Johnny Appleseed si chiamava John Chapman

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Il motivo per cui ho difficoltà a mettere insieme post sensati e spaventosamente lunghi si compone di due elementi. Da un lato il fatto che dovrei studiare e dall'altro l'aspetto alquanto ridicolo del mio giardino e la mia conseguente brama di scavare.
La settimana scorsa ho passato il mio prezioso sabato pomeriggio facendo un lavoro che era stato rimandato dai miei parenti per circa vent'anni. Sotto un diluvio di proporzioni tragiche ho zappato il cosiddetto Triangolo Malefico, posto di fronte alla cucina, dove non è mai cresciuto nulla (fatta eccezione per varie piante infestanti) dai tempi in cui è stato creato.
Il terreno era pieno di sassi e detriti vari, argilloso, viscido e pesantissimo.
SemenzaioDopo svariate ore di lavoro mi sono trovata circondata da un mare di fango, ma se non altro al posto dell'inutilità fatta terra c'era una buca, che ho poi riempito con terriccio decente.
Negli ultimi giorni sono spuntate molte delle piante che ho seminato in vaso, come basilico, menta piperita, girasoli, coreosside, finocchio selvatico, piselli e facelia. Tutto ciò mi riempie di gioia, non solo perché le semine sono riuscite, ma anche perché sto imparando i nomi delle piante.
L'anno scorso ho avuto la brillante idea di coltivare varietà di cui non mi sono appuntata il nome, motivo per cui mi trovo ad ospitare degli esseri noti come "pianta che dovrebbe fare fiori, ma di cui ignoro il nome".

In questo periodo sto leggendo parecchie cose aventi a che fare con il giardinaggio e con il guerrilla gardening in particolare.
Ho scoperto molte cose interessanti, ad esempio che le margherite crescono spontaneamente su terreni argillosi (infatti il mio giardino ne è pieno) e che Johnny Appleseed è esistito veramente.
Non so di preciso dove e come abbia avuto origine la mia passione per il giardinaggio. Le ipotesi sono varie, ma penso che alla fin fine, quella più sensata sia stato l'impatto con il fenomeno del guerrilla gardening, che ho scoperto circa un anno fa, vagando online.
Il primo tulipano dell'annoImmagino non dovrei dirlo, ma sono abituata a scrivere praticamente tutto su questo blog: mentre cercavo gruppi da studiare per la mia tesi mi sono trovata a creane uno.
Attualmente stiamo lavorando al primo attacco, che avverrà a breve. Il davanzale del mio salotto e una buona parte dell'area piastrellata del mio giardino straripano di vasetti più o meno ortodossi nei quali ho seminato varietà che ci torneranno utili in futuro.
Tutto ciò mi sta aiutando a trovare un senso alla mia vita di berica, altrimenti piatta e abbastanza deprimente. Detta così potrebbe sembrare una scemenza, ma temo che l'unico modo per sopravvivere serenamente a Vicenza sia farsela piacere, in qualche modo.
Io non sarò mai serena in questo luogo infernale dove i vivai più forniti non sono neanche in grado di ordinare una confezione di lupini macinati e le strade cadono a pezzi trasformando la vita del ciclista in un vero incubo.
Se non altro ho qualcosa di profondamente soddisfacente e impegnativo cui dedicarmi.
Durante l'adolescenza deprecavo gli spazi aperti e amavo il cemento. Ora capisco che non ero poi così idiota, perché ciò che amo ora sono le esplosioni di verde e di fiori tra un palazzo e l'altro.
Il mio giardino è abbastanza brutto, ma un po' per volta lo sto sistemando. Il mio obiettivo è quello di far piangere i miei vicini di casa alla sua vista.
Voglio che sia così colorato e lussureggiante da far impallidire le vecchie signore che ogni anno potano con cura le loro rose e ogni giorno mi vedono sfrecciare fuori di casa con il mio zaino da montagna pieno di ciarpame universitario.

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