
Capita talvolta di essere a Vicenza durante la settimana di Ferragosto. Durante il pomeriggio si studia diritto in biblioteca e si fa la sauna. Un giorno faceva così caldo che mi sono sentita male e sono dovuta tornare a casa.
La biblioteca d'estate è un luogo romantico, fatto di vecchietti dallo sguardo perverso che si avvicinano alla sottoscritta e al povero Baldra chiedendo: "Ma voi tra quanto vi sposate? Cinque, sei anni?"
Come rispondere ad una domanda simile senza offendere o scatenare dell'ira del soggetto in questione? Da tempo avevamo notato i suoi sguardi, che andavano a collocarsi sul nostro angolo di tavolo e lì giacevano per ore intere. Ridevamo dicendo: "Ah! Fa osservazione etnografica! Ecco perché prende appunti... Sembra proprio che si scriva quello che stiamo facendo..."
Poi venne il giorno in cui colui che in seguito chiamammo il Cattolico si rivolse a Baldra dicendo: “Come puoi leggere e ascoltare la musica contemporaneamente? È una perversione dell'ascolto! Senza contare che sei continuamente disturbato da lei!”
La lei della situazione ero proprio io. All'epoca spalancai gli occhi e non dissi nulla. Solo in seguito compresi che ero stata collocata nella casella “meretrice parlante e seminuda”, come se il caldo dipendesse dal mio desiderio di mostrare la mercanzia a quello che per altro è il mio ragazzo.
Qualche giorno dopo ci trovavamo al nostro solito tavolo. Il pallido collega si mosse verso lo scaffale dei codici e lì si imbatté nel Cattolico, che gli chiese se per caso faceva la quarta superiore. Baldra rispose che faceva il quarto anno di università.
Dopo qualche minuto ci trovavamo nuovamente ai nostri posti, intenti a studiare delle schifezze, quando il Cattolico comparve teatralmente alle nostre spalle con un libro in mano. Quando lo vidi pensai: “Toh! Quel libro è identico al mio dizionario di italiano...”
Ecco perché rimasi un tantino sconcertata quando il tizio disse: “Questo è il libro per voi!”
Dopo qualche secondo lo misi a fuoco: era la Bibbia.
Il Cattolico non sembra un soggetto fuori di testa. Pare piuttosto un fanatico religioso, di quelli gestibili. Il giorno in cui ci chiese quando avevamo intenzione di sposarci eravamo entrambi stanchi e in vena di silenzio. Ci stavamo dirigendo verso la strada, per fare una piccola pausa. Quando lo incontrammo fui colta dal terrore. Temevo che ci avrebbe sciolto il cervello tentando di indottrinarci e che ci sarebbe poi stato alle costole per tutta la breve durata della pausa.
Gli rispondemmo in modo da evitare polemiche, ma senza tradire il nostro credo.
Fu inutile.
Il Cattolico comprese i nostri pensieri. Disse: “Non credete nell'istituzione del matrimonio? Ma è gravissimo! Forse i vostri genitori non sono sposati?”.
Come ogni cattolico che si rispetti affermò che eravamo stati fuorviati dall'università e che di certo non avevamo letto il Vangelo. Con grande soddisfazione gli risposi presentando il mio curriculum scolastico, fatto di metodo Montessori e suore, e affermando che conosco fin troppo bene il Vangelo, al punto che ho cominciato a dubitare ben prima dell'università.
Il tizio se ne andò sconfitto.
Dopo un paio d'ore ce lo trovammo nuovamente fra i piedi. Ignorando ciò che gli avevamo appena fatto presente, ci disse: “Voi siete giovani! Non potete perdervi così presto. Permettete che vi dedichi il mio tempo per spiegarvi il Vangelo...”
A quel punto la scritta fluorescente “maniaco sessuale” presente sulla sua fronte cominciò a lampeggiare.
Quando rifiutammo la proposta ci disse di frequentare qualche corso presso la nostra parrocchia.
È dunque questo l'ambiente in cui ci troviamo a studiare diritto. Il libro che dobbiamo portare per l'esame ci fa sanguinare gli occhi e, procedendo con la lettura, ci appare sempre più filo-berlusconiano.
La città è pressoché deserta. I giovani rimasti in città non sembrano interessati ad uscire.
Ieri sera abbiamo fatto due passi in centro perché l'idea di andare a Bassano suonava troppo faticosa. Con una birra australiana da mezzo litro abbiamo fatto un giro guardando le vetrine.
Abbiamo giocato a “Quali sono le scarpe più brutte della vetrina?”, un passatempo idiota che tiene in esercizio il cervello. La seconda parte del gioco consiste nel guardare il prezzo delle scarpe. Il risultato è a dir poco comico.
L'introduzione di questo gioco all'interno delle nostre serate è una diretta conseguenza del clima berico, della programmazione vomitevole del cinema all'aperto e del barattolo di noia che ci portiamo sempre in tasca.
Per contemplare le foto delle scarpe finaliste visitate la mia pagina su flickr.
♫ Kimya Dawson "Viva la Persistence"
[La foto dello scoiattolo è di Bake & Destroy]


