Gennaio 2010 Archives

A Vicenza ci sono ancora persone convinte che la Ederle 2 sia una buona cosa, probabilmente perché sono come il ministro Zaia e ritengono che la cosa più importante a questo mondo sia il denaro.
Parlando con questi soggetti emergono inevitabilmente degli elementi che li accomunano. Si tratta in genere di persone che per partito preso si dichiarano favorevoli alla costruzione del nuovo aereoporto NATO -magari perché l'ha detto Berlusconi o qualche altra figura politica di spicco- o di berici convinti che gli Stati Uniti non farebbero mai del male ai cittadini di Vicenza, soprattutto considerando le dichiarazioni "progressiste" di Obama su questioni ecologiste. In ogni caso questa è gente che ignora deliberatamente l'eloquenza dei fatti.
Mi domando come facciano a continuare a credere che il No Dal Molin sia composto da facinorosi. Hanno visto gli attivisti all'opera per più di tre anni. Possibile che una frase sentita in tv o letta sul Giornale di Vicenza sia più potente della tangibilità di quanto accade fuori dalle proprie case, entro i confini della propria città?
Per loro e per i nostri governanti i contenuti delle rassegne stampa del presidio permanente e di tutti gli altri presidii sparsi in giro per l'Italia -accomunati dalla lotta contro la costruzione infrastrutture deleterie- non sono altro che menzogne.

Mi domando dunque dove sia andata a finire la decenza di queste persone, che pretendono rispetto e che si considerano tanto sapienti, quando i fatti emergono dal sottosuolo, facendosi così evidenti che non esiste gioco retorico capace di ricacciarli da dove sono venuti.
Piantare migliaia di pali in una falda acquifera senza fare le dovute valutazioni di impatto ambientare dovrà pur avere delle conseguenze, o siamo così stupidi da fingere il contrario?

Ora che la falda si sta ribellando, ora che cominciano a presentarsi i primi problemi concreti, non posso far a meno di osservare la staticità di chi, da vicentino, continua ad insultare i suoi concittadini che si oppongono allo stupro che sta avendo luogo da mesi, turandosi il naso per non sentire la propria puzza di ignoranza e odio.

Per certi versi quest'atteggiamento disdicevole non fa che alimentare la brama di resistenza di chi, invece, continua a lottare dichiarando il proprio no di fronte ad un abuso di potere indegno di un paese che vuole credersi democratico.
Ed è così che questa mattina cinquanta attivisti del presidio No Dal Molin sono entrati nel cantiere innevato dell'aereoporto -una zona militare invalicabile- e si sono incatenati alle gru.

Domandiamoci dunque: "Da tre anni a questa parte, chi ha realmente difeso la propria terra? I presidianti o i leghisti?"
Tenetelo a mente quando voterete alle regionali.

Amo il contrasto tra ciò che l'amministrazione comunale tenta di rifilarci con l'etichetta "attività culturali" e ciò che poi finisco a fare pur di evitare quest'ultime.
Ieri sera, ad esempio, si è chiusa una rassegna di non meglio identificate cose di scarso interesse dal nome "Vie di fuga". I poster che la pubblicizzavano mi hanno fatta ridere ininterrottamente per due mesi, forse perché sembrava che sottolineassero il fatto che Vicenza è una città dalla quale la gente sogna di andarsene. In alternativa potevano riferirsi al fatto che, con la costruzione del nuovo aereoporto militare statunitense, la mia amata terra dei marmi palladiani vede aumentare sensibilmente le sue probabilità di essere colpita da un attacco terroristico e di caderci addosso ammazzandoci tutti.

Quindi, anziché mischiarmi ai berici velleitari, ho optato per una serata di scavi e messa a dimora di creature vegetali.
Come sempre, ringrazio Dio, o chi per lui, per non avermi fatta figlia di industriali.

[Le foto che seguono raccontano l'attacco e sono opera della mia amica Giulia. Le altre le trovate qui.]

Bulbi davanti al Boscardin

Simpatia

Boots, love and bulbs

Abete

Bulbi davanti al Boscardin


Uno degli aspetti positivi dello studiare "cose inutili" è che ci si imbatte di sovente in scritti molto divertenti. In alcuni casi essi stimolano anche la riflessione nei confronti di tematiche che ci toccano in prima persona.

Ad esempio, io amo far notare al mio granitico prossimo che il concetto di famiglia non è per niente statico. Questa pratica diviene ancor più esilarante se l'interlocutore di cemento armato è un leghista, naturalmente costretto alla dissociazione dalle dichiarazioni contradditorie forniteci dai nordici leader di partito negli ultimi anni.
Prendiamo ad esempio un ipotetico veneto, diviso interiormente dal suo amore per Lega Nord e per la Chiesa Cattolica Romana. Egli sarà indubbiamente un sostenitore della moralità, della pudicizia e di tutte queste cose tristi. Al contempo dirà cose spregevoli sugli omosessuali, sulla gente che convive al di fuori del sacro vincolo del matrimonio e probabilmente anche sulle donne con un minimo di cervello.
Giustificherà le sue idee affermando che "è sempre stato così", che "quei maiali vogliono distruggere l'istituzione della famiglia", che "non c'è più religione", ma soprattutto che "la famiglia tradizionale è quella formata da marito e moglie con figli".
Ora, io non capisco proprio questa ostinazione nell'uso della parola tradizione.
Persino in Veneto sarebbe semplice raccogliere tonnellate di volumi che dimostrano l'insensatezza di quest'idea balorda di età dell'oro durante la quale i celti, o chi per loro, facevano le elementari, poi andavano a lavorare in fabbrica e poi si sposavano con una "brava ragassa", poi figliavano e soprattutto andavano sempre a messa.
Per dimostrare la profonda idiozia di quest'idea granitica di famiglia per bene che la nostra classe politica vuole appiopparci, faccio ricorso alle parole dell'amico Arnold Van Gennep, autore di uno scritto seminale intitolato "I riti di passaggio", che vi consiglio se siete amanti delle mutilazioni e delle pratiche sessuali che da noi sono considerate devianti*.

"L'efficacia magico-religiosa del coito con un animale risulta anche nelle prescrizioni seguenti, rilevate in Dalmazia dal dottor A. Mitrovics. [...] Per avere una vita felice in famiglia, bisogna copulare con una capra e si deve anche raccogliere lo sperma e con questo spalmare la porta di casa." (Van Gennep, I riti di passaggio, 1909, pg. 151)

Sbaglio, o questa è una pratica tradizionale diffusa un tempo presso i nostri amici confinanti? Che sia forse il caso di rivalutarla?

*io lo sto studiando per un esame, il ché significa che non si tratta di un testo sovversivo, sempre che il mio professore di antropologia non sia un periocoloso cospiratore.

Come ben sapete, sono una grande amante della polemica sterile.
Si tratta senza dubbio di una delle poche cose che mi tengono in vita, considerando quanta poca soddisfazione mi dà questa città di morti.
Vista la scarsità di soggetti cui sottoporre le mie arringhe insensate e le soventi minacce di defenestrazione provenienti dai miei irati genitori, ho deciso di considividere parte delle mie riflessioni con voi, Amati Lettori.

Quest'oggi l'oggetto della mia analisi poco seria è il video di "Kings and Queens" dei 30 Seconds to Mars, una band che ho sempre ignorato, probabilmente perché costruita per rispondere alle esigenze di un target in cui non rientro. Quel genere di target che comprende gente che va in visibilio di fronte ad un video da svariati milioni di dollari e roba simile.
Quindi, premesso che l'unica cosa che so dei 30 Seconds to Mars è che il leader della band è Jared Leto, a me noto esclusivamente come attore, chiedo remore per l'incompletezza di ciò che segue.

Ma veniamo al dunque.
Cosa mi turba di questo video?

Quando lo vidi per la prima volta su Mtv mi lasciò dubbiosa.
Cos'erano tutti quei ciclisti? Perché alla fine del video sembra che vadano a suicidarsi giù dal molo? Che senso ha la vicenda del tizio che viene investito e che poi si rialza come se niente fosse? È forse un superuomo? Un dio? Un'incarnazione di Santa Caterina da Alessandria (protettrice dei ciclisti)? E il cavallo? Che senso ha il cavallo?
Il video è forse un riferimento alla pratica chiamata Critical Mass? Se sì, che senso ha se viene praticata di notte, con le strade deserte? Nessuno, ovviamente.
Quindi, se non è Critical Mass, che cos'è? Generico nulla? Qualcosa che vuole sembrare accattivante, cool, politicamente schierato?
Apparentemente sì, a giudicare dal trionfo di splendidi/e ciclicisti/e e dallo sfoggio di iconografia palesemente banksiana.

Per trovare una risposta a tutte queste attanaglianti domande, mi rivolsi a Wikipedia. In un'intervista citata nella pagina dedicata al singolo "Kings and Queens", il nostro amico Jared Leto, che è anche il regista del video, afferma:
"Ma l'idea della biciclettata notturna... Ho alcuni amici che stavano partecipando a Critical Mass, Crank Mob e People's Ride a Los Angeles ed è una di quelle cose scoperte per caso, quando alcune persone hanno cominciato a parlarmene. Poi un mio amico ha cominciato ad avere l'attrezzatura, poi un altro ancora... Ho pensato che il mondo fosse davvero interessante e che potesse essere un bellissimo sfondo per il nostro video."

D'accordo Jared, il video ha un certo impatto. Non per niente mi ha spinta a scrivere questo post.
Eppure non penso che delle motivazioni estetiche giustifichino l'uso che qui viene fatto di una pratica con un forte significato politico. Il modo in cui è stata trasposta la fa sembrare una semplice parata di gente in bici.
Soprattutto se facciamo riferimento ad un'altra dichiarazione di Jared Leto, che spiega la scelta di girare il video a Los Angeles:
"Penso che questa città sia un posto bellissimo di notte, le strade deserte. È come se fosse un paesaggio dimenticato... Molto sereno." (da Wikipedia)
Ora, che senso ha collocare una scena di critical mass in un posto dove non c'è traffico? Non ci vuole un genio per rispondere a questa domanda.
E non apro parentesi sul numero esponenziale di fixed bike che compaiono nel video, altrimenti potrei scrivere per altri due giorni.

In conclusione, pare proprio che il video di "Kings and Queens" millanti un'anima che non ha. E pensare che qui in redazione (=nel mio cervello) speravamo che si trattasse di un qualcosa di pregevole, di cui poter scrivere con gioia.

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