Truly Great Thing

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Accanto al mio pc domestico giace da qualche giorno una lista di argomenti che ho intenzione di sviluppare a breve tra queste pagine. Un tempo mi sarei lasciata trasportare dalla foga creativa allagando le stanze da cui gentilmente mi leggete. Ora che ho ventun'anni* e posso vantare tra le mie proprietà un paio di occhiali dalla montatura tartarugata pare che la stanchezza si faccia sentire più frequentemente. In genere arrivo al tardo pomeriggio con un mal di testa assai persistente e la sensazione di aver agrottato la fronte per tutta la giornata. Temo che alla base del mio sfinimento cronico ci sia il tono di voce del mio professore di Lettorato Francese. Ieri mi sono seduta in secondo banco e per poco non mi sono esplosi i timpani.

Uno degli argomenti che intendo trattare potrebbe disgustare alcuni di voi. Lo so per certo poiché negli ultimi mesi ho tentato di parlarne con qualche conoscente, che ha reagito con battute infelici e sessiste. Intendo dunque aspettare qualche altra settimana, in modo da pormi nella giusta prospettiva.
Sappiate dunque che i miei post sconclusionati e dedicati in gran parte alla Questione Berica e al collasso dell'università italiana non sono sintomo di carenza d'idee, quanto piuttosto di isteria e panico.

Oggi avevo intenzione di starmene sul divano dedicando l'intera giornata alla lettura di Weber. Dato che la divisione patavina di Scienze Politiche dispone di un numero insufficiente di aule, nei giorni in cui cadono le sessioni di laurea tutti noi briosi studenti possiamo starcene a casa, poiché non c'è spazio per le lezioni. In data odierna ho dunque letto svariate decine di pagine de L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, mossa da una brama di conoscenza a dir poco paranormale. Quando il mio cervello ha dato i primi segni di cedimento ho optato per un giretto di ricognizione in giardino. È stato a quel punto che la mia vocazione di blogger si è fatta sentire sotto forma di una melodia trascinante, sbucata chissà come da un angolo della mia memoria.

Lunedì sera sono stata al cinema perché una volta all'anno, in svariate sale venete, vengono proiettati gratuitamente dei film, cosiddetti “di qualità”, selezionati tra quelli che sono stati presentati all'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
L'anno scorso vidi una pellicola di cui non ricordo né il nome né la provenienza in cui una serie di personaggi disadattati davano mostra della loro incapacità di vivere su questo pianeta. Quest'anno optai invece per una doppietta presso il cinema Odeon.
Alle otto e venti cominciò la proiezione di L'apprenti, un deprimentissimo film francese, proposto in lingua originale con sottotitoli. Pur avendo studiato la lingua in questione per otto anni ammetto di aver compreso ben poco di ciò che i personaggi si stavano dicendo. Temo che il problema non fosse mio, quanto piuttosto del loro background montanaro. In ogni caso non credo di poter affermare che L'apprenti sia un film deprecabile, anche se ve ne sconsiglio la visione. Personalmente fui colpita in particolar modo dalla scena in cui uno dei protagonisti prende a mazzate il capo di un giocoso suino e lo sventra discutendo del più e del meno.

Successivamente vidi $€11.0u7!, altimenti detto Sell Out!, un delizioso musical malese che scatenò in me una brama di vita che mai avrei creduto possibile dopo aver sopportato le tragiche atmosfere de L'Apprenti.
Ammetto che adoro i musical venati di demenza. Credo che questa mia inclinazione sia dovuta ad fatto che da piccola vidi svariate decine di volte la prima parte di Tutti insieme appassionatamente -fino alla scena del ballo con le tende e poco prima dell'avvento dei nazisti, per intenderci. La seconda parte del nastro era rovinata. Non ne ho mai sentito la mancanza.
Dicevo dunque che alcuni tipi di musical mi fanno impazzire. Per citare un caso recente, durante la visione di Across The Universe, ben cosciente delle recensioni tiepide comparse su blog e giornali in quei giorni, credo di essermi commossa svariate volte.
La prospettiva di assistere ad una proiezione in inglese di Sell Out! mi solleticava dunque non poco. Ne avevo letto su Memorie di un giovane cinefilo e per poco i miei capelli non erano diventati fucsia dall'esaltazione.
Affrontai dunque il film carica di aspettative altissime ed uscii dalla sala con un sorriso enorme stampato in faccia. Non saprei dire cosa mi sia piaciuto di più di questa pellicola. Forse le canzoni geniali, forse le scene di puro surrealismo macchiato di divertita demenza. Probabilmente l'insieme di elementi che compongono una lista in costante aggiornamento nella mia testa.
Fate dunque un piacere al vostro spirito martoriato. Guardate questo film al più presto possibile.

Inoltre: qualcuno di voi sa se per caso uscirà mai la colonna sonora? Cercando online non ho trovato notizie a riguardo.

*la sola idea mi ripugna

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