Come diventare i più stupidi della situazione in qualsiasi situazione? La risposta è semplice. Basta portare un registratore digitare appeso al collo ed usarlo di frequente per prendere appunti su cosa sta succedendo.
La settimana scarsa durante la quale ho dedicato buona parte delle mie energia a Festambiente mi ha condotta sull'orlo dell'isteria.
Mi sarei dovuta spaventare quando ho realizzato che a sfinirmi era il semplice fatto di stare in situazione, di parlare con i miei colleghi del gruppo di guerilla gardening. Eppure i sintomi del collasso erano un qualcosa di previsto e prevedibile.
Quando dissi al mio relatore che avevo difficoltà a conciliare un comportamento normale e spontaneo con l'osservazione etnografica, egli mi rispose che l'autoetnografia è molto difficile proprio perché porta il sociologo a sdoppiarsi, per così dire. Ragionando in termini psicologici, ciò che faccio per la mia tesi è pensare in modo schizofrenico. Ma la sottoscritta, in qualità di sociologa in erba, ha da tempo appreso che la psicologia occupa una posizione dominante e monopolistica sullo studio del soggetto.
Proprio in ragione di questo, come direbbe il carissimo Goffman, la mia mancanza di forze non era dovuta solo al caldo afoso e alle periodiche piogge torrenziali, ma anche alla difficoltà di conciliare il mio self di guerrilla gardener e il mio self di etnografa in erba, oltre che a tutti gli altri self di cui dispongo.
Di recente ho letto un bel libro su un'indagine etnografica. Si tratta di "Cattolicesimo Magico" di Marco Marzano. Poi l'ho fatto leggere anche a mia mamma, per dimostrarle una volta per tutte che non merito di essere fustigata a causa della mia infelice scelta di cambiare corso di laurea.
Mia madre è statale. Lavora per il Ministero delle Finanze. Non mi risulta che ami il suo lavoro, in parte perché è costretta a venire a conoscenza di cose che fanno stare molto male, in parte perché deve fare verifiche fiscali a gente che di certo non nuota nell'oro, mentre Vicenza è piena di evasori danarosi.
Nonostante questo mia madre aveva approvato la mia scelta di iscrivermi al corso di Politica ed Integrazione Europea presso Scienze Politiche, poiché poi avrei potuto "fare i concorsi pubblici".
Quando decisi di trasferirmi a Scienze Sociologiche non mancarono i momenti tragici. E questo senza che Mater vedesse il ridicolo opuscolo pubblicitario che prevede come unico sbocco professionale la selezione del personale.
Ciò che volevo dimostrare, sventolando la mia copia di "Cattolicesimo Magico", è che per quanto idiote possano sembrare le cose che faccio per la mia tesi, in realtà c'è della sostanza sotto.
Mesi fa ricordo di aver detto a Baldra che mi deprimeva l'idea di dover scrivere una tesi noiosa. Questo perché mi sembrava che tutte le tesi dovessero per forza essere noiose, specialmente dopo aver consultato un manualetto di poche pagine messo a disposizione da uno dei miei prof, che diceva, tra le altre cose, che i paragrafi devono essere tutti più o meno della stessa lunghezza.
Poi ho scoperto che questo frammento di ricerca in cui mi sono immersa mi sta portando altrove, che mi sta trainando verso l'ignoto, che il mio agire schizofrenico a tratti è terapeutico, come il veder crescere le zucchine che ho seminato.
Ieri ho compilato un questionario dell'Università di Padova in cui mi si chiedeva, tra le altre cose, quando ho deciso cosa voglio fare da grande. Come spesso succede nelle survey, non c'era una risposta adeguata per me.
La mia risposta sarebbe stata "non so cosa voglio fare da grande e dubito che lo saprò a breve". Perché dovrei saperlo? Il leitmotiv con cui vengono "svegliati" gli studenti di sociologia va da "non troverete mai un lavoro" a "al massimo lavorerete in un callcenter". Molti si adeguano. Ho udito studentesse in tesi mentre affermavano di non saper individuare un solo sbocco professionale per la loro laurea, con le loro faccine ben truccate ed inoffensive.
In questo marasma d'insensatezza, di studio vuoto, di gente che compra i classici per gli esami e poi li rivende come se fossero manuali da due soldi, mi godo il privilegio del dubbio, fatto di ipotetici master, figure professionali inesistenti in Italia e architetti del paesaggio che si offrono di aiutare il mio gruppo di guerrilla gardening per qualche progetto lodevole.
