Settembre 2008 Archives

jest.png
Ho sempre apprezzato il pranzo del sabato perché fungeva da riunione familiare. Durante l'infanzia raccontavo ciò che la mia timidezza mi impediva di condividere con il mondo. Alle superiori ho cominciato a dare sfogo alla mia vena polemica. Le periodiche sgridate dovute ai miei comportamenti idioti o ai voti in matematica non sono riuscite a cancellare l'aroma piacevole di quel momento.

In questo istante dovrei essere a tavola con i miei genitori. Invece bevo un numero imprecisato di litri di acqua ascoltando i National, poiché mia madre è da qualche parte con la gente della Giovane Montagna e mio padre sta lavorando nel leggendario open space patavino.
Sono un po' affranta. Che sia la vecchiaia incombente?

Negli ultimi giorni ho introdotto David Foster Wallace in ognuno dei miei discorsi pubblici e ho ripreso in mano Infine Jest, che avevo abbandonato tre o quattro anni fa perché non riuscivo a infilarlo in borsa e perché l'odore dell'edizione Fandango non mi piaceva per niente.
Ieri ho riletto i primi due capitoli tra le mura consunte della Biblioteca Bertoliana mentre il mio stomaco affogato nel caffé mi malediva e bestemmiava il dio dei succhi gastrici. Avendoli letti più volte li ricordavo molto bene, così come ricordavo l'esaltazione provata soffermandomi su una certa espressione od incontrando la prima nota a pié pagina.
Ieri è stato diverso, anche se non saprei dire in che senso.
Forse il fatto di avere accanto qualcuno cui far annusare a fondo quelle pagine, il cui odore è in parte sbiadito, in un bar pieno di vecchietti mi ha fatto apprezzare nuovi aspetti dell'esperienza Infinite Jest.
Il suicidio di David Foster Wallace mi ha spinta a sostituire i miei proverbiali discorsi deprimenti con frammenti di quel quadro gioioso che ha in parte sconvolto il mio rapporto con la lingua.
Mi è stato chiesto -”Come va?” e io ho risposto che avevo ricominciato a leggere Infinite Jest, mostrandone poi la mole. Deliziosa mole.

Non mi capita quasi mai di discutere di letteratura, nonostante io lo desideri moltissimo. Non la studio all'università, mio nonno è morto, mia nonna qualche tempo fa ha riportato dei danni cerebrali (anche se questo non le impedisce di parlarmi dei Buddenbrook e di Manzoni), inoltre l'argomento emerge assai di rado quando mi trovo con i miei amici.
Il dolore lieve ma insidioso che si è aggrappato alla mia schiena dal momento in cui ho letto questo pezzo sul New York Times non sembra volersene andare. Lo uso allora per legittimare la mia cieca insistenza sul mezzo cartaceo. Potrà sembrare idiota, ma i miei periodici pianti di insoddisfazione sono spesso dovuti all'assenza di quelle tre o quattro persone con cui da piccola credevo avrei stretto un'amicizia salda e con cui avrei potuto parlare di libri in tranquillità, senza dover dosare le parole, senza divenire noiosa nel giro di trenta secondi.

Quando nella tua città c'è poco o niente da fare, quando il percepire un accento americano lungo Corso Fogazzaro scatena in te una rabbia che non credevi di poter contenere senza esplodere, quando Berlusconi spara l'ennesima cazzata, cosa ha senso fare?
Io ho sempre pensato che l'opzione più intelligente fosse leggere, perché è una di quelle attività che si possono svolgere ovunque e che può cancellare ogni singola traccia di ciò che ti circonda.
Dunque quando mi scopro intenta a raccontare che cerco sempre di leggere almeno cinquanta libri all'anno, perché le statistiche italiane mi terrorizzano, non lo faccio perché sono stupida e mi piace sfoggiare le mie paranoie. Lo faccio perché sono frustrata, perché sono stanca della gente che parla di un argomento (talvolta critico) senza saperne assolutamente nulla, ma soprattutto perché spero che i miei interlocutori mi spieghino come fanno a sopravvivere a Vicenza senza trovare rifugio nei libri.

Adoro gli articoli allarmisti che saturano i quotidiani. Leggendoli non posso fare a meno di immaginare le venature di terrore sui volti altrui. Ieri su Repubblica si parlava di alimentazione ed incertezza. A fondo pagina, in un angolino, si annunciava che a breve Anthony Giddens e Zygmund Bauman saranno a Roma per un convegno.

Studiare Giddens e Bauman mi ha fornito molti spunti utili per distruggere le argomentazioni del mio prossimo. Entrambi hanno dedicato molto spazio nei loro scritti ai temi della globalizzazione e dell'incertezza.
Sfogliando il nuovo libro di Tremonti nella Feltrinelli patavina ho notato che il nostro brillante ministro ha più volte saccheggiato le teorie dei due noti sociologi senza mai citarli, nemmeno nella bibliografia.

Viviamo dunque in un contesto di rischio, in cui il precariato non investe solamente il settore lavorativo, ma sembra invece permeare l'intera esistenza degli individui. L'unico soggetto esente dal fattore rischio sembra essere Tremonti, che può permettersi di plagiare gente ben più importante di lui senza che nessuno glielo faccia presente.

Ovviamente anche la mia vita è permeata dall'incertezza. Avendo studiato la questione ho imparato a conviverci. Come però spiega Giddens, studiare il rischio significa penetrarne più profondamente la natura. Ne consegue una maggiore percezione del rischio stesso, che in linea teorica potrebbe portare l'individuo all'isteria e all'implosione.

Ci sono però un paio di fattori su cui posso sempre contare. Uno di questi è l'idiozia del berico medio.

Qualcuno di voi ricorderà il fallimentare esperimento che vide la sottoscritta e il collega Baldra travestiti da dj entro le mura del Capannone Sociale, roccaforte della gioventù del No Dal Molin.
Negli ultimi mesi le cose non sono cambiate. Anzi, qualche settimana fa mi giunse un'email dal Centro Stabile di Cultura di S.Vito di Leguzzano in cui si avvisavano i tesserati che l'associazione è sulla via del collasso.

Durante l'estate il collega ed io abbiamo constatato che il Capannone non è il nostro ambiente e che conveniva tentare presso altri locali. Ecco perché qualche sera fa ci siamo recati fiduciosi al Sartea, luogo velleitario in cui un pompelmo aperol costa quattro euro.
Personalmente non amo molto il Sartea, nonostante si trovi a circa centocinquanta passi dalla mia dimora. Ritengo però che sia uno dei pochi luoghi berici in cui ogni tanto è possibile ascoltare musica accettabile, un elemento da non sottovalutare in questo mare di detriti.
Per fare una figura accettabile ho indossato abiti dignitosi e ho acconciato i miei capelli affinché non sembrassero una scopetta. Dopo aver consumato un costossimo fondo di moscato Baldra ed io ci siamo alzati e siamo andati da un tizio che lavora lì a chiedere con chi potevamo parlare relativamente a questioni musicali. L'uomo che ci è stato indicato ha reagito male quando gli abbiamo chiesto se potevamo mettere i dischi, realizzando solo in seguito che ciò che intendevamo era “fare un dj set”. Come prima cosa ci ha chiesto che genere avevamo in mente. Gli allora detto che preferiamo optare per cose indie, ma ci adattiamo alle serate. Il tizio ha brillantemente affermato: “Ah! Indie pop”.
Da quel momento in poi ha ignorato completamente la mia esistenza rivolgendosi solo a Baldra e ripetendo svariate volte: “Allora.... Io nei prossimi giorni do il tuo numero al collega che si occupa dei concerti e gli dico che c'è questo ragazzo che vuole fare un dj set...”
Ho guardato il tizio che parlava per cinque, forse dieci minuti; ho considerato la possibilità di andarmene. Sono poi rimasta immobile a fissarlo ed infine gli ho rivolto un saluto che non ha visto risposta.

Il fatto che la gente si ostini a supporre che io sia un'ignorante, musicalmente parlando, solo perché non posseggo degli attributi con cui ingravidare il mio prossimo sta cominciando ad irritarmi. Vicenza non è un buon metro, poiché non esiste una vera e propria scena musicale e la maggior parte della gente che sa distinguere un basso da una chitarra appartiene alla temuta categoria dei metallari. In questo contesto tragico, quando si tratta di conversare con gente della mia età, ma tante volte anche più vecchia, sono io quella che dimostra la conoscenza più approfondita per quanto riguarda gli ultimi decenni di uscite discografiche. Non lo dico per vantarmi, poiché non passa giorno senza che io mi senta ignorante ed affamata di nuove conoscenze. Vorrei solo che questi giovani uomini che ritengono di potermi incasellare alla voce “ignorante” solo perché appartengo al “sesso debole” venissero fatti a pezzi e dati in pasto ai vermi.

In conclusione cito un episodio che da tempo serbavo nel mio cuore per voi Amati Lettori.
Mi trovavo al Soundlabs Festival di Roseto degli Abruzzi. Da svariate ore ero attaccata ad una transenna; i miei piedi si stavano deformando e avevo le ginocchia a pezzi. Attendevo trepidante gli scozzesi Mogwai, una delle mie band preferite.
Uno dei problemi connaturati all'ascolto dei Mogwai è che pare del loro pubblico è composto da metallari che si esaltano solo in concomitanza con le esplosioni sonore che sono divenute il loro marchio di fabbrica. Alla mia destra c'era dunque un folto gruppo di soggetti di questo tipo, brutti e spregevoli. Alla mia destra c'erano invece alcune ragazze, per la maggior parte poco più vecchie di me.
Mentre aspettavamo che venisse allestito il palco mi trovai ad ascoltare i discorsi dei metallari, la maggior parte dei quali riguardavano cose da uomini, come la strumentazione e gli effetti che venivano poggiati a terra.
Ad un tratto uno di questi tizi disse: “Ah! Ci sono un sacco di ragazze! Sembra proprio di essere ad un concerto di Gigi D'Alessio.”
Sconvolta dalla deficienza di questo tizio non riuscii a trovare parole con cui apostrofarlo. Temevo che dalla mia bocca uscissero insulti lo avrebbero spinto a picchiarmi. Mi limitai allora a guardarlo con pietà.

[Capita talvolta di trovarsi di fronte ad eventi od immagini che lasciano senza parole. Oggi mi è stato segnalato un video terribile fatto di violenza deliberata contro cittadini inermi. I volti noti erano fin troppi. Ne hanno parlato l'Unità e il Manifesto; dubito che la notizia comparirà altrove.

Per la prima volta nella mia carriera di blogger cedo la parola a qualcun'altro, perché in un certo senso è un atto dovuto e perché mi risulta difficile comporre delle frasi quando nella mia testa fluttuano solo disprezzo e rabbia.
Introduco dunque una nuova penna, che spero ci degnerà in futuro di altri post ispirati e berici al 100%].

Vengo a conoscenza soltanto oggi di un ripugnante e spaventoso sopruso avvenuto a Vicenza questo sabato: la polizia ha interrotto la costruzione da parte dei partecipanti al movimento No Dal Molin (autorizzata dalla Questura) di una “torretta di osservazione” da situare all'esterno dell'aeroporto al fine di controllare che i lavori per l'estensione della base americana non iniziassero prima della consultazione popolare del 5 ottobre; in seguito a questo gesto immotivato, i partecipanti si sono immediatamente prodotti in un sit-in, senza alcuna eccezione.
I poliziotti non devono aver apprezzato una forma di manifestazione così pacifica, ecco perché si sono scatenati in una serie di percosse -calci, manganellate e strattoni- espressioni di una vera e propria aggressione ai danni di cittadini nel pieno esercizio dei loro diritti e nel pieno rispetto dei loro doveri.

Viviamo in uno Stato in cui sempre più spesso si parla di rivalutare il fascismo (pur senza mai nominarlo, come se cambiasse la sostanza); appena ieri il nostro ministro della Difesa – nella giornata della memoria della Resistenza – ci ha ricordato del valore dimostrato dall'esercito della Repubblica Sociale Italiana nella difesa della patria.
Viviamo in uno Stato il cui Governo insiste nell'alimentare la paura della popolazione ingiustificatamente, cercando di continuo capri espiatori sui quali sfogare la rabbia e frustrazione che produce nella gente; la politica della paura ha permesso al Governo di riempire le città di militari dell'esercito e qui a Vicenza, da quando è nato il movimento No Dal Molin, non si può più uscire senza incontrare auto della Polizia o dei Carabinieri, che stazionano nel centro storico intralciando il traffico e inquinando senza motivo, oltre che turbando (profondamente, per il sottoscritto) la tranquillità dei cittadini.
Si è già parlato in questo blog dell'assurdo e sproporzionato dispiego di forze dell'ordine in occasione di ogni manifestazione – spesso non più di venti persone – con un rapporto di 1:1 o più con i manifestanti, e il video girato sabato è l'ennesima conferma di come la polizia venga utilizzata in modo provocatorio e distruttivo, anziché utile, per l'ordine pubblico.
E' solo l'ultimo degli innumerevoli abusi di potere messi in atto dal Governo Berlusconi, dopo soltanto pochi mesi dall'insediamento. Gli italiani sono divenuti così insensibili da non alzarsi e difendere i propri diritti neanche questa volta? I vicentini intanto parteciperanno ad una manifestazione sabato 13 settembre, riunendosi in piazza Matteotti alle 15.

Link:
La notizia direttamente dal Presidio Permanente
Messaggi di solidarietà

santa.jpgNel corso della mia breve esistenza ho imparato che non è il caso di farsi costantemente rosee aspettative. Ecco perché suppongo sempre che a Vicenza non accada mai nulla di divertente.
Immaginate dunque il mio stupore quando, qualche sera fa, mi recai alla sagra di S.Andrea e vi trovai un gran numero di volti noti. Notai ben presto la presenza di alcuni tizi che stavano sistemando degli strumenti su di un palco le cui dimensioni furono in seguito definite come “sufficienti per ospitare i Mogwai”.
L'anno scorso la sagra di S.Andrea vide la partecipazione dei deprecabili Vanilla Sky. Dato che lo spettacolo era a pagamento mi limitai ad ascoltare le canzoni gratis bevendo un buon vino portato da casa.
La possibilità di andare altrove non fu contemplata, poiché altrove c'era il nulla, il vuoto siderale.
Quest'anno andai a S.Andrea solo perché ero stata invitata dalla mia amica Giulia. Non appena giunti sul posto Baldra ed io sperperammo i nostri averi a causa di una invitante bottiglia da mezzo litro di recioto, che sibilava nel reparto vini dolci. L'aroma mellifluo della bevanda in questione mi ricordò che nonostante tutto sono una graziosa ragazza veneta. Una di quelle ragazze venete cui è stato insegnato che la vendetta non si serve fredda, bensì surgelata.
Anni fa qualcuno diffuse delle malefiche nonché ridicole voci sul mio conto. A causa di queste voci il mio ex morosetto Pacci mi odia e sostiene che io abbia disintegrato la sua capacità di amare. Come conseguenza di tutto ciò molte persone che sono state in compagnia con me mi trattano con una certa deferenza.
Dato che Pacci non ha mai voluto rivelarmi l'identità del fedifrago sputtanatore, io vivo sapendo che una delle persone che sono solita invitare alle mie feste di compleanno è un vile bastardo. Negli ultimi mesi sono giunta alla conclusione che il colpevole possa essere uno solo dei miei ospiti.

Mi trovavo dunque alla sagra di S.Andrea quando il Colpevole comparve alle mie spalle. Dopo averlo salutato gli offrii dell'orzo che mi ero portata da casa. Lui mi guardò e disse: “Bevi l'orzata?”.
Io risposi: “No, bevo orzo.”
Il Colpevole studia architettura a Venezia e qualche volta lo trovo in treno. In quelle situazioni non può fare a meno di sfottermi, criticando i miei capelli. La vivida immagine di quei momenti troneggiava nella mia testa mentre gli sorridevo con aria amabile.
Il Colpevole è uno di quei personaggi che tutti voi amate deridere: è orgoglioso di essere veneto, vota Lega Nord, fa squallide battute sui meridionali o più in generale su chiunque non sia veneto (compresi i tedeschi), canta Faccetta Nera pensando che sia una cosa divertente e per alcuni mesi mi ha fatto presente che ho fianchi adatti a mettere al mondo i suoi figli. Ai tempi in cui eravamo in compagnia insieme il Colpevole ed io eravamo i più vecchi del gruppo; bevevamo buon vino veneto e parlavamo di quando avremmo avuto la patente.
Il Colpevole era un raro esempio di veneto stereotipato. Ricordo quando indossava il cappello da alpino di suo padre, versava un buon vino della zona e serviva la sopressa.

Sorrisi dunque al Colpevole reggendo il mio buon vino veneto. Gli dissi: “è forse vero ciò che ho sentito? Sei diventato astemio, o pseudo-tale?” Egli rispose affermativamente, con un tono che mi era estraneo. Troppo quieto, troppo piatto. Gli chiesi il perché. Lui disse che non ama essere alterato. Fu a quel punto che gli servii la mia vendetta congelata, quella che serbavo da mesi per un'occasione del genere.
Dissi: “Ma come? Tu? Un veneto? I veri veneti apprezzano un buon vinetto!”

Talvolta basta poco per demolire i giovani uomini che vedono in te un forno per figli. Una parola desueta, una insinuazione ridicola basata su stereotipi idioti.
Per una volta ho vinto anch'io. L'espressione sul suo volto ha compensato parte dei motivi per cui voglio andarmene da qui.
Ad ogni modo voglio che sappiate che ho un piano di fuga. Non mi limito più a blaterare nel vuoto.

Il resto della serata fu ricca di eventi. Ben presto notai su di un manifesto che avrebbero suonato quattro band, tra cui i torinesi Arsenico. Per poco non caddi a terra. Raggiunsi allora la mia amica Giulia e le dissi: “Ma suonano gli Arsenico!”
Lei rispose: “Eh sì”.
Gli Arsenico sono una delle poche band che l'ex morosetto Pacci mi fece apprezzare. All'epoca mi facevano schifo l'hardcore e l'oi, così Pacci decise di istruirmi.
Ammetto che i suoi corsi furono alquanto inutili. Tutt'ora alzo lo sguardo al cielo quando mi capita di ascoltare buona parte delle canzoni che mi passò in un cd riscrivibile.
22.jpgGli Arsenico si salvarono, forse perché il loro hardcore era venato di pop e i tesi mi piacevano.
“Forti di incomprensioni instabili”, il loro secondo album, mi regalò non pochi momenti di gaudio.
Immaginate dunque il mio sconcerto quando scoprii che di lì a poco avrei visto quella gente dal vivo. Ero proprio contenta. Il fatto che di recente i torinesi abbiano pubblicato un ep vomitevole non scalfì la mia fiducia nella buona riuscita della serata.
Durante le esibizioni della altre band gustai il mio costosissimo vino, conversai con Baldra e mi guardai attorno.

Gli Arsenico comparvero sul palco e come prima pensai che erano vestiti in modo imbarazzante, come dei metallari nerd. Suonarono solo cinque o sei pezzi. I primi tre e l'ultimo erano del nuovo ep. Il nuovo ep è una creatura in cui coesistono tristissimi chitarroni metal e una componente pop che fa pensare un po' troppo a gente come i Finley. I due brani rimanenti erano tratti da “Forti di incomprensioni instabili”. Il mio preferito, “Fratello Servo”, fu cantato per metà da un idiota pseudo punk di S. Pio X che non sa neanche pronunciare il nome degli Agnostic Front.

Tutto questo per dire che a Vicenza è bene non farsi grandi aspettative.

Per informarvi sugli eventi berici (e non solo) di settembre vi invito a consultare la versione digitale di Citylights. La mia raccomandazione rimane sempre quella di segnare le serate interessanti sull'agenda e poi fingere che siano schifezze.
Dato che si siete date una letta alla mia rubrica.

pavin.jpgIn genere l'unico modo per reperire notizie sulle attività del No Dal Molin è andare alla ricerca di qualche attivista del presidio e chiedere. Vagare tra siti e blog del movimento spesso significa perdere parecchio tempo e ritrovarsi di fronte a comunicati stampa che non dicono nulla di nuovo rispetto a quello che si sa già.
Ecco perché ho esultato nel notare che qualcuno aveva messo un volantino del festival di settembre nella mia cassetta delle lettere.

L'anno scorso ho presenziato ad alcune serate del No Dal Molin Festival perché in giro non c'era niente da fare e dunque tanto valeva fare numero. Il programma sembrava fatto apposta per gettare cemento sullo status quo. Fortunatamente nel frattempo alcune cose sono cambiate.
La lista civica del No Dal Molin è stata responsabile del risicato trionfo del candidato del PD Achille Variati in occasione dell'elezione del nuovo sindaco. Chi afferma il contrario mente a sé stesso.
La consultazione popolare, richiesta dal No Dal Molin e promessa da Variati in campagna elettorale, volta a definire quale sia nel concreto l'opinione dei vicentini circa la Ederle 2, si terrà il 5 ottobre. Molti politici del centro-destra hanno criticato questa scelta, insistendo sul fatto che tutte le decisioni sono state prese. Non è difficile immaginarli vestiti da bravi, con baffi impomatati e una mano pronta sullo spadino.
Per quanto ne dicano quella consultazione ha un grande valore. Come i bravi in doppiopetto ben sanno, se dai risultati dovesse emergere che più della metà dei votanti è contrario all'ampliamento, non sarebbe più possibile intorpidire i cervelli dei pensionati e degli adolescenti affermando che Vicenza adora i militari americani. Ecco perché da qualche giorno vari personaggi del centro-destra hanno chiesto che le schede vengano mandate al macero e hanno insistito affinché la popolazione diserti la consultazione, insistendo sul fatto che quest'ultima è stata organizzata a spese dei cittadini.
teatro.jpgSi tratta di una brillante presa di posizione, soprattutto se consideriamo che a pochi passi dal luogo in cui scrivo si erge un enorme teatro, voluto dalla precedente amministrazione, che i vicentini non avevano richiesto. Non solo ci è costato ben più di una consultazione popolare, ma è addirittura più brutto delle banche che lo circondano. Le serate proposte sono vomitevoli (es. balletto della gente di Amici di Maria De Filippi, Crepet che dice cose ovvie) e i biglietti costano in media quaranta euro.
Inoltre sembra che abbiamo dimenticato di considerare quanto ci costerà la Ederle 2. Ma queste sono solo bazzecole, vero?

Al di fuori del territorio berico le notizie che circolano sull'ampliamento della base, sulle manifestazioni e sul presidio sono poche, spesso tendenziose. Il motivo per cui non posso fare a meno di criticare la disorganizzazione del movimento è proprio questo. Dovrebbero essere loro i primi a raccontare dei fatti che li hanno visti coinvolti su internet, perché il formato cartaceo ha dei limiti intriseci.
Non ha senso lasciare che siano gli altri a scrivere di quello che ci sta succedendo. Solo noi vicentini sappiamo cosa significa uscire per uno spritz e trovare la piazza invasa da militari statunitensi potenzialmente fuori di testa. Di certo non Berlusconi o Galan. Solo noi dobbiamo sopportare sapendo che presto la situazione potrebbe diventare doppiamente tragica, sotto molti punti di vista.

Sono dunque molto felice che il calendario del No Dal Molin Festival di quest'anno sia degno di nota. Spero che vengano molti non-berici e che questo spinga il popolo del presidio a fare qualcosa per migliorare il settore della comunicazione.

Io probabilmente ci sarò il giovedì 4 (concerto degli Zen Circus), martedì 9 (Wu Ming 2 legge un testo tratto da Manituana) e mercoledì 10 (concerto dei pregevoli vicentini Sarah Schuster).
Trovate il programma completo sul sito di Radio Sherwood.

About this Archive

This page is an archive of entries from Settembre 2008 listed from newest to oldest.

Agosto 2008 is the previous archive.

Ottobre 2008 is the next archive.

Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.