Tre paia di scarpe.
Un capo d'abbigliamento totalmente inutile.
Una borsa di tela ironica.
Una felpa enorme e indicativa dei miei gusti musicali, ma pur sempre più dignitosa di un pigiama, entro la quale ritirarmi durante il freddo inverno newyorkese.
Gli attrezzi seri: portatile, netbook, dittafono per le interviste, quaderno per gli appunti della tesi e le note etnografiche, la calcolatrice scientifica e l'unico libro in italiano che leggerò nel corso di sei mesi.
Mi farò viva su questo blog non appena mi sarò sistemata a New York e avrò un po' di tempo per fermarmi a riflettere sul senso della vita e su quello dei miei capelli, che ora di giugno diventeranno lunghi in modo imbarazzante.


