Agosto 2008 Archives

Studiando diritto ogni insetto diventa una pregevole distrazione. Per qualche giorno ho retto dei ritmi di apprendimento poco consoni al clima equatoriale del mio giardino che, a giudicare dagli stormi di zanzare che vi banchettano, credo si regga su di una palude.
Oggi sono crollata e ho fissato il vuoto fino allo sfinimento, cercando un valido aiuto nel mix di caffé e orzo solubile sempre disponibile in cucina. Dopo averne bevute circa quattro tazze ho constatato l'inutilità di tale gesto.

Riflettendo sulla natura deprecabile del mio manuale di diritto pubblico -un chiaro atto di megalomania da parte degli autori- mi è tornata alla mente l'immagine di una confezione di ginseng coreano puro, che da mesi giace nel mio frigorifero. Mia madre ritiene si tratti di un valido sostituto del caffé. L'unico problema, al di là del gusto spiacevole, è che alla lunga diventa incredibilmente intossicante. Come resistere alla tentazione?

Eccomi dunque drogata di caffeina e ginseng, il mix malefico per eccellenza. Gli schemi di diritto mi invocano con voce stridula e nonostante tutto ho sonno.

Conchiglie

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Altre foto sulla mia pagina di flickr.

Sogno spesso funerali, gente morta e chiusura mentale cattolica. Fino ad un paio di anni i miei incubi erano invece invasi da contesti dittatoriali più o meno realistici che, una volta raggiunto il banco di scuola, divenivano appunti per un ipotetico romanzo distopico.
I funerali cattolici sono crudeli ed inutilmente deprimenti. Qualche tempo fa presenziai a quello di un'amata prozia e ne fui traumatizzata.
Per un fedele non tendente a dubitare di un buon numero di dogmi palesemente ridicoli la cerimonia può apparire come un qualcosa di consolatorio e gradito; un territorio liminare che è bene calpestare, per dimostrare a Dio, ai parenti e a sé stessi che si crede in quella fluttuazione post-mortem fatta di santi, figure angeliche e beatitudine eterna.
Il non credente ed il dubbioso, invece, meritano di stare ad ascoltare i tanti discorsi sull'Aldilà contemplando la bara contenente il corpo senza vita di una persona amata, ripetendosi che la tortura finirà presto e che non è il caso di farsi prendere dall'isteria.
Quando penso ai funerali costruisco immagini teatrali e ridicole in cui il buon senso trionfa sul tepore della mano di Dio poggiata sulla spalla dei sofferenti.


Poi un giorno mi telefona mio padre e mi informa che mio nonno è morto. Penso allora a mia nonna nel suo letto d'ospedale, circondata da anziani fuori di testa. Penso al suo dolore, alla palude di solitudine in cui dev'essere sprofondata da un momento all'altro.
Il giorno del funerale mi sono svegliata presto e ho guidato fino a Crespano in compagnia delle tre persone che compongono il ramo materno della mia famiglia. Ho ascolto i tradizionali discorsi deprimenti facendo finta di niente.

Dato che mio nonno è morto a poche ore da Ferragosto le pompe funebri erano in ferie, così la bara è stata piazzata in salotto con una specie di frigorifero molto rumoroso che fungeva da copertura. Il giorno del funerale credo che abbiano esposto la salma, perché tutti sono andati a vedere cosa succedeva in salotto. Io ho evitato questo inutile trauma e mi sono rifugiata nei pressi dell'appartamento dove viveva la mia prozia, nella stanza che fungeva da ripostiglio.
Lì ho trovato una valigia rotta e l'ho riempita di dischi, libri estremamente gialli e qualche ricordo di mio nonno, come un grande raccoglitore di velluto pieno di immagini di microrganismi pelosi.
In quei momenti pensavo al fatto che tutta quella roba avrebbe potuto essere cestinata. Ho provato delle vecchie scarpe di mia nonna, che ora non si regge in piedi, ma erano troppo grandi per me.
Una volta giunta di fronte alla chiesa contavo di entrare e ascoltare distrattamente. Poi invece sono rimasta fuori e ho pianto un po'. La sola idea di entrare e subìre una triste carrellata di ricordi, volti gravidi di lacrime e discorsi sulla misericordia di Dio mi faceva contorcere lo stomaco.
Dopo un po' ho visto che c'era un fruttivendolo dall'altra parte della strada e sono andata a comprarmi una mela. Vagando a caso tra i vecchiotti del paese ho intravisto il mio nonno materno che, come ogni pensionato scledense che si rispetti, si dice comunista.

La mia idea iniziale era quella di partecipare alla giornata rendendomi invisibile, senza dare fastidio a nessuno. Poi ho scoperto che le mie Birkenstock non erano adatte alla situazione e che mangiare una mela fuori da una Chiesa è rischioso.
Mentre addentavo il succoso frutto non lavato ho visto uscire la bara, seguita dai miei parenti sfatti e ho notato poi la disapporvazione che prendeva forma sul volto di mio padre.
Sono proprio una persona di merda. Sostituisco involontariamente a Dio il frutto della depravazione, nel vano tentativo di consolarmi almeno un po'.

Al momento tento di zittire il vuoto che sibila nel mio torace studiando per il vomitevole esame di diritto della settimana prossima. Eppure non posso fare a meno di sentirmi vile e anormale, perché l'idea che mi ero fatta di questo tipo di dolore non sembra coincidere con ciò che provo da qualche giorno.
Al di là del fatto che non riesco a sopportare l'idea di mia nonna vedova, ciò che mi turba non è tanto la scomparsa di mio nonno in quanto tale, quanto piuttosto la dipartita della sua cultura e della soddisfazione che compariva sul volto quando gli raccontavo del mio orto o dei romanzi russi che avevo letto. Per molti anni mi sono sentita infinitesimale al suo cospetto, senza rendermene conto. Solo da qualche tempo avevo notato che i miei discorsi lo rendevano felice. Forse accadeva anche prima. Non so.

In questa fase della mia vita, che secondo alcuni dovrebbe essere dedicata alla giocondità e alle amicizie, trovo conforto quasi esclusivamente nella carta stampata. È stato un percorso graduale; un sentiero che ho imboccato del tutto inconsapevolmente. Senza i libri che ricoprono i muri della mia camera sarei una creatura nuda, gettata nel mondo senza alcun tipo di protezione, senza un appiglio. Tra quelle pagine fruscianti ho capito che cosa volevo e non volevo essere.
So che devo tutto questo ai miei nonni paterni e materni che, in modi molto diversi, hanno piantato nella mia casa toracica il seme dell'amore per la carta e l'inchiostro.

Ora che mio nonno non c'è più mi sento sola ed analfabeta. Le decine di volumi scientifici che occupano la libreria del salotto non mi dicono niente, eppure la loro presenza ha su di me un effetto magnetico. Non so nulla di botanica, di astronomia, di chimica. Non so nulla dell'enorme collezione di conchiglie che mi ha lasciato in eredità. Vorrei poterne comprendere l'immenso valore, la bellezza e non limitarmi ad ascoltare il rumore del mare che fluttua nel loro ventre.
Al momento desidero solo questo.

Lutto

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Questa mattina è morto il mio nonno paterno.
I miei genitori sono a Crespano del Grappa, presso la grande casa semivuota ed impolverata in cui da qualche tempo viveva da solo. Mia nonna è in casa di riposo da alcuni mesi.
Erano entrambi professori. Ho sempre trovato sconvolgenti le orde di ex studenti che li assalivano festosi quando andavamo al supermercato.
Mia nonna voleva morire per prima. Lo diceva spesso. Sosteneva inoltre che, nello sfortunato caso in cui questo desiderio non si fosse avverato, sarebbe morta pochi giorni dopo suo marito.
Ammetto che dopo aver appreso la notizia ho volto il mio pensiero a lei, che talvolta sembra vivere su di un pianeta fatto di foto in bianco e nero e nomi gettati casualmente all'intero di una frase. Sarebbe facile convivere con quest'idea, ignorando gli istanti in cui il suo sguardo non lascia trasparire l'incendio di cellule cerebrali che la colse nel suo letto d'ospedale e tutto sembra tornato alla normalità.
Per molti anni non ho capito mio nonno. Ho cominciato a parlargli sensatamente solo dopo che era diventato sordo. Ora non so cosa fare né cosa dire.

Non so nemmeno perché sono casa. Ho motivo di credere che questo abbia a che fare con i dettami del credo Ferrari, un'opera non scritta di stampo austro-ungarico che ognuno dei membri della famiglia conosce perfettamente, pur negandone l'esistenza.
Per non farmi cogliere dalla disperazione ho finito di fare le pulizie. Poi ho letto alcune storie di Zio Paperone scritte da Carl Barks che ho rinvenuto in bagno. A quel punto ho pensato di telefonare alla mia nonna materna, ma temevo di non essere in grado di proferire verbo.
Verso l'ora di pranzo Baldra è venuto a farmi compagnia. Per tenermi occupata ho fatto dei dolcetti a partire da una ricetta del libro Vegan Cupcakes Take Over The World. Sono stata costretta a variarla non poco perché in casa non c'erano parecchi degli ingredienti necessari.
La condivido con voi nella speranza che possa esservi utile.

Cupcake Low-Fat con Marmellata di Frutti di Bosco e Menta

Cupcake Low-Fat con Marmellata di Frutti di Bosco e Menta

Ingredienti per 12 cupcake:
½ tazza di yogurt
2/3 tazza di latte (possibilmente non malefico)
¼ tazza di marmellata di frutti di bosco (quella biologica è più buona)
3 cucchiai da tavola di olio di soia
¾ tazza di zucchero (quello del commercio equo e solidale è il migliore)
1/3 cucchiaino da té di estratto di vaniglia (provate quello in polvere biologico)
1 ¼ tazza di farina di grano tenero tipo “OO”
2 cucchiai da tavola di farina di frumento
¾ cucchiaino da té di lievito
½ cucchiaino da té di bicarbonato di sodio
¼ cucchiaino da Té di sale

1) Preriscaldare il forno a 180° e preparare la pirofila con le coppette cartacee. Personalmente uso un aggeggio di silicone ed evito le coppette, perché a Vicenza sono troppo costose. Vedete voi cosa preferite.
2) Mettere in una terrina abbastanza grande lo yogurt, il latte, la marmellata, l'olio, lo zucchero e l'estratto di vaniglia. Mescolarli con una frusta. Aggiungere poi i due tipi di farina, il lievito, il bicarbonato di sodio e il sale. Con una frusta elettrica (o con molta energia) mescolare il tutto finché il suo aspetto non diventa cremoso e uniforme.
Menta piperita3) Riempire le coppette cartacee/l'aggeggio di silicone circa fino a ¾. Cuocere per 22-25 minuti finché il proverbiale stuzzicadenti inserito al centro di un dolcetto non esce pulito.
Lasciare che i dolcetti si raffreddino.
4) Decorare a piacere con marmellata di frutti di bosco. Personalmente ho aggiunto delle foglie di menta. Se avete sotto mano mirtilli, more o fragole fatene largo uso.

Avvertenze:

Ho avuto grossi problemi a comprendere cosa intendono gli americani quando usano le tazze come unità di misura. Dopo svariati tentativi sono giunta alla conclusione che la misura migliore è quella delle tazze che usa mia madre. Ecco una foto esemplificativa. La tazzina di caffé dell'Ikea (misura standard) dovrebbe esservi utile per fare un confronto delle dimensioni.Foto esemplificativa di due tazze

La farina di frumento ha un gusto molto particolare e potrebbe non piacervi in un contesto dolce. Se non vi fidate provate a sostituirla con altra farina di grano generico.
Pur essendo partita da una ricetta vegana credo sia evidente che questi dolcetti non lo sono.

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Capita talvolta di essere a Vicenza durante la settimana di Ferragosto. Durante il pomeriggio si studia diritto in biblioteca e si fa la sauna. Un giorno faceva così caldo che mi sono sentita male e sono dovuta tornare a casa.

La biblioteca d'estate è un luogo romantico, fatto di vecchietti dallo sguardo perverso che si avvicinano alla sottoscritta e al povero Baldra chiedendo: "Ma voi tra quanto vi sposate? Cinque, sei anni?"
Come rispondere ad una domanda simile senza offendere o scatenare dell'ira del soggetto in questione? Da tempo avevamo notato i suoi sguardi, che andavano a collocarsi sul nostro angolo di tavolo e lì giacevano per ore intere. Ridevamo dicendo: "Ah! Fa osservazione etnografica! Ecco perché prende appunti... Sembra proprio che si scriva quello che stiamo facendo..."
Poi venne il giorno in cui colui che in seguito chiamammo il Cattolico si rivolse a Baldra dicendo: “Come puoi leggere e ascoltare la musica contemporaneamente? È una perversione dell'ascolto! Senza contare che sei continuamente disturbato da lei!”
La lei della situazione ero proprio io. All'epoca spalancai gli occhi e non dissi nulla. Solo in seguito compresi che ero stata collocata nella casella “meretrice parlante e seminuda”, come se il caldo dipendesse dal mio desiderio di mostrare la mercanzia a quello che per altro è il mio ragazzo.
Qualche giorno dopo ci trovavamo al nostro solito tavolo. Il pallido collega si mosse verso lo scaffale dei codici e lì si imbatté nel Cattolico, che gli chiese se per caso faceva la quarta superiore. Baldra rispose che faceva il quarto anno di università.
Dopo qualche minuto ci trovavamo nuovamente ai nostri posti, intenti a studiare delle schifezze, quando il Cattolico comparve teatralmente alle nostre spalle con un libro in mano. Quando lo vidi pensai: “Toh! Quel libro è identico al mio dizionario di italiano...”
Ecco perché rimasi un tantino sconcertata quando il tizio disse: “Questo è il libro per voi!”
Dopo qualche secondo lo misi a fuoco: era la Bibbia.

Il Cattolico non sembra un soggetto fuori di testa. Pare piuttosto un fanatico religioso, di quelli gestibili. Il giorno in cui ci chiese quando avevamo intenzione di sposarci eravamo entrambi stanchi e in vena di silenzio. Ci stavamo dirigendo verso la strada, per fare una piccola pausa. Quando lo incontrammo fui colta dal terrore. Temevo che ci avrebbe sciolto il cervello tentando di indottrinarci e che ci sarebbe poi stato alle costole per tutta la breve durata della pausa.
Gli rispondemmo in modo da evitare polemiche, ma senza tradire il nostro credo.
Fu inutile.
Il Cattolico comprese i nostri pensieri. Disse: “Non credete nell'istituzione del matrimonio? Ma è gravissimo! Forse i vostri genitori non sono sposati?”.
Come ogni cattolico che si rispetti affermò che eravamo stati fuorviati dall'università e che di certo non avevamo letto il Vangelo. Con grande soddisfazione gli risposi presentando il mio curriculum scolastico, fatto di metodo Montessori e suore, e affermando che conosco fin troppo bene il Vangelo, al punto che ho cominciato a dubitare ben prima dell'università.
Il tizio se ne andò sconfitto.

Dopo un paio d'ore ce lo trovammo nuovamente fra i piedi. Ignorando ciò che gli avevamo appena fatto presente, ci disse: “Voi siete giovani! Non potete perdervi così presto. Permettete che vi dedichi il mio tempo per spiegarvi il Vangelo...”
A quel punto la scritta fluorescente “maniaco sessuale” presente sulla sua fronte cominciò a lampeggiare.
Quando rifiutammo la proposta ci disse di frequentare qualche corso presso la nostra parrocchia.

È dunque questo l'ambiente in cui ci troviamo a studiare diritto. Il libro che dobbiamo portare per l'esame ci fa sanguinare gli occhi e, procedendo con la lettura, ci appare sempre più filo-berlusconiano.

La città è pressoché deserta. I giovani rimasti in città non sembrano interessati ad uscire.
Ieri sera abbiamo fatto due passi in centro perché l'idea di andare a Bassano suonava troppo faticosa. Con una birra australiana da mezzo litro abbiamo fatto un giro guardando le vetrine. Scarpe Brutte a Vicenza Abbiamo giocato a “Quali sono le scarpe più brutte della vetrina?”, un passatempo idiota che tiene in esercizio il cervello. La seconda parte del gioco consiste nel guardare il prezzo delle scarpe. Il risultato è a dir poco comico.
L'introduzione di questo gioco all'interno delle nostre serate è una diretta conseguenza del clima berico, della programmazione vomitevole del cinema all'aperto e del barattolo di noia che ci portiamo sempre in tasca.
Per contemplare le foto delle scarpe finaliste visitate la mia pagina su flickr.

Kimya Dawson "Viva la Persistence"

[La foto dello scoiattolo è di Bake & Destroy]

Dopo aver dato una scorsa veloce al piano studi del nuovo ordinamento di Scienze Sociologiche sono stata colta da nausea e panico. Il fatto che i miei genitori si ostinino a chiedermi se la sociologia è utile non fa altro che scatenare in me isteria ed ostilità.
Avere un milione di esami da quattro crediti è una spiacevole maledizione, perché implica dover dare un numero inumano di esami a sessione e non poter approfondire.
Il nuovo ordinamento godrà invece di plurimi esami da nove crediti e di un percorso palesemente più organico e utile, in cui trovano posto ben due corsi corposi di Metodologia e Tecniche della Ricerca Sociale nonché un laboratorio di Statistica.
Un vero e proprio sogno.

Al momento sono in preda al risentimento e alla disperazione. Non so cosa fare. Da quello che ho letto sul sito Università di Padova chi risulta iscritto al vecchio ordinamento D.M. 509 potrà poi accedere alla solita laurea specialistica e non a quella magistrale, ovvero la novità dell'anno.
Posso farvi una domanda? Qualcuno di voi sa se é possibile tentare la via della specialistica in paesi in cui la sociologia ha una dignità (es. Francia, Stati Uniti, Germania...)? Una triennale vale qualcosa agli occhi di burocrate travestito da gatekeeper?

Ieri sono andata al magazzino delle Poste di Vicenza per recuperare uno scatolone pieno di libri ordinati su Amazon dalla sottoscritta e dal pallido compare Baldra.
Tra di essi spiccava il tanto bramato manuale delle conduttrici dello show culinario Post Punk Kitchen Isa Chandra Moskowitz e Terry Hope Romero chiamato Vegan Cupcakes Take Over the World.
Dopo averne divorato l'introduzione e la sezione chiamata "how to make kick-ass cupcakes" ho spulciato tra le ricette e ho scelto quale provare per prima.
Prima di uscire per il rituale ormai sedimentato dello spritz ho fatto una corsa al più vicino Natura Sì, dove ho comprato gli ingredienti che mi mancavano. Una volta tornata a casa ho tritato finemente alcune carote, onde evitare di doverlo fare oggi.

Mia madre è partita per una settimana insieme ad alcuni personaggi dell'associazione alpinistica chiamata Giovane Montagna, motivo per cui mi sono sentita in dovere di preparare dei dolcetti per mio padre.
L'aspetto divertente della Giovane Montagna è che si compone prevalentemente di pensionati. Ho riflettuto a lungo sul perché sia stato scelto proprio questo nome. Dubito faccia riferimento all'età delle montagne, perché in tal caso potrebbe risultare sarcastico. Credo dunque che l'intento sia quello di trasmettere l'idea secondo cui i montanari si tengono in forma e, anche se hanno i capelli bianchi, possono dirsi dei fanciulli nello spirito.
Mio padre ama sfottermi con simpatia a causa del mio fanatismo alimentare. Ecco perché ho deciso di preparargli dei cupcake vegani alle carote. Una volta udita la mia proposta non ha potuto fare a meno di deridermi, sostenendo che il risultato sarebbe stato di certo privo di gusto.

Nel primo pomeriggio ho dunque invaso la cucina e mi sono messa al lavoro.
Questo è il risultato. [altre foto dei dolcetti sono reperibili sulla mia pagina di flickr]
dolcettiagosto.jpg

Ovviamente mio padre ha dovuto rimangiarsi ciò che aveva vilmente sostenuto.
Non cucino spesso e non mi era mai capitato di preparare una piatto tratto da un libro di ricette vegane. Devo dire che, pur non essendo una cuoca provetta, il risultato si é rivelato oltre ogni aspettativa.
Consiglio dunque a tutti voi, Amati Lettori, di armarvi di frusta e pentolame e di tentare la dorata via del dolcetto vegano. Non solo potrete gustare qualcosa di delizioso fatto -assai rapidamente- con le vostre mani, ma al contempo vi sentirete meglio con voi stessi.

Neutral Milk Hotel: The King of Carrot Flowers pt.1 (In The Aeroplane Over The Sea)
Hefner: A Hymn For The Postal Service (Breaking God's Heart)
Iron & Wine: Passing Afternoon (Our Endless Numbered Days)
The Strangeloves: I Want Candy (Sci Fi Lo Fi)
Babes in Toyland: Handsome and Gretel (Fontanelle)

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Sono rientrata a Vicenza qualche ora fa.
Spero di trovare la forza di narrarvi qualche episodio divertente delle mie vacanze a Roseto degli Abruzzi, prima che i ricordi di quest'ultimi vengano schiacciati dal libro di diritto che devo studiare entro fine mese.

Ci sono stati pochi momenti salienti. Complessivamente posso dire di aver passato buona parte del tempo dormendo e tentando di leggere La Certosa di Parma ed un interessante testo francese di sociologia dell'alimentazione reperito in biblioteca prima della partenza. Ho poi evitato il contatto con un gran numero di esseri umani, privilegiando invece i pesci dell'acquario presente nell'entrata dell'albergo.

Baldra ed io scriveremo a breve dei primi due giorni in un post sul Soundlabs Festival, che andrà online su Vitaminic.
Il momento più triste del Soundlabs è stato senza dubbio al termine della performance di Micah P. Hinson, quando ho versato un paio di lacrime che nessuno sembra aver notato. I momenti più ridicoli sono stati molti e hanno sempre viste coinvolte le forze dell'ordine. Siamo infatti stati perquisiti e privati dei tappi delle nostre bottiglie di plastica, che sono notoriamente delle armi pericolosissime. Alcuni avventori sono stati fermati perché in possesso di erba. La polizia però non ha avuto il buon senso di osservare con un minimo di attenzione dei giovani palesemente fatti di ecstasy che, dopo aver ondeggiato per il territorio del festival sorseggiando superalcolici, hanno poi avuto modo rovinare parte della serata a tutti, compreso il sopraccitato Micah P. Hinson.
Ad ogni modo conservo un ricordo non particolarmente tragico del Soundlabs. Ero pur sempre in buona compagnia...
Il secondo ed ultimo giorno, dopo l'esibizione dei Mogwai, Baldra ed io abbiamo avuto il piacere di parlare per qualche minuto con Max Collini degli Offlaga Disco Pax, cosa che ha ridestato la mia fiducia nell'umanità per almeno quarantotto ore.

Nei giorni successivi al festival il mio abbigliamento si é fatto sempre più ridicolo, forse a causa del clima di relax che aleggiava nei pressi dell'albergo. Vagare attorno al bordo della piscina con quello che, a Vicenza, è uno dei miei pigiami ha contribuito a farmi apparire molto fuori luogo. Per non parlare della serata in cui la cena ci è stata presentata sotto forma di costolette nonché pasta e fagioli.
Non mangio la carne perché cerco di ridurre al minimo la mia viltà. Ritengo inoltre che “pasta e fagioli” sia uno di quei piatti veneti che sarebbe meglio non esportare, soprattutto quando fuori dalle mura dell'albergo è estate.
Durante la serata in questione ho cercato seriamente di non sfottere/insultare parte delle gioiose famiglie che si stavano cibando in nostra compagnia. L'apice del mio odio è stato raggiunto quando un tizio malefico, che durante la settimana aveva fatto del proprio giovane figlio una sorta di maggiordomo, se ne é uscito con una discorso davvero allucinante in cui elencava ai vicini di tavolo tutti i lavori domestici che attendevano sua moglie, una volta tornati a casa. Le parole di quest'uomo si sono sovrapposte al ricordo di una lezione di Politica Sociale, durante la quale osservai una serie di grafici relativi ad una ricerca effettuata su un campione molto ampio di liceali di diciotto/diciannove anni. Più della metà dei soggetti di genere maschile affemavano che gli uomini hanno una minor capacità delle donne di fare i lavori di casa. Le conseguenze di quest'idea, ben salda nelle loro menti marchiate Mediaset, erano evidenti all'interno dell'intera ricerca e nel complesso facevano senso.
Ecco perché ho trovato molto consolante il vino con cui ho accompagnato la mia cena a base di pane, pomodori e pannocchie.

Nel complesso posso dire di aver passato una buona vacanza, anche se un tantino sedentaria.
Durante i primi giorni Baldra ha finito di leggere Dio non è grande di Christopher Hitchens, un testo assai pregevole, anche se un tantino estremo. Per questo motivo ogni occasione era buona per simpatiche battute anticlericali, che si sono rivelate il vero leitmotiv della vacanza, insieme alle soste di fronte all'acquario per salutare i pesci.

Il rientro in terra berica è stato simbolicamente segnato dall'incontro con una inedita volante di quella che immagino fosse la polizia della base NATO chiamata Ederle 1, cui ho avuto modo di tagliare la strada appena uscita dall'autostrada.

[per la foto grazie a miss naïve]

Nel pomeriggio ho scoperto che il sito della mia facoltà è stato aggiornato e che conseguentemente sono ben poche le pagine funzionanti. L'evento del giorno è che, pur essendo solo al terzo anno, sono già a tutti gli effetti una studentessa del vecchio ordinamento, poiché durante la mia assenza deve essere entrato in vigore quello nuovo.
Già pregusto i casini burocratici dei prossimi mesi! Evviva!

[Chromatics: Let's Make This a Moment To Remember]

Greenpeace mi informa che da qualche giorno è possibile firmare una petizione per mettere al bando il legno illegale.

Cito:
Il taglio illegale sta distruggendo le ultime foreste primarie del Pianeta e sta accelerando i cambiamenti climatici. La Commissione europea ha posticipato a settembre il voto per la proposta di legge contro il taglio illegale. Questa è una decisone scandalosa. Intanto che la Commissione si decide a votare, ogni giorno prodotti in legno di origine illegale provenienti da foreste come l'Amazzonia, il Congo e l'Indonesia continuano a entrare in Europa.

Accedendo a questa pagina potrete firmare la petizione e approfondire le vostre conoscenze sull'argomento.
Per essere sempre informati sulle nuove petizioni di Greenpeace iscrivetevi alla newsletter.

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