Novembre 2008 Archives

Sono una appassionata non lettrice di XL, il mensile privo di senso che è possibile comprare con Repubblica per la modica cifra di un euro e novanta. Mio padre è solito acquistarlo, anche se poi lo sfoglia molto raramente. È una delle tante vittime inconsapevoli dell'oramai diffusissima tendenza da parte dei quotidiani ad uscire accompagnati da svariate tonnellate di allegati*.
Dicevo dunque che non leggo XL. Quando mi capita tra le mani e guarda caso sono in bagno mi diverto a scorrere le foto e a denigrare le poche recensioni che vi compaiono.
Da qualche tempo ho però notato che il “Mondo Emo” è divenuto uno degli argomenti prediletti della testata. Dico “Mondo Emo” perchè così è presentato sulla copertina del numero di novembre.
Il mese scorso ho dato un'occhiata ad un articolo apparentemente molto lungo sull'argomento, che in realtà era solo pieno di foto giganti. L'articolo non aveva alcun senso e consideva in un assemblamento di frasi che si suppone siano state pronunciate da alcuni “emo” durante una serie di interviste. Ciò che emerge parlando con questi fantomatici emo (o meglio, con questi fantomatici poser) e leggendo interviste sulle più svariate testate è una profonda incomprensione.
Quelli che io chiamo colloquialmente “emo”, cioè i bimbi che scaldano i gradini del vostro centro urbano e che sfoggiano capelli dai colori fasulli e retti da tonnellate di gel effetto estremo o piastrati ogni giorno, non amano farsi chiamare così. Allora come chiamarli? Io propendo per insistere sul termine emo, finchè qualcuno non troverà un modo per indicare il loro essere poseurs di un certo tipo.
Nell'articolo-inchiesta di XL di ottobre compaiono più o meno tutti i luoghi comuni sugli emo, ma non c'è traccia di riferimenti storici seri sulle radici del movimento. Comprensibilmente molte persone hanno mandato email alla redazione per commentare il contenuto del pezzo.
Nel numero di novembre alcune di esse sono state pubblicate, accompagnate dal titolo “Emo: musica, moda o esibizionismo?”.
La prima è opera di una quindicenne che si lamenta del taglio dato al pezzo, in cui la musica passa in secondo piano. Ella afferma che è riduttivo parlare di emo, perché esistono anche dei sottogeneri: “(emocore, emotional metalcore, screamo...)”; conclude poi dicendo: “Saremmo felici se scriveste dei veri gruppi emo moderni come i Bullet For My Valentine, Jimmy Eat World, Silverstein, Alexisonfire, Bring Me To Horizon ecc. che qui in Italia sono ignorati.”
La seconda email è di una tizia chiamata Vicky Moss, che compare nell'articolo uscito a ottobre su XL. Ella sostiene che il pezzo parla decisamente poco della “emo-scene, dalla quale sto cercando di discostarmi” e conclude con la sua proposta: “Essendo stata anche in televisione, a Scalo 76, credo di essere nel pieno dell'”onda”, come si dice, e quindi in grado di proporre una storia, un articolo, carino e anche divertente. Fatemi sapere.”
La terza ed ultima email è di una ragazza che critica la vacuità del movimento emo ed in particolar modo l'insistenza sul fatto di essere tutti depressi e tendenti al suicidio. Il senso del suo intervento è più o meno questo: anche se la vita può essere molto crudele, cerca di essere gioioso perché non esistono né la reincarnazione né l'Oltretomba.

Ciò che più mi irrita di XL è il suo microclima. La tendenza è sempre quella a proporre qualcosa di mainstream o al limite del mainstream come se fosse l'ultima trovata underground. fugazi2.jpgAllo stesso tempo movimenti come quello emo vengono stigmatizzati, mettendone in evidenza le incongruenze e la mancanza di fondamenta serie. Il punto è questo: se gli emo sono così deprecabili e stupidi perché continuare a parlarne insistendo sempre sugli stessi punti? Perché non cambiare registro? Perché non optare per un altro argomento?
Se il profitto è il solo obiettivo, la maschera da testata controcorrente è pura ipocrisia. Probabilmente sono semplicemente fuori dal target, ma mi preoccupa l'idea che chi invece ne fa parte subisca una influenza malefica.

L'aspetto più ridicolo di questa facenda è esplicitato nell'ultimo numero di XL, proprio all'interno della risposta alle tre email di cui parlavo sopra, in cui il lettore naturalmente stordito dalla divergenza dei vari punti di vista viene invitato a leggere l'intervista di Philopat (che pare essere l'addetto agli articoli pseudoalternativi) a Joe Lally, bassista dei Fugazi.
L'intento pare essere quello di far capire ai lettori ignoranti che l'emo non è un qualcosa di recente, ma nasce in tempi remoti. L'intervista a Joe Lally, che si riduce a poche battute del suddetto farcite da secchiate di inserti che non arrivano al punto, vuole essere un chiaro segnale, il cui senso è “i Fugazi sono il primo gruppo emo. Lo dice anche Wikipedia.”
Ma se i Fugazi sono davvero il primo gruppo emo, perché l'autore della risposta megalomane e paternalistica alle email dei lettori afferma “speriamo che [l'articolo di Philopat] aiuti a fare chiarezza e magari ad interessarsi a band come Hüsker Dü, Black Flag o Minor Threat che hanno ben altra profondità di gruppi come Alesana o Silverstein.”
Husker%20Du-MeatPuppets-Minu.jpgQuand'è che Black Flag e Hüsker Dü gli sono diventati emo? Ma soprattutto com'è possibile che i Minor Threat siano essi stessi emo se si sono sciolti nel 1983 e i Fugazi hanno invece visto la luce nel 1987? La presenza di Ian MacKaye nei Fugazi è forse sufficiente a trasformare retroattivamente tutto ciò ch'egli fece in passato in qualcosa di emo?

In conclusione: tutto ciò è estremamente comico e a tratti amaro. Mi turba un tantino il fatto che il post-harcore più sacro stia subendo tutte queste violenze.

Consoliamoci con qualche video gioioso:

* persino il Giornale di Vicenza ha finalmente proposto i dvd del Ventennio Fascista!

Non ho scritto per circa venti giorni. Non ho controllato questo blog per una settimana. Mi sono limitata alla visita poco frequente della casella di posta elettronica, dai deprecabili pc con Windows Vista della biblioteca della facoltà. Non ho ascoltato musica perché non avevo voglia di ricaricare l'iPod. Ho letto solo dispense, manuali, appunti e Peanuts.
E non è ancora finita, ma tendo a sottovalutare le prove intermedie dei lettorati di francese.

Questo per dire che non sono stata rapita dagli alieni e che ho ancora la mia lista degli argomenti da trattare.
Per provarvelo ci terrei a sprecarne uno, che in ogni caso non merita di certo un trattato di cinquecento pagine, per lo meno da queste parti.

Sto parlando ovviamente dei Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare.
Fino a qualche mese fa erano ovunque. Forse tendono a manifestarsi in estate. Oppure il fenomeno ha già cominciato a scemare.
In ogni caso, che senso hanno? Sono così poveri da non potersi permettere un hi-fi di bassa lega? Ne dubito, visti i cellulari che sfoggiano.
Dopo aver speso una cifra oggettivamente vergognosa per delle cuffie enormi che non uso più fuori di casa e dalle zone a traffico limitato perchè mi isolano dal mondo al punto da rischiare di continuo la morte, vedere della gente che ascolta musica truzza sotto forma di un generico Bbzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz è molto traumatico.
Inizialmente credevo che i responsabili di questo scempio fossero parte di quel gruppo umano chiamato Adolescenti Traumatizzati Perché Non In Possesso di un iPod Fosforescente. In seguito ho realizzato che le mie congetture erano del tutto insensate. Ascolare Musica con gli Altoparlanti del Cellulare è (od era) cool e soprattutto genera spazi di socialità in cui sfoggiare scarpe di tela piene di sostanze chimiche da centocinquanta euro.
La questione iPod Fosforescente merita invece un discorso a parte.

Il riflesso di ciò che era di tendenza in Inghilterra due anni fa si è ormai sedimentato persino della biblioteca di Vicenza. Durante le ultime due settimane ho avuto modo di cavarmi gli occhi e di fare qualche repentina dormita in quel territorio amabile, popolato prevalentemente da studenti di Giurisprudenza, Economia, e Psicologia. Adoro guardare la gente che passa ore ed ore ogni giorno in biblioteca indossando abiti scomodi e tonnellate di fondotinta. In particolar modo mi diletto osservando culi flaccidi fasciati da pantaloni a sigaretta verde pisello o da leggings che lasciano intravedere la sagoma delle mutande.
Queste sono persone che hanno superato la ventina. La loro mancanza di gusto non può che riflettersi sui minorenni che passano i pomeriggi in centro a coltivare carenza di senso critico ed amore per il capo firmato realizzato in Cina da operai sottopagati.
Com'è noto, la mancanza di gusto si radica facilmente ed è legittimata un po' ovunque. Ecco perché degli adolescenti che hanno a disposizione i mezzi per ascoltare gratuitamente pressoché tutti i dischi mai pubblicati si limitano a marcire su quel poco che propone la radio o il dj sfigato del locale per minorenni in cui sentono il dovere di recarsi.
Quand'ero più piccola e passavo il sabato pomeriggio in centro non potevo fare a meno di sentirmi impotente di fronte alle deprecabili mode del momento. Il mio accanimento nel perseguire uno stile che si discostasse da quello schifo si rivelò poi parzialmente fallimentare, eppure sono felice di non essere diventata prevedibile. All'epoca sopportavo i commenti poco fini dei coetanei truzzi che tentavano di demolire il mio uso sfrenato di abiti colorati o i miei disperati tentativi di ricostruire un look new wave senza avere a disposizione la materia prima.
Oggi posso insistere sul potere che deriva dal mio status, generato dalla mia età e dal fatto che ho la patente e che, volendo, sono in grado di demolire verbalmente tutti i minorenni che osino sfidarmi.
Per arrivare a questo punto ho dovuto sopportare molti suprusi, il più idiota dei quali fu probabilmente opera di un tizio della mia scuola superiore, classe 1986. Ero in quarta. Ricordo che a ricreazione entrò nella mia aula e si mise a fare delle battute deficienti e razziste con dei miei compagni affermando che la Repubblica Ceca è un paese sottosviluppato. Dopo aver ascoltato per un po' optai per un intervento con il quale smantellai la sua tesi. Anziché raccogliere consensi dai colleghi neutrali, come avevo sperato, fui chiamata “puttana” e per tutti il resto delle superiori quel tizio mi si rivolse usando l'appellativo “ONU”.
Il mondo è un luogo crudele.

Anziché vendicarmi sul mio prossimo ho optato per metodi più sottili, di cui non sono mai riuscita a verificare l'efficacia.
Uno di essi consiste nel fare del sarcasmo spietato nei pressi dei Giovini che Ascoltano Musica con gli Altoparlanti del Cellulare.
Spero infatti che la mia discutibile maturità connessa al disprezzo per metodi d'ascolto così volgari assuma, per qualcuna delle mie vittime, la forma del dubbio.

* o meglio: coool.

Fotocopie

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Ci sono pomeriggi in cui tutto sembra possibile; cammini per inerzia e ti sembra di essere in un sogno poco accattivante. Pomeriggi in cui il tuo zaino straripa di libri pregevoli che non hai modo di studiare, indipendentemente dal fatto che manchino pochi giorni agli esami.

Sei un po' triste perché è finito il corso di Sociologia dell'Organizzazione I. Il professore tendeva a non fare lezione, parlando comunque fino alle sette di sera. Tu fuggivi alle sei e qualcosa per prendere un treno che ti evitasse di cenare dormendo.
Durante il corso hai raccolto una lista assai corposa di pregevoli ed inusuali libri consigliati dal professore.
Tra di essi compare “Ruba questo libro” di Abbie Hoffman.
Lo prenoti e lo fai arrivare in Bertoliana dalla biblioteca di Malo. Noti che nel giro di dieci anni il suo prezzo è aumentato considerevolmente.
Discutendo con il Collega consideri l'ipotesi di fotocopiarlo. In fondo è nello spirito del libro stesso.

Raccogli poi il tuo zaino straripante, gravido di una nuova grammatica francese, e ti dirigi in solitudine verso casa. Passando per Piazza S.Lorenzo noti la presenza di un banchetto di libri scontati e istintivamente ti fermi di fronte al reparto Scienza Politica. Dopo pochi istanti una voce stridula attira la tua attenzione. È la classica signora di mezza età dal fare isterico che ti chiede cosa stai facendo. Rispondere con cortesia che stai dando solo un'occhiata è inutile. Il suo sguardo parla chiaro. Indipendentemente dal tuo aspetto serio, dagli occhiali tartatugati, dallo zaino rivelatore e dalla camicia color lilla, tu sei una ladra.
Girando l'angolo ti accorgi che dal tendone pende un cartello intimidatorio. Dice che è proibito toccare i libri. La cosa ti sembra molto interessante. Vaghi per qualche istante tra un reparto e l'altro frenando istinti brutali. Nel tuo cuore auguri alla signora isterica un pronto fallimento, derogando per qualche minuto il tuo spontaneo rispetto per chiunque venda libri non totalmente idioti.

Torni a casa riflettendo sull'accaduto e buttando un occhio, di tanto in tanto, alla copia di “Ruba questo libro” che giace gioiosa nel cestino della bici.
Uno dei motivi per cui ti sei scoperta ad apprezzare un professore che fa lezione fino alle sette è che nel corso delle ultime settimane ha risposto implicitamente a molte delle tue domande sul senso della vita.
Oltre a fornire titoli di libri capaci di destrutturare il tuo cervello, egli ha affermato che il sociologo è tendenzialmente portato alla schizofrenia.
Le motivazioni di questo fatto combaciano con le cause del tuo turbamento.
Per quanto triste possa sembrare, questo ti consola.

Catarro

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Un raffreddore fulminante mi costringe in casa. Accendo il computer per la prima volta dopo tre o quattro giorni; un'eternita.
Ricevo email generate automaticamente o scritte in preda all'isteria. Molte di esse sono richieste d'aiuto. C'è chi mi chiede di girare una petizione, qualcun'altro invece racconta di non sopportare più il contesto berico, indipendentemente dagli ultimi eventi che l'hanno riguardato.

Di questi tempi è facile ammalarsi.
Il decreto Gelmini viene convertito in legge. Nel frattempo ecco che sopraggiungono i crampi alla pancia. La prospettiva di poter tornare a casa con i treno delle cinque e cinque appare accattivante come mai prima d'ora. Invece alle sei e venti scopro di essere in Prato della Valle a manifestare, sotto un diluvio crudele e gelido. Solo in treno noto che i miei vestiti sono fradici.

Scrivo questo post indipendentemente dal mal di testa che mi sta menomando da qualche giorno.
Il senso di tutto ciò sta soprattutto nel mio desiderio di segnalarvi il mio ultimo articolo, uscito oggi su Citylights. Questo mese di parla di Amore Eterno.

Vi consiglio inoltre di dare un'occhiata al rapporto di Greenpeace "Energy [R]evolution 2008" e al video sottostante.

Chiedo perdono per la mancanza di logicità di questo intervento.
Saluti berici a tutti.

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