Internazionale a Ferrara: un sabato pregevole

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Il rientro all'università è stato più traumatico del previsto. Le conseguenze dell'entrata in vigore del nuovo ordinamento si stanno già facendo sentire. La mancanza di aule e la dipartita degli appelli straordinari vanno a sommarsi alla tradizionale demenza dell'univerisità italiana, costante fonte di esaurimenti nervosi e attacchi di panico.
Mi scopro dunque intenta ad odiare le matricole, in particolar modo una tizia che si è infiltrata al mio lettorato di francese avanzato nonostante la riforma le impedisca di fare l'esame per almeno un anno. Ella sostiene che ha necessità di mantenere le sue competenze linguistiche. Implicitamente umilia la sottoscritta, che alla sua età poteva vantare una conoscenza più che discreta del francese e che tutt'ora è in grado di cavarsela, ma che trova spiazzanti le domande di grammatica* a bruciapelo.

Nonostante tutto ciò il collega ed io abbiamo deciso di investire uno dei nostri sabati in un'attività potenzialmente faticosa. La nostra fede** nel pregevole settimanale Internazionale ci ha spinti a cercare una combinazione di treni che ci permettesse di raggiungere Ferrara in tempo per assistere alla conferenza di David Randall.
Il venerdì mattina abbiamo entrambi lezione alle otto e mezza; questo significa che dobbiamo svegliarci molto presto ed affrontare una sorta di sfiancante maratona che ci permetta di raggiungere il Teatro Ruzante (l'unico territorio di Scienze Politiche dotato di sedie comode) in orario. Trenitalia in genere non aiuta.
Avevamo dunque deciso di recarci a Ferrara con calma, evitando di metterci ad urlare a Grisignano di Zocco***. Controllando online quale fosse la combinazione di treni più sensata scoprimmo che avremmo dovuto necessariamente prendere un InterCity. Ecco perché optammo per un viaggio in macchina.
Ci sono molti motivi per cui detesto questo paese. In via ipotetica so che mi piacerebbe viaggiare su rotaie, anche perché com'è noto i treni hanno un impatto ambientare ben più ridotto rispetto alla mia macchina. Eppure Trenitalia riesce a zittire -attraverso i costi spropositati dei biglietti e i regionali puzzolenti- persino le urla più furiose del mio spirito ambientalista.

Trovarsi circondati da lettori di Internazionale è una gran cosa. Mentre assistevamo ad una conferenza Baldra mi disse: “Pensa, probabilmente tra tutta questa gente non c'è una sola persona che abbia votato Berlusconi.”
Sensazioni paradisiache si alternavano nel mio cervello.
Un'altra cosa assai pregevole è fare conversazione con studentesse di Scienze Politiche dotate di buon senso. Due anni fa credevo che a Padova avrei trovato un buon numero di interlocutori entusiasti. Poi ho scoperto che per molti una laurea in Relazioni Internazionali o Sociologia non è poi così diversa da un generico attestato, che in linea teorica dovrebbe essere utile sul fronte lavorativo.

[Simpatico Link:
In conclusione vi segnalo questo post di TheEgo comparso in mattinata su Ciccsoft in cui il lettore è invitato a strizzare gli occhi per scrutare a fondo due foto scattate durante il festival. Anita, Baldra ed io siamo visibili (per lo meno da chiunque non abbia una vista perfetta) in questa versione, un po' più dettagliata.]

[la foto in alto è di Attimo]

*del tipo: “questo è un gerundivo o un participio presente?”
** perdonate il termine
*** Tradizionalmente i regionali che si muovono tra Verona e Venezia fermano per svariati minuti a Grisignano di Zocco, in modo da dare la precedenza ai treni gerarchicamente più importanti (cioè tutti gli altri) in ritardo. Ecco perché tutti noi siamo scossi da ira e conati di vomito quando qualcuno pronuncia la parola “Grisignano”.

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