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    <title>L&apos;odore dei pomeriggi (quando li butti via)</title>
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    <title>Scelte</title>
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    <published>2012-05-08T02:05:08Z</published>
    <updated>2012-05-08T14:44:32Z</updated>

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        <![CDATA[<p>Durante le mie prime due settimane da visiting student presso il Barnard College mi sono sforzata di partecipare a quasi tutte le attività obbligatorie o facoltative che erano state programmate per il mio gruppo di studentesse sperdute. Ho saltato solo la visita al MET, la serata a teatro e un paio di incontri informativi in formato predica. Ero piena di buoni propositi. Volevo essere socievole, nonostante i discorsi di circostanza mi causino intensi dolori addominali. <br />
Con l'inizio delle lezioni ho scoperto che avrei vissuto da asceta per una manciata di mesi. Dopo il primo workshop di scrittura dedicato alla comprensione delle aspettative dei docenti americani - naturalmente obbligatorio - ho constatato che non avrei avuto le energie per partecipare e soprattutto prepararmi agli incontri successivi. L'idea di potermi risparmiare altri compiti per casa non era per me la Fantasia del Fancazzista Seriale, bensì una disperata e bruciante necessità. <br />
Poco per volta ho smesso di vedere le ragazze che avevo conosciuto durante le prime due settimane, pur avendo mantenuto qualche contatto. Con il passare del tempo, ho perso la capacità di programmare qualsiasi cosa che non fosse legata dalle scadenze imposte dai corsi. Ho smesso di comprare biglietti dei concerti che mi interessavano in prevendita, poiché era plausibile che non avessi il tempo di andarci. Altre volte ero semplicemente troppo stanca per vestirmi e prendere la metropolitana. <br />
A metà semestre mi sono accorta che alcune delle persone che avevo conosciuto a gennaio orientavano lo sguardo sui muri quando ci incrociavamo nei tunnel sotterranei del campus. <br />
"Ecco, sono di nuovo l'Asociale", mi sono detta in diverse occasioni.<br />
Ogni volta che cambio ambiente arriva il momento in cui, per un motivo o per l'altro, divento l'Asociale. Non lo faccio apposta, ma mentirei se dicessi che da anni sono impegnata nella costruzione di una facciata diversa, più entusiasta di fronte agli estranei. <br />
Essere aperta e cordiale è per me molto faticoso, a meno che non mi trovi in un ambiente paradisiaco e poco realistico in cui mi senta subito a mio agio.<br />
 <br />
Quando sono arrivata qui ero abbastanza convinta di aver trovato dei miei simili nel gruppo di persone che partecipavano alle riunioni dello zine club dell'università, alcune delle quali erano anche dj della radio del Barnard College. In realtà ho scoperto che il mondo non è tutto uguale e che ciò che per me è raro e meraviglioso per altri può essere molto banale. Per me è raro e meraviglioso partecipare ad una conversazione durante la quale degli sconosciuti citino a caso i Black Tambourine. <br />
<iframe width="640" height="480" src="http://www.youtube.com/embed/HMvDwXBMvQc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
La mia reazione non può che essere di smodato entusiasmo, perché nella mia testa un estimatore o un'estimatrice dei Black Tambourine sono belli, preziosi e simili a degli unicorni. Ho invece scoperto che qui esistono ambienti in cui apprezzare certi gruppi è abbastanza scontato, al punto che la dimensione settaria che certi ascolti si portano dietro sembra molto meno forte di quanto mi sarei aspettata. <br />
A settimane di distanza dall'"episodio Black Tambourine", ho realizzato che il mio gioioso intervento nella conversazione dei membri dello zine club doveva essere stato interpretato come emblematica espressione di un habitus provinciale. Sono giunta a questa conclusione dopo aver notato che, un paio di mesi dopo, diverse persone di quel gruppo non si ricordavano di avermi conosciuta, mentre io ero ancora inebriata dai loro discorsi e dal loro revivalismo di ciò che di bello ci hanno dato gli anni '90. </p>

<p>Ho smesso di andare alle riunioni dello zine club perché anch'esso prevedeva una versione tutta speciale dei compiti per casa che infestavano le mie giornate, oltre che per il fatto che esso mi ricordava quanto ero indietro con il lavoro per la tesi. <br />
C'è stato un giorno in cui mi sono detta che stavo impazzendo e che, con il passare del tempo, sarebbe stato sempre peggio, perché le consegne non facevano altro che moltiplicarsi. A quel punto era scontato che non avrei più partecipato ad un singolo "study break" o alle uscite organizzate per le visiting students. Queste attività, che sulla carta erano puro e semplice svago, richiedevano invece tempo ed energie, oltre che lo sforzo ormai intollerabile di offrire alle mie interlocutrici la mia versione del finto entusiasmo caratteristico dei nativi. <br />
Avendo constatato già all'inizio di gennaio che il mio modo di stare al mondo qui veniva sistematicamente letto come segno di stronzaggine, noncuranza e maleducazione, mi ero detta che potevo imparare a mimetizzarmi e a dire "That's great!" ogni trenta secondi. Il problema è che non avevo calcolato la stanchezza, l'ostilità di coloro che credevo essere miei simili e l'impossibilità di sfogare le mie oscurità scrivendo per ore ed ore o scavando buche.</p>

<p>Mi rendo conto che da fuori devo apparire molto asociale. Ho saltato tutte le visite di gruppo ai musei più noti, per poi andarci da sola alla prima occasione. Quando le foto di quelle visite, di quei pomeriggi di intensa socialità sono state pubblicate su Facebook, non ho potuto fare a meno di vergognarmi; perché non ero andata, perché avevo posto lo studio prima della potenziale pregevolezza di altri esseri umani, perché avevo confermato la mia asocialità. <br />
Al contempo, questo disagio ricorrente mi porta a pormi nuove ed intriganti domande. So di dovere parte della mia difficoltà a stare al mondo alla mia timidezza, ma so anche che in passato non ho avuto problemi a rendermi ridicola, se ad attendermi oltre la potenziale umiliazione c'erano persone con vite interiori che mi erano parse simili alla mia. <br />
Stando qui ho osservato che, in barba alle altrui aspettative, ciò che volevo era dedicare il poco tempo libero che avevo a disposizione all'esplorazione solitaria della città. La solitudine non era prevista né scontata, all'inizio, ma lo è diventata quando ho realizzato che buona parte delle mie colleghe straniere avevano priorità radicalmente diverse dalle mie. <br />
Una ragazza con cui ho mantenuto i contatti durante questi mesi mi ha raccontato della visita guidata al Guggenheim che si è svolta il mese scorso. Ho unito il suo resoconto alle foto della comitiva, amabilmente spalmata sul prato di Central Park. Mi ha parlato di <a href="http://www.guggenheim.org/new-york/exhibitions/on-view/john-chamberlain-choices">Choices</a>, l'esposizione attualmente in corso dedicata a John Chamberlain, dando per scontato che anch'io la trovassi poco interessante, come poco interessanti possono essere degli ammassi di lamiere ricoperti di vernice colorata. Il prato di Central Park, in quelle foto, era di un verde brillante che, unito ai volti amichevoli delle mie colleghe, mi diceva che non sarei stata in grado di sorridere allo stesso modo. </p>

<p>Ciò che da fuori appare come il mio manto di asocialità, dall'interno ha tutt'altra consistenza. <br />
Se sostengo di trovare ripugnante l'idea di una visita guidata in un museo pregevole è perché, in quel caso, ai miei occhi, le opere esposte vengono prima di una tabella di marcia, delle chiacchiere del gruppo e degli esseri umani che ne fanno parte. Posso accettare che una persona mi dica di aver trovato insignificante il lavoro di John Chamberlain, se il lavoro di John Chamberlain è lontano, non in vista. Ma non posso permettermi di bruciare l'unica occasione che ho avuto, in anni ed anni di visite museali, di assaporare la vicinanza con quelle opere. Non posso farlo perché quegli sfrontati ammassi di lamiere non sono quadri che io possa tentare di rivivere guardando una fotografia. <br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/guggenheim_museum/6790336716/" title="Installation View - John Chamberlain: Choices di Solomon R. Guggenheim Museum, su Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7194/6790336716_e6904b141b_z.jpg" width="640" height="426" alt="Installation View - John Chamberlain: Choices"></a><br />
C'è qualcosa nelle creature metalliche di Chamberlain che mi rende profondamente felice. Nelle rare occasioni in cui mi sono trovata ad osservarne una o due da vicino, sono stata catturata dalla loro bellezza. É una bellezza che non so spiegare, perché la mia conoscenza dell'arte contemporanea è frammentaria e molto rustica. Ciò che posso dire è che, in genere, le visite ai musei non mi rendono felice. Mi turbano, piuttosto. Mi spingono a scrivere e a fare a pezzi ciò che mi circonda. Le opere di Chamberlain, in quest'ottica, sono tra le poche, insieme alle prime sculture in fil di ferro e ai mobili di Alexander Calder, a parlarmi attraverso un idioma fatto di bellezza scevra da turbamento. <br />
Se attorno a me non ci sono chiacchiere, ma silenzio, posso guardarle e vedere forma e colore, dimenticando le discariche da cui viene la materia prima che le compone, o apprezzando il modo in cui gruppi di fanali o di paraurti deformati diventano qualcosa di radicalmente altro.<br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/guggenheim_museum/6777901540/" title="Installation View - John Chamberlain: Choices di Solomon R. Guggenheim Museum, su Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7068/6777901540_7d06c77197_z.jpg" width="640" height="414" alt="Installation View - John Chamberlain: Choices"></a></p>

<p>In questi mesi ho provato più volte il viscerale desiderio di darmi ascolto ed esplorare l'urgenza di comporre e distruggere che sento talvolta sotto la lingua. I giorni in cui mi sono concessa solitarie e lente visite ad alcuni dei musei dell'East Side sono stati quelli in cui ho faticato di più a controllarmi. <br />
In un certo senso, credo di aver bisogno di sentirmi in questo modo e di accumulare tensione. Il problema è che, da fuori, sono solo una creatura asociale che compie circonvoluzioni attorno a lamiere colorate, per altro senza possedere il linguaggio adeguato ad articolarne il motivo. <br />
<a href="http://www.flickr.com/photos/guggenheim_museum/6936453135/" title="Installation View - John Chamberlain: Choices di Solomon R. Guggenheim Museum, su Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7198/6936453135_0193e66d99_z.jpg" width="640" height="403" alt="Installation View - John Chamberlain: Choices"></a></p>

<p><a href="http://www.flickr.com/photos/guggenheim_museum/6936452845/" title="Installation View - John Chamberlain: Choices di Solomon R. Guggenheim Museum, su Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7203/6936452845_824a0e9dbf_z.jpg" width="640" height="409" alt="Installation View - John Chamberlain: Choices"></a></p>]]>
        
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    <title>Can you feel the darkness shining through?</title>
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    <published>2012-05-03T23:10:33Z</published>
    <updated>2012-05-03T23:51:21Z</updated>

    <summary>Can you feel the darkness shining through? from underb1987 on 8tracks. Download qui. Built to Spill - Untrustable pt 2 Afghan Whigs - My Curse The Breeders - Sinister Foxx Cat Power - What Would the Community Think Riz Ortolani...</summary>
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        <![CDATA[<p><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,28,0" width="452" height="400"><param name="movie" value="http://8tracks.com/mixes/753976/player_v3"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://8tracks.com/mixes/753976/player_v3" pluginspage="http://www.adobe.com/shockwave/download/download.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash" type="application/x-shockwave-flash" width="452" height="400" allowscriptaccess="always" ></embed></object><p class="_8t_embed_p" style="font-size: 11px; line-height: 12px;"><a href="http://8tracks.com/underb1987/can-you-feel-the-darkness-shining-through">Can you feel the darkness shining through?</a> from <a href="http://8tracks.com/underb1987">underb1987</a> on <a href="http://8tracks.com">8tracks</a>.</p></p>

<p><a href="http://www.mediafire.com/?vm0u2tws9fgwz2y">Download qui</a>.</p>

<p>Built to Spill - Untrustable pt 2<br />
Afghan Whigs - My Curse<br />
The Breeders - Sinister Foxx<br />
Cat Power - What Would the Community Think<br />
Riz Ortolani feat. Katyna Ranieri - Oh My Love<br />
Florence + the Machine - My Boy Builds Coffins<br />
Fairport Convention - Si tu dois partir<br />
Bob Dylan - All I Really Want to Do<br />
Buddy Holly and the Crickets - Send Me Some Lovin'<br />
The Ronettes - (The Best Part of) Breakin' Up<br />
Simon & Garfunkel - Why Don't You Write Me<br />
The Commitments - Take Me To the River<br />
Talking Heads - Once in a Lifetime<br />
Beck - Sexx Laws<br />
The Thermals - I Know the Pattern<br />
Suede - Moving<br />
Built to Spill - Randy Described Eternity<br />
The Magnetic Fields - The Book of Love<br />
Daniel Johnston - God Only Knows<br />
Tori Amos - Happy Phantom<br />
</p>]]>
        
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    <title>Mosse analitiche per aggirare lo spettro della depressione: il problema non sei tu, ma quel syllabus pieno di gente morta ammazzata</title>
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    <published>2012-04-30T13:25:10Z</published>
    <updated>2012-04-30T13:36:05Z</updated>

    <summary>Sono le otto e venti di mattina. Mi sono svegliata due ore fa, forse perché il sole mi stava cucinando la faccia, forse perché aveva senso che cominciassi la settimana standomene per un&apos;ora a letto a sostenere ipotetiche conversazioni con...</summary>
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    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.margheritaferrari.com/">
        <![CDATA[<p>Sono le otto e venti di mattina. Mi sono svegliata due ore fa, forse perché il sole mi stava cucinando la faccia, forse perché aveva senso che cominciassi la settimana standomene per un'ora a letto a sostenere ipotetiche conversazioni con persone che non ho mai incontrato.<br />
Lunedì prossimo si concluderà la breve sessione d'esami - se così la vogliamo chiamare - cui mi sto dedicando ora. A questo punto ho quasi smesso di essere preoccupata. Devo solo passare dignitosamente il <em>final</em> di statistica e smetterla di addormentarmi ogni volta che prendo in mano il materiale della sesta ed ultima sezione del corso di antropologia. Fattibile, dunque. Fattibile.</p>

<p>Durante questa manciata di mesi che ho trascorso studiando, crucciandomi ed esplorando New York, mi è capitato più di qualche volta di sentirmi incredibilmente depressa. Nelle occasioni in cui mi è parso di aver raggiunto nuovi traguardi di negatività e di non aver mai sperimentato prima tali livelli di sconforto, la domanda che mi ponevo era: "Perché sono così?". <br />
<em>Così corrotta, così asociale, così difficile da accontentare, così stanca, così facile da fare a pezzi. </em><br />
Ora mi chiedo che ne sia stato della mia usuale tendenza a guardare al contesto e a dare relativamente poco peso a ciò che, in genere, consideriamo caratteristiche statiche di un individuo o di un gruppo. <br />
<em>Non sono sempre così</em>, è ciò che mi viene da dire ora. In questo preciso istante non sono così.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/pandemic-pandemonium-2004.gif"><img alt="pandemic-pandemonium-2004.gif" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/pandemic-pandemonium-2004-thumb-324x232-206.gif" width="324" height="232" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a></span>Sospetto che almeno una parte del mio disagio sia riconducibile a ciò che la mia brillante professoressa di antropologia ha detto poco prima di chiudere il corso sull'immaginazione etnografica, ovvero: "Il syllabus che vi ho proposto è forse il più deprimente della storia della Columbia". <br />
Ho impiegato qualche giorno prima di intendere veramente questa frase. Ora mi dico: "Sì, questo è con ogni probabilità il syllabus più deprimente della storia della Columbia e io, tra tutte le migliaia di corsi a mia disposizione, ho scelto proprio quello. E l'ho amato. E sono stata malissimo. E ho investito così tanto tempo ed energie in quelle letture e nei miei paper che quasi faccio fatica a rendermene conto". <br />
Il corso si è aperto l'immagine semovente di una spedizione punitiva e di un corpo letteralmente fatto a pezzi ai piedi di un albero. Tra i temi trattati spiccano il genocidio, la malasanità, la schiavitù, i sacrifici umani e il cannibalismo, le istituzioni totali, la morte sociale, la carestia, il totalitarismo, il terrorismo, la segregazione razziale e, infine, per chiudere in bellezza, l'impatto della bomba atomica sull'immaginario collettivo.</p>

<p>Questa lista mi dice che forse il mio sconforto veniva anche da quel syllabus, che tutt'ora credo rasenti la perfezione, per profondità, coerenza interna e livelli di lettura possibili. <br />
Ciò che mi chiedo a questo punto è se questa lista apparentemente schizofrenica di testi mi risulti così amabile perché amo farmi portatrice della Tragedia, o semplicemente perché riconosco la pregevolezza delle cose scritte bene.<br />
Un giorno spero di poter cominciare a rispondere a questo quesito. Nel frattempo credo che indosserò la mia canottiera a fantasia di gatti e me ne andrò all'università ad essere produttiva.</p>

<p>(immagine: J.A. Seidman, <em>pandemonium pandemic</em>)</p>]]>
        
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    <title>Momenti da ricordare e nuove competenze </title>
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    <published>2012-04-22T21:57:55Z</published>
    <updated>2012-04-23T01:24:18Z</updated>

    <summary>La prossima settimana finiranno i corsi. Molti esami si svolgeranno l&apos;ultimo giorno di lezione, quindi comprenderete la mia ansia. Tutti gli altri si concentreranno durante i primi giorni di maggio. Durante gli ultimi dieci giorni ho raggiunto livelli di sfinimento...</summary>
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        <![CDATA[<p>La prossima settimana finiranno i corsi. Molti esami si svolgeranno l'ultimo giorno di lezione, quindi comprenderete la mia ansia. Tutti gli altri si concentreranno durante i primi giorni di maggio.<br />
Durante gli ultimi dieci giorni ho raggiunto livelli di sfinimento che mi hanno fatto sognare un mondo senza università. (Questo nonostante io tragga buona parte delle mie soddisfazioni da tale istituzione).<br />
Quella che segue è una lista incompleta degli episodi degni di nota e delle nuove competenze che devo a questi giorni di delirio.</p>

<p>- Mi sono trovata per due volte a mugugnare a me stessa: "Ok. Ho tre giorni per scrivere un paper su cose (N.B. libri interi) che per lo più non ho avuto il tempo di leggere e, conseguentemente, assimilare. Che fare?". In entrambi i casi ho dato prova di aver appreso la sottile arte dello studente Ivy League, ovvero "la selezione oculata volta a confermare l'idea che si sia letto tutto, anche se questo è materialmente impossibile e anche i professori lo sanno". Una volta letto il minimo indispensabile, in entrambi i casi, sono stata colta da una forma di stanchezza che, nella mia testa, appartiene solo agli animali selvatici che vanno in letargo. Quindi mi sono gettata sul letto e, mentre ero in dormiveglia, ho deciso come articolare i miei paper e che autori usare. È stato abbastanza sconvolgente rendermi conto che stavo lavorando dormendo. </p>

<p>- <img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3f/DictaphoneCylinder.jpg" align="right">Di recente la mia testa è invasa da un gran numero di idee che prima o poi vorrei mutare in testo all'interno della "cosa che chiamo romanzo" e che ora riposa a quota centoventi pagine. Non avendo il tempo materiale o la lucidità per appuntarmi tutto, qualche sera fa mi sono buttata sul letto nell'oscurità e ho parlato con la me stessa che abita il futuro, spiegandole cosa avevo in mente. Possedere un dittafono è una buona cosa. Da quando sono qui l'ho usato molto spesso, ma mai per cose legate all'università. <br />
Ciò che ho scoperto è che è molto strano dire cose come "Ma sì, hai presente cosa voglio dire!" a sé stessi, anche se dopo aver ingerito una certa dose di birra lo straniamento viene meno.</p>

<p>- Due o tre sere fa la mia coinquilina era su Skype con un tizio francese sulla trentina che ha conosciuto lo scorso marzo a Berlino. Non so perché, ma ad un certo punto si è piazzata sul mio letto e mi ha coinvolta nella conversazione. Il tizio francese fumava come un ossesso e, nella stanchezza, volevo le sue sigarette. A Berlino erano le cinque di mattina e tizio mi ha raccontato di un suo collega napoletano cocainomane che, a quanto pare, è una delle persone più disgustose e scorrette di questo mondo. È stato bello. </p>

<p>- Ieri ho consegnato il penultimo paper del semestre in hard copy alle cinque e cinque, dato che la deadline era alle cinque e io amo rischiare. A quel punto avrei potuto fare la scelta sensata, ovvero tornare a casa a studiare per l'esame di statistica, ma ho optato per la scelta insensata. Ho camminato. Contando andata e ritorno, credo di aver fatto novantasei isolati. <br />
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/Victorias-Secret-Store.jpg"><img alt="Victorias-Secret-Store.jpg" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/Victorias-Secret-Store-thumb-270x175-204.jpg" width="270" height="175" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a></span>Ad un certo punto ho costeggiato una delle sedi di Victoria's Secret di Manhattan e, colta dal delirio indotto dallo Spirito dei Natali Passati, sono entrata. Non so perché, ma avevo un'idea abbastanza distorta di ciò che effettivamente questo marchio offrisse al mondo. Vi invito a non pensare che io deprechi la biancheria poco seria, quando dico che ho avuto l'impressione di essere finita in un incubo. Io amo la biancheria poco seria. Ma il referente empirico del marchio Victoria's Secret che ho avuto modo di osservare mi ha lasciata assai perplessa. Tutti i reggiseni erano esageratamente imbottiti. Per indossarli avrei dovuto ricorrere all'automutilazione. Inoltre erano di scarsissima qualità e, in diversi casi, ricoperti da materia inorganica destinata a scrostarsi e a finire chissà dove. Bah.<br />
(Questa vuole essere un'ode alle mercerie gestite da vecchine che vendono biancheria destinata a durare decenni e che se intendono di tette più chiunque altro sulla faccia della terra). </p>

<p>- Qualche giorno fa stavo perdendo tempo sul tumblr di Arabelle Sicardi, quando mi sono imbattuta in una foto completamente random di un tizio non meglio identificato e localizzato. <a href="http://catladysoul.tumblr.com/post/21186001051/harinef-naked-and-content-with-my">Questa</a> foto. <br />
Il mio secondo pensiero è stato: "Uhm. Quel muro mi ricorda i muri della Butler Library. Ma ci saranno miliardi di muri identici negli Stati Uniti". (La Butler è una delle biblioteche della Columbia. La più grande. È così incommensurabile che evito di andarci perché comincio a perdermi già solo pensando di metterci piede). <br />
Due giorni dopo ho incrociato quello stesso tizio mentre stavo andando a lezione con il mio caffé da due dollari e ventitré centesimi e i miei occhiali da sole da "ignorami, ti prego". Quando ho visto tizio in carne ed ossa, la seconda cosa che ho pensato è stata: "Che deliziosi stivali da donna che mi sfoggi, ragazzo". Nel complesso, è stata un'esperienza quasi paranormale.</p>]]>
        
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    <title>Highlights della settimana</title>
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    <published>2012-04-15T04:23:59Z</published>
    <updated>2012-04-15T05:32:19Z</updated>

    <summary>*** attenzione! i non-scienziati sociali in ascolto potrebbero trovare questo post incredibilmente criptico e/o noioso. ora vedete voi cosa fare. io vi ho avvisati *** Tra un mese parlerò di New York come di una città del mio passato. Tra...</summary>
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        <![CDATA[<p><strong>*** attenzione! i non-scienziati sociali in ascolto potrebbero trovare questo post incredibilmente criptico e/o noioso. ora vedete voi cosa fare. io vi ho avvisati ***</strong></p>

<p>Tra un mese parlerò di New York come di una città del mio passato. <br />
Tra tre settimane raccoglierò i libri che ho accumulato e li spedirò in Italia indirizzandoli a me stessa. <br />
Le ultime deadline e i finals sono così vicini che faccio quasi fatica a sentirmi disumanizzata dal carico di lavoro, che continua ad aumentare. </p>

<p>Domenica scorsa, che forse ricorderete come Pasqua, ho dormito. Dovevo riprendermi dalla stanchezza accumulata nei giorni precedenti. <br />
Lunedì, invece, sono andata a lezione fingendo di non essere provata dalla nostalgia di casa. L'ora e venti di statistica è stata quasi apprezzabile, mentre ho dovuto trattenermi dal compiere gesti inconsulti durante il patetico rendez-vous didattico di sociologia dell'alimentazione. <br />
Se fossi stata così folle da comprare il libro sul quale si sta lavorando ora, anziché consultarlo online, penso che mi sarei alzata in piedi e l'avrei fatto a pezzi imprecando nella mia problematica lingua madre. Il volume in questione è dedicato alle pratiche alimentari degli italiani e degli irlandesi che migrarono negli Stati Uniti e a ciò che ne è stato delle tradizioni locali all'interno del nuovo contesto di insediamento. Vi dico soltanto che l'autrice sostiene quanto segue: la <em>vera cucina italiana</em> è quella che si trova nei ristoranti di New York. Non sto a spiegarvi come arriva a tale conclusione né i centicinquanta punti deboli della stessa che ho individuato solo in virtù del fatto che ho studiato storia alle superiori e che ho la tendenza a diffidare di chi si lancia in analisi f<img src="http://1.bp.blogspot.com/_SfpRdGlnG2o/Rzt18DDzcaI/AAAAAAAAACk/1j9OpNj7Tmc/s320/talcott-parsons.jpg" align="right">arfallone sui flussi migratorii senza citare un numero che sia uno. Vi dirò soltanto che in quell'aula luminosa e dall'aspetto gradevole mi sono sentita molto alienata, perché era Pasquetta e io avrei dovuto essere a casa a mangiare cibo degno, quando mi trovavo invece nei pressi di una studentessa che, con aria informata, diceva alla professoressa: "Il ribes va nel panettone". <br />
A quel punto ero così fuori di me da credere di aver sentito male, mentre in segreto pregavo quel bastardo di Talcott Parsons di tornare tra i vivi, irrompere nell'aula armato di copie dalla copertina di cemento de <em>Il sistema sociale</em> e lanciarle addosso ai presenti che si fossero rivelati incapaci di disegnare alla lavagna uno schema particolareggiato del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/AGIL">modello AGIL</a>. <br />
Posso stimare che almeno l'85% dei miei colleghi sarebbero venuti meno e forse anche la prof, dato che è il genere di persona che invita gli studenti ad ignorare l'appendice de <em>La Distinzione</em> di Bourdieu perché "le tabelle sono inutili". </p>

<p>I giorni successivi sono stati un inferno, durante i quali ho letto un numero sconvolgente di articoli arretrati per il corso noto come <em>Masculinity: a sociological view</em>. Tra martedì e mercoledì ho steso il secondo paper per suddetto corso, facendo uno sforzo disumano per usare quanto letto per dimostrare una mia personalissima tesi, anziché essere umile e italica e cedere il primato agli anziani.<br />
Mercoledì sera ho inoltre cominciato a leggere un libro (<em>On the Fireline. Living and Dying with Wildland Firefighters</em> di Matthew Desmond) per l'ultima sezione del corso e, mentre assorbivo la raffinatezza dell'introduzione, c'è mancato poco che non mi commuovessi. Ovviamente l'introduzione non era da leggere per casa, ma per un qualche motivo a me sconosciuto l'ho letta lo stesso. <span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/Matthew%20Desmond.jpg"><img alt="Matthew Desmond.jpg" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/Matthew Desmond-thumb-340x325-200.jpg" width="340" height="325" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a></span>Essa c'entra poco o niente con il contenuto del corso, dato che, per farla breve, illustra i limiti della rational choice theory e della teoria del rischio di Goffman alla luce di quanto registrato nel corso della sua osservazione partecipante all'interno di un gruppo di pompieri il cui principale lavoro consiste nel domare gli enormi incendi che quasi ogni anno colpiscono le foreste del nord dell'Arizona. Ciò che mi ha profondamente sconvolta di questo testo squisito è che il modo chiaro e preciso con cui Desmond illustra il concetto di habitus, che funge da spina dorsale della sua analisi. Erano anni che aspettavo di trovare qualcuno che fosse in grado di riarticolare la teoria di Bourdieu senza riprodurne la cripticità o banalizzandola. A render ancor più miracoloso il mio incontro con <em>On the Fireline</em> è stata la frazione di secondo in cui ho realizzato che Desmond doveva essere più o meno al mio attuale "livello" formativo quando ha fatto la sua ricerca sui pompieri, dato che il libro è uscito nel 2007 ed egli si è dottorato nel 2010. <br />
La mia intuizione è stata poi confermata la mattina dopo dal mio professore che, dopo avermi chiesto come andava ed avermi ripetutamente imbarazzata insinuando che io sia "troppo avanti" per non essere annoiata dalle sue parentesi metodologiche (che ha chiaramente cominciato ad inserire nel corso solo perché ci sono io, la donna che fa domande ricercocentriche), mi ha fornito qualche informazione extra sul giovane Desmond. Ciò che è seguito è stato un momento assai demenziale (per i miei standard), durante il quale il mio prof ed io sembravamo due cretini dilaniati dallo spirito della fandom.<br />
Come forse avrete intuito, se da un lato la professoressa con cui faccio sociologia dell'alimentazione mi fa venire voglia di ricoprirmi di benzina e darmi fuoco, quest'altro docente mi sta molto simpatico. Apprezzo soprattutto i suoi inside jokes da sociologi qualitativi fanatici, sui quali sono puntualmente l'unica della classe a ridere in modo incontrollato e imbarazzante, anche dopo cinque minuti, quando tutti sono passati oltre. </p>

<p>Dopo la lezione di cui sopra, sono andata a rifugiarmi in mensa e, mentre andavo avanti a leggere il libro di Desmond, il mio cervello ha elaborato ciò che, a posteriori, dimostra che a Trento ho imparato qualcosa. <br />
Erano circa due mesi che il mio progetto di ricerca sul medium fanzine si stava disintegrando, per lo più a causa di enormi ostacoli incontrati già in fase di campionamento. Alla luce di questo triste fatto, ho più o meno inconsapevolmente elaborato un progetto alternativo che definirei potenzialmente molto interessante, molto fattibile, molto finanziabile da qualche danarosa istituzione trentina, molto coerente con ciò a cui sta lavorando in questo periodo la mia relatrice e molto esaltante per me. Dopo mesi di angoscia e di dubbi agghiaccianti, ora mi sento un po' più tranquilla, nonostante debba ancora parlarne con la mia relatrice. <br />
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC01192.JPG"><img alt="DSC01192.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/DSC01192-thumb-250x333-198.jpg" width="250" height="333" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a></span><br />
Venerdì ho deciso di concedermi una pausa per evitare che mi esplodesse la testa. Sono andata a fare un giro allo spaccio privo di camerini di American Apparel che c'è nel Lower East Side, dove ho osservato deliziosi hipster che si provavano camicie di chiffon uguali a quelle che portava mia nonna trent'anni fa. Vagando più o meno a caso verso sud, mi sono imbattuta nel Chelsea Hotel, sui cui muri ho sospirato, pensando in particolar modo a Patti Smith. Poi sono andata a sperperare un po' di soldi presso la sede di Manhattan di <a href="http://www.beaconscloset.com/">Beacon's Closet</a>, che insieme all'omonima sede di Park Slope (Brooklyn), è il negozio di vestiti usati più pregevole in cui abbia mai messo piede. Infine, mi sono recata da <a href="http://www.strandbooks.com/">Strand</a>, che è la libreria più grande in cui sia mai stata. Lo slogan del negozio è "diciotto miglia di libri". Una volta entrati è difficile uscire senza aver comprato almeno un libro (o centocinquanta).</p>

<p>Nelle foto: (a) Talcott Parsons, (b) Matthew Desmond in tenuta da pompiere, (c) la vostra blogger non-più-prediletta venerdì mattina (notate il soprabito made in Italy e dalla fodera scucita che ho trovato a 13 dollari da <a href="http://shop.housingworks.org/">Housing Works</a> e l'abito da moglie mormona (cit.) che ho pagato 3 miseri dollari in una delle sedi di Goodwill di Harlem).</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC01196.JPG"><img alt="DSC01196.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/DSC01196-thumb-700x525-192.jpg" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></a></span><br />
Un corridoio del piano interrato di Strand.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC01195.JPG"><img alt="DSC01195.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/DSC01195-thumb-700x525-194.jpg" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></a></span><br />
Raffinatezze nel reparto Scienze Sociali di Strand.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC01193.JPG"><img alt="DSC01193.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/DSC01193-thumb-700x525-190.jpg" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></a></span><br />
In questo edificio c'è il dipartimento di antropologia della Columbia.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC01194.JPG"><img alt="DSC01194.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/DSC01194-thumb-700x525-196.jpg" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></a></span><br />
In questo, invece, c'è il dipartimento di sociologia del Barnard College. Amo particolarmente l'angolo di verde che si vede in lontananza, perché è un piccolo giardino d'ombra.</p>]]>
        
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    <title>Appunti da riesumarsi quando rientrerò a Trento e sarò colta dallo sconforto</title>
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    <published>2012-04-14T14:28:32Z</published>
    <updated>2012-04-14T14:46:00Z</updated>

    <summary>Se c&apos;è una cosa che ho appreso frequentando l&apos;università, essa si articola come segue:  - sono disposta a soffrire e a farmi ricoprire di insulti, se all&apos;orizzonte c&apos;è il magnifico spettro della ricerca sociale. - a Padova ho scoperto l&apos;effervescenza...</summary>
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        <![CDATA[<p>Se c'è una cosa che ho appreso frequentando l'università, essa si articola come segue: </p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="trento.jpg" src="http://www.margheritaferrari.com/trento.jpg" width="300" height="201" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></span>- sono disposta a soffrire e a farmi ricoprire di insulti, se all'orizzonte c'è il magnifico spettro della ricerca sociale.<br />
- a Padova ho scoperto l'effervescenza che si prova nel fare ricerca sul campo; a Trento ho imparato ad imbrigliarla.<br />
 - studiare in un ambiente in cui la scarsa elasticità (didattica, mentale, metodologica, ecc.) viene scambiata per rigore può forse fare del bene a qualcuno, ma non a me.<br />
 - il dato per scontato che spesso viene proiettato sugli studenti nell'università italiana è "dubito che tu possa produrre qualcosa di rilevante; forse tra dieci anni potrai cominciare a pensarci". Il dato per scontato che viene proiettato sugli studenti - privilegiati, per carità - dell'università statunitense che sto frequentando ora è "sono convinto/a che tu possa produrre qualcosa di valido e significativo; non pensare che il tuo contributo sia insignificante perché circoscritto". Può sembrare una stupidaggine, ma più ci penso e più sono turbata dalla complessità di ciò che ne deriva. <br />
- quando ci si trova senza una guida o un punto d'appoggio nel proprio dipartimento, vale la pena di ripetersi che esistono altri dipartimenti ed altri atenei. Nel mio caso, citerei anche lo straordinario potere rigenerante e destabilizzante che abita le pagine di un buon testo etnografico. <br />
- le persone adulte e dottorate che sostengono il primato della ricerca qualitativa su quella quantitativa e viceversa sono malvagie e spesso non sanno di cosa parlano. <br />
 - a volte incontro ricerche la cui raffinatezza mi commuove e mi ispira in modo simile ad una frase perfetta all'interno di un'opera di fiction. Penso che questo significhi qualcosa, ma alla luce di quanto detto sopra, non so quali siano le implicazioni pratiche del mio sentire.<br />
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/padova.jpg"><img alt="padova.jpg" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/padova-thumb-700x467-188.jpg" width="700" height="467" class="mt-image-none" style="" /></a></span></p>]]>
        
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    <title>Il nastrone dei miei stati mentali (inoltre: foto a caso)</title>
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    <published>2012-04-07T16:22:18Z</published>
    <updated>2012-04-07T17:19:02Z</updated>

    <summary>Stati mentali (marzo-aprile 2012) from underb1987 on 8tracks. Qui trovate l&apos;archivio scaricabile, così che possiate metterlo nel vostro lettore mp3 e deprimervi vagando per la vostra città esattamente come faccio io. Esaltante, eh? Aidan John Moffat - The Boy That...</summary>
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        <![CDATA[<p><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,28,0" width="512" height="288"><param name="movie" value="http://8tracks.com/mixes/701537/player_v3"><param name="allowscriptaccess" value="always"><embed src="http://8tracks.com/mixes/701537/player_v3" pluginspage="http://www.adobe.com/shockwave/download/download.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash" type="application/x-shockwave-flash" width="512" height="288" allowscriptaccess="always" ></embed></object><p class="_8t_embed_p" style="font-size: 11px; line-height: 12px;"><a href="http://8tracks.com/underb1987/stati-mentali-marzo-aprile-2012">Stati mentali (marzo-aprile 2012)</a> from <a href="http://8tracks.com/underb1987">underb1987</a> on <a href="http://8tracks.com">8tracks</a>.</p><br />
<a href="http://www.mediafire.com/?c5q172vbqazrub8"><br />
Qui trovate l'archivio scaricabile</a>, così che possiate metterlo nel vostro lettore mp3 e deprimervi vagando per la vostra città esattamente come faccio io. Esaltante, eh?</p>

<p>Aidan John Moffat - The Boy That You Love<br />
Maria Antonietta - Stanca<br />
Grimes - Visiting Statue<br />
Austra - Lose it<br />
Alcest - Ecailles de Lune (part 1)<br />
Arab Strap - Screaming in the Trees<br />
Hood - For a Moment, Lost<br />
Mount Eerie - Voice in the Headphones<br />
Jeff Mangum - I Will Bury You in Time (live)<br />
Aidan John Moffat - Good Morning<br />
Grimes - Genesis<br />
Mount Eerie - My Burning<br />
Jeff Mangum - My Dream Girl Don't Exist (live)<br />
Nirvana - Oh The Guilt<br />
Melvins - Raise a Paw<br />
Alcest - Sur l'autre rise j'attendra</p>

<p><br />
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC01161.JPG"><img alt="DSC01161.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/DSC01161-thumb-600x450-183.jpg" width="600" height="450" class="mt-image-none" style="" /></a></span><br />
Come i criceti in cattività, che mangiano la propria prole, il mese scorso ho deciso che era il caso di lasciar morire le mie violette. Travasarle sarebbe stato troppo complicato. Inoltre ero infastidita dal fatto che l'università mi avesse fatto dono di sementi così ostili, soprattutto alla luce della mia forzata dipartita dal paese a maggio e della conseguente impossibilità di godere di una fioritura decente. <br />
Ora la mia coinquilina pensa che io sia incapace di tenere in vita creature vegetali e che sia del tutto priva di istinto materno. Ciononostante mi ha consegnato questa tazza, in erano stati collocati dei semi di "non so cosa". <br />
Ora che "non so cosa" è germinato, direi che si tratta di un'asteracea.<br />
La scritta sulla tazza fa riferimento alla zona in cui si trovano due dorms esterni al mio campus, tra cui quello in cui abito. Si tratta dell'ennesimo tentativo di stimolare il senso di appartenenza ad una comunità assemblata artificiosamente.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC01160.JPG"><img alt="DSC01160.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/DSC01160-thumb-600x450-181.jpg" width="600" height="450" class="mt-image-none" style="" /></a></span><br />
Sono sconvolta dal fatto che Toni Morrison sia entrata nella mia vita solo quest'anno. Perché non la conoscevo prima? Come ho potuto vivere prima di incontrare la sua raffinatissima prosa? </p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC01162.JPG"><img alt="DSC01162.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/DSC01162-thumb-600x450-185.jpg" width="600" height="450" class="mt-image-none" style="" /></a></span><br />
I miei vestiti sono un'armatura. Qui ho bisogno di magliette metallare per comunicare i miei stati mentali a chiunque posi il suo sguardo su di me.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC01159.JPG"><img alt="DSC01159.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/04/DSC01159-thumb-600x450-179.jpg" width="600" height="450" class="mt-image-none" style="" /></a></span><br />
Un oggetto che mi tiene in vita.</p>]]>
        
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    <title>Pensieri puri</title>
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    <published>2012-04-05T19:53:21Z</published>
    <updated>2012-04-05T20:15:51Z</updated>

    <summary>Oggi Dio mi ha parlato per mezzo di un gracile studente della Columbia. Stavo abbandonando il campus per tornare a casa a fare esercizi di statistica. Il mio passo era incazzoso e ostile, perché qui è così che la gente...</summary>
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        <![CDATA[<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="exvotoshoes.jpg" src="http://www.margheritaferrari.com/exvotoshoes.jpg" width="307" height="400" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></span>Oggi Dio mi ha parlato per mezzo di un gracile studente della Columbia. Stavo abbandonando il campus per tornare a casa a fare esercizi di statistica. Il mio passo era incazzoso e ostile, perché qui è così che la gente cammina e io non ho avuto problemi ad adattarmi. Nel preciso instante in cui il gracile studente della Columbia mi si è piazzato davanti, costringendomi a togliermi le cuffie, stavo ponderando i versi d'apertura di "Tu sei la verità non io" di Maria Antonietta.<br />
<blockquote>"dovrei chiudermi nella mia stanza perché ho troppi desideri e chi troppo desidera non fa pensieri puri"</blockquote><br />
Ho contemplato il mio nuovo interlocutore con una certa urgenza classificatoria, aspettando che mi fornisse indizi sufficienti per giustificare una fuga. Ciò che egli voleva da me era che mi unissi al suo gruppo di studio della Bibbia.  <br />
Qui non so mai come rispondere alle persone che mi vogliono cristiana o che danno scontato che io sia cattolica solo perché ho un certo accento. Non volevo spiegare al gracile studente della Columbia la storia della mia vita, quindi ho gentilmente declinato l'invito. Poi mi sono domandata perché abbia fermato proprio me, tra le decine persone che stavano passando in quel momento. Forse sembrava che avessi bisogno di essere ristorata dalla parola di Dio. Questa, almeno, è la spiegazione che mi è stata altre volte in circostanze simili. </p>

<p><iframe width="640" height="480" src="http://www.youtube.com/embed/OSxRSoGqt3s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>]]>
        
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    <title>Le proprietà terapeutiche del death metal</title>
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    <published>2012-04-03T21:15:43Z</published>
    <updated>2012-04-03T21:43:13Z</updated>

    <summary>Sabato sera mi sono trovata al cospetto di Stéphane Paut, altrimenti detto Neige, altrimenti detto (impropriamente) Alcest. In questo momento credo che, tra tutti gli esseri umani che abitano questa terra e che non ho avuto il piacere di conoscere,...</summary>
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        <![CDATA[<p>Sabato sera mi sono trovata al cospetto di Stéphane Paut, altrimenti detto Neige, altrimenti detto (impropriamente) Alcest. <br />
In questo momento credo che, tra tutti gli esseri umani che abitano questa terra e che non ho avuto il piacere di conoscere, Alcest sia quello che, sulla carta, mi capisce meglio. <span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="alcest_-_les_voyagesvinyl300.jpg" src="http://www.margheritaferrari.com/alcest_-_les_voyagesvinyl300.jpg" width="300" height="300" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></span>Questo perché la sua musica e le mie allucinazioni boschive si compenetrano alla perfezione. Durante il concerto ho provato lo straniamento che volevo e ho sentito la commozione (e l'enfasi va su "mozione") e la tensione interiore dei metallari contro i quali ero schiacciata. Come sempre, quando mi trovo ai piedi di musicisti che parlano alla mia anima, ho chiuso gli occhi e ho ascoltato il mio piacere (dato in buona parte dal fatto di essere chiusa in una stanza in cui i suoni che amo sono sparati a volumi dolorosi, al punto che basta focalizzarsi sul proprio corpo per sentirli conficcarsi nella carne). Nel caso dello show di sabato, non mentirei nel dire che la mia partecipazione si è concretizzata quasi esclusivamente attraverso l'immersione nel suono e nel buio, oltre che per mezzo dello scomposto headbanging che offro al mondo quando smetto di preoccuparmi delle mie apparenze. Verso metà concerto, tra una visione e l'altra, ho aperto gli occhi e ho constatato che Alcest mi stava guardando. </p>

<p><iframe width="640" height="480" src="http://www.youtube.com/embed/1gGv0uQtn74" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><iframe width="640" height="480" src="http://www.youtube.com/embed/4PmCb9OiFYQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>Da quando sono qui, tendo a fare piani per le mie poche serate di "divertimento" cercando concerti durante i quali io possa sentirmi umana, perché spesso non mi sento umana. Mi sento robotica, oppure mi sento troppo umana. Quando mi sento troppo umana significa che le circostanze mi impediscono di dispiegare la mia umanità. Le circostanze sono la camicia di forza che farà un figurone sul mio curriculum, quando sarò costretta ad aggiornarlo. <br />
Qui seleziono concerti che dubito mi farebbero voglia in Italia. Qui mi sono scoperta estimatrice del death metal scaturito dalle viscere di persone inquietanti, perché coesistere per un'ora e mezza con quelle stesse persone inquietanti e lasciare che le loro visioni diventino le mie è quanto di più simile all'annichilimento io abbia trovato in questa terra. Scomparire è l'imperativo. Essere altrove, almeno per qualche ora. Sentire terra granulosa raccogliersi sotto le unghie. Ascoltare suoni che non siano sirene, allarmi d'auto, le urla del pazzo che sbraita "Alleluia" ogni sera sotto la mia finestra. <br />
I metallari che ho osservato qui sono abbastanza simili ai metallari italiani con cui ho avuto a che fare nel corso della mia vita, anche se la mia impressione è che i primi siano più aperti alle contaminazioni dei secondi. Ad esempio, penso che l'amico con cui mi è capitato di passare qualche pomeriggio, quand'ero in terza superiore, discutendo della conformazione del Valhalla, avrebbe forse criticato l'assenza di una batteria sul palco dei Liturgy, quando li ho visti un mese fa. Ma, al di là delle lievi differenze che ho registrato finora, devo dire che l'apparente coerenza interna alla comunità metallara occidentale mi è stata d'aiuto, mentre navigavo nel mio prezioso sconforto. I metallari di Brooklyn che assaporavano la magnificenza di Alcest o la sensualità animale del cantante dei Deafheaven erano per me trasparenti. Li avevo già visti altrove. I loro gesti erano parte di un rituale noto. La loro violenza era circoscritta in uno spazio-tempo di legittimità, perché eravamo altrove. Eravamo in Norvegia, o all'Inferno. </p>

<p><iframe width="640" height="480" src="http://www.youtube.com/embed/Y1jkUJ4IMUM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><iframe width="640" height="480" src="http://www.youtube.com/embed/-S08Af4fqso" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p>Spesso cerco musica che mi comunichi qualcosa sulla mia vita e che lo faccia con linguaggi relativamente espliciti. Ciò che faccio ogni tanto il sabato sera, in questa città, cozza con le mie usuali preferenze, perché qui non sono in me. A Vicenza o a Trento non ho bisogno di scomparire artificiosamente nell'oscurità e di sentire le spalle di sconosciuti vestiti di nero piantarsi contro le mie. Qui non è raro che venga assalita dal desiderio di fare a pezzi ciò che mi circonda. Qui ciò che faccio è dirmi che non ho tempo per constatare che sono stanca. Perché il punto è che non ho tempo per essere socievole. Non ho tempo per ascoltare i miei stati mentali e porre rimedio allo sfacelo. Non ho tempo per la tesi. Non ho tempo per chiamare a casa. Quando passo quaranta minuti nella vasca da bagno a fissarmi i piedi e a versare qualche inutile lacrima, so che sono patetica, ingrata e soprattutto che sto sprecando tempo che potrei investire per fare esercizi di statistica oppure leggere le duecentocinquanta pagine di Bakhtin che dovevo assimilare durante il fine settimana e che ho ignorato. </p>

<p>Sabato sera avrei voluto essere altrove, per motivi che hanno a che fare con l'essenza stessa di ciò che fa sì che esca dal letto la mattina, ma sotto a quel palco sono stata bene. E quando il mio sguardo e quello di Alcest si sono incrociati mi sono sentita profondamente compresa. È stata la prima volta, da quando sono qui, nella solitudine che discende dal mio senso del dovere.</p>

<p><iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/7RKHyQCWAUY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>]]>
        
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    <title>Perec e le mani sporche d&apos;inchiostro</title>
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    <published>2012-03-30T16:55:53Z</published>
    <updated>2012-03-30T15:29:13Z</updated>

    <summary>I have been sitting here, without writing, for forty-five minutes; I ate a sandwich and drank a glass of Bourgueil. Then coffees. Next to me half a dozen clothing merchants chatter, satisfied with their small business. With a menacing eye...</summary>
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        <![CDATA[<p>I have been sitting here, without writing, for forty-five minutes; I ate a sandwich and drank a glass of Bourgueil. Then coffees. Next to me half a dozen clothing merchants chatter, satisfied with their small business. <br />
With a menacing eye I watch the birds, the people, and the vehicles pass by.<br />
(p. 33)</p>

<p>I'm cold. I order a brandy. <br />
(p. 37)</p>

<p>Georges Perec, "An Attempt at Exhausting a Place in Paris" (2010, Wakefield Press)</p>

<p><img src="http://ngravitystudio.files.wordpress.com/2011/06/paris-nous-appartient-giani-esposito.jpg" align="center"></p>

<p>Mi domando se anche le mani di Perec si macchiassero d'inchiostro ogni volta che si piazzava da qualche parte a prendere appunti e ad osservare (le persone? i mezzi di trasporto? i piccioni? le macchie di colore che gli si materializzavano davanti?).<br />
Probabilmente no. </p>

<p>(Questo è il post con cui condivido alcuni dei riferimenti al consumo di bevande alcoliche che Perec ha inserito nel suo <em>Tentative</em>. <br />
Da quando ho scoperto il magico mondo della pratica etnografica più di qualcuno mi ha indicato Perec come maestro della stesura di note scarne ed iperdescrittive. Personalmente porrei enfasi anche sul suo sconvolgente rigore. Per questo i riferimenti alle bevande alcoliche mi hanno colpita. Io potrei mai scrivere nelle mie note: "La temperatura è scesa. Bevo grappa per scaldarmi" senza apparire ridicola? Penso di no).</p>]]>
        
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    <title>Those heavies laughing can laugh themselves to death</title>
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    <published>2012-03-27T21:56:50Z</published>
    <updated>2012-03-27T22:56:52Z</updated>

    <summary>Oggi mi sono costretta ad essere di buon umore. Non è stato semplicissimo, ma almeno per un po&apos; sono riuscita a scrollarmi di dosso la sensazione che il mondo sia un luogo corrotto e poco adatto ad una persona prona...</summary>
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        <![CDATA[<p>Oggi mi sono costretta ad essere di buon umore. Non è stato semplicissimo, ma almeno per un po' sono riuscita a scrollarmi di dosso la sensazione che il mondo sia un luogo corrotto e poco adatto ad una persona prona allo sfascio come me. </p>

<p>La mia lezione delle nove è finita prima del previsto, quindi ho avuto più tempo per stare in mensa, godere della quiete e ascoltare Timothy's Monster dei Motorpsycho, che oggi credo mi si sia rivelato come uno dei miei dischi preferiti degli anni '90 (e non è fantastico che uno disco del genere sia norvegese? La gente dovrebbe parlare più spesso di questo fatto. Poco importa che sia uscito diciott'anni fa. Parliamone!). La mensa del Barnard College è il mio posto preferito per studiare o starmene per i cavoli miei a riflettere - giusto perché lo sappiate.<br />
Dopo la mensa sono andata a controllare la mia casella postale, convinta di non trovarci nulla. Alla vista del contenuto mi sono commossa interiormente.<br />
Poi sono andata a lezione di antropologia e ad un certo punto mi sono sentita molto colta perché ho pensato: "Uhm. Questa cosa che sta dicendo la prof mi evoca Bourdieu" e cinque o sei minuti dopo ella ha detto: "E' come l'esempio che fa Bourdieu sull'imparare ad andare in bicicletta". Ah! (Questa è una grande conquista personale per me, dato che di solito ascolto le sue lezioni e, anche se a volte presenta autori che conosco già, mi sembra che li spieghi in un modo totalmente inedito, criptico e stimolante).<br />
Un paio di ore dopo sono andata alla mia sessione di discussione settimanale su quello che viene spiegato durante il corso di antropologia e l'assistente, che è forse la persona più adorabile di questo mondo, aveva portato dei cioccolatini per tutti (perché se fosse stato bel tempo avremmo tenuto il nostro incontro in giardino e la cioccolata ci avrebbe scaldati). Ciò che si dice "essere premurosi". <br />
Una volta tornata a casa ho visto che il mio paper proposal per il corso di sociologia dell'alimentazione ha ottenuto il massimo dei voti ed è stato lodato soprattutto per la  qualità della sezione metodologica. Ah!<br />
Quindi, nel complesso, è stata una buona giornata.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01129.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01129.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span><br />
La mia coinquilina è una persona adorabile che mi porta a casa fiori palesemente rubati dagli alberi del campus della Columbia. L'altroieri mi ha lasciato un biglietto con scritto "Margs, I stole some nature for you". </p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01132.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01132.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span><br />
Ciò che ho trovato oggi nella mia casella postale e che ho appeso vicino al mio letto non appena sono tornata a casa.<br />
(Amici sparsi in giro per il mondo, vi voglio bene).</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01133.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01133.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span><br />
Per soli cinque dollari mi sono procurata questa meravigliosa edizione di The Royal Tenenbaums, che penso riguarderò per la decima volta questo fine settimana.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01134.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01134.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span><br />
Oggi sono entrata per la prima volta nel liquor store che c'è a metà strada tra il palazzo in cui abito e l'università. Ho speso una cifra spropositata per questo soave e una bottiglia di moscato d'Asti per la mia coiquilina, ma poco importa. Penso che il tizio alla cassa abbia capito che sono italiana dal fatto che ho letto per intero le etichette di ogni singolo vino italiano che aveva in negozio (non erano poi così tanti). </p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01135.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01135.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span><br />
Ho soprannonimato questo barattolo di tinta "Progetti per quest'estate". L'ho comprata in un negozio di Morningside Heights dove gli studenti della Columbia usufruiscono di uno sconto del 10%. Quindi, in ultima analisi, ho usufruito di uno sconto del 10% su una tinta per capelli blu in virtù dei miei successi accademici. Ah!</p>

<p>Infine, per la vostra gioia:<br />
<iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/8WouS37J6WA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/MEH5OFGbnYk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>

<p><iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/p1TCwfu77r8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>]]>
        
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    <title>When I see the price that you pay, I don&apos;t wanna grow up</title>
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    <published>2012-03-26T19:15:16Z</published>
    <updated>2012-03-26T19:24:18Z</updated>

    <summary>Sabato sera, prima di scrivere il post sui miei stati mentali che rasentano la depressione, ho sentito per una frazione di secondo che stavo per impazzire. Volevo fare un collage, ma non avevo forbici o colla da usare. Ho provato...</summary>
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        <![CDATA[<p>Sabato sera, prima di scrivere <a href="http://www.margheritaferrari.com/2012/03/theres-nothing-left-except-cer.html">il post sui miei stati mentali</a> che rasentano la depressione, ho sentito per una frazione di secondo che stavo per impazzire. Volevo fare un collage, ma non avevo forbici o colla da usare. Ho provato per qualche minuto a vagare per la mia stanza alla ricerca di qualcosa da fare a pezzi, invano. <br />
Alla fine ho scattato qualche foto da pubblicare su questo mesto blog, giusto per documentare la mia isteria. So che vi piacciono queste cose e lo capisco. Anch'io amo leggere dell'altrui isteria e spiare le case dei miei blogger prediletti. <br />
Quindi, ecco:</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01125.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01125.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p>Ho comprato un sacco di libri da quando sono qui. Molti sono per i corsi che sto seguendo e, se fossi una persona normale, li rivenderei alla fine del semestre. Ma il fatto è che molti di questi libri mi piacciono, quindi so già che spenderò una fortuna per spedirmeli in Italia. Sullo scaffale in alto ci sono tutti i volumi che ho comprato durante le mie visite al Metropolitan e alla Neue Galerie e un bellissimo volume fotografico della NASA che ho trovato in un thrift store ad un dollaro.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01126.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01126.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p>Questo doveva essere il mio scatolone del materiale per la tesi. Poi è diventato lo scatolone del materiale per la tesi e le fanzine che ho comprato da quando sono qui. Poi è diventato lo scatolone che accompagna gli scaffali dei libri, anche se al momento contiene una fiaschetta su cui sono disegnati dei baffi e dei cd che ho trovato usati ad una cifra che rasenta il nulla, oltre a tutto il resto di cui sopra. Accanto al suddetto scatolone potete notare il retro del manuale di statistica su cui sto studiando in questo periodo e il triplo vinile di The Glow pt. 2 che ho comprato dal negozio di Phil Elverum. Ho tenuto l'intero scatolone in cui il disco e le altre cose che ho comprato sono state spedite perché Elverum in persona ci ha scritto sopra il mio nome. Se lo so è solo perché ho studiato attentamente la sua calligrafia e poi ho controllato che non fosse in tour nei giorni in cui ho fatto l'ordine e il pacco è stato spedito. Questo a dimostrazione del fatto che avere ventiquattro anni non è incompatibile con comportamenti idioti che mai e poi mai avreste attribuito alla sottoscritta.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01056.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01056.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p>Questo luogo grazioso con ogni probabilità, un tempo, era un guerrilla garden. L'ho fotografato solo perché la mia tesi di triennale fu dedicata al fenomeno del guerrilla gardening e all'epoca lessi un libro di Michela Pasquali sui primi community garden di New York. Speravo che Dio mi si rivelasse di nuovo il giorno in cui avessi messo piede in uno di questi luoghi mitici, ma sfortunatamente non ho provato nulla. Non escludo che a rendermi indifferente sia stata la banalità delle piante che c'erano in questo spazio. A New York sembra che ci siano le stesse piante dappertutto. E' abbastanza triste. </p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01127.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01127.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p>Venerdì sono stata per quattro ore nella hall del Metropolitan a prendere appunti su tutto quello che vedevo e sentivo. L'ho fatto per un essay che devo consegnare tra qualche giorno. Potevo ispirarmi a diversi testi più o meno etnografici dedicati a diverse metropoli che ho letto di recente. Non ci ho pensato più di tanto e ho scritto alle spalle di Georges Perec, perché in queste circostanze preferisco essere scarna. </p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01102.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01102.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p>Dopo due ore di scrittura cieca mi sono accorta che le mie mani erano piene di inchiostro.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01128.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01128.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p>La professoressa che tiene il corso che sto seguendo sull'immaginazione etnografica è forse la persona più intellettualmente sconvolgente con cui abbia mai avuto a che fare. So che potrebbe uccidermi proferendo una singola frase, ma allo stesso tempo non riesco a temerla. Le sue lezioni sono straordinarie e incredibilmente criptiche anche per chi è di madrelingua inglese. A volte mi capita di cogliere dei riferimenti ad autori che non vengono esplicitati e in quelle occasioni mi rendo conto che le lezioni di quella donna possono essere lette come una versione accademica de Il nome della rosa. <br />
I voti che ho preso finora negli essay che ho scritto per il suo corso mi hanno portata a pensare che forse dovrei ascoltare le voci nella mia testa e non abbandonare le metafore, nonostante a Trento tutti sembrino deprecare le mie metafore. Al contempo mi rendo conto che tra non molto avrò finito gli esami e poi scriverò la tesi. A quel punto dovrei cominciare a pensare alle domande da mandare a scuole di dottorato più o meno prestigiose, ma di recente mi sono detta che l'idea del dottorato mi sembra così bella e aproblematica solo perché ho paura dell'avvenire. Quindi non so che ne sarà di me e delle mie metafore. Vorrei ascoltare le lezioni della mia prof antropologa della Columbia fino alla fine dei miei giorni e scrivere di riflesso. Ma non sono sicura che questo mitigherebbe la mia tristezza. Sto considerando seriamente la possibilità di abbandonare l'ipotesi dottorato per qualche tempo.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01121.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01121.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p>In questa città è abbastanza facile imbattersi in femministe che vendono spillette piene di umorismo, ma che al contempo ti fanno pensare alla crudeltà della vita.</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="DSC01107.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/DSC01107.JPG" width="700" height="525" class="mt-image-none" style="" /></span><br />
Ho comprato questo berretto in una sede di Goodwill che si trova ad Harlem. L'ho pagato tre dollari. Lo userò quest'estate per umiliare gli MC di Vicenza. Umiliare gli MC di Vicenza è uno degli obiettivi che mi sono imposta nella vita. </p>]]>
        
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    <title>There&apos;s nothing left except certain death</title>
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    <published>2012-03-25T02:50:17Z</published>
    <updated>2012-03-25T05:39:15Z</updated>

    <summary>Un uccellino mi ha detto che i miei stati pseudo-depressivi appaiono incomprensibili a chi ho lasciato per venire qui. Ho riflettuto sulla questione e ho concluso che, nell&apos;osservazione di qualcuno che fosse identico a me e che si trovasse nella...</summary>
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        <![CDATA[<p>Un uccellino mi ha detto che i miei stati pseudo-depressivi appaiono incomprensibili a chi ho lasciato per venire qui. Ho riflettuto sulla questione e ho concluso che, nell'osservazione di qualcuno che fosse identico a me e che si trovasse nella mia attuale situazione, non reagirei diversamente. <br />
Deve essere il fatto che sono negli Stati Uniti. Il fatto che sono a New York. O "in America", come dicono quasi tutti, accolti dal mio silenzioso disprezzo. <br />
Lo so che questo posto mi mancherà non appena tornerò a casa. Mi sentirò privata dei privilegi che ho qui, come l'accesso gratuito a musei in cui si trovano opere che desideravo vedere di persona da quand'ero schifosamente piccola. O il fatto che il mio abbigliamento sempre più delirante sia ignorato da chiunque io incontri. <br />
Ciò non toglie che io provi tristezza e che, nel momenti di estremo nervosismo, arrivi a compatirmi.</p>

<p>Penso di essere una di quelle persone privilegiate che per anni non si sono rese conto di essere così privilegiate. Il privilegio risiede nel fatto che qualcuno mi mise dei libri in mano quand'ero piccola e mi lesse i racconti <em>per bambini</em> di Oscar Wilde quando mi rifiutavo di mangiare. Poco importa che negli anni a seguire la mia misantropia sia stata fortificata dalle montagne di libri che accumulavo, in cui trovavo conferma del fatto che la mia vita faceva abbastanza schifo, che esistevano mondi migliori là fuori. <br />
Il mio dibattito interiore sul rapporto tra privilegio, l'equivalente odierno del consumo di prodotti culturali alti e il disagio imperituro che provo sembra non portare da nessuna parte, perché a conti fatti ciò che conta è il fatto che certe opere d'arte mi sembranano così belle e tristi che mi fanno a pezzi, mi riducono in lacrime. <br />
Da dove vengono queste lacrime?, mi chiedo. <br />
Dal fatto che mia nonna mi leggeva Oscar Wilde quando sapevo a malapena di essere al mondo o dal fatto che sono fatta così e proverò questo terribile struggimento finché sarò in vita?</p>

<p>Ho soppresato la possibilità che la mia tristezza e la accuratezza con cui evito di interagire con altri esseri umani - anche con quelli con cui in realtà vorrei parlare per ore - sia in qualche modo collegata con la frequenza con cui mi capita di provare quello struggimento.<br />
Quando ho un po' di tempo o mi sento in diritto di non leggere gli articoli assegnati per casa, tendo ad andare da sola in giro per i musei ai quali posso accedere gratis, con la mia tessera dell'università. Più di rado sono andata a qualche concerto o al cinema, sempre da sola.<br />
La solitudine e la contemplazione di ciò che è bello, triste e, in qualche modo, immenso si accordano abbastanza bene, dal mio punto di vista. <br />
Molto tempo fa c'è stato un periodo di circa un anno e mezzo in cui andavo spesso al cinema da sola. Nella consapevolezza che ciò che stavo facendo mi tramutava in una persona indesiderabile, apprezzavo il fatto di non dover scendere a compromessi con nessuno. Potevo andare a vedere i film che volevo. Sapevo che era inutile continuare a chiedere ad altre persone di venire al cinema con me, perché le uniche che avevano dimostrato una parvenza di interesse abitavano troppo lontano; erano vincolate agli orari delle corriere. <br />
La solitudine permette di indugiare per venti minuti davanti ad un quadro che apparentemente non significa nulla, solo perché ti fa stare malissimo in un modo che non ti sai spiegare. <br />
Questa città non fa che offrirmi occasioni per contemplare il vuoto e la tempesta che hanno invaso la mia cassa toracica. Al contempo, la mancanza di campi, aree boschive e distese di fiori spontanei mi getta in uno stato che non conoscevo fino a pochi mesi fa. Continuo a ripetermi che vorrei sparire, quando in realtà i miei desideri mi conducono a contatto con il suolo e con le creature che lo abitano. Vorrei che le mie mani fossero graffiate da aghi di pino, ormai secchi, che ricoprono distese oscure di terra fresca, fertile e acida. Vorrei affondare le dita in quella terra e sentirne l'odore, perché questo gesto incastonato con l'essenza stessa della mortalità mi permetta di dimenticare per qualche minuto ciò che sono destinata a diventare. </p>

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    <title>Scarafaggi, ratti, jogging e aerobica</title>
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    <published>2012-03-22T02:36:25Z</published>
    <updated>2012-03-22T03:27:00Z</updated>

    <summary>Nella mia nuova casa lo sporco si accumula con una rapidità sorprendente. Non faccio in tempo a farmi a pezzi le dita per scrostare il piano cottura che un enorme ammasso di detriti nerastri è già comparso sotto al fuoco...</summary>
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        <![CDATA[<p>Nella mia nuova casa lo sporco si accumula con una rapidità sorprendente. Non faccio in tempo a farmi a pezzi le dita per scrostare il piano cottura che un enorme ammasso di detriti nerastri è già comparso sotto al fuoco che uso per farmi il caffé. <br />
La mia coinquilina ed io andiamo d'amore e d'accordo perché siamo ugualmente incapaci di mantenere pulita la stanza che dividiamo. <br />
Così come non mi sognerei mai di spostare le montagne di vestiti che M. ha sparso sul pavimento e che sono lì da mesi, è chiaro che non verrò mai redarguita quando lascio capelli nella vasca da bagno o mi dimentico delle verdure sulla tavola per una settimana. <br />
M. ed io ci fomentiamo vicendevolmente sul fronte delle pratiche alimentari che uccidono le persone. Più di una volta abbiamo cenato con pop corn e birra, mentre io guardavo repliche di Hell's Kitchen e lei guardava Teen Mom. All'inizio ero convinta che i pop corn non fossero un pasto, mentre ora che sono qui da due mesi è chiaro che sono stata corrotta, perché ci sono giorni in cui esco di casa solo per fare i cinque passi necessari per raggiungere Rite Aid e fare scorta di cibo del demonio.</p>

<p>Questa mattina non ho fatto colazione perché, in preda al delirio, mi ero convinta di essere ritardo per la mia lezione di statistica del mercoledì, quando in realtà ero in anticipo. Poi mi sono dimenticata di pranzare e ho impiegato circa cinque ore ad avvicinarmi ai fornelli per preparare un po' di verdura da archiviare in frigo.</p>

<p>M. ha detto ai suoi parenti che sono la prima coinquilina di suo gusto da quando ha cominciato l'università, il che mi commuove abbastanza. Significa che non faccio poi così schifo e che le notti in cui mi rigiro nel letto senza riuscire a prendere sonno passano in secondo piano rispetto ai miei apparenti pregi. M. sottolinea spesso che sono un essere umano di dimensioni ridotte, che studio troppo e che la mia moka è un oggetto deliziosamente carino. M. possiede una poltrona che le individio immensamente e che ho colonizzato durante la settimana dello spring break, quando lei è andata a Berlino. In genere io sto nel mio lato della stanza e lei sta nel suo, anche se di recente mi ha sorpresa mentre sostavo dalla sua parte e fissavo la cucina con terrore.<br />
Quando sono stata rinvenuta in questo stato vagamente catatonico, ero immobile da almeno cinque o sei minuti. Bevevo la mia Budweiser ghiacciata tenendo gli occhi fissi su uno scarafaggio enorme, che mi fissava a sua volta. <br />
Il condominio di Trento che chiamo casa è spesso infestato da scarafaggi e bestie simili, ma lo scarafaggio che ho visto quel giorno era così grosso che faticavo a credere che fosse vero.<br />
M. ha reagito dicendo: "Eh, mi avevano detto che è cominciata la stagione degli scarafaggi".</p>

<p>Un paio di giorni prima dello sfortunato incontro kafkiano di cui sopra, avevo passato una mezza nottata presso la biblioteca centrale della Columbia. Tornando a casa, lungo la Broadway, ho incrociato due ratti abbastanza pasciuti. <br />
Da quando è arrivata la primavera, la strada che percorro tra casa e l'università (circa sei isolati) puzza di marcio e la mattina non è raro imbattersi in carcasse di animali e teste di pesce lungo i marciapiedi. La gente fa comunque colazione all'aperto e io proprio non capisco come ciò sia possibile. A volte devo mettermi una manica sul naso e camminare il più velocemente possibile per non vomitare addosso agli studenti della Columbia che fanno jogging, la cui vista alle nove meno un quarto mi fa venire voglia di proferire bestemmie. <br />
Oggi, verso ora di pranzo, mi trovavo nel bar del Barnard College e consumavo il mio caffé da due dollari e ventitré centesimi in attesa di recarmi a lezione, quando ho notato che si era radunato un gruppo di studentesse sul prato esterno. Qui esistono cose come corsi di aerobica o di danza da un credito. Lo scempio cui ho assistito era una lezione di aerobica all'esterno, sotto alla grande magnolia di cui tutte le Barnardians parlano con orgoglio. Ho constatato che ero in terra straniera quando altre studentesse si sono unite al gruppo e ulteriori sconosciuti, tra cui qualche tizio della Columbia, hanno cominciato ad applaudire. <br />
Penso che il mio sconcerto e la mia espressione schifata di allora derivino dal fatto che, per quanto mi sforzi di credere il contrario, associo la parola università al concetto di sofferenza. L'idea che degli studenti possano usare il giardino del loro college per giocare a volano o per sculettare a ritmo di musica immonda mi mette a disagio e mi fa sentire europea, nel senso ombroso, gotico e gobbo del termine. </p>]]>
        
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    <title>Casa</title>
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    <published>2012-03-19T22:55:05Z</published>
    <updated>2012-03-19T23:34:21Z</updated>

    <summary>Sono stati giorni di finta quiete. Tra due mesi sarò a casa (dove la parola casa ha un significato ambiguo). &quot;Portami a casa&quot;, ho ripetuto fino a questa mattina, perché sono un&apos;ingrata e non vedo l&apos;ora baciare l&apos;arida terra berica...</summary>
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        <![CDATA[<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><a href="http://www.margheritaferrari.com/DSC00983.JPG"><img alt="DSC00983.JPG" src="http://www.margheritaferrari.com/assets_c/2012/03/DSC00983-thumb-300x400-161.jpg" width="300" height="400" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>Sono stati giorni di finta quiete.<br />
Tra due mesi sarò a casa (dove la parola casa ha un significato ambiguo).<br />
"Portami a casa", ho ripetuto fino a questa mattina, perché sono un'ingrata e non vedo l'ora baciare l'arida terra berica e la tovaglia in tela cerata della mia cucina trentina. <br />
Baldra mi ha portato del caffé zapatista e io sono stata felice, ma ora lo spring break è terminato e le consegne per i vari corsi si moltiplicano come conigli al sole, danneggiando il mio umore da ninfa dei boschi. </p>

<p>Vecchi libri di cucina contenenti le parole "the Berici hills" mi hanno fatta sospirare. Parlare di cibo pur dimenticando di nutrirmi è un segno del fatto che sto perdendo la ragione e che sono cresciuta in Italia. <br />
Oggi la mia prof di sociologia dell'alimentazione ha osservato che tra le tante divergenze tra la cucina francese e quella italiana, forse una delle più significative è che la prima può essere descritta in termini nazionali, mentre la seconda risulta più agilmente classificabile su base regionale. Poi ha lanciato un'occhiata all'ultima fila e ha aspettato che annuissi.</p>

<p>(Nella foto, la vostra blogger non più prediletta davanti alla casa dei Tenenbaum, che inspiegabilmente si trova ad Harlem).</div><br />
</p>]]>
        
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