Uochi Toki
Tra due settimane mi laureo. Non mi è ancora chiaro il giorno, poiché la segreteria non sembra intenzionata ad esporre gli orari.
La "dissertazione" durerà probabilmente dai tre ai cinque minuti, onde sottolineare l'inutilità della tesi triennale e la scempiaggine di chi, come la sottoscritta, ha ritenuto sensato dedicare sette/otto mesi di vita ad una cosa che vale sei crediti su centosessanta totali.
Quando penso a Padova e all'università mi passa ogni parvenza di buon umore che osi solcare la mia faccia.
Ciononostante ci sono buone probabilità che mi iscriva alla magistrale a Trento, sperando che lì sia un po' meglio.
Nel frattempo evito di pensarci e mi dedico allo studio dei miei libri di giardinaggio e orticoltura. Durante gli ultimi sedici mesi credo di aver fatto dei buoni progressi, anche se resto ancora molto ignorante.
Negli ultimi giorni ho finito di costruire le bordure per le tre sezioni del giardino che ho adibito ad orto; le prime due sono costituite da rami intrecciati e legati insieme, la rimanente da una rete che giaceva in garage da mesi.
Ogni giorno faccio quale lavoro; oggi ad esempio ho aggiunto dei camminatoi di corteccia a quelli che avevo realizzato l'autunno scorso, onde evitare di compattare troppo il terreno -già semidisastrato- camminandoci sopra.
Quando contemplo il mio giardino esso diventa una fotografia semovente sulla quale sovrappongo un foglio di carta velina, con progetti che mutano di continuo. Essi restano perlopiù fedeli ad una suggestione ballerina frutto dell'ammirazione di giardini altrui.
Onde inseguire quest'ombra di potenzialità, ho azzardato l'acquisto di un sacchetto di semi di amaranto, di cui mi sono innamorata osservando le fotografie del libro "Edible Schoolyard. A Universal Idea" di Alice Waters. L'ho scelto in una varietà chiamata Annapurna, sperando che la sua provenienza indiana lo renda più simpatico agli occhi di Mater.
L'autunno scorso ho realizzato che il mio ideale di giardino è ben lontano da quello parentale e soprattutto da quello del vicinato. Credo che il mio entusiasmo mi faccia passare per scema. Mesi fa la signora del piano di sopra si è sentita in dovere di fermarmi mentre stavo andando a buttare dei rifiuti nella compostiera per dirmi che il mio spazio di sperimentazione non è un giardino, bensì una discarica.
Per questo ho deciso di venire incontro alle paturnie del mio prossimo piantando un po' di bulbi e tenendo a mente l'ideale balordo di giardino "ordinato" che i meno lungimiranti fanno assurgere ad archetipo.
In questo modo, ogni qual volta qualcuno oserà insultare il mio lavoro, io diro: "Ma guarda! Ho piantato questi crochi/tulipani/narcisi solo per te!"
Che ragazza previdente.
Che genio del male.



