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Scialla!!!

Scialla!!!  | No TrackBacks

Giaccio scompostamente sul divano, sorseggiando il mio caffè post prandiale freddo. Sono reduce da una mattinata di commisioni, giri a vuoto in bici, visite oculistiche e lunghe attese al mio ufficio postale. Non riesco a muovermi. Lo stress oculare è tal da impedirmi di guardare la tv con mera passività.
Decido dunque di aggravare la mia condizione, fruendo i primi tre o quattro minuti di Amore 14, il film di Federico Moccia tratto dall'omonimo libro di Federico Moccia.

Una voce fuori campo da bimba isterica dice: "Questo è il giorno più bello della mia vita. Questo è il giorno in cui ho fatto l'amore!"
Reagisco aggrottando la fronte e cercando il telecomando per cambiare canale. Nel frattempo la voce narrante ha annunciato il ricorso alla tecnica del flashback. Dice: "Ma come sono arrivata al giorno in cui ho fatto l'amore?". E comincia a spiegare. Non so di preciso cosa mi abbia spinta a raccogliere carta e penna. So solo che di lì a poco ero pronta a prendere appunti.
Carolina, detta Caro, si rivela allo spettatore grazie una versione stiminzita di quei brillanti test con cui anni fa la gente si intasava le caselle di posta elettronica.
"Nome? Caro!
Età? 13 anni!
Tre buoni propositi per il mese corrente? Andare in palestra, far parte della Tim Tribù e andare con gli amici al concerto dei Finley!"
Non riesco a credere ai miei occhi. Sto guardando un film e all'interno di questo film c'è un logo lampeggiante della Tim Tribù, qualsiasi cosa essa sia.

Amore 14 è dunque uno di quei film la cui la cui stupidità è tale da mettere in imbarazzo anche una fetta significativa del suo presunto target: le adolescenti isteriche. Non avendo letto il libro, scavo nei miei ricordi alla ricerca del post delle Malvestite sull'opera in questione. E rido, ovviamente.
La protagonista di Amore 14 è Caro, una tredicenne senza cervello che fa un uso improprio delle preposizioni. Le sue due migliori amiche sono, com'è giusto, stereotipate: c'è quella piena di soldi, nonché moderatamente stronza, che spende e spande e c'è quella che mangia in continuazione. Quest'ultima attrae fin da subito la mia attenzione, poiché Moccia la ritrae come una divoratrice compulsiva di ogni tipo di cibo immaginabile. Si alza addirittura in piena notte per svuotare il frigo. Eppure non è né immensamente obesa né bulimica. Un vero miracolo!
Caro ha una famiglia amabile ma attraversata da elementi problematici. C'è il fratello ventenne, detto Rusty James, che vorrebbe fare lo scrittore, ma è costretto dal padre a studiare medicina. La sorella rincoglionita e priva d'altre peculiarità. Il padre dispotico e lievemente violento, ma che sotto sotto ha un cuore d'oro. La madre banderuola e sottomessa, che mi ricorda tanto certi melodrammi strappalacrime ambientati tre secoli fa. Infine, ci sono i nonni, tanto cari e giovanili.
Caro è una bimba per bene che vuole tanto bene a tutti i suoi parenti, eccetto forse alla sorella rincoglionita; eppure c'è qualcosa che la turba. Insieme alle sue amiche bisbetiche, non fa altro che parlare di sesso.
"Ma insomma", gracchiano le tre tredicenni nel cortile della scuola, "come si fa questo famigerato sesso di cui tutti parlano?"
Moccia ci rivela però che non tutte sono poi così sprovvedute. Caro, ad esempio, ha già avuto un'esperienza rivelatrice. Durante l'estate si è fatta inseguire, insieme ad un gruppo di amici idioti, da quello che pare essere un guardiabosco con contratto a tempo determinato. Nel caos della fuga, Caro si è ritrovata nella grotta dell'orso insieme ad uno dei amici incredibilmente fighi. Nella scena orchestrata con astuzia da Moccia, i due si avvinghiano nell'oscurità ed ella dice: "Ho paura!"
A questo punto l'amico la bacia. Moccia ci propone un primo piano eccezionale sulla cintura di lei, che viene slacciata con maestria. Nel raccontare ciò che segue alle sue amiche, Caro dice: "E poi mi ha toccata lì! Ih ih ih ih! Che solletico!" L'amica ricca suggerisce che forse il tredicenne fruga mutande non abbia toccato "i punti giusti". Caro reagisce domandando: "Ma quanti ce ne sono di punti giusti?"
Questo è un chiaro esempio dell'idiozia di Moccia, che descrive i suoi personaggi femminili come arrapati ma inconsapevoli del funzionamento del proprio corpo, se non addirittura del posizionamento delle ascelle rispetto alle braccia o roba simile. Conseguentemente sono dei tredicenni esperti e talentuosi a calare dall'alto per dire: "Caro, non so se l'hai mai notato, ma hai una vagina!" [questo non c'è nel film, ma ci manca poco].

La vicenda comincia a complicarsi e a farsi interessante quando Caro incontra Massi in una Feltrinelli. I due si guardano ed è subito LOVE. Massi è un tizio dallo sguardo fatale e i capelli effetto Pantene, che conquista la nostra protagonista con un gesto che trascende le leggi della fisica. Dopo essere scomparso del nulla, Massi ferma Caro per strada facendole sentire con il cellulare la canzone [un qualche singolo di James Blunt] ch'ella stava ascoltando nel reparto musica della Feltrinelli. Il problema è che Massi non aveva modo di vedere/sentire/intuire quale canzone stesse effettivamente ascoltando Caro. Ma poco importa! I due vanno subito a fare un giro al parco e si prendono per mano. Il tutto senza mai presentarsi [Lo faranno dopo svariate ore]. Massi accompagna poi Caro a guardare le stelle con un telescopio e, dopo essere scomparso per pochi istanti, torna con un certificato che dice: "Signor Massi, congratulazioni per il suo acquisto della stella XY, che da oggi si chiama Carolina". Oltre al fatto che non mi risulta sia possibile "comprare" le stelle, credo sia anche difficile procedere a tale transazione e ricevere un certificato con tanto di bolla papale nel giro di pochi minuti. Ad ogni modo, Caro è colpita da questo gesto e attribuisce a Massi il punteggio più alto nella classifica dei ragazzi che le piacciono [Nel corso del film la classifica viene aggiornata più volte]. Nel separarsi, Massi scrive il suo numero di cellulare sulla vetrina di un negozio di abbigliamento, scatenendo l'adorazione di Caro.
Nel frattempo Rusty James, il fratello ventenne interpretato da un attore ultratrentenne e visibilmente stempiato, abbandona l'università e va a lavorare in condizioni inumane presso una casa editrice, il cui direttore è Biascica di Boris. Qui Rusty James scopre il lato oscuro dell'editoria italiana: gli stipendi da fame, la mancanza di rispetto per i giovani talentuosi e pieni di sogni, la tristezza imperante. È memorabile la scena in qui Rusty racconta ad una collega spazientita del suo amore per David Foster Wallace e della tristezza che ha provato dopo essere venuto a conoscenza del suicidio del suddetto. Cita poi Infinite Jest, che Moccia non ha evidentemente letto, dicendo: "Le note finali sono la parte più bella del libro".

Come se tutto ciò non bastasse, la faccenda si complica ulteriormente, poiché dei vili criminali rubano a Caro il cellulare, dove la fanciulla aveva salvato in numero i Massi. Scatta il panico. Caro passa mesi e mesi cercando di rimettersi in contatto con il suo amore imberbe. Va dall'amico cartomante, mette degli annunci su internet, torna al negozio vandalizzato dicendo alla commessa: "Scusa, non è che ti ricordi il numero che avevamo scritto sulla vetrina l'altra sera?".
Insomma, un vero disastro. Ma il tempo passa e Caro si vede costretta a guardarsi intorno. In una delle tante scene agghiaccianti del film, la biondina dal cuore d'oro bacia il compagno di classe nerd "fissato con i numeri e le percentuali", che è anche il fondatore della band Equazioni. Successivamente si mette con un diciottenne dalla capigliatura fluente, che fa l'istruttore di tennis e che la costringe a giocare fino allo sfinimento ogni giorno. Infine, accetta la sfida del figlio tamarro del benzinaio, che le dice: "Dimostrami che non sei una snobbetta! Esci con me". La loro relazione sarà breve e compromessa infine da un bacio alla cipolla [non sto scherzando].

Un pomeriggio qualsiasi, l'amica mangiatrice compulsiva smette di masticare [N.B. Si metterà a dieta solo dopo essersi messa con un certo Aldo] e dice: "Ma quanto fico è questo pezzo dei Justice!". Caro ricorda allora un dettaglio fondamentale, che per qualche motivo era rimasto celato nei meandri del suo cervello. Il giorno fatale del cd di James Blunt, Massi aveva detto: "Oltre ad essere studente [minorenne e sfigato] sono anche dj al Cube e metto sempre i Justice". Le tre amiche gracchianti decidono allora di organizzare una spedizione al Cube, dove entrano senza problemi pur avendo cinque anni in meno dell'età minima tollerata nel locale. Sfortunatamente però, Massi non lavora più lì da mesi.
Per rendere ancor più triste la situazione, Moccia decide di ammazzare il personaggio più amabile del film, il povero nonno di Caro, che avevamo deriso per la sua battuta: "Certo che è brava questa Dolcenera! Molto meglio di quelle cantanti americane come Rihanna e Beyoncé".

I toni cambiano dopo che Caro festeggia il suo quattordicesimo compleanno. La sua amica ricca le ricorda che "su Cosmo dicono sempre che a quattordici anni arriva la botta di ormoni". Difatti, pur non avendo degli uomini da spupazzare, le ragazze sentono la necessità di informarsi sulle tecniche sessuali più in voga. Ma come? Soppesano svariate possibilità: le riviste pornografiche, i siti zozzi e i manuali che vendono alla Feltrinelli [come "Sei vaginale o clitoridea?"]. Alla fine decidono di trovarsi a casa della tipa ricca, in compagnia di altre amiche più o meno esperte. Si scambiano fotocopie ritraenti "svariati tipi di cosi [...] che possono essere a uncino, a microfono o a martello". Poi Caro si dimostra audace e dice: "Ma ragazze! Parliamo di noi! Dov'è questo punto G di cui tutti parlano? Davvero ci sono donne che non lo trovano mai per tutta la loro vita? Sob sob!"
A rispondere alle domande più scabrose è l'amica esperta che, essendo stata bocciata più volte, ha più esperienza con gli uomini. Ella consiglia, tra le altre cose, di non mostrarsi troppo disponibili con i ragazzi. Anziché darla via subito, è meglio mantere un certo contegno e limitarsi ad offrire una sega.

Caro è molto colpita da questo pomeriggio dedicato allo scambio di informazioni. Nella scena successiva, infatti, la troviamo nella vasca da bagno, mentre riflette sulla sua conformazione anatomica.
Pensa: "Non sarò mica una di quelle che non trovano il punto G, no? Dove potrebbe essere? Sotto le ascelle? Ih ih ih ih! Magari è proprio dove dovrebbe essere!". Moccia cerca di farci intendere che, esplorando a caso per circa cinque secondi, Caro ha trovato il suo punto G. Caro dice infatti: "AH!", come se avesse finalmente trovato la soluzione di un rebus.

Nel frattempo Massi è ricomparso nella storia, più o meno come se fosse caduto dal cielo. Caro lo ritrova del tutto casualmente in discoteca, dove il suddetto chiede al dj di mettere quella canzone di James Blunt per la sua amata. Che romantico!
Il susseguirsi di eventi mi fa pensare al fatto che il cervello di Massi debba essere vuoto, poiché egli non sembra essersela presa con Caro, che non gli ha telefonato per circa sei mesi, dopo ch'egli ha avuto la raffinatezza di regalarle una stella e di baciarla in modo pudico. I due si rimettono insieme come se niente fosse. Vanno al cinema, si prendono per mano e sono tanto felici. Ma la vita di Caro sta per essere toccata una seconda volta dal demone della tristezza.
Il fratello talentuoso riceve un rifiuto dalla casa editrice dove lavora; il suo libro "Come un cielo al tramonto" non è piaciuto. Rusty James pare cadere in depressione. Litiga con la morosa, beve e fuma come solo i veri artisti sanno fare e si convince di essere un fallito. Eppure continua a scrivere.
Caro, che sta ancora pregustando le pratiche erotiche studiate con le amiche, programma tutto nei minimi dettagli. Nel corso di un serata meravigliosa, durante la quale va a cavallo in un bosco con Massi (!), egli le dice: "Caro, vuoi fare l'amore con me?". Ella risponde di sì.
E così torniamo alla prima scena del film, dove Caro se ne va al mercato tutta contenta dicendo: "Questo è il giorno più bello della mia vita. Questo è il giorno in cui faccio l'amore". Compra dei fiori per Massi e si siede ad aspettarlo su una panchina del parco. Da lì lo scorge in lontananza. Sono ch'egli, anziché fare una di quelle cose che succedono di solito nei film romantici, sta baciando l'amica ricca di Caro, che è comparsa dal nulla e senza alcun preavviso da parte di Moccia. "Maledetto infame", pensa allora la nostra amica decerebrata.

Caro è disperata e se ne va. Le sue lacrime allagano le vie di Roma. Fortunatamente Rusty James la intercetta per strada e la porta al mare.
Viste le premesse del film, penso che a questo punto Caro dovrà comunque "fare l'amore" con qualcuno. L'ha detto! Ma è improbabile che il prescelto sia suo fratello. Così il film finisce e Caro ci fa presente che il suo imene è ancora integro.

Dopo aver visto Amore 14 ho creduto di dover vomitare. Invece ho sistemato gli ultimi appunti e sono uscita a bermi una birra con Baldra, per festeggiare la buona riuscita del suo ultimo esame. Per il resto della serata ho sentito gli effetti del film. Sono difatti stata colpita da strani attacchi di isteria, che mi hanno portata a cantare i testi di Vasco Brondi - in particolar modo il noto verso "E invidiare le ciminiere perché hanno sempre da fumare!" - prendendo a mazzate Baldra, che era già semidormiente. Penso dunque che Amore 14 sia un film dannoso per la salute e che mi sento di sconsigliare a chiunque non sia alla ricerca di una pellicola idiota da fruire insieme al consumo di sostanze illegali.

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Anthem for a Seventeen Year-Old Girl è il mio tumblr. Ho deciso di aprirlo nel vano tentativo di raccogliere contenuti interessanti che altrimenti dimenticherei ben presto. Un secondo obiettivo sarebbe quello di convidere con tutti voi le mie piccole scoperte musicali, letterarie, cinematrografiche e via dicendo. La scelta del titolo vuole essere un tributo ai Broken Social Scene nonché una scelta programmatica.

Una decina d'anni fa mi rivelarono una verità inquietante sul mio passato.
Visto il mio inscalfibile mutismo, che ha dato segni di cedimento solo verso la fine del 1996, pare fossero in molti a considerarmi materia prima per psicoterapeuti. La storiella in questione mi fu narrata plurime volte da mia nonna, il cui intento era sottolineare la mia estraneità dalla massa dei coetanei nonché mettere in evidenza la mia intelligenza. Detta così non sembra una strategia vincente e sospetto ch'essa abbia contribuito in qualche modo alla plasmazione della mia deprecabile indole.

Riflettevo su quest'argomento guardando fuori dal finestrino di un Eurostar, apprezzando per una volta la mia terra e la sua relativa assenza di iPhone.
"Sono forse materia prima per psicoterapeuti?", sono tornata a chiedermi, mentre sconsolata ascoltavo per la terza volta di seguito l'ultimo album dei National. "Perché faccio così fatica ad interagire con gli estranei se non sono alticcia?", mi sono detta più e più volte, ricordando l'invettiva di un ex professore di religione (nonché prete), che aveva sempre parole aspre e petrose per chi - come la sottoscritta - ha scelto di superare i principali snodi narrativi della propria vita - per lo meno dall'adolescenza in poi - stordendosi.
Don Buzzurro raccoglieva consensi a palate, poiché i miei vili compagni non avrebbero mai ammesso di fronte alle immagini sacre che adornavano la nostra classe nonché ad un emissario di Dio in terra di essere dediti all'ubriachezza molesta. Gli unici a non rientrare in questo gruppo erano gli indossantori di mutande di ferro; un certo numero di seminaristi, gli eccessivamente timidi e le lettrici di I Love Shopping.
I National impedivano al chiacchiericcio circostante di raggiungere le mie orecchie, smantellando ciò che restava del mio amor proprio. Mani gesticolanti occupavano il mio campo visivo. Mani consumate dal tempo, appesantite da gioielli, igienizzate con sollecitudine.

L'abbandono della provincia dell'impero mi ricorda l'insignificanza della catena di giustificazioni che ho costruito negli anni, nel vano tentativo di attribuire un senso alla ciclicità della solitudine, che si abbatte sul mio capo sempre più frequentemente. Mi ricorda che il revival del grunge è all'orizzonte e che in parte esso si è già insediato negli store di H&M. Mi ricorda l'ampiezza della voragine tra le camicie a quadri della mia taglia e quelle deformi che indossavo alle medie. Fatico ad individuare minorenni vestiti in modo veramente ridicolo nella folla. Constato che, operando una trasizione verso capi d'abbigliamento che mi permettessero di andare a lezione e mimetizzarmi tra i colleghi dell'università, anche la mia audacia d'un tempo è scomparsa. Penso allora ai mille pregi dell'ubriachezza molesta, delle corse goliardiche sotto le grondaie della Basilica Palladiana, quand'eravamo freschi come rose e l'essere fradici di pioggia in pieno inverno non costituiva un problema, purché ci fossero passanti da terrorizzare con urla spezzate dal riso.
In ultima analisi, so di essere stata rovinata dall'accademia, dagli aperitivi protratti fino all'una di notte, dall'impossibilità di fare affidamento sugli stereotipi. Per questo amo visitare luoghi semideserti od abitati da popolazioni di cui fatico a comprendere gli usi e costumi. Lì l'inazione è impossibile. Lo stereotipo si frammenta, ricoprendo le pagine dei miei taccuini. E i nativi paiono realmente interessati alla mia storia.

Nella foto: il Signor Lego, con cui ho fatto amicizia sulle strade di Oslo. Dopo il mio rientro in Italia siamo rimasti in contatto attraverso una fitta corrispondenza internautica. Il signor Lego fa l'ingegnere civile e nel tempo libero ama fare passeggiate in montagna. Ci siamo conosciuti al concerto dei National presso l'Opera Haus di Oslo.

Un cantiere imperituro, gru che in apparenza paiono immobili da almeno dieci anni e soprattutto il ricordo di ciò che c'era oltre il cemento. L'orizzonte permane solo nella mia memoria. Palazzi tristissimi pieni di uffici. Supermercati costruiti su quello che doveva essere uno skate park. Questo è ciò che giorno dopo giorno tenta di sovrascrivere la mia memoria, mentre il rumore degli skateboard lanciati sull'asfalto di una strada trafficata mi ricorda le promesse non mantenute di coloro che si sono presi la libertà di svendere il mio quartiere e la città intera.

Temevo che questo giorno non sarebbe mai arrivato. Invece eccomi qui, seduta sul pavimento del ripostiglio, in pigiama invernale. Poco importa che la mia casa sia ancora sottosopra e che i mobili siano in un deposito chissà dove. Le prese della corrente sono state ripristinate e questo significa che posso ricaricare il portatile e scaricare le nuove puntate di Mad Men. Spero che tutto ciò contribuisca a rasserenare il mio spirito, fortemente provato dalla convivenza forzata con i miei genitori in una stanza d'albergo dove la connesione wi-fi era inaffidabile.

Vi racconterei della mia interessante esperienza vacanziera in Norvegia, ma ne ho già scritto dettagliatamente in un post chilometrico [circa 45000 battute] che uscirà nei prossimi giorni su Indie for Bunnies. Non per vantarmi, ma credo sia uno dei pezzi più riusciti tra quelli partoriti dal mio cervello negli ultimi tempi, quindi mi farebbe piacere se voi Amati Lettori ci buttaste un occhio dopo che vi avrò segnalato la sua collocazione.
Che altro dire? Durante le ultime due settimane ho passato un sacco di tempo a casa di Baldra. Il mio obiettivo non era tanto quello di vederlo in mutande o roba simile, quanto piuttosto quello di usufruire della sua rete wi-fi, del suo cibo, del suo cane, dei suoi vestiti puliti e dei suoi fumetti. Per prevenire la depressione sono inoltre andata dalla parrucchiera a farmi un taglio che nessuno ha notato.

La prima sera del Festival No Dal Molin ho constatato che sta arrivando l'inverno, nel senso che faceva così freddo che tutti si sono ubriacati per scaldarsi. Io ho avuto la brillante idea di bere dosi industriali di un delizioso liquore alla liquirizia fatto in casa dalla genitrice di una mia cara amica. La mia testa ospita dettagli confusi della serata, anche se ricordo bene di aver proposto l'edificazione di un arco di trionfo per la Santa Alleanza dei Guerriglieri Verdi, la cui sopravvivenza è messa a dura prova dal nostro fancazzismo, dal clima e dalla gente in generale. Penso inoltre che non abbia molto senso creare la sezione trentina del gruppo, dato che passerò i prossimi mesi china sui libri a pentirmi di aver scelto una specialistica il cui nome contiene la parola "ricerca". Un'altra fonte di preoccupazione che mi impedisce di dormire è la combinazione degli esami del primo semestre, i cui corsi cominceranno a breve: statistica, metodologia e disegno della ricerca, filosofia delle scienze sociali e teorie sociologiche contemporanee. Per i profani, questo si traduce in tanta sofferenza e autolesionismo. Come credo di aver già detto in altre occasioni, speravo che la laurea in statistica di Pater facesse di me una persona abile in questo campo. Pare invece che non sia così, come testimonia il mio miserrimo 20 nell'omonimo esame della triennale. Se non altro spero che la vita a Trento si riveli tollerabile, se non addirittura gradevole. Dovrei trasferirmi la settimana del mio 23simo compleanno. Scelgo di interpretare questo fatto come una coincidenza e di attribuirvi un valore positivo. Qualcosa come "Ebbene, questo è un nuovo inizio", anziché "Sono vecchia e ora vivo in un posto dove c'è un freddo fottuto e i vigili controllano i pedoni".
Anziché rischiare di trovarmi con un/una compagno/a di stanza spiacevole, sono andata sul sicuro scegliendo Baldra, che sono certa farà il possibile per tediarmi dicendo che mangio in modo improponibile e che non posso passare tutto l'inverno dentro ad una coperta di pail. Oltre al suddetto, avrò altre due coinquiline, entrambe sociologhe in erba. Spero che questo implichi ubriachezza molesta e tanti insulti a Niklas Luhmann, che credo sia uno dei sociologi più psicopatici della storia.

A parte questo non ho granché da condividere, poiché pare non sia cambiato molto dall'immediato post-laurea.
Sto ancora scrivendo il libro nuovo, che pare abbia senso, a giudicare dai riscontri di chi ne ha letto qualche frammento.
Sto ancora leggendo alternativamente letteratura per adolescenti e libri di varia natura sul nazismo.
Sto ancora avendo difficoltà ad affrontare il mio imminente compleanno.
Sto continuando ad avere frequenti crisi isteriche, durante le quali vorrei che uno psicoterapeuta a caso mi giudicasse depressa, ma al termine delle quali rinnovo la mia sfiducia nei confronti di questo genere di classificazioni.
Sto fingendo di non essere ossessionata dalla morte e di non trovarmi nel pieno di quella fase della vita durante la quale vengono meno i miei nonni.
Sto cercando di mantenere un comportamento accettabile agli occhi del mio prossimo, per lo più fallendo.
Sto dedicando frazioni significative del mio tempo alla scrittura di email ridicole con le quali ammorbo i pochi che ancora tentano di comprendere ciò che esce dalle mie dita.

Tra i momenti/le attività più gradevoli di quest'ultimo periodo segnalo:
- il concerto degli Arcade Fire (che si guadagnano un secondo posto per il concerto più pregevole della mia vita dopo gli Arcade Fire del 2007 a Parigi)
- l'incontro fortuito con il mio primo ex moroso, che ha confermato di non odiarmi
- l'attribuzione di un volto e di una forma ad uno dei personaggi che più amo del nuovo libro
- la lettura dei primi due volumi di Scott Pilgrim vs. The World
- l'ascolto di sfigatissime band canadesi che Baldra ha recuperato studiando le magliette dei protagonisti del sopraccitato Scott Pilgrim vs. The World
- il fatto che, dopo aver dato ai T-Rex un ruolo significativo nel finale del nuovo libro, siano comparse del tag in giro per i muri di Vicenza che recitano appunto "T-Rex"
- la ricezione di email piene di intelligenza da parte di gente che fino a qualche mese non poteva neanche votare
- la scoperta dell'esistenza di un album delle Plumtree che si chiama Mass Teen Fainting.
- la raccolta della mia prima melanzana autoprodotta

Sono viva

Sono viva  | No TrackBacks

E questo è Wayne Coyne dei Flaming Lips all'Oyafestivalen, mentre tenta di guadare il laghetto del Middelalderparken con la sua palla gonfiabile.
Il report del festival sarà reperibile nei prossimi giorni su Indie for Bunnies.

(foto di Baldra)

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