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11.08.07

What Would the Community Think

Amstlavandino1.jpgVerso mezzanotte e mezza ho poggiato la schiena sul mio letto.
Mater è ancora invalida, motivo per cui si è dedicata a tempo pieno alla pulizie domestiche e a letture di vario genere. So che ha buttato via qualcosa di molto rilevante, ma non ho il coraggio di guardare. Mater non fa altro che cestinare le mie cose. Non riesce a farne a meno.
La mia camera è vuota e guardarla mi fa rimpiangere lo schifo entro cui Baldra ed io nuotavamo nel nostro tugurio di Amsterdam.

La nostra casa era il simpatico l'Hotel Brian (una stella). Esso si compone di quattordici stanze le cui dimensioni sono assai limitate. I muri hanno una colorazione che varia dal grigio al giallo, le lenzuola sono ravvivate da immensi buchi, i materassi sono poco invitanti.
Baldra aveva paura di camminare scalzo.
Quello che avrebbe dovuto essere un letto matrimoniale erano in realtà due singoli, di cui uno appeso a mezz'aria. Vista la situazione precaria io e il collega optammo per una scelta revivalistica e, come siamo soliti fare in terra berica, dormimmo per nove giorni schiacciati come sardine nel letto poggiato a terra, evitando di toccare il muro e di cadere a terra.

Visitammo il visitabile, con la nostra guida del Corriere e Amsterdam – L'altra guida tra le mani, rifuggendo gli italiani, mangiando macedonie fuori dai supermercati e beandoci di ogni dettaglio.
Ci scalfimmo i piedi con un sorriso maldestro stampato in faccia, consapevoli della volatilità del piacere da poco conquistato. Scegliemmo con cura i coffee shop più quotati, soffermandoci ad osservare le tecniche con cui i team di giovani connazionali si atteggiavano da esperti, odorando i vari di tipi di erba, quasi fossero stati vino. Ci perdemmo per varie ore nella dolce legalità del funghetti allucinogeni, che spalancarono la nostra mente permettendoci di visualizzare sotto forma di colori le Peel Sessions dei Mogwai.
Ci imbattemmo nel negozio di dischi dei nostri sogni, pieno di vinili accatastati ovunque. Lì trovai il 45 giri di “Sleep Well Tonight” dei Gene, mentre Baldra impazziva stringendo tra le mani una decina di oggetti di culto post-rock.
I musei furono quelli che potete immaginare, tutti splendidi, privi di quella pesantezza che spesso ristagna nella nostra amabile penisola.

Per sfatare il triste mito italico secondo cui ad Amterdam non c'è niente e due giorni di permanenza sono più che sufficienti, fummo travolti da una tristezza sterminata quando i nostri dieci giorni di vacanza si conclusero.
Entrare una seconda volta a contatto con gli olandesi mise nuovamente in crisi il mio sistema di valori e credenze, facendomi desiderare ardentemente la deflagrazione di Vicenza, di tutto ciò che, pur essendo spaventosamente deleterio, è ormai radicato nelle nostre vite di italici.

Di recente lessi un commento di origine semianonima posto ai piedi dell'ultimo post di Baldra.
Nel commento Tekla lamentava l'indifferenza di tanti vicentini per la questione Dal Molin, ponendola sul piedistallo della Cosa Più Importante in Assoluto per la Città.
Ovviamente è vero, il fatto che della gente alquanto potente stia violentando la nostra terra dovrebbe spingermi a passare il mio tempo in presidio. Eppure non me la sento proprio di dedicarmi anima e corpo a quella che è solo una causa persa. Mi dispiace dirlo, ma i vicentini non riusciranno mai a fermare il governo degli Stati Uniti. Per questo il discorso si discosta in modo radicale da quello relativo alla TAV. Il “nemico” è un altro, il bacino d'utenza dei due prodotti finiti è diverso.
Vicenza non è mai stata nostra. E' degli imprenditori, di Berlusconi, dei leghisti, dei militari americani.
Non credo che la soluzione sia lasciare che questa gente ci tolga la voglia di vivere. La Ederle 2 verrà edificata ed inaugurata. Il nostro odio per coloro che entrano nell'esercito USA per ignoranza crescerà, così come quello per la pula, per la gente che si compra i SUV e via dicendo.
Il nostro fegato esploderà comunque, ma almeno potrò dire di non aver passato la mia giovinezza battendomi per qualcosa che non mi riguarda più da un pezzo.
Alla manifestazione nazionale contro il Dal Molin, quella che tutti avete visto in tv, c'erano pochissimi vicentini. Mancavano i giovani, li stessi giovani che non muoverebbero un dito per fare qualcosa che abbia un minimo di valore. Questo significa che loro lo vogliono il piede straniero sul cuore. Allora io non posso fare a meno di pensare che loro se la meritano la Ederle 2, che dovrebbero costruirla di fronte alla loro porta di casa.
L'unica soluzione è andarsene, magari ad Amsterdam. Mi dispiace solo per Palladio, che di qui non può muoversi.

[Cat Power “What Would the Community Think”]
[Coldplay “Amsterdam”]

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