Gennaio 2012 Archives

- Ho scelto definitivamente i corsi.
- La mia coinquilina mi ha definita diverse volte bookworm e ha espresso costernazione quando le ho detto di aver passato due ore nel basement del nostro palazzo a studiare in mezzo alle lavatrici.
- La visita alla sezione "Asia" del Metropolitan.
- Il professore che tiene il seminario sul concetto di maschilità che fa una battuta su degli ipotetici vichinghi mestruati.
- La neve intatta ed accecante di Central Park.
- Un dottorando in religione della Columbia che dichiara di stare lavorando sulle volpi come ponte tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti nello shintoismo.
- Il delirio creativo del Barnard Zine Club (rilegatura in nastro magnetico preso da cassette contenenti musica degli anni '90 di nostro gusto? facciamola!)
- Solo musica italiana (Maria Antonietta, Gazebo Penguins, Fine Before You Came, i Tre Allegri Ragazzi Morti della post-adolescenza), eccetto Jeff Mangum e una canzone dei Motorpsycho.
- La constatazione che le aule dell'ateneo trentino sono più pulite e di quelle della Columbia.
- Ventotto biblioteche in un solo campus (!!!!!!).
- Le violette sono germinate.
- Sentirmi stupidissima durante certi corsi e molto sapiente durante altri.

DSC00898.JPG
(Ciò che si vede dalla finestra della mia stanza)

DSC00900.JPG
(La neve di domenica mattina)

DSC00932.JPG
(Il catalogo della collezione "Asia" del MET. L'imperativo categorico è: tornaci!)

DSC00934.JPG
(I primissimi libri per i corsi e per la tesi. Gli altri sono in arrivo.)

DSC00929.JPG
(birra buona per chiudere le giornate di studio)

DSC00931.JPG
(Le giovani violette)

- L'editoriale di gennaio, che ho steso mentre mi stavo riprendendo dai postumi di Capodanno.
- Wintered with the Hawk and the Fox - Undici libri per prepararsi alla primavera. I miei libri preferiti su giardinaggio, orticoltura e vegetali.
- A volte ritornano - Le reunion che mi hanno fatto perdere la fiducia nell'umanità. Si va dalle Spice Girls ai My Bloody Valentine.
- Wes Anderson è una persona meravigliosa (o: alcuni motivi per amare Moonrise Kingdom alla luce del solo trailer). Per chi ancora non l'avesse capito, questo è il post con cui dichiaro il mio amore incondizionato a Wes Anderson.
- Smokin' Boys, Smokin' Girls - Dichiarazioni di status e rituali che trascendono confini. Questo è un post che, avendo più tempo a disposizione, avrei espanso ad oltranza. E' dedicato ad un volume fotografico che ho trovato alla svendita di libri del negozio del MoMA.
- Happy and Bleeding - Una lista di rimedi più o meno legali e fattibili per affrontare i dolori mestruali. Prendete e consumatene tutti.

E con Valeria:
- Il nastrone della settimana: Getting off while they're all downstairs, singing prayers. Questo è forse il nastrone più idiota che sia mai uscito su Soft Revolution. E' dedicato alla masturbazione.

In certi ambienti dell'Accademia trentina fluttua la convinzione che gli studenti del mio corso di laurea siano dei martiri, dei masochisti o comunque delle persone prone al sacrificio.
Da studentessa del secondo anno, ho accolto i colleghi appena immatricolati pregustando il giorno in cui sarebbero diventati isterici, incazzosi e vagamente insonni come ero io durante lo scorso anno accademico.
Mi sono detta che un anno intero di deadline perpetue e di lavori di gruppo rigettati come immondizia mi avrebbero preparata a tutto.

Stamattina sono andata alla prima lezione di un corso della Columbia che intendo seguire. Da quello che ho capito, si tratta di un corso avanzato del dipartimento di Antropologia. Si chiama The Ethnographic Imagination e il dato per scontato è che gli studenti abbiano già seguito corsi metodologici su questa tecnica. Io non ho mai seguito un corso di etnografia, ma ho fatto etnografia. In un certo senso faccio etnografia sempre, solo che prendo appunti solo di tanto in tanto.
Inoltre non studio antropologia. Ho fatto un esame di antropologia in triennale, il cui ricordo più nitido che conservo è il seguente:
Franz Boas morì tra le braccia di Claude Lévi-Strauss poco dopo aver annunciato la sua recente elaborazione di una nuova teoria sul linguaggio. Teoria che non espose mai, ça va sans dir.

Ecco. Credevo di essere preparata a tutto. Ma ero una povera illusa.
Questo modesto corso, che si articola in due lezioni e un'ora di discussione sui testi alla settimana, prevede la consegna di sei paper.
Nella sezione readings dell'imponente plico contenente le istruzioni per il corso, che mi è stata consegnato prima che cominciasse la lezione, ci sono quattordici libri, svariati articoli perec.jpegscientifici e una lista apparentemente infinita di capitoli pescati da altri volumi. Sono alquanto turbata dal fatto di dover leggere Benjamin, Evans-Pritchard, Malinowski, Geertz, Boas, Lévi-Strauss, Clastres, Barthes, Sartre, Bachtin, Marx e un'altra ventina nomi sconosciuti in una lingua che non è la mia, dato che in genere mi inquietano anche in italiano. Sono ancora più sconvolta dall'idea di avere due giorni (stando alla schedule del corso) per cominciare e finire Tentative d'épuisement d'un lieu parisien di Perec in inglese, perché con Perec ho un rapporto molto difficile, nonostante lo abbia amato fin dal giorno in cui vidi per la prima volta la sua faccia da matto e i suoi capelli nella mia antologia di letteratura francese delle superiori. Tra i quattordici libri che devo leggere c'è davvero un po' di tutto: da Cuore di tenebra a qualche migliaio di pagine contenenti gli studi etnografici più disparati, passando per Jazz di Toni Morrison.
E questo è solo un corso. Ne ho altri tre da seguire, altrimenti niente borsa di studio.

E pensare che il motivo principale per cui sono cui è raccogliere materiale per la tesi, il che significa leggere e catalogare svariate centinaia di fanzine, intervistare gente del settore, entrare a far parte del Barnard Zine Club per studiare le riunioni e fare etnografia e networking durante i due Zine Fest che si terranno a New York tra febbraio e aprile.
A proposito di fanzine: oggi ne ho lette un po' e ho cominciato a catalogarle in uno splendido documento Excel.
Ne ho trovate due di assolutamente spettacolari e nonsense di cui avrò modo di condividere qualche immagine.
La prima si chiama SID. A zine for people who treat their cats better that they treat their lovers e sostanzialmente si tratta di una lunga lettera d'amore che l'autrice ha indirizzato al suo gatto. Immaginerete la mia faccia quando me ne sono resa conto.
La seconda s'intitola Nuns I've Known. A differenza di tutte le altre fanze che ho maneggiato, questa non contiene immagini, ma solo testo. Il titolo riflette moltmangum town hall.jpgo bene il contenuto, perchè in effetti questa fanza contiene solo descrizioni di tutte le suore conosciute dall'autrice durante la sua esperienza da studentessa di istituti cattolici. Anche in questo caso ho apprezzato molto, mettendo per un attimo da parte il mio self di ricercatrice.
Tra le altre cose, mi sono imbattuta in:
- una marea di fanze sul mestruo
- una fanza inglese dal meraviglioso titolo All My Heroes are Virgins
- una fanza dei tardi anni '90 che si accompagnava ad un nastrone dall'aspetto interessantissimo.
E ho appena cominciato! Chissà che perle spunteranno dagli archivi della Barnard Library...

La domanda che mi pongo a questo punto è: "Arriverò a giugno senza farmi venire un esaurimento nervoso?". E soprattutto: "Riuscirò a trovare un modo per seguire l'assurdo corso del dipartimento di Religione del Barnard chiamato Ghosts and Kami?"
Al momento non lo so, però in compenso venerdì sera me ne vado a Brooklyn ad un concerto di Jeff Mangum dei Neutral Milk Hotel, che per me è più o meno l'equivalente di passare una settimana al cospetto di Dio. (Argh! Blasfemia!)

 | No TrackBacks

Le volpi sono animali meschini, doppiogiochisti e vili. Io sono una volpe.
Hai sempre saputo cos'ero.
Quando ti baciai per la prima volta, sulla guancia sinistra, la pressione delle mie labbra sul tuo viso fu contaminata dalla condivisa consapevolezza della mia natura meschina, doppiogiochista e vile.
Quando ti fermasti a dormire per la prima volta nella mia tana, ero dinamite ai piedi di una diga. Lo spazio angusto entro il quale ci coricammo ci parve ampio come un campo di girasoli dalle teste secche, tanto eravamo ancorati l'uno all'altra. Dall'altra parte della città un tasso mostrava i segni dei morsi che gli avevo lasciato sulle ginocchia. Non ho mai smesso di sognarlo, anche dopo che dichiarò di volermi cadavere. Lo amavo, così come amavo l'asfalto e la pietra bianca con cui fu lastricato il mio corpo, prima della mutazione.
I segni sulle mie ginocchia erano ematomi bruni, a proposito dei quali mentivo, perché se ne avessi rivelato l'origine la mia anima sarebbe finita all'Inferno. Quando te ne parlai, tu mi perdonasti. Non ti pareva vero di avermi trovata, così come a me non pareva vero di aver trovato te. La mia anima non sarebbe andata all'Inferno, dopotutto.
Le volpi non hanno un'anima.
Hai sempre saputo cos'ero. Ti osservai divenire volpe, pur di coricarti al mio fianco. Pur di raggiungermi nelle profondità della terra. Leggesti le mie parole caustiche e io ascoltai i rintocchi ovattati delle tue lacrime. Nell'oscurità eri argenteo. Gli altri animali non erano stati capaci di penetrare il tuo sguardo. Eri fragile. Eri l'ultimo della tua specie.
Avevi ossa esposte contro le quali mi affilavo i denti. Nelle tenebre stringevo il tuo cuore. Ascoltavo il rumore del sangue che scorreva come olio sotto la tua carne.
Ti volevo solo per me, perché sono una volpe e le volpi sono animali vili ed egoisti.
"Scegli me", ti dissi. E tu scegliesti me.

Gli altri animali ti credevano addomesticato, ma la verità è che eri selvatico. Ti lamentavi delle luci artificiali che schermavano il chiarore delle stelle. Una notte mi portasti ai margini di un campo per contemplare il cielo. Gli astri erano teste di spilli conficcati in una coperta nera.
Quando la Morte divenne la mia compagna, quando cominciai a dormire con il volto immerso nelle sue vesti, tu eri coricato alle mie spalle e aderivi al mio corpo come una corazza. La mia tana era stretta, allora, ma senza di te non avrei potuto dormire. Sarei rimasta sveglia per settimane intere, aspettando ch'Essa mi abbandonasse al sonno. Ma sarebbe stato inutile; avrei finito per perdere la ragione, perché la Morte è ancora qui, alla mia destra, dopo tutti questi anni.
Sei un animale selvatico che nessuno riconosce come tale. Forse questo dipende dal fatto che la tua specie è stata cancellata dalle enciclopedie. Non ci sono immagini che permettano di identificarti. Nessuno ha mai fatto lo sforzo di attribuirti un nome, di studiare la tua lingua, di sezionarti.
Apparivi addomesticato, pur non essendolo. Ti lasciarono ai margini ed ignorarono la bellezza di cui ti eri fatto scrigno.
Sei diverso anche dai diversi. Sei una volpe argentea dalle zampe sfregiate.
Non sono sicura di capirti, perché la mia diversità è banale. Il mio idioma è quello delle consonanti sensuali e delle metafore costruite nella materia decomposta. Posso edificare cattedrali con le lettere che gli altri si abbandonano alle spalle, ma non riesco a leggerti. Il tuo idioma non ha una forma scritta. Il tuo idioma è nell'odore della natura imbrigliata da mani ruvide, nei suoni distorti che occupano vecchi nastri magnetici.
La mia è una diversità sulla quale si è scritto per secoli. La tua non è mai stata legittimata, se non per mezzo dei passi di danza di un ragazzino scalzo.

Dopo che la Morte si fece ombra del mio corpo, non fui più in grado di abbandonare le sembianze di volpe. Cercavo il mio tormento nelle parole altrui. Cercavo racconti che sostituissero le immagini ferme nella mia testa: felci, corpi refrigerati, cadaveri abbandonati al sole, foglie secche, l'ultimo respiro di un gatto randagio, un fiore calpestato, gli oggetti che seppellii da piccola e che riesumai prima di conoscerti. Incontrai un giovane lupo e poi una lepre. Costellai il mio cielo di animali simili a me, con i quali condividevo la lingua. Era una lingua minoritaria, che avevamo mutuato dall'inchiostro e dalla carta. Ho cercato invano di tenertela nascosta. Ma tu la conoscevi, pur non praticandola.
Ora che siamo lontani non ho modo di affondare il naso tra le tue costole sporgenti. Posso vedermi cadavere, di fronte al tuo silenzio. Posso seccarmi di nuovo, come quando lasciai il mio corpo ai piedi di un pesco. Posso seccarmi di nuovo, per non rialzarmi più.
Non ci sono animali selvatici in questa distesa di asfalto, in questo oceano di pinnacoli.
Ci sono solo io.
Sono una volpe comune. Un animale meschino, doppiogiochista e vile.

Domande: 1, 2

Una prima risposta:

DSC00892.JPG
DSC00893.JPG

Da Girl Zines. Making Media, Doing Feminism di Alison Piepmeier (2009, New York University Press)

Mi hanno cacciata dalla biblioteca del college più o meno nell'istante in cui la neve ha invaso l'aria e il giardino del campus.
Sono corsa a casa, dove per casa intendo mezza stanza al dodicesimo piano di un palazzo che funge da college residence e da dimora per civili. La mia coinquilina si è vista poco, finora. Ho passato tre notti qui, di cui due con il pavimento invaso da corpi di sconosciuti. Ciò è spiacevole e spero che passi presto.
Oggi ho dimenticato di pranzare, tanto ero presa dall'astrusità del sistema informatico della mia nuova dimora universitaria. Iscriversi agli esami richiederebbe un esame a parte.
Ho conosciuto un sacco di persone, un sacco di ragazze. Oggi ho parlato con il mio supervisor, che è un sociologo dedito allo studio della società cinese e dei movimenti sociali che la abitano.
Ieri, invece, sono andata nel Bronx per fare qualche acquisto, dato che lì si trova la sede più vicina di Target. Ho preso un pelapatate, un cuscino e un contenitore per cibarie ermetico. In metropolitana ho fatto la conoscenza di una ragazza del mio programma che viene dalla Spagna. Abbiamo parlato di approcci analitici alla pop culture e di scrittura. Mi sono sentita nel mio elemento per qualche minuto.
Lunedì è festa nazionale, quindi conto di starmene nella mia tana a studiare e a scrivere. Martedì invece cominciano i corsi. Non appena avrò deciso definitivamente quali seguire proverò a parlarne qui. Al momento so solo che ne seguirò quattro e che, se tutto andrà bene, dovrei dividermi tra il campus del Barnard e quello della Columbia.
Oggi pomeriggio ho anche avuto modo di toccare con mano alcune fanzine della Barnard Zine Library, che fungeranno da supporto per la mia tesi. Ho trovato anche due bellissime fanzine realizzate dalle bibliotecarie. La prima spiega cosa sono le fanzine, che aree tematiche coprono e come trovarle nel sistema bibliotecario della Columbia. La seconda spiega come inserire le fanzine nelle bibliografie di testi accademici. Wow.
Il mio animo demenziofilo apprezza.

zine2.jpg

zine1.jpg

zine.jpg

Mi piace sentirmi risucchiata da tele enormi. Non so mai quando e se accadrà. Di tanto in tanto visito un museo, un po' per senso del dovere, un po' per curiosità. Non penso mai alla questione delle tele enormi. Ci faccio caso solo quando l'esperienza si è conclusa e io ho avuto ciò di cui avevo bisogno.
Oggi pomeriggio sono stata risucchiata da due opere del minimalista Robert Ryman, che fanno attualmente parte dell'esposizione Surface, Support, Process: The 1960s Monochrome in the Guggenheim Collection. Le tele esposte si presentano ricoperte da strati difformi di pigmento bianco. Questo tipo di lavorazione mette in evidenza il lavoro materiale svolto dall'artista e la consistenza della superficie, in contrasto con un obiettivo pittorico che ci aspetteremmo dal formato dei quadri. Le opere sono esposte su due pareti ad angolo retto e creano uno spazio all'interno del quale darsi alla contemplazione dell'immensità del bianco e delle sue forme. Non ho provato quiete di fronte allo stagliarsi dei due quadri dal pavimento all'alto soffitto del Guggenheim; piuttosto la piacevole agitazione che sento sul corpo quando aspetto di scrivere qualcosa che mi sta tormentando o quando penso alle profondità dei boschi.

851_ph_web.jpg
(Robert Ryman, Surface Veil I)


Al Guggenheim c'era anche All, l'esposizione dedicata a Maurizio Cattelan, di cui tanto si è parlato. Cattelan mi sta abbastanza simpatico e in genere tendo a ridere con lui, piuttosto che farmi beffe della sua opera o incensarlo. Mi ha fatto piacere visionare l'esposizione, che raccoglie buona parte delle sue opere, per lo più prestate da collezionisti privati. Ho riso dentro di me in diverse occasioni, mentre strisciavo lungo la rampa che permette di raggiungere la sommità del Guggenheim, perché apprezzo la blasfemia. Certo, ci sarebbero milioni di parentesi da aprire sul rapporto tra blasfemia e ciò che Cattelan pare rappresentare (vs. il modo in cui racconta sé stesso), ma non ritengo di essere la persona più preparata per farlo. Mi limito a dire che, a distanza di anni, il Papa colpito dal meteorite mi dà ancora molta soddisfazione.

1.JPG
(lo scheletro di gatto gigante)

2.JPG
(la bara di JFK)

3.JPG
(la stella cometa delle Brigate Rosse)

4.JPG
(parte dell'allestimento)

Valigia

Valigia  | No TrackBacks

DSC00845.JPG
Tre paia di scarpe.

DSC00848.JPG
Un capo d'abbigliamento totalmente inutile.

DSC00850.JPG
Una borsa di tela ironica.

DSC00851.JPG
Una felpa enorme e indicativa dei miei gusti musicali, ma pur sempre più dignitosa di un pigiama, entro la quale ritirarmi durante il freddo inverno newyorkese.

DSC00846.JPG
Gli attrezzi seri: portatile, netbook, dittafono per le interviste, quaderno per gli appunti della tesi e le note etnografiche, la calcolatrice scientifica e l'unico libro in italiano che leggerò nel corso di sei mesi.

Mi farò viva su questo blog non appena mi sarò sistemata a New York e avrò un po' di tempo per fermarmi a riflettere sul senso della vita e su quello dei miei capelli, che ora di giugno diventeranno lunghi in modo imbarazzante.

volo.png

tenenbaum.png

About this Archive

This page is an archive of entries from Gennaio 2012 listed from newest to oldest.

Dicembre 2011 is the previous archive.

Febbraio 2012 is the next archive.

Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.