Nelle ultime due settimane ho assistito al collasso del rapporto che intrattenevo con la mia oramai ex migliore amica.
Il tutto ebbe inizio più di un anno fa, quand'ella rese pubblica la sua relazione con questo tizio, comunemente definito "nazi" dal popolo del Capannone Sociale, poi confluito nel No Dal Molin. Nonostante questo decisi di far finta di niente e di sorvolare sulle nostre divergenze, sperando che la mia amica continuasse a disprezzare l'omofobia e a non odiare "gli extracomunitari".
Sfortunatamente il tutto degenerò e io me ne resi contro il giorno in cui constatai che non avrei più potuto esprimermi come un tempo.
I motivi sono molteplici.
Come prima cosa non volevo risultare inopportuna ed offendere la mia amica. Volevo dimostrare a me stessa di poter avere una conversazione civile anche con persone che hanno votato Borghezio alle ultime politiche e che raccontano come se niente fosse di aver pestato degli stranieri e di essersi divertiti un mondo. Inoltre constatai ben presto la tendenza di Tizio a buttare i discorsi problematici in vacca.
A questo si aggiunse l'evento che per primo minò la mia fiducia nello stato delle cose. Ricordo che la mia ex amica, Baldra ed io ci trovavamo al bar; stavo riferendo il racconto di un professore sulla ricerca di una collega sul No Dal Molin e sulle difficoltà che stava incontrando nell'analizzare tutto il materiale che aveva a disposizione. A quel punto la mia ex amica mi disse che Tizio sarebbe arrivato a breve e mi fece intendere che, per evitare casini, forse avrei dovuto evitare argomenti come quello del No Dal Molin.
Al di là della totale incoerenza di una persona che vota Lega, va in giro con i nazi e ritiene che l'ampliamento della base Nato, piena di militari extracomunitari, sia una buona cosa, percepii come il caos si stesse sostituendo alla mia pace mentale.
In seguito riuscii a limitare le incazzature alle questioni più agghiaccianti, come il giorno in cui stavano mostrando un concerto per Mandela in tv, e Tizio disse che lo festeggiavano così tanto solo perché si trattava di "un negro". Fu poi straordinario porre delle domande e constatare che tizio ignorava completamente la storia della persona che aveva appena insultato. Non sapeva neanche quale fosse il suo paese d'origine.
La mia ex amica se l'è presa parecchio quando non sono più riuscita a sopportare la situazione e, qualche giorno fa, le ho chiesto come facesse a stare con una persona che dice cose simili, come potesse ridere alle sue battute squallide.
Tutti mi dicono che avrei dovuto cambiare aria fin da subito.
Nonostante io abbia cercato di portare avanti questa amicizia sono stata accusata di avere pregiudizi, di non sapermi relazionare con chi è diverso da me.
È triste notare come tanti concetti vengano mescolati e confusi. In questo caso opinione ed appartenenza, neonazisti e diversità.
Ciò che Tizio e la mia ex amica non sono riusciti a capire, nonostante abbia espresso il mio risentimento in varie occasioni, è che insultare qualcuno non significa insultare solo lui/lei. Ad esempio, al termine della frase, i miei valori potrebbero essere stati insultati, oppure alcuni dei miei amici, o magari le persone che subiscono violenza inaudite per fuggire dal loro paese, e poi magari, prima ancora di poter mettere piede sul suolo italiano, vengono rispedite "a casa".
Constatare che, molte delle persone in cui avevo riposto fiducia in passato, oggi banchettano con qualunquisti e gente che non sembra in grado di sostenere una conversazione, mi turba un po'. Fortunatamente ho ancora i miei punti di riferimento, che però vedo di rado.
Il motivo per cui mi sono trovata a scrivere questo post è semplice. Nel corso di questi ultimi giorni ho ricevuto appellativi interessanti e coloriti. Io stessa, dopo aver chiesto che ci vedessimo per parlare varie volte, non avendo ottenuto risposte accettabili, mi sono vista costretta ad usare il vile mezzo dell'email per spiegare la mia isteria e successivamente per porre fine alla nostra amicizia ormai putrescente.
Una delle ultime email che ho ricevuto mi descriveva come persona incoerente e giudicona, ma soprattutto maniaca dello studio.
Questo è un punto tragico, su cui spesso mi trovo a riflettere. Perché mai una persona che si informa e, amando ciò che studia, si trova talvolta a raccontare ciò che ha letto o sentito all'università, deve passare per megalomane, snob e rompiballe? Perché?
Come ho già spiegato varie volte, non ho problemi ad ammettere la mia ignoranza. Ma dovrei forse fingere che ciò che mi sta a cuore non mi interessi per non turbare nessuno? Perché in questo paese, la persona deliberatamente ignorante vince sempre? Non sto parlando di mio nonno comunista scledense con la seconda elementare, che mi risulta abbia vinto molto di rado. Sto parlando di chi, indipendentemente dal proprio titolo di studio, se ne fotte di tutto ciò che non lo riguardi in prima persona.
Interrogo voi, amati lettori. Dovremmo forse far finta di niente? Farci insultare, star zitti quando disponiamo dell'arte dialettica per denigrare chiunque dimostri di meritarselo, purché non sia un avvocato o abbia un avvocato sotto mano.
L'idiozia di questa vicenda ha raggiunto il suo apice quando, dopo essere stata accusata di essere incoerente, ho portato quest'esempio: a differenza della mia ex amica, che può dirsi vegetariana perché sua mamma le compra puntualmente seitan e simili, io affronto quotidianamente conversazioni sfibranti e ridicole con i miei genitori che, nonostante siano persone sensate, mi considerano una fanatica e di certo non mi facilitano sul fronte "alimentazione sostenibile e responsabile".
Ciò che mi ha permesso di dimostrare dialetticamente che la mia ex amica è stata plagiata e che non ha mai preso in considerazione i miei discorsi più accorati è stata la risposta alla seconda parte dell'esempio. Ho infatti scritto che, dato che sono incoerente e irresponsabile, ho passato circa due settimane infernali perché mio padre ritiene che il giardino debba essere composto da prato, siepe e fiori, mentre io ho occupato l'unica zona in cui batte il sole con un piccolo orto, nel quale ho piantato pomodori.
Questo gesto è l'ennesimo tentativo che faccio di produrre qualcosa di commestibile a casa mia, in modo del tutto biologico.
La mia ex amica, che si dice amante della natura, ha denigrato tutto ciò definendo i miei pomodori "pomodorini" e dicendo che conflitti domestici derivati dal mio disperato tentativo di fare qualcosa di buono per l'ambiente (in un paese in cui sembra strutturalmente impossibile) non sono "veri problemi".
Se solo non vivessi in un paese dove, nonostante tutto quello che è successo, Berlusconi è ancora al governo, potrei far finta di niente e tornare al mio quieto vivere. Sfortunatamente sono qui; Berlusconi e la sua faccia di merda non si sono mossi di un millimetro e io sto scrivendo questa cosa nonostante mi fossi ripromessa di evitarlo. Sotto lo sguardo impassibile, le battute postume e lo stile granitico, la vostra blogger incostante non-più-preferita piange la perdita della sua migliore amica e il suo passaggio al lato oscuro*.
Amen.
*se non altro è un'astensionista di ferro, il ché significa che non dovrebbe mai votare PdL, Lega o Forza Nuova.