A Vicenza ci sono ancora persone convinte che la Ederle 2 sia una buona cosa, probabilmente perché sono come il ministro Zaia e ritengono che la cosa più importante a questo mondo sia il denaro.
Parlando con questi soggetti emergono inevitabilmente degli elementi che li accomunano. Si tratta in genere di persone che per partito preso si dichiarano favorevoli alla costruzione del nuovo aereoporto NATO -magari perché l'ha detto Berlusconi o qualche altra figura politica di spicco- o di berici convinti che gli Stati Uniti non farebbero mai del male ai cittadini di Vicenza, soprattutto considerando le dichiarazioni "progressiste" di Obama su questioni ecologiste. In ogni caso questa è gente che ignora deliberatamente l'eloquenza dei fatti.
Mi domando come facciano a continuare a credere che il No Dal Molin sia composto da facinorosi. Hanno visto gli attivisti all'opera per più di tre anni. Possibile che una frase sentita in tv o letta sul Giornale di Vicenza sia più potente della tangibilità di quanto accade fuori dalle proprie case, entro i confini della propria città?
Per loro e per i nostri governanti i contenuti delle rassegne stampa del presidio permanente e di tutti gli altri presidii sparsi in giro per l'Italia -accomunati dalla lotta contro la costruzione infrastrutture deleterie- non sono altro che menzogne.
Mi domando dunque dove sia andata a finire la decenza di queste persone, che pretendono rispetto e che si considerano tanto sapienti, quando i fatti emergono dal sottosuolo, facendosi così evidenti che non esiste gioco retorico capace di ricacciarli da dove sono venuti.
Piantare migliaia di pali in una falda acquifera senza fare le dovute valutazioni di impatto ambientare dovrà pur avere delle conseguenze, o siamo così stupidi da fingere il contrario?
Ora che la falda si sta ribellando, ora che cominciano a presentarsi i primi problemi concreti, non posso far a meno di osservare la staticità di chi, da vicentino, continua ad insultare i suoi concittadini che si oppongono allo stupro che sta avendo luogo da mesi, turandosi il naso per non sentire la propria puzza di ignoranza e odio.
Per certi versi quest'atteggiamento disdicevole non fa che alimentare la brama di resistenza di chi, invece, continua a lottare dichiarando il proprio no di fronte ad un abuso di potere indegno di un paese che vuole credersi democratico.
Ed è così che questa mattina cinquanta attivisti del presidio No Dal Molin sono entrati nel cantiere innevato dell'aereoporto -una zona militare invalicabile- e si sono incatenati alle gru.

Domandiamoci dunque: "Da tre anni a questa parte, chi ha realmente difeso la propria terra? I presidianti o i leghisti?"
Tenetelo a mente quando voterete alle regionali.




