Sì, lo so. Negli ultimi tempi trascurato un tantino il mio amato blog, dedicandomi ad attività completamente diverse. In breve: ho scritto qualche post e dedicato ore ed ore alla gestione della nuova webzine Soft Revolution, ho passato quasi tutti i pomeriggi dell'ultimo mese riscrivendo i primi capitoli del *romanzo* al quale accennai già mesi fa e, giusto per compromettere ulteriormente la mia salute psicofisica, ho deciso che devo vincere il bando dell'Università di Trento per passare qualche mese presso la Barnard University (il che implica aggiungere un corso serale di inglese C1b agli altri obbligatori).
Ho inoltre cominciato a lavorare come somministratrice di questionari nelle scuole superiori di Trento. Il lavoro in sé è abbastanza divertente e stimolante perché mi permette di avere a che fare con gli studenti e di imparare a gestire gruppi di minorenni esaltati (poiché spesso i professori si eclissano quando i somministratori bussano alla porta della loro classe).
Nelle scuole professionali e negli istituti tecnici, dove ho avuto a che fare prevalentemente con ragazzi di quarta e quinta, ho sperimentato una nuova forma di imbarazzo. Molti degli studenti erano stati bocciati una o più volte e io sono una di quelle ventitreenni che non si truccano e che vengono sistematicamente scambiate per neodiplomate et similia. Mentre esplicavo il contenuto del questionario o il significato della magica espressione "segreto statistico", ho avuto più volte l'impressione di aver adottato un atteggiamento da "simpatica supplente" con gente della mia età, anche se il realtà avevano quasi tutti tre o quattro anni meno di me.
Per quanto ridicolo sia tutto ciò, lo straniamento appena descritto mi ricorda quello di cui mi raccontava mia nonna, che cominciò ad insegnare nelle scuole superiori prima di laurearsi, perché durante la guerra c'era carenza di docenti. Mi diceva sempre che l'aspetto più strano della faccenda era il dover spiegare la letteratura a "giovanotti" che avevano due o tre anni meno di lei.
Vagare per le scuole alla ricerca delle classi assegnatemi dalla mia capa si sta inoltre rivelando molto utile per il lavoro di riscrittura della prima parte del *romanzo*. Spesso noto modi di fare, piccoli tic e "forme dell'abitare" la scuola che avevo dimenticato di aver vissuto.
Mai avrei pensato che mi sarei ritrovata a fare questo lavoro (e a guadagnarci anche qualche soldino), ma sono molto felice di aver cominciato.
Spero di poter riprendere al più presto ad aggiornare il blog con una discreta frequenza. Nel frattempo mi scuso e vi invito a leggere il recente prodotto del mio ruminare su Soft Revolution (nonché l'intero blog, dato che le mie colleghe hanno cose molto interessanti da dire).
Per il momento ho scritto del libro "All Known Metal Bands" di Dan Nelson (edizioni McSweeney's), degli skater vicentini e ho intervistato il titolare del negozio di dischi Joy Records e Nur, una delle organizzatrici del RomaPopFest.
E' confortante sapere che, per quanto io mi distragga o dedichi ad altro, Elena Donazzan continuerà a fare dichiarazioni ridicole o a redarguire colleghi e colleghe colpevoli di tutti i mali del mondo. 



