Nel corso della mia breve esistenza ho imparato che non è il caso di farsi costantemente rosee aspettative. Ecco perché suppongo sempre che a Vicenza non accada mai nulla di divertente.
Immaginate dunque il mio stupore quando, qualche sera fa, mi recai alla sagra di S.Andrea e vi trovai un gran numero di volti noti. Notai ben presto la presenza di alcuni tizi che stavano sistemando degli strumenti su di un palco le cui dimensioni furono in seguito definite come “sufficienti per ospitare i Mogwai”.
L'anno scorso la sagra di S.Andrea vide la partecipazione dei deprecabili Vanilla Sky. Dato che lo spettacolo era a pagamento mi limitai ad ascoltare le canzoni gratis bevendo un buon vino portato da casa.
La possibilità di andare altrove non fu contemplata, poiché altrove c'era il nulla, il vuoto siderale.
Quest'anno andai a S.Andrea solo perché ero stata invitata dalla mia amica Giulia. Non appena giunti sul posto Baldra ed io sperperammo i nostri averi a causa di una invitante bottiglia da mezzo litro di recioto, che sibilava nel reparto vini dolci. L'aroma mellifluo della bevanda in questione mi ricordò che nonostante tutto sono una graziosa ragazza veneta. Una di quelle ragazze venete cui è stato insegnato che la vendetta non si serve fredda, bensì surgelata.
Anni fa qualcuno diffuse delle malefiche nonché ridicole voci sul mio conto. A causa di queste voci il mio ex morosetto Pacci mi odia e sostiene che io abbia disintegrato la sua capacità di amare. Come conseguenza di tutto ciò molte persone che sono state in compagnia con me mi trattano con una certa deferenza.
Dato che Pacci non ha mai voluto rivelarmi l'identità del fedifrago sputtanatore, io vivo sapendo che una delle persone che sono solita invitare alle mie feste di compleanno è un vile bastardo. Negli ultimi mesi sono giunta alla conclusione che il colpevole possa essere uno solo dei miei ospiti.
Mi trovavo dunque alla sagra di S.Andrea quando il Colpevole comparve alle mie spalle. Dopo averlo salutato gli offrii dell'orzo che mi ero portata da casa. Lui mi guardò e disse: “Bevi l'orzata?”.
Io risposi: “No, bevo orzo.”
Il Colpevole studia architettura a Venezia e qualche volta lo trovo in treno. In quelle situazioni non può fare a meno di sfottermi, criticando i miei capelli. La vivida immagine di quei momenti troneggiava nella mia testa mentre gli sorridevo con aria amabile.
Il Colpevole è uno di quei personaggi che tutti voi amate deridere: è orgoglioso di essere veneto, vota Lega Nord, fa squallide battute sui meridionali o più in generale su chiunque non sia veneto (compresi i tedeschi), canta Faccetta Nera pensando che sia una cosa divertente e per alcuni mesi mi ha fatto presente che ho fianchi adatti a mettere al mondo i suoi figli. Ai tempi in cui eravamo in compagnia insieme il Colpevole ed io eravamo i più vecchi del gruppo; bevevamo buon vino veneto e parlavamo di quando avremmo avuto la patente.
Il Colpevole era un raro esempio di veneto stereotipato. Ricordo quando indossava il cappello da alpino di suo padre, versava un buon vino della zona e serviva la sopressa.
Sorrisi dunque al Colpevole reggendo il mio buon vino veneto. Gli dissi: “è forse vero ciò che ho sentito? Sei diventato astemio, o pseudo-tale?” Egli rispose affermativamente, con un tono che mi era estraneo. Troppo quieto, troppo piatto. Gli chiesi il perché. Lui disse che non ama essere alterato. Fu a quel punto che gli servii la mia vendetta congelata, quella che serbavo da mesi per un'occasione del genere.
Dissi: “Ma come? Tu? Un veneto? I veri veneti apprezzano un buon vinetto!”
Talvolta basta poco per demolire i giovani uomini che vedono in te un forno per figli. Una parola desueta, una insinuazione ridicola basata su stereotipi idioti.
Per una volta ho vinto anch'io. L'espressione sul suo volto ha compensato parte dei motivi per cui voglio andarmene da qui.
Ad ogni modo voglio che sappiate che ho un piano di fuga. Non mi limito più a blaterare nel vuoto.
Il resto della serata fu ricca di eventi. Ben presto notai su di un manifesto che avrebbero suonato quattro band, tra cui i torinesi Arsenico. Per poco non caddi a terra. Raggiunsi allora la mia amica Giulia e le dissi: “Ma suonano gli Arsenico!”
Lei rispose: “Eh sì”.
Gli Arsenico sono una delle poche band che l'ex morosetto Pacci mi fece apprezzare. All'epoca mi facevano schifo l'hardcore e l'oi, così Pacci decise di istruirmi.
Ammetto che i suoi corsi furono alquanto inutili. Tutt'ora alzo lo sguardo al cielo quando mi capita di ascoltare buona parte delle canzoni che mi passò in un cd riscrivibile.
Gli Arsenico si salvarono, forse perché il loro hardcore era venato di pop e i tesi mi piacevano.
“Forti di incomprensioni instabili”, il loro secondo album, mi regalò non pochi momenti di gaudio.
Immaginate dunque il mio sconcerto quando scoprii che di lì a poco avrei visto quella gente dal vivo. Ero proprio contenta. Il fatto che di recente i torinesi abbiano pubblicato un ep vomitevole non scalfì la mia fiducia nella buona riuscita della serata.
Durante le esibizioni della altre band gustai il mio costosissimo vino, conversai con Baldra e mi guardai attorno.
Gli Arsenico comparvero sul palco e come prima pensai che erano vestiti in modo imbarazzante, come dei metallari nerd. Suonarono solo cinque o sei pezzi. I primi tre e l'ultimo erano del nuovo ep. Il nuovo ep è una creatura in cui coesistono tristissimi chitarroni metal e una componente pop che fa pensare un po' troppo a gente come i Finley. I due brani rimanenti erano tratti da “Forti di incomprensioni instabili”. Il mio preferito, “Fratello Servo”, fu cantato per metà da un idiota pseudo punk di S. Pio X che non sa neanche pronunciare il nome degli Agnostic Front.
Tutto questo per dire che a Vicenza è bene non farsi grandi aspettative.
Per informarvi sugli eventi berici (e non solo) di settembre vi invito a consultare la versione digitale di Citylights. La mia raccomandazione rimane sempre quella di segnare le serate interessanti sull'agenda e poi fingere che siano schifezze.
Dato che si siete date una letta alla mia rubrica.


