo adolescenziale implica un certo grado di menzogna agli altri e il più delle volte anche a sé stessi.
Wavves invece dice: "my own friends hate me, but I don't give a shit". Amo questa frase perché per certi versi parla la stessa lingua di Cobain. È come se in realtà dicesse: "My own friends hate me. Let's pretend that I don't give a shit".
Negli ultimi mesi mi sono svegliata più volte nel cuore della notte e mi sono messa a scrivere esattamente di ciò che queste due frasi riassumono alla perfezione. Pagine e pagine di considerazioni il cui unico scopo è farmi sentire meno di merda.
La mattina vorrei alzarmi dal letto e trovarmi in una versione californiana di Vicetia, in cui non essere lo schifo ambulante e il disagio perenne che incarno qui. Vorrei essere "cool" e parlare con la gente con degli occhiali da sole giganti in faccia ed una birra tra mani incastrando quella frase di Wavves nel mio discorso. Vorrei che ogni sabato fosse come quello della chiusura della Corte, quando ero totalmente ubriaca e ho messo i dischi con Baldra usando solo iTunes e c'era un casino di gente che ha ballato fino alle quattro. E abbiamo messo Wavves, gli Sleigh Bells, i Ladytron, i Wombats, Patrick Wolf, i These New Puritans e altre cose non particolarmente sorprendenti per voi che ne capite qualcosa di musica indie, ma che qui sono avanguardia.
Vorrei non avere sempre voglia di picchiare la gente.
Vorrei che ai miei rari momenti d'ira non seguissero frasi come: "Ma perchè l'hai fatto? Adesso non sarete più amici come prima. Dovevi fare finta* che non fosse successo niente", dette da gente che considero intelligente.
Perché noi berici fingiamo di amarci e siamo tutti stronzi.

* dovevi fare finta che [persona a caso] non ti abbia deluso tremendamente facendoti stare malissimo per giorni e giorni.

Una significativa serie di eventi spiacevoli mi ha costretta lontano dal mio pigiama.
Per due giorni ho percorso e ripercorso le stesse strade provinciali, constatando per l'ennesima volta che il Veneto è un'enorme zona industriale priva d'anima.
Google Maps mi dice che tra ieri e oggi ho solcato circa 250 chilometri d'asfalto, quasi tutti senza uscire dal vicentino.
Ho raccolto mia nonna a Magré e l'ho portata all'ospedale di Bassano da mio nonno che, pur avendo avuto un infarto, continua a bestemmiare con l'usuale cadenza. Poi l'ho riaccompagnata a casa.
Oggi sono andata a trovare l'altra nonna in casa di riposo a Crespano.
Mentre guidavo ho scritto mentalmente un post. Spero di trovare la forza di tradurlo in qualcosa di leggibile prima che voli via dalle mie orecchie.

Oggi pomeriggio, quando mi sono accasciata sul divano, ho assaportato una sensazione strana, che somigliava alla frustrazione derivante dalla sconfitta.
Ero troppo stanca per fare qualsiasi cosa. Allora ho chiuso gli occhi e ho dormito.

Sono stata svegliata qualche minuto dopo dalle urla della mia vicina del 1° piano, che aveva suonato il campanello per vomitare odio su un qualsiasi residente della mia dimora.
Tra le altre cose, pare che la sua opinione sullo stato del mio giardino si sia radicalizzata.
Almeno questo è ciò che Mater mi ha riferito.
Nonostante i miei tentativi di rendere il mio fazzoletto di terra appetibile agli stolti, esso resta una discarica ai suoi occhi.

Mesi fa, di fronte a questa stessa osservazione, mi limitai a far sparire un po' di roba e a covare l'odio non sfogato. Questa volta, invece, sono stata risucchiata in un turbine di disprezzo per l'aberrante e prepotente convenzionalità di chi sputa sui miei esperimenti botanici. Ho immaginato scene di distruzione e vendetta.
Ciò che mi irrita maggiormente è il fatto che queste persone sempre pronte ad insultare il mio giardino sono anche quelle che mi vedono dalla finestra quando sto ore ad annusare i fiori, a seminare, a progettare nuovi modi per stipare ortaggi in ogni angolo. Immaginavo avessero colto la passione che mi spinge ad attirare insetti con fiori ricchi di polline e a lasciare che l'erba cresca senza tagliarla ogni due settimane.
Invece no. Per loro sono solo una scema amante delle discariche. Una scema che non merita neanche di potersi difendere, perché le sue argomentazioni sono irrilevanti di fronte alla bruttura che si erge entro la siepe di lauro.

Queste situazioni mi fanno sempre pensare a quando il mio relatore mi disse che, per risolvere una situazione conflittuale in cui ero rimasta incastrata, dovevo darmi al dialogo interculturale. Aggiunse che spesso è necessario intraprendere questa via anche con persone che apparentemente appartengono alla nostra stessa cultura. Anche con i nostri vicini di casa italiani, veneti, vicentini. Perché, se ci pensiamo, il fatto sorprendente è che magari queste persone che ci somigliano in tutto e per tutto ci fanno anche schifo. Non so allora se il concetto di cultura sia adeguato per descrivere ciò che mi trovo tra le mani. Di certo quello di subcultura è fuori luogo. Si tratta piuttosto di piccole divergenze apparentemente insanabili che rendono tutto molto complicato.

Vorrei che i miei vicini mi ascoltassero quando cerco di parlare. Invece mi voltano le spalle, salgono le scale e sigillano il ponte levatoio del loro piccolo Stato nello Stato nello Stato.
E' allora che emergono le scene di distruzione nella mia testa.
Dopo lo sguardo perso nel vuoto di mia nonna, le bestemmie di mio nonno, la disoccupazione, i libri sul nazismo, il senso di inadeguatezza e il bruciante desiderio di una persona a caso che mi dica che prima o poi smetterò di sentirmi così.

Negli ultimi tempi non passa settimana senza che io scopra il master della mia vita. Sfortunatamente gli istanti di trionfo sono spesso seguiti da insulti più o meno taciti all'università italiana.
La cosa che più di tutte mi fa ridere e piangere al contempo è questa: a marzo dovrei laurearmi in sociologia; nonostante questo i miei crediti in metodologia e statistica sono così pochi che pare debba fare delle integrazioni per qualsiasi master vagamente intelligente e orientato al lavoro sul campo. Sto parlando di master di matrice sociologica, ovviamente.
Il bello è che non posso lamentarmi o dedicarmi all'autocommiserazione, poiché questo scatena le ire dei miei parenti. I miei genitori mi ripetono incessantemente: "vedrai che troverai il master giusto", mentre i miei nonni sono ancora convinti che io sia un genio solo perché ho pubblicato un libro composto da meno di 150 pagine e stampato con carattere enorme. Dal loro punto di vista è strano che io non abbia una borsa di studio multimilionaria e non sia una studentessa di Harvard come Rory Gilmore. Per il momento cerco di solo di spiegare al parentame che in effetti avrei già trovato almeno venticinque master di mio gradimento; il punto è un altro.
Ad ogni modo, in questo istante me la passo egregiamente. Ho casa libera per due settimane, durante le quali dovrò preparare uno degli esami più disgustosi ed insormontabili del mio corso di laurea (Legislazione Minorile) e Scienza Politica. Il manuale di Scienza Politica mi fa rivoltare le budella solo a guardarlo. Pare sia aggiornato al 1996. Persino io, stupida studentessa di triennale, sono in grado di affermare che buona parte delle teorie ivi contenute non stanno in piedi.
Inoltre adoro i libri che recitano: "Ricerche recenti (Melucci, 1964) dimostrano che..."
A parte questo mi sono riprendendo dai due viaggetti che mi sono concessa durante agosto. Durante il fine settimana di ferragosto sono stata in Bretagna per la Route du Rock con Baldra, Anita e Michele; successivamente mi sono spostata ad Amsterdam, sempre in compagnia del Collega. Il tutto in treno, per un totale di cinquantotto ore di andate e ritorni.
Il viaggio migliore è stato il notturno da Monaco ad Amsterdam, durante il quale ho avuto il piacere di convivere con un gruppo di giovani tedeschi petomani. Ho inoltre apprezzato il tratto Brennero-Vicenza, durante il quale il mio scompartimento è stato invaso da un branco di studentesse patavine di Scienze della Formazione.
Sul treno Monaco-Vicenza
A volte mi faccio scrupoli ad affermare la superiorità morale di alcune categorie su altre, specialmente se io faccio parte dei "pregevoli". In questo caso credo di poter affermare senza indugio la superiorità morale dei pendolari sui "non pendolari che prendono un treno ogni tanto", specialmente se quest'ultimi ritengono sensato e divertente stappare una bottiglia di spumante altamente esplosivo in scompartimento, dimostrando inoltre di non saper svolgere neanche questa banale attività.
Al di là di questo posso dire di aver apprezzato molto la Route du Rock, in particolar modo le esibizioni di Saint Vincent, Andrew Bird e Peaches.
Ad Amsterdam, invece, Baldra ed io ci siamo limitati a visitare i posti che non avevamo visto due anni fa e a scegliere con grande accuratezza un singolo grammo di erba da farci durare per tutti e quattro i giorni della nostra permanenza. Dopo aver consultato la nostra guida alternativa siamo finiti al coffee shop De Dampkring, che vi consiglio caldamente.
In realtà, a differenza dei tanti giovani italiani che vanno ad Amsterdam per drogarsi, io mi sono limitata ad assumere sostanza stupefacenti perché mi sembrava uno spreco non farlo. Il mio obiettivo primario era invece tornare da Soup En Zo, il take-away delle minestrine.
Per due anni ho sognato di poter mettere le mani su quelle delizie, assillando Baldra e ripetendo "minestrine!" tra me e me. A riprova della mia ossessione, una volta giunta in città, ho perso totalmente il senso dell'orientamento, eppure sono riuscita ad individuare sulla cartina l'esatta collocazione di En Zo senza ricordarne l'indirizzo.
L'aiuola volante
Oltre ad aver mangiato divinamente spendendo relativamente poco, Baldra ed io abbiamo coronato il nostro viaggio con due concerti al Paradiso: Windsor for the Derby e Dinosaur Jr..
Il Paradiso è con ogni probabilità il locale per concerti più bello che abbia mai visto. Così bello che ci abiterei.

Ora non mi resta che passare i due esami, scrivere altre quattro righe di tesi, ampliare l'orto, piantare più di duemila bulbi con gli amici del gruppo di guerrilla gardening e capire che ne sarà di me.

Le ultime due settimane sono state dense di eventi.
Il mio scenario amicale ha visto il rientro della giovine di cui parlai non molto tempo fa. Felicità su questo fronte.
Inoltre buona parte delle mie energie sono state concentrate nel disperato tentativo di non distruggere la casa mentre i miei erano via e prenotare le vacanze.
Quest'ultima attività, di cui parlerò a breve -poiché merita di essere condivisa- si è conclusa meno di un'ora fa.
Gioia anche su questo fronte.

Passando ad altro e giurando a me stessa che scriverò presto un post dotato di senso, vi segnalo un evento che ho avuto il coraggio di condividere anche su Facebook.
Per i berici in ascolto, sabato 1° agosto Baldra ed io metteremo i dischi al Sabotage. Questa volta non ci dedicheremo ad un artista in particolare, ma metteremo indie rock e simili dalle nove e mezza alle due. L'idea è quella di portare il ballo in un luogo pregevole, ma che tradizionalmente non associa quest'attività ai dj set.
Vi invito inoltre a contemplare la locandina, tenendo presente che il disco ivi rappresentato fu donato dalla sottoscritta a Baldra. Quand'egli aprì il pacchetto che avevo fatto per poco non collassò a terra dalla gioia.
Questo perché siamo gente umile e il nostro saldo orgoglio indie berico si staglia maestoso di fronte alle prese per il culo di Gianluca De Rubertis de Il Genio*.

*Il Genio ha suonato recentemente al Perarock di Perarolo (Vi). Suppongo che l'atteggiamento altezzoso e poco cordiale sia una prerogativa della band, che ha perfettamente senso e non merita insulti o cose simili. La situazione problematica concretizzatasi al Perarock è stata però dovuta alla chiara incongruenza tra il suddetto atteggiamento -tollerabile o addirittura auspicabile in un club o in un locale frequentato da un pubblico selezionato- e la fauna presente in quella che a tutti gli effetti è una sagra di buon livello, piena di famiglie e gente che non va oltre la Pausini o Baglioni.
Sfortunatamente le battutine stronze di Gianluca De Rubertis, che filtrai di tanto in tanto mentre cercavo di non farmi schiacciare da un conoscente chimicamente alterato, non furono colte correttamente, ma parvero piuttosto come generici insulti rivolti ad un pubblico di agricoltori fuori dal mondo. Questo perchè Perarolo è sui colli berici e per arrivarci bisogna fare qualche tornante.

Carissimi,
chiedo perdono per la saltuarietà con cui aggiorno questo blog.
Il clima si sta facendo piacevole e gli impegni si accavallano; mi risulta sempre più difficile trovare il tempo per scrivere qualcosa. Inoltre temo di annoiarvi.
Il quarto ed ultimo periodo del presente anno accademico è cominciato. In teoria dovrebbe trattarsi anche dei miei ultimi mesi di frequenza all'università, ma non ne sono poi così certa.
Recentemente Baldra ha trovato prove tangibili dell'idiozia del nostro corso di laurea su Internet Archive. Ha infatti recuperato la pagina con i corsi di Scienze Sociologiche pre-ordinamento 509 (cioé il nostro) e ha così avuto conferma di quella che si credeva fosse una mera leggenda metropolitana. Quando si è passati da quadriennale a triennale, qualcuno dei nostri prof ha pensato bene di compattare il tutto senza ridurre il numero degli esami. Ecco perché, generalmente, chi riesce a laurearsi in tre anni in genere esce completamente ignorante ma con il prezioso/inutile pezzo di carta.
Questo è per me un incentivo ad andare con calma e ad impazzire volontariamente sul fronte tesi.
Ciò che ho constatato è che non esiste traccia del guerrilla gardening nella letteratura scientifica, per cui il mio relatore mi ha fatto presente che dovrò limitarmi a definire un disegno di ricerca, da sfruttare in futuro, magari quando farò il dottorato.
Non che il dottorato sia nei miei programmi.
Attacco del 01/05/09Ad ogni modo mi sono infilata in una sorta di infernale circolo vizioso chiamato "osservazione etnografica". Per i profani l'osservazione etnografica è una tecnica di ricerca qualitativa, che presuppone la convivenza con i soggetti che si intende studiare e la costante stesura del cosiddetto diario entografico. Il diario entografico si compone del maggior numero possibile di informazioni raccolte nel corso dell'osservazione.
Personalmente l'oggetto della mia osservazione partecipante è il gruppo di guerrilla gardening che ho contribuito a creare a Vicenza. Ogni giorno scrivo sui miei fogli spiegazzati quello che viene pubblicato sul forum, ciò che accade durante le riunioni fisiche e ogni singolo evento avente luogo nel corso degli attacchi.
Inoltre devo stendere una traccia d'intervista (N.B. notoriamente la prima versione è sempre pessima) e leggere quintali di cose, la metà delle quali sotto forma di deprecabili pdf.
A parte questo me la passo divinamente.
I treni che collegano Padova e Vicenza non sono mai stati così in ritardo. Oggi Baldra ed io siamo arrivati ad ipotizzare nuovi modi per esprimere la nostra isteria, ad esempio contattando associazioni dei consumatori et similia. Vedere un eurostar Freccia Rossa pressoché vuoto che sfreccia a Grisignano di Zocco dopo che il tuo regionale è stato fermo un quarto d'ora per dargli la precedenza può essere difficile da tollerare. Ancor più difficile può essere sopportare di dover stare fermi per far passare non uno, non due, ma tre eurostar.

Se non fosse per Trenialia la qualità della mia vita e quella di molti altri pendolari migliorerebbe sensibilmente. Sogno il giorno in cui tutto ciò avrà fine. Per lo meno il giorno in cui abbasseranno i prezzi degli abbonamenti.

Qualche tempo fa ho studiato il concetto di capitale sociale per un esame. L'ho trovato molto interessante. In uno dei libri che ho letto si diceva che il Veneto è una zona in cui c'è un capitale sociale molto alto (vedi lo sviluppo dei distretti industriali).
Per questo speravo che il guerrilla gardening potesse attirare le folle beriche. Sfortunatamente non avevo calcolato fattori quali l'invecchiamento della popolazione e l'idiozia diffusa tra i più giovini.
Ho dunque constatato che:
- gli anziani tendono ad apprezzare i giovani che fanno guerrilla gardening, ma raramente intervengono (finora ce n'è stato uno solo che ci ha dato una mano a vangare). In genere si limitano a dire: "Bravi! Per fortuna che i giovani non sono tutti teppisti..." [ah ah ah]
- coinvolgere gli studenti delle superiori pare un'impresa impossibile. Ci siamo ridotti ad usare Facebook per fare propaganda. Ma, essendo l'inattività intrinseca all'uso odierno di FB, tutti ci aggiungono come amici e lì ha fine il discorso. Una parte di me (circa il 5%) confida però in uno sviluppo della situazione.

Nel frattempo ho trovato il master dei miei sogni ed un lavoro che mi piacerebbe fare. Non mi risulta che quest'ultimo esista in Italia. Per me è una gran cosa, considerando che in tutta la mia vita non sono mai riuscita rispondere con convinzione alla domanda: "cosa vuoi fare da grande?" (specialmente quando me lo chiedeva il deprecabile dentista di cui tanto ho scritto in passato).

Attacco del 21/04/09Ecco. Se siete vicentini vi invito ad iscrivervi al gruppo, il cui nome deliziosamente blasfemo è Santa Alleanza dei Guerriglieri Verdi.
Se non siete abitualmente sfottuti con l'appellativo "magnagati" ed usate FB, diventate nostri amici per finta.


Nel frattempo, saluti berici a tutti.

*addare è una parola che ho cominciato ad usare spesso perché mi ricorda quanto male possa fare FB alla gente

-Lunedì ho dato l'ultimo esame della sessione.
-Martedì sono andata a Padova a registrare un voto e a fare qualche centinaio di fotocopie.
-Ieri sono tornata a Padova per registrare Sociologia dell'Organizzazione e parlare con il prof della mia tesi. Sono stata in piedi contro uno dei muri dell'Aula Magna di SciPol per circa due ore e poi l'ho seguito fino in dipartimento, mentre l'isteria collettiva rendeva impossibile qualsiasi tipo di interazione sensata. La confortante risposta che ho ottenuto è stata: "Sentiamoci via email" (N.B. vedi questo)
-Oggi devo andare a trovare mia nonna presso la casa di riposo di Crespano del Grappa. Subito dopo andrò da H&M a Padova in compagnia di Baldra, non ricordo di preciso perché. Ci tengo però a ricordare che da qualche mese H&M esiste anche a Vicenza ma fa schifo. Avreste mai immaginato che una sede di H&M potesse fare schifo? [Chilometraggio del giorno: 166 km]
-Domani andrò invece a Schio a trovare i miei nonni materni, che ammorberò con le mie lamentele sull'università e che mi faranno poi non poche prediche. Nel pomeriggio mi sposterò in Piazza delle Erbe a Vicenza, dove -dopo mesi e mesi di caos- riuscirò a tagliarmi i capelli e a farmi qualche tinta ridicola. [Chilometraggio del giorno: 58 km]
-Sabato sono stata prenotata per fare un giro di tutti i bar in cui lo spritz costa poco della città. Senza contare che "da Renato" offrono una consumazione gratis a chiunque si presenti vestito da Carnevale.
-Domenica smaltirò l'alcol ingerito.

Tutto ciò per dire che credevo avrei dormito qualche ora prima di cominciare le lezioni del secondo semestre (lunedì pomeriggio). Invece no.

Queste ultime settimane sono state fantastiche. I miei genitori sono ormai convinti che io abbia un esaurimento. Non so cosa pensare a riguardo, a parte il fatto che talvolta mi rendo conto di avere le manie di persecuzione.
Ad ogni modo ho dato due esami in più (Lingua Francese II, Istituzioni di Diritto Pubblico) rispetto a quelli che avevo previsto (Lingua Francese I, Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni, Sociologia Avanzato II) e ora posso vantare una schiera di voti vergognosi.
Ah già! Quasi dimenticavo! Se non studiassi sociologia potrei vantarmi di aver preso un sacco di 30. In realtà devo deterstarmi ed umiliarmi pubblicamente, nonché andare a lavorare nei campi e dormire sui sassi come Santa Caterina da Siena, il mio incubo adolescenziale.

Che altro dire? Immagino che non vi interessi, ma fino a qualche giorno fa, per pubblicare i miei post, usavo Movable Type 3. L'altro giorno, non so esattamente come, sono riuscita ad installare Movable Type 4. E' stata un'esperienza estremamente tragica e sfiancante, soprattutto considerando che il mio mouse va a scatti e la mia tastiera comincia a manifestare gli usuali problemi tipici delle tastiere, come l'affossamento dei tasti più utilizzati. Credo che questo dipenda dal fatto che tendo a scrivere con una certa violenza.
Mia madre, amante dello 0.0, talvolta mi guarda mentre produco i miei post e mi insulta assai spesso dicendo che sono nevrastenica.
E pensare che ho impiegato anni ed anni della mia vita per imparare a scrivere con la tastiera ad una velocità supersonica senza guardare la tastiera stessa!

Per il resto non ho grandi notizie. La mia faccia, come ogni anno in questo periodo, sta diventando una sfogliatina. Per quanto mi ricopra di creme idratanti e lenitive, non posso fare a meno di sembrare un marinaio norvegese.
Spero di compensare dando ai miei capelli una forma e dei colori degni della mia implacabile demenza. Se fino a qualche tempo fa credevo fosse finita l'era dell'idiozia, in corrispondenza con il mio accesso al temibile mondo universitario, ora ho realizzato che conviene attaccarsi a quanto di più insensato abita nel nostro cervello per sopravvivere senza riportare troppi danni.
Non so nemmeno come io abbia potuto credere il contrario.

Il ritorno della primavera mi rimpie quest'anno di gioia e aspettative enormi. Ecco perché non sono ancora esplosa.

Baci a tutti!

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Il rientro all'università è stato più traumatico del previsto. Le conseguenze dell'entrata in vigore del nuovo ordinamento si stanno già facendo sentire. La mancanza di aule e la dipartita degli appelli straordinari vanno a sommarsi alla tradizionale demenza dell'univerisità italiana, costante fonte di esaurimenti nervosi e attacchi di panico.
Mi scopro dunque intenta ad odiare le matricole, in particolar modo una tizia che si è infiltrata al mio lettorato di francese avanzato nonostante la riforma le impedisca di fare l'esame per almeno un anno. Ella sostiene che ha necessità di mantenere le sue competenze linguistiche. Implicitamente umilia la sottoscritta, che alla sua età poteva vantare una conoscenza più che discreta del francese e che tutt'ora è in grado di cavarsela, ma che trova spiazzanti le domande di grammatica* a bruciapelo.

Nonostante tutto ciò il collega ed io abbiamo deciso di investire uno dei nostri sabati in un'attività potenzialmente faticosa. La nostra fede** nel pregevole settimanale Internazionale ci ha spinti a cercare una combinazione di treni che ci permettesse di raggiungere Ferrara in tempo per assistere alla conferenza di David Randall.
Il venerdì mattina abbiamo entrambi lezione alle otto e mezza; questo significa che dobbiamo svegliarci molto presto ed affrontare una sorta di sfiancante maratona che ci permetta di raggiungere il Teatro Ruzante (l'unico territorio di Scienze Politiche dotato di sedie comode) in orario. Trenitalia in genere non aiuta.
Avevamo dunque deciso di recarci a Ferrara con calma, evitando di metterci ad urlare a Grisignano di Zocco***. Controllando online quale fosse la combinazione di treni più sensata scoprimmo che avremmo dovuto necessariamente prendere un InterCity. Ecco perché optammo per un viaggio in macchina.
Ci sono molti motivi per cui detesto questo paese. In via ipotetica so che mi piacerebbe viaggiare su rotaie, anche perché com'è noto i treni hanno un impatto ambientare ben più ridotto rispetto alla mia macchina. Eppure Trenitalia riesce a zittire -attraverso i costi spropositati dei biglietti e i regionali puzzolenti- persino le urla più furiose del mio spirito ambientalista.

Trovarsi circondati da lettori di Internazionale è una gran cosa. Mentre assistevamo ad una conferenza Baldra mi disse: “Pensa, probabilmente tra tutta questa gente non c'è una sola persona che abbia votato Berlusconi.”
Sensazioni paradisiache si alternavano nel mio cervello.
Un'altra cosa assai pregevole è fare conversazione con studentesse di Scienze Politiche dotate di buon senso. Due anni fa credevo che a Padova avrei trovato un buon numero di interlocutori entusiasti. Poi ho scoperto che per molti una laurea in Relazioni Internazionali o Sociologia non è poi così diversa da un generico attestato, che in linea teorica dovrebbe essere utile sul fronte lavorativo.

[Simpatico Link:
In conclusione vi segnalo questo post di TheEgo comparso in mattinata su Ciccsoft in cui il lettore è invitato a strizzare gli occhi per scrutare a fondo due foto scattate durante il festival. Anita, Baldra ed io siamo visibili (per lo meno da chiunque non abbia una vista perfetta) in questa versione, un po' più dettagliata.]

[la foto in alto è di Attimo]

*del tipo: “questo è un gerundivo o un participio presente?”
** perdonate il termine
*** Tradizionalmente i regionali che si muovono tra Verona e Venezia fermano per svariati minuti a Grisignano di Zocco, in modo da dare la precedenza ai treni gerarchicamente più importanti (cioè tutti gli altri) in ritardo. Ecco perché tutti noi siamo scossi da ira e conati di vomito quando qualcuno pronuncia la parola “Grisignano”.

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Sono rientrata a Vicenza qualche ora fa.
Spero di trovare la forza di narrarvi qualche episodio divertente delle mie vacanze a Roseto degli Abruzzi, prima che i ricordi di quest'ultimi vengano schiacciati dal libro di diritto che devo studiare entro fine mese.

Ci sono stati pochi momenti salienti. Complessivamente posso dire di aver passato buona parte del tempo dormendo e tentando di leggere La Certosa di Parma ed un interessante testo francese di sociologia dell'alimentazione reperito in biblioteca prima della partenza. Ho poi evitato il contatto con un gran numero di esseri umani, privilegiando invece i pesci dell'acquario presente nell'entrata dell'albergo.

Baldra ed io scriveremo a breve dei primi due giorni in un post sul Soundlabs Festival, che andrà online su Vitaminic.
Il momento più triste del Soundlabs è stato senza dubbio al termine della performance di Micah P. Hinson, quando ho versato un paio di lacrime che nessuno sembra aver notato. I momenti più ridicoli sono stati molti e hanno sempre viste coinvolte le forze dell'ordine. Siamo infatti stati perquisiti e privati dei tappi delle nostre bottiglie di plastica, che sono notoriamente delle armi pericolosissime. Alcuni avventori sono stati fermati perché in possesso di erba. La polizia però non ha avuto il buon senso di osservare con un minimo di attenzione dei giovani palesemente fatti di ecstasy che, dopo aver ondeggiato per il territorio del festival sorseggiando superalcolici, hanno poi avuto modo rovinare parte della serata a tutti, compreso il sopraccitato Micah P. Hinson.
Ad ogni modo conservo un ricordo non particolarmente tragico del Soundlabs. Ero pur sempre in buona compagnia...
Il secondo ed ultimo giorno, dopo l'esibizione dei Mogwai, Baldra ed io abbiamo avuto il piacere di parlare per qualche minuto con Max Collini degli Offlaga Disco Pax, cosa che ha ridestato la mia fiducia nell'umanità per almeno quarantotto ore.

Nei giorni successivi al festival il mio abbigliamento si é fatto sempre più ridicolo, forse a causa del clima di relax che aleggiava nei pressi dell'albergo. Vagare attorno al bordo della piscina con quello che, a Vicenza, è uno dei miei pigiami ha contribuito a farmi apparire molto fuori luogo. Per non parlare della serata in cui la cena ci è stata presentata sotto forma di costolette nonché pasta e fagioli.
Non mangio la carne perché cerco di ridurre al minimo la mia viltà. Ritengo inoltre che “pasta e fagioli” sia uno di quei piatti veneti che sarebbe meglio non esportare, soprattutto quando fuori dalle mura dell'albergo è estate.
Durante la serata in questione ho cercato seriamente di non sfottere/insultare parte delle gioiose famiglie che si stavano cibando in nostra compagnia. L'apice del mio odio è stato raggiunto quando un tizio malefico, che durante la settimana aveva fatto del proprio giovane figlio una sorta di maggiordomo, se ne é uscito con una discorso davvero allucinante in cui elencava ai vicini di tavolo tutti i lavori domestici che attendevano sua moglie, una volta tornati a casa. Le parole di quest'uomo si sono sovrapposte al ricordo di una lezione di Politica Sociale, durante la quale osservai una serie di grafici relativi ad una ricerca effettuata su un campione molto ampio di liceali di diciotto/diciannove anni. Più della metà dei soggetti di genere maschile affemavano che gli uomini hanno una minor capacità delle donne di fare i lavori di casa. Le conseguenze di quest'idea, ben salda nelle loro menti marchiate Mediaset, erano evidenti all'interno dell'intera ricerca e nel complesso facevano senso.
Ecco perché ho trovato molto consolante il vino con cui ho accompagnato la mia cena a base di pane, pomodori e pannocchie.

Nel complesso posso dire di aver passato una buona vacanza, anche se un tantino sedentaria.
Durante i primi giorni Baldra ha finito di leggere Dio non è grande di Christopher Hitchens, un testo assai pregevole, anche se un tantino estremo. Per questo motivo ogni occasione era buona per simpatiche battute anticlericali, che si sono rivelate il vero leitmotiv della vacanza, insieme alle soste di fronte all'acquario per salutare i pesci.

Il rientro in terra berica è stato simbolicamente segnato dall'incontro con una inedita volante di quella che immagino fosse la polizia della base NATO chiamata Ederle 1, cui ho avuto modo di tagliare la strada appena uscita dall'autostrada.

[per la foto grazie a miss naïve]

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