Le poche persone che mi rivolgono ancora la parola me lo fanno notare spesso; ho una fissazione abbastanza radicata per quel calderone flatulente che chiamiamo adolescenza.
L'idea diffusa è che, poco per volta, dovrei riuscire a superare i traumi del passato e proiettarmi verso il futuro, il quale prevede per lo più vestiti scomodi, umiliazione e progressiva perdita del senso dell'umorismo.
Il problema è che, se Vasco Brondi ha costruito il suo impero su "questi cazzo di anni zero", io sono diventata ciò che sono ricamando sui suprusi perpetrati da un certo numero di soggetti a danno del mio ego adolescenziale. Questo mi ha portata a sviluppare una forte brama di liberazione dei miei giovani conterranei più svegli (N.B. svegli non in base a chissà quali parametri "oggettivi", ma secondo il mio gusto personale), onde evitare che perdano il loro smalto sovversivo e si adeguino a contesti raccapriccianti, come quello del nuovo bar truzzo in stile milanese comparso in queste settimane tra l'Ovosodo e il Cancelletto.
Lo scenario che emerge nel mio cervello è, a detta di alcuni, estremamente ottimista e, proprio per questo, inverosimile. Cionostante trovo difficile non squagliarmi quando, a distanza di anni, c'è ancora qualche giovine che mi scrive di aver trovato conforto nel mio libello dedicato agli adolescenti introversi; soprattutto considerando che cominciai a scriverlo proprio per confortare me stessa e, successivamente, per far sentire meno soli i miei simili.
Rivelo questo aspetto della mia vita interiore (e non) per introdurre una domanda che mi sono rivolta più volte in questi giorni.
La domanda é: "Perché mi sono dovuta laureare prima di visionare per la prima volta la serie tv americana Freaks and Geeks?"
Le risposte possono essere molteplici ma, mettendola in chiave manzoniana, credo di poter ricondurre tutto al fattore Provvidenza.
Magari quattro anni fa non ero pronta. Forse non capivo abbastanza bene l'inglese delle serie tv. Forse non sapevo cosa fosse un torrent. Forse ignoravo l'esistenza di Judd Apatow, Jason Segel e Seth Rogen. Forse non avevo 6 giga liberi sul disco fisso del mio vecchio computer. Forse non avrei apprezzato come apprezzo ora.
Ora che sono stata colta dall'epifania e ho cominciato a rivivere, puntata dopo puntata, un certo numero di traumi adolescenziali che avevo parzialmente rimosso, non posso fare a meno di incitare i miei Amati Lettori a recuperare questa pregevole serie e a visionarla con i vostri giovani cugini, in particolar modo se i suddetti hanno manifestato i primi segni di quella che il mainstream chiama "asocialità" e che noi asociali chiamiamo "non essere totalmente idioti".




