Dicembre 2008 Archives

Tendo a barare ogni qual volta giunge dicembre. Nonostante il 2007 sia stato costellato da un numero non insignificante di uscite pregevoli, finii e finisco tutt'ora per rivolgere il mio pensiero alla ristampa di Colossal Youth degli Young Marble Giants. Molto vile da parte mia.
Se non altro non sono un uomo barbuto di mezza età, per cui dubito di poter essere scambiata per un redattore di Mojo incapace di fare il proprio lavoro.

Il mio 2008 musicale ha assunto pricipalmente tre forme, talvolta sovrapposte:
1.la forma del disimpegno
2.la forma della frustrazione
3.la forma adolescenziale
Se le prime due forme tenderebbero ad essere concepite negativamente da chiunque abbia un minimo di buon senso, la terza disegna sull'asfalto dei nostri cuori un punto interrogativo di media grandezza, bordato da quel genere di sensazioni che restano inefinibili e provocano prurito al labbro inferiore.
Il futuro del mondo discografico è uno degli argomenti che il collega Baldra ed io siamo soliti lambire con una certa frequenza. Considerando che di questi tempi la mia principale fonte di vuoto interiore è proprio la carenza di interlocutori in grado di soddisfare la mia brama di Sapere, vi lascio immaginare quanto la crisi del mercato discografico sia diventata uno dei pilastri su cui si regge la mia capacità di annoiare i conoscenti impreparati.
L'abisso che separa ciò che vedo e ascolto vagando online e la brutale pochezza del territorio in cui mi muovo (se escludiamo le compilation dedicate al mainstream dell'indie che si sentono da H&M*) è per me una costante fonte di demotivazione.
Nelle ultime settimane ho avuto modo di parlare con le due persone che considero maggiormente responsabili della mia salvifica deriva musicale. Ad entrambi ho chiesto cosa ne pensassero di quest'anno di uscite discografiche. Ho ottenuto espressioni facciali assai eloquenti che denotavano disinteresse, più o meno divertito.

Dopo aver smesso di scrivere per Vitaminic a causa della mia incapacità di conciliare studio, sonno, il presente blog, un minimo di relazioni interpersonali e promo, ho passato un paio di mesi rifiutando qualsiasi tipo di disco nuovo, persino quelli che in condizioni normali avrei consumato come un'ossessa. I quotidiani viaggi in treno -luogo infernale che rifuggo come una piscina piena di merda- sono divenuti per me l'unico spazio dedicato all'ascolto, spesso disimpegnato e per mezzo di auricolari sfaldati.
Avendo poco tempo da dedicare alla musica ho optato per un recupero di dischi con qualche anno sulle spalle e che fossero stati incensati a tal punto da poter essere considerati oggettivamente validi. Si tratta di un approccio che inconsapevolmente praticavo da giovinetta e che ha non pochi risvolti positivi.
Solo negli ultimi due mesi ho ricominciato a macinare materiale nuovo, forse perché nonostante l'isteria dovuta all'eccesso di uscite, l'esperienza Vitaminic ha mutato il mio atteggiamento nei confronti della musica in generale.
Tutto ciò si traduce in un numero assai limitato di dischi del 2008 che siano stati capaci di farmi emozionare. Molti di quelli che popolano le classifiche di fine anno dei miei blogger/siti preferiti si sono guadagnati un ascolto distratto e null'altro, perché ho ritenuto non fosse il caso di insistere in assenza di un vero stimolo. Poi ci sono le eccezioni, su cui tornerò l'anno prossimo, ma si tratta di casi rari.

In definitiva queste solo le uscite (sarebbe improprio parlare di album) del 2008 che posso dire di aver archiviato alla voce “pregevoli, ognuna a modo suo” nell'antro mio virtuale in cui ogni rumore del mondo esterno è cancellato da cuffie enormi.
[l'ordine è casuale]

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No Age “Nouns”

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Micah P. Hinson “Micah P. Hinson and the Red Empire Orchestra”

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Santogold “Santogold”

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Offlaga Disco Pax “Bachelite”

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Antony and the Johnsons “Another World EP”

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Juno OST

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Thee Silver Mt. Zion Orchestra and Tra-La-La Band “13 Blues For Thirteen Moons”

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Why? “Alopecia”

Questi sono invece i dischi più vecchi che mi hanno tenuta in vita, prevalentemente in treno.

Sebadoh “III”
Sebadoh “Bubble & Scrape”
Built to Spill “Perfect From Now On”
The Go-Go's “Beauty and the Beat”
Hefner “Breaking God's Heart”
Husker Du “Zen Arcade”
Mazzy Star “So Tonight That I Might See”
Mirah “You Think It's Like This But Really It's Like This”
Mirah “Advisory Committee”

*H&M: quando ho saputo che H&M avrebbe aperto a Vicenza mi sono quasi messa a piangere. Poi ha aperto e mi sono quasi messa a piangere per un altro motivo. I capi venduti sono quasi tutti grigi o da ragazza-per-bene-con-i-capelli-in-ordine.

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(...)

Emerge dunque nella mente del giovane berico il desiderio di spiccare un salto e di sollevarsi dalla pianura, dimenticando per qualche ora i temi più gettonati durante il pranzo di Natale (parenti/vicini di casa morti o sul punto di morire, case di riposo, 2^ Guerra Mondiale, crisi economica) e l'insofferenza che ne consegue.

La sera del venticinque il g. b. nota l'insorgere della tormenta.
Quando raggiunge il parcheggio del cinema sottocosto di gestione clericale che risponde al nomignolo di Patronato, egli assapora per qualche istante il gusto solleticante della profanazione.
[Anni di educazione cattolica forniscono ai più svegli non solo traumi e ricordi idioti, ma anche raffinati strumenti per trarre da piccoli gesti apparentemente privi di senso la forza necessaria per far detonare il piccolo gesuita che ti si è insediato nel cranio.]

L'aroma dolciastro di sostanze psicoattive accarezza gli abiti del g.b. mentre acquista due biglietti.
-”Che sia così anche in luoghi più avanzati?” si domanda. “Andare a vedere Twilight da alterati la sera del 25 dicembre è segno di involuzione, di disperazione o si semplice giocosità?”
Gesti patetici consumati in solitudine pressoché assoluta costruiscono il self romanzato del post-adolescente nostalgico. Il solo fatto di definirsi post-adolescente si traduce in boati ed urla isteriche che solo il g. b. può sentire.

(...)

Il g. b. ama guardare film per un pubblico poco esigente dopo essersi magicamente tramutato a sua volta in pubblico poco esigente. Farlo al cinema rende l'esperienza a dir poco elettrizzante.
In primo luogo il pubblico poco esigente tende a ridere delle battute più becere, talvolta persino delle non-battute. Ritrovarsi nelle condizioni di pubblico non esigente snob* permette di apprezzare aspetti del film e del pubblico con cui si divide la sala che solitamente tenderebbero a sfuggire, forse a causa dell'eccesso di razionalità che permea ogni istante della vita del berico traumatizzato dalla bericità.

Parliamone:
-I berici poco esigenti, come da manuale, ridono a vuoto. Il tipo di risata denota la presenza di un gran numero di soggetti di mezza età, probabilmente convinti che i personaggi del film ricalchino la gioventù reale.
-Il fatto che i vampiri in incognito siano pallidi come cadaveri è la prova lampante delle cattive intenzioni delle menti che si nascondono dietro al film. Perché rendere tutto così facile?
-Perchè in questo genere di film tutti gli attori devono essere bellissimi? Perché il tizio dalla mascella squadrata dotato di forza sovraumana riesce a trasmettere i suoi poteri magici anche alla sua Volvo? Perché nel film, ambientato nello stato di Washington, non ci sono persone obese? Perché Bella, la tizia che appare pseudoalternativa, non ha in realtà nulla di pseudoalternativo, a parte forse le proverbiali All Star e il broncio? Era troppo difficile farle indossare una maglietta delle Sleater-Kinney? Perché ogni singolo personaggio, compresi i protagonisti, appare parziale?

Il g. b. guarda lo schermo scaldandosi le orecchie nel cappuccio della felpa. Il piacevole stordimento cui si è sottoposto gli permette di seguire gli sviluppi di Twilight senza trasalire di fronte alle sue mancanze. È sempre più convinto che il sottotitolo dell'opera in questione dovrebbe essere Sadomasochismo per Fanciulle pt.1.
Un uccellino gli aveva fatto presente che in rete molti uomini avevano commentato il film affermando che all'epoca delle riprese la protagonista femminile era minorenne, e che conseguentemente il fatto di bramarne le carni durante la fruizione della pellicola li aveva fatti sentire viscidi.
Il g. b. si scopre influenzato da questa osservazione nel momento in cui realizza di aver atteso per tutta la durata film una scena spinta (che ovviamente non c'è) e di aver interpretato in chiave sadomasochista praticamente tutti i dialoghi tra Bella La Pseudoalternativa e Figo il Vampiro.

(...)

*snob rispetto al berico medio

Un post scritto qualche notte fa.

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In questo periodo soffro d'insonnia. Uno dei motivi per cui non riesco ad addormentarmi è assai banale. Continuo a pensare. Mi trovo nel bel mezzo di uno dei soliti vecchi giochini per crollare nel sonno ed ecco che dal nulla sto scrivendo mentalmente un post che non sarà mai pubblicato. Non so se la memoria m'inganna. Ho l'impressione di aver cominciato a raffinare il mio dialogo interiore nel periodo in cui la gestione di un blog è divenuta per me una pratica inderogabile, vagamente compulsiva. Stanotte ho tentato di tutto per addormentarmi.
Dopo essere giunta al metodo estremo, ovvero l'accomodarmi con i piedi al posto del cuscino à la Pippi Calzelunghe, ho notato che il mio cervello era fin troppo popolato di spiritelli isterici per darmi un minimo di tregua.
Quando non scrivo per più di qualche giorno tendo a sragionare, perché mi manca un metodo per stendere i miei pensieri e poterli giudicare con calma.

A volte chiedo alle persone di raccontarmi una storia. Quando mi vergogno di rendere esplicito questo desiderio mi limito ad ascoltare i logorroici. Sono un'ottima ascoltatrice di logorroici.
Molto banalmente credo mi manchino i tempi in cui avevo l'età giusta per poter richiedere la ripetizione di determinate storie verso sera. La mia nonna materna ogni tanto mi ricorda che da piccola non volevo mai mangiare e tendevo a scendere a compromessi solo in cambio di una storia. Non ho memoria di questi episodi, ma immaginarli è molto confortante.

Qualche giorno fa ho rivisto il mio Guru e con la sua ricomparsa mi sono tornati alla mente i tempi in cui stavo delineando la mia filosofia di vita idiota. All'epoca ero molto turbata da fenomeni quali la prima stagione del Grande Fratello e il fatto che tutti i miei coetanei sembrassero preferire la spregevole musica radiofonica ai dischi tristi e stridenti con cui mi deprimevo ogni giorno. Fu proprio in quel periodo che realizzai una serie di cose fondamentali che finirono per confluire nella costruzione di quello che chiamerei il mio self blogghico. Ad esempio scoprii che provavo piacere nel mettere in atto un isolamento costruttivo. Lo stesso isolamento costruittivo che qualche anno dopo mi spinse a candidarmi come Rappresentante della Consulta insieme ad un collega relativamente popolare. Quando persi e mi incazzai con il pubblico indossavo una maglietta di “The Queen is Dead”. Fu un momento memorabile nonché di rara idiozia.

Parlare di filosofia di vita idiota mi sembra abbastanza improprio, ma in questo momento il mio cervello sfiancato da Trenitalia non è in grado di produrre di meglio. Ad ogni modo, le rare volte in cui mi trovo a fare conversazione con il mio Guru finisco per pensare a quanto mi fa schifo quello che ho scritto nel mio libercolo chiamato “Guide Pratiche per Adolescenti Introversi”. Egli afferma che è normale sentirsi così nei confronti delle proprie opere dopo qualche tempo.
Un'idea del tutto condivisibile. In questo momento mi limito ad apprezzare il senso complessivo delle mie Guide in versione cartacea, non i contenuti dei singoli capitoli. Godo invece ricordando la sensazione che provai contemplando per la prima volta la copertina di “Guida Ragionevole al Frastuono più Atroce” di Lester Bangs. Dopo qualche minuto realizzai che mi ricordava quella della mia creatura.
Tutto questo ciarpame per dire che dopo aver steso quelle affermazioni su Harry Potter che turbarono parte dei lettori delle Guide, in particolar modo quelli che ancora mi odiano per una lunga serie di motivi, non ho cessato di riflettere sul caro maghetto.
Qualche giorno fa stavo camminando verso la stazione di Padova quando sono stata colta da un'epifania. Pensai:
I miei discorsi vagamente snob sul giovine occhialuto avevano senso fino ad un certo punto. E allo stesso tempo la mia idolatria nei confronti di Roald Dahl non era stata espressa in modo sufficientemente inattaccabile.
La voragine che, ai miei occhi, separa Harry Potter e le creature di Dahl si era finalmente manifestata. Nella mia mente assume le forme di un canyon. Non dubito che nelle vostre possa continuare ad apparire come una boiata.
Ad ogni modo ciò che intendevo dire è che ricordo molto bene cosa provavo quando da piccola leggevo e rileggevo di nascosto, fino a mezzanotte, i libri di Dahl. Mi sentivo esattamente come quando i miei nonni mi raccontavano delle storie prima di dormire. Il fatto poi che i protagonisti fossero, per diversi motivi, fondalmentalmente degli outsiders rendeva il tutto più accattivante.
I libri di Harry Potter sono molto piacevoli da leggere, ben costruiti e di certo non privi di contenuti educativi. Eppure non sono mai riusciti a farmi sentire in quel modo. Dubito dipenda dal fatto che li ho incontrati durante la prima adolescenza. La mia impressione è che il tema centrale -la magia- allontai il giovane lettore da un'esperienza più profonda dell'opera. Anche in Dahl troviamo la magia, ma si tratta di qualcosa di ben diverso. Non è la magia delle formule, dell'esercizio, del talento naturale e delle scuole arroccate non si sa dove. È piuttosto la magia che ogni bambino sa di avere in sé, perché vede cose che i grandi non riescono proprio a percepire, o perché sa di avere potenziale, anche quando le maestre lo etichettano negativamente e i compagnetti sono crudeli.
I libri di Harry Potter tendono a piacere a tutti. Personalmente ho avuto difficoltà ad ammettere a me stessa che il primo della saga mi aveva letteralmente tenuta incollata alle pagine. Non sto dunque dicendo che siano schifezze scritte male. Anzi.
Il punto è che vedendoli nelle mani dei bambini ho sempre provato sensazioni ambivalenti. Meno ambivalenti sono invece i sentimenti che provo osservando le quindicenni/sedicenni che si presentano nella sede centrale della biblioteca di Vicenza per prendere a prestito libri situati nel reparto “Ragazzi”, dove si trovano volumi che credevo potessero soddisfare un pubblico al massimo tredicenne. È molto strano.
In passato mi domandata se ci sia un nesso tra un consumo di libri di questo tipo ed opere come quelle della Rowling nelle mani di un bimbo. Sarebbe necessario indagare più a fondo.
Se siete abituali frequentatori di biblioteche, anche voi avete osservato un fenomeno simile? Ma soprattutto, conoscete qualche metodo alternativo per ammazzare l'insonnia?

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Ho sempre bramato una rubrica su qualche giornale. Questo desiderio si è intensificato dopo aver assistito alla tragica cancellazione del mio spazio -chiamato “Tiny Music From the Vatican Gift Shop”- dal giornalino (o meglio, dal foglio A3 piegato in due) del mio ex liceo cattolico.
All'epoca l'evento non suscitò particolare clamore, forse perché furono in pochi ad apprezzare la sola recensione che fui in grado di pubblicare. Il pezzo attraversò indenne il controllo operato dall'Autorità Scolastica. Fu solo quando ogni studente si trovò con una copia del Vox Beati* sul banco che sorsero i problemi. Scrivendo del glorioso box dei Nirvana “With The Lights Out” avevo usato -volutamente- l'aggettivo lucifero, nel senso di portatore di luce. Questo gesto fu preso come un affronto, non so se a Dio, alla scuola o chissaché. Fatto sta che dopo il numero successivo, per il quale scrissi un pezzo demenziale che voleva essere una finta analisi sociologica sugli studenti della scuola in relazione alle loro scarpe, fui defenestrata.
Le Autorità Scolastiche non mi spiegarono mai il motivo ed utilizzarono assai vilmente uno dei rappresentati d'istituto come messaggero.

Fu così che persi il mio angolino cartaceo e tornai mestamente a vomitare invettive contro la Tutti Dieci (che per altro occupava buona parte del Vox Beati con la sua rubrica, L'Oroscopo**) e la Nobile (che tutt'ora mi capita mi incrociare con il suo morosetto) sul mio blog.
Solo dopo qualche anno mi fu offerta una nuova rubrica, questa volta su Citylights, un mensile dell'Informacittà di Vicenza rivolto ai giovani.
Fu così che vide la luce Part Time Punks.
Immagino suoni falso, ma ripensandoci scrivere per Citylights è stata la mia massima soddisfazione dal punto di vista lavorativo.
Quand'ero minorenne i miei amichetti non leggevano il mio blog, nonostante fosse su Splinder e non su quella schifezza di msn.
Quando uscì il mio libercolo constatai che molti tra amici e conoscenti sarebbero stati disposti a leggerlo solo nel caso in cui avessi distribuito copie gratis a tutti. I più affettuosi lo presero in biblioteca o lo fecero acquistare dalla mamma.
L'anno abbondante passato nelle scuderie di Vitaminic passò del tutto inosservato in terra berica, a parte qualche saltuario: “Vitamine che?”
Citylights invece si trova nei bar e nei luoghi di aggregazione berici, dunque sono in molti a leggere la mia rubrica e a dirmi poi tante cose carine. Fa sempre piacere osservare qualcuno che ride mentre scorre ciò che hai scritto con tanta sofferenza e passione.

Tutto questo per dire che oggi vi segnalo l'ultimo pezzo di quest'anno. Il numero di questo mese è dedicato al Nido d'Amore.
Spero di poter continuare a collaborare con Citylights anche l'anno prossimo. Nel frattempo ecco a voi un riepilogo:

Gennaio: Primo Amore
Febbraio: Amore Maledetto
Marzo: Amore Virtuale
Aprile: Amore Sfigato
Maggio: Amori Paralleli
Giugno: Amori Lontani
Luglio/Agosto: Amori Estivi
Settembre: Colpo di Fulmine
Ottobre: Amore Platonico
Novembre: Amore Eterno
Dicembre: Nido d'Amore
nonché
Dr. House -Ricetta per uscire di casa

*Vox Beati: modestamente fui io a proporre questo nome per il giornalino d'istituto. In precedenza si era chiamato “Farina del nostro sacco”, con ogni probabilità il nome più infelice e idiota che potesse essere scelto, considerando l'appellativo di quel luogo. In effetti esso è intitolato all'ex vescovo di Vicenza nonché fondatore dell'istituto, tale beato Giovanni Antonio Farina. Quando proposi “Vox Beati” ero forse posseduta dal folletto della spiritosaggine; ricordo quegli istanti come alcuni dei più sovversivi della mia esistenza. All'epoca Farina era da poco stato dichiarato beato e tutti gongolavano come dei pazzi. Credevo fosse evidente che il mio era un gesto provocatorio; dovevo pur reagire in qualche modo ai provvedimenti dementi che gravavano sul mio capo e su quello dei colleghi più accorti.
Invece la maggior parte della redazione votò a favore. Persino la preside diede l'impressione di aver apprezzato. Sfortunatamente quel giorno indossavo una maglietta da ragazza poco seria, che metteva in evidenza le mie carni. Fu così che anziché ricevere una incoraggiante pacca sulla spalla, mi trovai una mano gelida nei pressi del collo. Non ho ancora chiarito il senso di quel gesto.
Ad ogni modo, anche dopo essere stata cacciata dalla redazione, l'osservare il nome “Vox Beati” su quei poveri fogli scatenava in me ondate di soddisfazione colossali.

**a nulla valsero i miei tentativi di demolire l'Oroscopo insistendo sul fatto che si tratta di ciarpame pagano.

p.s. Ciao Tomma! (N.B. Tomma era il mitico direttore del Vox Beati)

Ieri sera l'intenzione era quella di andare a San Vito di Leguzzano per assistere ad un concerto degli Acid Mothers Temple. Durante il tragitto il mal di testa che mi accompagnava da alcune ore si è fatto insopportabile. Poco dopo è sopraggiunta la nausea.

Tornando a casa ho occupato il mio tempo nella disperata ricerca di una posizione che mi impedisse di vomitare. Poi so di essermi tramutata in una creatura lamentosa. Tutt'ora non saprei dire perché.
Da un lato stavo così male che le luci della strada mi facevano desiderare lo svenimento, dall'altro odiavo il fatto di stare male proprio in quel preciso istante.
Da qualche settimana mi sento come quand'ero in prima superiore, anche se in forma leggermente diversa. Sono ossessionata dall'idea della fuga. Se all'epoca mi limitavo a sognarla, lasciando in un angolo i testi scolastici per dare spazio a ciò che mi ha permesso di sopportare cinque anni odiosi fino al ridicolo, oggi percepisco la dipartita come qualcosa di necessariamente imminente. Ecco perché sto cercando un equilibrio tra la conclusione rapida della triennale e qualcosa che si avvicini all'apprendimento.
Fino a pochi mesi fa convivevo con l'atteggiamento ostile che pervade scuole ed università senza pormi particolari problemi, perché è normale che sia così. Poi, registrando voto dopo voto, ho realizzato che molto spesso i corsi che avevo apprezzato di più e cui avevo dedicato più tempo si erano tradotti in risultati insoddisfacenti agli occhi dei professori che stimavo. Il fatto di essere trattata sistematicamente come un'ignorante durante ogni singolo esame orale ha contribuito a farmi dubitare di molte cose.
Ho passato il primo anno delle superiori nel più prestigioso liceo cittadino. Lì ho avuto a che fare con quello che si palesava come un sistema di sfoltimento volto a conservare solo gli studenti migliori. Quando ho realizzato che facevo parte dei peggiori della classe mi sono limitata a smettere di studiare le materie in cui andavo male, per dedicarmi invece alla lettura e alla musica. Ero così turbata dal clima ostile della mia scuola che mi passò la fame. Non riuscivo a sopportare il modo in cui venivo apostrofata dai professori.

Oggi ho modo di rileggere questi episodi attraverso le teorie sociologiche che sto studiando. Da sola o grazie alle parole di qualche professore pregevole, riesco a vedere le crepe più profonde che si annidano nei muri del nostro sistema educativo. Due settimane fa mi trovavo in Aula Magna a Scienze Politiche. Stavo facendo l'esame scritto di un corso che ho apprezzato molto. Avevo studiato e compreso a fondo gli argomenti. Ero sostanzialmente tranquilla.
Dicevo sopra che per anni ho accettato passivamente l'atteggiamento ostile di molti professori in situazione di questo tipo. Quel giorno invece sono stata travolta da un fastidio fortissimo. Il professore e le assistenti vagavano per l'aula sfoggiando l'usuale faccia crucciata e diffidente. Ogni tanto alzavo lo sguardo verso la cattedra riflettendo su come esporre il mio discorso in modo sensato. Neppure questo era permesso. C'era sempre qualcuno pronto a rispondermi in modo ostile, come a dire: “Guarda il tuo foglio e scrivi”.
Si presuppone dunque che ogni singolo studente sia indegno, capace solo di copiare. Anche questo è uno degli aspetti dell'università di cui nessuno mi aveva parlato.

Nonostante questo oggi mi sento un tantino in colpa, perché anziché andare a lezione sono rimasta a casa. Sto male. Ieri sera credevo che mi sarebbe scoppiato un occhio dal mal di testa che mi tormentava.
La pioggia che cade sui fiori di mio nonno non mi invoglia a restare in casa. Mi ricorda invece, diluvio o non diluvio, che io devo andare all'università. Mi ricorda che nella maggior parte delle aule il riscaldamento è spento, perché non ci sono più soldi per farlo funzionare. L'altro giorno, al Teatro Ruzante, faceva così freddo che avevo le mani congelate e non riuscivo a prendere appunti. Non so perché, ma se non vado a lezione mi sento in colpa. Se non marcisco in un treno puzzolente due volte al giorno ho l'impressione di non aver vissuto.

Devo compensare dunque facendo qualcosa di costruttivo.
Studiare, scrivere un post. Poco importa se alla fine del post il mal di testa è tornato e mi viene quasi fa piangere constatando quanto sono idiota.
Non credo che idealmente il progetto di una fuga implichi sofferenza e sacrificio. Da più di un anno però mi sento così sola che tendo a vedere tutto in negativo, nonostante mi sforzi di fare il contrario.

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