Adoro gli articoli allarmisti che saturano i quotidiani. Leggendoli non posso fare a meno di immaginare le venature di terrore sui volti altrui. Ieri su Repubblica si parlava di alimentazione ed incertezza. A fondo pagina, in un angolino, si annunciava che a breve Anthony Giddens e Zygmund Bauman saranno a Roma per un convegno.
Studiare Giddens e Bauman mi ha fornito molti spunti utili per distruggere le argomentazioni del mio prossimo. Entrambi hanno dedicato molto spazio nei loro scritti ai temi della globalizzazione e dell'incertezza.
Sfogliando il nuovo libro di Tremonti nella Feltrinelli patavina ho notato che il nostro brillante ministro ha più volte saccheggiato le teorie dei due noti sociologi senza mai citarli, nemmeno nella bibliografia.
Viviamo dunque in un contesto di rischio, in cui il precariato non investe solamente il settore lavorativo, ma sembra invece permeare l'intera esistenza degli individui. L'unico soggetto esente dal fattore rischio sembra essere Tremonti, che può permettersi di plagiare gente ben più importante di lui senza che nessuno glielo faccia presente.
Ovviamente anche la mia vita è permeata dall'incertezza. Avendo studiato la questione ho imparato a conviverci. Come però spiega Giddens, studiare il rischio significa penetrarne più profondamente la natura. Ne consegue una maggiore percezione del rischio stesso, che in linea teorica potrebbe portare l'individuo all'isteria e all'implosione.
Ci sono però un paio di fattori su cui posso sempre contare. Uno di questi è l'idiozia del berico medio.
Qualcuno di voi ricorderà il fallimentare esperimento che vide la sottoscritta e il collega Baldra travestiti da dj entro le mura del Capannone Sociale, roccaforte della gioventù del No Dal Molin.
Negli ultimi mesi le cose non sono cambiate. Anzi, qualche settimana fa mi giunse un'email dal Centro Stabile di Cultura di S.Vito di Leguzzano in cui si avvisavano i tesserati che l'associazione è sulla via del collasso.
Durante l'estate il collega ed io abbiamo constatato che il Capannone non è il nostro ambiente e che conveniva tentare presso altri locali. Ecco perché qualche sera fa ci siamo recati fiduciosi al Sartea, luogo velleitario in cui un pompelmo aperol costa quattro euro.
Personalmente non amo molto il Sartea, nonostante si trovi a circa centocinquanta passi dalla mia dimora. Ritengo però che sia uno dei pochi luoghi berici in cui ogni tanto è possibile ascoltare musica accettabile, un elemento da non sottovalutare in questo mare di detriti.
Per fare una figura accettabile ho indossato abiti dignitosi e ho acconciato i miei capelli affinché non sembrassero una scopetta. Dopo aver consumato un costossimo fondo di moscato Baldra ed io ci siamo alzati e siamo andati da un tizio che lavora lì a chiedere con chi potevamo parlare relativamente a questioni musicali. L'uomo che ci è stato indicato ha reagito male quando gli abbiamo chiesto se potevamo mettere i dischi, realizzando solo in seguito che ciò che intendevamo era “fare un dj set”. Come prima cosa ci ha chiesto che genere avevamo in mente. Gli allora detto che preferiamo optare per cose indie, ma ci adattiamo alle serate. Il tizio ha brillantemente affermato: “Ah! Indie pop”.
Da quel momento in poi ha ignorato completamente la mia esistenza rivolgendosi solo a Baldra e ripetendo svariate volte: “Allora.... Io nei prossimi giorni do il tuo numero al collega che si occupa dei concerti e gli dico che c'è questo ragazzo che vuole fare un dj set...”
Ho guardato il tizio che parlava per cinque, forse dieci minuti; ho considerato la possibilità di andarmene. Sono poi rimasta immobile a fissarlo ed infine gli ho rivolto un saluto che non ha visto risposta.
Il fatto che la gente si ostini a supporre che io sia un'ignorante, musicalmente parlando, solo perché non posseggo degli attributi con cui ingravidare il mio prossimo sta cominciando ad irritarmi. Vicenza non è un buon metro, poiché non esiste una vera e propria scena musicale e la maggior parte della gente che sa distinguere un basso da una chitarra appartiene alla temuta categoria dei metallari. In questo contesto tragico, quando si tratta di conversare con gente della mia età, ma tante volte anche più vecchia, sono io quella che dimostra la conoscenza più approfondita per quanto riguarda gli ultimi decenni di uscite discografiche. Non lo dico per vantarmi, poiché non passa giorno senza che io mi senta ignorante ed affamata di nuove conoscenze. Vorrei solo che questi giovani uomini che ritengono di potermi incasellare alla voce “ignorante” solo perché appartengo al “sesso debole” venissero fatti a pezzi e dati in pasto ai vermi.
In conclusione cito un episodio che da tempo serbavo nel mio cuore per voi Amati Lettori.
Mi trovavo al Soundlabs Festival di Roseto degli Abruzzi. Da svariate ore ero attaccata ad una transenna; i miei piedi si stavano deformando e avevo le ginocchia a pezzi. Attendevo trepidante gli scozzesi Mogwai, una delle mie band preferite.
Uno dei problemi connaturati all'ascolto dei Mogwai è che pare del loro pubblico è composto da metallari che si esaltano solo in concomitanza con le esplosioni sonore che sono divenute il loro marchio di fabbrica. Alla mia destra c'era dunque un folto gruppo di soggetti di questo tipo, brutti e spregevoli. Alla mia destra c'erano invece alcune ragazze, per la maggior parte poco più vecchie di me.
Mentre aspettavamo che venisse allestito il palco mi trovai ad ascoltare i discorsi dei metallari, la maggior parte dei quali riguardavano cose da uomini, come la strumentazione e gli effetti che venivano poggiati a terra.
Ad un tratto uno di questi tizi disse: “Ah! Ci sono un sacco di ragazze! Sembra proprio di essere ad un concerto di Gigi D'Alessio.”
Sconvolta dalla deficienza di questo tizio non riuscii a trovare parole con cui apostrofarlo. Temevo che dalla mia bocca uscissero insulti lo avrebbero spinto a picchiarmi. Mi limitai allora a guardarlo con pietà.