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Infinite Wisdom Tooth (o: Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare)

Non ho scritto per circa venti giorni. Non ho controllato questo blog per una settimana. Mi sono limitata alla visita poco frequente della casella di posta elettronica, dai deprecabili pc con Windows Vista della biblioteca della facoltà. Non ho ascoltato musica perché non avevo voglia di ricaricare l'iPod. Ho letto solo dispense, manuali, appunti e Peanuts.
E non è ancora finita, ma tendo a sottovalutare le prove intermedie dei lettorati di francese.

Questo per dire che non sono stata rapita dagli alieni e che ho ancora la mia lista degli argomenti da trattare.
Per provarvelo ci terrei a sprecarne uno, che in ogni caso non merita di certo un trattato di cinquecento pagine, per lo meno da queste parti.

Sto parlando ovviamente dei Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare.
Fino a qualche mese fa erano ovunque. Forse tendono a manifestarsi in estate. Oppure il fenomeno ha già cominciato a scemare.
In ogni caso, che senso hanno? Sono così poveri da non potersi permettere un hi-fi di bassa lega? Ne dubito, visti i cellulari che sfoggiano.
Dopo aver speso una cifra oggettivamente vergognosa per delle cuffie enormi che non uso più fuori di casa e dalle zone a traffico limitato perchè mi isolano dal mondo al punto da rischiare di continuo la morte, vedere della gente che ascolta musica truzza sotto forma di un generico Bbzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz è molto traumatico.
Inizialmente credevo che i responsabili di questo scempio fossero parte di quel gruppo umano chiamato Adolescenti Traumatizzati Perché Non In Possesso di un iPod Fosforescente. In seguito ho realizzato che le mie congetture erano del tutto insensate. Ascolare Musica con gli Altoparlanti del Cellulare è (od era) cool e soprattutto genera spazi di socialità in cui sfoggiare scarpe di tela piene di sostanze chimiche da centocinquanta euro.
La questione iPod Fosforescente merita invece un discorso a parte.

Il riflesso di ciò che era di tendenza in Inghilterra due anni fa si è ormai sedimentato persino della biblioteca di Vicenza. Durante le ultime due settimane ho avuto modo di cavarmi gli occhi e di fare qualche repentina dormita in quel territorio amabile, popolato prevalentemente da studenti di Giurisprudenza, Economia, e Psicologia. Adoro guardare la gente che passa ore ed ore ogni giorno in biblioteca indossando abiti scomodi e tonnellate di fondotinta. In particolar modo mi diletto osservando culi flaccidi fasciati da pantaloni a sigaretta verde pisello o da leggings che lasciano intravedere la sagoma delle mutande.
Queste sono persone che hanno superato la ventina. La loro mancanza di gusto non può che riflettersi sui minorenni che passano i pomeriggi in centro a coltivare carenza di senso critico ed amore per il capo firmato realizzato in Cina da operai sottopagati.
Com'è noto, la mancanza di gusto si radica facilmente ed è legittimata un po' ovunque. Ecco perché degli adolescenti che hanno a disposizione i mezzi per ascoltare gratuitamente pressoché tutti i dischi mai pubblicati si limitano a marcire su quel poco che propone la radio o il dj sfigato del locale per minorenni in cui sentono il dovere di recarsi.
Quand'ero più piccola e passavo il sabato pomeriggio in centro non potevo fare a meno di sentirmi impotente di fronte alle deprecabili mode del momento. Il mio accanimento nel perseguire uno stile che si discostasse da quello schifo si rivelò poi parzialmente fallimentare, eppure sono felice di non essere diventata prevedibile. All'epoca sopportavo i commenti poco fini dei coetanei truzzi che tentavano di demolire il mio uso sfrenato di abiti colorati o i miei disperati tentativi di ricostruire un look new wave senza avere a disposizione la materia prima.
Oggi posso insistere sul potere che deriva dal mio status, generato dalla mia età e dal fatto che ho la patente e che, volendo, sono in grado di demolire verbalmente tutti i minorenni che osino sfidarmi.
Per arrivare a questo punto ho dovuto sopportare molti suprusi, il più idiota dei quali fu probabilmente opera di un tizio della mia scuola superiore, classe 1986. Ero in quarta. Ricordo che a ricreazione entrò nella mia aula e si mise a fare delle battute deficienti e razziste con dei miei compagni affermando che la Repubblica Ceca è un paese sottosviluppato. Dopo aver ascoltato per un po' optai per un intervento con il quale smantellai la sua tesi. Anziché raccogliere consensi dai colleghi neutrali, come avevo sperato, fui chiamata “puttana” e per tutti il resto delle superiori quel tizio mi si rivolse usando l'appellativo “ONU”.
Il mondo è un luogo crudele.

Anziché vendicarmi sul mio prossimo ho optato per metodi più sottili, di cui non sono mai riuscita a verificare l'efficacia.
Uno di essi consiste nel fare del sarcasmo spietato nei pressi dei Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare.
Spero infatti che la mia discutibile maturità connessa al disprezzo per metodi d'ascolto così volgari assuma, per qualcuna delle mie vittime, la forma del dubbio.

* o meglio: coool.

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