Studiando diritto ogni insetto diventa una pregevole distrazione. Per qualche giorno ho retto dei ritmi di apprendimento poco consoni al clima equatoriale del mio giardino che, a giudicare dagli stormi di zanzare che vi banchettano, credo si regga su di una palude.
Oggi sono crollata e ho fissato il vuoto fino allo sfinimento, cercando un valido aiuto nel mix di caffé e orzo solubile sempre disponibile in cucina. Dopo averne bevute circa quattro tazze ho constatato l'inutilità di tale gesto.
Riflettendo sulla natura deprecabile del mio manuale di diritto pubblico -un chiaro atto di megalomania da parte degli autori- mi è tornata alla mente l'immagine di una confezione di ginseng coreano puro, che da mesi giace nel mio frigorifero. Mia madre ritiene si tratti di un valido sostituto del caffé. L'unico problema, al di là del gusto spiacevole, è che alla lunga diventa incredibilmente intossicante. Come resistere alla tentazione?
Eccomi dunque drogata di caffeina e ginseng, il mix malefico per eccellenza. Gli schemi di diritto mi invocano con voce stridula e nonostante tutto ho sonno.
