L'acido del tuo stomaco può fare un buco nel mio tappeto trash finto Picasso

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In condizioni normali questo caldo è più che sufficiente per farmi passare la voglia di uscire di casa e fare le cose che le persone vive fanno d'estate.
Conseguentemente potrei passare i mesi più torridi dell'anno come una suora di clausura in mutande. Magari riuscirei anche a scrivere un po' più di una o due pagine al giorno. Il problema è che, in questo periodo dell'anno, la mia dimora si popola di sciami di zanzare. Il giardino si trasforma poco per volta in una selva, perché la sola idea di uscire con guanti da lavoro e pigiama infinitesimale di American Apparel mi terrorizza. L'anno scorso annaffiavo le mie creature vegetali indossando pantaloni deformi che credo risalgano ai tempi in cui Mater era gravida, una felpa, guanti, calzini di spugna invernali e sciarpa piena di buchi ereditata da mio nonno. E rientravo comunque in casa piena di punture.
Quest'anno al problema zanzare si è sommato il fanatismo parentale per la ristrutturazione, che io in genere chiamo Crisi di Mezza Età. Da qualche anno a questa parte, ogni tot di mesi Mater e Pater decidono che è giunta l'ora di fare un po' di casino. Tutto ciò avviene senza che la sottoscritta abbia voce in capitolo. L'anno scorso sono tornata da Amsterdam e ho trovato i muri della mia camera di un colore nuovo. La ritinteggiatura in sé non sarebbe stata un problema grave, se solo non fossero comparse macchie di vernice su svariati oggetti di mia proprietà, come il giradischi, la mia copia di Sebadoh III (che Pater ha poi tentato invano di lavare quando ho avuto un mezzo attacco isterico) e il tappeto trash finto Picasso.
Ora che ci penso gli eventi dell'anno scorso mi paiono quasi insignificanti rispetto a ciò che sta accadendo da un paio di settimane presso casa Ferrari. Mater e Pater hanno deciso che il periodo estivo doveva necessariamente essere sfruttato per portare a termine le ristrutturazioni di cui avevano parlato per mesi, accompagnati dal mio scherno e da insulti di varia natura.
Prossimamente la mia dimora sarà invasa da omini malvagi che Pater ha pagato per rifare i pavimenti e mettere dell'isolante nei muri. Questo significa che non avrò più il mio amato pavimento di marmo pieno di crepe, sulle cui superfici mi sono gelata i piedi centinaia di volte. Al di là dei problemi connessi ai lavori effettivi, come il fatto che probabilmente dovrò accamparmi per una settimana nel giardino di Baldra, ciò che mi turba di più è la fase di preparazione. Giorno dopo giorno vedo sparire mobili e le stanze si svuotano. Mater mi costringe a caricare la macchina con sacchi pieni di vestiti e ciarpame vario, negandomi al contempo informazioni certe su ciò che accadrà alla mia tana. Sono terrorizzata. Tutti i libri stanno finendo in soffitta, dove probabilmente qualche creatura schifosa li farà a pezzi, lasciandomi priva del mio complemento d'arredo cotona ego. Qualche minuto fa ho dovuto scegliere tre paia di scarpe con cui sopravvivere fino a quando tutto sarà tornato come prima, il ché include la mia dipartita di una settimana a Oslo per l'Oyafestivalen.
Nonostante ciò riesco comunque a scrivere qualcosa nei pomeriggi di lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e venerdì. Nel fine settimana mi dispero o cerco ispirazione spiando i gggiovani. Penso che questo significhi che mi sono adattata al mio status temporaneo di inoccupata.

Se volete nei prossimi giorni posso pubblicare delle foto non artistiche dello smantellamento della mia dimora e degli evidenti danni fisici che questa fase transitoria sta provocando al mio corpo.
Ditemi voi.

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