Gli omini del meteo avevano previsto un sabato piovoso. Noto invece che il cielo è coperto e il mio piccolo prato non è divenuto uno stagno, come accade di solito, in caso di diluvio.
Dovrei studiare perché una lunga serie di temibili esami incombono sulla mia testa. Essendo però stordita dal dolore fisico e dall'audacia con la qualche sto tentando di abbandonare l'uso di antidolorifici, ho optato per un'attività gradita alla mia autostima come l'aggiornamento del blog qui presente.
In effetti sto così male che ho difficoltà a collegare le frasi. Credo che sfrutterò questa situazione per scrivere qualcosa di demente.
Come forse qualcuno di voi saprà, amo molto la demenza, nelle sue varie forme e colori. A volte vorrei tornare indietro di qualche anno, al periodo in cui ero solita vestirmi con grande vivacità ed idiozia e non me la prendevo più di tanto quando qualcuno mi disprezzava.
Negli ultimi mesi ho scoperto che non esistono persone più stupide ed indegne dell'assistenza sanitaria di alcune delle mie colleghe di Scienze Politiche, che indossano volutamente ballerine (o scarpe aperte in genere) quando nevica.
Essendo frustrata dalla mia condizione di pendolare e al contempo anche da quella di studentessa costretta a frequentare un numero inumano di corsi (perché l'anno prossimo verranno cancellati), ho deciso che non vale la pena di sommare altro dolore ad una quotidianità piuttosto insoddisfacente.
Ecco perché, insieme al Collega, ho deciso di sfidare l'idiozia diffusa trasformando le giornate che passo a Padova in esperienze di campeggio.
Il processo che mi ha vista abbandonare le vesti di semplice pendolare isterica per indossare quelli di campeggiatrice non è stato immediato. Credo sia cominciato tutto quando Baldra ha abbandonato Ingegneria per trasferirsi a Scienze Politiche. Ricordo che quando faceva caldo mangiavamo il nostro pranzo portato da casa su una delle panchine del dipartimento di sociologia, probabilmente il luogo più pulito e gradevole di tutta la facoltà. Quando invece le temperature si facevano ostili, andavamo alla ricerca di un'aula non occupata.
È stato allora che una serie di idee brillanti hanno inebriato le nostre menti, portando il semplice pranzo al sacco in contesto universitario ad un livello superiore.
Fino a qualche settimana fa non avevo realizzato la portata innovatrice delle pratiche di cui il Collega ed io diamo sfoggio dal momento in cui usciamo di casa a quello in cui vi rimettiamo piede, distrutti, odorosi di treno marcio e il più delle volte disgustosi alla vista. Non ho memoria dell'ultimo mese, poiché esso è stato in gran parte dedicato alle ultime lezioni e alla stesura di un paper di analisi sociologica di un film a scelta. Guardare per decine e decine di volte dei frammenti di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” ha falsato la mia percezione degli eventi.
Ad ogni modo, in un momento che non ricordo di aver vissuto, ho deciso di dar vita ad una nuova sezione di questo blog, dedicata all'arte di campeggiare in territorio accademico, ma non solo.
Ora vado ad accasciarmi sul divano. Quando mi sarò ripresa e avrò registrato qualche altro esame, credo che produrrò la prima parte.
