Febbraio 2010 Archives

Ho un po' di confusione nella testa. Penso sia perché le posizioni granitiche ed estreme non mi convincono.
Preferisco essere una scema sradicata piuttosto che una creatura bovina con i paraocchi.
Mi manca l'estremo disagio che provavo durante lo scorso anno accademico, alzandomi alle sei e qualcosa per recarmi a lezione ad ascoltare le rivelazioni di quello che poi sarebbe diventato il mio relatore. All'inizio del corso non capivo niente, anche se ero affascinata da quei discorsi cripitici. Poi, non so bene quando, ho cominciato a comprendere, vedere, sentire ed annusare cose che avevo disimparato a cogliere.

Mater non sembra convinta quando le dico che il mio fanatismo orticolo è una diretta conseguenza dei miei studi sociologici. La brama di terra viene ricondotta ad un ipotetico "gene contadino", poiché altrimenti parrebbe inspiegabile.
In realtà la questione è ben più semplice e mi sono imbattuta in svariati libri portatori di un sentimento analogo al mio. Le nostre società sono pervase dall'incertezza e per lo più il nostro prossimo ci disgusta o ci causa angoscia.
Anziché sprecare tempo cercando di stare simpatica a tutti o di avere cinquemila contatti su facebook preferisco la compagnia di qualche amico degno, per dirla con gli Uochi Toki, e delle mie piante. Questo naturalmente comporta salutari periodi di crisi, per lo più quando fa freddo e il cielo è coperto, ma alla fine tutto si sistema sempre, o quasi sempre.
Quest'inverno che va concludendosi mi ha vista risucchiata in una spirale d'infelicità autoindotta, dalla quale sono uscita seppellendo un amico che continua a venire a salutarmi come se niente fosse. Forse non ha capito che ai miei occhi le sue terga si sono svuotate.
La mia costante necessità di sviscerare il non detto viene per lo più giudicata inopportuna. Pare che, per il bene di tutti, sia meglio continuare a far finta di niente. Smarscherare chi finge di non avere sentimenti, a parte quelli più balordi per un'ideologia a caso, è da maleducati. Dire: "Mi fai stare di merda" è un segno di debolezza, aggravato dal fatto che a pronunciare queste parole è un soggetto di genere femminile. In certi ambienti ci si guadagna rispetto fingendo di essere un uomo stereotipato. Non si possono citare i dolori mestruali all'interno di un discorso vagamente serio; questo mi è stato ripetuto in più occasioni, per lo più da giovani donne. Mi domando allora: "di cosa possiamo parlare?"
Io sono dell'idea che fare tanti discorsi "femministi" per poi trincerarsi in una comunità mono-genere sia stupido e segno di profonda incapacità di osservazione. Ha più senso invadere spazi altrui per dissacrarli, per parlare di dolori mestruali pretendendo rispetto. Credo sia un imperativo implicito nei primi capitoli de "Il Secondo Sesso" di Simone de Beauvoir, ovvero gli unici che ho letto. Immagino sembri un'esagerazione a chi non è solito frequentare cerchie di fanatici dell'opposizione (a tutto e a tutti), ma personalmente mi sono rotta le scatole di sentire discorsi sull'idiozia degli uomini che si accompagnano a comportamenti che non fanno altro che giustificare la misoginia, perchè "loro sono così, sono dei ritardati." Io non penso che le persone cui si rivolgeva quest'appellativo fossero effettivamente ritardate. Penso che per lo più si vergognassero di estrinsecare qualcosa di diverso da un peto o da una bestemmia. La loro è una comunità fallocratica della quale amo ridere, quando riesco a superare la brama di prendere tutti a sberle.
L'amico che ho sepolto fa parte di questa comunità. Per qualche tempo gli ho offerto tisane con insistenza, poiché è chiaro che nella sua mente queste bevande non sono virili. Poi ho realizzato che non aveva senso insistere. La comunità fallocratica se l'era già mangiato e non era il caso di continuare a farsi del male per dimostrargli che non occorre fare gli stronzi per essere dei "veri uomini". Rimpiango i tempi in cui la sua presenza mi allietava, anziché ricordarmi che c'è una persona in meno su cui posso contare.
Nonostante ciò continuo a vivere la mia esistenza da berica sradicata. Non cerco conforto nelle sostanze stupefacenti, a differenza di quanto vogliono farmi credere i giornali. Secondo le mie stime dovrei essere giovane ancora per poco, anche se sto imparando solo ora a fare una buona imitazione dei versi delle galline.
Vedo futilità ovunque. Nei tabelloni delle stazioni sui quali si sommano ritardi, negli esami fatti per dimenticare tutto una volta registrato il voto, nei cervelli di chi si vergogna di rifiutare una busta di plastica anche quando non se ne ha alcun bisogno, nelle signore in Alfa Romeo che insistono nel cercare di uccidermi aprendomi addosso la portiera della macchina mentre passo in bici. E' una futilità che mi disgusta e che lascio scorrere, per evitare di farmi venire le coliche isteriche -sempre che esistano- a soli ventidue anni.

Non venite a dirmi che sono una persona pregevole perché pensante, aggiungendo poi che la vita si apprende dalla strada e non dai libri. Io sono quel che sono perché ho letto e vissuto. Non esistono compartimentazioni in tal senso. Vorrei riuscire a parlare con eloquenza, per dimostare a chi non legge i miei pensieri che sotto questo corpo impacciato c'è qualcosa di non riducibile ad un genere, a qualche post polemico sul quale lavoro per ore, alla mia faccia sfatta e non truccata, all'idea diffusa secondo la quale io sarei una persona seria.
L'amico che ho sepolto ha visto il mio orto-giardino, massima espressione della mia non-serietà, ne ha commentato alcuni dettagli e poi ha ripreso a vedermi senza ironia alcuna.
Eppure c'è così bisogno di ironia in questa città.
Non tutto deve essere necessariamente antagonista.
Per questo faccio fatica a stabilirmi in un mondo e a restarci con convinzione.
Riconosco le mie debolezze, ma non ho bisogno di una divisa per credermi forte. Preferisco muovermi, seppur riproducendo disegni circolari che ruotano attorno ad un pezzo di terra.

Uno dei motivi per cui adoro Micah P. Hinson è che riesce a volteggiare senza sforzo alcuno tra la senilità e la giovinezza, tra sonorità che appartengono ormai ad un'altra epoca e sensibilità odierne.
Sarà il sentore d'incertezza che mi tormenta o la sensazione di essere immersa in un mare di futilità che mi spinge a tornare di continuo ai suoi dischi. Forse perché mi sembrano come certi classici inscalfibili, seppur portatori di una fragilità che certi longsellers hanno perso da tempo.

Per oggi mi limito ad una lista di cose da comunicare al mondo. Visto lo stato in cui riverso, ogni elaborazione ulteriore potrebbe essermi fatale:

1. oggi ho finito gli esami. A forza di registrare sputacchi da quattro crediti sono riuscita a riempire il libretto. Ora non mi resta che concludere la tesi e dar libero sfogo alle mie brame di giardiniera.
2. Venerdì mattina mi recherò al liceo Quadri di Vicenza con il Collega a diffondere il verbo del guerrilla gardening. Questo mi rende molto felice.
3. Come ogni terza domenica del mese, il 21 febbraio mi troverete al banchetto della Santa Alleanza dei Guerriglieri Verdi presso il mercato dei produttori locali e delle autoproduzioni del Presidio No Dal Molin.
4. oggi pomeriggio mi sentivo così leggera che ho comprato una copia di Anna Karenina.

Questo trafiletto è comparso su Il Vicenza (Epolis) di lunedì 8 febbraio.

Analizziamo ora ciò che gli esponenti locali del Partito Democratico ci stanno dicendo:
-l'assemblea dedicata alla presentazione del progetto del Bocciodromo ha dimostato che dietro alle quattro associazioni che hanno vinto il bando ci sono "persone vicine al Presidio, e non solo."
-gli attivisti del Presidio Permanente sono senza dubbio delle persone pericolose.
-il bando del Bocciodromo è stato probabilmente vinto in modo irregolare o sospetto

Perché gli esponenti locali del Partito Democratico sono ridicoli e masochisti?
-Durante l'assemblea è emerso -ma già si sapeva- che la volontà di realizzare questo progetto è partita dal Capannone Sociale e non da generiche "persone vicine al Presidio". Questo potrebbe essere stato un argomento ben più valido, considerando che il Capannone è emerso a seguito della demolizione del centro sociale Ya Basta nel 2001 e che per anni ne ha rappresentato una sorta di surrogato. Com'è noto a chiunque sia minimamente pratico delle subculture beriche, la componente più orientata all'azione diretta del Presidio è costituita in prevalenza da persone legate al Capannone Sociale.
Questo dettaglio potrebbe essere significativo per i benpensanti, i berlusconiani o per certi giovani vicentini attualmente legati al PD o a Sinistra e Libertà, che non hanno esistato a schierarsi contro i vincitori del bando e che non hanno mai avuto problemi a dire che la gente del Capannone "non si lavava".
Ciononostante si è preferito insistere sui legami con il Presidio Permanente.
-Ogni qual volta un esponente berico del PD se ne esce con insinuazioni sulla pericolosità degli attivisti del Presidio io mi domando: "Ma quanto allucinante è tutto ciò?"
Gli attivisti del Presidio sono persone estremamente varie legate dall'indignazione e dalla volontà di fermare la devastazione -che sta avvenendo mentre scrivo queste righe- della falda acquifera che alimenta gli acquedotti di Vicenza e Padova. Non si tratta di gente che vuole creare problemi e far perdere tempo a chi lavora nel cantiere per partito preso. Se così fosse il Presidio avrebbe cessato di esistere un bel po' di tempo fa. Chi ha resistito, continuando a dedicare moltissimo tempo a quella che, fin dal principio, è stata definita "una causa persa" lo ha fatto perché ha compreso l'importanza della parola cittadinanza. Le persone sulle cui spalle si regge il No Dal Molin avranno molti difetti, ma per lo meno non si limitano a subire le decisioni mortifere prese da altri per ragioni che nulla hanno a che fare con la sovranità popolare. Sono disposte a farsi denunciare e manganellare per difendere qualche diritto sancito dalla Costituzione e l'integrità di un luogo incontaminato a pochi passi dal centro città, che oggi è cantiere vergognoso e indegno.
L'attuale sindaco di Vicenza, Achille Variati (PD, ex DC), è stato eletto al ballottaggio solo grazie ai voti della Lista Civica No Dal Molin, che aveva ottenuto il 9% dei consensi. L'appoggio del Presidio è stato dovuto esclusivamente alla contrarietà di Variati alla Ederle 2. Questo significa che senza i voti di chi sostiene il No Dal Molin l'attuale sindaco avrebbe perso e oggi non occuperebbe la sua poltrona.
Mi aspetterei dunque un minimo di rispetto da parte degli esponenti berici del Partito Democratico, che invece non esitano ad uscirsene con sparate come quelle relative alla questione Bocciodromo.
-Tornando all'articolo, ciò che stupisce è la bassezza di chi lascia intendere che la vittoria del progetto delle quattro associazioni vicentine sia stata immeritata. Addirittura c'è chi chiede "un gesto di responsabilità all'ex assessore al Patrimonio". Perché non sia mai che il Bocciodromo finisca in mano ad un branco di facinorosi.
Il problema è che il progetto delle quattro associazioni (Aps Web-Lab, Aps Giovani dei Ferrovieri, Aps Pensionati per la Pace, Aps Polisportiva Jackie Tonawanda) ha vinto semplicemente perché era molto valido.
L'assemblea pubblica durante il quale è stato presentato non ha fatto altro che dimostrarlo.
Ci sono state addirittura persone -comuni cittadini- che hanno chiesto di intervenire solo per darne conferma. Uno di loro ha detto più o meno ciò che segue:
"Sono venuto stasera perché ero molto preoccupato. Il Giornale di Vicenza, la destra locale, ma anche l'altra parte politica, hanno detto cose inquietanti su questo progetto, scatenando la polemica. Ma ciò che ho sentito stasera non ha nulla a che fare con ciò che stato detto e scritto in questi giorni. Questo progetto è veramente magnifico."

Mi domando allora quale sia il reale obiettivo del Partito Democratico. Perdere? Bruciarsi l'intero elettorato pensante di Vicenza?
Un'ipotesi più plausibile è la seguente. Considerando che il progetto del Bocciodromo è innegabilmente pregevole e orientato al bene comune*, la sua conversione in qualcosa di concreto potrebbe dimostrare ciò che alcuni già sanno: la gente del Capannone/Presidio non è per niente malvagia, anzi, mentre i politici che hanno ammazzato culturalmente Vicenza se ne fregano della sanità mentale della gioventù o di chiunque senta il bisogno di luoghi di aggregazione diversi dal bar.
Quindi conviene evitare che il progetto diventi realtà.

* ad esempio il progetto prevede due palestre accessibili ed attrezzate per i disabili, aule studio con biblioteca dei testi scolastici, servizio ripetizioni a prezzi modici, sportello di consulenza per i migranti, luogo di ristoro con prodotti locali e biologici e via dicendo.


La neve si sta sciogliendo. I giacinti e i crochi cominciano a fare capolino tra i ciuffi d'erba umida.
Li osservo dalla finestra pregustandone la fioritura, progettando nuovi lavori in giardino.
Poi torno alle mie sudate carte, all'ultimo esame, al capitolo mancante della tesi, l'unico che consiste in mera elaborazione di scritti altrui.

Mi distraggo, scrivo un post di cui nessuno sentiva l'esigenza, cerco una citazione di Proust scoprendo che tutti la riportano tronca.
La colloco in apertura, prima dell'indice, fingendo che questa perdita di tempo conti come "lavoro".

Alle nove devo essere oltre il cavalcavia dei Ferrovieri per l'assemblea del Bocciodromo, il futuro centro sociale di Vicenza. Molti hanno polemizzato dicendo che non deve essere un centro sociale, bensì un centro giovanile. Poiché è noto che i primi sono immancabilmente governati dai bolscevichi, mentre i secondi sono apolitici.
Poco importa che il Bocciodromo fosse in origine il centro di aggregazione degli anziani del quartiere. A noi berici senza cervello piace fare polemica senza avere consapevolezza di cosa stiamo dicendo. "Sociale" e "socialità" sono parole comuniste, come è noto a chiunque sappia stare al mondo.

Poi -per carità- non posso dire di non condividere l'iniziale turbamento di chi ha scoperto che il popolo del Capannone Sociale era coinvolto della vicenda e si è poi visto decine di immagini tristi fluttuare davanti agli occhi.
Qualcuno ha creato un gruppo su Facebook con l'intento di esprimere il desiderio che il Bocciodromo non diventi come il defunto Capannone, ovvero un luogo rifuggito dai più.
Molte persone che conosco si sono iscritte a questo gruppo. So per certo che alcuni di essi non sono degli idioti. Semplicemente non hanno investito qualche minuto della loro vita per informarsi sulla questione. Si sono limitati a fare il pensiero che io faccio quasi sempre quando ho a che fare con agglomerati umani del Capannone (N.B. agglomerati, non singoli), ovvero: "Perché mi sento di merda? Perché ho l'impressione che tutti mi disprezzino?"
Il fatto è che senza la gente del Capannone il bando per il Bocciodromo non sarebbe stato vinto e la gioventù berica non avrebbe un luogo sul quale investire le proprie speranze.
Il progetto del centro sociale -perché del tipo più nobile di centro sociale si tratta- è così esaltante da sembrare finto. Lo leggo e lo rileggo strabuzzando gli occhi.

Berici, anziché nascondervi dietro al muro di un gruppo di Facebook, affrontate chi credete di disprezzare o temere. Fatevi avanti e siate propositivi. Al massimo sarete derisi e non penso che questo rappresenti un problema particolarmente grave.
Personalmente sono stata derisa così tante volte che ormai ho imparato a vedere il ridicolo in chi mi osserva con aria deprecante e dice: "Ma tu sei fuori!"
Basta rispondere: "Io sono fuori? E tu hai una cazzo di divisa addosso."

Tutto ciò per dire che stasera all'assemblea indosserò il costume da guerrilla gardener insieme ad alcuni colleghi e proporrò una seconda volta di dedicare una parte del giardino alle piante aromatiche, da usare eventualmente per le tisane biologiche del bar.

Potrà sembrare una stupidaggine insignificante, eppure poche cose scaldano il cuore come una tisana dal retrogusto erbaceo, aliena da ogni tipo di packing.
Lo so che sembro "fuori" quando faccio questi discorsi; quando contrappongo il pragmatismo dei vegetali alla volatilità della rivoluzione.
Lo faccio perché penso che tutti abbiano il diritto di assaggiare un pomodoro appena colto, tiepido e succoso, o di sorseggiare una tisana contemplando il giardino da cui vengono i suoi ingredienti. Io l'ho fatto solo di recente e da allora il mio modo di vedere le cose è cambiato.

Sperando che l'inverno finisca presto e che la primavera porti tanti adorabili roditori nei nostri giardini.

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